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La casa editrice Kompass, è leader riconosciuta a livello Europeo in questo settore e vanta un catalogo di oltre 400 carte escursionistiche sempre aggiornate e di facile lettura. Da qui la scelta del Cai di Fabriano, di realizzare la “Carta Escursionistica Cagli-Fabriano-San Severino Marche” che ha tra tutti gli altri pregi, anche quello di riassumere contenuti topografici e informazioni, espressi in forma completa e facilmente leggibile, sparsi in ben dieci altre Carte oggi presenti sul mercato.[...]
I Monti della Laga sono ricchi di cascate, complice l'arenaria, una roccia impermeabile che impedisce all'acqua di penetrare in profondità e quindi la costringe a "scivolare" in superficie. In questi monti non troverete mai sorgenti con portate d'acqua significative come nei gruppi montuosi limitrofi che sono di calcare e molto carsici. Qui però possiamo trovare corsi d'acqua a quote molto alte ma che risentono moltissimo delle precipitazioni e quindi soggetti a notevoli differenze di portata. Ovvio che se si effettua un'escursione per ammirare una cascata, il periodo migliore è l'inizio estate quando il flusso d'acqua è massimo per via dello sciogliemento delle nevi, qui di solito abbondanti; maggio e giugno sono i mesi migliori. Lo spettacolo a volte è suggestivo ma spesso mediocre, i salti non sono imponenti e se la portata non è elevata si può rimanere delusi. Comunque il refrigerio è assicurato. Il Rio Volpara è l'artefice di queste che sono le cascate più alte del gruppo. Si tratta di un serie di scivoli che precipitano dalla Macera della Morte per oltre 600 m, nessun salto è maestoso ma nell'insieme offrono un bello spettacolo specialmente se le si osserva dall'altro lato della valle, per esempio dal Maularo o dalla cresta est della Macera della Morte. Leggi i dettagli dell'escursione Curato da http://www.scoop.it/mariano-pallottini
Da Umito inizia uno degli itinerari più frequentati dei Monti della Laga, la salita alle cascate della Volpara. Tolto questo itinerario il resto della valle è riservato a cercatori di funghi oppure a coloro che in gioventù hanno letto troppi fumetti di Tex Willer. Tutto il versante settentrionale della valle infatti è terreno d'avventura; profonde valli solcano ripidi versanti completamente ricoperti da boschi, senza discontinuità. Fino a poche decine d'anni fa i numerosi sentieri che collegavano vecchi stazzi o carbonaie erano ancora visibili, oggi sono quasi totalmente ricoperti e si fa molta fatica a ritrovarli. A volte solo i cinghiali (frequentatori assidui di questi territori) rendono ancora visibile la traccia (spesso però non vanno dove vorremmo andare noi). Tutto questo in genere scoraggia l'escursionista ma rappresenta una sfida per coloro che desiderano confrontarsi con un terreno meno addomesticato, dove occorre saper leggere molto bene una carta, saper "annusare" una traccia di sentiero e saper camminare su terreni scoscesi e spesso scivolosi. Purtroppo non di rado i cercatori di funghi si avventurano proprio in posti e negli ultimi anni gli incidenti mortali a seguito di cadute su lastre di arenaria sono aumentati sensibilmente. Qui proponiamo la salita di una delle creste che risalgono il versante: la cresta Ceresola. E' solo una delle tante combinazioni, forse la più semplice. Un percorso comunque per escursionisti esperti e amanti di questo genere di gite. La relazione che segue è volutamente generica senza molte indicazioni. Descrivere itinerari di questo tipo non ha molto senso, primo perchè troppo complicato indicare bivi e tratti poco visibili secondo perchè è proprio il gusto di trovare la traccia giusta la "sfida" più interessante. Questo percorso fu inserito nella prima edizione della guida escursionistica dei Monti della Laga edita dalla Società Editrice Ricerche nel 1990, poi nelle edizioni successive fu tolto perchè non più adatto ad un escursionismo classico. Nella cartografia (tavoletta IGM o carta dei sentieri SER) il tracciato della salita è riportato e ancora oggi coincide per gran parte. Per la discesa sono possibili più opzioni, la più semplice e panoramica consiste nel raggiungere la cima della Macera della Morte quindi scendere per il Maularo e per la costa Capo d'Umito (in alternativa si può optare per la strada ma sono 12 Km), la più avventurosa è quella (indicata sotto) che segue il crinale della costa Monterotondo, tranquilla nella parte alta ma molto "incasinata" nella parte bassa per cui anche se più breve richiede molto più tempo e un'ottima capacità di orientamento . Il percorso si svolge prevalentemente nel bosco anche se alcuni affacci su balze di arenaria offrono alla vista panorami suggestivi sulla valle sottostante, usciti dalla vegetazione si può ammirare tutta la valle del Garrafo, e in particolare la parte alta, la ripida valle della Corte. La zona è ricca di toponimi religiosi, Ara della Croce, Porta del Papa, Vena dell'Altare, Fonte sant'Amico, ecc. Proprio quest'ultimo santo dovrebbe aver soggiornato in queste terre e i nomi delle località che si attraversano ce lo ricordano. Questi luoghi sono stati abitati fino agli anni '50, nel periodo bellico la zona vicino al fornetto ha ospitato diversi partigiani. Dopo questi anni questa zona di montagna è stata abbandonata e ancora alla fine degli anni '80 raggiungere le cascate della Volpara era quasi un'impresa poichè il sentiero dopo il fornetto era completamente ricoperto. Adesso invece le cascate attirano molti escursionisti e d'estate c'è un discreto affollamento. La strada, aperta sul finire
Info, Mappe, Dettagli, Cartografia
Nel mese di Maggio sulle praterie montane e non solo, si può assistere a vere e proprie esplosioni di fioriture, a volte di proporzioni eccezionali. Mi è sempre stato detto che in questo periodo sul Massiccio del Catria i pascoli si trasformino in veri e propri Giardini dell'Eden! Non ho voluto trascurare per l'ennesima volta questo spettacolo perciò, mi sono diretto sulle praterie del Monte Tenetra: lo spettacolo che mi si è parato difronte agl'occhi è andato ben oltre le mie aspettative. Da umile profano riguardo ai fiori, sono rimasto incantato ad ammirare questi capolavori della natura per non so quanto tempo. Fiori che ritenevo potessero esistere solo in esotiche montagne come l'Asfodeo bianco o in principeschi giardini come le Orchidee, altri magnificamente eleganti e sinuosi come il Narciso e non da meno le innumerevoli macchie di violette sparse qua e la... gocce di colore cadute dalla tavolozza di Madre Natura. Guarda tutte le foto
Escursione da Foce di Montemonaco al Sasso d'Andrea nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini... La lunga cresta orientale del monte Vettore, vista da est, presenta una netta insellatura a circa metà della sua lunghezza. La cima a destra di questa sella è spesso identificata come il monte Torrone ma così non è. Il Torrone, visto da oriente è quasi invisibile e si trova subito a sinistra della sella mentre quella di destra è chiamato dai locali "Sasso d'Andrea". Questa confusione si può spiegare meglio se si guarda la stessa cresta da Foce, qui il Torrone spicca molto meglio ed assume le caratteristiche sembianze di un monte. Il Sasso d'Andrea, non riportato sulle carte IGM, è un ottimo punto panoramico ed è raggiungibile da diversi punti: da Foce, da Altino e da Santa Maria in Pantano. Questo che viene descritto inizia da Foce e, dopo una lunga traversata, tocca la Fonte Fredda quindi si porta in cresta fino alla cima. Si tratta di un percorso vario, panoramico e abbastanza lungo; se poi si abbina alla cresta del Torrone fino alla cima del monte Vettore diventa sicuramente uno dei percorsi più belli dei monti Sibillini (indispensabile un ottimo allenamento). Tutta la prima parte del percorso si svolge in un bel bosco di faggi (anche secolari) poi un lungo traverso su prati fino alla fonte Fredda. Da qui si sale in cresta e per questa si arriva facilmente sulla cima. Il ritorno è per lo stesso itinerario fino alla fonte poi, invece di ripercorrere la strada fatta in salita si continua sul sentiero che scende lentamente verso sud e, dopo una lunga discesa, termina sul fondo della valle del Lago di Pilato dove si riprende l'itinerario classico che riporta a Foce di Montemonaco. Un anello di grade soddisfazione: consigliabile. Cliccate qui pe maggiori informazioni e foto
Istituita nel 2009, la Riserva Naturale Regionale del monte San Vicino e del monte Canfaito è situata nella zona compresa tra i comuni di San Severino, Matelica ed Apiro; il suo nome è legato alla presenza del monte San Vicino, cima divisa tra la provincia di Ancona e Macerata, che dai suoi 1479 metri risulta essere la punta più visibile e riconoscibile della catena Appenninica Marchigiana. L'istituzione di quest'area a Riserva Naturale Regionale è avvenuta grazie principalmente al grande impegno profuso dal WWF e da altre associazioni ambientaliste che a lungo si sono battute per essa; la vittoria ottenuta, tuttavia, è stata in parte mitigata dai notevoli tagli apportati al progetto originale, che ha visto ridurne di molto la superficie. Ciò ha portato all'esclusione di intere aree che di fatto connotano l'identità della zona; elementi naturalistici come l'intera forra “bocca de Pecu”, il “Sasso forato”, la “gola di Jana”, e la strettissima forra del “fosso del Crino”, sono stati infatti clamorosamente esclusi. Stessa sorte è toccata anche ad elementi architettonici peculiari, come il borgo medievale di Elcito, gran parte del territorio dell'abbazia di Roti e l'intera abbazia di Valfucina. Leggi maggiori istruzioni
La fondazione della Chiesa di San Lorenzo in Vallegrascia, frazione di Montemonaco, viene fatta risalire alla seconda metà del XII sec. ed il suo territorio sembra fosse legato all’Abbazia di Farfa: secondo un lascito testamentario del 1141, un proprietario feudale concesse all’Abbazia Farfense il territorio di Rascio, l’odierna Vallegrascia, su cui poi fu eretta la chiesa. Per organizzare l'escursione che è consigliata a tutti e soprattutto agli appassionati di fotografia
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Escursione nel cuore dei Monti della Laga. Il versante nord orientale del gruppo è solcato da due lunghe valli incise dallo stesso torrente, il Castellano, captato a 1350 m dove una miriade di piccoli sbarramenti dell'Enel lo intercettano e ne deviano il percorso verso il lago di Campostosto. Proprio dalla strada usata per raggiungere una di queste captazioni inizia questo itinerario, nel bel mezzo del Bosco Martese. Nel primo tratto dell'escursione, una miriade di piccole cascatelle solcano i ripidi versanti della valle per giungere poi, poco prima del margine del bosco, al salto più imponente della valle, la cascata della Morricana. Una cascata non molto alta ma suggestiva che nelle mezze stagioni ha una notevole portata d'acqua. Dopo questo punto la valle si allarga e iniziano le estese praterie d'alta quota dove d'estate le greggi trovano il luogo ideale per pascolare. L'itinerario inizia nel fondo della valle per portarsi poi sul crinale settentrionale, nei pressi del monte Pelone. Da qui prosegue sempre in cresta, prima fino a Cima Lepri poi a Pizzo di Moscio (due delle cime più alte del gruppo) ed infine verso Ceppo. Nell'ultimo tratto, per rientare nella valle e chiudere l'anello, si percorre un sentiero abbastanza esposto ma senza grandi difficoltà. Insomma un periplo completo della valle che richiede un discreto allenamento poichè, alla fine, si saranno percorsi più di 20 Km e circa 1300 m di dislivello. Leggi tutto http://www.auaa.it/articoli-escursionismo/927-la-valle-del-castellano-monti-della-laga DATI TECNICI Difficoltà: EE Dislivello totale: 1300 m circa Orario complessivo: 7.30/9.00 ore Sviluppo: 23 Km circa Segnaletica: segni bianco-rossi solo nel primo tratto dalla fine della strada agli stazzi della Morricana, nulla in tutto il resto dell'escursione
Entusiamante racconto di come si possano vivere anche nelle Marche e a due passi da un centro abitato, emozioni e sensazioni di avventure estreme. Basta scegliere un tracciato inconsueto ed esposto, una stagione meno propizia, ed ecco come anche le nostre ascese Marchigiane di modesto dislivello possono trasformarsi in corroboranti prove fisiche e mentali. Se poi si piantasse anche la tenda... Leggi il diario dell'Escursione
Sinceramente, poche escursioni come questa possono darci la piacevole sensazione di aver visto "tanto". Sarà il paesaggio capace di evocare il Colorado, a tratti la Tessaglia e l'Anatolia, le suggestioni di ambienti così antichi e remoti, la frescura e il senso di avventura che ... ci si consola se, per risparmiare, quest'anno s'è scelta l'economica provincia Marchigiana. Grazie ad Ivo Cingolani (Twitter @ivocingolani) e www.avventurosamente.it ecco i dettagli: Lame Rosse-Grotta dei Frati-Gole del Fiastrone.
- Km 13,200
- Dislivello ascesa tot. m 680 circa
- Dislivello discesa tot m 740 circa
- Tempo tot. 6h-20m
- Tempo in movimento: 3h-39m
- Tempo in sosta: 2h-41m
Descrizione: - Partenza dalla diga del lago di Fiastra(Prov. Macerata),alt. Mt 640,coordinate WGS 84: 33 T 0352186-4769087.
- Lame Rosse: Km 3,000,alt.mt 845, 0353122-4770912.
- Grotta dei frati: Km parz. 4,000,Km tot. 7,000,Alt.Mt 640,0354304-4770677.
- Gole del Fiastrone(inizio): Km parz. 1,200, Km tot 8,200,Alt. Mt 507, 0354597-4770516.
Maggiori informazioni
Vicino Ascoli Piceno, ci sono luoghi dimenticati, immersi nella natura più selvaggia, in cui non è raro incontrare caprioli, cinghiali e (se siete fortunati) anche lupi. Come dico spesso, “ho visto più animali qui che nel Parco dei Monti Sibillini”. I boschi sono fitti e intricati: lecci, querce e castagni sono gli alberi che incontrerete più spesso; nel sottobosco, invece, tra l’interminabile manto giallo-arancio di foglie cadute, le felci sono alte e rigogliose. In questi luoghi vivono ancora delle piccole comunità; hanno edificato paesini arroccati su speroni di arenaria, sfruttando ciò che la natura aveva da offrire. Gli edifici sono costruiti in simbiosi con l’ambiente utilizzando le pareti, i declivi, i terrazzamenti naturali e sfruttandoli al meglio in un modo che oggi definiremo eco-compatibile. Vivere qui è possibile, ma con il passare del tempo è risultato sempre più difficoltoso. Così pian piano le frazioni di Acquasanta si sono andate spopolandosi fino ad essere abbandonate del tutto. Questo è il caso di Rocchetta. “L’antico centro rurale di Rocchetta, totalmente abbandonato dagli anni Settanta, si compone di varie costruzioni dalle caratteristiche architettoniche uniche. Il Borgo si sviluppa in altezza, appoggiando le fondamenta sulle molteplici terrazze naturali di arenaria, pietra tipica di quei luoghi. Le strutture sono perfettamente integrate con il territorio perché costruite sfruttando il naturale andamento delle pareti rocciose presenti, che, spesso, fungono da muro di perimetrazione creando dei suggestivi esempi di case-caverna. In questo modo i fabbricati, un tempo dimore, botteghe artigiane o stalle, si sposano armoniosamente con la natura circostante, tanto da disegnare un unico ambiente dove il confine tra la zona verde di incontaminato e quella “urbanizzata” sembra quasi non esistere.” Non sono molte le notizie che circolano riguardo questo paese. Le sue origini sembrano essere molto remote. Il suo nome compare nei capitoli dello stato di Ascoli e Norcia del 7 agosto 1255: Norcia cedeva a favore di Ascoli tutti i diritti che poteva accampare sul castello di Rocchetta... Foto e Indicazioni su http://soleinfaccia.blogspot.it
Non è un'escursione come tutte le altre. Il sentiero, dal punto di vista della segnaletica, è ben indicato ed è anche molto facile seguirlo perchè il 95% si sviluppa su una sterrata/mulattiera. Soltanto in un punto ci può essere una piccola indecisione ma per il resto è davvero molto semplice. I circa 750 metri di dislivello non sarebbero alla fine un ostacolo insormontabile ma c'è un piccolo imprevisto da non sottovalutare: all'andata si scende ed è al ritorno che bisogna risalire. Questo particolare, solitamente inconsueto per le escursioni tradizionali, è un ulteriore bagaglio psicologico pesante che necessariamente deve trovar posto all'interno del nostro amico zaino. Giunti ai laghetti, l'evidente mulattiera prosegue in direzione Sud verso la fonte Copelli dove è presente anche un'area attrezzata per favolosi barbecue. Se dovete rifornirvi di acqua vi conviene raggiungere la sorgente percorrendo il sentiero alle pendici del Monte dei Signori (in foto)al margine inferiore del bosco. Raggiunta la fonte e quindi l'area attrezzata, il sentiero, come potete ben vedere sulla cartina, si biforca e dovete intraprendere quello indicato con SI (Sentiero Italia) che scende appunto alla fonte per poi risalire sul versante opposto... Leggi tutto
Sentiero dei Mulini - Difficoltà Facile Il tracciato è caratterizzato da una serie di deviazioni, che collegano come una ragnatela, tutte le frazioni di Pantano. Dalla capannina informativa, posta in prossimità del ponte sul Fluvione, è situato il mulino Lori prendere a destra la rotabile che, superato il primo mulino sale (seguendo il corso del Fluvione) attraverso il bosco. Dopo circa 20 min. sulla destra si incontra una deviazione, che conduce alla frazione di Interprete. Seguendo il sentiero principale, sulla sinistra si incontra un ponticello. Attraverso il tracciato principale, si giunge (in circa 40 min. dalla partenza) il secondo mulino (Mulino di Caponi). Superando quest’ultimo, il sentiero si far ripido e sale, in 15 min. alla chiesa di S. Croce. Da qui, seguendo la rotabile, si raggiunge sulla destra il paese di Interprete, sulla sinistra l’area attrezzata di S. Croce, mentre, seguendo la scalinata che fiancheggia la chiesa, il sentiero sale a Colle, punto di partenza ideale per la chiesa di S: Maria in Pantano attualmente chiusa per restauri. Giunti al paese di Colle si prosegue verso la Chiesa di S. Rocco e poi verso il parco giochi. Subito dopo l’area dei divertimenti sulla destra si apre una strada mulattiera che prosegue per la Chiesa di S. Maria in Pantano. Luoghi da visitare: Chiesa di S. Michele Arcangelo, S. Maria delle Sibille con la Sorgente Santa, Rovine di Casale Vecchio, Chiesa di S. Rocco a Colle, Chiesa di S. Croce di Interprete Mulino Capponi e il Mulino Lori.
Per altri sentieri e per saperne di più, cliccate sulla foto.
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