Giovan Battista Velluti: L'ultimo dei "Castrati" era Marchigiano | Le Marche un'altra Italia | Scoop.it

Velluti fu l’ultimo degli evirati cantori che varcò i palcoscenici. La sua gloria fu costruita in gran parte anche dal fatto che brillava da solo nel panorama canoro europeo, nel senso che non vi erano dei rivali negli anni migliori della sua carriera, anche se questo contribuì a dipingerlo agli occhi della gente come un fenomeno di circo ambulante.
Nacque nel Gennaio del 1780 nelle Marche in provincia di Macerata in una località allora chiamata Pausala, poi Montolmo, per un gigantesco olmo che si inalberò fino al 1831 e che infine oggi ha preso il nome di Corridonia, in memoria di Filippo Corridoni, sindacalista e medaglia d’oro della prima guerra mondiale. Il suo vero cognome era non Velluti, ma Stracciavelluti, che venne solo in seguito abbreviato per ragioni di tipo artistico.
Sembra che in un primo tempo i suoi genitori l’avessero designato come futuro soldato.
Poiché c’erano queste intenzioni da parte dei genitori, è difficile pensare quali possano esser state le ragioni che li hanno indotti a far evirare il figlio. Certe fonti affermano che fu per errore.
La sua prima apparizione in pubblico avvenne in tenera età, quando ebbe modo di esibirsi in una cantata in onore del cardinale Chiaramonti (il futuro Papa Pio VII), quando quest’ultimo visitò Ancona.
Subito dopo il bimbo fu inviato a studiare a Bologna poi a Ravenna.
Il momento storico era molto difficile: francesi che invadevano l’Italia, rivoluzioni in fermento dovunque, le teste coronate e le oligarchie cadevano. L’arte canora stava attraversando davvero un pessimo momento.
Velluti riuscì a terminare gli studi indisturbato, mentre i suoi contemporanei si occupavano di politica e di altri simili passatempi, appassionanti, ma altrettanto pericolosi.
Il suo debutto avvenne a Forlì nel 1800 e nel 1803 lo troviamo a Napoli, esibendosi in PIRAMO E TISBE di Andreozzi; il suo nome fu noto a tutti ben presto.
A Roma ottenne un successo particolare con un onorario di 600 zecchini, in varie opere fra le quali LA SELVAGGIA DEL MESSICO e il TRAIANO IN DACIA di Niccolini, l’ANDROMACA E PIRRO di Tritto e in una ripresa degli ORAZI di Cimarosa; seguirono rappresentazioni poi a Milano, con fantastico successo, nel CORIOLANO, un’altra opera di Niccolini, insieme a Cesarini e a Isabella Colbran.
Nel 1810 Napoleone ascoltò Velluti cantare in occasione della sua visita a Venezia.

Velluti fu un Grande Dongiovanni ed ebbe una vita avventurosa zeppa di situazioni anche paradossali.