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Irap e Professioni Informatiche: chi lavora online non deve pagarlo

Irap e Professioni Informatiche: chi lavora online non deve pagarlo | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Fisco e incertezza sono ormai l'equazione perfetta.

 

Quando si parla di Irap è ancora più vero.

 

Si ripropone ancora una volta il dilemma per quasi due milioni tra professionisti e piccoli imprenditori il dilemma se pagare o meno l'imposta.

 

La legge di stabilità del 2013 ha previsto un fondo per l' esenzione che però scatterà solo dal 2014 e comunque dispone di risorse limitate.

 

Mentre la sentenza 11157/2013 della Suprema corte ha di fatto precluso la strada dell'esonero per l'impresa familiare.

 

Così per prendere una decisione bisogna fare almeno tre verifiche e cercare qualche appiglio nei precedenti della Cassazione e delle Commissioni tributarie.

 

Per evitare il prelievo bisogna:

 

1. non essere responsabili di un'organizzazione e

 

2. non avere dipendenti in pianta stabile o

 

3. non utilizzare beni strumentali in misura superiore rispetto al minimo necessario .

 

Facile a dirsi, molto più completato da tradurre in pratica, proviamo allora a vedere le situazioni (comunque particolari e mai generalizzabili a tutti i contribuenti di quella categoria) in cui le sentenze hanno fatto finora chiarezza. 

 

Fermo restando che i diretti interessati possono sempre scegliere la via più sicura di pagare (per evitare poi brutte sorprese) e poi chiedere il rimborso non oltre i quattro anni dal versamento.

 

Fonte: Giovanni Parente - Il Sole 24 Ore - http://bit.ly/ZGFVzF

 

Per conoscere tutte le casistiche già affrontata dei giudici di Cassazione vai qui: http://bit.ly/ZGFVzF

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

 

 

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Per le professioni informatiche, per chi lavora sul web in sostanza, valgono le medesime osservazioni esposte in questo ottimo articolo di Giovanni Parente.

 

In linea di massima, ad ogni modo, è difficile che chi lavora online sia costretto a versare l'Irap ciò in quanto, nella situazione attuale, molto spesso si inizia a lavorare con il proprio pc.

 

Nessuna organizzazione allora viene evidentemente a configurarsi, soprattutto in assenza di collaboratori o personale dipendente.

 

Ecco quindi un altro motivo per iniziare a creare la propria strada sul web.

 

Luca Taglialatela

 

www.fiscosulweb.it

 

 

 

 

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E se Google ci spiasse ...

E se Google ci spiasse ... | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Google ha reso noto di aver brevettato il software “Policy Violation Checker”, un programma capace di leggere le e-mail e i documenti digitali dei dipendenti dell’azienda. Si tratterebbe di una sorta di correttore ortografico, con funzioni di"censura preventiva", capace di avvertire l’utente  dell'eventuale presenza di un contenuto "problematico".


In particolare, il "Policy Violation Checker", con le dichiarate finalità di tutelare la proprietà intellettuale, impedire la fuga di dati, prevenire danni, anche d’immagine, all’azienda e la probabile commissione di reati, controllerebbe tutti i files alla ricerca di determinate parole chiave, frasi, parole o riferimenti potenzialmente “a rischio”, confrontandoli in tempo reale con un database remoto. 


Un sistema, dunque, che potrebbe rivelarsi utile, ma anche un’arma a doppio taglio: si tratterebbe, infatti, di uno strumento di monitoraggio molto potente.


La società si è difesa dalle numerose critiche sollevate in merito alle potenziali violazioni della privacy e, al fine di chiarire le proprie intenzioni, è intervenuta con una dichiarazione rilasciata dal portavoce Matt Kallman il quale ha spiegato come al momento si tratti esclusivamente di un concept, non destinato a divenire un’applicazione commercializzabile. 


Google deposita numerose  domande di brevetto per un’ampia varietà di idee sviluppate dai propri dipendenti.


Kallman ha, infatti, chiarito che “Alcune di queste idee nel tempo si trasformano effettivamente in prodotti e servizi, altre no. Non necessariamente è corretto dedurre dalle nostre domande di brevetto l’idea che potremmo in futuro lanciare un prodotto”.


Fonte: http://bit.ly/125iO47



A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it



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Buone nuove per Fisco e Web

Buone nuove per Fisco e Web | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Siglata intesa fra Agenzia Entrate e associazione dei commercianti per incrementare l'uso dei servizi web 

 

Si allargano le intese dell’Agenzia delle Entrate con le categorie produttive per facilitare l’adempimento degli obblighi fiscali e favorire l’accesso ai servizi di assistenza e informazione offerti dall’Amministrazione finanziaria.

 

Il 22 maggio è stato infatti firmato un protocollo d’intesa dal direttore della Direzione regionale della Lombardia, dottor Eduardo Ursilli e il presidente di Confcommercio Lombardia Carlo Sangalli, per garantire una semplificazione dei rapporti tra le parti, implementando in particolare l’utilizzo dei canali informatici. 

 

Il protocollo segue l’accordo quadro siglato a livello nazionale nel luglio 2012 e sviluppa a livello regionale i principi di collaborazione e di interesse comune per il miglioramento dei rapporti tra l’Agenzia delle Entrate e gli intermediari istituzionali nel garantire servizi efficaci e facilmente fruibili. 

 

Confcommercio Lombardia si rivolge infatti alla più vasta platea delle imprese lombarde del terziario, del commercio, del turismo e dei servizi. Per favorire questa collaborazione l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione i propri servizi di assistenza e informazione tramite i canali di contatto telematico, telefonico e di sportello.

 

Sarà quindi possibile in modo rapido richiedere servizi ed effettuare adempimenti, tra i quali: 

 

- l’assistenza su comunicazioni di irregolarità, 

 

- avvisi telematici e cartelle (CIVIS); 

 

- rilascio variazione e cessazione partita IVA; 

 

- codici fiscali registrazione contratti di locazione (SIRIA web, IRIS web, Locazioni web); 

 

- accesso al cassetto fiscale dei propri clienti anche per il reperimento delle informazioni utili agli ulteriori adempimenti fiscali (es. versamenti eseguiti, dichiarazioni presentate, stato dei rimborsi).
 
Tutto ciò favorirà un significativo risparmio di tempo e di costi di spostamento per le imprese e contribuirà ad una più efficiente razionalizzazione delle risorse degli uffici territoriali dell’Agenzia.

 

 Inoltre sono già attive due caselle di Posta Elettronica Certificata (PEC) dedicate all’assistenza sulle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del d.P.R. 600/1973 e dell’articolo 54-bis del d.P.R. 633/1972, sulla correzione dei modelli di pagamento F24 e sugli scarti dei modelli di pagamento F24 contenenti compensazioni Iva. 

 

Fonte: http://bit.ly/10V2mlt

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it 

 

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Fare i conti con i vuoti normativi in materia di economia digitale? Si deve e si può. wwwstories - wwworkers - La community dei lavoratori della rete

Fare i conti con i vuoti normativi in materia di economia digitale? Si deve e si può.  wwwstories - wwworkers - La community dei lavoratori della rete | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Come avviare la propria attività online facendo i conti con i vuoti normativi del nostro Paese in materia di imprenditoria digitale?

 

Luca ha pensato di offrire la sua consulenza - rigorosamente online - a tutti i nuovi wwworkers! 


Parola di www.fiscosulweb.it


Per la serie "dicono di me" leggi la mia l'intervista pubblicata da www.wwworkers.it


http://bit.ly/182dWzS




Luca Taglialatela's insight:


Il problema sono i vuoti normativi che rendono oltretutto di difficile inquadramento legale l’utilizzo dei nuovi strumenti telematici.

 

A mio avviso, per fare un esempio, a molto gioverebbe l’individuazione di una nuova nozione di “bene immateriale” nell’ambito dell’imposizione diretta.

 

Ciò condurrebbe senz’altro a far luce sul corretto inquadramento fiscale da attribuirsi allo sfruttamento economico dei diritti patrimoniali connessi alle “opere dell'ingegno” ed alle invenzioni industriali in genere.

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Come posizionarsi online e vendere in mobilità - News - wwworkers - La community dei lavoratori della rete

Come posizionarsi online e vendere in mobilità - News - wwworkers - La community dei lavoratori della rete | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it
Come posizionarsi online e vendere in mobilità - News L’errore più comune per un’azienda che si affaccia nell’e-commerce? Proporre sul web lo stesso prodotto alla stessa maniera, applicando magari un po’ di sconto .

Via Mauro Migli
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La ripresa del Made in Italy passa dall’E-commerce

La ripresa del Made in Italy passa dall’E-commerce | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it
Netcomm eCommerce Forum 2013, l'E-commerce nel nostro paese continua a crescere. Gli acquirenti online attivi sono aumentati di oltre il 50%, 13,6 milioni

Via Carlo Mazzocco
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Roberto Vigiani's curator insight, May 30, 2013 4:02 AM

Ecco! Così molti improvvisati investiranno qualche centinaia di euro per l'E-Commerce è il "futuro"...

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Privacy e Giganti della rete: chi sarà il più virtuoso?

Privacy e Giganti della rete: chi sarà il più virtuoso? | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

La fondazione americana Electronic Frontier Foundation ha pubblicato il suoreport annuale in merito agli standard di sicurezza adottati dai colossi del mondo digitale per proteggere i dati dei propri utenti, dal titolo rilevatore “Who has your back?” (Chi ti guarda le spalle?).

 

Si tratta di uno studio sulle garanzie che alcune grandi aziende, tra cui Twitter, Facebook, Apple, Amazon, Linkedin, Myspace, Yahoo, Microsoft e Google, offrono ai propri utenti a fronte delle richieste di accesso avanzate dal Governo degli Stati Uniti, relativamente alle informazioni personali da loro detenute.


La ricerca, articolata in sei punti, chiarisce, in particolare, quali tra le aziende monitorate:


- richiedono un mandato supportato da valide motivazioni legali prima di fornire i dati al governo, in coerenza con il quarto emendamento della costituzione americana che protegge i cittadini contro perquisizioni, confische e arresti irragionevoli (Require a warrant for content of communications);


- avvisano gli utenti della richiesta dei loro dati da parte del governo, quando non sia vietato dalla legge o da ordinamenti delle commissioni di inchiesta (Tell users about government data requests);


- rilasciano un rendiconto su quali e quanti dati sono stati consegnati al governo nell’anno precedente (Publish transparency reports);


- forniscono informazioni sui propri regolamenti interni riguardo la privacy, specificando, tra l’altro, i  tipi di dati conservati e il procedimento che il governo deve mettere in atto per ottenerli (Publish law enforcement guidelines);


- difendono gli interessi dei propri utenti in tribunale, anche contro eventuali abusi del governo (Fight for users’ privacy rights in courts);

 
- si battono in politica per leggi sulla privacy più giuste e moderne, al passo con il progresso della tecnologia, per difendere più efficacemente gli utenti nell’era digitale (Fight for users’ privacy in Congress).


All’esito dello studio, l’azienda più virtuosa, in linea con tutti i parametri riportati,è risultata Twitter, mentre Apple, Yahoo e Amazon si sono mostrate tra le meno sensibile rispetto la tutela della riservatezza dei propri utenti.


Leggi tutto l'articolo: http://bit.ly/12cIoFN


Fonte: http://www.privacylawconsulting.com


A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it


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Come avviare un' Attività su Internet in regola con il Fisco

 

Partita IVA, Fisco e Adempimenti per chi apre un'attività online, di qualsiasi tipo - www.fiscosulweb.it

Luca Taglialatela's insight:

 

Dubbi di natura fiscale sul tuo business online personale? 

 

Oggi c'è che li risolve. Davvero.

 

Vai su www.fiscosulweb.it e non resterai deluso.

 

Scarica le guida gratuite o naviga tra le domande frequenti e, se non

dovesse bastarti, vai alla sezione "Servizi" ed inoltra una richiesta privata.

 

 

 

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Che cosa devo indicare per legge sulla Home Page del mio sito internet?

Che cosa devo indicare per legge sulla Home Page del mio sito internet? | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Per tutti coloro che hanno una Partita IVA

 

Per i soggetti in possesso di partita IVA, l’articolo 35, co. 1 del D.P.R. n. 633/72 prevede l’obbligo di pubblicare sulla home page del proprio sito Web il relativo codice di partita IVA.

 

L’omessa indicazione costituisce una di violazione della legge tributaria ed è punita con una sanzione amministrativa che può variare da euro 258,23 a euro 2.065,83.

 

Per tutte le società di capitali

 

A far data dal 14 luglio 2009, il Legislatore ha introdotto alcune modifiche agli articoli 2250 e 2630 del codice civile che prevedono l’obbligo per le società di capitali di inserire determinate informazioni legali (sede, numero di iscrizione e ufficio del Registro delle imprese, ecc.) oltre che negli atti e nella corrispondenza, anche sul proprio sito Web.

 

In caso di inadempimento è prevista l’erogazione delle sanzioni amministrative da un minimo di euro 103,00 ad un massimo di euro 1.032,00 da applicare, di regola, per ciascun componente dell’organo di amministrazione.

 

 

Luca Taglialatela

 

www.fiscosulweb.it

 

 

Luca Taglialatela's insight:

Vuoi sapere quali sono gli obblighi formali da pubblicare sul proprio sito internet per chi fa attività di formazione, consulenza o lavoro autonomo in generale?

 

Prova il Corso di fiscosulweb.it: “Come avviare un’attività di Consulenza, Formazione o di Lavoro Autonomo sul Web restando in regola con il fisco”

 

Il Corso è disponibile al seguente indirizzo: http://www.fiscosulweb.it/il-corso/

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Gli info-prodotti multimediali sono tutelati dal diritto d’autore?

Gli info-prodotti multimediali sono tutelati dal diritto d’autore? | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

I diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno sono disciplinati dagli artt. 2575 – 2582 del codice civile.

 

In particolare, a norma dell’art. 2575 del codice civile: “Formano oggetto del diritto d’autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.

 

La normativa di riferimento muove dalla L. 22 aprile 1941, n. 633 (nota anche come Legge sul diritto d’autore) e successive modifiche, fino ad arrivare alla L. 18 agosto 2000, n. 248.

 

In generale, come è possibile rinvenire dalla lettura della Circolare della Direzione Regionale Toscana dell’Agenzia delle Entrate sul Diritto d’Autore, sono tutelate tutte le opere che siano riconducibili:

 

- alla letteratura: opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche e religiose, sia in forma scritta che orale;alla musica: opere e composizioni musicali, con o senza parole, opere drammatico-musicali e variazioni musicali, purché costituiscano un’opera originale in sé;

 

- alle arti figurative: opere di scultura, pittura, disegni, ritratti, incisioni o appartenenti ad arti figurative simili, compresa la scenografia;

 

- all’architettura: i disegni e le opere dell’architettura;al teatro: opere coreografiche e pantomimiche (con o senza traccia scritta);

 

- alla cinematografia: opere cinematografiche, mute o con sonoro, sempre che non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II della L. n. 633/1941 sul diritto d’autore;

 

- alle opere fotografiche e a quelle espresse con procedimento analogo, sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle stesse norme della Legge sul diritto d’autore;

 

- ai programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali, che siano espressione di creazione intellettuale dell’autore. Il termine “programma” comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso;alle banche dati di cui all’art.1, comma 2, della L. n. 633/1941, intese come raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti, sistematicamente o metodicamente disposti e individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo. La tutela delle banche di dati non si estende al loro contenuto e lascia inalterati i diritti esistenti su tale contenuto;alle opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico;alle cosiddette “elaborazioni  di carattere creativo”, come ad esempio le traduzioni in un’altra lingua, le trasformazioni da una forma letteraria o artistica in un’altra, gli adattamenti, le riduzioni, ecc.” 

 

Uno sguardo alle opere multimediali 

 

In particolare, per quanto a te interessa più da vicino, sono tutelate dalla disciplina del diritto d’autore e considerate “multimediali” quelle creazioni che combinano in un unico prodotto opere di generi differenti (parole, immagini, suoni ecc.) e sono normalmente fruibili attraverso mezzi di comunicazioni (media) diversi, la cui coesistenza è assicurata da un formato omogeneo – quello digitale – e da un programma.

 

Sono dunque tre le caratteristiche di un’opera multimediale:

 

1. espressione in forma digitale

2. compresenza di diverse opere dell’ingegno

3. funzionamento grazie ad un software gestionale

 

Queste opere, stando sempre al dettato della Circolare della Direzione Regionale Toscana dell’Agenzia delle Entrate sul Diritto d’Autore, possono essere a loro volta di diverso tipo e cioè:

 

- Programmi per elaboratori (dunque software n.d.r.).
Sotto il profilo oggettivo, la classificazione del software tra le opere dell’ingegno di carattere creativo tutelate dal diritto d’autore discende dal fatto che lo stesso, quale insieme di istruzioni che vengono impartite all’elaboratore (affinché questo esegua le operazioni che permettono di conseguire determinati risultati), è assimilabile a un’opera letteraria e nello specifico a un manuale di istruzioni.

 

- Testi (dunque e-book, guide pdf, articoli di giornale, traduzioni, n.d.r.).
Le opere di qualsiasi tipo non possono essere riprodotte tramite alcun mezzo senza autorizzazione dell’autore, salvo il limite di durata posteriore alla morte dello stesso.

 

- Il messaggio di posta elettronica (email),

che in base all’art. 93 della L. n. 633/1941 è considerato testo da tutelare se riferito alla corrispondenza privata per via epistolare quando sia di carattere confidenziale o si tratti di memorie familiari o personali.

Queste tipologie di testi non possono quindi essere rese pubbliche senza l’autorizzazione dell’autore, a meno che non siano utili in qualche procedimento giudiziario in corso.

 

- Banche dati considerate opere collettive

in quanto costituite dalla riunione di opere o di parti di opere che hanno carattere di creazione autonoma.

 

- Pagine Web (dunque template n.d.r.), in cui spesso si fondono diversi elementi (e quindi diversi autori): testo, grafica, struttura, ecc.
N.B.: Nel caso, dunque, di riproduzione di una pagina web, non basta chiedere l’autorizzazione soltanto al titolare del sito ma occorre ottenerla da tutti i suoi “autori”.

 

- Immagini (dunque fotografie digitali n.d.r.).
Secondo l’art. 87 e seguenti della L. n. 633/1941 sono considerate fotografie le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere. Nell’espressione “processo analogo” si include anche la fotografia digitale.

 

Per l’utilizzo di immagini di internet occorre rispettare le condizioni dettate dall’art. 90 e riportare: “il nome del fotografo, o della ditta da cui il fotografo dipende o del committente; la data dell’anno di produzione della fotografia; il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata”.

 

- Musica on-line nei vari formati (mp3, midi, ecc.).

L’art. 2 della L. n. 633/1941 include le opere e le composizioni musicali, con o senza parole, tra le opere dell’ingegno. L’esclusivo diritto di diffusione spetta agli autori dell’opera secondo il successivo art. 16. La riproduzione di questi file viola anche l’art. 13 della stessa legge secondo il quale il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto anche la moltiplicazione in copie dell’opera con qualsiasi mezzo.”

 

A mio personale avviso anche il cosiddetto webinar, in qualità di opera collettiva (raccolta di contributi creativi o coordinamento di più autori), ben può qualificarsi come opera dell’ingegno, tutelata anch’essa dal diritto d’autore. In questo particolare caso, sappi che è considerato autore di opera collettiva colui che organizza e coordina la creazione di un’opera collettiva in qualità di direttore dell’opera nel suo complesso (Cfr. risoluzione Agenzia Entrate n. 240943 del 5 gennaio 1984).

 

Dott. Luca Taglialatela

 

A cura di Fisco sul Web.

 

Il contenuto del presente articolo è parte integrante del CORSO di Fiscosulweb:

 

"Come avviare un’attività di Consulenza, Formazione o di Lavoro Autonomo sul Web restando in regola con il fisco"

 

disponibile al seguente link:  (http://www.fiscosulweb.it/il-corso/)

 

Articolo pubblicato il 15.05.2013 da www.commercialista.com 

Luca Taglialatela's insight:

 

Se vuoi saperne ancora di più sull’argomento, è online su FiscosulWeb.it il “Corso” per avviare ed imparare a conoscere gli aspetti fiscali per fare business sul Web:

 

Come avviare un’attività di Consulenza, Formazione o di Lavoro Autonomo sul Web restando in regola con il fisco

 

(http://www.fiscosulweb.it/il-corso/)

 

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Fisco e informazione: online l'Annuario del contribuente 2013

Fisco e informazione: online l'Annuario del contribuente 2013 | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Ritoccati molti dei temi contenuti nella seconda parte del più completo dei vademecum fiscali dell’Agenzia.


Tra le imposte interessate segnaliamo l’Ivie, la cui disciplina è cambiata con la legge di Stabilità 2013, l’Imu e l’Irpef sugli immobili.


È superfluo dire, a questo punto, che l’Annuario parte II riguarda “Il Fisco sulla casa”. Cominciando col dire che il restyling ha coinvolto ben quattro dei cinque capitoli, procediamo per ordine.


Nel primo, dedicato alla tassazione degli immobili, gli aggiornamenti sono stati per: 


- l’Ivie, l’imposta dovuta dalle persone fisiche che possiedono immobili all’estero introdotta dall’articolo 19 del Dl 201/2011. La sua operatività era stata in prima battuta prevista dal 2011, poi, grazie alla legge di Stabilità 2013 differita di un anno.


Lo stesso intervento normativo ha cambiato anche le modalità di versamento che, nella originaria stesura, andava effettuato in un’unica soluzione in coincidenza con il saldo delle imposte sui redditi riferito all’anno di riferimento, ora invece seguirà il meccanismo dell’acconto e saldo

- l’Imu, l’imposta municipale propria. Dei tanti interventi di cui è stata oggetto, gli ultimi hanno riguardato soprattutto la “dichiarazione”: i casi in cui è obbligatorio presentarla e quelli in cui non serve


- l’Irpef sugli immobili. Le diverse novità sull’argomento hanno portato all’inserimento di un nuovo paragrafo riguardante l’imposta sul reddito dei terreni e all’illustrazione dettagliata delle nuove regole per la determinazione del reddito dei fabbricati concessi in locazione, compresi quelli di interesse storico o artistico.


Nel secondo capitolo, “Le imposte sulle compravendite”, sono stati riassunti i chiarimenti contenuti in due risoluzioni dell’Agenzia, 105/2011 e la 112/2012, in tema di decadenza dei benefici previsti per l’acquisto della “prima casa”.


Con la prima l’Agenzia ha stabilito che il contribuente beneficiario delle agevolazioni in questione, se non può trasferire la residenza, anche per motivi personali, nel nuovo comune e il termine di 18 mesi è ancora pendente, può revocare la dichiarazione d’intenti formulata nell’atto di acquisto, presentando istanza all’ufficio in cui è stato registrato l’atto.


Con la seconda, ha detto che non è tenuto al versamento di alcuna sanzione il contribuente che - dopo aver alienato l’immobile acquistato con i benefici “prima casa” prima del decorso dei cinque anni - dichiari, in pendenza del termine dei dodici mesi, di non voler procedere al riacquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.
 
Nel terzo capitolo, dedicato alle locazioni dei fabbricati, è stato integrato il paragrafo sul regime della cedolare secca (immobili interessati e opzione) e aggiornata la parte sul regime ordinario di tassazione.
 
Nel quarto, infine, trova spazio l’ultima novità, quella contenuta nella risoluzione 11/2013, con la quale l’Agenzia ha precisato che non esiste più l’obbligo per i contribuenti di allegare alla dichiarazione di successione gli estratti catastali identificativi degli immobili “ereditati”.


Fonte: www.fiscooggi.it


Luca Taglialatela's insight:

Validissimo strumento di informazione fiscale disponibile online.

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

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Arriva l'anti-PayPal: MyBank, il primo bonifico istantaneo per lo shopping online

Arriva l'anti-PayPal: MyBank, il primo bonifico istantaneo per lo shopping online | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Acquistare un servizio o un prodotto online pagandolo dal proprio internet banking in totale sicurezza, senza dover affidare i propri dati a nessuno.

 

È quanto assicura il bonifico istantaneo paneuropeo MyBank, la soluzione di EBA Clearing pensata per offrire una nuovo metodo di pagamento elettronico sicuro, facile da usare e conveniente, su misura per la web economy. 

 

Dai più visto semplicemente come l'anti PayPal, ovvero lo strumento che le banche mettono in campo per riguadagnare posizioni nel mercato delle transazioni su internet, MyBank è in realtà molto di più. Lo spiega a Bancaforte Giorgio Ferrero , presidente di EBA Clearing . 

 

Quali sono gli obiettivi di MyBank e quali vantaggi porterà a clienti, esercenti online, amministrazioni pubbliche e banche?

 

Proponiamo ai fornitori di servizi di pagamento una soluzione, per cominciare europea, che permette loro di assistere la propria clientela nelle operazioni di pagamento originate nella Rete, unendo un sistema di autorizzazione online real-time a schemi di pagamento diversi. 

 

Per iniziare si è partiti dagli Schemi di pagamento costruiti per la realizzazione della SEPA (SCT, Sepa Credit Transfer, il bonifico Sepa) e dunque MyBank è un facilitatore per la realizzazione della e-SEPA. 

 

Il crescente interesse delle banche a partecipare a MyBank è determinato dal convincimento che le banche stesse possano, grazie a detta soluzione, re-intermediarsi nel mercato degli e-Payments. 

 

E dunque poter assistere la propria clientela nel cogliere le opportunità di business offerte dalla web economy, che continua a registrare tassi di crescita costanti e significativi anche in un momento congiunturale non particolarmente favorevole. 

 

In EBA Clearing ci siamo domandati quale poteva essere un modo di partecipare al contesto della new normality: innovare costando meno.

 

In che senso? 

 

Troppo spesso nell’immaginario collettivo innovare è sinonimo di comprare nuove tecnologie. Noi siamo partiti dall’ascolto dei clienti, in prima battuta dagli e-Merchant (in senso allargato) e dalle persone fisiche. 

 

Abbiamo quindi provato a reingegnerizzare processi e tecnologie già in essere nelle Banche/PSP (Payment Service Provider) e abbiamo costruito una soluzione che non è riconducibile al mero processing, bensì una soluzione che semplifica e facilita la vita degli utenti finali. 

 

Facendo leva sulla loro attuale user experience di utilizzatori dei canali home-banking e dunque offrendo loro un insieme di transazionalità ed e-identity. 

 

Abbiamo riscontrato in parallelo che il nostro intendimento era coerente da un lato con la domanda del mercato nelle sue varie declinazioni e dall’altro coerente con le richieste e raccomandazioni dei regolatori. E riteniamo dunque di avere innovato anche nella metodologia di fare le cose.

 

MyBank è anche il frutto del prezioso dialogo che abbiamo cercato di aprire con tutti gli stakeholders in Italia e in Europa.

 

Rispetto agli attuali sistemi di pagamento, quale sarà il vantaggio competitivo di MyBank? 

 

MyBank è una soluzione di e-Payments europea complementare alle carte, che pur partendo dall’iniziale offerta di OBeP (Online Banking e-Payment) basato sullo schema del bonifico SEPA, prevede nel suo sviluppo progettuale l’uso di altri strumenti quali l’addebito diretto SEPA (SDD, Sepa Direct Debit). 

 

Inoltre, è una soluzione che può anche essere impiegata per autorizzare pagamenti con le carte. 

 

Leggi tutto l'articolo: http://bit.ly/ZDaxPm

 

 Fonte: http://www.bancaforte.it

 

 A cura di www.fiscosuweb.it 

 

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Vendere Online. Ecco il primo "vademecum" fiscale. Per non pagare sanzioni.

Vendere Online. Ecco il primo "vademecum" fiscale. Per non pagare sanzioni. | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Vendi oppure hai intenzione di avviare una vendita di prodotti 

(alimentari o non alimentari) online?

 

Se la risposta è “sì”, la tua e' un'attività di “e-commerce indiretto”

 

Non si tratta, di fatto, di una vera e propria transazione telematica.

 

Ciò in quanto l’unico elemento a perfezionarsi “in rete” è l’ordine del prodotto ed, eventualmente, il pagamento. Il prodotto o il bene venduto, infatti, viene spedito all’acquirente mediante i “tradizionali” mezzi di trasporto “offline” (spedizionieri, tnt, ecc.).

 

Soffermandoci su ciò che qui interessa davvero e cioè comprendere quando, per un’attività di questo tipo, sia necessario ricorrere alla'apertura di un numero di partita IVA e quali sono le cose da tenere a mente fin da subito per evitare sanzioni, leggi subito il vademecum che ho preparato per te.

 

Per il fisco italiano:

 

1.

La vendita di prodotti - anche se online - configura sempre un’attività  “commerciale”

 

2.

Un’attività “commerciale” genera “reddito d’impresa” se e solo se la stessa è esercitata con “abitualità” e cioè in modo continuato e professionale

 

3.

Quando l’attività “commerciale” è esercitata con “abitualità” - e genera pertanto “reddito di impresa” - è necessario aprire un numero di partita IVA.

 

4.

Esercitare un’ “attività commerciale abituale” non significa superare il limite dei 5000 euro di ricavi certificati. 

 

5.

Anche una sola persona può esercitare attività d’impresa (la cosiddetta “ditta individuale”) a prescindere dai mezzi che intende adottare (ad esempio: computer, fax, scrivanie, autovetture, ecc.).

 

Desideri metterti in proprio online? 

 

Vuoi conoscere gli altri punti del vademecum assolutamente indispensabili per vendere online?

 

È online la seconda guida di FiscosulWeb.it 

interamente ed assolutamente gratuita:

 

“Adempimenti e Partita IVA per vendere online: Come, Quando e Perché”

 

Scaricala subito: http://www.fiscosulweb.it/guide/

 

Questa guida rappresenta una bussola di riferimento per tutti coloro che desiderano vendere prodotti e beni online, alimentari e non.

 

Si rivolge sia a coloro che si trovano al principio della propria iniziativa sia a coloro che, invece, desiderano affiancare alla propria attività tradizionale commerciale di vendita offline anche un’attività di più ampio respiro come quella di commercio elettronico.

 

Imparerai:

 

1. Che cos’è l’e-commerce (o commercio elettronico)

 

2. Quando è davvero il momento di aprire una partita IVA per chi vende online

 

3. Quali sono gli adempienti fiscali e burocratici per regolarizzare uno shop online

 

4. Come e quando effettuarli

 

5. Le indicazioni obbligatorie da effettuare sul sito web 

 

6. Quali sono i requisiti per poter vendere online

 

Scrivimi su luca.taglialatela@fiscosulweb.it 

e fammi sapere se il mio "vademecum" ti è piaciuto o se ti sfugge ancora qualcosa.

 

Buona lettura

 

Luca Taglialatela

 

www.fiscoulweb.it

 

 

 

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Affittare case online: con la stagione turistica conviene

Affittare case online: con la stagione turistica conviene | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Breve excursus sul contratto abitativo ad uso turistico che prevede una durata massima di 30 giorni e non ha l’obbligo di registrazione (se non in caso d’uso).

 

Come deve essere stipulato?

 

In quali casi?

 

Perché è diverso dai contratti stipulati per locazioni di immobili adibiti ad attività di interesse turistico?

 

Comincia l’estate e cominciano ad avvicinarsi le vacanze. E con le vacanze si riempiono le località turistiche che vedono i propri immobili occupati e, quindi, locati, per un brevissimo periodo di tempo.

 

Il contratto abitativo di natura turistica, previsto dalla Legge speciale n. 431 del 1998, all’articolo 1, comma 2, lettera c), si stipula per una durata mai superiore ai 30 giorni e per soddisfare un’esigenza transitoria “di tipo turistico” del conduttore.

 

L’esigenza transitoria “di tipo turistico” deve essere espressamente dichiarata al locatore nel momento della stipula del contratto ed implica l’impossibilità, o meglio, la non necessità di trasferire la propria residenza/domicilio nel locale affittato ed occupato per il periodo concordato.

 

La ragione che può spingere il conduttore a prendere in locazione un immobile per un tempo così limitato, è da ricondursi, dicevamo, a “motivi di turismo”, alla classica villeggiatura o alla gita di più giorni.

 

Si tratta quindi di un motivo di piacere, non di lavoro né di studio. Se, infatti, il motivo dello spostamento fosse il lavoro o lo studio, sarebbe opportuno stipulare un’altra tipologia di contratto, nello specifico un contratto abitativo di natura transitoria previsto sempre dalla Legge speciale 431/1998, all’articolo 5: esso prevede una durata minima superiore ai 30 giorni e obbligatoriamente l’indicazione, nel testo del contratto, della specifica esigenza temporanea che il soggetto locatario vuole soddisfare.

 

Quindi, la natura di contratto abitativo per finalità turistiche è una volontà che va manifestata dalle parti all’atto della stipula del contratto e il conduttore deve dimostrare le sue reali esigenze, motivandole per iscritto.

 

Infatti, una stipula di contratto turistico simulato volto a sfuggire agli obblighi normativi (dalla registrazione, alla forma cartacea, ecc.) farà ricondurre il medesimo contratto alla forma libera (4+4), come previsto dall’articolo 2, comma 1, Legge 431/1998.

 

In aggiunta a ciò, la giurisprudenza consiglia quanto segue:

 

1. il motivo di carattere turistico deve essere presente nel contratto;

 

2. l’immobile oggetto della locazione, nella sua struttura e composizione dei locali, deve avere una location adatta, cioè una collocazione territoriale, una posizione, tale da ritenere che abbia una funzione turistica.

 

Si evidenzia, ai fini puramente fiscali, che è ammessa l’opzione per la cedolare secca da esprimersi in sede di dichiarazione dei redditi, non essendo obbligatoria la registrazione del contratto (salvo il caso d’suo).

 

Sottolineiamo, infine, che il contratto di locazione con finalità turistiche previsto dall’articolo 1, della Legge 431/1998 è diverso dai contratti stipulati per locazioni di immobili adibiti ad attività di interesse turistico, ai sensi dell’articolo 27, Legge 392/1978.

 

Precisamente, l’articolo 27 appartiene al Capo II della Legge 392/1978 e mira a regolare le locazioni di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, rifacendosi al cosiddetto “Codice del turismo” cioè al Decreto Legge n.79/2011.

 

Ciò che differenzia i due contratti è espresso nell’articolo 27: “La durata delle locazioni non può essere inferiore a 6 anni (9 anni se si tratta di albergo) se gli immobili sono adibiti ad una delle seguenti attività: industriali, commerciali, artigianali, e di interesse turistico”.

 

Rispetto alla Legge 431/1998 la durata è decisamente diversa. Inoltre, il riferimento a locazioni ed attività di tipo turistico-imprenditoriale è evidente.

 

Leggi tutto l'articolo:

 

Fonte: Giacomo Forato – Centro Studi CGN - http://bit.ly/19ZVzKC

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

 

 

 
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Apps e Privacy

Apps e Privacy | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Il procuratore generale della California, Kamala Harris, ha aperto la via per estendere al settore delle “apps mobile” i profili di tutela della privacy previsti dalla legislazione californiana relativamente ai servizi offerti online.


Tale prospettiva si rinviene nell’azione intentata nei confronti della Delta Airlines, per avere omesso di inserire nella propria applicazione “Delta Fly” la policy privacy da comunicare agli utenti.


L’iniziativa di Kamala Harris ha, infatti, rappresentato il primo tentativo di attribuire al trattamento di dati su reti mobili la disciplina dell’ “Online Privacy Protection Act” della California, che obbliga i gestori di siti web al rispetto della riservatezza dei consumatori.


In realtà, la denuncia del procuratore generale è stata respinta da un Giudice della Suprema Corte californiana, ritenendo applicabile al caso di speciel’“Airline Deregulation Act”, quale disciplina regolatrice i rapporti instaurati dalle compagnie aeree.


Ciò, comunque, senza in alcun modo escludere la possibilità di estendere, in via generalizzata, le disposizioni dell’“Online Privacy Protection Act” in tutti quegli ambiti non connessi con l’industria aeronautica e non soggetti a una specifica disciplina.


Pertanto, la pronuncia appena richiamata pur essendo una vittoria per la Delta, che rischiava una sanzione pari a 2.500 dollari ad app scaricata, segna anche un punto a favore dei consumatori californiani non pregiudicati nella possibilità di una tutela della privacy anche nel mondo dell’app mobile.


Fonte: http://bit.ly/14l2R9h



A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

 

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PEC: tutto quello che è bene sapere

PEC: tutto quello che è bene sapere | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno 2013, data entro la quale le ditte individuali devono comunicare al Registro Imprese un indirizzo di Posta Elettronica Certificata, riteniamo utile un breve vademecum sull’utilità, l’uso e la gestione delle PEC.

 

Allo stato attuale, sono obbligati a comunicare il proprio indirizzo PEC:

 

1. i professionisti, dal 29 novembre 2009 (ex art.16 DL 185/2008) ai rispettivi ordini e collegi professionali

 

2. le società, dal 29 novembre 2011 (ex art.16 DL 185/2008) al Registro Imprese

 

3. le imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuali, entro, ripetiamo, il 30 giugno 2013(ex art.5 DL 179/2012) al Registro Imprese.

 

Va da sé che chi non ha l’obbligo di iscrizione ad un Albo professionale o al Registro Imprese, non è tenuto a dotarsi di PEC, se non per esigenze proprie (in questo caso non ne deve effettuare il deposito).

 

È possibile (pareri del Ministero dello Sviluppo economico n. 217140 e n. 217149 del 2011) comunicare la casella PEC di un soggetto terzo (per esempio quella dello studio professionale che assiste l’impresa negli adempimenti burocratici), ma tale circostanza non è priva di incombenze ed oneri:

 

- si presuppone l’esistenza di un contratto di domiciliazione e/o delega dell’impresa presso il terzo;

 

- il terzo è responsabile di ogni conseguenza dannosa in capo all’impresa se la casella PEC non è correttamente presidiata

 

- in mancanza di un contratto di domiciliazione, per il terzo potrebbe configurarsi il reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (art.616 C.P.C.).

 

L’impresa, pertanto, in caso di deposito di indirizzo PEC di un terzo, deve essere consapevole che tale indirizzo costituirà un indirizzo pubblico informatico dell’impresa stessa, al quale perverranno informazioni, atti e notifiche valide a tutti gli effetti di legge.

 

La PEC, ricordiamo, è equiparata ad una raccomandata con avviso di ritorno: una comunicazione inviata a mezzo Posta Elettronica Certificata, anche se priva di firma fisica del mittente, ha valenza legale, in quanto certifica l’identità delle parti (mittente e destinatario), la data di trasmissione, la data di ricezione ed il contenuto di quanto trasmesso.

 

L’email certificata si intende consegnata quando è resa disponibile all’indirizzo elettronico del destinatario, indipendentemente dalla conferma di avvenuta ricezione, ed il messaggio ha validità agli effetti di legge solo se entrambi i soggetti coinvolti utilizzano una casella di posta elettronica certificata, anche se di gestori diversi.

 

Da tenere ben in vista anche la data del 1 luglio 2013, quando la presentazione di istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti tra imprese e pubbliche amministrazioni potranno essere effettuati esclusivamente tramite PEC (salvo i casi in cui è prevista una diversa modalità di comunicazione telematica).

 

Con il decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 19 marzo 2013 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.83 del 9 aprile 2013) ha preso forma l’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), ovvero un elenco pubblico attraverso il quale si potrà conoscere il recapito PEC di imprese e professionisti.

 

L’indice ha lo scopo di favorire la presentazione di istanze, dichiarazioni e dati, nonché lo scambio di informazioni e documenti tra la pubblica amministrazione e le imprese e i professionisti in modalità telematica, con notevole risparmio nei costi di trasmissione.

 

Leggi tutto l'articolo di Patrizia Tomietto – Centro Studi CGN: 

 

http://bit.ly/18a5u1O

 

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

 

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Che cos'è un Programma di Affiliazione e quando è davvero necessario Aprire una Partita IVA per guadagnarci utilizzandolo

Che cos'è un Programma di Affiliazione e quando è davvero necessario Aprire una Partita IVA per guadagnarci utilizzandolo | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

CHE COS'È UN PROGRAMMA DI AFFILIAZIONE? SE NE VOGLIO UTILIZZARE UNO DEVO APRIRE UNA PARTITA IVA?

 

Deve essere chiaro che per programma di affiliazione si intende un sistema mediante il quale si guadagna con:

 

1. PPC - Pay Per Click: guadagni un importo fisso per ogni click fatto dai visitatori sui banner/link del merchant inseriti nel tuo sito;

 

2. PPL - Pay Per Lead: guadagni un importo fisso per ogni iscrizione (o compilazione di un modulo) fatta da utenti provenienti dal tuo sito;

 

3. PPS - Pay Per Sale: guadagni una percentuale (o un importo fisso) sul valore degli acquisti fatti da visitatori provenienti dal tuo sito.

 

Sottoscrivendo un contratto con un determinato sito web che preveda una delle tre forme di pagamento appena elencate, il tuo fine è praticamente quello di far concludere un contratto in nome e per conto del cliente.

 

Eccoti alcuni esempi di programmi di affiliazione:

 

- Zanox - http://www.zanox.com/it/

- Trade Doubler - http://www.tradedoubler.com/it-it/

 

Più complicato è l’inquadramento ai fini civilistici e fiscali dei programmi di affiliazione sul web.

Argomento ad oggi assai dibattuto.

 

Alcuni li riconducono alla fattispecie del “procacciamento di affari”, altri li assimilano a quella dei “servizi pubblicitari” sic et simpliciter, al pari dunque di una qualsiasi attività commerciale.

 

Va da sé che ogni singolo caso andrebbe studiato nel dettaglio (condizioni contrattuali, modalità concrete di svolgimento dell’attività, ecc.) considerato che soluzioni valide per tutti ahimè non esistono in materia fiscale.

 

DEVO APRIRE UNA PARTITA IVA?

 

A mio avviso, in estrema sintesi e semplificazione, se i compensi da te ricevuti sono incassati:

 

- in parte a titolo di “gestione e comunicazione di un programma promozionale” (penso ad un compenso fisso che tu ricevi per la promozione di una proposta commerciale relativa al committente mediante banner e/o link da ospitare sul tuo sito/blog)

 

- in parte in qualità di “intermediario” (penso ad un compenso da ricevere in percentuale su ognuno degli acquisti andati a buon fine e “riconducibili” ai banner/ link da te ospitati)

 

potrebbero sussistere gli estremi per ricondurre il rapporto in esame ad un procacciamento d’affari.

 

Il problema vero che qui si pone è legato al carattere dell’ “occasionalità”.

 

QUAND'È CHE UN'ATTIVITÀ DI AFFILIAZIONE PUÒ DEFINIRSI OCCASIONALE?

 

Mi spiego.

Sappiamo che, ai fini Iva, è necessario “ufficializzarsi” agli occhi del fisco quando l’attività che si pone in essere perde il carattere occasionale per connotarsi invece come “abituale”.

 

Per una totale trasparenza e correttezza ai fini fiscali (e per non incappare in contestazioni di sorta) la strada da prediligere sarebbe quella di aprire una partita IVA con tanto di iscrizione alla Camera di Commercio (dopo aver stabilito codice attività e regime fiscale adeguati).

 

Tuttavia, a mio personale avviso, se sei davvero all’inizio (es.: al primo anno di attività) e se l’importo dei tuoi introiti è esiguo (poche centinaia di euro) hai un’altra possibilità cui optare almeno per il primo anno, e però nella consapevolezza del rischio di eventuale contestazione da parte delle autorità fiscali in caso di accertamento.

 

Ciò anche alla luce di quanto stabilito dalla Commissione tributaria centrale in alcune occasioni e di cui in tale sede mi limito a riportare solo gli estremi: Sez. XIX, dec. 2 dicembre 1993, n.3503; Sez. XVI, dec. 2 novembre 1994, n. 3561; Sez. XVI, dec. 21 febbraio 1996, n. 740; Sez. XXVII, dec. 14 febbraio 1997, n. 351; Sez. II, dec. 7 maggio 1998, n. 2361.

 

 

Articolo a cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

Riprodizione riservata © fiscosulweb.it 

 

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Beniamino Altezza's comment, May 30, 2013 4:30 AM
Il problema è che la Partita Iva è gratuita, ma vanno versati dei contributi previdenziali fissi, indipendentemente dal fatturato, giusto?
Luca Taglialatela's comment, May 30, 2013 6:39 AM
Di fatto non sbagli. Oltre all'apertura di un numero di partita Iva, quando l'attività diventa abituale, è necessaria l'iscrizione alla Gestione INPS commercianti con un versamento fisso previsto e ragguagliato ad anno di circa 3.000,00 euro.
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√ E-commerce Alimentare: Come Promuovere l'attività ←

√ E-commerce Alimentare: Come Promuovere l'attività ← | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it
→ Vendere prodotti alimentari online con un ecommerce. Come promuovere l'attività online? Ne parliamo in questo articolo >>

Via Comunikafood
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Comunikafood's comment, June 8, 2013 5:08 AM
Grazie, cosa è piaciuto in particolare? Approfondiresti qualcosa nello specifico? Magari nel settore Fisco? Vorresti scrivere un guest post sul tema?
Luca Taglialatela's comment, June 10, 2013 9:12 AM
E' un articolo semplice ma che va dritto al punto, invogliando ed altresì guidando il lettore all'apertura di una attività sul web. Qualora lo riteniate opportuno, potreste affiancargli la guida assolutamente gratuita di www.fiscosulweb.it sugli adempimenti fiscali. La guida - disponibile all'indirizzo http://www.fiscosulweb.it/guide/) - è infatti riferita a tutte le attività di commercio elettronico indiretto e, pertanto, offre spunti ed indirizzi importanti anche in materia di attività alimentari.
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Come avviare un' attività di coupon online stile Groupon

Come avviare un' attività di coupon online stile Groupon | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Fonte: http://www.partitaivaonline.com


Sono passati quasi tre anni dall’ingresso in Italia di Groupon, il leader italiano nel mondo deicoupon e buoni sconto, e sembra che il settore non abbia subito rallentamenti ma solo un’ulteriore espansione, nonostante la nascita di numerosi portali di coupon e buoni sconto.

 

Per i più sbadati (e che non masticano “web”)  Groupon e in genere tutti i siti che vendono coupon e buoni sconto hanno un funzionamento piuttosto semplice, che permette un duplice “guadagno” al promotore del coupon e all’impresa stessa:

 

il visitatore del portale può acquistare beni e servizi a prezzi promozionali, comprando materialmente dei veri e propri buoni sconto (da presentare ad esempio al ristorante per l’accettazione dell’offerta).

 

Tali coupon hanno quindi una duplice funzione: da un lato permettono una notevole pubblicità all’impresa che vende i propri prodotti o servizi (oltre al guadagno seppur non elevato dalla vendita, che oltre ad essere in promozione è ridotto della commissione), dall’altro danno un notevole ritorno in termini economici al portale stesso, visto che le commissioni sulle vendite possono raggiungere anche il 40/50% sulla vendita stessa. Un vero e proprio business quindi.

 

Proprio per questo motivo negli ultimi anni sono nati tantissimi portali, suddivisi magari per tipologia di prodotto e soprattutto per singola città, che offrono tale tipo di servizio.

 

Creare un portale del genere è piuttosto semplice (con l’ausilio di un esperto in creazione siti e tanto olio di gomito) ma come fare per inquadrarsi una volta che si riesce a vendere i coupon?

 

Aprire partita iva e fisco per siti di coupon e buoni sconto: costi e disposizioni operative

 

Come muoversi per inquadrare questa attività da un punto di vista fiscale e burocratico?

 

Non esistendo un inquadramento esatto per tale genere di attività bisogna muoversi nel campo delle analogie e utilizzare comportamenti magari già utilizzati da imprese che svolgono la stessa attività. 

 

Per vendere coupon di natura pubblicitaria il corretto inquadramento è quello di una semplice impresa di servizi, appunto per la vendita di coupon e buoni sconto.

 

Bisognerà quindi inviare la Comunicazione Unica che iscrive automaticamente agli enti preposti a tale tipo di attività ovvero:


- Agenzia Entrate per la partita iva;


- Camera di Commercio competente per provincia per l’iscrizione al Registro Imprese;


- Inps per eventuale iscrizione INPS gestione commercianti;

 

I costi per l’inoltro della Comunicazione, per una ditta individuale sono:


- 88/106 euro per diritto camerale anticipato;


- 35,50 euro per diritti di segreteria;


- i costi per l’eventuale inoltro della pratica 

 

Quale descrizione inserire per il Registro Imprese e quale codice attività?

 

(...)  Il codice attività (Ateco) principale utilizzato:

 

73.11.01 : IDEAZIONE DI CAMPAGNE PUBBLICITARIE


Leggi tutto l'articolo: http://bit.ly/12cK1TU


Fonte: http://www.partitaivaonline.com

 
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Incubatori di start-up: i requisiti di legge

Incubatori di start-up: i requisiti di legge | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Anche le società che vogliono diventare “incubatore certificato di Start-up innovative” potranno iscriversi nella relativa sezione speciale dei registri delle imprese tenuti dalle camere di commercio:

 

è quanto stabilito dal Decreto del 21/02/2013 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18/04/2013.

 

Ma quali sono i requisiti per ottenere lo status di incubatore certificato?

 

Le Start-up innovative hanno fatto il loro ingresso nella legislazione italiana con il D.L. 179/2012 (art. 25 c. 5) ma sono rimaste in attesa dell’emanazione del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico per poter prendere vita.

 

Anche per gli incubatori di Start-up innovative sono previste una serie di agevolazioni fiscali e contributive, tra cui ricordiamo l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e del diritto camerale per i primi 4 anni successivi l’iscrizione.

 

Per ottenere lo status di incubatore certificato è necessario il possesso dei requisiti previsti dal comma 5 dell’art. 25 del D.L. 179/2012 e l’iscrizione nella sezione speciale del Registro Imprese.

 

In particolare si richiede la costituzione in società di capitali (anche in forma cooperativa) e che l’organo amministrativo sia composto da persone con comprovata esperienza in materia di innovazione e sostegno alle Start-up.

 

Il possesso dei requisiti viene autocertificato dal legale rappresentante dell’impresa incubatrice al momento della richiesta di iscrizione nelle sezione speciale.

 

Sulla base di una scala di punteggi rappresentati in forma tabellare negli Allegati A e B del decreto, bisogna inoltre raggiungere dei valori minimi che sono: 30 PUNTI con riferimento agli indicatori della tabella A e 40 PUNTI con riferimento alla tabella B.

 

Da evidenziare che tra gli indicatori è stato dato un ruolo rilevante (quindi con l’assegnazione di punteggi più alti) soprattutto alle capacità strutturali di accoglimento delle Start-up e alla presenza di reti internet a banda larga e laboratori per le sperimentazioni.

 

Leggi tutto l'articolo di Maida Marrocchella – Centro Studi CGN: http://bit.ly/11rS51t

 

Fonte: http://www.fisco7.it

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Staremo a vedere se il nuovo Gorvero darà una mano concreta allo sviluppo dell'economia virtuale.

 

Nel frattempo, restiamo in attesa di numerosi Decreti attuativi che muovano in questa direzione.

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La tutela del nome di dominio nelle attività di commercio elettronico

La tutela del nome di dominio nelle attività di commercio elettronico | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

I nomi di dominio, se dal lato tecnico sono semplicemente lettere che sostituiscono numeri (IP address) per costituire un “indirizzo” identificativo di un computer connesso alla rete, una volta inseriti nel contesto dell’e-commerce assumono un significato economico-giuridico strategico.

 

La prima esigenza che un imprenditore tiene in considerazione nella scelta di un nome a dominio è che esso abbia la capacità di permettere l’individuazione dell’offerta commerciale contenuta nel sito in questione, distinguendola dalle innumerevoli altre presenti nella rete. 

 

Il nome a dominio assume un valore suggestivo ed un’efficacia distintiva identici a quelli di ogni altro segno distintivo dell’imprenditore (marchio, insegna, ditta).

 

Così, si garantirà al cliente, che ritenga comodo l’utilizzo di Internet, la certezza di ritrovare in rete le caratteristiche e la qualità dei beni e dei servizi offerti nel mercato “reale” da quell’imprenditore.

 

A tal fine l’art. 22 D. Lgs. 30/05 dispone che è vietato adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale un segno uguale o

simile all’altrui marchio se, a causa dell'identità o dell'affinità tra l'attività di impresa dei titolari di quei segni ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni.

 

Nella scelta del nome a dominio da utilizzare in un sito e-commerce, pertanto, l’imprenditore dovrà evitare di scegliere nel dominio di secondo livello, nomi identici o

simili ad altri marchi registrati per prodotti affini a quelli che si intende commercializzare.

 

Nella pratica, l’imprenditore titolare di un marchio, anche di fatto, tenderà a registrare un nome a dominio che richiami il proprio segno distintivo, proprio per giovarsi dell’avviamento e degli investimenti marketing già effettuati in passato.

 

Questo post è trattato dalla guida interamente gratuita “E-Commerce e siti web a norma di legge” a cura di David D'Agostini e Paolo Vicenzotto;la guida è disponibile in rete all’indirizzo: http://www.ditedi.it/progetti/open-source

 

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Quali sono gli Adempimenti per aprire un Negozio Online

Quali sono gli Adempimenti per aprire un Negozio Online | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

In questo post ti riassumo brevemente tutti quanti gli adempimenti necessari per essere in regola con il fisco se si desiderano vendere beni materiali online.

 

Ecco gli adempimenti:

 

1) apertura della partita Iva e avvio attività: da chiedere all'Agenzia delle Entrate compilando l'apposito modello AA9/AA11 "imprese individuali/lavoratori autonomi"

 

2) apertura posizione presso il Registro delle imprese: dal 2010 è possibile utilizzare il modello unico ComUnica


3) inserimento nell'archivio VIES: per i soggetti passivi IVA che intendono porre in essere operazione intracomunitarie occorre l'autorizzazione all'inserimento nell'archivio VIES, 

 

4) segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al Comune di residenza (se persona fisica) o dove è posta la sede legale (se persona giuridica), con apposito modulo (CF6bis)

 

5) iscrizione all’INPS: si utilizza il modello ComUnica compilando il quadro AC.


6) aprire un conto corrente bancario: il conto è specifico per la ditta 

 

7) assumere un commercialista: per la tenuta dei libri contabili, per la gestione delle fattura e della dichiarazione dei redditi ma, soprattutto, per l'ottimizzazione del tuo business online è davvero necessario rivolgersi alla persona giusta. 

 

Per approfondimenti eccoti la mia guida assolutamente gratuita: 

 

“Adempimenti e Partita IVA per Vendere Online: Come, Quando e Perché”

 

disponibile al seguente link:


https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/fiscosulweb/Adempimenti_Partita_IVA_nelle_vendite_online_Come_Quando.pdf


A cura di Luca Taglialatela
www.fiscosulweb.it
Luca Taglialatela's insight:

Fai attenzione: gli adempimenti esposti in questo post NON sono esattamente identii agli adempimenti per chi vuole utilizzare Internet per attività di consulenza, formazione o vendita di info-prodotti.

 

Per conoscere gli adempimenti obbligatori per attività di consulenza, formazione o lavoro autonomo vai qui: 


http://www.fiscosulweb.it/il-corso/

 
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Che cos'è un info-prodotto e come si guadagna dalla sua vendita online

Che cos'è un info-prodotto e come si guadagna dalla sua vendita online | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Il miglior modo per guadagnare online, oggi, è probabilmento quello di creare e vendere un proprio "info-prodotto".

 

MA COSA SI INTENDE ESATTAMETE PER "INFO-PRODOTTO"?

 

Per "info-prodotto" deve intendersi ogni creazione che combini in un unico prodotto opere di generi differenti (parole, immagini, suoni ecc.) e che sia normalmente fruibile attraverso mezzi di comunicazioni (media) diversi la cui coesistenza è assicurata da un formato omogeneo - quello digitale - e da un programma.

 

Parlo dunque di libri in formato digitale o "ebook", guide in formato pdf, ma anche di software, plugin, template, fotografie, ecc.,ecc.

 

Tale creazioni possono essere considerate a determinate condizioni delle vere e proprie "opere multimediali" e, partanto, tutelate dal diritto d'autore con il riconoscimento da parte della legge di importanti e significative agevolazioni fiscali.

 

In particolare, per quanto a te interessa più da vicino, sono tutelate dalla

disciplina del diritto d’autore e considerate “multimediali” quelle creazioni che hanno le seguenti caratteristiche:

 

1. espressione in forma digitale

 

2. compresenza di diverse opere dell’ingegno (parole, immagini, musiche, filmati, ecc.)

 

3. funzionamento grazie ad un software gestionale

 

COME L'AUTORE DI UN INFO-PRODOTTO PUO'TRARNE PROFITTO VENDENDOLO IN INTERNET?

 

Come ci ricorda la Circolare della Direzione Regionale Toscana dell’Agenzia delle Entrate sul Diritto d’Autore del 2005 liberamente disponibile in rete,  una volta acquisito, il tuo diritto d’autore relativo ad un info-prodotto (o opera multimediale) di tua creazione ti dà accesso ai seguenti esclusivi ed inalienabili diritti “patrimoniali” e cioè:

 

- “la riproduzione, cioè la moltiplicazione in copie dell’opera con qualsiasi

mezzo (copiatura a mano, stampa, litografia, incisione, fotografia,

fonografia, cinematografia e ogni altro procedimento di riproduzione);

 

- la trascrizione, ovvero l’uso dei mezzi idonei a trasformare l’opera orale

in opera scritta o riprodotta con uno dei mezzi indicati al punto

precedente;

 

- l’esecuzione, la rappresentazione o la recitazione in pubblico;

 

- la diffusione, cioè l’utilizzo di mezzi di diffusione a distanza come il

telegrafo, il telefono, la radio, la televisione;

 

- la comunicazione al pubblico (via satellite e ritrasmissione via cavo);

 

- la distribuzione, il commercio o, comunque, la disponibilità al pubblico;

 

- la traduzione in altra lingua o dialetto;

 

- la pubblicazione dell’opera in una raccolta;

 

- la rielaborazione (modificazione, elaborazione e trasformazione

dell’opera);

 

- il noleggio e il prestito, cioè la cessione in uso per un periodo di tempo

limitato degli originali (o copie e supporti) di opere tutelate dal diritto

d'autore, eseguita da istituzioni aperte al pubblico.”

 

Tutti i diritti patrimoniali appena sopra citati (es.: riproduzione, trascrizione,

diffusione, ecc.) possono essere ceduti ossia MONETIZZATI.

 

COME?

 

1. Attraverso la cessione dei diritti patrimoniali di utilizzazione economica

della propria opera (in pratica autorizzando un soggetto terzo all’utilizzo

della propria opera sul mercato per fini di lucro)

 

2. attraverso la vendita diretta al pubblico delle opere/creazioni

 

3. attraverso la cessione del diritto d’autore stesso (cedendo cioè l’opera in sé e non più soltanto il diritto alla sfruttamento economico della stessa).

 

Come suggerisce il Principio contabile Oic n. 24, la cessione del diritto

d’autore deve risultare sempre da un contratto scritto tra le parti che può

essere, ad esempio:

 

A.

Un contratto di edizione (tipicamente per un ebook) - con esso l’autore,

dietro un compenso pattuito, concede all’editore il diritto di pubblicazione

dell’opera e l’editore si obbliga a riprodurre l’opera e a metterla in vendita

a un prezzo convenuto.

 

Con tale contratto, l’autore non cede in realtà il

proprio diritto d’autore, ma costituisce a favore dell’editore un nuovo

diritto, quello relativo all’utilizzazione economica dell’opera nei limiti

fissati dal contratto, ossia per un certo numero di edizioni o entro un certo

periodo temporale, che non può eccedere i venti anni. Il compenso è

normalmente legato al risultato delle vendite (compartecipazione)

 

B.

Un contratto di rappresentazione (ad esempio per le opere teatrali,

coreografiche, ecc.) - con esso l’autore concede la facoltà di rappresentare

o eseguire in pubblico l’opera, contro un determinato corrispettivo

 

C.

Un contratto di esecuzione - equivalente al precedente per le opere musicali.

 

Per saperne di più: http://www.fiscosulweb.it/il-corso/

 

A cura di Dott. Luca Taglialatela

 

www.fiscosulweb.it

 

 

Luca Taglialatela's insight:

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Beniamino Altezza's comment, May 16, 2013 3:56 AM
Come scritto stamani anche su un altro blog, quanto scritto vale anche per i blog, sui quali è apposta la dicitura Creative Commons? Non parlo della monetizzazione, ma almeno del diritto ad essere citati come autore originale dell'opera
Luca Taglialatela's comment, May 16, 2013 8:43 AM
Si, a mio avviso bisogna guardare ai singoli articoli del blog e non al blog in quanto tale. Se si tratta di articoli in cui è possibile riscontrare elementi di novità ed originalità, chi li scrive pone in essere opere assimilabili a quelle letterarie che pertanto godono di piena tutela dei diritti patrimoniali e morali.
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Come e Quando aprire una Partita IVA per Vendere Online

Come e Quando aprire una Partita IVA per Vendere Online | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Hai intenzione di vendere i tuoi prodotti sul web ma non sai quando è davvero il momento di aprire un numero di partita IVA per regolarizzare la tua attività agli occhi del Fisco?

 

È molto più semplice di quanto pensi, basta guardare all’occasionalità del tuo business onlineper comprendere quando è davvero giunto il momento di fare questo passo.

 

Mi spiego meglio.

 

In linea di principio, un’attività commerciale come può essere la vendita di beni materiali via internet esercitata in maniera “occasionale” non necessita di una partita IVA per rispettare le norme imposte dal Fisco.

 

Esiste cioè la possibilità di effettuare il tuo piccolo commercio elettronico in totale armonia e rispetto del legislatore fiscale pur senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) ai corrispettivi delle tue vendite online.

 

Nel caso in cui un’attività sia svolta in maniera “occasionale” (e cioè non “abituale”), si verifica una distinzione tra la disciplina IVA, per la quale nessun obbligo è imposto, e la disciplina relativa alle imposte sui redditi, in base alla quale può verificarsi, invece, il caso di redditi tassabili (non configurabili come “redditi d’impresa”, né come “redditi di lavoro”, ma definibili come “redditi diversi” ai sensi dell’art. 67, co. 1, lett. i) DPR 917/86.

 

L’occasionalità – con la conseguente esclusione dell’IVA (e dunque della necessità di aprire una partita IVA) – si ha quando l’attività è posta in essere in modo accidentale o sporadico e senza che il soggetto abbia predisposto nulla per effettuarla.

 

Purtroppo, ad oggi, non esiste una definizione normativa ed univoca di occasionalità, ma per capire se la tua è un’attività di vendita “occasionale”, puoi utilizzare come valido riferimento le linee guida che ti indico qui di seguito:

 

- l’occasionalità, con conseguente irrilevanza ai fini IVA, sussiste solo quando l’attività è posta in essere in modo accidentale o sporadico, senza che il soggetto abbia predisposto nulla per effettuarla;

 

- non può considerarsi occasionale un’attività che si protrae nel tempo per una durata “apprezzabile”, anche se finalizzata al compimento di un’unica operazione;

 

- il “famigerato” limite dei 5.000 euro certificati non è attendibile in questo contesto;esercitare attività commerciale occasionale non significa  dunque guadagnare meno di 5.000 euro;

 

- non è possibile ricavare “regole” o indicazioni precise, valide per tutti;

 

Sul punto bisogna considerare cosa accade in pratica: vediamolo subito!

 

A)  Desideri aprire un portale di e-commerce?

 

B)  Desideri vendere alcuni prodotti o fare un tentativo ma non hai un progetto di impresa chiaro in mente? Hai tuttavia intenzione di guadagnare dalla tua attività di vendita online?

 

C) Desideri tentare la vendita di qualcuno dei tuoi oggetti personali magari usati tramite portali e-commerce del tipo E-bay, Blomming, Bakeca.it, ecc.?

 

 

A) Desideri aprire un portale di e-commerce?

 

È il caso di aprire una partita IVA!

 

Se la tua intenzione è quella di avviare un vero e proprio portale di e-commerce al fine di pubblicizzare e vendere prodotti (alimentari e non) fin dal principio della tua attività devi sapere che non è possibile riscontrare in alcun modo il requisito dell’ “occasionalità”.

 

Non importa se all’inizio venderai poco o nulla in attesa di “farti conoscere” sul mercato. Avviare un sito di e-commerce è come aprire un’azienda tradizionale, richiede una serie di sforzi in termini di tempo, denaro, conoscenze tecniche e di marketing.

 

 

B)  Desideri vendere alcuni prodotti o fare un tentativo ma non hai un progetto di impresa chiaro in mente? Hai tuttavia intenzione di guadagnare dalla tua attività di vendita online?

 

Sei probabilmente alle prese con le cosiddette “attività commerciali occasionali”.

 

Non è il caso di aprire una partita IVA!

 

Come già anticipato, il fisco prevede la possibilità di poter effettuare vendite “occasionali” e cioè sporadiche e comunque non continuative, senza necessità di aprire una partita IVA.

 

Deve comunque trattarsi di un’attività che – seppur non identificabile come una vera e propria impresa – abbia natura commerciale.

 

I ricavi conseguiti dall’esercizio di tale tipo di attività, nonostante non siano soggetti ad Iva, necessitano cionondimeno di essere inseriti in dichiarazione dei redditi e denunciati così ai fini IRPEF.

 

Anche in questo caso il requisito dell’occasionalità non è legato al superamento o meno del limite dei 5.000 euro certificati, quanto piuttosto alle modalità di svolgimento dell’attività.

 

È chiaro che quanto maggiori saranno i ricavi certificati (in assenza di posizione IVA ufficiale), tanto minori saranno le capacità di difesa nell’eventualità di un accertamento da parte dell’autorità fiscali.

 

Questo non tanto perché ci si discosta dal limite dei 5.000 euro quanto piuttosto per il carattere continuato e probabilmente professionale dell’attività stessa, in assenza dei quali non sarebbe possibile andare incontro a ricavi esponenziali.

 

L’esercizio “occasionale di un’attività commerciale” si verifica plausibilmente nelle ipotesi in cui:

 

1. vi sia stata la reiterazione di atti di acquisto e di vendita – è necessario che le compravendite si manifestino (non però con un’intensità tale da far presupporre l’esistenza di un’attività esercitata professionalmente) in un arco di tempo definito o definibile;

 

2. si sia proceduto alla produzione del bene venduto;

 

3. vi sia stata anche una sola operazione di compravendita sempreché, durante il periodo di possesso, colui che ne effettuerà la vendita abbia intrapreso opere “incrementative” del valore del bene.

 

 

C) Desideri tentare la vendita di qualcuno dei tuoi oggetti personali magari usati tramite portali e-commerce del tipo E-bay, Blomming, Bakeca.it, ecc.?

 

Sei probabilmente alle prese con le cosiddette “attività occasionali non commerciali”.

 

Non è il caso di aprire una partita IVA!

 

Se hai intenzione semplicemente di vendere qualcuno dei beni già di tua proprietà non esiste alcun adempimento fiscale di cui tu debba preoccuparti, fallo pure in tutta tranquillità!

 

Commerciante, lo ripetiamo, è colui che, organizzato in maniera professionale, vende prodotti in modo continuativo già acquistati al solo fine di reintrodurli sul mercato, e dunque di venderli, per trarne un profitto.

 

Ecco di seguito alcuni esempi pratici.

 

- Vendere la tua motocicletta su e-bay non comporta oneri fiscali di sorta.

 

- Così come non sono da dichiarare il tuo vecchio orologio o la tua muta subacquea o la tua tavola da surf venduta in rete a mezzo di portali “elettronici” pre-esistenti.

 

Dott. Luca Taglialatela 

 

www.fiscosulweb.it

 

(© Copyright 2011 - 2013 Fiscosulweb.it)


Articolo pubblicato sul portale www.commercialista.com

 


Luca Taglialatela's insight:

Se vuoi saperne ancora di più sull’argomento, è online la seconda guida di FiscosulWeb.it interamente ed assolutamente gratuita:

 

Partita IVA e Adempimenti per vendere online: Come, Quando e Perché


(http://bit.ly/11SMMUX)



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FiscosulWeb.it: finalmente online il Corso per avviare la tua attività sul Web

FiscosulWeb.it: finalmente online il Corso per avviare la tua attività sul Web | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Finalmente online il Corso per avviare ed imparare a conoscere gli aspetti fiscali del tuo business sul Web.

 

"Come avviare un’attività di Consulenza, Formazione o di Lavoro Autonomo sul Web restando in regola con il fisco"

 

ti permetterà di:


- Chiarire ogni tuo dubbio in materia di imposte e tasse 

 

- Evitare di pagare più tasse del dovuto


- Evitare di incappare in sanzioni amministrative molto costose

 

e molto altro ancora.

 

Questo lavoro non è un manuale di leggi ed istruzioni difficile da comprendere e, come accade spesso, fuori dal contesto pratico di tutti i giorni.

 

Il Corso, infatti, si articola in una serie di domande intuitive ed intelligenti ma soprattutto “pratiche”, in quanto parlano il linguaggio di tutti i giorni.

 

Sono domande che vengon fuori dalle esigenze e dalle perplessità di chi approccia alla rete ed alle quali seguono altrettante risposte rapide ed intuitive spesso accompagnate da tutti gli strumenti di supporto del caso (fac-simili di fatture, esempi di calcolo, tabelle, ecc.). 

 

Il Corso - interamente dedicato agli aspetti fiscali del business online - si rivolge in particolare a tutti coloro desiderosi di impiegare il proprio know-how e le proprie conoscenze personali per intraprendere una nuova attività sul web.

 

Parlo di web designer, web marketer, web devolpers, personal coach, e più in generale mi rivolgo a tutti i freelance convinti, professionisti e lavoratori autonomi che vogliono guadagnare grazie a consulenze, corsi di formazione, webinar, guide, info-prodotti, ecc. e vogliono farlo su internet.

 

LEZIONE 1: Quando e Come aprire un numero di Partita IVA


LEZIONE 2: Come e Quando applicare l’IVA in Fattura

 

LEZIONE 3: Come gestire i risvolti fiscali delle attività di Consulenza e Formazione svolte attraverso i canali e gli strumenti del Web (skype, webinar, ebook, guide pdf, software, plugin, template, fotografie, traduzioni, articoli di giornale, ecc.) 

 

LEZIONE 4: Come gestire l’INPS per sé e per i propri collaboratori 

 

LEZIONE 5: Quali sono e come vanno gestite le Formalità e gli Obblighi di legge per il tuo sito web (Partita IVA, Privacy, Termini e Condizioni d’Uso)

 

 

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Luca Taglialatela

 

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