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Con l'esplosione di Twitter in Italia, l'informazione è sempre più mediata dai 140 caratteri, che sostituiscono di frequente la lettura di un quotidiano. Da un'analisi dettagliata delle testate e dei relativi direttori presenti sul web, però, emergono numeri preoccupanti.
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Giornalismo Partecipativo
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“Caro Presidente,la tragedia che ha sconvolto Brindisi, Mesagne e l’intero Paese impone il dovere di seguire gli sviluppi dell’indagine con rigore e, al tempo stesso, con autentico rispetto per tutte le persone coinvolte. Tutte: non solo le vittime più dirette di questo atto barbaro, minorenni e, in quanto tali, tutelate dalla carta di Treviso, ma anche i loro familiari e, in senso lato, tutta la comunità più direttamente interessata. Mesagne non è la città della Sacra Corona unita. Lì vivono e operano migliaia di cittadini perbene che ogni giorno fanno i conti con le difficoltà della vita, senza cedere nemmeno di un millimetro alle lusinghe di una criminalità che offre effimeri vantaggi. Invito caldamente, da uomo prima che da presidente dell’Ordine, a vigilare affinché la vicenda non venga trasformata, come purtroppo in qualche caso è già accaduto, in spettacolo, replicando episodi vergognosi come ad esempio, per restare in Puglia, quello che ha riguardato Sarah Scazzi. Troppe foto di minori, qualcuna violenta ancor più dello stesso attentato, sono state pubblicate; troppe trasmissioni messe in onda per chiedere ai parenti delle vittime che cosa provassero mentre i loro figli erano in rianimazione o in terapia intensiva. Sono certo che non ci sarà bisogno di aspettare che la competente autorità ci richiami al senso del dovere (come in circa 400 casi ha dovuto fare per la vicenda di Avetrana) e che, in spirito di collaborazione, ci saranno interventi rigorosi e pubblici da parte di tutti gli Ordini regionali.
Due consolle multiple per videogiochi, dieci Nintendo 3ds corredate ognuna di 25 videogiochi, tre lettori dvd portatili, cartoni animati e film per ragazzi sono stati donati alla ludoteca del reparto di Pediatria dell’ospedale “Santobono”. Saranno utilizzabili anche nei letti di degenza in modalità portatile. La donazione è stata fatta da Alessandro Migliaccio, il reporter che lavora come autore del programma di Italia Uno Le Iene, che ha acquistato i giochi con la somma ottenuta a titolo di risarcimento dal capo dei vigili urbani di Napoli, Luigi Sementa che lo schiaffeggiò a causa di un articolo pubblicato sul quotidiano Il Napoli. Migliaccio denunciò il comandante. Il processo si chiude con le scuse dal comandante e il versamento della somma che il giornalista ha ora devoluto in beneficenza. Accadde il 5 dicembre 2008. Il capo dei vigili urbani non aveva gradito un articolo in cui Migliaccio denunciava una situazione di abusivismo e illegalità che regnava in alcune strade del centro storico partenopeo, proprio nella zona in cui abitava il comandante della Polizia Municipale. Il cronista fu convocato con una scusa da Sementa al comando dei vigili e fu brutalmente aggredito e sgridato per ciò che aveva scritto. Migliaccio proprio quel giorno doveva fare un servizio per “Le Iene” su un episodio di spreco di denaro pubblico e perciò aveva addosso una telecamera nascosta. La azionò e registrò tutta la scena. Il comandante Sementa fu rinviato a giudizio per l’aggressione. Il processo si concluse a giugno del 2011, quando Sementa chiese pubblicamente scusa al giornalista e accettò di versargli un indennizzo che Migliaccio accettò impegnandosi a devolvere la somma in beneficenza. Mercoledì scorso 18 maggio ha mantenuto la promessa. Si è recato al reparto di Pediatria dell’ospedale “Santobono” e ha consegnato il pacco dono al primario Paolo Siani, (fratello di Giancarlo, il cronista de “Il Mattino” trucidato dai killer della camorra il 23 settembre 1985) e alla caposala Stefania Bellissimo. Così da un brutto episodio generato da una notizia scomoda è scaturita una buona notizia. Da un lato, il pieno riconoscimento in sede giudiziaria del diritto di cronaca, dall’altro la donazione che il cronista ha dedicato alla salute dei bambini e alle battaglie a difesa della libertà di stampa. Per i bambini ricoverati, hanno spiegato i medici del nosocomio partenopeo, è molto importante ricevere un dono, e avere a disposizione dei giochi per svagarsi e dimenticare il disagio di trovarsi in ospedale. Arnaldo Capezzuto per www.ossigenoinformazione.it
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per il reato di stampa clandestina per il giornalista e blogger Carlo Ruta.Ruta, che vive a Ragusa, il 2 maggio del 2011 era stato condannato dalla prima sezione penale della Corte di Appello di Catania a 150 euro di ammenda per il reato previsto dalla legge sulla stampa del 1948. La sentenza di assoluzione con formula piena è stata emessa in serata dalla III Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Saverio Felice Mannino. In primo grado, Carlo Ruta era stato condannato con una sentenza pronunciata dal giudice Patricia di Marco del Tribunale di Modica, il 9 maggio 2008 in seguito ad una denuncia dell’allora procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, che si riteneva danneggiato dall’attività del blog di Ruta. Si tratta di una sentenza storica che sancisce la libertà del web ed apre la strada ad una giurisprudenza più aperta e norme di legge più rispettose della libertà di esperssione e di comunicazione attraverso i blog. Il commento di Carlo Ruta: «Questa sentenza è degna della tradizione del nostro Paese, che ha dietro di sé una cultura giuridica di prim’ordine. Mi preme ringraziare, per prima cosa, tutti coloro che hanno sostenuto fino all’esito conclusivo questa campagna di libertà. A loro il web deve davvero tanto. Sono passati oltre sette anni, e questa sentenza, determinante per il destino della comunicazione in rete, ripaga i sacrifici fatti e l’impegno di tutti. D’ora in poi possiamo dirci davvero più liberi». Il difensore avvocato Giuseppe Arnone: «La Corte di Cassazione, accogliendo le mie argomentazioni, ha scritto una pagina storica in ordine ai valori della libertà di pensiero e d’informazione, anche in relazione ai nuovi strumenti di trasmissione del pensiero. Ancora una volta la massima Corte si è dimostrata ben più avanzata e liberale dei giudici di merito. Giustizia è stata fatta nel modo più alto».
CINEMASOMMERSO programma 16 maggio 2012 ore 20,30. TRIP cultura & divertimento - Napoli Via G. Martucci, 64 – EAST WEST EAST (2009) –100’. Prod. Italia-Albania. Regia Gjergj Xhuvani. Il racconto di un gruppo di ciclisti albanesi in trasferimento per la Francia, dimenticati a Trieste mentre l’Albania è nel caos. CINEMASOMMERSO – INDIVISIONI vuole creare un grande laboratorio culturale e sociale che metta in rete cineasti e partecipanti in un circuito solidale e partecipato nella convinzione che un nuovo modello di proposta artistica sia necessario per affrontare le sfide del presente e del futuro. CINEMASOMMERSO – INDIVISIONI è realizzata senza alcun contributo pubblico a dimostrazione che la ripresa economica, l’armonia sociale e lo sviluppo possono essere realizzati a costi contenuti. In ogni incontro Indinapolicinema presenterà la bozza di legge regionale per il cinema per creare a Napoli il primo distretto produttivo del cinema indipendente all’avanguardia in Europa e la petizione “99 parole per il cinema italiano”, una raccolta di firme per eliminare molti degli squilibri che penalizzano il cinema italiano.
NAPOLI - È Rosaria Capacchione, la nostra collega de Il Mattino, minacciata dalla camorra, la vincitrice dell'edizione 2012 del Premio giornalistico nazionale «Matilde Serao». La cerimonia di consegna del premio si svolgerà venerdì prossimo a Carinola. Istituito nel 2001 dal Consiglio comunale, scopo del premio è rendere omaggio alla storica figura della giornalista cofondatrice del Mattino assieme al marito Edoardo Scarfoglio. A vincere è anche quest'anno una donna, così come prevede lo statuto del premio.Prima di Rosaria Capacchione, a essere insignite del premio sono state Carmen Lasorella, Natalia Aspesi, Daniela Vergara, Donatella Trotta, Giovanna Botteri, Lucia Annunziata, professioniste, rilevano gli organizzatori del Premio, che hanno dimostrato, lavorando, il loro valore. Alla vincitrice verranno assegnate un'opera in bronzo e acciaio, realizzata dall'artista partenopeo Lello Esposito e la targa del Presidente della Repubblica.Alla cerimonia parteciperanno il sindaco di Carinola, Luigi Salvatore De Risi, il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, il presidente della Commissione bilancio della Regione Campania, Massimo Grimaldi, il sindaco di Caserta, Pio del Gaudio, il responsabile di Caserta delle Poste italiane, Pasquale Ragozzino, la preside della Facoltà di Lettere della Sun, Rosanna Cioffi, Tommaso Daniele e Goffredo Sciaudone, del Comitato promotore del premio.Il programma della cerimonia di premiazione prevede gli interventi, coordinati dalla giornalista Lidia Luberto, del direttore del Mattino Virman Cusenza, di Antonio Corribolo, di Adriana Gherardini Taglioni, nipote di Matilde Serao. Nel corso della cerimonia, sarà anche consegnata una targa di merito alla giornalista e scrittrice carinolese Adele Marini Ceraldi, studiosa della Serao.
Il governo ha varato oggi un atteso decreto legge per riformare e riordinare i criteri attraverso cui lo Stato versa i contributi alle testate giornalistiche cooperative e di partito. Di seguito il comunicato stampa del governo, che descrive i nuovi provvedimenti.
La foto del bambino in bicicletta davanti al massiccio spiegamento di polizia schierato contro per le proteste popolari anti Putin che in questi giorni stanno avendo luogo in Russia è diventato popolarissima sul Web ed all’interno delle reti sociali. Immagine icona al pari del ragazzo schierato davanti ai carri armati nella celebre foto della rivolta nella cinese piazza Tiananmen. L’immagine è stata scattata con un iPhone da Julia Ioffe, giornalista free lance che risiede a Mosca e da lì effettua servizi per numerose testate estere, e postata su Twitter agli oltre 6700 follower da dove ha cominciato a diffondersi a macchia d’olio arrivando alle edizioni online dei principali organi d’informazione nel mondo. Il fotogiornalismo ai tempi degli smartphones e dei social network.
La casa editrice "Phoebus Edizioni" lancia il concorso "Siani Reportage Prize" nel ricordo di Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra. Un modo per promuovere e premiare la libera espressione e la libera indagine, attraverso il reportage fotografico e video. La prima edizione del concorso è dedicata al tema della scuola: si potrà spaziare dall'istruzione all'evasione scolastica, dallo sfruttamento e violenza minorile alla devianza e ancora integrazione, bullismo e criminalità. Molti sono gli articoli di Giancarlo Siani sul diritto all'istruzione, con tanti sogni da realizzare e pochi spazi di socializzazione. Giancarlo, soprattutto su Il Mattino, racconta delle difficoltà dopo il terremoto dell'Ottanta. «Scuola, tra i banchi ancora mille terremotati», così era titolato un pezzo di Giancarlo il 18 settembre 1983. E ancora tante parole per raccontare le difficoltà di molti giovani, sospesi tra spaccio di droga e consumo di stupefacenti, alle falde del Vesuvio. E poi, tra gli articoli di Giancarlo, ci sono le storie dei muschilli, i baby corrieri della droga utilizzati per vendere eroina. IL BANDO - Il concorso "Siani Reportage Prize", aperto a tutti e senza limiti di età, è gratuito. Ogni partecipante, in gruppo, associazione o singolarmente, dovrà consegnare il lavoro entro il 31 luglio 2012. Il miglior lavoro delle categorie foto e video, scelto da una giuria di esperti, riceverà un premio di mille euro. Il "Siani Reportage Prize 2012" ha una sezione speciale, dedicata agli studenti delle scuole primarie e secondarie italiane. Ogni alunno, singolarmente o in gruppo, potrà consegnare entro il 30 maggio il lavoro fotografico e video.
Qualche settimana fa era circolato il nome di Lilli Gruber, la conduttrice di Otto e e Mezzo, come prossima direttrice del sito italiano dell’Huffington Post; la giornalista veniva presentata come la candidata del gruppo editoriale l’Espresso. Oggi ne spunta un’altro, sempre in quota rosa e proveniente dalla tv: Lucia Annunziata da In mezz’ora. L’indiscrezione viene data dalla edizione odierna del quotidiano Italia Oggi, rilanciata poi dalla rete tanto che il nome della giornalista è tra gli argomenti più discussi di Twitter. La decisione per la direzione della versione italiana di uno dei siti di informazione americani più popolari – conta 36 milioni di visitatori unici al mese – è attesa da dopo l’annuncio del 19 gennaio scorso della joint venture con il gruppo editoriale L’Espresso. La Annunziata vanta un curriculum di rispetto, inizia come corrispondente dagli Stati Uniti prima per Il Manifesto e poi per La Repubblica. A metà anni ’90 arriva in televisione, su Rai3, con il programma Linea tre, e dal 1996 al 1998 è direttore del Tg3. Non abbandona comunque la carta stampata e dal 2004 è editorialista de La Stampa e attualmente è la direttrice responsabile di Aspenia, la rivista dell’Aspen Institute Italia. A fine aprile erano “sussurrati” altri due nomi di giornaliste in lizza per la direzione del giornale online d’inchiesta. Si trattava di Concita De Gregorio, editorialista di Repubblica ed ex direttore de l’Unità, e Maria Latella, direttore di A e conduttrice di Sky. Sempre ad una donna è andata l’edizione francese del sito. A guidarlo è Anne Sinclair, moglie di Dominique Strauss-Kahn
OSSIGENO – 5 maggio 2012 – Quattro giornalisti assassinati in pochi giorni nello Stato di Veracruz. Continua in Messico il massacro di cittadini inermi e di giornalisti, la caccia e l’assassinio di chi non accetta la dittatura del silenzio imposta dai trafficanti di droga. Venerdì 27 aprile a Xalapa è stata uccisa Regina Martìnez, giornalista della rivista Proceso di Veracruz. Pochi giorni dopo, a Boca del Rio, sono stati trovati i corpi di altri tre giornalisti: Esteban Rodriguez, Gabriel Huge eGuillermo Luna Varela. I loro cadaveri smembrati erano in sacchi di plastica. C’era anche il corpo della compagna di Luna Varela.La giornalista Regina Martìnez è stata strangolata nella sua casa di Xalapa, capitale dello Stato di Veracruz. Regina Martínez era da oltre dieci anni corrispondente del Proceso, settimanale impegnato in prima linea nella diffusione delle notizie sul crimine organizzato e sul traffico di droga. Prima ancora Regina aveva lavorato per il Diario de Xalapae la Jornada de Veracruz.Nella sua carriera, Regina ha descritto i crimini dei trafficanti di droga, i legami fra cartelli e rappresentanti politici locali: in uno degli ultimi articoli racconta l’arresto di nove poliziotti accusati di essere collegati ai trafficanti. Il Proceso consideral’assassinio della sua giornalista “il prodotto di un paese marcio, di una situazione di violenza quotidiana in cui gli atti estremi non sono l’eccezione, ma la regola quotidiana. Questo crimine evidenzia in quale ambiente di ostilità e di molestie la stampa indipendente è obbligata a svolgere il suo lavoro”.Il 3 maggio, proprio il giorno in cui veniva celebrata in tutto il mondo la Giornata della Libertà di Stampa indetta dalle Nazioni Unite (Press Freedom Day) sono stati trovati i cadaveri degli altri giornalisti. I loro corpi smembrati erano dentro sacchi di plastica ripescati nel canale della Zamorana, nella città portuale di Boca del Río. Le vittime sono il fotografoEsteban Rodriguez, il reporter Gabriel Huge(freelance), suo cugino, il cronista Guillermo Luna Varela (del sito web veracruznews), e la compagna di quest’ultimo, Irasema Becerra (che lavorava nel settore amministrativo del quotidiano El Dictamen de Veracruz). Sui cadaveri sono stati trovati segni di torture.I familiari di Luna e Huge avevano perso i contatti con i giornalisti nel pomeriggio di mercoledì 2 maggio. Il giorno seguente, alcuni passanti hanno segnalato alla polizia i sacchi di plastica che galleggiavano nel canale.La procura della Repubblica di Veracruz ha fatto sapere in una nota che in base alle caratteristiche degli omicidi, “si presume la partecipazione del crimine organizzato”. Nessuna certezza, dunque, per ora, sul preciso movente.Il governatore di Veracruz, Javier Duarte de Ochoa, ha fatto le condoglianze ai familiari dei tre fotoreporter assassinati a Veracruz: “In nome del governo di Veracruz – ha scritto in un comunicato – deploro profondamente questi omicidi. Ripudiamo queste atrocità, che addolorano tutti i nostri cittadini”. Parole di condanna sono state espresse, tra gli altri, dalla portavoce del Governo federale, Alejandra Sota, dalla Commissione nazionale dei diritti umani (CNDH) e dal Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) e dall’IPI (International Press Institute).
Sui siti Internet di molti quotidiani internazionali hanno trovato spazio nuove forme di inchieste e reportage interattivi. Special reports del Washington Post, webdocumentaires di Le Monde, data blog di The Guardian, multimedia / interactive features del New York Times, especiales di El Paìs, webdocus di Le Soir sono alcune delle sezioni create appositamente per i web-documentari. Si tratta di prodotti editoriali che integrano il documentario classico con testi scritti e fotografie e che invitano il lettore all’interazione. Ed è proprio questo l’aspetto più innovativo, infatti il prodotto non si muove in maniera lineare, ma è il lettore a scegliere quali parti dell’inchiesta approfondire. Arnaud Dressen, trentenne parigino, produce documentari interattivi da quattro anni: ha ottenuto il primo successo con “Journey to the end of coal”, pubblicato due anni fa dal sito del quotidiano francese Le Monde: “Era un mix tra un documentario e un videogioco. L’utente si trova alla stazione dei treni di Beijing nei panni di un giornalista. Sin dai primi minuti gli si pongono davanti diverse opzioni e deve scegliere quali contenuti visualizzare”. Journey to the end of coal è un documentario investigativo sulla produzione del carbone, che mette a disposizione dell’utente decine di video, gallerie fotografiche e testi tra i quali muoversi senza dover seguire una linea rigida. Dressen in questi giorni si trova a Torino per presentare Klint, un programma di montaggio per web-documentari. L’occasione è Trancemedia Bridge, evento organizzato dalla Fert, l’associazione di produttori indipendenti. Claudio Papalia è uno dei soci fondatori della Fert e ha una visione molto chiara delle potenzialità del web-documentario: “E’ lo strumento perfetto per l’approfondimento. Trasmette tutta la carica emotiva di un film, ma permette di andare più a fondo, avendo la possibilità di scegliere quali contenuti, posti o personaggi dell’inchiesta approfondire”. Come ogni produzione audio-visiva il problema dei web-documentari è la giusta calibrazione di qualità, costi e tempi. Papalia suggerisce la vecchia regola del cinema “pochi e grandi successi”, anche se il fenomeno web-doc è ancora in gran parte in mano a produttori indipendenti e quindi lontano dal grande pubblico. Mark Atkin è il direttore del Crossmedia Lab un programma internazionale che si occupa di comunicazione transmediale, cioè quel tipo di comunicazione che si muove attraverso vari formati. Le possibilità di rendere commercialmente vantaggiosi questo tipo di prodotti passa attraverso la vendita su Internet: “Io spendo –dice Atkin- un sacco di soldi in applicazioni per iPad. I reportage interattivi diventeranno applicazioni molto scaricate”. I lettori sembrano apprezzare questo prodotto, tanto che, secondo Dressen, i webdoc stanno diventando come dei supplementi per i giornali online: “Come se fossero l’edizione del week-end dei quotidiani, con un approfondimento che non deve essere obbligatoriamente di stretta attualità e che può essere visitato più volte scoprendo sempre nuovi contenuti. La tv è finita, in futuro la si utilizzerà solo per la diretta dei grandi eventi, tutto il resto sarà costruito intorno alle esigenze dell’utilizzatore”. Dal palco del Transmedia Bridge Stefano Ribaldi, un dirigente di Rai Scuola, parlando del ruolo educativo dei nuovi prodotti multimediali, dice: “I giovani non guardano più la televisione perché non hanno possibilità di confrontarsi. Bisogna fare una rivoluzione come quella del ‘Telefono Giallo’ (trasmissione di Rai Tre a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, alla quale i telespettatori contribuivano con le telefonate).” In Italia i webdoc non sono ancora diffusi, anche se molti sono i segnali di come il mondo dell’informazione si stia trasformando per dare spazio ai progetti multimediali e multi-piattaforma, che possono ottenere anche notevole successo come nel caso di Servizio Pubblico. Questo è però solo un primo passo infatti spiega Dressen: “il caso di Santoro è particolare: continua a fare la una trasmissione ‘televisiva’ utilizzando i nuovi media, ma il vero cambiamento sarebbe cambiare la forma della trasmissione basandola sulle nuove opportunità che dà Internet”.
I newsgames e gli editorial games associano la trasmissione di notizie e informazioni a un format, che consenta di coinvolgere l’utenza in un modo attualmente inibito dalle tecniche classiche finora utilizzate. Il panel di discussione al Festival Internazionale del Giornalismo appena conclusosi su “Gamification: Il Convolgimento del lettore è un gioco” è stato davvero ricco di spunti ed informazioni utili sul tema, sia grazie ai contributi tanto qualificati quanto offerti da prospettive diverse dei relatori che all’interazione con chi era intervenuto ad ascoltare. Come spesso faccio in questi casi ho cercato di riassumere, aggregandoli per area di riferimento, gli argomenti e le evidenze emergenti, utilizzando la tecnica del metaplan. Dall’esperienza internazionale di Garett Goodman, coordinatore internazionale di Citizenside il social network pioniere del giornalismo collaborativo con una community di 70.000 cittadini-giornalisti locali in oltre 150 paesi, che utilizza dinamiche di gioco per creare interessanti esperienze interattive che attraggono, motivano e fidelizzano la community, emerge come anche sotto questo profilo vi sia arretratezza nel nostro Paese. Molto interessante il caso di iwitness 24 che arriva a una permanenza di ben 28 minuti per utente sul proprio sito, contro i 4 minuti che attualmente ottengono le edizioni dei nostri quotidiani online, grazie, anche, all’applicazione delle meccaniche della gamification nel contesto informativo. Dal dibattito sono emersi con chiarezza i vantaggi della gamification, o del game design, come ha preferito definirlo Federico Fasce, applicato al contesto informativo, che ha identificato in socialità, competenza ed autonomia i tre elementi chiave dei newsgames e del gaming più in generale. I giochi, contrariamente alla credenza comune, sono una cosa seria ed anche di complessa realizzazione, elemento che probabilmente, al di là delle barriere culturali sul tema, frena una diffusione più allargata del media in questione. I newsgames, o editorial games, e la gamification applicata all’informazione, approfondiscono l’esperienza del lettore, delle persone, creano coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di buisness aziendali.
«Terra», il quotidiano dei verdi, apparso e scomparso con una rapidità che credo non abbia sorpreso nessuno tra gli addetti ai lavori, è al centro di polemiche in cui si intrecciano finanziamenti all’editoria, vertenze sindacali e dintorni che, per dirla con le parole di Luca Bonaccorsi, ex direttore e azionista del quotidiano, creano un ambiente, di cricche e amici degli amici. Storie, ahimè, alle quali ci siamo tristemente abituati, tanto da ritenerle di ordinaria amministrazione in questo Paese di popolo e populismi. Oggi, come certamente molti di voi sapranno, come ogni anno si celebra in tutto il mondo il giorno della terra, nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra al quale inmancabilmente il Doodle di Google, come ormai di tradizione, rende omaggio. E’ questa l’occasione per il quotidiano torinese «La Stampa» di annunciare a tutta pagina di essere il primo quotidiano a impatto zero. Se il senso dell’iniziativa, che si basa fondamentalmente sulla certificazione PEFC, è certamente apprezzabile, personalmente resto abbastanza scettico sul vantaggio competitivo che il posizionamento come quotidiano ecologico potrà portare al giornale diretto da Mario Calabresi. La mia impressione è che sposti davvero poco del mercato contendibile cartaceo, fatto più del rubare quota agli altri quotidiani che di nuovi lettori, rischiando di essere anche sotto questo profilo un’operazione a impatto zero. Insomma, come nella miglior tradizione, un bel girotondo nel quale ci si ritrova tutti giù per terra.
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Il 18 maggio il cadavere mutilato di Marco Aurelio Avila García, un famoso giornalista di cronaca nera, è stato ritrovato in una busta della spazzatura ai bordi di una strada dello stato di Sonora, nel Messico nordoccidentale. Il giorno prima era stato rapito in un autolavaggio di Ciudad Obregón, la città dove viveva e in cui lavorava per due quotidiani. Secondo un portavoce della Procura dello stato di Sonora, accanto al suo corpo è stato rinvenuto un messaggio firmato dalla criminalità organizzata, il cui contenuto non è stato però reso pubblico. Il 13 maggio, nel bagagliaio di un'automobile a Cuernavaca, a sud di Ciudad de México, era stato rinvenuto il cadavere di René Orta Salgado, che aveva lasciato da cinque mesi il quotidiano "El Sol". Il 3 maggio, altri tre cadaveri mutilati erano stati rinvenuti a Boca del Rio, nello stato orientale di Veracruz. Si trattava, come era emerso, di Guillermo Luna, Gabriel Huge ed Esteben Rodríguez, tre fotografi specializzati nelle inchieste sui reati della polizia e della criminalità organizzata. I loro nomi erano contenuti in una "lista nera" messa in giro da un gruppo criminale. Coi loro, era stato ritrovato il corpo di Irasema Becerra, segretaria amministrativa in un quotidiano e fidanzata di Luna. Il 28 aprile a Xalapa, sempre nello stato di Veracruz, era stata assassinata Regina Martinez, corrispondente del settimanale Proceso specializzata in cronaca nera e corruzione politica. "Questa nuova ondata di omicidi di giornalisti dev'essere un campanello d'allarme per le autorità messicane, che devono fare di più per proteggere chi rischia la vita nello svolgimento della propria attività giornalistica" - ha dichiarato Rupert Knox, ricercatore di Amnesty International sul Messico. Secondo la Commissione nazionale sui diritti umani, dal 2000 in Messico 81 giornalisti sono stati uccisi e altri 14 risultano scomparsi. Tra i quotidiani che hanno deciso di non occuparsi più di criminalità organizzata, il più recente è El Mañana, la cui redazione è stata colpita da una sventagliata di pallottole all'inizio di maggio. "Il fatto che raramente le autorità identifichino e portino di fronte alla giustizia i responsabili di questi attacchi ha creato un clima di paura e vulnerabilità tra quei coraggiosi giornalisti che vogliono continuare a lavorare. Le autorità devono avviare indagini approfondite e imparziali, servendosi anche dei poteri previsti dalla nuova Legge federale per la protezione dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti e garantire che gli assassini siano processati" - ha aggiunto Knox. Il contesto nel quale i giornalisti vengono uccisi è quello della lotta del governo contro la criminalità organizzata, che ha causato oltre 50.000 morti negli ultimi cinque anni.
Secondo i dati dell’International Press Institute di Vienna i giornalisti uccisi nel 2012 nel mondo sono stati 43, nel 2011 erano stati 102 e nel 2010 altri 101. L’UNESCO fornisce cifre inferiori, poiché conteggia solo gli omicidi di giornalisti per cui ha espresso una formale condanna: sono stati 65 nel nel 2010 e 62 nel 2011. L’UNESCO sottolinea che nella maggior parte dei casi, si tratta di giornalisti che seguivano per i loro giornali scontri locali (local conflicts), casi di corruzione o altre attività illecite quali gli affari della criminalità organizzata e che dietro queste tragedie ci sono moltissimi giornalisti minacciati o intimiditi a causa del loro lavoro e perciò annuncia iniziative per rendere più sicura la loro attività. Un richiamo importante che fa riflettere sul lavoro da fare anche in Italia per ridurre i rischi che i giornalisti corrono per svolgere il lavoro di testimoni della realtà, non solo in aree di guerra ma anche nei Paesi che in guerra non sono. I dati dell’IPI di Vienna - Nel 2012 in base al contatore dell’Internation Press Institute sono stati uccisi in tutto il mondo 43 giornalisti, dei quali 12 in Siria. Gli ultimi della lista sono: Décio Sá, ucciso a San Luis, in Brasile il 24 aprile, e Noel Alexander Valladares ucciso il 23 aprile a Tegucicalpa, in Honduras. Questi i dati anno per anno: 43 giornalisti uccisi nel mondo nel 2012 In Italia dal 1960 al 1993 sono stati uccisi per mano delle mafie e del terrorismo 11 i giornalisti (8 dei quali in Sicilia), altri sono morti all’estero impegnati nel racconto dei fatti che accadevano nei Paesi in cui si trovavano, spesso luoghi di conflitto.
La Corte di Appello di Torino ha accolto il ricorso di Corrado Formigli – giornalista e attuale conduttore della trasmissione PiazzaPulita, in onda su La7 – sospendendo l’efficacia esecutiva della sentenza che obbligava il giornalista e la Rai a risarcire la Fiat per 7 milioni di euro, a causa di un servizio di Formigli andato in onda il 2 dicembre del 2010 durante la trasmissione di RaiDue Annozero.Il servizio contestato. In quell’occasione il giornalista metteva a confronto vetture di diverse case automobilistiche, tra cui la Alfa MiTo. La Fiat considera il servizio firmato da Formigli un’«insopportabile aggressione mediatica», sostenendo che le prestazioni delle vetture erano state mostrate «in modo del tutto strumentale», dimostrando una presunta inferiorità tecnica complessiva dell’Alfa Romeo MiTo. Il tribunale civile di Torino nel febbraio scorso aveva dato ragione alla casa automobilistica torinese, stabilendo il risarcimento: un milione e 750mila euro di danno patrimoniale e 5 milioni e 250mila di danno non patrimoniale. La Corte d’Appello ha però deciso che per il momento la Rai e Formigli non debbano pagare: occorrerà infatti attendere il giudizio di merito (la prima udienza è fissata per il 6 luglio). I giudici hanno infatti spiegato che «i motivi di appello appaiono connotati da requisiti di serietà, tali da legittimare il richiesto provvedimento, mentre il “grave danno” prospettato dal ricorrente (Formigli, ndr), derivante dall’efficacia esecutiva della sentenza, appare logicamente plausibile e correttamente argomentato». Il commento. Il giornalista, che ha annunciato la decisione su Twitter e Facebook, ha commentato: “È una buona notizia, che mi dà molto ottimismo per l’appello. So che i giudici faranno senz’altro il loro lavoro egregiamente, come sempre”.
Il quotidiano spagnolo ha compiuto proprio in questi giorni 36 anni di vita, e probabilmente non è stato il più felice dei compleanni stretto tra crollo delle vendite in edicola e riorganizzazioni interne. Crisi, come noto comune a tutta la carta stampata, alla quale il quotidiano sta cercando di dare una risposta con una forte accelerazione nell’area digitale e, soprattutto, spingendo con sempre maggior forza sulla relazione con il lettore. Da un lato si incentiva l’edizione digitale con una promozione per ottenere un tablet a soli 119€ tesa a spingere l’edizione digitale per questo tipo di device del quotidiano. Infatti in abbinata, come avviene anche per altri giornali, viene offerto un mese di accesso gratuito a tutte le pubblicazione del gruppo Prisa, l’impresa editoriale che controlla il quotidiano in questione, sulla piattaforma che raggruppa diverse testate ed editori in Spagna. Dall’altro lato, con la recente revisione del sito del quotidiano, spiegata ed approfondita da Javier Moreno, Direttore del quotidiano, fondata su tre pilastri, su tre aree concettuali: - Area Tecnologica: Con un nuovo CMS, un nuovo sistema di gestione dei contenuti, ma soprattutto con la centralità di Eskup, la rete sociale attiva da tempo che riunisce per interessi le diverse communities di utenti del quotidiano. - Ristrutturazione dell’organizzazione dell’informazione: Basata sulle etichette, sulle tag. - Riorganizzazione del modello di lavoro interno. In tale ambito fondamentale l’idea di evoluzione da media a rete sociale che la rilevanza data ad Eskup sottintende e che personalmente, se posso ricordarlo, avevo avuto modo di raccomandare come uno dei key pillars sui quali lavorare evidenziandone il ruolo fondamentale per il recupero di una relazione con le persone e, di riflesso, base indispensabile ad un recupero dei ricavi. El Pais, fedele al claim che viene riportato sia per l’edizione cartacea che in quella online, “el periodico global en español” (il quotidiano globale in spagnolo), per quanto riguarda il recupero dei ricavi punta certamente ad una strategia di grandi volumi di traffico grazie, anche, alla facilitazione di espansione in tutta l’America Latina rappresentata dall’utilizzo dello stesso idioma. Strategia che, secondo gli ultimi dati disponibili, a livello quantitativo starebbe funzionando con il giornale leader assoluto a livello mondiale con 14,1 milioni di lettori dei quali ben 5,9 milioni, pari ad oltre il 40% del totale provengono da Sud America e Stati Uniti. Dati che collocano El Pais tra i primi 14 quotidiani nel mondo per audience che, secondo quanto dichiarato, mira ad entrare nella top ten. Il bilancio diffuso evidenzia che l’area digitale nel 2011 è cresciuta del 25,3% rispetto all’anno precedente ma non è stata sufficiente a coprire il calo degli investimenti pubblicitari che rappresentano il 22,8% del totale dei ricavi del gruppo Prisa e che si sono ridotti nell’anno dell’8%. Se certamente l’area digitale è in grado di dare un contributo al recupero contributivo del giornale, sin ora, così come per il Mail Online, si tratta di una goccia nell’oceano che complessivamente fornisce un apporto modesto. Per El Pais la strada appare in salita ancora per lungo tempo.
Guido Scorza analizza il nuovo decreto sull'editoria, criticando il modo con cui viene penalizzata l'editoria online a favore delle societá editrici classiche - che riceveranno ancora finanziamenti pubblici
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per il reato di stampa clandestina per il giornalista e blogger Carlo Ruta. Una decisione storica che fa giurisprudenza: stabilisce che per i blog che non hanno finanziamenti pubblici non sono tenuti a registrarsi al Tribunale come testata giornalistica indicando come direttore responsabile un giornalista. Ruta, che vive a Ragusa, è stato assolto con formula piena, Perché il fatto addebitato “Non costiuisce reato2, contarriamente a quanto aveva stabilito il 2 maggio del 2011 la prima sezione penale della Corte di Appello di Catania, che lo aveva condannato a 150 euro di ammenda per il reato, previsto dalla legge sulla stampa del 1948, per chi non iscrive una etstata giornalistica all’apposito registro, presso il Tribunale, designando un direttore responsaili nelal persona di un giornalista iscritto all’albo professionale. La sentenza di assoluzione con formula piena è stata emessa in serata dalla III Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Saverio Felice Mannino. In primo grado, Carlo Ruta era stato condannato con una sentenza pronunciata dal giudice Patricia di Marco del Tribunale di Modica, il 9 maggio 2008 in seguito ad una denuncia dell’allora procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, che si riteneva danneggiato dall’attività del blog di Ruta. Si tratta di una sentenza storica che sancisce la libertà del web ed apre la strada ad una giurisprudenza più aperta e norme di legge più rispettose della libertà di esperssione e di comunicazione attraverso i blog. Il commento di Carlo Ruta: « Questa sentenza è degna della tradizione del nostro Paese, che ha dietro di sé una cultura giuridica di prim’ordine. Mi preme ringraziare, per prima cosa, tutti coloro che hanno sostenuto fino all’esito conclusivo questa campagna di libertà. A loro il web deve davvero tanto. Sono passati oltre sette anni, e questa sentenza, determinante per il destino della comunicazione in rete, ripaga i sacrifici fatti e l’impegno di tutti. D’ora in poi possiamo dirci davvero più liberi». Il difensore avvocato Giuseppe Arnone: «La Corte di Cassazione, accogliendo le mie argomentazioni, ha scritto una pagina storica in ordine ai valori della libertà di pensiero e d’informazione, anche in relazione ai nuovi strumenti di trasmissione del pensiero. Ancora una volta la massima Corte si è dimostrata ben più avanzata e liberale dei giudici di merito. Giustizia è stata fatta nel modo più alto».
LA RETE DELL'UCCELLINO blu protegge i suoi utenti. Alle richieste della Corte di New York riguardo i tweet di Malcolm Harris, un attivista del movimento Occupy Wall Street 1, il social network ha risposto picche. "I tweet sono di proprietà degli utenti, come è scritto chiaramente nei termini di servizio", dicono da Twitter. E dato che il sito offre una cronologia limitata, e neanche gli utenti possono accedere al loro archivio di messaggi oltre dieci giorni, la faccenda per il tribunale di NY si complica. I tweet dopo quel periodo di tempo sono infatti inaccessibili a chiunque, attraverso Twitter, che però ne conserva copia, quella che chiede il tribunale. Esistono servizi esterni come Snapbird per cercare più a fondo, ma ovviamente non hanno a che fare direttamente con l'azienda. Nello specifico caso di Harris, Twitter dice che la richiesta "subpoena" del tribunale costringerebbe l'azienda a violare il quarto emendamento della legge federale, ovvero la necessità per gli inquirenti di presentare un mandato di perquisizione per questo tipo di informazioni. Un altro problema è che la richiesta governativa sarebbe in contrasto con l'Us information act, che obbliga ogni inchiesta a passare prima per la richiesta di documenti specifici rilasciati dalla Corte, prima che dati sensibili possano essere richiesti a un'azienda con sede in California. Secondo gli inquirenti, nei tweet di Harris ci sarebbero le prove per dimostrare la fallacità della difesa dell'attivista. Ma la politica di Twitter verso i suoi utenti è da sempre protezionista. Il ceo dell'azienda, Dick Costolo, ha pubblicamente dichiarato che Twitter presta grande attenzione alle richieste delle forze dell'ordine ma si premura di avvisare subito gli utenti 2 se riceve richieste di informazioni o tweet. Richieste che il governo vorrebbe rimanessero segrete, complicate da gestire per il sito. Già nel gennaio 2011, Twitter applicò una politica di protezione per gli utenti coinvolti nella questione Wikileaks, di cui il governo Usa voleva gli indirizzi IP.
Anton Kusters è un fotografo belga che è riuscito in un documentario impossibile: fotografare la Yakuza. Spinto dalla sua volontà, senza nessun appoggio di grandi network, dopo lunghi mesi di trattative, Anton e il fratello Malik hanno avuto pieno accesso al mondo di una delle mafie più potenti del mondo. Un lavoro documentaristico di portata straordinaria, realizzato però senza la volontà di esprimere giudizi e opinioni, ma testimoniando, attraverso sensazionali fotografie i riti e rituali della Yakuza. Un documentario fotografico durato ben tre anni, oggi all’attenzione di tutta la stampa europea e mondiale. Un reportage sulla Yakuza: solo perché è un mondo estremamente chiuso e sconosciuto o hai un interesse particolare nella mafia giapponese? La ragione per cui ho cominciato questo progetto è stato dettato in parte dalla curiosità di un mondo particolarmente chiuso: come vivono, quali sentimenti li animano? Cosa pensano della loro società e dei giapponesi? Perché c’è questa grande dualità della Yakuza, indagata ma anche tollerata? Si ritengono criminali, come si definiscono nel contesto della loro società? Un’altra ragione, più semplice, era l’opportunità di visitare più spesso mio fratello Malik che vive a Tokyo. Questo progetto ci ha dato il pretesto per cominciare qualcosa insieme e imparare lungo il cammino. Dopo tutto il tempo speso con la Yakuza, quali sono i tuoi sentimenti, le sensazioni per loro? Hai realizzato questo reportage in più di tre anni, secondo il tuo punto di vista soltanto i progetti di lunga durata possono scavare a fondo in un determinato soggetto? Il tuo lavoro sulla mafia giapponese può creare una sorta di fascino, invece di una denuncia della violenza che generano? Quale deve essere il ruolo del reporter? Ci sono stati momenti in cui hai avuto paura? Perché credi che abbiamo lasciato un fotoreporter entrare nel loro mondo? Hai realizzato questo documentario solo con i tuoi mezzi, senza supporto di grandi TV o settimanali, giornali: quali sono i lati positivi di lavorare da solo? Dopo che hai pubblicato il tuo libro quale reazione ti ha colpito maggiormente?
I social readers, le applicazioni che consentono di leggere, di sfogliare i quotidiani su Facebook, sono stati oggetto di una corsa frenetica da parte degli editori di tutto il mondo. Apparentemente, sono applicazioni che hanno portato grandi vantaggi in termini di volumi di traffico alle edizioni online dei quotidiani. Cosa ne pensassi io sin dall’inizio credo sia sufficientemente chiaro da quanto scritto all’epoca senza bisogno di ritornarci sopra; confortato, anche, successivamente dalla visione di Frédéric Filloux che parla di “sharing mirage”, non ho cambiato idea, anzi. Di fatto pare che i social readers stiano crollando coinvolgendo i principali quotidiani, dal «Washington Post» al «The Guardian» che tanto successo pareva aver riscosso con la propria applicazione per Facebook. Diverse le tesi sulle motivazioni del crollo con buona parte dei professionals del settore che se ne felicitano e sostengono si tratti dell’inevitabile conseguenza dell’invasività delle applicazioni stesse e, dall’altro lato, TechCrunch e Ryan Y. Kellet, engagement producer del «Washington Post», che lo motivano con la recente introduzione dei “trending articles” da parte di Facebook. Personalmente propendo per la prima delle due ipotesi. Qualunque sia la reale motivazione, anche per quanto ci riguarda più da vicino succedono cose strane con i social readers dei quotidiani nostrani. Aprendo un articolo, ad esempio [ma vale anche per altri giornali] del «Corriere della Sera» dalla app del quotidiano milanese su Facebook basta un click destro del mouse per vedere il codice sorgente, il codice html svelare che Nielsen Net Rating sta monitorando il numero di accessi alla pagina. Se si tratti del test di Object, il nuovo sistema di rilevazione di Audiweb che entrerà in funzione ufficialmente a giugno, in grado di rilevare anche l’audience all’interno delle applicazioni per tablet e smartphone, le app per Facebook e gli “oggetti” nei siti come le gallerie fotografiche e gli slideshow, oggi non rilevati, o se vi sia un fine distinto è difficile a dirsi, anche se personalmente mi sfugge il senso di misurare con un sistema a a pagamento di tracking di pubblicità delle pagine su cui la pubblicità non la puoi mettere. Comunque sia pare siano arrivati in ritardo anche in questo caso. A margine, sempre in tema di quotidiani e applicazioni, consiglio la lucida analisi “Why Publishers Don’t Like Apps”.
In Italia può ancora capitare di pronunciare la parola webdoc e di ritrovarsi specchiati in uno sguardo un po’ spaesato e incuriosito. I pochi che ne parlano tendono a considerarlo ancora come una frontiera, un territorio praticamente vergine, da scoprire, da inventare da zero. Eppure il webdocumentario è una realtà affermata e in grande ascesa nel mondo del giornalismo d’inchiesta. Soprattutto in Francia, dove le produzioni si moltiplicano e i prodotti si affinano, raggiungendo vette di qualità e complessità che permettono già di parlare di capolavori del genere. Prison Valley o Manipulation, provenienti dal carnet delle coproduzioni targate Upian (la prima con Arte, la seconda con France 5), o La machine à expulser, coprodotta da Canal + e Le Monde, rappresentano ciò che di meglio è stato prodotto ultimamente oltralpe. Figliati, come lascia intendere l’etimo, dalla stirpe dei documentari, i webdoc ibridano la ramificazione del web, l’interattività dei videogiochi e la profondità di analisi del giornalismo di inchiesta. Grazie alle potenzialità dei nuovi linguaggi di programmazione – HTML 5 sopra tutti – il formato webdoc permette la completa e libera interazione tra documenti di ogni tipo: dai filmati alle registrazioni audio, dalle fotografie alle infografiche. Ma la grande innovazione, questa sì veramente rivoluzionaria, è la trasformazione del lettore in attore protagonista, in grado di esplorare l’inchiesta rimontandone a proprio piacimento i tasselli, decostruiti e sparsi nella struttura più o meno ramificata e complessa di un sito Internet. Prendiamo per esempio Manipulation, l’experience web scritto da David Dufresne e Sébastien Brothier e prodotto da Upian, France 5 e Yami 2. Il carrefour narrativo che funge da punto di partenza e insieme di snodo – baricentro decisivo di ogni webdoc – è una scrivania affollata di carte, ritagli, articoli, appunti, fotografie. Ogni oggetto è una porta che permette all’utente di cominciare la ricerca, mettendo insieme le tessere di un mosaico giudiziario ancora non concluso. Si tratta dell’affaire Clearstream, un affare di banche, riciclaggio di denaro sporco, trafficanti d’armi e collusioni politiche che sta scuotendo la Francia da quasi dieci anni. Ascoltando le voci dei protagonisti, leggendo le fonti e i documenti a disposizione, ma anche confrontandosi con gli altri utenti che parallelamente portano avanti la propria inchiesta, il lettore si trova catapultato in un flusso di fonti tra le quali, come capita spesso nelle migliori inchieste giornalistiche, si nascondono trappole, porte sbarrate, interrogativi irrisolvibili. Dire che le potenzialità di un formato come questo paiono a oggi smisurate potrebbe sembrare una banalità. E in Francia effettivamente lo è. Ma non lo è qui da noi, visto che nel mondo del giornalismo nostrano questo formato, peraltro già conosciuto da qualche anno, non riesce a decollare. Lo dimostrano gli esempi di ottimi prodotti come The Iron Curtain Diaries 1989-2009, di Matteo Scanni, Angelo Miotto, Nicola Sessa e Luca Galassi o il più recente The Empty House, dello stesso Sessa e di Christian Elia, entrambi coprodotti da Peacereporter che, seppur selezionati da alcuni dei più importanti festival europei, qui in Italia non hanno avuto l’eco che avrebbero meritato. Una mancanza di risonanza che penalizza anche i sempre più numerosi giovani webreporter italiani che, bisognosi di fondi e aiuti alla produzione e alla distribuzione, si trovano davanti a qualcosa di molto simile a un deserto. Le ragioni sono le stesse che costringono moltissimi ragazzi italiani, di qualsiasi settore, a espatriare per poter realizzare progetti che qui non riescono nemmeno a presentare. E non è soltanto un problema di natura economica. Il sospetto è che il problema riguardi piuttosto la voglia di mettersi in gioco e la capacità di investire sul futuro di una parte del nostro giornalismo. Un’incapacità su cui probabilmente pesa anche un filo di comprensibile paura verso nuovi modi di produzione – e quindi nuove professionalità e competenze in ascesa – lontani anni luce dai paradigmi del giornalismo cartaceo tradizionale. Grazie allo sviluppo di nuovi software che rendono la programmazione più semplice, economica e veloce, come Klynt o 3 WDOC, le prospettive di crescita dell’interattività nel giornalismo sono enormi. Oggi pensare l’applicazione ai quotidiani online del modello non lineare, interattivo e transmediale del webdoc non è più fantascienza. Tant’è che qualcuno già profetizza la trasformazione degli attuali siti di informazione statici in strutture dinamiche e interattive. Strutture entro le quali il lettore potrà muoversi costruendo il proprio quotidiano giorno per giorno, curando un proprio archivio, mettendo in relazione notizie lontane tra loro nel tempo e nello spazio, partecipando in prima persona alle inchieste. Questo potrebbe essere uno dei futuri possibili, ma bisogna volerlo, almeno un po’.
Nella corsa alla personalizzazione dell’ informazione diffusa online un altro passo è stato fatto da Narrative Science, l’ azienda Usa che produce sistemi per la generazione automatica di articoli dai dati, e che sta per lanciare servizi basati basati su session di World of Warcraft. In pratica, spiega Wired, ‘’immaginate di partecipare a un’epica battaglia su WoW e di poter leggere (e condividere con gli amici) un bell’ articolo che racconta la vostra avventura, come se aveste avuto un giornalista di guerra embedded tra le vostre file’’. Ora, racconta Sandal, l’ obiettivo a breve termine del giornalismo automatico è infatti un mondo in cui ognuno di noi è accompagnato da un reporter invisibile, che ci aiuti a dare senso ai dati a cui veniamo incontro. Ricevere un’analisi del sangue che, invece di essere un’oscura serie di numeri interpretabile solo da uno specialista, sia un rapporto leggibile e chiaro sulla vostra salute, completo di indicazioni su cosa fare per migliorare. O un articolo sull’andamento del vostro conto in banca, limpido e ricco di consigli. Ma a questo punto, continua Daily Wired, si pone paradossalmente per i lettori il rischio che il giornalismo automatico segua i loro gusti fin troppo bene. Immaginate di avere news personalizzate a seconda delle vostre opinioni politiche, o dei vostri gusti estetici: un quotidiano che adatta la scrittura dei suoi articoli a ciascun lettore, sfruttando i dati che disseminate su motori di ricerca e social network. Questo ovviamente cullerebbe il nostro cervello, dandoci in pasto cose sicuramente gradevoli, ma lasciandoci in una bolla ovattata dove non riceveremmo mai opinioni e giudizi discordi da quelli che ci aspettiamo già. Alla fine potremmo ridurci a leggere uno specchio automatico di noi stessi, incapace di espandere davvero la nostra mente. Questo, forse, è un motivo per continuare a tenere le nostre dita umane sulla tastiera. Quelle di ciascun cittadino.
La kermesse del giornalismo italiano, di tutte le novità emergenti sul web e nuove modalità di informazione: ecco l'International Journalism Festival arrivato all'edizione 2012. La domanda al centro della manifestazione è: come sarà il giornalismo tra qualche decennio? Dal 25 al 29 aprile, nella splendida cornice collinare di Perugia, intelligenze e personalità da tutto il mondo si sono incontrati per discuterne. Oltre 500 speakers invitati a portare una testimonianza, una visione, una possibilità per l'informazione del futuro. Abbiamo girovagato per i panel e gli incontri, chiedendo ai relatori se conoscessero fanpage.it – una realtà editoriale nata a Napoli, nel pieno della crisi economica ed editoriale che sta falcidiando decine di testate, che non prende nessun contributo pubblico e che in meno di due anni è riuscita a diventare una testata web-only capace di mantenersi sul mercato, di fare investimenti, e di superare per popolarità su Facebook sua Repubblica.it che Il Fatto Quotidiano.it.
Nel video allegato potete vedere il nostro resoconto della manifestazione, con l'ironia tipica di Saverio Tommasi che non ha mancato di mettere in difficoltà personalità del calibro di Ezio Mauro -direttore di La Repubblica- e Filippo Facci, il giornalista-troll simbolo della Sala Stampa del #Ijf12. continua su: http://www.fanpage.it/festival-del-giornalismo-2012-il-reportage-di-fanpage-it-video/#ixzz1tVmXGixx
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