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Pillole mediche (e non solo)
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Il web in Africa

Il web in Africa | Med News | Scoop.it
UbuntuNet è un progetto congiunto fra Europa e 5 stati dell'Africa volto a supportare un'efficiente comunicazione web, nel campo dell'educazione e della ricerca, sul continente africano. Inizialmente la Comunità Europea ha finanziato l'80% del progetto, ma dal 2015 UbuntuNet sarà completamente gestito dagli stati africani. Da una parte il progetto vuole consolidare l'insegnamento sul campo dell'ingegneria informatica, dall'altra aiuterà i ricercatori africani che si occupano del miglioramento delle colture agricole, dei cambiamenti climatici e dello sviluppo di energie alternative.
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Quanti malati di tumore dopo Fukushima?

Quanti malati di tumore dopo Fukushima? | Med News | Scoop.it

Poche settimane fa sono stati presentati i risultati della commissione di scienziati giapponesi che ha indagato le modalità con le quali è stato gestito l'incidente nucleare di Fukushima [ http://alturl.com/5urtz ]. Ora due ricercatori della Stanford University hanno impiegato un modello matematico - che ha considerato i livelli di deposizione degli inquinanti radioattivi al suolo, di quanto può essere stato inalato e ingerito attraverso i cibi e le acque contaminate - per stabilire quante persone si ammaleranno di tumore nel mondo, nei prossimi 50 anni a causa di quell'incidente.

Lo studio ripercorre la successione degli eventi, dal punto di vista della dispersione degli elementi inquinanti: la maggior parte delle sostanze radioattive si è riversata da subito nel mare, tanto che dopo pochi giorni dall'incidente, oltre 11.000 litri di acqua altamente contaminata minacciava la risorsa ittica della regione. Dopo sei mesi, la radioattività era addirittura superiore a quella dell'incidente di Chernobyl. Tuttavia a un anno dal disastro, le cose sembravano un po' migliorate, soprattutto per la popolazione sulla costa: anche grazie ai venti che hanno spirato verso il mare, l’esposizione alle radiazioni è risultata piuttosto bassa.

Considerando tutto questo il modello, per i prossimi 50 anni, ha previsto 180 nuovi casi di cancro e 130 decessi nel mondo, a causa di Fukushima. Di fatto, sono dei numeri molto bassi anche se, come sottolineano gli stessi autori, è importante ricordare come questi modelli epidemiologici non possano ancora definire precisamente il rischio per la salute. Altri studi infatti sono più pessimistici, considerando l'esposizione più a lungo termine [ http://alturl.com/zzd33 ]: tenendo conto delle piogge che potrebbero avere deposto alti livelli di inquinanti radioattivi, è stato stimato un aumento dei casi di tumore nell'ordine delle migliaia di unità, anche in Europa e in Asia. E chissà come stanno nel frattempo le 14 specie di uccelli [ http://alturl.com/zi44o ] presenti a Fukushima?

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La mappa della vita nel web

La mappa della vita nel web | Med News | Scoop.it

Un viaggio attraverso la biodiversità sulla Terra, stando davanti al computer. Ecco quanto si può fare con il sito web, sviluppato da un team eterogeneo di biologi e informatici nord americani [ http://goo.gl/g4gpT ]. Con l'attuale versione è possibile ricercare i vertebrati terrestri e i pesci, in un raggio variabile fra i 50 e i 1.000 Km; i prossimi aggiornamenti riguarderanno le piante e alcuni invertebrati.

Certamente esistono già dei programmi di questo tipo, tuttavia la novità della Map of Life sta nell'estrema interattività, che dovrebbe in breve renderlo un database estremamente aggiornato, affidabile e corposo. “Mentre stavo inserendo i dati sulle specie animali da me studiate, sapevo che altri nel mondo stavano facendo lo stesso lavoro, anch'essi da soli”, ricorda Walter Jetz, biologo alla Yale University e promotore del progetto: infatti l'idea è quella di un sito in cui ogni ricercatore possa caricare in tempo reale i propri dati sulla distribuzione territoriale di una specie vivente. Al momento 150 milioni di dati osservazionali sono consultabili e, sebbene il numero di per sé possa sembrare enorme, i ricercatori sono consapevoli che il database deve crescere ulteriormente. Anche perché nel futuro, ci potrebbe essere da inserire tutta una serie di dati genetici e ambientali, che renderebbero la Map of Life sempre più degna del suo nome.

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22 Aprile 2012: Giornata Mondiale della Terra

22 Aprile 2012: Giornata Mondiale della Terra | Med News | Scoop.it

* Scopo: sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della salvaguardia ambientale
* Per chi: 1 miliardo di persone, in 192 paesi
* Da seguire: il canale tematico What a Wonderful World [ http://goo.gl/Ml4Ut ]
* Per imparare: Earth Day Network [http://goo.gl/fcEW ]
* Da fare: organizzare un piccolo evento green, magari un picnic [ http://goo.gl/tOXHb ]
E ricordiamoci che la Salute dell’ambiente va di pari passo con la nostra.

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L'Africa ha ancora fame

Ma di sviluppo scientifico e tecnologico, attraverso una precisa cooperazione...
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Quanto siamo responsabili del riscaldamento globale?

Quanto siamo responsabili del riscaldamento globale? | Med News | Scoop.it

Già sapevamo che dal 1950 la temperatura media dell'aria atmosferica è significativamente aumentata. Sappiamo anche che questo è dovuto sia a cause naturali che all'azione dell'Uomo. Ma ora è stata quantificata la nostra colpa.
Uno studio svizzero, attraverso nuovi modelli climatici, ci dice che almeno il 74% del riscaldamento globale, registrato negli ultimi 60 anni sul nostro pianeta, è da imputare ad alcune attività umane. I gas serra, e in particolare l'anidride carbonica, sono responsabili di un aumento della temperatura globale nell'ordine di 0,85 °C. Questi modelli climatici, sempre più accurati, possono aiutare a ottimizzare le strategie per ridurre questo riscaldamento.

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Come l'Uomo si è adattato all'arsenico

Come l'Uomo si è adattato all'arsenico | Med News | Scoop.it
E' noto come l'arsenico sia letale per quasi tutti gli organismi; tanto che la presunta scoperta nel 2010 di un batterio che addirittura conteneva nel proprio DNA questo elemento al posto del fosforo aveva destato enorme scalpore http://goo.gl/U7b7I Sono stati ora presentati i primi risultati ottenuti da alcuni ricercatori che da tempo studiano le popolazioni di quei villaggi sulle Ande argentine, dove l'acqua contiene alti livelli di arsenico. Da migliaia di anni queste popolazioni ingeriscono quantità potenzialmente tossiche di arsenico, senza apparentemente accusare alcun effetto: questo potrebbe essere legato a una specifica variante genetica del gene AS3MT, il principale responsabile del metabolismo cellulare dell'arsenico. Questa specifica variante è infatti molto più comune nella popolazione dei villaggi argentini con l'acqua ricca di arsenico, rispetto ad altre popolazioni rurali del Perù, dove invece questo elemento è pressoché assente nell'acqua.  Se i dati saranno confermati, tutto questo rappresenterebbe uno dei pochi esempi - fin'ora noti nello scenario dell'evoluzione Umana - di adattamento alle tossine ambientali.
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L'inchiesta della commissione parlamentare giapponese sull'incidente di Fukushima

A poco più di un anno dall'incidente nucleare di Fukushima [ http://alturl.com/35fht ], sono stati presentati i risultati dell'indagine da parte di un'apposita commissione di scienziati giapponesi, in merito alla gestione di quel disastro.

Il messaggio che si ricava dalla lettura delle 88 pagine della relazione è chiaro: le procedure di soccorso e di gestione dell'emergenza non hanno funzionato, sia a livello governativo che da parte della stessa Tepco, l'azienda che gestiva la centrale nucleare di Fukushima. Tuttavia la malagestione risale a prima dell'incidente stesso in quanto i livelli di sicurezza della centrale, costruita decenni fa, non sono mai stati migliorati. Quindi, anche un terremoto più debole di quello che si è effettivamente verificato avrebbe potuto causare un serio incidente.

Ma paradossalmente, la cultura stessa del Giappone, ligia al dovere e poco portata a mettere in discussione quanto deciso dalle autorità, può rappresentare un rischio in situazioni di questo tipo. E' quanto emerge sempre dalla relazione che quindi non presenta solo aspetti tecnico-scientifici, ma si spinge verso una sorta di autocritica sociale. Analisi che, tutto sommato, potrebbe valere non solo per il Paese del Sol Levante.

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Vivere in campagna con meno allergie

Vivere in campagna con meno allergie | Med News | Scoop.it

Abbiamo visto come ricerche, che durano anni in uno specifico settore, possano magari avere bisogno di ulteriori studi, più generali, in modo da riuscire ad avere una visione più completa di un fenomeno biologico [ http://goo.gl/AsmmF ]. Così come alcune nozioni, magari riguardanti aspetti della vita sociale, possono essere accettate senza che vi sia stata un'adeguata dimostrazione sperimentale.

Sul fatto che vivere in campagna non possa fare che bene, nessuno ha mai avuto dubbi. Ma solo un gruppo di ricercatori finlandesi ha pensato di valutare lo stato allergico di 118 ragazzi, metà dei quali sono nati e hanno vissuto da sempre in una zona rurale nell'est della Finlandia mentre l'altra metà è nata e vive in città. Mediante tamponi cutanei, si è visto che i ragazzi delle campagne hanno una flora batterica più varia sulla pelle, rispetto ai compagni delle città; inoltre le molecole, che tipicamente promuovono le reazioni allergiche, sono presenti in livelli significativamente inferiore nel sangue dei ragazzi che vivono nelle zone rurali, rispetto a chi vive in città. Proseguendo nel loro rigoroso approccio sperimentale, i ricercatori hanno quindi stimato il grado di biodiversità nei due ambienti di provenienza della popolazione di studio, dimostrando come il numero di specie diverse di piante sia significativamente superiore nella campagna rispetto alla città.

Viene quindi evidenziata una possibile relazione fra la biodiversità ambientale e le allergie: infatti molte molecole presenti nell'ambiente si comportano da allergeni al primo contatto, per esempio quando siamo adulti, dal momento che il nostro sistema immunitario - magari relegato in un ambiente cittadino - non è stato opportunamente stimolato nell'età giovanile. Probabilmente “già risaputo”, ma solo ora scientificamente dimostrato.

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Il riscaldamento globale combatte la malaria

Il riscaldamento globale combatte la malaria | Med News | Scoop.it

Le temperature si innalzano e la malaria si diffonde; questo si pensava, ma erroneamente. Sembra infatti che la trasmissione dell'infezione da Plasmodium si riduce con l'aumento delle temperature.
Il punto è che il parassita, che usa la zanzara come vettore di infezione, si sviluppa più velocemente con il caldo, ma di fatto risulta meno infettivo. Questi dati sono stati ricavati studiando l'infezione malarica nel topo e ora i ricercatori intendono spostare l'attenzione sull'Uomo, al fine di comprendere meglio come i cambiamenti climatici possano influenzare l'andamento della parassitosi più diffusa nel mondo.

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Animation: Climate change, energy & action

Quando le immagini sono sempre efficaci.

"A one minute animation about climate change and energy from WWF-Brazil".


Via CM Elias, Sarantis Chelmis, Sakis Koukouvis
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Durban: conferenza mondiale sul clima

I ricercatori sono abbastanza soddisfatti, un po' meno gli ambientalisti.
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