Le Marche un'altra Italia
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Le Marche: il gioiello nascosto nel negozio di tesori d'Italia.
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Cagli omaggia Ettore Sordini

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Qualche giorno fa, leggendo il Resto del Carlino di Pesaro, trovo un articoletto defilato con una foto identica a questa. Nell'articolo viene raccontato come d'improvviso, una mattina nel centro di Cagli, appare un murales sull'anonimo muro adiacente alla chiesa di San Giuseppe. L'opera dall'autore sconosciuto, vuole essere un omaggio all'artista Ettore Sordini, morto il 27 ottobre di quest'anno e che ha trascorso gli ultimi anni della sua vita proprio a Cagli, la città di suo padre Giuseppe.

So che in diversi locali del centro stanno raccogliendo firme per mantenere l'opera, spero che riescano, la trovo molto bella, si fonde in modo eccezionale con ciò che la circonda.

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Cappelletto in Brodo: Marchigiano o Romagnolo?

Cappelletto in Brodo: Marchigiano o Romagnolo? | Le Marche un'altra Italia | Scoop.it
La primogenitura del cappelletto in brodo è contesa tra Marche e Romagna.
Per la versione romagnola tradizionale dobbiamo riferirci a Pellegrino Artusi. Il famoso gastronomo, nativo di Forlimpopoli, nella sua celebre pubblicazione Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, parlava dei cappelletti fatti all’uso di Romagna, con ripieno  a base di ricotta ( o raviggiolo) e petto di cappone tritato.
Nella versione marchigiana classica, mangiata in tutte le province della regione, si parte invece dalla preparazione un ripieno a base di carni miste scelte (manzo, pollo e maiale) stufate in pentola con sedano, carota, cipolla interi e un chiodo di garofano. Il tutto viene passato  con pazienza al tritacarne, aggiungendo formaggio stagionato grattugiato, uova crude e, fondamentale, una doppia grattugiata di buccia di limone e noce moscata. Non è prevista quindi nessuna aggiunta di forma freschi o ricotta.
Nel frattempo si stende una sfoglia di sola uova e farina, 5 uova per un mezzo chilo di farina scarso, di consistenza piuttosto morbida. Si stende con maestria sulla spianatoia e si ritagliano tanti piccoli quadrettini di pochi centimetri di diametro. 
La preparazione è simile a quella dei più noti tortellini. Si pone una pallina di ripieno al centro del quadratino e si richiude a triangolo; infine si uniscono le due punte, tirandole e pizzicandole, senza lasciare spazi, pervenendo così a formare una specie di piccolo cappello. L’eleganza del cappelletto è inversamente proporzionale alle sue dimensioni. Più piccolo è il cappelleto, più grande è la maestria di chi lo ha fatto, maggiore sarà la sua bontà.
Tradizionalmente il cappelletto è servito in un brodo di sola gallina o di carni miste ed è il piatto principe delle feste, in partcolare del natale.
Il benessere, dagli anni sessanta in poi, ha fatto si che i cappelletti venissero proposti in varie versioni: asciutti al sugo, con panna e prosciutto, ecc.,  abbandonando la ricetta originale. Ma per assaporare il gusto delicato, la finezza della pasta, la versione in brodo è la sola accettabile.

 Carlo Cleri
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Post estratto dal bellissimo blog http://osteriamarchigiana.blogspot.it 

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