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Pillole mediche (e non solo)
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Nanomedicina

Nanomedicina | Med News | Scoop.it

Progresso in campo medico significa certamente migliorare le tecniche diagnostiche e ottimizzare le cure per le varie malattie: una strada per raggiungere questi traguardi è rappresentata da tutto ciò che è piccolo, molto piccolo.
Ecco che un progetto di somministrazione in miniatura dei farmaci, presentato nel lontano 1999, è stato perfezionato dagli ingegneri del prestigioso MIT di Boston: abbiamo ora a disposizione una sorta di microchip, della grandezza di un'unghia, che può rilasciare in circolo a orari stabiliti la molecola farmacologica. La “siringa-chip” è stato impiantata sottocute in otto donne, affette da osteoporosi post menopausa, con risultati per ora molto positivi.
A un passo più indietro, nel senso che siamo ancora a livello di sperimentazione in laboratorio, ecco che abbiamo una sorta di “micro sonda” che potrebbe nel futuro percorrere il nostro sistema digerente, per scattare foto, per prelevare piccoli campioni di tessuto, per rilasciare farmaci in modo molto mirato [ http://goo.gl/6E1pM ]. Ma la grossa novità sta nel suo movimento: lo zinco, che rivestirebbe la sonda stessa, va a reagire con l'ambiente acido dello stomaco, producendo idrogeno che di fatto metterebbe in moto questo micro-missile. Lo zinco è un materiale biocompatibile e tutto il processo sarebbe “auto-catalitico”, ricavando l'energia necessaria dall'ambiente biologico circostante [ http://goo.gl/p3JU4 ].

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I prioni nel lievito

I prioni nel lievito | Med News | Scoop.it

E' stato lungo e complesso il dibattito su cosa siano realmente i prioni. Oggi sappiamo che forme anomale della proteina prionica, fisiologicamente presente nei neuroni, possono precipitare in aggregati insolubili, andando ad alterare le funzioni cerebrali; sappiamo anche che questa anomalia strutturale è trasmissibile da una proteina all'altra, assomigliando molto a un tipico meccanismo di infezione patogena. Si ritiene che i prioni siano alla base dell'encefalopatia spongiforme dei bovini e di una forma di malattia di Creutzfeldt-Jacob nell'Uomo. Ma il punto è, i prioni sono solamente nocivi?
E' stato ora pubblicato uno studio che cerca di dare la risposta (definitiva?), studiando il comportamento dei prioni nelle cellule di lievito, un fungo unicellulare molto usato in laboratorio. In oltre un terzo dei 700 ceppi selvatici del fungo, raccolti in tutte le regioni del mondo, sono state identificate delle proteine prioniche, di cui due note varianti sono risultate presenti rispettivamente in 10 e 6 ceppi diversi di lievito. Viene sì confermato l'effetto negativo dei prioni sull'attività cellulare ma nel 40% dei casi le cellule infettate di lievito risultano resistere agli acidi e ad alcune tossine. Come se la proteina prionica facesse "qualcosa di buono" alla cellula ospite, modificando per esempio l'espressione di alcuni geni quando serve adattarsi a condizioni di crescita avverse. Ma questa azione è comune a tutte le varianti prioniche? Per capire meglio questi aspetti sarà necessario estendere le ricerche ad altri organismi pluricellulari, utilizzati comunemmente in laboratorio come modelli.

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L'imprecisione degli RNA messaggeri

L'imprecisione degli RNA messaggeri | Med News | Scoop.it

Sempre in merito alla difficile interpretazione dei dati scientifici, dopo le vicende sull'invecchiamento [ http://goo.gl/2U8Ty ], ecco un altro esempio, questa volta nel campo degli RNA messaggeri. Sono queste le molecole che rappresentano il passaggio intermedio dell'informazione fra la sequenza di un gene e la proteina che esso codifica: quindi, la sequenza dell'RNA messaggero dovrebbe essere assolutamente identica a quella del gene corrispondente.
Qualche mese fa ricercatori americani scoprono che in realtà l'RNA messaggero potrebbe non essere così "fedele": nel passaggio di trascrizione da DNA a RNA possono cioè insorgere delle modifiche di sequenza delle basi, ben più frequentemente di quanto si pensasse [ http://goo.gl/U7Z57 ]. In oltre 10 mila punti del genoma la sequenza trascritta dell’RNA non corrisponde infatti a al DNA del gene. Tuttavia, molte e immediate sono state le riserve manifestate da diversi ricercatori sul fatto che i nostri RNA potessere essere così diversi dalle sequenze stampo di DNA.
Infatti, ecco che viene ora pubblicato un lavoro metodologicamente più preciso, da parte di alcuni bioinformatici di un istituto di ricerca cinese. Da una parte viene comfermata l'esistenza di una divergenza fra DNA e RNA. Anzi, i siti incriminati sono oltre 22 mila. Tuttavia questo fatto non sembra essere un vero e proprio errore molecolare: perchè in realtà queste differenze di sequenza sono poco frequenti nelle regioni codificanti per le proteine, mentre tendono a localizzarsi negli spazi fra un gene e l'altro; inoltre, questi presunti errori si associano a specifiche sequenze del DNA, come se alla base ci fosse un preciso meccanismo moleoclare e non il semplice evento casuale.
Sembra quindi che i nostri RNA messaggeri in fondo non "sbaglino" così tanto: resta da capire quando e perchè divergono dal DNA delle nostre cellule.

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Ancora Fukushima

Ancora Fukushima | Med News | Scoop.it

Ormai è quasi passato un anno dal terremoto e successivo maremoto avvenuto al largo della costa giapponese di Tohoku che poi, a 160 km di distanza, ha portato all'esplosione nella centrale di Fukushima, uno dei più gravi incidenti nucleari del pianeta.
Il punto è che la nota e naturale redistribuzione delle tensioni superficiali e sottostanti alla crosta terrestre, può causare nuove - probabilmente meno forti - scosse sismiche. Questo scenario è rimarcato da alcuni ricercatori del Sol levante, che registrano un significativo aumento degli eventi sismici nella zona intorno a Fukushima: ben 24.000 registrati da marzo a ottobre 2011, rispetto ai 1.300 rilevati nei nove anni precedenti.
Un altro studio guarda poi alle conseguenze dirette delle radiazioni di Fukushima sulla popolazione locale di uccelli [ http://goo.gl/wwtBQ ], incrociando i dati con quelli dell'incidente nucleare di Chernobyl. Il sisma a Fukushima è avvenuto all'inizio del periodo riproduttivo dei volatili e questo può avere contribuito alla diminuzione del numero di volatili che hanno registrato i ricercatori. Tutte le 14 specie di uccelli, presenti sia a Fukushima che Chernobyl, hanno registrato significative riduzioni, comunque più marcate nella regione giapponese rispetto a quella russa. Anche se, sul lungo periodo, possiamo oggi dire che diverse specie hanno per sempre abbandonato i cieli di Chernobyl. Cosa succederà a Fukushima?

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Dati scientifici pubblici: come e quando negli Stati Uniti

Dati scientifici pubblici: come e quando negli Stati Uniti | Med News | Scoop.it

In materia di gestione legislativa della conoscenza scientifica, attualmente negli Stati Uniti - che rappresentano il colosso mondiale nella produttività scientifica – la situazione è piuttosto delicata e complessa.
E' sicuro che il poter leggere in modo totalmente libero tutti i dati scientifici di ogni progetto precedentemente finanziato pubblicamente, possa rappresentare un modo per “pubblicizzare” l'attività di ricerca, invogliando a finanziarne gli sviluppi, e avvicinando il mondo scientifico alla vita di tutti i giorni: questo è quanto ha guidato nel 2008 le decisioni del Congresso americano [ http://goo.gl/bNVWb ]. Tuttavia questa regolamentazione è stata recentemente messa in discussione da un disegno di legge [ http://goo.gl/yRbya ] che vuole impedire l'automatica diffusione dei dati scientifici, senza un consenso specifico degli autori delle ricerche e degli editori delle riviste scientifiche. Ecco quindi che questa diatriba va a intrecciarsi con l'attuale campagna The Cost of Knowledge, in merito agli elevati costi delle pubblicazioni scientifiche [ http://goo.gl/gqtLV ].
L'ultima, almeno per ora, evoluzione legislativa è rappresentata dal Federal Research Public Access Act che, in linea con quanto approvato nel 2008 dal Congresso, ribadisce l'obbligo di rendere pubblici entro un anno i dati scientifici delle ricerche finanziate dall'NIH, il corrispettivo americano del nostro Istituto Superiore di Sanità; tuttavia, “dove” questi dati debbano essere deposti è ancora una questione aperta.

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Le basi genetiche dell'ictus

Le basi genetiche dell'ictus | Med News | Scoop.it

L'ischemia cerebrale, detta ictus, rappresenta un'alterazione patologica del flusso vascolare che può compromettere, in modo più o meno transitorio e marcato, la funzionalità del nostro cervello. Si stimano nel mondo circa sei milioni di decessi all'anno per ictus, che è fra le principali cause di morte e di invalidità permanente. Nonostante i progressi nella diagnosi precoce, nella terapia farmacologica e nella successiva riabilitazione, l'ictus costituisce un problema medico e sociale molto grave, considerando anche il progressivo invecchiamento della popolazione. Diversi sono i meccanismi alla base di questa patologia, di cui uno dei più frequenti è l’occlusione improvvisa di un vaso arterioso che porta il sangue al cervello.
Nel più grande studio fino ad ora realizzato sull'ictus, sono stati analizzati i profili genetici di circa 10.000 persone di origine europea, affette da ictus ischemico, confrontandoli poi con la popolazione sana di controllo. I ricercatori hanno così confermato precedenti dati che avevano individuato alcune regioni cromosomiche legate al rischio di ictus. La novità viene dall'identificazione di
una variante genetica, comune nella popolazione e localizzata nel gene HDAC9, che si associa ad un aumentato rischio di sviluppare ictus.
Hugh Markus, coordinatore dello studio, sottolinea come "questa scoperta indichi un possibile nuovo meccanismo per l'insorgenza dell'ictus”. Ecco quindi che sarà importante nel futuro definire meglio il ruolo cellulare di questo gene, al fine di individuare farmaci per trattare in modo mirato la patologia. Per quanto riguarda la prevenzione nei soggetti sani, la conoscenza di un preciso profilo genetico di suscettibilità all'ictus, permetterà di monitorare in modo più attento i soggetti a rischio.

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Nuove cellule staminali cardiache

Nuove cellule staminali cardiache | Med News | Scoop.it

Fare un passo indietro per poi andare avanti. E' questa la sintesi strategica di quanto fatto da un gruppo di ricercatori italiani, attraverso l'impiego di cellule staminali dette multipotenti indotte, perchè ottenute da normali cellule post-natali e non da embrioni, risolvendo quindi i problemi etici legati all'impiego del tessuto embrionale.
Ma perchè durante un infarto, si crea una cicatrice nel cuore che va a ridurre la funzionalità stessa dell'organo? Perchè i cardiomiociti hanno capacità proliferative molto ridotte e quindi risulta difficile per queste cellule riparare un eventuale danno. Oggi i ricercatori italiani hanno inserito specifici geni fetali nel genoma di normali cardiomiociti, facendo tornare indietro queste cellule al precedente stato embrionale. Una volta ottenute le staminali, queste sono state spinte in avanti, differenziandole nuovamente in cellule cardiache adulte.
Pochi passaggi, ma che rappresentano anni di studi, condivisi da gruppi diversi di ricercatori nel mondo, e che per ora permetteranno di studiare meglio le malattie cardiache di origine genetica. Certo, il passo successivo si spera possa essere quello della medicina rigenerativa, cioè di utilizzare queste "nuove" cellule staminali per la riparazione del muscolo cardiaco danneggiato.

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Quando invecchia anche il sistema immunitario

Quando invecchia anche il sistema immunitario | Med News | Scoop.it

Sempre in tema di longevità [ http://goo.gl/2U8Ty ] e di cosa succede nelle nostre cellule durante l'invecchiamento, ecco un interessante studio nel quale viene indagato il DNA in 318 coppie di gemelli identici (monozigoti), di differenti età.
E' noto come il DNA possa andare incontro a riarrangiamenti strutturali, con perdite o duplicazioni più o meno grosse di materiale genetico all'interno delle cellule. In questo studio viene evidenziata una stretta relazione fra le alterazioni strutturali del DNA e il progredire dell'età: i riarrangiamenti più grossi del DNA, che comportano per esempio grosse variazioni a livello cromosomico, sono infatti più comuni oltre i 60 anni, mentre nelle cellule dei soggetti più giovani il DNA è interessato da modifiche strutturali più piccole; alcune di queste variazioni del DNA sono alla base di note malattie del sangue. Alterazioni genetiche strutturali sono state anche individuate nei soggetti sani più anziani, suggerendo come il DNA possa fisiologicamente “perdere dei pezzi” con il progredire dell'età. In questo senso alcuni di questi riarrangiamenti cromosomici potrebbero associarsi con quei deficit del sistema immunitario, che tipicamente compaiono con l'invecchiamento.

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Il problema dell'invecchiamento

Il problema dell'invecchiamento | Med News | Scoop.it

Certamente, e giustamente, non tutti sono d'accordo sul fatto che invecchiare di per sé sia negativo: è innegabile che l'esperienza e il vissuto di una vita rappresentano il risvolto positivo nel passare degli anni. Tuttavia, l'invecchiamento come problema biologico è tanto argomento di grosse ricerca scientifica, quanto terreno ultimamente piuttosto minato.
Infatti, se almeno per ora rimangono validi i risultati ottenuti sui telomeri del diamante mandarino [ http://goo.gl/9RWrD ], una storia ben diversa ha avuto una ricerca genetica condotto sull'Uomo. Quando nel 2010 è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science un articolo dove veniva presentato un modello biostatistico in grado di prevedere con un'accuratezza del 77% se un individuo potesse vivere oltre i cento anni [ http://goo.gl/a0CJG ], le riserve da parte della comunità scientifica sono state molte, soprattutto in merito all'approccio metodologico impiegato. Tanto che un anno dopo, l'articolo è stato ritirato dagli stessi ricercatori.
Tanto che, lo stesso gruppo pubblica ora un nuovo lavoro, riveduto rispetto al precedente, nel quale si ribadisce che i marcatori genetici della longevità certamente esistono, ma hanno un potere predittivo inferiore (circa 60%) rispetto a quanto dichiarato nel primo articolo. Lo scenario è infatti piuttosto eterogeneo, essendo la longevità per definizione un “fenotipo complesso” sul quale interagiscono sia fattori genetici che ambientali. Per ora (è proprio il caso di dirlo, visti i precedenti), sembrano esserci ben 281 polimorfismi genetici che possono contribuire tutti insieme ad un vita ultracentenaria.

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I geni della menopausa

I geni della menopausa | Med News | Scoop.it

La menopausa, uno dei più grossi cambiamenti ormonali che interessa le donne intorno ai 50 anni di età. A questa è direttamente legato il periodo fertile della donna e indirettamente il rischio di sviluppare alcune patologie, fra cui il tumore al seno.
Ora, attraverso uno studio genetico molto complesso in oltre 50.000 donne, sono state identificate 13 regioni nel nostro DNA legate all'età di comparsa della menopausa; in precedenza, altre quattro regione genomiche erano state identificate. Attraverso sofisticate analisi e simulazioni al computer, i ricercatori hanno stabilito che in queste zone del DNA sono localizzati geni legati sia alla regolazione del sistema immunitario e ormonale, che ai processi di riparazione del DNA, spesso correlati all'invecchiamento cellulare. La comprensione delle basi genetiche di questa rivoluzione ormonale femminile potrà poi aiutare a caratterizzare meglio quei casi in cui si ha un'insorgenza più precoce della menopausa, con evidenti implicazioni di tipo riproduttivo e psicologico.

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Il cancro al fegato nel sesso maschile

Il cancro al fegato nel sesso maschile | Med News | Scoop.it

E' noto da tempo che gli uomini sono quattro volte più a rischio di sviluppare un tumore al fegato rispetto alle donne; lo stesso avviene nei topi di laboratorio. Si pensa che questa differenza sia legata ad un'azione protettiva esercitata dagli ormoni sessuali femminili (estrogeni), mentre quelli maschili (androgeni) tendono a promuovere lo sviluppo del tumore epatico. Tuttavia i precisi meccanismi cellulari sono poco noti.
Una nuova ricerca ha ora dimostrato che questa differenza dipende da come le proteine Foxa, deputate al controllo della trascrizione cellulare, si legano agli ormoni sessuali. In particolare, nelle donne che comunque sviluppano un tumore al fegato il gene Foxa presenta alcune varianti genetiche comune (polimorfismi) che invece non sono presenti nello stesso gene delle donne sane: proprio questi polimorfismi alterano il legame della proteina Foxa con gli estrogeni, che quindi perdono le loro capacità protettive nei confronti del tumore. Ulteriori studi saranno necessario per capire se lo stesso meccanismo, applicato al contrario, funziona nell'uomo, spiegando quindi la differente incidenza del tumore epatico nei due sessi.

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All'origine del tumore all'esofago

All'origine del tumore all'esofago | Med News | Scoop.it

Capire cosa sta all'origine di un fenomeno naturale, non è una “ricerca” fine a se stessa, ma aiuta a comprendere meglio ciò che è già avvenuto o potrà accadere dopo: sia questa, l'origine dell'universo oppure un fenomeno biologico, come lo sviluppo di un tumore. Ecco quindi che appare importante lo studio appena pubblicato in merito alle basi cellulari dell'adenocarcinoma esofageo, un tumore solido che colpisce prevalentemente gli uomini e i cui casi sono in costante aumento.
Fino ad ora non erano chiaro come dal reflusso gastroesofageo, attraverso un processo infiammatorio cronico, si potesse passare all'esofago di Barrett, una condizione precancerosa che in alcuni casi può evolvere nell'adenocarcinoma esofageo. Ora si sa che alla base del processo degenerativo, sta il reflusso degli acidi gastrici che stimola la produzione di una molecola (interleuchina 1), molto importante nell'avvio dei processi infiammatori. Topolini di laboratorio che producono tanta interleuchina 1 vanno infatti incontro ad infiammazione esofagea che può evolvere nella patologia di Barrett, tipica dell'Uomo. La comprensione di questi meccanismi sarà importante per individuare i pazienti più a rischio di sviluppare una patologia tumorale all'esofago.

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Cani: geneticamente amici per la pelle

Cani: geneticamente amici per la pelle | Med News | Scoop.it

I nostri amici cani, le cui razze pure vengono selezionate con grossi sforzi e premiate per le loro caratteristiche, possono andare incontro a seri problemi quando esemplari consanguinei vengono ripetutamente incrociati. Il principio genetico stesso che porta a fissare i caratteri “puri” e tanto ricercati di una razza canina, ha infatti il rovescio della medaglia: possono anche essere selezionate delle varianti genetiche con effetti indesiderati. Ed è proprio la comparsa di questi problemi, di fatto delle vere e proprie malattie, ad avvicinare anche dal punto di vista fisiopatologico i cani a noi Uomini.
Oggi sappiamo che l'ittiosi, ossia una serie di alterazioni della pelle che risulta secca, piuttosto ispessita e squamosa, affligge anche il Golden Retriever. Attraverso sofisticate indagini su tutto il genoma canino, in 20 Golden sani e in 20 affetti da ittiosi, è stata individuata una mutazione nel gene PNPLA1. Lo stesso gene è stato quindi indagato in 2 grosse famiglie, nelle quali sei individui sono affetti da ittiosi: anche nell'Uomo il gene PNPLA1 è risultato mutato. Questo gene sembra essere coinvolto nella formazione dello strato lipidico a livello dell'epidermide. Chiaramente, ulteriori ricerche sono necessarie: ancora una volta insieme, Uomini e altre razze canine, verranno studiati per comprendere l'effettivo ruolo di PNPLA1 nell'insorgenza delle patologie cutanee.

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Blog, medicina e comunicazione scientifica

Blog, medicina e comunicazione scientifica | Med News | Scoop.it

Nessun sacro fuoco per la scrittura. Nessuna mission per diffondere la Scienza. Bensì il più prosaico desiderio di allargare gli orizzonti lavorativi e di cercare nuovi stimoli: ecco allora che circa due anni fa un biologo, fino ad allora sul bancone del laboratorio, decide di aprire un dialogo con la comunità non-scientifica, che di fatto rappresenta buona parte delle persone che gira per la strada, che lavora in fabbrica e in banca, che fa sport e fa politica.

Questo è stato il Big Bang del blog La Scienza siamo anche noi, che sicuramente... [http://goo.gl/3tz5Z]

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Garante Privacy: Linee guida per siti web esclusivamente dedicati alla salute

Garante Privacy: Linee guida per siti web esclusivamente dedicati alla salute | Med News | Scoop.it

CONSIDERATO che il ricorso alle potenzialità del web, con riferimento a tematiche che riguardano la salute rappresenta una realtà in costante evoluzione che coinvolge un sempre maggior numero di utenti anche medici che, tramite Internet, si scambiano informazioni e pareri e condividono esperienze scientifiche e umane...

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La comunicazione scientifica in Canada

La comunicazione scientifica in Canada | Med News | Scoop.it

Sembrano essere tempi duri per la comunicazione scientifica in Canada. Tanto che alcuni ricercatori, giornalisti scientifici e le relative associazioni di categoria hanno scritto una lettera aperta al Primo Ministro Stephen Harper, chiedendo una maggiore libertà di espressione.
Perché sembra che dal 2007 i ricercatori, coinvolti in progetti finanziati dallo stato canadese, prima di rispondere ai giornalisti in merito al loro lavoro debbano girare le domande agli uffici stampa dei rispettivi centri dove lavorano; il tutto per avere delle risposte il più possibile “ufficiali” e approvate dagli stessi enti di ricerca. Quindi, poca libertà alle notizie “più fresche” e ai commenti personali dei diretti interessati.
Tutto questo è stato discusso alla conferenza annuale dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS), dove sono state denunciate delle presunte interferenze del governo canadese nella processo di divulgazione della ricerca scientifica [http://goo.gl/o0GVh ].
Come nel gennaio del 2011, quando sembra non sia stato possibile intervistare Kristi Miller che aveva appena pubblicato un lavoro sull’alto tasso di mortalità del salmone canadese [http://goo.gl/z3rvG ].
Certo il morale non è alto fra i ricercatori, e questa posizione rigida del governo canadese potrebbe di fatto creare una frattura fra la quotidiana attività scientifico-lavorativa di molte persone e l’opinione pubblica.

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Renato Dulbecco

Renato Dulbecco | Med News | Scoop.it

Appena prima di compiere 98 anni, ci ha lasciato.
Premio Nobel per la Medicina nel 1975, ha svolto fondamentali ricerche in merito ai meccanismi d'azione dei virus tumorali nelle cellule animali: ha infatti dimostrato come un virus possa inserire i propri geni all'interno dei cromosomi della cellula ospite, conferendole le caratteristiche tumorali.
Nato a Catanzaro, si laurea in Medicina all’università di Torino e nel 1947 decide di trasferirsi negli Stati Uniti, per proseguire sulle sue ricerche. “Ci ritrovammo sulla stessa nave”, Dulbecco ricordava così l'incontro casuale all'inizio del viaggio con Rita Levi Montalcini, con la quale aveva studiato a Torino. “Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, e di quello che volevamo fare: lei con le sue idee sullo sviluppo embrionale e io con le cellule in vitro”.
Poi, “è stato uno dei primi fautori del Progetto di Sequenziamento del Genoma Umano, alla fine degli anni Ottanta, quando questa ricerca era considerata impraticabile per gli enormi costi e le difficoltà tecniche”, così viene ricordato da Paolo Vezzoni, suo collaboratore per lungo tempo negli Stati Uniti.
Renato Dulbecco ha sempre mantenuto uno stretto rapporto con l'Italia, anche in un modo molto spontaneo e ironico, tanto che nel 1999 ha condotto insieme a Fabio Fazio il Festival di Sanremo. Ma senza perdere di vista la ricerca: infatti, ha devoluto il suo compenso per finanziare il rientro in Italia dei nostri ricercatori trasferitisi all’estero, inaugurando un progetto che di fatto continua tutt'ora.

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La proteina che guida l'infezione batterica

La proteina che guida l'infezione batterica | Med News | Scoop.it

Escherichia coli e Vibrio cholerae sono due specie batteriche Gram-negative, caratterizzate cioè da una parete cellulare piuttosto sottile; possono essere responsabili di gastroenterite e di colera, soprattutto in soggetti già debilitati e con scarse condizioni igieniche. Le terapie antibiotiche messe a punto contro queste infezioni registrano ormai sempre più casi di resistenza, laddove i batteri sono riusciti a contrastre i famaci ormai in uso da troppo tempo. Ecco quindi che il comprendere esattamente i meccanismi di infezione di questi patogeni può aprire la strada a nuovi e più efficaci farmaci.
Un gruppo di ricercatori anglo-francesi ha ora caratterizzato la struttura tridimensionale di una specifica proteina pilota, che coordina la formazione dei pori sulla parete cellulare più esterna, attraverso i quali i batteri trasmettono le tossine all'ospite: bloccare farmacologicamente l'azione della proteina pilota potrebbe quindi portare all'annullamento dell'azione tossica di questi agenti patogeni.

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Proteine longeve nel cervello

Proteine longeve nel cervello | Med News | Scoop.it

Dopo il sistema immunitario che invecchia [ http://goo.gl/mgibq ], ecco uno studio che si rivolge al proteoma, cioè all'assetto completo delle proteine presente nelle cellule viventi. Solitamente la vita delle proteine, dopo la loro sintesi, è di pochi giorni oltre i quali vengono degradate e gli amminoacidi, cioè i mattoni di cui sono costituite, vengono riciclati per altre attività cellulari. E' stata quindi grande la sorpresa dei ricercatori americani quando hanno identificato un gruppo di proteine che persistono per oltre un anno nel cervello dei ratti. Ovviamente, sono state battezzate “proteine molto longeve”.
Queste stesse proteine sono presenti anche nel cervello umano. In particolare, si localizzano a livello dei pori nucleari, quei canali attraverso i quali avviene la comunicazione l'interno del nucleo e il resto della cellula neuronale. Le “proteine molto longeve” sono quindi fondamentali per la normale attività delle cellule nel nostro cervello oltre a essere esposte, verosimilmente per tutta la vita della cellula, a potenziali danni.
Solitamente le cellule dell'organismo risolvono il problema dell'invecchiamento in modo radicale, semplicemente replicandosi e creando nuove cellule, con un corredo proteico più giovane. Questo processo è sì possibile ma è molto più raro nel tessuto cerebrale. Ecco allora che proprio le “proteine molto longeve”, nel corso della loro lunga vita nel cervello, potrebbero andare incontro ad alterazioni, con conseguente cattivo funzionamento e accumulo di tossine a livello del nucleo dei neuroni. Questo meccanismo potrebbe rappresentare un passaggio importante nella comparsa di alcune patologie a carico del sistema nervoso che tipicamente insorgono con l'invecchiamento, come l'Alzheimer e il Parkinson. Queste ipotesi verranno quindi investigate in ulteriori studi.

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Italia nello spazio con Vega

Italia nello spazio con Vega | Med News | Scoop.it

Il Vettore Europeo di Generazione Avanzata (Vega) è partito dallo spazio-porto europeo di Kourou, nella Guyana Francese [http://goo.gl/PGNmO ]. “È un momento di grande soddisfazione e orgoglio, che corona lo sforzo e l’impegno di tutti noi di Avio e dei nostri partner; oggi l’Italia entra a far parte di quel ristrettissimo numero di Paesi che possono vantare una propria tecnologia di accesso allo spazio”, dichiara Francesco Caio, amministratore delegato di Avio.
Sì, perché proprio Avio, gruppo italiano leader del settore aerospaziale, ha progetta e realizzato Vega, coordinando 40 aziende di 12 Paesi europei. Verranno così messi in orbita i satelliti LARES ed Alamasat-1 dell'Agenzia Spaziale Italiana, con scopi principalmente di osservazione della Terra e monitoraggio dell’ambiente, insieme a sette piccoli satelliti CUBEsat, sviluppati con finalità formative da varie Università europee.
E’ questa la dimostrazioni delle potenzialità di Vega, che vanno oltre gli aspetti strettamente scientifici: questo vettore vuole infatti rappresentare un progetto innovativo, in termini di flessibilità di utilizzo e di economicità degli investimenti.

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Bilanci di scienza

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E' tempo di fare bilanci; ma di tipo economico. Ed ecco che in Spagna, il Ministero della Ricerca Scientifica di fatto scompare, venendo accorpato al Ministero dell’Economia; inoltre, i fondi per la ricerca e lo sviluppo subiscono una riduzione del 7%. Questo sebbene nell’ultimo decennio la Spagna abbia investito molto in attività scientifica e infrastrutture nel campo della ricerca cardiovascolare e tumorale. Il successo che certamente all’inizio c’è stato, con un concreto ritorno economico, non si è tuttavia dimostrato duraturo e, alla lunga, neonati centri di ricerca spagnola hanno prima assunto e poi licenziato un numero consistente di persone. Ovviamente, questa situazione non è relativa solo alla penisola iberica ma, in misura più o meno seria, interessa tutti gli stati europei.
E che siano tempi - economicamente - duri, è dimostrato anche dalla campagna di boicottaggio nei confronti della casa editrice scientifica Elsevier. Il promotore dell’iniziativa è il matematico Timothy Gowers [ http://goo.gl/YQthU ], secondo il quale Elsevier applica delle tariffe troppo alte di abbonamento alle sue riviste scientifiche, con dei vincoli commerciali molto penalizzanti per le biblioteche che desiderano abbonarsi alle sue pubblicazioni. Non ultimo, Elsevier è piuttosto contraria alla politica “open access”, che prevede l'accesso pressochè libero agli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche. E il fatto che tutto questo interessi molti i ricercatori è dimostrato dalle oltre 5.000 firme raccolte ad oggi a favore della campagna The Cost of Knowledge [ http://goo.gl/dvxML ].

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La frittura e il rischio cardiovascolare

La frittura e il rischio cardiovascolare | Med News | Scoop.it

La frittura con olio è parte della dieta mediterranea: ecco allora che oltre 40.000 adulti spagnoli sono stati seguiti per circa 11 anni, registrando le loro abitudini alimentari e le patologie cardiovascolari che sono comparse nel frattempo. Ne è risultato che l'impiego di olio fritto, sia esso di oliva che di semi di girasole, non si associa ad un aumentato rischio né di patologie cardiovascolari, né di decessi.
Questo, sebbene si sappia che il cibo fritto, dopo avere assorbito il grasso degli oli di cottura, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache, ipertensione e obesità; gli stessi ricercatori spagnoli sottolineano come il loro studio sembra sfatare questa associazione negativa. Quindi, almeno per ora, una buona notizia sulla nostra tavola.

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Il vettore Vega è pronto sulla rampa

Il vettore Vega è pronto sulla rampa | Med News | Scoop.it

Il progresso scientifico rappresenta una delle maggiori valorizzazioni della mente umana; sia in campo medico che in altri settori, più o meno vicini al nostro quotidiano. Se poi si tratta di progresso con un contributo “molto” italiano, il tutto fa ancora più piacere. Con questo spirito aspettiamo l’imminente partenza, da Kourou nella Guyana Francese, di Vega [ http://goo.gl/4SsqQ ], lanciatore per satelliti di piccole dimensioni sviluppato in ambito ESA (Agenzia Spaziale Europea), e tecnologicamente nato negli anni 90 dall'esperienza della Agenzia Spaziale Italiana. Vega dimostra ora la nostra eccellenza nel settore aerospaziale, essendo stato realizzato per il 65% in Italia: entriamo così nel ristretto gruppo di Paesi in grado di accedere allo spazio con tecnologie proprie.
Il valore del progetto, oltre che strettamente scientifico, risiede nelle implicazioni commerciali: i lanci di Vega possono essere programmati con costi contenuti, rendendo di fatto lo spazio accessibile a enti, quali Università e committenti privati, che nel passato potevano essere scoraggiati dagli enormi costi delle missioni.

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Perché l'esercizio fisico fa bene alle nostre cellule?

Perché l'esercizio fisico fa bene alle nostre cellule? | Med News | Scoop.it

Si sa, fare moto fa bene alla nostra salute; è documentato anche un beneficio nel controllo della glicemia e quindi nella prevenzione del diabete. Ma perché? In realtà, cosa potesse succedere in un organismo, caratterizzato da dispendio metabolico a seguito di attività fisica, non era stato fino a ora completamente chiarito.
Oggi, sottoponendo a specifici regimi alimentari e attività fisica dei topolini di laboratorio è stato possibile definire il ruolo protettivo dell'autofagia [ http://goo.gl/haJF7 ]: è questo un processo che prevede la degradazione all'interno delle cellule stesso di grosse macromolecole. E' quindi una risposta organica a momenti di stress oppure di scarsità alimentare, attraverso la quale parti stesse delle cellule possono essere degradate per ottenere energia metabolica.
Ecco che topolini di controllo così come topolini le cui cellule non sono in grado di aumentare l'attività autofagica in risposta a specifici stimoli, quando sottoposti ad una dieta ipercalorica, sviluppano una tipica forma di diabete. Ma, nel momento in cui entrambi i gruppi fanno attività fisica, ecco che nei topi di controllo si vede subito un beneficio, mediato dall'autofagia che si è attivata a livello cellulare. Invece i topi che non sono in grado di incrementare l'autofagia non traggono beneficio dall'attività fisica, mantenendo alti i livelli di glucosio.

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Nonostante il tumore, si continua a fumare

Nonostante il tumore, si continua a fumare | Med News | Scoop.it

E' fondamentale diagnosticare e trattare al più presto un tumore, ma anche rimuoverne tutti i possibili fattori di rischio è altrettanto importante. Sotto questa luce, è stato condotto uno studio in oltre cinquemila pazienti, una parte dei quali fumatori, a cui è stato diagnosticato un tumore al polmone o al colon-retto. Dopo la diagnosi, come si comportavano questi pazienti nei confronti del fumo, noto fattore di rischio nonché aspetto in grado di influenzare sia la risposta alle terapie antitumorali che la sopravvivenza stessa?
Dopo 5 mesi dalla diagnosi di tumore, il 14% dei pazienti con tumore polmonare e il 9% di quelli con tumore al colon non aveva smesso di fumare. All'inizio, il più alto tasso di fumatori si era registrato fra i pazienti con tumore al polmone, tuttavia i pazienti con tumore al colon si sono dimostrati meno propensi a smettere di fumare.
Cosa si associa più significativamente al perseverare nel fumo? Per chi ha sviluppato un carcinoma polmonare, l'avere assistenza sanitaria pubblica, non essere stati sottoposti a chemioterapia o interventi chirurgici; invece, per chi ha sviluppato un tumore al colon, il sesso maschile, la mancanza di assicurazione sanitaria e di interventi chirurgici sono fattori che depongono a sfavore di un abbandono della sigaretta. Tutti questi aspetti potranno quindi essere tenuti in considerazione per individuare quei pazienti, più bisognosi di un supporto mirato per smettere di fumare.

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