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Business online e limiti all’uso del contante

Business online e limiti all’uso del contante | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Se è vero che tutti i business online sono gestiti mediante mezzi di pagamento elettronico (carte di credito, pay pal, ecc.), è però altrettanto vero che, soprattutto per le attività di consulenza e lavoro autonomo in generale, possa capitare di fare uno strappo alla regola.

 

Può cioè senza dubbio accader di ricevere una richiesta di consulenza o di un parere da qualche cliente che ci conosce per fama di rete ma che, per coincidenze fortuite, si trova geograficamente nei nostri pressi e decida di pagare in contanti.

 

Va da sé che tutti i limiti al pagamento in contante si applicano anche se ci troviamo ad incassare in contanti una sola volta nell’anno.

 

Di seguito il link ad un articolo davvero interessante: sintetico ed essenziale 

 

Leggi tutto l’articolo: http://bit.ly/HYJGKR

 

A cura di www.fiscosulweb.it


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Cosa controllerà il Fisco dei Conti correnti

Cosa controllerà il Fisco dei Conti correnti | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Il countdown sta per concludersi.

 

Tra pochi giorni, entro il 31 ottobre (salvo sorprese dell'ultima ora che però a questo punto appaiono davvero improbabili), le banche e gli altri operatori del settore finanziario dovranno comunicare all'anagrafe tributaria tutti i dati rilevati ai rapporti instaurati con la propria clientela.

 

Conti correnti, dossier titoli, certificati di deposito, carte di credito e debito, ma non solo, diventeranno "trasparenti" per il Fisco italiano che per contrastare le frodi a danno dell'Erario avrà così a disposizione il database più ricco e completo al mondo. 

 

Un'evoluzione della "vecchia" anagrafe dei conti impressa nel 2011 dal Governo Monti (con il decreto legge 201), ma che in queste settimane di polemiche sul Datagate e sulla sicurezza delle comunicazioni telematiche e dei caveau informatici qualche preoccupazione in più la desta.

 

Anche perchè sia sul piano bilaterale Italia-Usa che in sedi multilaterali come Ocse e Ue (si veda l'articolo sotto) si stanno implementando accordi di cooperazione tra le autorità fiscali incardinati proprio sullo scambio automatico dei dati e sulla normativa Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act) messa a punto da Washington per combattere l'evasione domestica e internazionale.

 

In effetti dal 2006, l'agenzia delle Entrate attraverso l'anagrafe dei conti è già in grado di conoscere i nominativi dei contribuenti che hanno avviato un rapporto finanziario e, per esempio, il numero di conti aperti in una o più banche.

 

Ma d'ora in avanti potrà "vedere" molto di più. Lo spettro di dati trasmessi dagli intermediari alla "nuova" anagrafe dei rapporti finanziari sarà piuttosto vasto e penetrante, anche per il passato.

 

Nei prossimi quattro giorni si dovrà completare la comunicazione dei rapporti esistenti nel 2011 (il Sid, il canale telematico "blindato" dell'Agenzia, è stato attivato da fine giugno) ed entro il 31 marzo 2014 dovranno essere censiti quelli del 2012.

 

I rapporti e i conti accesi dal 2013 in poi saranno invece trasmessi entro il 20 aprile dell'anno successivo.

 

Ma cosa saranno obbligati a rendere noto al Fisco banche, Poste italiane, organismi di investimento collettivo, società di gestione del risparmio e gli altri intermediari?

 

Per un conto corrente aperto presso una propria filiale, ad esempio, la banca dovrà comunicare tutti i dati identificativi del rapporto, compreso il cosiddetto "codice univoco", riferito al soggetto persona fisica o alla società che ne ha la disponibilità e a tutti i cointestatari (nel caso di intestazione a più soggetti), nonché i dati relativi al saldo iniziale al 1° gennaio e al saldo finale al 31 dicembre (per i conti infrannuali saldo iniziale e finali dovranno essere focalizzati sulle date di apertura e cessazione del rapporto).

 

Inoltre, andranno indicati gli importi totali delle movimentazioni effettuate nei 12 mesi, distinte tra dare e avere. In altre parole, dovranno essere specificati l'importo totale degli accrediti e degli addebiti dell'anno.

 

Oltre ai conti correnti, nel censimento fiscale saranno inclusi, tra l'altro, i conti deposito titoli, le gestioni patrimoniali, i rapporti fiduciari (legge 1966/39), le carte di credito/debito, il numero delle operazioni extra-conto, i certificati di deposito, i buoni fruttiferi, i contratti derivati e perfino gli acquisti o le vendite di oro e metalli preziosi.

 

Per ogni tipologia di rapporti è previsto un "protocollo di trasparenza" (come emerge dalla tabella a fianco) che prevede la "denuncia" di determinati dati.

 

Per le cassette di sicurezza occorrerà segnalare, ad esempio, quante volte il titolare vi avrà avuto accesso.

 

Non confluiranno, al contrario, nell'archivio dei rapporti finanziari saldi e movimenti collegati a finanziamenti, crediti, garanzie e fondi pensione. 

 

Rispetto al funzionamento del nuovo regime permane qualche dubbio che ministero dell'Economia e associazioni di categoria stanno però provando via via a dissipare, come per il trattamento diversificato da riservare ai rapporti sottoposti a sequestro, pignoramento o preceduta esecutiva (che dovrebbe scattare solo dal 2014), i rapporti in valuta estera (per cui potranno essere usati sia i cambi medi che quelli di fine anno) o le operazioni extra-conto (solo dal 2014 si dovrebbe indicare il "ruolo" svolto dalle persone che le effettuano).

 

Per gli intermediari, infine, ci potrebbe essere il rischio di indicare livelli di ricchezza non sempre veritieri o uniformi per il cliente-contribuente. In particolare, questo pericolo potrebbe nascere nella valorizzazione del dossier titoli, valida anche ai fini del redditometro, che dipende dai criteri scelti dall'intermediario : si pensi al caso di chi detiene in portafoglio titoli in default che per alcune banche, applicando il fair value, valgono zero e per altre sono contabilizzati al valore nominale o di carico.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com

 

Leggi tutto l'articolo di Marco Bellinazzo: http://bit.ly/1diBKz6

 

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Avviare un Business Online: conviene costituire una società ad Hong Kong ?

Avviare un Business Online: conviene costituire una società ad Hong Kong ? | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Molti investitori stranieri preferiscono operare nel mercato cinese mediante la costituzione di una sub-holding residente in Hong Kong e, tramite la stessa, effettuare successivamente l'acquisto dell'intera partecipazione sociale nella target cinese.

 

(Tale modus operandi, a determinate condizioni, ben potrebbe essere adottato anche da chi svolge un business esclusivamente online - es.: vendita beni in Cina a mezzo di portale eCommerce. Vediamone ora i vantaggi e le implicazioni fiscali ndr).

 

Le principali ragioni che possono suggerire la scelta di Hong Kong come piattaforma strategica per effettuare l’investimento in Cina sono:

 

1. possibilità di operare in un sistema economico aperto, dotato di una rete infrastrutturale adeguata e di un contesto finanziario all’avanguardia

 

2. giurisdizione fiscale, legale e finanziaria in linea con i principi fondamentali che si ritrovano nei sistemi anglosassoni, con regole e normative differenti rispetto alla madre patria cinese (Hong Kong era una colonia britannica)

 

3. in virtù della Convenzione contro le doppie imposizioni di recente stipulata dal paese con l’Italia, si potrebbero aprire interessanti scenari nel caso in cui Hong Kong venisse inserita nell’elenco dei Paesi “virtuosi” (c.d. “white list”), nei confronti dei quali non trovano applicazione le disposizioni antievasive ed antielusive vigenti nel sistema tributario nazionale.

 

Con riferimento a questa specifica modalità di insediamento nel mercato asiatico, forniamo un quadro riassuntivo del trattamento tributario (ai fini delle imposte dirette) del reddito prodotto in Cina e dei successivi flussi reddituali di dividendi (Cina - Hong Kong - Italia) successivamente distribuiti al socio italiano.

 

Costituzione di una sub-holding residente a Hong Kong che, a sua volta, deterrà la partecipazione della sussidiaria cinese
 

E’ doveroso premettere che, non essendo stata ancora emanata la nuova “white list”, per disciplinare i flussi di reddito tra la casa madre e la sub-holding è necessario rifarsi all’art. 167 del T.U.I.R. e alla sua eventuale disapplicazione.

 

In Cina


Il reddito prodotto in Cina dalla sussidiaria cinese sarà ivi assoggettato all’imposta sul reddito delle società con aliquota del 25% e il dividendo, al momento della sua erogazione al socio non residente, potrà subire una ritenuta alla fonte a titolo di imposta.


A Hong Kong

 

In presenza di una sub-holding costituita in Hong Kong, i dividendi successivamente distribuiti dalla sussidiaria cinese a favore della casa madre residente ad Hong Kong (che dovrà detenere almeno il 25% del capitale della società cinese) subiranno una ritenuta alla fonte nella misura ridotta del 5%, così come previsto dalla convenzione per evitare le doppie imposizioni in vigore tra Cina e Hong Kong.

 

Per ciò che concerne la tassazione in capo alla società di Hong Kong, la normativa fiscale locale prevede l’esenzione totale per i redditi prodotti al di fuori del territorio della stessa, quindi il dividendo proveniente dalla controllata cinese:

 

- non essendo considerato territorialmente prodotto in Hong Kong, non sarà soggetto ad alcuna imposizione ai fini dell’imposta sul reddito

 

- non soggiacerà ad alcuna ritenuta alla fonte al momento del pagamento al socio italiano.

 

In Italia

 

Per quanto riguarda l’imposizione in Italia, è fondamentale tenere in considerazione che, ai sensi del decreto ministeriale del 4 maggio 1999, Hong Kong, allo stato attuale, è ancora considerata dal nostro legislatore Paese a fiscalità privilegiata (c.d. paradiso fiscale) e pertanto sarà necessario fare riferimento alla disciplina delle Controlled Foreign Companies di cui all’art. 167 del T.U.I.R.

 

Sulla base di tale disciplina i redditi prodotti dalla sub-holding residente in Hong Kong dovranno essere imputati “per trasparenza” in capo al soggetto italiano, a prescindere dalla loro distribuzione, in proporzione alla quota di partecipazione agli utili.

 

Inoltre le imposte pagate all’estero potranno essere ammesse in deduzione a titolo definitivo, mentre i dividendi successivamente distribuiti dalla società di Hong Kong alla società italiana non concorreranno a formare il reddito di quest’ultima fino a concorrenza dei redditi precedentemente imputati per trasparenza.

 

La società italiana può evitare l’imputazione automatica (“per trasparenza”) del reddito prodotto dalla propria sub-holding residente in Hong Kong qualora presenti un interpello preventivo all’Amministrazione finanziaria italiana e riesca a dimostrare alternativamente che:

 

- la società di Hong Kong svolge un’effettiva attività industriale o commerciale nello Stato o nel territorio in cui ha sede, o

 

- dalla partecipazione nella società di Hong Kong non consegua l’effetto di localizzare redditi in un territorio a fiscalità privilegiata, ossia che i redditi da essa conseguiti siano prodotti in misura non inferiore al 75% in altri Paesi non inclusi in black list e ivi sottoposti a tassazione ordinaria.

 

Alcune recenti prese di posizione dell’Amministrazione finanziaria italiana sembrerebbero delineare questa opportunità.

 

In particolare, la Risoluzione n. 191/E del 27 luglio 2007 ha esaminato il caso di un soggetto italiano che controlla una sub-holding in Hong Kong, la quale a sua volta detiene la totalità delle partecipazioni in una società operativa localizzata in Cina.

 

In tale occasione, l’Agenzia ha conferma che il reddito della (sub)holding imputato alla società controllante per trasparenza segue le ordinarie regole di determinazione del reddito di impresa, con la conseguenza che, qualora vi concorrano dividendi provenienti da Paesi diversi da quelli a fiscalità privilegiata, essi sono soggetti a tassazione nella misura del 5% del loro ammontare ai sensi dell’art. 89, comma 2, TUIR.

 

Pertanto, qualora i redditi derivanti dalla società di Hong Kong siano stati prodotti in un paese a fiscalità ordinaria (come ad esempio la Cina) e ivi siano stati soggetti ad imposizione, il contribuente può ottenere in sede di interpello un parere favorevole in merito alla disapplicazione della disciplina Cfc a patto che dimostri, in tale sede, che la detenzione della partecipazione nella sub-holding di Hong Kong non ha una finalità elusiva, ossia che i redditi da essa conseguiti siano prodotti in misura non inferiore al 75% in altri Paesi non inclusi in black list e ivi sottoposti a tassazione ordinaria.

 

La prova della sussistenza di tale condizione (utili del soggetto residente in Hong Kong assoggettati ad una effettiva e congrua tassazione all’estero) permetterà alla controllante italiana di non applicare sui redditi prodotti dalla sub-holding residente in Hong Kong la tassazione per trasparenza e, al momento dell’eventuale successiva distribuzione di dividendi soltanto il 5% dell’ammontare degli stessi sarà incluso nella base imponibile della società italiana e sarà assoggettato ad imposta sul reddito con aliquota ordinaria Ires pari al 27,5%.

 

Sulla base di quanto sopra riportato, nell’ipotesi in cui il contribuente ottenga in sede di interpello un parere favorevole in merito alla disapplicazione della disciplina Cfc, così come in caso del probabile inserimento di Hong Kong nell’elenco dei Paesi “virtuosi” (nei confronti dei quali non verranno applicate le disposizioni antievasive ed antielusive), in un ottica di pianificazione fiscale, risulterà sicuramente più conveniente la costituzione di una sub-holding a Hong Kong, che a sua volta deterrà la partecipazione della sussidiaria cinese, rispetto ad un investimento diretto in Cina tramite una propria sussidiaria.

 

Leggi tutto l'articolo: http://bit.ly/18W9h12

 

Fonte: Sito ufficiale Newsmercati: http://www.newsmercati.com - Natale Galimi

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

 

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Un nuovo servizio di audioconferenza, ottimo per il business online

Un nuovo servizio di audioconferenza, ottimo per il business online | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Un vero faccia a faccia virtuale.


È questa la sfida che BT Global Service ha voluto affrontare presentando BT MeetMe with Dolby Voice, un servizio di audioconferenza che ha l'obiettivo di semplificare quella che solitamente è l'esperienza stressante di una conference call tra più interlocutori con mezzi tradizionali come telefoni fissi e mobili.


(...)


Il servizio, sviluppato insieme a Dolby in esclusiva per BT, si affianca a quello già esistente nell'ambito dell'audio conferenza, MeetMe di BT, già utilizzato da migliaia di aziende in tutto il mondo.


British Telecom sta inoltre offrendo una serie di prodotti in grado di supportare le società offrendo i servizi necessari al raggiungimento degli obiettivi.


Questo perché il mondo della collaboration sta cambiando a una velocità sempre maggiore, assumendo un ruolo ormai centrale che richiede sistemi sempre più sofisticati, in grado di garantire un'esperienza semplice ed efficiente all'utente, che garantisca al contempo sicurezza per ogni dispositivo collegato.


Il servizio presentato da BT in collaborazione con Dolby, insieme a tutti gli strumenti per la collaboration, si pone anche in un'ottica di una migliore allocazione delle risorse legata a budget aziendali sempre più compressi dalla crisi economica.


Attraverso il consolidamento dei fornitori, dato che BT fornisce la piattaforma in un unico pacchetto di soluzioni per la collaboration, e la diminuzione delle spese di viaggio, i servizi BT permettono di tenere sotto controllo i costi.


In attesa della versione mobile per iOs e Android, che sarà resa disponibile a breve, BT MeetMe with Dolby Voice è già disponibile sia per PC sia per Mac con un'integrazione del software Dolby Voice nel pacchetto BT MeetMe WebJoin.


Fonte: http://www.milanofinanza.it


Leggi tutto l'articolo: http://bit.ly/1ciYjGY


A cura di www.fiscosulweb.it


Luca Taglialatela's insight:

 

Per chi non si accontenta delle conference call tradizionali 

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Redditometro 2013: un tool del Sole24ore per comprenderlo meglio

Redditometro 2013: un tool del Sole24ore per comprenderlo meglio | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Entrano nel vivo i controlli dell'agenzia delle Entrate con il nuovo redditometro.


Dalle spese per la casa all'acquisto dell'auto ecco un pratico strumento online messo a disposizione gratuitamente da IlSole24Ore per  verificare se le spese effettuate sono in linea con i redditi dichiarati:


http://bit.ly/GJr69i



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Cinque regole per fare business online ... con qualche sacrificio

Cinque regole per fare business online ... con qualche sacrificio | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

In un paese dove il lavoro dipendente è sempre più un miraggio, non passa giorno che non si legga di un qualche embrione di impresa che cerchi la propria strada per eguagliare i miti d’Oltre Oceano dove capita che grandi idee e pochi capitali nel giro di pochi anni sino trasformati in imperi hi-tech. 

 

(...)

 

Secondo un’indagine promossa dall’associazione con Human Highway, sarebbero 300mila gli aspiranti start upper nel Bel Paese.

 

Il terreno è quanto mai favorevole. La crisi ha lasciato a casa numerosi “cervelli” e ridimensionato l’aspirazione di molti neolaureati ad un posto in banca, magari una merchant bank, piuttosto che in una grande multinazionale. Rischiare per rischiare, chi può rischia in proprio.

 

CAPITALE DI PARTENZA DA 15MILA EURO. 

 

Un conto tuttavia è avere un’idea, sia pure innovativa, un conto è trasformarla in un’azienda operativa. Contagiati dal sogno americano sono sempre più numerosi i soggetti desiderosi di mettersi all’opera.

 

Per Luigina Ferraro, partner di Incipit Consulting società di consulenza strategica di impresa, sono cinque le regole auree da seguire prima di buttarsi nella mischia.

 

E prima è bene tenere presente un punto preliminare: «Per inseguire il sogno di una start up non basta avere un’idea vincente e innovativa sotto il profilo tecnologico, ma è necessario poter disporre di un capitale di base con cui muoversi, almeno di 15 mila euro (con buona pace del mito delle srl a un euro, ndr), e poter dedicare gratuitamente il proprio tempo, all’incirca per due anni,  alla realizzazione progetto».

LE CINQUE REGOLE AUREE. 


Detto questo, ecco come fare secondo Incipit.

 

1) Verificare anche attraverso test e ricerche di mercato «oggi molto più economiche grazie al web» il mercato potenziale del prodotto o del servizio ideato.

 

2) Passare dall’idea a una strutturazione di un’attività concreta che produca reddito. Focalizzarsi quindi sul modello di business, esaminando il posizionamento, il mercato e il pricing del prodotto o servizio ideato e disinnescando i rischi operativi. 

 

3) Costruire e rafforzare il network commerciale. «In questo contesto potrebbe essere opportuno cercare di inserirsi all’interno di un incubatore o, al limite, in un progetto di co-working, luoghi ideali dove, grazie alla contemporanea presenza di molti talenti e, per quanto riguarda gli incubatori, anche di mentori e servizi di assistenza, è possibile fare rete in un’ottica di business», commenta Ferraro che poi avverte: «L’incubator può essere d’aiuto non è tuttavia determinante. Le grandi start up Usa sono decollate fino alla quotazione in Borsa grazie alla volontà degli imprenditori»

 

4) Reperire fondi adeguati alle viarie fasi del business. La ricerca passa evidentemente prima di tutto dalla individuazione di investitori potenzialmente interessati. «Il venture capital non è mai stato molto solido in Italia», spiega l’esperta secondo cui tuttavia non mancano occasioni. «Si può percorrere poi la strada dei fondi pubblici, spesso lunga e articolata, piuttosto che, se si è disponibili ad aprire il capitale, cercare potenziali business angel o verificare le possibilità di partnership all’interno della stessa filiera. La presenza della start up all’interno di un incubatore, facilita evidentemente questo compito», aggiunge Ferrano.

 

Per la consulente di strategia aziendale è poi fondamentale «la capacità di modulare la raccolta a seconda dello stadio di sviluppo dell’attività indirizzando le risorse alla vera creazione di valore».

 

5) In ultimo, alla fine, l’importante è far partire la macchina. Solo in questo modo si potrà correggere eventualmente il tiro. Il momento ideale, infatti, potrebbe non arrivare mai.

 

Leggi tutto l'articolo su http://bit.ly/GKWYKV - Fonte: economiaweb.it

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Si tratta di piccoli - ma niente affatto scontati - consigli per avviare un'attività online.

 

L'esperienza insegna che avere un'idea è importante, ma ciò che conta davvero è provarci, provarci comunque e sempre, perché il momento "giusto" o quello "buono" non esistono.

 

Luca Taglialatela

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E-commerce: Come Commercializzare Un Prodotto Fisico

E-commerce: Come Commercializzare Un Prodotto Fisico | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it
Se vuoi vendere un prodotto fisico su Internet ecco alcuni consigli pratici per scegliere il prodotto giusto in base alle tue esigenze

Via Mauro Migli
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Come creare una start-up innovativa

Come creare una start-up innovativa | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Ecco uno straordinario link che nasce da un lodevolissimo progetto delle Camere di Commercio italiane riunite.

 

Vai su http://startup.registroimprese.it/

 

Un percorso interattivo ti guiderà con semplicità attraverso la complessa normativa legale mostrandoti se e quando è per te possibile avviare una start up innovativa.

 

Te ne ricordo ad ogni modo i requisiti:

 

le nuove start up introdotte con il decreto sviluppo bis (articolo 25 Dl 179/2012), convertito con la legge 221/2012 devono rispettare determinati requisiti per ottenere le previste agevolazioni fiscali, normative, contributive e contrattuali. Tra i requisiti richiesti:


- Soci di maggioranza

 

Nei primi 24 mesi di vita dell’azienda non più necessariamente persone fisiche: anche società di capitali possono diventare start up innovative.


- Spesa minima in R&S

 

Passa al 15% dal precedente 20% 


- Forza lavoro altamente qualificata

 

Il requisito per cui almeno un terzo di dipendenti o collaboratori debbano essere in possesso di dottorato di ricerca (o stiano svolgendo il dottorato) o, se solo laureati, con almeno tre anni di ricerca, può essere sostituito dalla presenza, fra dipendenti o collaboratori, di almeno due terzi di personale in possesso di laurea magistrale


- Privative industriali

 

Vengono inseriti anche i diritti relativi a un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro Pubblico speciale per i programmi per elaboratore (un software originario registrato Siae)

 

Ti rimando di nuovo al link delle Camere di Commercio, in attesa del Decreto Ministeriale di cui ti ho parlato nel mio articolo immediatamente precedente "Stat up innovative: tardano le agevolazioni a le intenzioni sono buone":

 

http://startup.registroimprese.it/

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Davvero ottimo lo strumento interattivo delle Camere di Commercio, un po' meno la diffusione datane dui social media.

 

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Chi vende online dura più a lungo

Chi vende online dura più a lungo | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Va bene le limitazioni all'espressione su Internet, va bene l'onerosa procedura della spedizione dei resi, e passino anche gli intoppi sugli strumenti - e sulle monete - di pagamento.

 

Pro e contro: l'export online sa anche rivelarsi un buon affare.


Lo dimostra una ricerca che il colosso americano dei marketplace, eBay, ha commissionato a uno studio esterno e poi ha presentato a Ginevra, sempre nell'ambito del workshop a più voci sull'e-commerce della Wto.

 

In primo luogo, vendere online piuttosto che offline può costare fino al 60% in meno.

 

Come? In mancate spese di apertura di un negozio all'estero, di ricorso a un agente di commercio in loco, di accordi con i distributori locali.


Chi esporta online, poi, sembra avere più possibilità di sopravvivenza, almeno nel medio periodo.

 

Stando ai dati raccolti, a cinque anni dal loro ingresso sul mercato virtuale i grandi venditori su eBay mostrano il 71% di chance di sopravvivenza, mentre i soggetti più piccoli ne hanno il 54%. Sempre più di chi vende offline, la cui sopravvivenza a cinque anni sembrerebbe garantita solo nel 24% dei casi.
I

nfine, chi affronta i mercati esteri dalle finestre di un portale web può sbarcare su un numero molto maggiore di paesi rispetto a chi all'estero è costretto a sostenere investimenti di mattoni.

 

Negli Usa, ad esempio, il 64% delle imprese che esportano in maniera tradizionale lo fa verso un Paese straniero soltanto: tra gli utenti di eBay, al contrario, l'81% esporta verso almeno cinque mercati esteri differenti. (Mi.Ca.)

 

Fonte: www.Ilsole24Ore.com

 

Leggi tutto l'articolo su: http://24o.it/50IVn

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Come in tutte le tipologie di business i rischi esistono anche nell'e-Commerce.

 

Ma le economie di scale che è possibile sfruttare con un mediocre know-how dei mezzi e delle tecnologie del web non sono paragonabili con gli "sforzi" (ed i relativi ritroni economici) del business offline.

 

Provare per credere!

 

Luca Taglialatela

 

 

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Se Google non controlla le inserzioni di Adwords ... chi ci tutela dalla concorrenza sleale?

Se Google non controlla le inserzioni di Adwords ... chi ci tutela dalla concorrenza sleale? | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

A Google non si può imporre un dovere generalizzato di controllo sui marchi utilizzati dai suoi inserzionisti nella sezione AdWords, e pertanto la società americana non è responsabile della pubblicità eventualmente ingannevole caricata dai clienti sul web.

 

Il Tribunale di Palermo – sezione proprietà industriale, sentenza 2636/13, depositata il 14 giugno – torna sul tema della neutralità (condizionata) del fornitore dei servizi di rete per dirimere una controversia tra noleggiatori di auto sorta nel 2008, protagonisti Maggiore Rent e un player locale, Sicily by Car.

 

Quest'ultimo, utilizzando il servizio di pubblicità a pagamento AdWords (la colonna di destra che si abbina automaticamente ai risultati delle ricerche effettuate attraverso il motore di Mountain View), aveva cercato di "assimilarsi" alla Maggiore inserendo una keyword – in sostanza una parola tracciante per l'algoritmo – identica al marchio del concorrente. 

 

In tal modo, ha accertato il perito del tribunale, nei 3 anni e mezzo contestati SbC ottenne 1,5 milioni di visualizzazioni e 31.170 accessi a pagine del proprio sito (360 le transazioni concluse), una piccola parte delle quali (172mila, di cui 91 sfociate in contratti) mediante la tecnica illecita di far emergere anche nel titolo dell'annuncio la parola/marchio del concorrente.

 

In sostanza, ha stabilito il tribunale, per circa 4 mesi i potenziali clienti, pur se navigatori avveduti, sarebbero stati tratti in inganno dalla pubblicità "aggressiva" di SbC.

 

Se la questione tra concorrenti è stata così agevolmente circoscritta (SbC dovrà rifondere quei 91 contratti da 100 euro "sottratti" a Maggiore, a norma dell'articolo 125 del codice di proprietà industriale), del tutto aperto restava il versante della responsabilità del fornitore di servizi di rete, considerato che, secondo Maggiore, Google era complice di Sicily by Car «per il ruolo attivo e propositivo avuto nel suggerire modalità di campagna pubblicitaria confusorie, parassitarie e ingannevoli».

 

La stessa SbC indicava inoltre Google come unica responsabile dei danni eventualmente provocati dall'inserzione.

 

La Corte palermitana però, in applicazione del decreto legislativo 70/03 (che recepisce la Direttiva Ue sul commercio elettronico) ha ribadito che il fornitore di servizi di rete (Google in questo caso) non ha l'obbligo di controllo preventivo e globale sull'attività dei clienti, ma semmai solo un dovere di azionarsi per disinnescare gli effetti dietro segnalazione dei titolari dei diritti lesi.


Cosa che Google, in questo caso, puntualmente eseguì.


Fonte: IlSole24Ore

 

Leggi l'articolo in orignale di: Alessandro Galimberti - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/JzYx

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

Luca Taglialatela's insight:

 

È di qualche mese fa la sentenza del tribunale di Palermo che, in breve, esonera Google da responsabilità solidale verso gli inserzionisti cheutilizzano Adwords in maniera ingannevole, magari parafrando spot o ricopiando nelle parole chiave della ricerca la keyword di un concorrente.

 

È comprensibile esonerare il colosso di internet da un controllo che non sarebbe di per sé materialmente possibile, ma la domanda che resta è la seguente:

 

chi tutelerà i consumatori dagli inserzionisti truffaldini? 

 

Occhio dunque!

 

Luca Taglialatela

www.fiscosuweb.it

 

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Privacy e Web: Sanzioni pesanti per il Marketing selvaggio

Privacy e Web: Sanzioni pesanti per il Marketing selvaggio | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Il Garante per la privacy ha appena emesso tre ordinanze ingiunzione con le quali ha condannato due importanti società di servizi informatici, specializzate nel settore delle banche dati, e un operatore Tlc, al pagamento di complessivi 800.000 euro di multa per aver violato altrettanti provvedimenti prescrittivi già adottati nei loro confronti per “telemarketing selvaggio”.

 

L’intervento sanzionatorio dell’Autorità si è reso necessario a causa dellenumerose proteste per offerte promozionali indesiderate che continuavano a pervenire ai cittadini in relazione alle citate società già sottoposte, come detto, a puntuali prescrizioni sul corretto utilizzo dei dati per finalità di marketing nel 2008.

 

In particolare, in occasione dell’attività ispettiva all’uopo disposta dal Garante, è emerso come, in violazione dei precedenti provvedimenti, le due imprese specializzate nella creazione di banche dati, non avessero sanato i profili di illegittimità riferiti agli archivi elettronici costituiti, per poi venderli, con dati di decine di milioni di persone raccogliendo le informazioni contenute, ad esempio, negli elenchi telefonici distribuiti prima del 2005 e nelle liste elettorali. 


I dati in questione, infatti, sono stati illegittimamente ottenuti senza aver ben informato gli interessati e utilizzati senza che questi avessero prestato uno specifico consenso per attività di marketing o per cessione delle loro informazioni personali ad altre società. 

 

A seguito delle nuove ordinanze, le due società dovranno adesso pagare, rispettivamente, una sanzione di 100.000 euro e  di 400.000 euro. 

 

Relativamente alla condotta dell’azienda di telecomunicazioni, invece, il Garante ha accertato come la stessa fosse a conoscenza dei profili di illiceità in ordine alla costituzione delle banche dati e, nonostante ciò, avesse comunque continuato ad acquistarle e utilizzarle, sulla base di un fittizio rapporto titolare – responsabile, per contattare gli utenti e promuovere i propri prodotti e servizi tramite call center. 

 

Per tale attività, contraria alle prescrizioni del Garante su banche dati e marketing telefonico, la compagnia in questione dovrà ora pagare 300.000 euro di sanzione.  

 

L’Authority, auspicando che quanto precede possa servire da monito per tutti, ha, altresì, preannunciato di essere sul punto di adottare ulteriori ordinanze ingiunzione nei confronti di altre società, già sottoposte a ispezione, che hanno disatteso provvedimenti del Garante, in particolar modo se relativi al telemarketing e alla costituzione e all'utilizzo delle banche dati per questa finalità. 

 

Fonte: http://bit.ly/1a8kSvt

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it 

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Gestione separata e commercianti-artigiani: i chiarimenti dell'INPS, anche per gli internet freelance

Gestione separata e commercianti-artigiani: i chiarimenti dell'INPS, anche per gli internet freelance | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Sintetizziamo i chiarimenti dell’INPS (circolare n. 78 del 14.5.2013 l’INPS) in merito al regime contributivo applicabile a coloro che esercitano contemporaneamente attività lavorative iscrivibili alla gestione separata e attività imprenditoriali iscrivibili alla gestione commercianti o artigiani.

 

La questione trae origine dall’art. 1 comma 208 della L. n. 662 del 1996, che dispone che “coloro che esercitano contemporaneamente, anche in un’unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per invalidità/vecchiaia e i superstiti, sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente”.

 

L’INPS, sin dall’entrata in vigore della norma, ha ritenuto che il principio della prevalenza doveva applicarsi nell’ambito delle attività economiche di natura imprenditoriale esercitate dal contribuente, ma la questione è stata assai dibattuta e ha generato orientamenti giurisprudenziali non univoci.

 

Successivamente con l’art. 12 comma 11 del D.L. 78-2010 convertito in L. 122-2010, è stata fornita l’interpretazione del citato art. 1 comma 208 della L. n. 662-1996 nel senso indicato dall’INPS.

 

La recente sentenza della Cassazione sezione lavoro n. 5678 del 2012 ha reputato l’interpretazione dell’INPS autentica e quindi con effetto retroattivo.

 

Pertanto la citata circolare INPS n. 78-2013 ribadisce che, nell’ipotesi in cui un soggetto eserciti contemporaneamente una qualsiasi attività autonoma che comporti obbligo di iscrizione alla gestione separata e un’attività imprenditoriale compresa tra quelle iscrivibili alla gestione commercianti o artigiani, ai fini dell’iscrizione in quest’ultima gestione, saranno considerati l’abitualità e la professionalità della prestazione lavorativa.

 

A questo proposito la circolare rileva che un’attività è abituale anche se effettuata per poche ore al giorno e non tutti i giorni e che la partecipazione personale al lavoro aziendale può sussistere anche nel caso in cui consista in un’attività intellettuale di carattere organizzativo–direttivo (su quest’ultimo aspetto, vedi la sentenza della Cassazione sezione lavoro n. 5360/2012).

 

L’INPS inoltre precisa che la prova della partecipazione al lavoro aziendale spetta all’Istituto e che a tal fine, oltre ai riscontri documentali, si potrà procedere, ove necessario, anche ad accertamenti da effettuarsi in loco, tenendo in debito conto la presenza di lavoratori dipendenti e collaboratori.

 

Le espressioni usate nella circolare INPS e i riferimenti giurisprudenziali a suo favore sono certamente chiari ma in alcuni punti non convincenti fino in fondo e certamente non applicabili a tutti i soggetti e a tutte le situazioni potenzialmente interessate.

 

In questo senso si notano principalmente:

 

- il riferimento nella premessa della circolare alle richieste di chiarimenti avanzate dalle sedi territoriali dell’Istituto;

 

- la considerazione espressa nel paragrafo 3 del superamento dei chiarimenti forniti con messaggio n. 14905 del lontano 1999

 

- in merito all’art. 12 comma 11 della citata L. 122-2010 circa l’assoggettamento all’INPS nel caso di attività prevalente esercitata tra quelle d’impresa, è noto già da prima (circolare INPS n. 102-2003) che il contributo INPS è dovuto sulla totalità dei redditi d’impresa conseguiti dall’artigiano o commerciante.

 

In ultimo, l’INPS, alla fine del paragrafo 3, afferma che quanto espresso nella circolare sarà utilizzato anche ai fini dell’esame dei ricorsi amministrativi, per assicurare sia l’esercizio dei diritti d’imposizione contributiva che per evitare di gravare il contenzioso giudiziario nel caso in cui l’Istituto non possieda idonei elementi probatori.

 

Fonte: Fisco 7 - Dott. Rag. Giuseppina Spanò–Palermo - http://bit.ly/16v7zAA

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Ecco l'analisi del profilo previdenziale relativo ad un classico problema di numerosi freelance della rete che esercitano attività di consulenza (da lavoro autonomo) e vendono prodotti materiali (attività di impresa) allo stesso tempo. 

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Banzai sfida Amazon: ancora buone nuove per l'eCommerce made in Italy

Banzai sfida Amazon: ancora buone nuove per l'eCommerce made in Italy | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Banzai lancia la sfida ad Amazon.


Con un colpo a sorpresa la società fondata da Paolo Ainio ha acquisito MisterPrice, ePlaza e Bow, tre dei principali siti di e-commerce del mercato italiano, tagliando la strada alla concorrenza per rafforzare la leadership nelle vendite online.


L'acquisizione è avvenuta a valle di un aumento di capitale sottoscritto dalla Sator, la società di private equity di Matteo Arpe, per finanziare un piano di investimenti attraverso cui Ainio punta a consolidare la posizione di mercato di Banzai e raggiungere il primato in Italia dove, a dispetto della crisi, l'ecommerce presenta tassi di crescita vicini al 20% l'anno e spazi di crescita enormi.


L'operazione, che dovrebbe essere annunciata nei prossimi giorni, porterà da 130 a 170 milioni di euro il giro d'affari di Banzai per quest'anno, con l'obiettivo di arrivare a 200 milioni.


Una cifra di tutto rispetto anche se si tratta ancora di una frazione, certamente importante, della torta generale del commercio elettronico italiano che l'anno scorso ha registrato 9,5 miliardi di euro di scambi, inclusa Iva.

 

(...)


La tabella di marcia impostata da Ainio per Banzai non prevede altre acquisizioni per il momento ma «mai dire mai» afferma il manager.

 

«Banzai - spiega Ainio - crede fermamente nello sviluppo del digitale in Italia e per questo sta investendo in maniera significativa in due settori chiave in rapida evoluzione: l'editoria e il retail».

 

Per il 2014 l'obiettivo è consolidare la leadership in Italia su Internet nella vendita di beni.

 

Ma anche di sviluppare meglio le relazioni con clienti e fornitori, sfruttando il posizionamento per diventare il principale riferimento di entrambi. I

 

In particolare per le aziende che vorranno sempre più comunicare con l'ecommerce e alle quali Banzai vuole offrire una sponda robusta «al 100% italiana e interamente concentrata sul mercato italiano». 

 

Fonte: Federico De Rosa - http://www.corriere.it - http://bit.ly/ZGHMED

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

 

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Un altro mattoncino per lo sviluppo del commercio elettronico italiano.

 

Complimenti a Banzai e a tutto il suo staff 

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Facebook e il “business” dei minori

Facebook e il “business” dei minori | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Nei giorni scorsi il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ha annunciato importanti cambiamenti che hanno riguardato la privacy dei teenager iscritti al popolare portale.

 

Gli iscritti di età compresa tra  i 13 e i 17 anni possono ora rendere pubblici post, commenti e foto attraverso una modifica alle impostazioni dell’account.

 

Secondo l’azienda californiana, in questo modo, anche i minori potranno diffondere importanti appelli per la raccolta di fondi o iniziative umanitarie.

 

È dunque solo “umanitario” lo spirito di quest’iniziativa? Oppure si basa sul fatto che la stragrande maggioranza degli utenti più attivi del portale sono minori?

 

Tuttavia, al fine di bilanciare le nuove impostazioni meno restrittive, inoltre, l’azienda di Zuckerberg ha previsto che, ogni volta in cui un utente minorenne deciderà di rendere pubblico un proprio post, un apposito messaggio lo avvertirà sulla natura pubblica dello stesso, dandogli la possibilità immediata di cambiarne la visibilità.

 

Leggi tutto l’articolo: http://bit.ly/1aFJkD1

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Proteggete i minori 

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Start Up: quale forma sociale prediligere

Start Up: quale forma sociale prediligere | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

La società in nome collettivo (abbreviata s.n.c.) rientra nella categoria delle società di persone in cui i soci rispondono illimitatamente e solidalmente dei debiti anche con il proprio patrimonio personale.

 

Viene disciplinata nel Codice Civile dall’art. 2291 all’art. 2312.


Adempimenti per la costituzione

 

Esistono due tipologie di società in nome collettivo:

 

1. la s.n.c. regolare che viene costituita per atto pubblico o per scrittura privata autenticata. Questa tipologia di società, una volta costituita, viene iscritta presso il registro delle imprese;

 

2. la s.n.c. irregolare che svolge la propria attività senza essere iscritta al registro delle imprese.

 

Quando viene costituita una società in nome collettivo è necessario predisporre l’atto costitutivo che viene disciplinato dall’art. 2295 del Codice Civile. In particolare nell’atto costitutivo deve essere indicato:

 

- il cognome, il nome, il luogo di nascita, la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza di tutti i soci;

- la ragione sociale, cioè il nome che viene dato alla società;

- i nominativi dei soci a cui spetta l’amministrazione della società;

- il luogo in cui ha sede la società;

- la descrizione dell’oggetto sociale;

- gli apporti e i conferimenti che sono stati fatti dai soci nei confronti della società, indicando il valore che è stato attribuito e il criterio di valutazione;

- nel caso in cui ci siano dei soci d’opera bisogna indicare quali prestazioni sono tenuti a fare;

- le modalità di distribuzione degli eventuali utili tra i soci;

- la durata della società.


La tenuta della contabilità

 

La s.n.c. ha il vantaggio di poter usufruire di semplificazioni contabili: nel caso in cui i ricavi siano inferiori a 400.000 euro per attività di servizi o 700.000 euro per altre attività è possibile adottare il regime della contabilità semplificata.

 

Questo regime, a differenza del regime di contabilità ordinaria, permette di non tenere il libro giornale, il libro inventari e le scritture ausiliarie, come ad esempio quelle del magazzino.

 

Chiaramente queste semplificazioni permettono un sicuro risparmio per quanto riguarda il costo della consulenza fiscale e societaria prestata dal commercialista, oltre ad un risparmio annuale in bolli e diritti.


Vantaggi e svantaggi

 

Sicuramente questa tipologia di società è adatta per piccole realtà, che abbiano la necessità di essere flessibili e senza particolari adempimenti.

 

Sicuramente non è consigliabile per delle realtà che svolgono attività rischiose, che necessitano di importanti investimenti per l’avvio dell’attività.

 

I soci possono amministrare, a differenza di altre realtà societarie più complesse, in totale libertà e anche disgiuntamente, ciò vuol dire che ogni socio può prendere decisioni riguardanti la società senza la necessità di riunirsi con gli altri in un consiglio di amministrazione.

 

A fronte di questa libertà e flessibilità è bene ricordare che in questa società i soci rispondono dei debiti contratti anche con il proprio patrimonio personale e quindi la s.n.c. non è adatta per quelle persone che non voglio rischiare, facendo attività imprenditoriale, di poter perdere, potenzialmente, dei beni appartenenti alla propria famiglia: esistono altre tipologie di società, come la società a responsabilità limitata, che permettono di separare il patrimonio societario da quello personale del socio.

 

Fonte: www.commercialista.com

 

Leggi l'articolo: http://bit.ly/HlLPki

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

 

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Minimi: Come gestire l'aumento dell'IVA dal 21% al 22%

Minimi: Come gestire l'aumento dell'IVA dal 21% al 22% | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

L’innalzamento dell’aliquota IVA dal 21% al 22% interessa anche i contribuenti minimi, nonostante questi usufruiscano di un regime di vantaggio fiscale che permette loro l’emissione di fatture senza addebito dell’imposta sul valore aggiunto.

 

L’incremento dell’aliquota ordinaria comporterà maggiori costi per tali contribuenti che, come é noto, non possono esercitare il diritto di rivalsa dell’IVA e dunque portarla in detrazione.

 

Ma l’impatto più rilevante potrà derivare dallo svolgimento di particolari operazioni e dall’eventuale fuoriuscita dal regime al verificarsi di determinate condizioni.

 

Con “particolari operazioni” si intendono tutti quei casi in cui il contribuente minimo faccia acquisti intracomunitari, con conseguente obbligo di integrazione della fattura ricevuta mediante indicazione dell’aliquota IVA e della relativa imposta da versare entro il 16 del mese successivo a quello dell’effettuazione dell’operazione.

 

Per determinare l’aliquota IVA da applicare, in simili casi di acquisti intracomunitari, si dovrà far riferimento al momento della spedizione dallo Stato membro  d’origine.

 

Solo una volta definita tale data con precisione é possibile identificare l’aliquota IVA al 21% o al 22% così come attualmente in vigore.


Per quanto riguarda il caso della “fuoriuscita dal regime fiscale di vantaggio“, si ricorda che un contribuente minimo può uscire dal regime per il superamento della soglia massima annuale di 30.000 euro di ricavi, per il superamento del limite temporale massimo di permanenza, per il mancato rispetto di almeno uno dei requisiti previsti dalla norma e per opzione posta in essere dal contribuente stesso anche mediante comportamento concludente.

 

In linea generica l’abbandono del regime di vantaggio avviene dal periodo d’imposta successivo a quello in cui si verifica l’evento, ma nel caso in cui la soglia dei 30.000 euro di ricavi massimi sia superata per più del 50% la fuoriuscita é immediata.

 

In tali casi é previsto, per le fatture emesse prima della fuoriuscita, lo scorporo dell’IVA dal corrispettivo totale addebitato al cliente.

 

Qualora il regime agevolato fosse cessato entro il 30 settembre 2013, l’IVA da scorporare sarebbe al 21%. Qualora invece, al contrario, la fuoriuscita dovesse avvenire dal mese di ottobre in poi, l’aliquota sarebbe al 22%.

 

Per tali operazioni sarà importante verificare il momento impositivo ai sensi dell’art.6 del D.P.R. 633/1972.

 

Nello specifico assume rilevanza il momento del pagamento del corrispettivo per le prestazioni di servizi, il momento della stipulazione del contratto per i beniimmobili, il momento della consegna o spedizione per i beni mobili.

 

Fonte: www.fisco7.it Giovanni Fanni – Centro Studi CGN

 

Leggi tutto l'articolo: http://bit.ly/1aLr48v

 

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

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SPAM: il Garante della Privacy ci insegna a difenderci

SPAM: il Garante della Privacy ci insegna a difenderci | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Sulla scia degli ultimi provvedimenti e nel contesto di una più ampia campagna informativa, il Garante ha pubblicato sul proprio sito istituzionale alcuni suggerimenti tesi a promuovere un uso virtuoso delle nuove tecnologie di comunicazione al fine di evitare fenomeni di SPAM.


In particolare, ha approntato una scheda con il dichiarato obiettivo “di fornire indicazioni utili per prevenire e contrastare la ricezione di messaggi commerciali indesiderati, se non addirittura molesti”.


L’idea è quella di offrire un agile strumento capace di orientare, con linguaggio semplice e immediato, gli utenti verso scelte più consapevoli in un settore tanto delicato ed in continuo sviluppo.


L’utilizzazione di sistemi di comunicazione quali il telefono, gli sms, la posta elettronica e i social network espongono, infatti, le persone a potenziali rischi di diffusione delle informazioni che li riguardano, spesso dovuti ad un atteggiamento poco incline alla salvaguardia della sfera privata.


Il Garante ha, quindi, inteso indicare una linea di condotta cui conformarsi in vista di modalità di fruizione più attente ai profili di protezione dei propri dati personali.


Gli obiettivi appena descritti sono raggiunti richiamando regole fondamentali e consigli pratici idonei a superare quelle criticità che, più frequentemente, involgono l’accesso ai canali di comunicazione.


Scorrendo i consigli indicati troviamo, tra gli altri, quello di non diffondere numeri di telefono o indirizzi mail, di leggere sempre con attenzione le regole privacy e le condizioni di uso dei servizio, di verificare le modalità e le condizioni del trattamento nonché di utilizzare più indirizzi di posta elettronica per le diverse finalità alle quali sono dedicati. 


Nondimeno, altri accorgimenti riguardano l’uso di sistemi di crittografia per  proteggere il proprio indirizzo mail  e di filtri anti-spam che permettano di cancellare la posta in arrivo da un particolare indirizzo.


Relativamente all’utilizzo dei social network, devono essere controllate le impostazioni del proprio account, eventualmente limitando la visibilità del proprio profilo e delle informazioni fornite e impostando la funzione di blocco per i soggetti che inviano messaggi indesiderati.


Da ultimo, il Garante ha ritenuto di dover ricordare “le modalità per chiedere la cancellazione dei propri dati personali e l'interruzione dell'invio di comunicazioni indesiderate, così come le procedure per il ricorso a forme di tutela amministrativa o giurisdizionale”.


Leggi tutti i consigli del garante: http://www.garanteprivacy.it/spam


Fonte: http://www.privacylawconsulting.com


A cura di www.fiscosulweb.it


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Se il supermercato si sposta online

Se il supermercato si sposta online | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Coop Italia combatte la crisi con una strategia a misura di new economy.

 

L'insegna della grande distribuzione aprirà meno supermercati fisici (e con superfici più piccole) e darà il via a un progetto di e-commerce per sostenere il comparto del non alimentare in caduta libera, visto che, dall'inizio della crisi nel 2007, le famiglie hanno speso 5,6 miliardi di euro in meno in arredamento ed elettrodomestici.

 

Il piano per vendere online comprende cinque cooperative (Nova Coop Piemonte, Coop Liguria, Coop Lombardia, Coop consumatori Nord-Est e Coop Adriatica) e riguarderà, infatti, 6.800 referenze, non presenti nei punti vendita tradizionali e legate soprattutto al tema della casa e del bricolage.

 

«L'e-commerce verrà esteso progressivamente ad altri punti vendita», ha spiegato Marco Pedroni, da luglio presidente di Coop Italia, durante la presentazione del Rapporto consumi e distribuzione Coop 2013. «Un modo per andare incontro al nuovo stile di vita dei consumatori combinando comodità e risparmio di tempo», ha raccontato Pedroni.

 

«E allo stesso tempo per ampliare la gamma dei nostri prodotti non food che vanno sostenuti con formule nuove in questo momento di crisi».

 

(...)

 

Tornando all'e-commerce, l'insegna che riunisce 109 cooperative per un totale di 8 milioni di soci offrirà la possibilità ai suoi consumatori di prenotare la spesa online e di ritirarla all'interno del punto vendita rendendo in questo modo più efficiente anche la logistica. Coop ha previsto anche il servizio a domicilio per chi vuole vedersi recapitare la spesa comodamente a casa.

 

Fonte: www.italiaoggi.it

 

Leggi tutto l'articolo: http://bit.ly/18MEVNH

 

 

Luca Taglialatela's insight:

 

La morale è sempre quella: in periodo di crisi è necessario aguzzare l'ingegno e per farlo, oggi, è necessario ricorrere ad un canale di ampio respiro e con meno costi fissi: l'eCommerce.

 

Luca Taglialatela

www.fiscosulweb.it

 

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Self publishing: come tutelare le proprie opere dal plagio

Self publishing: come tutelare le proprie opere dal plagio | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Via ROBERTO P. TARTAGLIA, Fulvio Colasanto
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ROBERTO P. TARTAGLIA's curator insight, July 17, 2013 11:24 AM

Ed eccoci a uno dei punti fondamentali del percorso di scrittore indipendente: tutelare le proprie opere dal plagio, difendere i propri Diritti d’Autore.

 

Molti credono che l’unica soluzione percorribile sia quella dell’iscrizione alla SIAE. La Società Italiana degli Autori ed Editori, infatti, ha una sua sezione specifica dedicata alle opere letterarie, chiamata OLAF.

 

Ma è davvero l’unica soluzione? E poi, conviene sul serio?

 

Ovviamente, l’iscrizione alla SIAE e il deposito delle operehanno un costo, e nemmeno tanto basso. Quindi, primabisogna capire se ne vale la pena e, soprattutto, perché si pensa sempre alla SIAE come unica ipotesi.

 

La tesi dell’iscrizione obbligatoria alla SIAE è data, oltreché da retaggi storici, anche dalla presenza, dietro molti libri in commercio nelle librerie, dei famosi bollini.

 

Ma, come specifica anche la SIAE stessa, non dobbiamo farci ingannare, poiché i bollini non sono altro che uno strumento che viene messo a disposizione del mercatoe delle forze dell’ordine per distinguere le opere originali da quelle taroccate. Nulla più.

 

Ora, senza che io dica altro, lascio che sia tu a rispondere:quanto può contare questo espediente nell’era dei libri digitali e del self publishing?

Bene, andiamo oltre.

 

Dunque, l’iscrizione alla SIAE non è affatto necessaria. E ce lo dice la stessa SIAE, che tu ci creda o meno, sul suo sito:

 

 

“Non è obbligatorio aderire alla SIAE. L’adesione alla SIAE è libera e volontaria. L’autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l’intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile. In Italia, l’attività di intermediazione è riservata dalla legge alla SIAE in via esclusiva. L’ autore può comunque scegliere di aderire ad altre Società di autori di Paesi stranieri.” 

 

 

Come è possibile questo?

 

Semplice: è la legge a garantirci la tutela dell’opera, come spiego più approfonditamente nella guida specifica che invio tramite newsletter, creata grazie al prezioso aiuto del Dottore Commercialista Luca Taglialatela.

Un’opera, infatti, è tutelata automaticamente alla sua creazione. È in quel momento che acquisisci, per legge, i famosi Diritti d’Autore. Non devi fare altro.

 

L’unica cosa che ti consiglio di fare, nel caso ti dovessi trovare davanti a un tribunale per difendere i tuoi diritti dal plagio, è di crearti una prova della paternità dell’opera.

 

Ma in che modo?

 

Le soluzioni sono diverse, oltre il classico (e costosissimo) deposito notarile, vediamole insieme.

 

 

Leggi tutto e commenta su: http://www.viverediscrittura.it/self-publishing-e-diritti-dautore-come-tutelare-le-proprie-opere-dal-plagio/

Fulvio Colasanto's curator insight, October 3, 2013 8:11 AM

ROBERTO P. TARTAGLIA's curator insight, July 17, 5:24 PM

Ed eccoci a uno dei punti fondamentali del percorso di scrittore indipendente: tutelare le proprie opere dal plagio, difendere i propri Diritti d’Autore.

 

Molti credono che l’unica soluzione percorribile sia quella dell’iscrizione alla SIAE. La Società Italiana degli Autori ed Editori, infatti, ha una sua sezione specifica dedicata alle opere letterarie, chiamata OLAF.

 

Ma è davvero l’unica soluzione? E poi, conviene sul serio?

 

Ovviamente, l’iscrizione alla SIAE e il deposito delle operehanno un costo, e nemmeno tanto basso. Quindi, primabisogna capire se ne vale la pena e, soprattutto, perché si pensa sempre alla SIAE come unica ipotesi.

 

La tesi dell’iscrizione obbligatoria alla SIAE è data, oltreché da retaggi storici, anche dalla presenza, dietro molti libri in commercio nelle librerie, dei famosi bollini.

 

Ma, come specifica anche la SIAE stessa, non dobbiamo farci ingannare, poiché i bollini non sono altro che uno strumento che viene messo a disposizione del mercatoe delle forze dell’ordine per distinguere le opere originali da quelle taroccate. Nulla più.

 

Ora, senza che io dica altro, lascio che sia tu a rispondere:quanto può contare questo espediente nell’era dei libri digitali e del self publishing?

Bene, andiamo oltre.

 

Dunque, l’iscrizione alla SIAE non è affatto necessaria. E ce lo dice la stessa SIAE, che tu ci creda o meno, sul suo sito:

 

“Non è obbligatorio aderire alla SIAE. L’adesione alla SIAE è libera e volontaria. L’autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l’intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile. In Italia, l’attività di intermediazione è riservata dalla legge alla SIAE in via esclusiva. L’ autore può comunque scegliere di aderire ad altre Società di autori di Paesi stranieri.” 

 

Come è possibile questo?

 

Semplice: è la legge a garantirci la tutela dell’opera, come spiego più approfonditamente nella guida specifica che invio tramite newsletter, creata grazie al prezioso aiuto del Dottore Commercialista Luca Taglialatela.

Un’opera, infatti, è tutelata automaticamente alla sua creazione. È in quel momento che acquisisci, per legge, i famosi Diritti d’Autore. Non devi fare altro.

 

L’unica cosa che ti consiglio di fare, nel caso ti dovessi trovare davanti a un tribunale per difendere i tuoi diritti dal plagio, è di crearti una prova della paternità dell’opera.

 

Ma in che modo?

 

Le soluzioni sono diverse, oltre il classico (e costosissimo) deposito notarile, vediamole insieme.

 

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Come smettere di pagare le tasse in Italia: la verità, senza trucchi

Come smettere di pagare le tasse in Italia: la verità, senza trucchi | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Andare all'estero è sicuramente uno dei modi (leciti) di farlo.

 

Diffidate da chi promette società in Inghilterra o a Malta,  non è così semplice come vi promettono e, spesso, neanche legale.

 

Sono sempre di più i giovani che lasciano il nostro Paese per andare aavorare all’estero.

 

Di seguito come e perchè devono comunicarlo all’A.I.R.E. e come trattare fiscalmente i loro redditi.

 

La legge 27.10.1988 n.470 ha istituito l’A.I.R.E. (l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) che raccoglie i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore a 12 mesi.

 

Successivamente col D.P.R. 6.9.1989 n. 323, è stato emanato il relativo regolamento esecutivo.

 

I cittadini italiani che trasferiscono la loro residenza da un comune italiano all’estero (intendendosi per tale anche i Paesi facenti parte dell’Unione europea) devono farne dichiarazione all’Ufficio anagrafe del proprio comune oppure, all’Ufficio consolare competente per territorio entro 90 giorni dal trasferimento della residenza (artt. 2 e 6 della predetta Legge n. 470 – 1988).

 

La predetta iscrizione, che viene eseguita gratuitamente, è un diritto-dovere del cittadino (art. 6 L. 470-1988) e comporta la cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente del Comune italiano di provenienza.

 

Per maggiori informazioni sulla procedura da seguire e sui servizi disponibili, si può consultare il sito del Ministero degli Affari Esteri – Servizi consolari.

 

L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.

 

L’iscrizione all’AIRE però non basta per potere affermare di risiedere fiscalmente all’estero e pagare le tasse solo in quel Paese.

 

La questione è delicata perché l’art. 2 del TUIR che tratta delle persone fisiche soggetti passivi d’imposta, dispone che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nel territorio italiano le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile oppure si sono trasferiti nei Paesi a fiscalità privilegiata di cui al D.M. 4.5.1999 (in quest’ultimo caso salvo prova contraria).

 

Le condizioni sopra citate sono alternative tra loro, nel senso che è sufficiente che ricorra una sola di esse perché un soggetto sia considerato fiscalmente residente in Italia (e quindi dichiari qui tutti i redditi posseduti, indipendentemente dal luogo nel quale siano stati prodotti).

 

Ai fini fiscali i concetti di domicilio (luogo dove la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi) e residenza (luogo in cui la persona ha la propria dimora abituale) devono intendersi non solo letteralmente secondo quanto disposto dall’art. 43 del Codice civile, ma più ampiamente, ricomprendendo all’interno della categoria affari e interessi non solo quelli di natura strettamente patrimoniale ma anche quelli morali, sociali e familiari e considerando quale dimora abituale quella che può essere dimostrata dalle abitudini di vita (cfr. Circ. Ministero delle Finanze n. 304 del 2.12.1997).

 

Sciolti questi enigmi, le situazioni che possono verificarsi sono due:

 

1.

il contribuente è residente fiscalmente all’estero e quindi dichiarerà i redditi e pagherà le imposte dovute, nel Paese straniero;

 

2.

il contribuente non possiede tutti i requisiti per potere essere considerato fiscalmente residente all’estero e quindi dovrà dichiarare in Italia i redditi conseguiti nel Paese straniero.

 

In questa ipotesi però si deve ricordare che l’Italia ha stipulato molti trattati bilaterali con Paesi esteri allo scopo evitare le doppie imposizioni e stabilire quindi le pretese impositive di ciascuno di essi; in questi casi, per la tassazione dei vari redditi, bisognerà seguire le disposizioni ivi previste.

 

Nel caso in cui non esistesse alcun Trattato oppure questo prevedesse la tassazione sia in Italia che nel Paese estero dei redditi posseduti dal contribuente, questi saranno dichiarati nei quadri dell’Unico secondo la loro natura (RC, RE, RF ecc.) e sarà possibile, ai sensi dell’art. 165 del TUIR, recuperare le imposte pagate definitivamente all’estero sui predetti redditi.

 

Il recupero dovrà essere effettuato compilando i quadri del modello UNICO 2013:

 

- CE del modello PF del fascicolo 3 (per i redditi d’impresa);

- CR del modello PF del fascicolo 1 (per i redditi diversi da quelli d’impresa);

- CE del modello PF del fascicolo 3 se sono stati prodotti all’estero sia redditi d’impresa che diversi da questi.

 

Volendo riepilogare quanto sopra, le cinquefasi da seguire sono:

 

1. appurare l’iscrizione all’AIRE;

 

2. verificare il periodo d’iscrizione nell’arco del periodo d’imposta , nelle anagrafi della popolazione residente;

 

3. verificare il requisito della residenza e del domicilio;

 

4. appurare l’esistenza di Trattati contro le doppie imposizioni stipulate da l’Italia e il Paese straniero, attenendosi ad esso per il trattamento fiscale dei redditi da dichiarare;

 

5. se non esistessero i Trattati di cui sopra oppure i redditi fossero da tassare in entrambi i Paesi, rifarsi ai quadri CE e CR del modello PF secondo le indicazioni di cui sopra.

 

Fonte: www.fisco7.it

 

Leggi l'articolo: http://bit.ly/16wYZzm

 

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

Luca Taglialatela's insight:

 

Di fatto, tentare di non pagare le tasse in Italia pur risiedendo all'interno dei confini del nostro Paese può nella maggior parte dei casi essere cosniderato un fenomeno elusivo dal fisco italiano (cosiddetta "esterovestizione").

 

Trasferirsi del tutto può essere una prima soluzione, ma bisogna conoscere la procedura corretta per non incorrere in sanzioni.

 

Adesso la conoscete ;)

 

Luca Taglialatela 

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Start-up innovative: tardano le agevolazioni ma le intenzioni sono buone

Start-up innovative: tardano le agevolazioni ma le intenzioni sono buone | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Le agevolazioni fiscaliper chi investe nelle start up innovative non sono ancora partite, a un anno dalla nascita della forma societaria introdotta con il Decreto Sviluppo bis(articolo 29 del Dl 179/2012 convertito con la legge 221/2012): l’iter è avviato, ma manca il decreto attuativo completo del via libera comunitario.

 

Se tutto va bene, se ne parla a metà ottobre, per poter incamerare queste detrazioni e deduzioni nelle dichiarazioni sui redditi 2013, dal Decreto Lavoro del governo Letta fino all’anno di imposta 2016 (l’incentivo non si applica ad organismi e società di investimento che hanno almeno il 70% del portafoglio in start up innovative).

 

Detrazioni IRPEF


Detrazione IRPEF del 19% per le persone fisiche che investono nel capitale di una o più start up innovativa, direttamente o attraverso OICR focalizzati sul segmento.

 

L’investimento massimo detraibile per ciascun periodo d’imposta è pari a 500mila euro, mantenuto per almeno due anni: se l’investitore vende prima, anche solo una parte, decadere il beneficio e scatta la restituzione con interessi di quanto già detratto.

 

L’ammontare non detraibile in un periodo d’imposta può essere utilizzato nei seguenti tre. Se l’investimento è in una start-up a vocazione sociale (come definita dal comma 4 dell’articolo 25 del Dl sviluppo bis) o in una nuova società innovativa che sviluppa prodotti e servizi tecnologici nel settoreEnergia, la detrazione sale al 25%

 

Deduzioni IRAP

 

Per i soggetti IRES c’è una deduzione del 20% della somma investita (in una o più start-up, direttamente o tramite società di gestione). Il massimo deducibile è 1.8 mln di euro per ciascun periodo d’imposta. Valgono le stesse regole delle persone fisiche: non si può vendere, neppure una parte, per due anni. Se l’investimento riguarda Start-up sociali o dell‘Energia, la deduzione sale al 27%

 

Avvio incentivi

 

Il Decreto Sviluppo bis prevedeva la necessità di un DM attuativo (Economia e Sviluppo Economico) da emanarsi entro lo scorso dicembre – atteso invano – e l’autorizzazione UE ai sensi dell‘articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Secondo quanto si apprende, il DM sarebbe ora al vaglio di Bruxelles.

 

Nel frattempo il Decreto Lavoro (comma 16 ter, articolo 9, Dl 76/2013 convertito con la legge 99/2013) ha esteso di un anno le agevolazioni 2013- 2015, introducendo anche altre novità sulle start up innovative (articolo 9, comma 16), aprendole ai soci di capitale fin dalla costituzione e allentando i vincoli per le spese minime in ricerca e sviluppo e per le assunzioni qualificate.

 

Fonte: www.PMI.it

 

Leggi l'articolo su: http://bit.ly/18nG4cS

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

Luca Taglialatela's insight:

 

È vero, la strada per il Decreto Attuativo è forse ancora lunga.

Ma se ne parla da troppo tempo acché il Governo possa disattendere le attesa di miglia di giovani e meno giovani nuovi imprenditori.

 

Tanto è dunque ancora da fare, ma organizzarsi per farsi trovare pronti per quando tutto sarà pienamente operativo è di certo la cosa migliore!

 

Luca Taglialatela 

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Vendere online: i rischi dietro l'angolo

Vendere online: i rischi dietro l'angolo | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Se online vendete bikini, sottovesti o biancheria intima, guardatevi dal puntare al mercato dell'Arabia Saudita.

 

Qui la legge fissa limiti ben precisi ai centimetri di pelle nuda femminile mostrabili su internet: rischiereste di veder oscurate le immagini dei vostri prodotti, costringendo le clienti a comprarli sulla fiducia.

 

I soliti limiti da Paese emergente? Non proprio: negli Stati Uniti rischia grosso chi sul proprio sito mette in vendita biancheria da letto e nelle fotografie della merce mostra bambini sulle lenzuola.

 

L'e-commerce è una grande chance, per le imprese che vogliono esportare, soprattutto per le più piccole.

 

Consente di non sostenere i costi per aprire un negozio all'estero, per stipendiare un agente di commercio in loco oppure per stipulare accordi con un distributore locale, il quale prevede un quantitativo minimo di merce venduta e un margine per il distributore stesso.

 

La propensione agli acquisti su internet aumenta esponenzialmente di anno in anno, tanto nel mondo occidentale quanto in quello emergente.

 

Un potenziale enorme, insomma. Ma non scevro dai rischi e dalle difficoltà.


Gli intoppi lungo il cammino dell'export online sono diversi. Tra i più sentiti c'è quello dei resi. Un cliente insoddisfatto che vuole rispedire la merce è un inconveniente piuttosto costoso: il pacchetto deve riattraversare le dogane, con tutti gli oneri tariffari e non che ne derivano. 


Alcuni Paesi extraeuropei impongono alle pagine web l'uso della lingua locale: un problema, se si deve tradurre il sito in una decina di idiomi diversi, dal vietnamita all'arabo.

 

Alcuni governi obbligano a dettagliare tutti gli ingredienti contenuti in una crema per il viso o in una salsa per la pasta; altri richiedono speciali approvazioni per i prodotti alimentari; altri ancora pretendono certificazioni ad hoc, come fa la Corea del Sud per i giocattoli.

 

La tutela del copyright è un problema tanto per chi vende sul web quanto per chi lo fa in negozio. Online però la questione si può complicare: in Turchia, per esempio, non esiste una legge che esime i motori di ricerca, i marketplace generalisti e i fornitori di banda - le cosiddette terze parti, rispetto alla transazione tra cliente e venditore - dalla corresponsabiltà qualora grazie ad essi vengano commercializzati prodotti o servizi contraffatti. Il risultato è che un provider, o l'eBay di turno, possono decidere senza preavviso di oscurare un sito o un prodotto se pensano che possa contenere merce pericolosa.

 

Per finire, c'è la censura. Che in Cina può voler dire improvvisa cancellazione di una pagina dal web senza spiegazione alcuna. Ma negli Usa delle libertà civili - e soprattutto delle recenti ombre del Datagate - significa l'obbligo per legge, se ad esempio sei uno sviluppatore software che vende app, di usare solo una chiave crittografica che le agenzie governative possano decifrare all'istante, in qualsiasi caso lo ritengano necessario.

 

Fonte: IlSole24Ore.com

 

Leggi tutto l'articolo di Micaela Cappellini - Il Sole 24 Ore - http://24o.it/kXYOs

 

A cura di www.fiscosulweb.it

 

 

Luca Taglialatela's insight:

 

È importante per tutti (per se stessi e per il Paese) avviare nuove attività commerciali online, ma attenzione e prevenzione: i rischi sono dietro l'angolo.

 

Conoscerli ed anticiparli non può che giovare al business!

 

Luca Taglaialtela 

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Acquisti online e Diritti d'autore: l'Antitrust chiede maggiori garanzie

Acquisti online e Diritti d'autore: l'Antitrust chiede maggiori garanzie | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Il diritto d’autore deve essere tutelato.

 

Soprattutto per gli editori che producono contenuti diffusi via internet.

 

I rapporti tra gli attori economici coinvolti nella produzione e della diffusione di contenuti devono seguire delle regole certe.

 

Questa la raccomandazione che il presidente dell’Antitrust, Giovani Pitruzzella, ha lanciato durante la relazione annuale davanti al Parlamento.

 

“L’intenzione”, ha spigato Pitruzzella “non è quella di costringere gli utenti a dover pagare dei servizi, ma quella di fare in modo che nel gioco della concorrenza, gli editori di contenuti on line non siano svantaggiati”.

 

Il tema della rete, è stato poi affrontato nuovamente dal Presidente, nel corso dell’intervento.

 

Questa volta, concentrandosi sull’aspetto degli acquisti on line. “Gli acquisiti via web”, ha spiegato Pitruzzella, “sono un fattore di stimolo alla crescita, alla concorrenza e all'integrazione dei mercati, ma” ha continuato il Presidente “costituiscono al tempo stesso uno strumento pieno di insidie per i consumatori che, privi dei riferimenti che tradizionalmente orientavano le scelte d'acquisto, potrebbero trovarsi sempre più esposti a pratiche commerciali contrarie ai canoni della diligenza professionale e idonee a falsarne il comportamento economico o a condizionarne indebitamente la liberta di scelta".

 

Un atteggiamento da parte dell’Antitrust, volto quindi a vigilare con particolare attenzione sul fenomeno del commercio via web.

 

A trovarsi in sintonia con l’intervento di Pitruzzella, il presidente della Commissione finanze alla Camera, Daniele Capezzone, secondo cui “ le indicazioni del Presidente sono preziose, tanto più in tempi di crisi economica e di risanamento finanziario”.

 

“In quest’ottica” ha concluso Capezzone, “le aperture alla concorrenza e al mercato sono tra quelle riforme strutturali a costo zero di cui da tempo il nostro paese necessita”.

 

Fonte: Di Beatrice Migliorini per ItaliaOggi - http://www.italiaoggi.it

 

Leggi l'articolo in originale: http://bit.ly/19wbOxC

 

 

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Consigli per il Business: il Garante delle Privacy dalla parte delle imprese

Consigli per il Business: il Garante delle Privacy dalla parte delle imprese | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Il Garante ha, di recente, pubblicato un opuscolo con l’idea di fornire alle imprese uno strumento capace di orientare le proprie scelte verso politiche aziendali più attente ai profili della privacy, senza comunque compromettere la propria efficienza produttiva.


In particolare, ha inteso indicare loro una linea di condotta cui conformarsi al fine di minimizzare i rischi per la riservatezza delle informazioni personali, pur in un sistema organizzativo orientato al pieno raggiungimento degli obiettivi d’impresa.


Scopo dichiarato del Garante è, quindi, quello di offrire alle imprese la massima consapevolezza in ordine al corretto trattamento dei dati, così da trasformare la privacy, attraverso un uso virtuoso dei dati stessi, da costo a risorsa.


La guida, con linguaggio semplice e immediato, richiama regole fondamentali e consigli pratici che possono migliorare non solo l’immagine dell’azienda “ma anche la capacità di business a parità di costi sostenuti, aumentando la fiducia di utenti e consumatori nella serietà e affidabilità dell’impresa”.


L’imprenditore potrà trovare anche riferimenti alle principali “modalità semplificate che il Garante ha, nel tempo, indicato per ottenere una conformità sostanziale alla protezione dei dati, evitando il ricorso ad adempimenti inutili e meramente formali”.


Il testo è diviso in dieci brevi capitoli che raccolgono, per argomento, tutte quelle indicazioni indispensabili per una corretta adozione delle misure a protezione dei dati personali, evidenziando, peraltro, alcuni dei benefici diretti e indiretti da essi generati. 


Scorrendo l’opuscolo si trovano, quindi, i titoli: “Il valore dei dati”, “A ciascuno le sue responsabilità”, “Trasparenza e correttezza nel business”, “Curriculum & Co.”, “Trattamenti a rischio”, “Tecnologie per l’impresa”, “Difesa del patrimonio dati”, “Controllo del controllore informatico”, “L’export dei dati”, “Verso una customer care dei dati”.


Leggi l'opuscolo in originale:

http://www.garanteprivacy.it/documents/10160/2416443/Vademecum-privacy-e-imprese.pdf


Fonte: http://www.privacylawconsulting.com - http://bit.ly/177me6e



A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it





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Piccole e Medie Imprese crescono: Borse di studio per l’educazione digitale

Piccole e  Medie Imprese crescono: Borse di studio per l’educazione digitale | Il Fisco per il Business Online | Scoop.it

Favorire la digitalizzazione delle piccole imprese italiane, attraverso l’apporto delle professionalità di giovani studenti.

 

Nasce con questo scopo il progetto “Distretti sul Web”, un’iniziativa promossa da Google e Unioncamere (http://www.unioncamere.gov.it) con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo economico (http://www.sviluppoeconomico.gov.it

 

Il progetto ha preso ufficialmente il suo avvio con l’assegnazione delle prime 20 borse di studio.

 

In questo modo venti giovani studenti hanno ottenuto un contributo di seimila euro, da utilizzare per formarsi e inserirsi nelle piccole imprese nazionali situate in altrettanti distretti produttivi al fine di portare avanti il percorso di educazione digitale delle Pmi italiane.

 

Una scelta che viaggia di pari passo con la necessità sempre crescente di innovare, attraverso proprio la digitalizzazione, i processi produttivi delle nostre aziende, qualsiasi sia il settore merceologico di attività.

 

Solo in questo modo infatti si riuscirà ad essere davvero competiti sui mercati internazionali ormai sempre più globalizzati e per questo sempre più agguerriti.

 

In questo senso l’iniziativa messa in campo da Google e Unioncamere  punta proprio a diffondere competenze digitali all’interno delle piccole imprese per aiutarle a essere competitive sviluppando una propria presenza in Internet, superando in questo modo i confini nazionali e diventando operatori attivi sul mercato globale.

 

Parallelamente ovviamente “Distretti sul Web” rappresenta una concreta opportunità per i giovani dotati di notevoli competenze tecnologiche, che purtroppo troppo spesso nel nostro Paese,complice anche l’attuale grave crisi economica, restano privi di effettivi sbocchi a livello professionale.

 

Insomma, un’iniziativa che mettendo insieme esigenze diverse, quelle delle piccole imprese e quelle dei giovani studenti alla ricerca di un lavoro, indica una strada pratica per poter finalmente rilanciare l’economia nel nostro Paese.

 

E non si può che sperare che abbiano successo.

 

Fonte: larancia.org - http://bit.ly/116bvHX

 

A cura di Luca Taglialatela - www.fiscosulweb.it

 

 

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