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Survival: «ll governo dell’Etiopia usa la fame per sfrattare le tribù dell’Omo»

Survival: «ll governo dell’Etiopia usa la fame per sfrattare le tribù dell’Omo» | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Suvival Internationa dice che diverse tribù della bassa valle del Fiume Omo, in Etiopia, hanno inviato all'Ong che difende i popoli indigeni «testimonianze preoccupanti sulle manovre del governo ...
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La sovranità alimentare non è solo un problema del Sud del mondo
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Proposed Trump executive order would allow US firms to sell 'conflict minerals'

Proposed Trump executive order would allow US firms to sell 'conflict minerals' | Land Grabbing Observer | Scoop.it
L'amministrazione Trump ha preparato un nuovo decreto esecutivo che andrebbe ad estinguere i controlli normativi nei confronti delle imprese che traggono profitto dai "conflict minerals", causa di guerre, violenze e sofferenze che colpiscono il nord della Repubblica Democratica del Congo da decenni. La bozza del decreto è stata pubblicata dal Guardian: propone una sospensione di due anni delle riforme finanziarie Dodd-Frank, che richiedevano alle imprese statunitensi di segnalare e tracciare se nei loro prodotti sono presenti minerali estratti nella Repubblica Democratica del Congo o paesi limitrofi. Il regolamento che viene abrogato aveva permesso di indebolire il legame tra le grandi imprese e i signori della guerra del Congo che hanno causato la morte di più di cinque milioni di persone dal 1990.
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Che cosa cambia con la legge sugli sprechi alimentari - Wired

Che cosa cambia con la legge sugli sprechi alimentari - Wired | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Da oggi entra in vigore la normativa: l'Italia ha scelto di semplificare la burocrazia e alleggerire la tassa rifiuti
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Massacro nella Repubblica democratica del Congo: non bastano le condanne di Papa e Onu - Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile

Massacro nella Repubblica democratica del Congo: non bastano le condanne di Papa e Onu - Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Massacro nella Repubblica democratica del Congo: non bastano le condanne di Papa e Onu. Guerra per terrorizzare e per impadronirsi delle risorse naturali
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Centro di Ateneo per i Diritti Umani - Università di Padova | Pubblicazioni :: Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato il testo della Dichiarazione sul diritto alla pace

Centro di Ateneo per i Diritti Umani - Università di Padova | Pubblicazioni :: Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato il testo della Dichiarazione sul diritto alla pace | Land Grabbing Observer | Scoop.it

"Difendere e promuovere il diritto alla Pace dei popoli e dei singoli individui significa di fatto creare le condizioni necessarie ed indispensabili per lo sviluppo ed il riconoscimento per tutti dei diritti umani fondamentali. Chi vive in situazione di pace stabile e duratura rischia di dare per scontato l’esistenza ed il rispetto di tutti quei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali divenuti ormai diritti umani fondamentali quali ad esempio: il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale, alla salute fisica e mentale, all'educazione, alla libertà religiosa." (http://www.apg23.org/it/onu_diritto_alla_pace/)


Il 24 giugno 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite[1], riunito a Ginevra per la 32° sessione, ha adottato con 34 voti a favore[2], 9 contrari[3] e 4 astenuti[4] una risoluzione con cui approva il testo della Dichiarazione delle Nazioni Unite “sul diritto alla pace”[5] e dispone che sia tramesso all’Assemblea Generale per la definitiva approvazione. L’Italia non ha partecipato al voto non essendo attualmente membro del Consiglio. Il testo approvato riproduce sostanzialmente quello presentato dal Presidente-Rapporteur, Ambasciatore Christian Guillermet Fernandez (Costarica), alla terza sessione dell’apposito Gruppo di Lavoro Intergovernativo (IWG) il 24 aprile 2015. Di nuovo c’è l’art. 4 che fa riferimento all’educazione alla pace e che nell’originario testo dell’Ambasciatore Guillermet era nel preambolo. Di seguito il testo del dispositivo della Dichiarazione: Article 1 Everyone has the right to enjoy peace such that all human rights are promoted and protected and development is fully realized. Ognuno ha il diritto di godere la pace in modo che tutti i diritti umani sono promossi e protetti e lo sviluppo è pienamente realizzato. Article 2 States should respect, implement and promote equality and non-discrimination, justice and the rule of law and guarantee freedom from fear and want as a means to build peace within and between societies. Gli stati devono rispettare, implementare e promuovere l’eguaglianza e la non discriminazione, la giustizia e lo stato di diritto e garantire la libertà dalla paura e dal bisogno quali misure per costruire la pace dentro e fra le società. Article 3 States, the United Nations and specialized agencies should take appropriate sustainable measures to implement the present Declaration, in particular the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization. International, regional, national and local organizations and civil society are encouraged to support and assist in the implementation of the present Declaration. Gli Stati, le Nazioni Unite e le agenzie specializzate, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura devovo assumere appropriate misure sostenibili per implementare la presente Dichiarazione. Le organizzazioni internazionali, regionali, nazionali e locali e la società civile sono incoraggiate a prestare supporto e assistenza nell’implementazione della presente Dichiarazione. Article 4 International and national institutions of education for peace shall be promoted in order to strengthen among all human beings the spirit of tolerance, dialogue, cooperation and solidarity. To this end, the University for Peace should contribute to the great universal task of educating for peace by engaging in teaching, research, post-graduate training and dissemination of knowledge. Saranno promosse le istituzioni internazionali e nazionali di educazione per la pace al fine di rafforzare fra tutti gli esseri umani lo spirito di tolleranza, dialogo, cooperazione e solidarietà. Per questo scopo, l’Università per la Pace deve contribuire al grande compito universale di educare per la pace impegnandosi nell’insegnamento, nella ricerca, nella formazione postuniversitaria e nella disseminazione della conoscenza. Article 5 Nothing in the present Declaration shall be construed as being contrary to the purposes and principles of the United Nations. The provisions included in the present Declaration are to be understood in line with the Charter of the United Nations, the Universal Declaration of Human Rights and relevant international and regional instruments ratified by States. Nulla della presente Dichiarazione sarà interpretato in senso contrario agli obiettivi e ai principi delle Nazioni Unite. Le disposizioni contenute nella presente Dichiarazione devono essere intese in linea con la Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e i pertinenti strumenti internazionali e regionali ratificati dagli Stati. La decisione ha colto di sorpresa quanti hanno seguito con attenzione fin dall’inizio la vicenda di questo processo normativo (standard-setting), in particolare il mondo delle organizzazioni non governative. Infatti, era in calendario ufficiale l’effettuazione di una quarta sessione dell’IWG fissata dall’11 al 15 luglio 2016, e il 16 giugno un cartello di ben 700 ONG aveva promosso al Palais des Nations un ‘evento parallelo’ (side event) rispetto alla sessione del Consiglio allo scopo di presentare ulteriori considerazioni e proposte per il testo della Dichiarazione. La decisione del Consiglio si spiega probabilmente con la diffusa consapevolezza che i lavori dell’IWG si sarebbero prolungati all’infinito a causa della costante, pregiudiziale opposizione soprattutto di stati occidentali, con in prima fila gli Stati Uniti d’America e i membri dell’Unione Europea, e che la pur lodevole determinazione del suo Presidente-Rapporteur nel perseguire ad oltranza l’obiettivo del ‘consenso’ di tutti, come dire dell’unanimità quanto meno di facciata, non avrebbe sortito alcun risultato. In particolare questa scelta di sostanza, più che di procedura, aveva contribuito a non dare seguito all’iniziale bozza di Dichiarazione[6] elaborata nel 2012, su richiesta del Consiglio[7], dal suo Comitato Consultivo, composto di esperti indipendenti. Un’ulteriore spiegazione sta nella particolare abilità profusa dall’attivissima Ambasciatrice di Cuba, Signora Anayansi Rodríguez Camejo, nello sfruttare il clima di larga soddisfazione creatosi a seguito della firma a Cuba, il 23 giugno 2016, dell’accordo di pace tra il Governo di Colombia e i rappresentanti delle FARC. L’iniziale rigetto del corposo testo elaborato dal Comitato Consultivo del Consiglio e le proposte riduttive presentate dal Presidente-Rapporteur nelle tre sessioni dell’IWG, con la rinuncia dello stesso Guillermet all’eventuale prosieguo del suo mandato, avevano portato ad una situazione di stallo. Al termine della terza sessione (aprile 2015) era in forse la stessa sopravvivenza dell’IWG, ma il Consiglio con Risoluzione del 1° Ottobre 2015[8] stabiliva che l’IWG dovesse riprendere i suoi lavori con una quarta sessione da tenersi nel 2016. La Risoluzione fu approvata con 33 voti a favore, 12 contrari, 2 astenuti[9]. Il fronte del no, pervicacemente espresso dai paesi occidentali, nasconde vischiosità ideologiche che risalgono molto indietro nel tempo. Questo emerge chiaramente dai resoconti dei lavori del IWG: per motivare l’opposizione si rievocava anche il propagandismo pacifista di Stalin e adepti ... In particolare gli Stati Uniti d’America sostenevano che non si dovesse parlare di diritto alla pace perchè di questo non c’è traccia nel vigente diritto internazionale. Argomento palesemente pretestuoso se si considera che, nella sostanza, tale diritto esiste (si veda l’articolo 28 della Dichiarazione Universale) e che con la nuova Dichiarazione lo si vuole appunto rendere esplicito. E’ il caso di ricordare che qualora la pace sia esplicitamente riconosciuta come diritto della persona e dei popoli, essa fuoriesce (si libera) dall’abbraccio mortifero delle sovranità statuali armate per entrare nella sfera di garanzia dei diritti e libertà fondamentali, la cui radice sta nella dignità umana incarnata nel supremo diritto alla vita. Tra i pregiudizi degli occidentali c’era anche quello nei confronti del forte attivismo politico-diplomatico di Cuba. Stupisce al riguardo che non si sia preso atto con favore dello ‘sdoganamento’ della stessa Cuba da parte degli Stati Uniti. Proprio per i paesi occidentali sarebbe stata l’occasione di asserire con forza che la pace è un diritto individuale e collettivo comportante precisi obblighi per gli stati a cominciare dal disarmo e dal governo dell’economia mondiale nel rispetto dei diritti economici e sociali alla luce del principio della interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani. Tra l’altro, si sarebbe così evitato ai difensori dei diritti umani di dover appoggiare un testo di Dichiarazione che tra i suoi proponenti annovera rappresentanti di regimi non democratici. Ci domandiamo anche, forse ingenuamente, perché gli stessi paesi promotori della Risoluzione, una volta deciso di scartare la via del ‘consensus’ e andare al voto palese, non abbiano osato di più riprendendo se non l’intera bozza di Dichiarazione preparata dal Comitato Consultivo, quanto meno il testo dell’art. 1 che riportiamo integralmente: “Gli individui e i popoli hanno diritto alla pace. Questo diritto deve essere realizzato senza alcuna distinzione o discriminazione per ragioni di razza, discendenza, origine nazionale, etnica o sociale, colore, genere, orientamento sessuale, età, lingua, religione o credo, opinione politica o altra, condizione economica o ereditaria, diversa funzionalità fisica o mentale, stato civile, nascita o qualsiasi altra condizione. Gli Stati, individualmente o congiuntamente, o quali membri di organizzazioni multilaterali, sono controparte principale del diritto alla pace. Il diritto alla pace è universale, indivisibile, interdipendente e interrelato. Gli Stati sono tenuti per obbligo giuridico a rinunciare all’uso e alla minaccia della forza nelle relazioni internazionali. Tutti gli Stati, in conformità ai principi della Carta delle Nazioni Unite, devono usare mezzi pacifici per risolvere qualsiasi controversia di cui siano parte. Tutti gli Stati devono promuovere lo stabilimento, il mantenimento e il rafforzamento della pace internazionale in un sistema internazionale basato sul rispetto dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e sulla promozione di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, compresi il diritto allo sviluppo e il diritto dei popoli all’autodeterminazione”. La Dichiarazione approvata dal Consiglio mantiene il titolo “Diritto alla pace” originariamente fissato dallo stesso Consiglio ma che gli irriducibili avversari avrebbero voluto cancellare. Questo è un elemento che aiuta a interpretare lo scarno dispositivo dell’atto alla luce del paradigma dei diritti umani. L’art. 1 stabilisce che il diritto è di ‘ciascuno’: non alla ‘pace’, bensì a ‘godere la pace’ (to enjoy peace). Il diritto degli individui è dunque collegato al verbo, non al sostantivo com’era invece nell’originario testo del Comitato Consultivo. Titolari del sostantivo, nella tradizionale forma dello ius ad pacem, rimarrebbero pertanto gli stati, il cui concetto di pace è quello di ‘pace negativa’ all’insegna di: si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra). Gli individui (e i popoli) avrebbero quindi il diritto di godere di una pace ‘interstatuale’ che, in quanto tale, manterrebbe il tradizionale collegamento con lo ius ad bellum. Ma l’articolo 2 scarta questa possibilità di continuare ad accettare l’indissolubilità dei due tradizionali attributi di sovranità degli stati e ci fornisce elementi per identificare i contenuti della pace positiva: gli stati “devono rispettare, implementare e promuovere eguaglianza, non discriminazione, giustizia e stato di diritto, libertà dal bisogno e dalla paura quali mezzi per costruire la pace nelle e tra le società”. L’ampio e corposo preambolo della Dichiarazione esplicita il concetto di pace positiva, riconducendo tutto all’area dei diritti umani e dello stato di diritto. All’inizio del preambolo c’è infatti il richiamo puntuale alla Carta delle Nazioni Unite e alle fonti primarie del diritto internazionale dei diritti umani: Dichiarazione Universale, Patti internazionali rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali nonchè Dichiarazione di Vienna del 1993 e relativo Programma d’Azione. E c’è l’esplicito richiamo ai principi della Carta delle Nazioni Unite riguardanti il divieto dell’uso della forza e l’obbligo di risolvere pacificamente le controversie internazionali. Il concetto di pace è chiaramente multidimensionale, comprendente anche gli aspetti economici: “pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani sono i tre pilastri del sistema delle Nazioni Unite e le fondamenta della sicurezza collettiva e del benessere, fra loro interconnessi e reciprocamente rafforzantisi”. Si sottolinea inoltre l’importanza dell’educazione per la pace e i diritti umani, richiamando sia la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani sia la Dichiarazione su una Cultura di pace. All’educazione, come già accennato, è dedicato l’articolo 4 del dispositivo, che fa esplicito riferimento all’obbligo di promuovere le istituzioni nazionali e internationali di educazione per la pace: l’ottica è dunque infrastrutturale. Insomma, per capire il senso della Dichiarazione e operare nella direzione della pace positiva, occorre coniugare insieme preambolo e dispositivo e, naturalmente, utilizzare la proposta iniziale del Comitato Consultivo del Consiglio quale utilissimo sussidio prodotto in sede di lavori preparatori. Questa operazione interpretativa offre chiari elementi per definire il sostantivo ‘pace’ nel senso della pace positiva, cioè come diritto umano fondamentale ad un ordine internazionale e sociale in cui tutti i diritti enunciati nella Dichiarazione universale possono essere pienamente realizzati. Quanto al peso politico dell’ampia maggioranza (34 a favore) con cui è stata approvata la Dichiarazione, si fa notare che ne fanno parte potenze del calibro della Cina, dell’India e della Federazione Russa, la cui popolazione rappresenta i tre quarti della popolazione mondiale. Anche di questo avrebbero dovuto tener conto i paesi occidentali, badando alla sostanza dell’atto più che alla morfologia geopolitica dei sostenitori della Dichiarazione. Il fatto che in questa maggioranza ci siano paesi i cui governi non brillano per il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, mette in risalto la scarsa intelligenza politica e la cattiva coscienza di quei governi che professano fedeltà a valori universali e allo stesso tempo primeggiano nel produrre ed esportare armi e scatenano guerre e interventi armati al di fuori della legalità internazionale. Senza dire che tengono poco conto dell’ampia mobilitazione di società civile per i diritti umani e la pace, la quale da voce alla coscienza morale dei popoli. Ora il testo approvato dal Consiglio diritti umani passa all’Assemblea generale e in quella sede vedremo se la maggioranza aumenterà ulteriormente. Una volta approvata dall’Assemblea generale l’efficacia della Dichiarazione dipenderà dalla diffusione della sua conoscenza e dall’impegno di tutti, a cominciare dagli stati, di riempire di contributi operativi gli scarni articoli del dispositivo. Insomma c’è spazio per lo sviluppo dell’effettività di norme che formalmente sono di soft law, cioè di obbligatorietà leggera (perchè ‘raccomandazioni’ e non accordi giuridici in senso stretto), ma che nella sostanza contengono principi di ius cogens, cioè di altissima precettività. In questo contesto, sarà utile interpretare il testo della Dichiarazione avvalendosi anche, come prima sottolineato, di quanto contenuto nella originaria bozza del Comitato Consultivo, parte integrante dei lavori preparatori. La mobilitazione di società civile ha avuto rilievo particolare in Spagna e in Italia. In Spagna un’iniziativa importante è stata quella della Società Spagnola per il Diritto Internazionale dei Diritti Umani (SSIHRL), successivamente affiancata da Miguel Bosè e da altri artisti che hanno messo in rete una petizione “Right to Peace Now”[10]. In Italia l’iniziativa è partita dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova e dalla Cattedra Unesco Diritti Umani, Democrazia e Pace presso la stessa Università e si è avvalsa della collaborazione del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Sia dall’associazione spagnola sia dal Centro universitario di Padova sono state inviate al Consiglio diritti umani e al suo IWG riflessioni e proposte di carattere sostanziale per il testo della Dichiarazione. Da segnalare, sempre in Italia, la pubblicazione di un numero speciale in inglese della Rivista Pace Diritti Umani/Peace Human Rights dedicato al Diritto alla pace. Il volume, redatto anche con la collaborazione dell’Amb. Guillermet Fernandez e del suo consigliere giuridico, David Fernandez Puyana, è stato consegnato a tutti i membri del Consiglio diritti umani. Caratteristica peculiare della mobilitazione in Italia è stata la partecipazione di centinaia di Consigli comunali e provinciali e di 5 Consigli regionali che hanno approvato la mozione preparata dal Centro Diritti Umani e dalla Cattedra Unesco Diritti umani, democrazia e pace dell’Università di Padova e l’hanno direttamente inviata ai membri del Consiglio Diritti Umani. Da segnalare anche che una delegazione guidata dalla presidenza del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti umani e dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, si è recata a Ginevra il 23 giugno 2014 per consegnare un dossier contenente le prime cento delibere di Comuni e Province. Il 3 luglio 2014 è avvenuto l’incontro al Senato della Repubblica, con ampia partecipazione di Sindaci e rappresentanti di associazioni. Il dossier con le prime cento delibere è stato consegnato al Presidente della Commissione Diritti Umani, Luigi Manconi, e al Presidente del Senato, Pietro Grasso. Questa mobilitazione ha avuto specifico rilievo il 19 ottobre 2014 durante la storica Marcia per la pace Perugia-Assisi. E sarà durante la prossima Marcia per la pace in programma domenica 9 ottobre 2016 nel 50° anniversario dell’adozione dei due patti internazionali del 1966 rispettivamente sui diritti civili e politici e si diritti economici, sociali e culturali, che il movimento per la pace e la nonviolenza potrà chiedere all’Italia e agli altri paesi membri dell’Unione europea di esprimersi a favore del riconoscimento della pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli. Forte anche del fatto che il diritto alla pace, come diritto della persona e dei popoli, ha già trovato esplicito riconoscimento in Italia a partire dal 1988 in migliaia di Statuti di Comuni e Province e in leggi regionali per la promozione della pace e dei diritti umani.

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La più grande nazione del mondo costruita sull’immigrazione – «Ognuno di noi è stato portato qui da qualcun altro», aveva detto l’altro giorno il presidente Obama

La più grande nazione del mondo costruita sull’immigrazione – «Ognuno di noi è stato portato qui da qualcun altro», aveva detto l’altro giorno il presidente Obama | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Dallas come Derry, la città di Stephen King, dove il male non scompare mai. Articolo di Lanfranco Caminiti
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Il TTIP? Un trattato che non si farà, è ufficiale

Il TTIP? Un trattato che non si farà, è ufficiale | Land Grabbing Observer | Scoop.it

Dopo tre anni di negoziazioni, la Francia si sfila dall'accordo Usa-Europa per commercio e investimenti e anche l'Italia ammette l'impossibilità di raggiungerlo in tempi brevi: con Brexit è saltato l'interlocutore più interessato all'intesa, la Gran Bretagna. Per Obama una sconfitta, "per i movimenti della società civile una vittoria: sono stati loro ad avere alzato il velo su un trattato che i Governi discutevano di nascosto", spiega l'esperto Alfredo Somoza.

Dopo tre anni e 14 round di negoziazioni Usa-Europa, il verdetto: il Ttip - Transatlantic Trade and Investment Partnership, Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti - non si farà, né ora né chissà quando. La fresca notizia dell’uscita ufficiale della Francia dalla mediazione (“Non c’è alcuna possibilità che si chiuda la partita prima della fine dell’amministrazione Obama, data l’inconciliabilità delle posizioni delle parti”, ha detto il ministro francese al Commercio estero Matthias Fekl), seguito a ruota dall’esternazione dell’omologo italiano Carlo Calenda (“Manca la fiducia: salterà non solo la collaborazione con gli Stati Uniti ma anche quella già avviata con il Canada, il Cepe”) e soprattutto allo scossone che la Ue ha avuto con la Brexit, ha dato il probabile colpo di grazia. “In pochi anni è cambiato l’umore complessivo delle popolazioni mondiali: lo slancio verso la globalizzazione ha subito una brusca frenata e ora si sta tornando verso il protezionismo e le chiusure nazionali”, analizza Alfredo Somoza, presidente dell’ong Icei, esperto di politiche internazionali. “Dopo anni, ora i populismi hanno aperto gli occhi, di fatto convergendo sulle stesse posizioni dei movimenti della società civile avversi al Ttip. Quegli stessi movimenti che, una volta tanto, sono stati fondamentali nell’arginare un Trattato che era rimasto colpevolmente nascosto dai Governi”, continua Somoza: “è grazie alle mobilitazioni, alla petizione firmata da 3,5 milioni di cittadini europei, che il Ttip è diventando di dominio pubblico facendo così trovare spazio a chi lo giudica un errore”. Francia e Germania in primis, con l’Italia su posizioni contrastanti – anche se la posizione del ministro Calenda era apertamente pro Trattato – e la Gran Bretagna che ha giocato la partita fino alla Brexit: “era la nazione che mediava tra Usa e altri Paesi europei, ora con la sua rottura con la Ue, di fatto ha contribuito a fare saltare il banco”. 

Se la Gran Bretagna volesse andare avanti da sola, “può farlo e ciò non è escluso, anche se a Barack Obama interessa palesemente di più fare l’accordo con tutta l’Unione europea, non solo con i britannici”; sottolinea Somoza, che ha origini argentine e vive da decenni in Italia, dove oltre all’impegno nella cooperazione affianca il giornalismo e la scrittura (è autore del saggio Oltre la crisi. Appunti sugli scenari economici). Ma gli Stati-traino dell’Unione europea hanno fatto capire fin dall’inizio la contrarietà allo spalancare le porte alle politiche commerciali statunitensi senza garanzie in cambio: “la negoziazione andava avanti a rilento proprio per le differenze di approccio, con gli Stati uniti poco disposti a mediare e gli europei non disposti ad accettare diktat. Ora i tempi sono cambiati, e la fine dell’amministrazione Obama riporterà il Ttip in soffitta: Se vincesse Trump, la morte delTrattato sarebbe certa, in caso di elezione di Hillary Clinton ci sarebbe una flebile possibilità di riapertura delle negoziazioni, ma con molta cautela”, riporta Somoza. L’impressione è che il vento è girato e che se ne riparlerà, forse tra un bel po’ di anni. “Questi tentativi di trattati non si chiudono mai, ma possono rimanere moribondi per un periodo anche molto lungo”.

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Dopo la Brexit, Stop TTIP per una vera Europa - nigrizia.it

Dopo la Brexit, Stop TTIP per una vera Europa - nigrizia.it | Land Grabbing Observer | Scoop.it


http://www.nigrizia.it/notizia/dopo-la-brexit-stop-ttip-per-una-vera-europa

L'uscita inglese avrà effetto sulla discussione degli accordi transatlantici? la Francia prende posizione in attesa del Consiglio d'Europa post Brexit: il TTIP va contro gli interessi europei.
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La piena delle acque - come opporsi?

La piena delle acque - come opporsi? | Land Grabbing Observer | Scoop.it

"Se più di due terzi della popolazione attuale del pianeta ha problemi di approvvigionamento idrico, perché non è in grado di pagare il costo che implica il consumo dell’acqua, dobbiamo pensare a un modo diverso di concepirla. Un modo che ne impedisca in modo radicale la mercificazione, l’appropriazione da parte di un gruppo o di una impresa, e che invece consideri meccanismi più orizzontali di approvvigionamento non capitalista. Speriamo così che in futuro la responsabilità sull’acqua sia davvero collettiva." Riprendiamo un pensiero di Oscar Olivera: un ragionamento sulla responsabilità collettiva che ognuno di noi ha sui beni comuni all'umanità. Per mantenere un diritto a volte bisogna essere pronti a rischiare qualcosa...che ne pensate? 

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Il dogma della crescita ha fallito

Il dogma della crescita ha fallito | Land Grabbing Observer | Scoop.it

Ho costituito, insieme ad altri professori ed esperti di economia, l’Istituto di studi interdisciplinari di Bioeconomia. Il Dogma della crescita ha fallito. Serve una proposta ben strutturata con il contributo di tutti, capace di analisi e risposte valide. Serve visione lunga per creare capacità di futuro. Ecco a voi il manifesto.

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I veleni mortali della Dole

I veleni mortali della Dole | Land Grabbing Observer | Scoop.it

Nei giorni scorsi la Dole, tra le più potenti multinazionali del cibo (a cominciare dalla banane), ha ammesso di essere sotto inchiesta da parte del Dipartimento statunitense della Giustizia per la vendita di alimenti contaminati...

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TTIP: si vuole eliminare il diritto di ratifica ai parlamenti

TTIP: si vuole eliminare il diritto di ratifica ai parlamenti | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Il nuovo Ministro dello Sviluppo economico è a favore della sottrazione ai parlamenti nazionali del diritto di ratifica del testo finale del TTIP.
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Deforestazione: come evitarla per sfamare 9 miliardi di persone?

Deforestazione: come evitarla per sfamare 9 miliardi di persone? | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Sarà possibile la deforestazione zero quando saremo 9 miliardi? Secondo uno studio austriaco il tipo di dieta influenza il numero di scenari possibili
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Etiopia: stop al land grabbing

Etiopia: stop al land grabbing | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Il governo etiope ha deciso di sospendere a tempo indeterminato la vendita delle terre agli investitori stranieri. Solo il 30% della terra acquistata è stata coltivata, nel frattempo oltre 10 milioni di persone sono a rischio fame a causa della grave siccità.
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Nella Valle dell'Omo, una catastrofe umanitaria. Un reportage accusa il “sistema Italia”

Nella Valle dell'Omo, una catastrofe umanitaria. Un reportage accusa il “sistema Italia” | Land Grabbing Observer | Scoop.it

La Valle del fiume Omo, 25mila chilometri quadrati di terra, «è caratterizzata da una molteplicità di ecosistemi, culture e lingue». È abitata da numerose comunità indigene (centinaia di migliaia di abitanti per 16 diversi gruppi etnici), che vivono intorno al corso d'acqua e che, data l'inospitalità del territorio, sono riuscite a conservare riti, usanze, metodi di coltivazione, di allevamento e pratiche economiche tradizionali, Human Right Watch denuncia che nell'ovest del Paese, a Gambella, 70mila persone sono state «scacciate dalle loro terre e abitazioni per assecondare le esigenze di investitori stranieri dell’agroindustria. Il ruolo italiano, nella catastrofe, sembra purtroppo centrale, denuncia il rapporto: «In questo contesto, la realizzazione dell’impianto idroelettrico di Gilgel Gibe III da parte dell’italiana Salini Impregilo [che già anni prima aveva realizzato altre due dighe, le Gilgel Gibe I e II] minaccia di distruggere un fragile ecosistema e di mettere a repentaglio la vita delle comunità.

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Amazzonia, gli indigeni hanno vinto: la mega diga non sarà costruita

Amazzonia, gli indigeni hanno vinto: la mega diga non sarà costruita | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Revocata la licenza: la mega struttura avrebbe sommerso 729 chilometri quadrati di foresta.
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Cibo, approvata la legge antisprechi: premiato chi non butta

Cibo, approvata la legge antisprechi: premiato chi non butta | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Il voto definitivo del Senato dopo il via libera della Camera. Rispetto alla norma varata in Francia, che si basa sulla penalizzazione, quella italiana punta
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Nuova campagna contro l’EPA e a difesa dell’Africa Occidentale: firma la petizione!

Nuova campagna contro l’EPA e a difesa dell’Africa Occidentale: firma la petizione! | Land Grabbing Observer | Scoop.it
EPA: Un accordo di impoverimento economico. Attualmente l’Africa occidentale può esportare liberamente i propri prodotti – senza il pagamento dei dazi doganali – verso il mercato europeo, mentre gli Stati dell’Africa occidentale mantengono la possibilità di tassare le importazioni dall’Europa. L’Unione europea ora richiede reciprocità: per continuare a beneficiare del trattamento preferenziale europeo, l’Africa occidentale dovrebbe eliminare le tariffe sull’ 82% delle proprie importazioni dall’Europa. Questo ricatto è chiamato EPA. Questa liberalizzazione del commercio stabilirebbe la libera circolazione della volpe europea nel pollaio dell’Africa occidentale. L’EPA porrebbe in concorrenza l’area economica più ricca del mondo con una delle regioni più povere, solo il 6% dei prodotti dell’Africa occidentale è più competitivo rispetto a quelli dell’Unione Europea! Tutta l’economia locale dell’Africa Occidentale, fatta di aziende per lo più di piccole dimensioni e a conduzione familiare, sarebbe messa in pericolo da questo accordo. EPA: Un aumento della povertà per gli allevatori Mentre in Africa occidentale si moltiplicano le iniziative per sviluppare di filiere di “latte locale”, l’EPA ostacolerebbe questi sforzi. L’accordo eliminerebbe i dazi sulle importazioni di latte europeo in polvere, venduto a prezzi bassi grazie ai sussidi della politica agricola comune dell’UE. E’ vero che oggi questi dazi all’importazione sono molto bassi (5%), ma l’EPA vieterebbe di ripristinarli e aumentarli in futuro. Tuttavia, grazie alla mobilitazione dei produttori di latte, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ha finalmente riconosciuto nel novembre 2015 “l’importanza e la necessità di rivedere nel breve periodo la politica tariffaria per il latte in polvere importato“, tenendo presente l’esempio dell’Africa Orientale, dove una tariffa del 60% sul latte in polvere ha consentito di diventare quasi autosufficienti nella produzione lattiero-casearia. Con l’EPA l’Africa Occidentale non potrebbe più tassare le importazioni di latte in polvere e questo porrebbe in competizione la produzione lattiero – casearia locale con quella europea alla continua ricerca di mercati di sbocco: i produttori africani perderebbero rapidamente i propri mezzi di sussistenza. Inoltre, l’Africa Occidentale perderebbe 1,3 miliardi di euro in dazi all’importazione 5 anni dopo l’entrata in vigore della EPA e 3,2 miliardi il ventesimo anno. La perdita cumulata nel corso dei primi 20 anni sarebbe di 30 miliardi di euro e continuerebbe ad aumentare, il che sarebbe un handicap enorme per l’investimento degli Stati dell’Africa occidentale per lo sviluppo, anche per il sostegno alle aziende agricole familiari e contadine. Come evidenziato da Mamadou Cissokho, Presidente Onorario della Rete delle Organizzazioni Contadine e dei produttori agricoli dell’Africa Occidentale (ROPPA): “Tutti i Paesi che si sono sviluppati hanno cominciato creando le condizioni per la crescita attraverso la protezione dalle importazioni, e solo dopo hanno aperto i propri mercati all’esterno. Oggi non possiamo aspettarci che l’Africa sia il primo esempio a dimostrare che lo sviluppo si ha partendo da una apertura totale al commercio internazionale”. Il tempo è breve, ma il Parlamento europeo può ancora fermare l’EPA! In Africa occidentale, la società civile (organizzazioni contadine, i sindacati, le ONG ) si stanno mobilitando nei propri rispettivi Paesi per impedire la conclusione dell’accordo di partenariato economico. In Europa, il Parlamento Europeo dovrebbe votare la ratifica dell’EPA nel settembre 2016. È urgente agire e mobilitarsi ora per chiedere un voto contro l’accordo. I parlamentari europei hanno un’ultima possibilità di fermare l’accordo, il quale è una minaccia per la sovranità economica e alimentare dell’Africa occidentale ed è sinonimo di impoverimento per migliaia di famiglie africane. Partecipa alla mobilitazione della società civile dell’Africa occidentale e chiedi ai parlamentari UE di: – votare NO alla ratifica dell’accordo EPA tra l’UE e l’Africa occidentale, – mantenere la libertà di accesso dei prodotti dell’Africa occidentale nel mercato europeo, senza reciprocità. Firma e diffondi la petizione al seguente link!
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Stiamo strangolando la terra - Comune-info

Stiamo strangolando la terra - Comune-info | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Ogni giorno danni ambientali ed eventi climatici si susseguono. Articolo di a cura di Alberto Castagnola
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Dal Marocco all'Italia: "tenetevi i vostri rifiuti!"

Dal Marocco all'Italia: "tenetevi i vostri rifiuti!" | Land Grabbing Observer | Scoop.it

Arrivate al porto di al Jadida 2500 tonnellate di rifiuti, con tutta probabilità italiani, ecoballe contenenti plastica dirette ai cementifici di Casablanca e Settat. Nonostante le rassicurazioni del Governo di Rabat, la società civile si sta sollevando contro i rifiuti provenienti dall’Italia che dovranno essere smaltiti in Marocco. Secondo quanto riporta l’Agenzia Nova, la campagna contro la spazzatura italiana è partita dopo la scoperta, nel porto di al Jadida, di una nave carica di 2.500 tonnellate di ecoballe che si teme possano arrivare del sito di stoccaggio di Taverna del Re, in provincia di Napoli. Gruppi di attivisti hanno avviato una raccolta di firme trovando in pochi giorni 10mila adesioni contro l’ipotesi di bruciare questi rifiuti italiani nei cementifici di Casablanca e Settat. Da parte sua, il ministero dell’Ambiente marocchino ha assicurato che lo smaltimento dei rifiuti contenuti nelle ecoballe giunte nel Paese noradfricano «avverrà nel rispetto delle normative internazionali in materia». Secondo fonti del ministero riportate dal sito informativo marocchino «al Youm 24», «le operazioni di ricezione dei rifiuti sono avvenute nel rispetto della legge e non è la prima volta che avviene una cosa del genere, in quanto abbiamo già dato i permessi ai cementifici per smaltire questi rifiuti». La risposta governativa però non ha placato le reazioni. L’Associazione in difesa dei consumatori della città di al Jadida ha chiesto al ministero dell’Ambiente di Rabat di verificare che il carico abbia i permessi necessari per essere smaltito nel Paese nordafricano. Le ecoballe potrebbero, a loro dire, contengono residui di copertoni d’auto e altre sostanze tossiche per la salute dei cittadini. Gli ambientalisti hanno inoltre fatto notare conme l’arrivo di questi rifiuti sia in contraddizione con la nuova politica ecologica di Rabat. «È assurdo – sostengono gli ecologisti – queste ecoballe arrivano proprio proprio mentre il Governo sta conducendo una campagna contro chi usa la plastica e che ha portato al bando dei sacchetti di plastica. Ed è ancora più assurdo se si pernsa che a novembre la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima, Cop 22, si terrà a Marrakesh, in Marocco».

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Nuova campagna contro l’EPA e a difesa dell’Africa Occidentale: firma la petizione! - FOCSIV – Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario

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Una nuova petizione lanciata da circa 40 organizzazioni della società civile, tra cui FOCSIV, chiede ai parlamentari UE di votare NO alla ratifica dell’accordo di partenariato economico (EPA) tra l’UE e l’Africa occidentale e mantenere la libertà di accesso dei prodotti dell’Africa occidentale nel mercato europeo, senza reciprocità. Il Parlamento Europeo dovrebbe votare la ratifica dell’EPA nel settembre 2016, col fine di promuovere lo sviluppo economico dell’Africa Occidentale e ridurne la povertà. Tuttavia le misure commerciali previste nell’accordo condurrebbero soltanto ad un progressivo impoverimento della regione del continente africano. Avviato dall’Unione europea nel 2000, l’accordo di partenariato economico (EPA) dovrebbe promuovere lo sviluppo economico dell’Africa Occidentale e ridurne la povertà. Tuttavia, costringendo la regione a rimuovere la maggior parte della proprie misure di difesa commerciale nei confronti delle importazioni di prodotti europei, gli accordi di partenariato economico servirebbero principalmente gli interessi di una manciata di multinazionali europee a scapito delle popolazioni più vulnerabili dell’Africa occidentale. Mentre il Parlamento Europeo si appresta a votare la ratifica dell’accordo, è urgente agire e sostenere la mobilitazione della società civile dell’Africa occidentale. Firma questa petizione e chiedi ai membri del Parlamento Europeo di votare NO alla ratifica dell’EPA al seguente link!
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Massacro in Brasile per la terra

Massacro in Brasile per la terra | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Massacro in Brasile: i fazendeiros sparano agli indios guarani kaiowa Attacchi armati contro chi reclama la sua terra. Il governo ad interim sta a guardare
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Danimarca, tassa sulla carne bovina

Danimarca, tassa sulla carne bovina | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Il Consiglio etico danese propone una tassa sulla carne bovina per contrastare l'impatto degli alimenti sui cambiamenti climatici.
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La cittadina che ha sconfitto Nestlé

La cittadina che ha sconfitto Nestlé | Land Grabbing Observer | Scoop.it
La nota multinazionale voleva imbottigliare e commercializzare l’acqua di un fiume di Cascade Locks, nell'Oregon. Non aveva fatto i conti con un gruppo di donne, in grado di promuovere una campagna monumentale. E di vincere. Articolo di Maria Rita D'Orsogna
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Ora lo possiamo fermare

Ora lo possiamo fermare | Land Grabbing Observer | Scoop.it
La bella manifestazione del 7 maggio è l'esito di un percorso nei territori. Articolo di Marco Bersani
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Triplica la vendita di armi italiane

Triplica la vendita di armi italiane | Land Grabbing Observer | Scoop.it
Supera gli 8 miliardi di euro il valore delle esportazioni: il 186% in più rispetto al 2014. Le aziende del Belpaese hanno venduto molto, anche nei paesi del sud del mondo. I dati in anteprima della Relazione della presidenza del Consiglio.
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