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Trova Segretaria Online | Addlance

Trova Segretaria Online | Addlance | Freelance | Scoop.it
Generalmente si ha un fisso da 100€ a 200€ per poi applicare un variabile in base ai servizi. In totale bisogna calcolare 400€ al mese tasse incluse.
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Fondi UE ai freelance: è legge | Addlance

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L’Unione Europea raccoglie e distribuisce ingenti somme a sostegno dell’attività imprenditoriale. Basta andare sui portali della regione e cercare i bandi
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Guida alla ricerca del freelance online: AddLance | Addlance

Guida alla ricerca del freelance online: AddLance | Addlance | Freelance | Scoop.it

Una piccola o media impresa si trova quotidianamente a fronteggiare emergenze per stare sul mercato, difendersi dalla concorrenza, ampliare la base dei clienti e contenere i costi. Ma come organizzarsi? I guru della gestione aziendale suggeriscono di focalizzarsi su quelle attività fondamentali che caratterizzano la propria attività e delegare le attività che richiedono altre competenze accessorie che, pur essendo necessarie, possono richiedere un impegno limitato nel tempo ma con un’elevata professionalità. Per esempio un ristorante deve cercare di creare un ambiente accogliente e curare i propri piatti ma ha anche bisogno di un sito web per le prenotazioni online così come un curatore di contenuti per la propria pagina facebook. Deve assumere a tempo pieno un content writer ed un web designer? Il gestore si deve improvvisare in queste attività? Certo che no. Riassumiamo nella tabella seguente i pro ed i contro di assumere un collaboratore dipendente o un freelance. Come sempre serve buonsenso per sfruttare al massimo le opportunità ed evitare costi inutili.

Serena Bosisio's insight:

Ecco la guida completa su come gestire l’outsourcing e i collaboratori esterni.

1. Cosa significa cloud working?
2. Scelta fra risorsa interna ed esterna
3. Scelta fra risorsa online e offline: il giusto candidato
4. Guida alle piattaforme online
5. Evoluzione della figura del freelance e dell’outsourcing

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Regime dei minimi e fatturato limite | Addlance

Regime dei minimi e fatturato limite | Addlance | Freelance | Scoop.it

Unione Europea a Freelance

Serena Bosisio's insight:

Lo Stato italiano ha introdotto nel 2008 una struttura fiscale agevolata per chi libero professionista è agli inizi della sua carriera e per chi ha un giro d’affari contenuto. Come abbiamo già illustrato nel nostro articolo “Lavorare senza partita iva?” i benefici sono sensibili e lasciano respirare una categoria che soffre per la burocrazia e le continue pressioni. Tali agevolazioni devono essere approvate dall’Unione Europea. State forse pensando che Bruxelles stia facendo ostruzionismo all’Italia? Siete sulla cattiva strada!

Da gennaio la UE (Gazzetta Europea il 27 novembre) ha approvato l’innalzamento del massimo fatturato annuo per beneficiare del regime a 65.000€ dai 30.000€. Rappresenta questa un’opportunità da prendere al volo!

Invece? Invece la legislazione italiana ha deciso di non integrare questa modifica perché le finanze delle Stato soffrono e si ha sete di tasse. Fatto sta che nulla cambia per il 2014.

Si poteva fare qualcosa per i freelance? Certo! Le agevolazioni fiscali consentono un’aliquota del 5% per i primi 5 anni di attività ma  sono solo una parte delle agevolazioni al regime dei minimi. Si poteva per esempio mantenere l’aliquota piena per i fatturati sopra i 30000€ ma conservare lo snellimento burocratico: niente IVA, niente libri contabili e ritenuta d’acconto. Il bilancio dello Stato non ne avrebbe sentito ma i professionisti freelance avrebbero potuto respirare e tornare a sperare in uno Stato amico.   

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Come creare un’App

Come creare un’App | Freelance | Scoop.it
Serena Bosisio's insight:

Per noi consumatori, che ci limitiamo ad andare sugli store e scaricare l’ultimo giochetto per il nostro cellulare, le competenze necessarie a dar vita a questi gioielli risulta celata ai nostri occhi.

Leggiamo sui giornali non di rado di qualche giovanissimo nerd che ha fatto milioni sviluppando una app utilissima e molto cool. Come nasce un’App? Ho investigato per fare luce su questo mondo che sta sempre di più coinvolgendo le nostre vite. Grazie al team di AddLance (http://www.addlance.com/) , startup che si propone di diventare il punto di incontro fra PMI e freelance, ho raccolto qualche utile informazione. Secondo tale società gli sviluppatori di app saranno richiestissimi nei prossimi anni in quanto le società adotteranno sempre di più questi strumenti che riescono ad attirare e coinvolgere il cliente guidandolo dalla brand awareness fino all’acquisto vero e proprio.

App significa “applicazione” e il loro standard è stato sviluppato apposta per gli smartphone: non avendo una velocità di calcolo paragonabile ad un PC, i programmi devono essere creati con particolari accorgimenti liberandosi di tutto il superfluo presente in un software tradizionale: le funzioni sono ridotte e si pone attenzione sulle dimensioni del file.

Anche la compatibilità viene ridotta, la programmazione dipende dal sistema operativo che può essere:

iOS (Apple)Android (Google)Windows Phone (Microsoft Corporation)BlackBerry OS (RIM/BlackBerry)Symbian OS (Nokia)Bada OS (Samsung)

 

In realtà il mercato è dominato dai primi due concorrenti: iOS e Android. In aiuto del programmatore arrivano le API (Application Programming Interface): una specie di libreria dove si possono attingere delle funzioni standardizzate per poter costruire soluzioni più complesse. Cosi come per costruire una casa ci sono componenti prefabbricati o soluzioni già sviluppate così le API permettono di velocizzare il lavoro. Una volta che si è scelto il sistema di riferimento si può iniziare con lo sviluppo del programma che non consiste solo nella struttura informatica ma anche nella grafica. Lo stile e l’organizzazione del servizio diventa sempre più importante per la “user experience” (abbreviata UX) cioè la facilità con cui l’utente può usufruire del servizio.   

Se quindi volete far realizzare un App da qualcuno preoccupatevi che non solo sia un mago dell’informatica ma anche che abbia una inclinazione per la semplicità ed il design. Altrimenti potete ingaggiare un freelance developer per la parte software e un graphic designer per rendere gradevole il vostro prodotto.  

 

Ora che il lavoro di sviluppo è terminato possiamo pubblicare la nostra App sugli distributori che dopo un processo di approvazione ci permettono di dare la massima visibilità sul mercato mondiale. I maggiori sono:

App-Store (Apple), Google Play (Android) e App-Shop (Amazon).

 

Siamo pronti per guadagnare e diventare milionari? Calma! La società di ricerca Gartner ci ricorda che il 91% delle app sono gratuite e che se un vostro concorrente pubblica gratis la vostra idea si prenderà tutto il mercato. Quello che conta è infatti di fornire un servizio utile e gratuito: solo quando si raggiunge un ampia diffusione allora si potrà  guadagnare con pubblicità o funzioni avanzate a pagamento. A quel punto si che sarete ricompensati!  

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Lavorare senza partita iva? | Addlance

Lavorare senza partita iva? | Addlance | Freelance | Scoop.it
Serena Bosisio's insight:

Chi ha deciso di mettersi in proprio oltre a doversi trovare di clienti si deve anche preoccupare di sostenere tutta la burocrazia richiesta dalle leggi italiane. E’ proprio necessario aprire una partita iva e pagare un commercialista? Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Per i freelance sia che vogliono cercare lavoro online sia tramite i mezzi tradizionali ci sono tre possibilità. Aprire la partita iva ed iscriversi all’INPS e rivolgersi ad un commercialista. Questa soluzione è la più costosa ed è adeguata solo a professionisti con un consistente giro d’affari. Il solo commercialista può costare dai 500€ in su mentre ci si deve preoccupare delle dichiarazioni IVA e dei contributi INPS che partono da 2900€. Questa soluzione che porta in se un grosso carico di obblighi fiscali permette però di operare in tutta libertà sia in Italia che all’estero. Per far fronte alla crescente necessità di imprenditorialità e per agevolare la nascita di nuovi freelance, lo Stato ha introdotto un regime più snello detto dei minimi. Se non si superano i 30000€ di reddito annui e si hanno meno di 35 anni, le imposte si riducono ad un 5% sul reddito (niente IVA, IRPEF o IRAP). In più non vi è il meccanismo della ritenuta d’acconto e non si devono tenere libri contabili. L’attività deve essere limitata al territorio nazionale e vi è un limite sui beni che si possono acquistare. Esiste in realtà un’altra soluzione per chi magari ha un’attività di lavoratore dipendente oppure ha bisogno di far sfruttare le proprie capacità senza perdersi nella burocrazia. Si tratta della collaborazione occasionale. Non è ancora pienamente sfruttata ma permette a chiunque di guadagnare al massimo 5000€ all’anno senza bisogno di partita iva. L’unica regola da rispettare è di non collaborare per più di 30 giorni con la stessa società e a parte la ritenuta d’acconto non si è soggetti al alcun imposta! La ritenuta d’acconto pari al 20% viene pagata dal cliente. Il lavoro occasionale rappresenta la forma più semplice par iniziare a guadagnare se si è proprio all’inizio della propria carriera oppure se per motivi legati a nascite di figli o altro si è decisi di chiudere la propria attività ma si è ancora innamorati del proprio lavoro e si vuole dare una mano al bilancio familiare. Di sicuro l’affermazione di piattaforme online per la compravendita di servizi sta dando una mano a tutti questi professionisti! Riassumiamo qui i vantaggi e svantaggi delle varie forme di attività ma vi invitiamo a rimanere sempre aggiornati sulle novità che la legislazione italiana ci regala ogni anno!

TipologiaReddito massimoP.IVAIVA in fatturaINPS INAILRitenuta d’acconto 20%ImposteLibri contabiliFatturazione esteroCosti scaricabiliLavoratore autonomoNessunoSISISISISISopra 45.000€SISIRegime dei minimi30.000€SINOSINO5%NONOLIMITATOLavoro occasionale5.000€NONONOSINONONONO

http://www.addlance.com/index.php

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Partite IVA: regime forfettario dal 2016 | Addlance

Partite IVA: regime forfettario dal 2016 | Addlance | Freelance | Scoop.it
Cambiano le regole per chi lavora a partita IVA: dal primo gennaio 2016 va in pensione il regime dei minimi e si introduce il regime forfettario.
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Cambiamenti su AddLance! | Addlance

Cambiamenti su AddLance! | Addlance | Freelance | Scoop.it
Cambiamenti su AddLance!

Prima novità: usciamo dalla beta dopo un lungo lavoro per rendere il servizio ancora più veloce ed intuitivo. Ora con la nuova soluzione di mail potete accedere direttamente alla piattaforma dal link allegato ed atterrare sulla pagina relativa al progetto.

Seconda novità: abbiamo aggiunto una sezione di domande e risposte per mettere in contatto i freelance e i clienti in modo più efficiente. Tutti potranno vedere le stesse informazioni sul progetto e le domande per il cliente saranno visibili anche dagli altri freelance così come le risposte.

Terza novità: abbiamo semplificato il sistema di deposito di garanzia per ridurre la burocrazia. In nuovo deposito cautelativo sostituisce l’AddLance Sarvice Payment. Il cliente verserà come deposito il valore della prima milestone che verrà rilasciata direttamente al freelance.

Quarta novità: la seconda categoria. Ciascun freelance può coprire con la sua professionalità più attività, abbiamo aggiunto quindi una seconda categoria opzionale per aver accesso a un numero maggiore di opportunità.

Ti invitiamo anche a prendere visione dei nuovi Termini & Condizioni pubblicati sul sito così come le nuove Domande Frequenti.

La comunità di AddLance cresce continuamente ed anche la qualità dei progetti pubblicati continua a darci soddisfazioni! Se hai idee o suggerimenti per migliorare il servizio non esitare a contattarci!

Ci aspetta un fantastico 2015!

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10 consigli per mettersi in proprio

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Serena Bosisio's insight:

Sia che siate all’inizio della vostra carriera sia che siate già dei guru del vostro settore, il mettersi a camminare sulle proprie gambe non è una decisione da poco. Voglio dare qualche dritta su come fare in base alla mia esperienza e l’esperienza di persone che hanno già fatto il grande salto.

1)      La scelta: perché volete mettervi in proprio? Quali sono le motivazioni? Dovrete mettervi in gioco a 360 gradi. Siete davvero pronti? Serve coraggio...

 

Continua su http://www.addlance.com/blog/10-consigli-per-mettersi-in-proprio/?lang=it

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POS e pagamenti per i freelance

POS e pagamenti per i freelance | Freelance | Scoop.it
Serena Bosisio's insight:

Dal 30 giugno entra in vigore le riforma dei pagamenti dei clienti verso i professionisti: cosa cambia?

 

Se vent'anni fa l’unico modo di pagare un professionista era il contante o un assegno ora la tecnologia sta rivoluzionando il modo come le transazioni possono essere effettuate. I pagamenti elettronici si stanno imponendo anche in Italia. I pregi sono evidenti come la semplicità e la velocità di effettuare acquisti anche online e la comodità di non portarsi dietro monete, monetine e banconote. Pensiamo anche al problema del resto o al non avere a disposizione subito tutto il contante necessario. Un’ulteriore aspetto del pagamento elettronico è la tracciabilità dei flussi. Su questo punto lo Stato italiano e in generale tutta l’Unione Europea si stanno muovendo per contrastare il riciclaggio di denaro sporco e la lotta all’evasione: meno contante circola e maggiore è il controllo sull’illegalità.

 

Da qualche mese si discuteva a Roma sull’obbligo di permettere al cliente di corrispondere l’onorario tramite POS.

Il POS (Point Of Sale) è un apparecchio elettronico che permette di pagare tramite carta di credito/debito o prepagata. Basta scorrere la carta nella fessura dello scatolotto e la transazione viene effettuata: hanno registrato un ampia diffusione nei ristoranti e sono lo strumento principale usato per i pagamenti negli USA.

 

Ma la tecnologia galoppa e anche il POS si è evoluto: il Mobile POS è un piccolo lettore di carte che si può collegare allo smartphone per trasformarlo in un piccolo bancomat. Se vogliamo proprio rinunciare al mondo reale la soluzione migliore sono gli strumenti di pagamento online come Paypal.

La comodità di Paypal è data dal fatto che:

 

1)      accetta le maggiori carte di credito

 

2)      accetta e converte valute estere

 

3)      creare l’account è gratuito

 

4)      per i clienti l’account è subito attivo (basta collegarlo alla carta di credito)

 

5)      per i professionisti si attiva collegandolo al proprio conto corrente per trasferire i pagamenti

 

6)      è molto noto e diffuso

 

non dimentichiamoci di aggiungere che tutte queste soluzioni devono garantire i massimi livelli di sicurezza con codici e password.

Quindi i professionisti dal 30 giugno sono obbligati a comprare un POS o aprire gratuitamente un conto Paypal?

No, il freelance devono permettere al cliente di saldare il conto anche tramite POS quindi non vi è l’obbligo di compre il POS ma di permettere al cliente di usarlo. Tradotto cosa significa? Significa che non vi è alcuna data entro al quale si debba dotarsi di questi strumenti né vi è alcuna sanzione ma il non permettere al proprio cliente di effettuare il pagamento tramite POS implica la mora del credito. La mora però non libera il cliente dal debito.

Nella prossima settimana ci saranno altre novità sul questo decreto come la dimensione del fatturato e tipologia di professionista che devono sottostare a questa normativa. Di certo c’è che ogni nuovo obbligo o burocrazia da adempiere vanno a gravare sui piccoli imprenditori o freelance che sono la spina dorsale della nostra economia.

In realtà i pagamenti elettronici per molti freelance non sono un peso ma un’opportunità non ancora sfruttata completamente. Chi si è aperto al mondo tecnologico si è già dotato spontaneamente di questi strumenti che facilitano le vendite e fanno risparmiare tempo. I clienti stanno diventando sempre più ben disposti verso i pagamenti elettroni, un tempo guardati con sospetto. eBay e Amazon hanno attirato la curiosità di tutti e pagare online è cosi comodo che chi inizia non ne può più fare a meno. Aprirsi al futuro è necessario per stare sul mercato e le potenzialità che il web può donare ai freelance sono immense!     

 

Per maggiori informazioni sulla possibilità di pagamenti sicuri online potete consultare:http://www.addlance.com/

 

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Guida agli strumenti di collaborazione per lavorare online da casa o da remoto.

Guida agli strumenti di collaborazione per lavorare online da casa o da remoto. | Freelance | Scoop.it
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Quando si parla di cloud working o lavoro online ci si pone il problema di come interagire con i colleghi, collaboratori e clienti. La sindrome dell’isolamento ed il panico di doversela cavare da soli possono affiorare.

In realtà se si guarda il modo di lavorare che si sta sempre più diffondendo è facile interagire e creare anche delle amicizie con persone che non si sono mai incontrate ma che si è imparato a conoscere tramite telefono, videochiamate o semplicemente mail. Le realtà più strutturate come multinazionali possono disseminare i propri collaboratori su i contenenti ed attingere alle migliori competenze senza vincoli geografici. Infatti vent’anni fa non era possibile collaborare con una società se non si era anche disposti a trasferirsi nella sede che poteva essere in un’altra città, stato o addirittura dall’altra parte del mondo. Ora i tempi sono cambiati e la tecnologia ha giocato un ruolo determinante.

Proviamo a riassumere le principali innovazioni che hanno permesso questa rivoluzione.

In principio fu Skype, si tratta di un programma in grado effettuare telefonate in qualsiasi parte del mondo grazia alla sola connessione internet con un consistente risparmio di soldi. Non è finita qui: si possono fare “conf-call” cioè gestire meeting telefonici con un numero qualsiasi di partecipanti. La piattaforma si è evoluta permettendo videochiamate, l’invio di file ma anche la condivisione del desktop del proprio computer. Se volgiamo cercare una soluzione più aziendale la troviamo in Cisco Webex che permette di creare riunioni online professionali.

Un salto generazionale si ha con il cloud: il poter conservare e consultare dati in remoto. Ora basta avere un accesso internet e si ha a disposizione tutta la potenza di calcolo e la memoria necessaria che può essere facilmente condivisa: pensiamo a Dropbox per la condivisione di file o Google Docs. Quest’ultimo propone la prima forma di remote team working. Infatti si può condividere un documento, per esempio un foglio excel, con diversi utenti e lavorare contemporaneamente online sullo stesso foglio e vedere in tempo reale le modifiche appartate da se e dagli altri. Come per magia il lavoro prende vita ad una velocità sorprendente come se sul vostro scherma agissero dei fantasmi che facessero per voi parte del lavoro!

Il vero miglioramento si è avuto gli smartphone e i tablet. Connessioni dati sempre più veloci trasformano i propri giocattoli personali in veri e propri uffici che ci seguono ovunque andiamo. Cosa non potete fare sul vostro tablet che non potete fare sul pc del vostro ufficio? Ben poco. E’ vero che può essere stressante ricevere mail o lavorare anche fuori dall’orario di lavoro e che bisogna saper ritagliarsi lo spazio per la propria vita privata ma perché non sfruttare il tempo morto durante un viaggio per svolgere del lavoro che comunque dobbiamo portare a termine? Magari riusciamo a gestirci cosi bene che da ritagliarci maggio tempo per noi e per la nostra famiglia.  

Ora sappiamo comunicare, scambiarci file ovunque siamo e condividere il nostro lavoro. Cosa manca? Manca l’organizzazione del lavoro! E’ necessario tenere traccia dei compiti di ciascun membro di un team, le tempistiche e fare in modo che la comunicazione e la documentazione arrivi alle persone giuste. Una soluzione affermata è Basecamp appositamente studiato per gestire progetti facendo di un gruppo di professionisti una vera e propria squadra.

Speriamo di aver dato qualche spunto di riflessione e di avervi convinto che lavorare da casa è possibile. Ora forse vi starete chiedendo: “ok si può lavorare online, ma io freelance come trovo il lavoro?”. Questa è le domande delle domande e AddLance vuole aiutarvi in questo!  

 

Per maggiori informazioni: http://www.addlance.com/

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Quanti sono i freelance? | Addlance

Quanti sono i freelance? | Addlance | Freelance | Scoop.it
Serena Bosisio's insight:

Quanti sono i freelance?

Sembra una domanda facile ma facile non lo è! Per loro natura i freelance non vogliono essere catalogati e non esiste una organizzazione o associazione tale da fornire questo numero. Non è solo una questione italiana: anche all’estero questo problema sussiste. Abbiamo condotto un’indagine scrupolosa e riportiamo qui i dati raccolti. Incominciamo dall’Italia, la fonte è il dipartimento delle finanze: anche i freelance purtroppo tocca pagare le tesse.

Nell’anno 2011 risultano attive poco più di 5 milioni di partite iva ma di queste 1.2 milioni sono attribuite a società di capitali o non commerciali. L’attività del freelance si struttura nelle ditte individuali oppure in società di persone in presenza di un’agenzia con più soci. Sono quindi poco meno di 4 milioni i freelance italiani?...continua su Addlance Blog:http://www.addlance.com/blog/quanti-sono-i-freelance/?lang=it

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