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Un debutto teatrale al giorno. Le schede degli spettacoli in scena in Italia e all'estero.
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DONNA N. 4 (Eleonora Danco)

DONNA N. 4 (Eleonora Danco) | KLPlay | Scoop.it

"Ho lavorato su un testo fisico, parole come fili cavi che creano ritmi, connessi al corpo  umano. Il corpo di una ragazza, una figura femminile, che potrebbe essere anche maschile, un personaggio che passa inosservato all'esterno, con un mondo interiore deformato che palpita. Il suo rapporto con il cibo è un metronomo attraverso il quale decide di  organizzare la vita, senza errori. Evitare aperitivi, cene, non compra niente, neanche le uova la farina, niente. Modificare il corpo per cancellare i ricordi. Le cose che mangiamo sono un'assunzione di responsabilità, per lei sono uno scopo. Riuscire ad essere metodici. Il cibo diventa anche uno scontro con l'esterno, la realtà urbanistica; nei musei, librerie, metropolitane, ovunque  c'è un luogo per mangiare. Gli odori la obbligano alla memoria. I sughi, i soffritti, le scamorze alla piastra nei bar all'una e mezza. Immagini che affollano la sua testa, un bacino di attrazioni e rifiuti, drastiche decisioni. Come andare avanti se tutto intorno la riporta indietro?  In scena con lei, si aggirano delle persone. A tratti la umiliano, la eccitano. Non smettono mai di muoversi. Sono l'inconscio del personaggio. Un movimento continuo ai margini del cervello. Donna numero 4 sa di essere un'adulta,  dal latino: “cresco (ond'anche Adolescente) nutrire, cresciuto negli anni e nella persona, quanto basta per avere intelletto e discernimento”.  


Eleonora Danco


Donna n. 4
di e con Eleonora Danco
con il Patrocinio Expo Milano 2015

Scritto su commissione di Expo Milano 2015,
con al centro il tema dell'Esposizione Universale di Milano: Nutrire il pianeta-Energia per la vita”

Lo spettacolo è stato pubblicato da Skirà ed Expo Milano 2015 nel volume “Storie di cibo, racconti di vita” di Skirà edizioni


dal 16 al 21 aprile 2013 - Roma, Teatro Vascello

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DELIRIO A DUE (Marcello Cava)

DELIRIO A DUE (Marcello Cava) | KLPlay | Scoop.it

Un uomo e una donna vivono (?) chiusi dentro una casa mentre fuori il mondo muore (?)

A cinquanta anni dalla sua pubblicazione una messinscena sperimentale del testo di Ionesco, tradotto e adattato da Pina Catanzariti: una coppia (Patrizia d’Orsi e Marco Carlaccini) si logora nel delirio dell’abitudine quotidiana, chiusa nel solipsismo del vivere “privato” mentre “fuori” l’umanità (società-mondo) marcia inesorabile verso l’autodistruzione…..

Un lavoro sperimentale su due personaggi-simbolo dell’Uomo-Donna del Novecento di Ionesco, in un contesto di audio, luci e video pensato come installazione scenica da Giuseppe Romanelli, con la colonna sonora di Andrea Petricca, per la regia di Marcello Cava.

Mia madre non poteva mai staccarmi dal teatrino delle marionette, nei giardini del Luxembourg. Avrei potuto restare lì, affascinato, per giornate intere. Eppure non ridevo. Lo spettacolo delle marionette mi ipnotizzava con la visione di quei pupazzi che parlavano, si muovevano, si bastonavano. Ciò che vedevo era il mondo stesso insolito, inverosimile, ma più vero che il vero, riprodotto in una forma estremamente semplificata e caricaturale, quasi per sottolinearne la grottesca e brutale verità.


Portare un messaggio agli uomini, voler dirigere il corso del mondo, o volerlo salvare è compito dei fondatori di religioni, dei moralisti o degli uomini politici….. Un’opera d’arte soltanto ideologica, e null’altro, sarebbe inutile, inferiore alla dottrina cui fa appello….


Nessuna società ha mai potuto abolire la tristezza umana, nessun sistema politico ci libererà dal dolore della vita, dalla paura di morire, dalla sete di assoluto. La condizione umana prevale sulla condizione sociale, non viceversa.


Io invece voglio far apparire sulla scena una tartaruga, trasformarla in un cavallo da corsa, poi far sì che quest’ultimo diventi un cappello, una canzone, un corazziere, un’acqua di sorgente. In teatro si può osare tutto sebbene ora sia il luogo in cui si osa il meno possibile…… Io mi sono proposto, per parte mia, di non riconoscere altre leggi che quelle della mia immaginazione; e poiché l’immaginazione ha delle leggi, ciò è una nuova prova che, in fine dei conti, non è arbitraria.

Da Eugène Ionesco: Note e contronote, Torino 1965

Ognuno è isolato nel suo mondo privato, e il parlare non garantisce la possibilità di comunicare.

Da Tullio De Mauro: Introduzione alla semantica, La Terza 1965, p.60


Delirio a due

di Eugene Ionesco traduzione di Pina Catanzariti

regia Marcello Cava

Lui Marco Carlaccini

Lei Patrizia D'Orsi

colonna sonora Andrea Petricca

video audio e luci Giuseppe Romanelli


dal 11 al 21 aprile 2013 - Roma, Casa delle Culture

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LA BELLEZZA SALVATA DAI RAGAZZINI (Gabriele Vacis)

LA BELLEZZA SALVATA DAI RAGAZZINI (Gabriele Vacis) | KLPlay | Scoop.it

«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore»
(Peppino Impastato)
 

Un progetto di teatro, cinema, arte e vita quotidiana, con le ragazze ed i ragazzi di Alessandria, Vercelli e Novara. Grazie ad uno speciale finanziamento del Dipartimento per le politiche giovanili, con Regione Piemonte e i comuni di Alessandria, Vercelli e Novara, il Teatro Stabile di Torino sperimenta una nuova modalità di proporre, partecipare e realizzare teatro e cinemadocumentario. Un set cinematografico itinerante ed una serie di incontri in forma laboratoriale con maestri d’arte nei luoghi abitualmente frequentati dai giovani metteranno in atto un processo di osservazione e ricerca, sul tema Bellezza. Il percorso prevede la realizzazione di tre momenti teatrali (uno per ogni Città), un film-documentario ed infine, approderà con uno speciale allestimento Bellezza, alle Fonderie Limone nel 2013. Con incontri, set, osservazioni, ascolti, laboratori, messinscene, scritture, i giovani partecipanti potranno mettersi in gioco in prima persona. Artisti locali e non delle varie discipline d’arte e artigianato, con la direzione artistica di Gabriele Vacis, guideranno i giovani in un percorso il cui esito si prevede ricco di sorprese e spunti di riflessione.


La bellezza salvata dai ragazzini
Prima assoluta
progetto diretto da Gabriele Vacis
ideato da Antonia Spaliviero e Gabriele Vacis
scenofonia Roberto Tarasco
Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Regione Piemonte / in collaborazione
con le città di Alessandria, Vercelli, Novara
e il progetto Futuri Creativi della città di Moncalieri in partenariato con le città di Collegno, Rivoli e Grugliasco
Spettacolo inserito in Prospettiva 4


dal 9 al 14 aprile 2013 - Torino, Fonderie Teatrali Limone

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DAS INTERVIEW / L'INTERVISTA (Theater Neumarkt Zurigo)

DAS INTERVIEW / L'INTERVISTA (Theater Neumarkt Zurigo) | KLPlay | Scoop.it

Das Interview is the theatrical adaptation of the namesake film by Theo van Gogh dated 2003. Van Gogh, director and author of numerous feature films, was assassinated in November 2004 by an Islamic fundamentalist for having directed the short film Submission. It was an intense denunciation of violence suffered by some Muslim women, written by Ayaan Hirsi Ali, a Dutch woman of Somali origin. Peter, an important political journalist and war correspondent, is forced to interview a young, provocative and popular star of the television fiction, the blond and inconsistent Katia. The interview begins in a disastrous way and degenerates quickly.

The words become weapons of violence and seduction between the seemingly engaged world of Peter and the formally superficial world of Katia. It is impossible to distinguish the truth from the lies. Peter is a wary man, who claims his belonging to the material world is real, important and serious. She is ephemeral in all of her manifestations. Pierre does not conceal his disdain for her and Katia reacts with pertinent arguments and demonstrates all of the stereotypical temperament, intelligence and shrewdness. So the interview becomes a true intimate contact.

The status of victim and executioner goes from one to the other with a rapid rhythm. The room becomes the metaphor of a ring, where the contenders put in motion a perverse psychological mechanism in which the word is bellowed. It becomes a weapon, that deafens and is fed by lies. There are two worlds that collide : the political commitment of Pierre and the life in technicolor of Katia. In this piece truth and fiction emerge continuously always leaving a margin of doubt. Martin Kusej has worked at the Burgtheater in Vienna, the Staatsschauspiel of Munich, at the Klagenfurt Theater, at the Deutsches Schauspielhaus, as well as at the Volksbuhne of Berlin. From 2011 he is the director of the Bayerisches Staatsschauspiel of Munich.


Das interview

dal film di Theo van Gogh
sceneggiatura Theodor Holman
drammaturgia Rachel Booker
tradotto e adattato per il palcoscenico da Stephan Lack
con Birgit Minichmayr, Sebastian Blomberg
regia Martin Kušej
scene Jessica Rockstroh
costumi Werner Fritz
drammaturgia Rahel Bucher
Theater Neumarkt Zurigo
spettacolo con soprattitoli in italiano
Spettacolo inserito in Prospettiva 4
e nel progetto Teatro di guerra
Prima nazionale

dal 6 al 7 aprile 2013 - Torino, Cavallerizza Reale - Maneggio 

 

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SOGNO IN UNA NOTTE D'ESTATE (Emanuele Conte)

SOGNO IN UNA NOTTE D'ESTATE (Emanuele Conte) | KLPlay | Scoop.it

Tra le ombre del bosco e la luce della reggia di Teseo le vicende dei giovani amanti si aggrovigliano in una matassa difficile da districare. La foresta notturna, rigurgitante di creature ambigue e mostruose, restituisce allo spettatore le stesse suggestive emozioni che regalano le grandi fiabe del passato. Nella notte di San Giovanni, quella che precede le nozze, tutto può accadere.Nel bosco tutto è concesso e i ragazzi, ma anche Oberon e Titania, possono dare libero sfogo alle proprie pulsioni attraverso i turbamenti e le confusioni tipiche della gioventù. Il giorno del matrimonio però bisogna tornare alla normalità e i giovani protagonisti della notte sfrenata saranno allora distaccati spettatori della messa in scena degli artigiani, la vicenda di Piramo e Tisbe che, in fondo, racconta i loro stessi amori.

Shakespeare si diverte a giocare con il pubblico e i personaggi calando tutti in una dimensione di rimandi tipica del teatro nel teatro. La vicenda di Piramo e Tisbe  è anche alla base di Romeo e Giulietta e in questa nuova versione del "Sogno" gli autori sovrappongono il tragico finale scritto da Shakespeare per gli amanti di Verona a quello originale.


Sogno in una notte d'estate

produzione Teatro della Tosse
di Emanuele Conte e Elisa D'Andrea
da William Shakespeare
regia Emanuele Conte
assistente alla regia Yuri D'Agostino
scene Emanuele Conte e Luigi Ferrando
costumi Bruno Cereseto
luci e fonica Tiziano Scali
canzoni dal vivo Viviana Strambelli
con Enrico Campanati
Linda Caridi
Bruno Cereseto
Sara Cianfriglia
Yuri D'Agostino
Pietro Fabbri
Giulia Galiani
Mauro Lamantia
Marco Lubrano
Gianmaria Martini
Dario Sansalone
Viviana Strambelli


dal 4 al 17 aprile 2013 - Genova, Teatro della Tosse - Sala Aldo Trionfo


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IL COSTRUTTORE SOLNESS (Roberto Trifirò)

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Ottocento Henrik Ibsen, in un dramma della sua tarda maturità: Il Costruttore Solness. E torna a domandarselo oggi il regista Roberto Trifirò, che porta sul palcoscenico una rivisitazione moderna della celebre pièce, la storia d’amore tormentata fra un uomo di mezza età e una giovane donna legati da un’intensa attrazione sessuale, ma segnati da dolori del passato che finiranno col distruggere l’ingannevole felicità del presente. Halvard Solness è un uomo di 45 anni di umili origini con il sogno di diventare uno stimato architetto. Le sue aspettative si concretizzano anche grazie ad un fortunato matrimonio con una donna borghese, combinazione che gli fa credere di aver ottenuto tutto ciò che avrebbe potuto augurarsi dalla vita. Quando però tutto sembra andare per il meglio la morte prematura dei figli, avvenuta a causa di un incendio, e la conseguente malattia della moglie riducono l’uomo in uno stato di infelicità per una giovinezza troppo presto sfumata e per un successo in fondo immeritato. Sarà la giovinezza, nelle sembianze della bella Hilde Wangel a sconvolgere in modo irreparabile la vita dell’imprenditore. Un rapporto drammatico pervaso da una forte tensione erotica che condurrà Solness ad una tragica fine.


Il costruttore Solness
di Henrik Ibsen
drammaturgia e regia Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò, Sonia Burgarello,
Angelo De Maco, Luigi Maria Rausa, Elisabetta Scarano
scene e costumi Paola Danesi
progetto luci Andrea Diana, Tony Zappalà
assistenti alla regia Daniele Crasti, Beatriz Lattanzi
progetto in collaborazione con Teatro MA
produzione Teatro Filodrammatici


dal 2 al 14 aprile 2013 - Milano, Teatro Filodrammatici

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REQUIEM FOR GROUND ZERO (Steven Berkoff)

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Requiem for Ground Zero is a poem by Steven Berkoff born to pay homage to the victims of  September 11, 2001. Steven Berkoff writes “at that time I tried to obtain the dates for my piece the Messiah: Scenes from a Crucifixion (winner of the Fringe prize in the year 2000) and naturally it was rejected by all of the subsidized theaters in London. So we staged Messiah at the Oxford Playhouse on the night of the disaster of the twin towers.

The piece was timely. You could say that the inflamed passions and the pain that most people felt that day were partly mitigated by the possibility to identify themselves with another tragedy. Here is the reason why I decided to write this poem , as if I needed to give something to this tragedy; tears, and at the same time to pay tribute, crying and also to express tremendous anger, fury, compassion and ultimately, understanding.

I do not intend to take the parts or make judgments, but simply try to express the atmosphere of that time … capture the “climate” so to speak … Imagine what the oblivious people on the planes felt when they realized they were being hijacked by terrorists whose target was a fatal crash against the symbol and the heart of Manhattan. Imagine what they felt when they made their final telephone call to their loved ones”. Steven Berkoff is an English author, director and actor. He was trained between France and England, his plays have been staged in many countries and in various languages. In 1968 he founded the London Theater Group and a few years later, he began a film career with star filled participation in paramount films such as: Clockwork Orange, Barry Lindon, The Passenger and Octopussy.


Requiem for Ground Zero

di e con Steven Berkoff
East Productions
spettacolo con soprattitoli in italiano
Spettacolo inserito in Prospettiva 4
e nel progetto Teatro di guerra


27 - 28 marzo 2013 Torino, Cavallerizza Reale - Maneggio 

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LA CAPITALE DEL DOLORE (Antonio Sinisi)

LA CAPITALE DEL DOLORE (Antonio Sinisi) | KLPlay | Scoop.it

SINOSSI

L’agente Ed Marfan, proveniente dai paesi esterni, è in missione a Badenurbe per indagare sulla scomparsa di alcuni suoi amici. Ad accoglierlo una donna (oppure un individuo modificato), Susi Susha, che lo scorterà all’interno del meccanismo urbano. Mentre l’una mostra la disumanizzazione accettata e condivisa dai cittadini lui le svela il lato umano della realtà. Una messa in scena ispirata ad Alphaville di Jean-Luc Godard. Tra noir e umorismo nero, Ed Marfan riuscirà a rivoltare la Capitale del Dolore? E Susi Susha che fine farà?


NOTE DI LAVORO

Mai ci eravamo piegati a sacrificare alla mostruosa assurda ragione.

- Dino Campana

Come ci si può ispirare ad un film come Alphaville in uno spazio scenico teatrale? Semplice. Tutto si può fare tranne che imitarlo piuttosto cercare di evolverlo. Trovare le fessure, attraversarle e proseguire su una strada parallela, ma differente. Tutto il nostro lavoro è stato discostarsi e tracciare i nostri percorsi, abbattendo le prigionie fisiche e mentali, sia quelle che riguardano il film, sia quelle “convenzionalmente” teatrali. Scarnificare, per non piegarsi, permettendo andando contro l’immagine e la ragione. Nel nostro percorso di prove fino cerchiamo con tutte le forze di non rinunciare a noi stessi: non vi è ne La Capitale del Dolore una rigida distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso. Nell’esplorazione della realtà basata su questo concetto, le finzioni del teatro sono finte, ma senza far finta. La Capitale del Dolore è “una macchina curiosa”, una drammaturgia divisa in tre movimenti, testo composto basato principalmente sul ritmo, e sulla partitura e vocale della donna e dell’uomo in scena. La Capitale del Dolore è il secondo capitolo della Trilogia sulla Disumanizzazione, iniziata qualche anno fa con Kullus e che proseguirà con un terzo lavoro. Mi auguro un abbandono nel lavoro.

a.s.


La capitale del dolore
con Elisa Turco Liveri, Simone Di Pascasio

scene e costumi: Maria Giovanna Spedicati

collaborazione ai movimenti scenici: Antonella Massimini

disegno luci: Alessandro Sclavo

foto di scena: Riccardo Floris

ufficio stampa: Giusi Palomba

produzione: natacha von braun

messa in scena: Antonio Sinisi


dal 22 al 24 marzo 2013 - Roma, Teatro Piccolo di Pietralata

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BLONDI (Sgorbani/Martinelli/Fracassi)

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Blondi è un monologo, parte del progetto Innamorate dello spavento, in cui l’autore Massimo Sgorbani cattura le voci di alcune figure femminili legate al Führer, che precipitano inarrestabili verso la fine del Reich. Blondi è il pastore tedesco di Hitler. Una femmina. Perdutamente innamorata del suo padrone. Una bestia che mangia, corre, gioca, ansima e muore. Per amore. Cavia di quel cianuro che fu l’unica via di fuga di un’epoca in rovina. Nel suo atipico racconto della vita del Führer c’è amore a quattro zampe, sottomissione, devozione, preghiera. Ma insieme all’amore c’è sempre la paura.
Il regista Renzo Martinelli indaga un immaginario che ha sentore d’infanzia e di terrore, quel genere di terrore che solo i bambini conoscono, quando si spengono le luci e dal buio può nascere, ancora e ancora, l’uomo nero...


Blondi
di Massimo Sgorbani
regia Renzo Martinelli
dramaturg Francesca Garolla
progetto scenografico Renzo Martinelli
luci Claudio De Pace
suono Fabio Cinicola
con Federica Fracassi
e la partecipazione in scena di Lorenzo Demaria e Daniele Molino (allievi del corso Barrault della scuola del Piccolo)
produzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa
in collaborazione con Teatro i


dal 22 al 28 marzo 2013 a Milano, Piccolo Teatro Studio Expo

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HOTEL BELVEDERE (Paolo Magelli)

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Ödön von Horváth scrisse Hotel Belvedere nel 1923, all'età di ventidue anni.
Nella prima stesura del testo, sul manoscritto, appare più volte la dicitura poi cancellata ma che sembra riemergere sempre e con forza, Hotel Europa.
Come ben sappiamo l'Europa che l'impero austriaco gestiva fu il primo tentativo di unire popoli diversi in un sistema di monarchia associativa.
Franz Ferdinand venne ucciso a Sarajevo anche per la sua visione moderna e tollerante di questa idea politica.
Horváth era ossessionato dalla incapacità che l'aristocrazia e la borghesia intellettuale mitteleuropea mostravano nei confronti delle utopie positive.
Fu il primo a riconoscere che dietro la facciata della grandezza si nascondeva un mondo volgare, malato e esclusivamente legato al potere del denaro. Un materialismo che avrebbe portato direttamente al nazismo.
Il bambino Horváth aveva capito che dentro le cupole dorate dello Jugendstil, dietro gli ori di Klimt e dentro gli occhi dei personaggi di Schiele, c'era il vuoto e la disperazione.
Strano, ma l'Europa di oggi pare essere non andata molto lontano da quell'Europa di Horváth.
I sette personaggi che si incontrano nel polveroso Hotel Belvedere lo dimostrano in ogni atomo della loro presenza scenica.
In questo testo, infatti, si incontrano e si scontrano con indicibile violenza e humour noir tutte le classi sociali di una Europa senza amore affaccendata a salvare se stessa e a distruggere gli altri, i più deboli.
Questo testo non è soltanto un incredibile vaticinio che ci porterà agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ma ci lascia sconcertati perché in esso riconosciamo senza dubbio le inquietanti anomalie antiutopiche della storia che stiamo vivendo.
Paolo Magelli


Hotel Belvedere
di Ödön Von Horváth
traduzione Paolo Magelli

regia PAOLO MAGELLI
scene Lorenzo Banci
costumi Leo Kulaš
luci Roberto Innocenti
musiche Alexander Balanescu
dramaturg Željka Udovičič

Personaggi e interpreti:
Max Francesco Borchi
Karl Daniel Dwerryhouse
Müller Marcello Bartoli
Strasser Fabio Mascagni
Barone Emanuel von Stetten Mauro Malinverno
Baronessa Ada von Stetten Valentina Banci
Christine Elisa Cecilia Langone

nuova produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana
PRIMA NAZIONALE


dal 10 al 21 aprile 2013 - Prato, Teatro Metastasio


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DELIRIO A DUE - ANTICOMMEDIA (Le Belle Bandiere)

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I dialoghi tra innamorati annoiano, mentre - dalle comiche di Stan Laurel e Oliver Hardy ai film di Woody Allen - i litigi degli innamorati e delle coppie fanno tanto ridere... Dopo La pazzia di Isabella - vita e morte di Comici Gelosi e L'amante di Harold Pinter, in occasione del compimento dei primi vent'anni di esistenza della compagnia, Le Belle Bandiere, co-prodotti da Fondazione TPE, giocano con una nuova coppia che è talmente impegnata in un continuo rito di funambolici dialoghi sospesi tra assurdo e realtà da diventare impermeabile a tutto ciò che avviene fuori dal magico perimetro dell’appartamento: dai soffitti che crollano, alle bombe che esplodono, alle stragi della guerra civile che infiamma, testimonianza di una civiltà in profonda crisi... E non è certo un caso se i protagonisti dell'irresistibile scherzo teatrale di Eugène Ionesco non hanno nemmeno più un nome proprio, ma sono soltanto Lui e Lei, ovvero, forse, un poco tutti noi...


DELIRIO A DUE - ANTICOMMEDIA

da Eugène Ionesco

elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci e Marco Sgrosso

luci Loredana Oddone

registrazioni e live electronics Raffaele Bassetti

direttore di scena Giovanni Macis

scene e costumi Nomadea realizzazione costumi Marta Benini

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA / LE BELLE BANDIERE

in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Russi


dal 9 al 20 aprile 2013 - Torino, Sala prove Teatro Astra

 

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IO, LUDWIG VAN BEETHOVEN (Corrado D'Elia)

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Ludwig van Beethoven fu uno dei più grandi geni musicali mai esistiti.
Non si può comprendere il genio con occhi normali, non rientra in nessuna categoria e la sua complessità non si può afferrare. Indagarne la vita vuol dire accostarsi ad altezze umanamente insolite, rubarne per un istante la grandezza e la follia per raggiungere ebbrezze ed emozioni insperate.

Così, partendo da una passione antica, ci accostiamo a Beethoven con emozione per indagarne non solo i tanti misteri, la sordità, i rapporti col padre e con il suo tempo, il suo talento, gli amori, profondi e contrastati, le sue durezze, ma soprattutto la sua musica... la sua musica immortale.

E quella Nona Sinfonia, quei quattro movimenti così conosciuti e amati che hanno cambiato la storia della musica per sempre. Perché Beethoven aspettò dieci anni per comporre la Nona? Avendo la musica già in testa.... Cosa successe in quei dieci anni? Cosa cambiò nel mondo che lo circondava e cosa successe dentro di lui, e soprattutto, come si preparò alla serata della prima rappresentazione, a Vienna, il 7 maggio del 1824? Ci vuole tempo per raccontare la bellezza. Chiudiamo gli occhi ed ascolteremo come mai abbiamo fatto prima.


Io, Ludwig Van Beethoven

progetto e regia di Corrado d'Elia
con Corrado d'Elia

Produzione Teatro Libero


dal 6 al 21 aprile 2013 Milano, Teatro Libero

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MULINI A VENTO (Sara Sole Notarbartolo)

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Sara Sole Notarbartolo, regista e autrice fra le più interessanti della nuova scena italiana, propone il suo ultimo lavoro, Mulini a vento. Lo spettacolo, spiega nelle sue note di regia, "nasce come risposta e restaurazione del santo folle che guida, a volte malgrado me, la mia scrittura e il mio teatro.
I caratteri e i tipi del romanzo di Cervantes assumono su di sé le meravigliose avventure d’altri tempi che mi raccontavano i miei nonni e che furono base e sprone di ogni mia costruzione di fantasia.
Così i Mulini a vento contro cui combattere diventano i fascisti delle colonie africane con cui aveva a che fare nonno Cesare, o le apparizioni di santi e Madonne, a volte bellissime, a volte terribili con cui aveva a che fare nonna Maria.
Mulini a vento è uno spettacolo di meraviglia e gratitudine, è avventuroso, musicale, festoso e doloroso come la memoria".


I personaggi
Don Cesare, spesso frainteso con Don Chisciotte della Mancha.
Donna Maria di Masola, sembiante spesso Sancho Panza.
Coreco’, la quale appare in molte vesti fra le quali si intendono tale Pulcretudine Similrosa, Sibilla, Dulcinea Del Toboso, Morgana, le tre donzelle in pericolo ed altre anche degne di nota.
Il primo uomo è magro e alto, allampanato, che potrebbe sembrare un Don Chisciotte.
L’altro che in un primo momento ci era sembrato una vecchia signora col bastone è invece un goffo, prosaico, gioioso giovanotto ed ha come impellenza che questa storia e questo viaggio possano giungere ad una subitanea fine.
La donna è bella che sembra una visione e li segue in questo viaggio più come un angelo protettore e una iattura che come una persona. Sarà Dulcinea e il fantasma di un albero di tiglio così come anche Morgana la fata e la Madonna in persona, scesa personalmente a intercedere a nostro favore, per la buona risoluzione di tutte le cose.
Tutti loro hanno da compiere una missione: un passaggio deve avvenire, un passaggio fondamentale senza del quale niente al mondo può più andare avanti.


La storia
Tutti i personaggi nascono da un unico racconto, fatto da due nonni a una bambina, con l’intento di farla uscire dall’armadio in cui si è chiusa. Poi il racconto si apre, diventa corpi, figure, cavalli, storie, assassini, miracoli, resurrezioni, apparizioni, ritorni, prodigi, esili, canzoni, scelleratezze, lande stregate sotto la malia dello zucchero, prove di morte, prove d’amore, prove di seduzione, prove di resistenza, paure, paure, paure sempre più grandi tanto che poi, anche quando alla fine poi arriva per davvero, la morte a confronto sarà una cosa piccolissima.


Mulini a vento

con Luca Saccoia, Valentina Curatoli, Marco Palumbo
scene Luciano Di Rosa
costumi Gina Oliva
musiche originali Massimo Cordovani
drammaturgia corporea Costantino Raimondi 
assistente alla regia Fabrizio Cantaro 

produzione Taverna Est Teatro e Ex Asilo Filangieri \ La Balena in collaborazione con Magazzini di Fine Millennio


dal 4 al 7 aprile 2013 - Napoli, Teatro Ridotto

 

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ODISSEY (Robert Wilson)

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L’Odissea di Omero è un’opera emblematica che rappresenta in maniera formidabile l’insopprimibile bisogno dell’uomo di conoscere e il suo inarrestabile viaggio in cerca delle radici della propria esistenza. Robert Wilson crea una versione teatrale di questo straordinario poema epico, con la sua capacità, unica, di penetrare radicalmente nel testo, portarne alla luce nuovi significati, rivelandone in modo magico gli aspetti più sorprendenti, gli elementi inattesi e combinando continuativamente il piano del fantastico e quello della realtà.
Per questo nuovo lavoro, Wilson ha scelto l’ultima versione del poeta inglese Simon Armitage che il Guardian ha definito “fast, furious and fun”.
Wilson firma anche la scenografia e le luci (in collaborazione con Stephanie Engeln e Scott Bolman); i costumi sono affidati a Yashi Tabassomi, mentre Hal Willner supervisiona le musiche, eseguite dal vivo. Un ensemble di diciassette attori greci si alterna in differenti ruoli nel corso dello spettacolo. L’interesse del progetto Odissea risiede nello sguardo assolutamente contemporaneo con cui Wilson si accosta al poema omerico. Attraverso il teatro, si stabiliscono collegamenti tra l’antico e il moderno, dando una nuova lettura al tema eterno della lotta della specie umana per sopravvivere e migliorare la propria condizione in un mondo che, oggi totalmente esplorato, sentiamo paradossalmente ignoto nella complessità in continuo cambiamento.

Perché vederlo?
Perché è il primo incontro di Bob Wilson con il mito antico, riletto in una chiave contemporanea grazie all'intervento del poeta inglese Simon Armitage. Perché in questa "fiaba"e nei suoi archetipi, Wilson ha modo di manifestare il proprio talento immaginifico. Perché è da Ulisse che tutti discendiamo.


Spettacolo in greco moderno con sovratitoli in italiano

Durata: due ore e 45 minuti


Odyssey
progetto, regia, scene e luci Robert Wilson
testo Simon Armitage, drammaturgia Wolfgang Wiens
musica Theodoris Ekonomou
collaborazione alla regia Ann-Christin Rommen/Tilman Hecker
costumi Yashi Tabassomi
collaborazione alle scene Stephanie Engeln
supervisione musicale Hal Willner
collaborazione alle luci Scott Bolman
traduzione in greco moderno Yorgos Depastas
voice coach Melina Paionidou
suono Studio 19 - Kostas Bokos, Vassilis Kountouris
assistente alla regia Natassa Triantafylli
assistente alle scene Maria Tsagari
assistenti ai costumi Vassiliki Syrma
scenografie, oggetti di scena e costumi realizzati dai Laboratori del Piccolo Teatro
con Konstantinos Avarikiotis, Thanasis Akkokalidis, Yorgos Glastras, Zeta Douka, Stavros Zalmas, Marianna Kavalieratou, Lydia Koniordou, Alexandros Mylonas, Maria Nafpliotou, Vicky Papadopoulou, Lena Papaligoura, Akis Sakellariou, Yorgos Tzavaras, Apostolis Totsikas, Nikitas Tsakiroglou, Yorgis Tsambourakis, Kosmas Fontoukis
pianoforte Thodoris Ekonomou
Ciclope (voce fuori scena) Dimitris Piatas
produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, National Theatre of Greece, Athens

Special Sponsor ALI GROUP - CARPIGIANI
Si ringrazia Fondazione Berti per l’Arte e la Scienza


dal 3 al 24 aprile 2013 - Milano, Piccolo Teatro Strehler

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S.A.D. (Batisfera)

S.A.D. (Batisfera) | KLPlay | Scoop.it

S.A.D. è uno spettacolo teatrale.
S.A.D. è un evento.
S.A.D. è altamente democratico perché il pubblico in sala deciderà col voto cosa far succedere sul palco. Gli spettatori potranno finalmente intervenire sullo spettacolo e decidere, modificare, risolvere.
S.A.D. prende il via da una triste tragedia che colpisce una famiglia come tante altre. Il piccolo Alfredo è morto. Un bambino di 3 anni non c’è più, è scivolato nel lago durante una gita in barca, i suoi genitori non potranno più abbracciarlo. Presto il dolore distrugge la famiglia e fa emergere incomprensioni e bugie sulle quali si fondavano i loro rapporti. Gli sventurati non possono superare da soli questo inferno, la sofferenza li allontana, la rabbia e le recriminazioni distruggono le relazioni.
Come superare quest’evento che lacera i cuori e secca le lacrime agli occhi?
Il voto democratico darà la possibilità al pubblico in sala di modificare gli eventi, sciogliere i nodi, portare il sorriso. Quali erano le parole giuste da dire? L’atto più caritatevole?
Solo il pubblico potrà deciderlo. Chi aveva ragione? Chi potrà aiutare a capire?
Lo deciderà il voto democratico. La maggioranza potrà trasformare un cupo evento in un gioioso inno alla vita. Riuscirete a farlo?
S.A.D. vede coinvolto un cast numeroso e variegato che rende questo spettacolo un evento unico ed irripetibile. Un’ esplosione di situazioni e personaggi, profondi e grotteschi, lirici e comici, scelti dal voto democratico con l’unico scopo di lenire la sofferenza. Una riflessione sul dolore, la vita e la democrazia che diventa spettacolo.


S.A.D. Spettacolo Altamente Democratico
con
Nunzio Caponio, Rossella Faa, Eleonora Giua, Enrico Incani, Michela Laconi, Simeone Latini, Alessandra Leo, Emanuele Masillo,Felice Montervino, Vanessa Podda, Valentina Puddu
produzione Batisfera
testo e regia Valentina Fadda e Angelo Trofa
assistente alla regia Giorgia Sorrentino
coreografie LucidoSottile
scenografia Salvatore Aresu
scenotecnico Pietro Rais
disegno luci Lorenzo Perra
con la partecipazione dei ragazzi del Workshop
Andrea Bonetti, Massimiliano Caboni, Stefania Cau, Francesca Maria Cogoni, Margherita Delitala, Carlo Costantino Licheri, Maria Elena Littarru, Silvia Loche, Margherita Margarita, Consuelo Melis, Gianluigi Serci, Sonia Soro, Fabrizio Zucca
Costumi realizzati all’interno del laboratorio di Costumistica tenuto da Salvatore Aresu con l’assistenza di Sara Sechi e Arianna Caredda
da Alice Arca, Carla Cabras, Claudia Cabras,Debora Deidda, Samuele Falchi, Veronica Feboli,Antonietta Matta, Maura Pilleri, Simona Pira, Enrica Podda, Valentina Podda, Giacomo Salis, Valentina Sulis


dal 27 al 29 marzo 2013 - Cagliari, Teatro delle Saline

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LE VOCI DI DENTRO (De Filippo / Servillo)

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Dopo la lunga tournée internazionale della Trilogia della villeggiatura di Goldoni, Toni Servillo torna al lavoro sulla drammaturgia napoletana.
“Eduardo De Filippo - spiega Servillo - è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare, dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. Le voci di dentro è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria ‘atomizzazione della coscienza sporca’, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilità di far nulla per redimersi. Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito, personaggio-uomo, scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra morale.”
Una folta compagnia di attori napoletani di diverse generazioni affiancherà in scena Toni Servillo, a partire dal fratello Peppe, nel ruolo di Carlo Saporito, fratello anche nella commedia.

Perché vederlo?
Per godere di un affresco corrosivo della nostra società, in cui l’odio e l’invidia sono i convitati di una cena che si consuma ogni giorno tra ipocrisia e corruzione morale.
Una commedia scritta nel 1948 ma dal forte sapore profetico, capace di evocare tante realtà di oggi.

Durata: un'ora e 50 minuti senza intervallo


Le voci di dentro
di Eduardo De Filippo
regia Toni Servillo
scene Lino Fiorito, costumi Ortensia De Francesco
luci Cesare Accetta, suono Daghi Rondanini
assistente alla regia Costanza Boccardi
con (in ordine di apparizione) Betti Pedrazzi, Chiara Baffi, Marcello Romolo, Lucia Mandarini, Gigio Morra, Peppe Servillo, Toni Servillo, Antonello Cossia, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino
coproduzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro di Roma, Teatri Uniti
in collaborazione con Théâtre du Gymnase, Marseille
in occasione di Marseille Provence 2013 Capitale Européenne de la Culture

dal 26 marzo al 28 aprile 2013 - Milano, Piccolo Teatro Grassi 

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FUORI VIA (Gigi Gherzi)

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“Fuori via” è una espressione lombarda molto cara a Testori che diceva, a proposito della sua passione militante per l’arte lombarda, di aver fondato il gruppo dei critici Fuori Via, di cui era presidente essendone anche l’unico partecipante.

Forse non era l’unico, perché nel delicato spettacolo di Gigi Gherzi per la regia di Maurizio Schmidt, c’è un bambino che negli anni 60 segue controvoglia il proprio padre tutte le domeniche per strade impervie, alla ricerca di chiesette e madonnine sperdute fuori via. Quel padre è affascinato dagli scritti di Testori che fanno da guida a quelle gite. E nel dialogo silenzioso che nasce tra quel bambino e quel maestro, emergono domande che lo porteranno in futuro a percorrere a sua volta strade teatrali che lo porteranno “fuori via”.

Il testo avvia il delicato svolgimento dei fili di una memoria intima e familiare e sullo sfondo dei ricordi infantili di una antica visita al Sacro Monte di Varallo Sesia, sviluppa un dialogo immaginario sull’oggi con Giovanni Testori, un sogno e un gioco teatrale carico di affetto ed ironia.


Fuori via
di e con Gigi Gherzi
regia di Maurizio Schmidt

produzione Teatro Franco Parenti


dal 22 al 24 marzo e dal 2 al 7 aprile 2013 - Milano, Teatro Franco Parenti

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ORESTE (Marco Bellocchio)

ORESTE (Marco Bellocchio) | KLPlay | Scoop.it

Marco Bellocchio fa i conti con l’Oreste di Euripide: il mito antico della tragedia euripidea si confronta  e si (con)fonde  con il mito moderno de “I pugni in tasca”.  
Lo spettacolo nasce da uno studio presentato la scorsa estate al Festival del Teatro Antico di Veleia, da un’idea di Marco Bellocchio. 
Protagonista nel doppio e difficilissimo ruolo di Oreste/Ale è Pier Giorgio Bellocchio, già apprezzato interprete nella versione teatrale de “I pugni in tasca” dello scorso anno e nel recente “A porte chiuse” di Jean Paul Sartre, regia e traduzione di Filippo Gili...


Oreste

da Euripide

di Marco Bellocchio

regia Filippo Gili
drammaturgia Marco Bellocchio e Filippo Gili
con Pier Giorgio Bellocchio, Massimiliano Benvenuto, Katia Gargano, Filippo Gili, Liliana Massari, Rossana Mortara,Vanessa Scalera
e con Gianni Schicchi
scenografia Roberto Rabaglino
costumi Daria Calvelli
disegno luci Giuseppe Filipponio
fonica Jacopo Valentini
produzione esecutiva Paola Pedrazzini
produzione Associazione Marco Bellocchio
Festival di Teatro Antico diVeleia

Compagnia Atacama


dal 21 al 24 marzo 2013  Roma, Teatro Vascello


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