Le Marche un'altra Italia
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Le Marche: il gioiello nascosto nel negozio di tesori d'Italia.
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Racconti di Marche: La Chiesa di San Francesco di Amandola

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Salite nella parte alta di Amandola, andate poco sotto il teatro la Fenice. Vi accoglierà la chiesa di San Francesco con un elegante portale bianco quattrocentesco. Osservatelo bene prima di entrare. Sulla parte sinistra noterete il diavolo, sulla destra invece un drago. Insomma il maligno per l'uomo e per il regno animale. Spostate lo sguardo sulla parte destra della facciata, c'è la pietra bianca della fondazione, peccato che sia stata posta al contrario, di certo il posatore era distratto o non aveva molta dimestichezza con la scrittura.

Rompiamo gli induci ed entriamo: la chiesa è stata restaurata da poco dopo il terremoto del '96. Ad una prima vista sembra poco interessante: stile settecentesco, bianca, stucchi sobri. Poi lo sguardo corre sulla sinistra e nota due splendidi affreschi, sono stati scoperti con i lavori di restauro. Il più interessante è di certo il primo, vicino all'ingresso, molto naif con disegni di animali e rondini, ma guardate in alto, il nido della rondine con annessa inquilina è in rilievo!

Il pezzo forte della chiesa deve ancora venire: guardate verso l'altare: il mammoccio (lo chiamano così gli amandolesi) è un pezzo a dir poco raro. Sto parlando del cristo ligneo che troneggia e domina tutta la Chiesa; è raro perché non rappresenta l'iconografia del Cristo Crocefisso che tutti conosciamo: ha la corona da re e non di spine, non è sofferente ma anzi trionfante. Dopo il concilio la Chiesa decise infatti come dovesse essere raffigurato il cristo in croce, tutto ciò che non era conforme doveva essere distrutto, per fortuna il mammoccio di Amandola, a parte croce, braccia e qualche bruciacchiatura ai piedi, si è salvato e trova ora, dopo anni di oblio, la sua degna collocazione. Osservatelo bene, vi sembrano tratti latini? E le trecce?

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Storie Partigiane nelle Marche: i fatti di Pozza e Umito

Storie Partigiane nelle Marche: i fatti di Pozza e Umito | Le Marche un'altra Italia | Scoop.it

L’11 marzo una colonna tedesca, malgrado la neve, accerchiò Pito, Pozza e Umito. Sulle alture circostanti era dislocata la banda Bianco. Durante la notte dopo aver attraversato la stretta valle formata dal torrente che da Umito scende verso il Tronto, i tedeschi salirono sulle colline. Accompagnati da gruppi di fascisti repubblichini, i tedeschi attaccarono Pozza di Acquasanta all’alba, casa per casa cercavano armi ed uomini. Incendiarono undici case di contadini accusati di aver dato ospitalità ai partigiani, razziarono cibo e denaro, ammazzarono chiunque tentasse la fuga. Otto uomini morirono davanti le loro case, erano tutti disarmati e furono uccisi senza pietà. Intanto gli uomini trovati nascosti nelle case del paese vennero avviati verso un grosso magazzino poco distante dal paese dove li avrebbero fucilati e avrebbero poi bruciato i loro corpi. Tuttavia, inaspettatamente, i nazisti abbandonarono i loro prigionieri e si diressero verso Umito, dove i partigiani della banda Bianco stavano attaccando la formazione tedesca, la quale richiedeva rinforzi per fronteggiare l’attacco. Lo scontro fu violento, la morte del comandante tedesco indusse i tedeschi ad indietreggiare consentendo agli uomini di Bianco di sganciarsi risalendo la collina. I tedeschi persero una trentina di uomini e sfogarono la loro rabbia nei confronti della popolazione civile, incendiando le case con bombe e bengala.In paese erano rimasti bloccati alcuni partigiani, i nazisti li circondarono e diedero fuoco alla casa in cui si erano rifugiati,

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