Conoscere gli strumenti di investimento
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Conoscere gli strumenti di investimento
Siete davvero consapevoli delle vostre scelte di investimento? Oggi, complice l'andamento dei mercati, è diventato sempre più difficile orientarsi nel mondo della finanza. Per questo, in quanto distributori di Fondi Comuni di investimento, Sicav, Piani di Accumulo (PAC), Fondi Pensione e Polizze Vita, abbiamo deciso di offrirvi una pagina in cui trovare indicazioni utili e tutte le ultime news su questi essenziali strumenti del risparmio gestito.
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La Financière de l’Echiquier: petrolio, siamo al termine della fase ribassista

La Financière de l’Echiquier: petrolio, siamo al termine della fase ribassista | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Sul fronte degli Stati Uniti, osserviamo dati macroeconomici tutto sommato abbastanza neutrali", spiega il direttore della gestione Marc Craquelin.
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DATI MACRO USA NEUTRALI - "Sul fronte degli Stati Uniti, osserviamo dati macroeconomici tutto sommato abbastanza neutrali: vendite al dettaglio e produzione industriale leggermente sotto le aspettative, mentre il mercato del lavoro continua a procedere bene (le richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione si sono attestate a 253mila contro le 270mila attese, mentre i salari medi settimanali sono aumentati dell'1,1% anno su anno)", osserva Marc Craquelin, direttore della gestione di La Financière de l’Echiquier. "Nell’ultima settimana osserviamo anche la robusta partenza della stagione delle trimestrali. È pur vero che solo poche aziende hanno già pubblicato i propri dati, ma il tasso di sorpresa positiva sui risultati è elevato (82%). Da confermare, comunque, nel corso delle prossime settimane. Sul fronte cinese, le trimestrali sono state positive. La crescita del PIL nel primo trimestre si attesta al 6,7% mentre la produzione industriale (6,8% su base annua), gli investimenti e le esportazioni sono in accelerazione". MERCATO DEL GREGGIO VOLATILE - "Il mercato del petrolio continua a essere molto volatile. Supportato dalle previsioni ottimistiche dell’EIA (Energy Information Administration) e soprattutto dalle aspettative di un accordo al vertice di Doha, l'oro nero aveva guadagnato il 2,8% sulla settimana", prosegue Craquelin. "Il mancato raggiungimento di un accordo ha causato un nuovo calo dei prezzi del petrolio. Tuttavia, riteniamo di essere ormai fuori dalla spirale ribassista del petrolio e il nostro team di gestione sta lavorando attivamente sul settore dei servizi petroliferi e più in generale sulle «vittime del prezzo del petrolio», al fine di riposizionarci in modo significativo su questo tema".
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Morningstar Fund Awards 2016: ecco i vincitori

Morningstar Fund Awards 2016: ecco i vincitori | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Morningstar Italy ha annunciato ivincitori dei suoi Italy Fund Awards 2016, giunti alla loro 10° edizione. Otto sono stati i premiati: cinque i premi andati ai fondi comuni (tre azionari, un obbligazionario e un bilanciato) e tre alle società di gestione. Quest'anno il team di ricerca fondi ha voluto concentrare l’attenzione sui settori e le aree di riferimento chiave per gli investitori italiani per guidarli in una più efficiente selezione e valutazione dei comparti.
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"Con i nostri Morningstar Italy Fund Awards riconosciamo e premiamo il successo di fondi e società di gestione che hanno saputo aggiungere valore per gli investitori, garantendo performance sostenibili nei diversi cicli di mercato" ha detto Davide Pelusi, ceo di Morningstar Italy & Iberia. "Sono 10 anni che ci teniamo a consegnare un riconoscimento a fondi e Sgr presenti nella nostra industria. I miei complimenti vanno ai vincitori per aver mostrato di abbracciare nel tempo la nostra filosofia, ossia aiutare gli investitori finali a raggiungere i loro obiettivi finanziari, pur fronteggiando la volatilità dei mercati". Ecco i vincitori del 2016: Miglior Fondo Categoria Azionari Italia: Fondersel P.M.I. – 5 stelle – Bronze Miglior Fondo Categoria Azionari Internazionali: Nordea-1 Global Stable Eq Unhedg BP EUR – 4 stelle Miglior Fondo Categoria Azionari Europa: DNCA Invest Value Europe Class A shares EUR – 5 stelle – Bronze Miglior Fondo Categoria Obbligazionari Euro: Vontobel Fund - Euro Mid Yield Bond A1 Inc – 4 stelle Miglior Fondo Categoria Bilanciati EUR: Petercam Balanced Dynamic Growth A – 5 stelle Migliore Società Azionaria Fidelity Migliore Società Obbligazionaria iShares Migliore Società Multi-Asset Fidelity
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Il futuro del risparmio gestito: consulenza avanzata e digitalizzazione dei servizi

Il futuro del risparmio gestito: consulenza avanzata e digitalizzazione dei servizi | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Nell'era digitale 3.0, cresce l'utilizzo della tecnologia applicata all'industria finanziaria. Gaziano (SoldiExpert SCF) illustra l'evoluzione dei robo-advisor e il delicato rapporto con i consulenti finanziari.
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Nell'era digitale 3.0, cresce l'utilizzo della tecnologia applicata all'industria finanziaria. Anche nella gestione dei propri risparmi, la tecnologia può essere impiegata per comporre un portafoglio, selezionare gli investimenti e sviluppare un criterio più scientifico utile a movimentarli. Nel risparmio gestito sta infatti aumentando l'uso di piattaforme di robo-advisor, che si basano su un approccio dove la consulenza finanziaria online si coniuga con l’utilizzo degli algoritmi. Ma in cosa consiste il robo-advisoring e come potrà cambiare il settore del wealth management nei prossimi anni? Funds People lo ha chiesto a Salvatore Gaziano, direttore investimenti di SoldiExpert SCF,  società di consulenza finanziaria indipendente, che ha iniziato a lanciare i primi portafogli basati su algoritmi nel 2001 e la cui offerta comprende oggi portafogli e servizi di consulenza anche su algoritmi, su un ampio spettro di strumenti: azioni italiane ed europee, Etf ma anche fondi e sicav. 

Sempre più spesso si sente parlare di robo-advisor, in cosa consistono queste piattaforme e quali sono i pro e i contro?
I robo-advisor rientrano nel settore fintech, la tecnologia applicata all’industria finanziaria, che è il comparto in cui opera anche la nostra società SoldiExpert SCF.I robo-advisor propongono una strategia di investimento basata spesso più sugli algoritmi che sull’analisi fondamentale e, sfruttando la tecnologia, offrono servizi di consulenza finanziaria puntando sulla semplicità e sulla trasparenza, con costi spesso più bassi del risparmio gestito tradizionale e tanta indipendenza. Tutto questo è possibile perché i robo-advisor puri non ottengono dalle società di gestione alcuna retrocessione o commissione sui fondi o sugli ETF che consigliano ai clienti. Noi ci spingiamo addirittura oltre e in momenti di Borsa particolarmente negativa consigliamo ai clienti di disinvestire tutto e di rimanere liquidi. Una mossa quasi impensabile per chi non viene remunerato a parcella ma in base alle retrocessioni e per chi non segue una strategia attiva di investimento e movimenta poco il portafoglio del cliente. 

I principali pro del robo-advisoring sono quindi meno conflitti di interesse e più trasparenza. I contro hanno invece a che vedere con il rapporto tradizionale cliente/banca o cliente/promotore, perché non c'è prossimità fisica. Il contatto può anche essere frequente, ma avviene a distanza, in modalità remota, attraverso il telefono o Internet; difficilmente, infatti, il cliente incontra fisicamente il robo-advisor più di una volta all’anno. E questo può essere vissuto come un minus, visto che la maggior parte dei risparmiatori trova più rassicurante il contatto con il consulente in carne e ossa. Il secondo punto che destabilizza il cliente è l’utilizzo massiccio di algoritmi nella strategia di investimento, perché rappresenta un modo di investire completamente nuovo e rivoluzionario per un popolo, come quello italiano, di cassettisti convinti.

Quando hanno mosso il primo passo in Italia e qual è stata la loro evoluzione nel corso degli anni?
In Italia, sulla rete, le prime esperienze di questo tipo datano intorno alla fine degli anni ’90 e prima ancora che il termine venisse coniato. Ma è soprattutto negli ultimi 3-4 anni che - sull’onda dell’affermarsi mediatico di alcune di queste società negli Stati Uniti (come Wealthfront e Betterment) e di un approccio più mass mark - anche in Italia sono nate iniziative che seguono quella scia, con portafogli basati sugli ETF, maggiore attenzione alla customer experience dell’utente, campagne pubblicitarie online e offline per catturare l’attenzione del risparmiatore, leva del prezzo, etc. Il settore in tutto il mondo è ancora un laboratorio come confermano i bilanci delle società del comparto, spesso in pesante rosso soprattutto per i forti costi di acquisizione della clientela. L’evoluzione che si vede sempre più nel mondo è collegata agli incumbent ovvero ai dominatori tradizionali di questo settore, come banche e società di gestione che stanno iniziando a mettere un piede sempre più convinto nella consulenza via web. E integreranno sempre più nella propria offerta soluzioni di robo-advisoring magari con siti dedicati, come hanno fatto nell’ultimo anno per esempio Charles Schwab, Deutsche Bank o Fidelity, solo per citare alcuni nomi stranieri. (Continua...)

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I fondi italiani più venduti del 2015

I fondi italiani più venduti del 2015 | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Dal ranking dei fondi best seller del 2015 emergono due conclusioni: la prima che agli investitori italiani piacciono i fondi a cedola e la seconda è che hanno successo le novità.
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Agli investitori italiani continuano a piacere i fondi a cedola. Questa è la prima conclusione che si può trarre dall'analisi, realizzata da Funds People su dati di Morningstar Direct, dei fondi di diritto italiano che hanno registrato maggiori entrate nette nel corso del 2015.

La seconda conclusione è che più giovane è il fondo, maggiore è l'interesse. Fatta eccezione per il campione di vendita, l'Anima Sforzesco e per l'Anima Visconteo, che sono entrambi sul mercato da oltre 30 anni, tutti gli altri fondi presenti in classifica sono stati lanciati l'anno scorso e appartengono alla categoria dei bilanciati. Nota fuori dal coro, il fondo Pioneer Target Reddito che è un fondo alternativo multistrategy.  Ben quattro prodotti hanno raggiunto la soglia di circa un miliardo e mezzo di euro di raccolta. Eurizon SGR è la società di gestione con il maggior numero di fondi block buster presenti nel ranking. 

Di seguito la classifica dei 15 fondi italiani più venduti. (Continua...)

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L’Europa scommette sulle Pmi italiane. I migliori fondi per investire

L’Europa scommette sulle Pmi italiane. I migliori fondi per investire | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Sono i campioni del 2015. I fondi che hanno investito in piccole e medie imprese italiane non hanno avuto rivali in termini di rendimento anche grazie all’ottima performance della Borsa italiana: lo scorso anno è stata la migliore del mondo con un rialzo del 13,23% e, in particolare, un balzo dell’indice Ftse IT Mid cap del 38,22%.

Chi ha creduto nei fondi comuni specializzati nella selezione di piccole e medie imprese da mettere in portafoglio, non ha avuto rivali, ha già raccolto i suoi frutti con performance a due cifre. Il vincitore assoluto della classifica 2015 dei fondi comuni italiani è stato il fondo Eurizon Azioni PMI Italia (Eurizon Capital Sgr) del gruppo Intesa Sanpaolo, con un rialzo del 43,13%. Sul podio salgono Fondersel Pmi, con un rialzo del 36,69%, seguito da Symphonia Azionario Small Cap Italia con una performance del 33,73%. Fuori dal podio ci sono Azimut Trend Italia con un rendimento del 27,98% e Anima Geo Europa PMI Y con un rialzo del 27%.

E per il 2016 le potenzialità di questi fondi restano intatte secondo gli analisti. La ragione? L’Europa ha deciso di investire su questo segmento di imprese con un piano da 1 miliardo di euro approvato a fine dicembre. Si tratta del piano Juncker e punta sulle Pmi italiane che scommettono su innovazione e internazionalizzazione e coinvolge la Banca europea degli investimenti, Cassa depositi e prestiti, Sace e il ministero del Tesoro.
In pratica, sono stati sbloccati due contratti di garanzia – «InnovFin» e «Cosme» – attraverso i quali le banche potranno erogare crediti alle Pmi fino a 1 miliardo di euro, a condizioni economiche vantaggiose. I fondi sono destinati a Pmi innovative e società a media capitalizzazione di piccole dimensioni (fino a 499 dipendenti).

 

IDEE DI INVESTIMENTO

La spinta europea del piano Juncker ha l’obiettivo di stimolare gli investimenti a medio e lungo termine delle imprese, aiutandole ad agganciare la crescita dopo anni di crisi, con un impatto reale sull’economia. Per investire sulla ripresa delle Pmi la scelta migliore resta il fondo specializzato in società a piccola e media capitalizzazione.

Ecco cosa hanno in portafoglio i campioni di rendimento 2015 che puntano tutto sulle Pmi italiane (Continua...)

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Ecco i fondi azionari più redditizi del 2015

Ecco i fondi azionari più redditizi del 2015 | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
L'anno che si è appena concluso è stato certamente complicato per i mercati. Molti prodotti in vendita in Italia sono riusciti a generare rendimenti superiori al 30%. 
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Il 2015 è stato senza dubbio un anno complicato per i mercati finanziari, tra correzioni e alta volatilità. Eppure, nonostante il momento difficile, ci sono dei fondi che hanno raggiunto buoni risultati, con rendimenti superiori al 30%, soprattutto azionari che investono in piccole e medie imprese in aree geografiche come Europa e Giappone.

Il prodotto registrato per la vendita in Italia che ha raccolto di più (quasi un 40%) appartiene a Eurizon Capital  Si tratta dell'Eurizon Azioni Pmi Italia che, gestito da Francesco de Astis , investe su piccole e medie imprese italiane soprattutto del settore finanziario e dei beni industriali. Seguono l'azionario che investe in small e mid cap tedesche di MainFirst e poi UBS (presente con due fondi tra i primi 15 più redditizi) e BlackRock con un prodotto azionario europeo. 

  

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Un decennio alla guida dello stesso fondo, una missione non così impossibile per i gestori italiani

Un decennio alla guida dello stesso fondo, una missione non così impossibile per i gestori italiani | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Nella gestione italiana è facile trovare fondi molto longevi ma non è altrettanto scontato trovare strategie che abbiano resistito nel tempo sotto la guida dello stesso gestore. Ecco i professionisti che da 10 anni gestiscono lo stesso fondo.
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La continuità dei fund manager è una delle caratteristiche più apprezzate dagli investitori. Un recente studio di Morningstar dimostra infatti che i fondi gestiti da società di qualità, dove i gestori hanno una maggiore permanenza in carica, ricevono mediamente flussi netti di raccolta più elevata. Un quarto dei fondi italiani con più di 10 anni di vita ha mantenuto lo stesso gestore dal 2005 ad oggi. Giovani e meno giovani, c'è chi ha visto nascere il proprio fondo e chi invece è subentrato alla gestione e vi è rimasto. Funds People ha chiesto ad alcuni di loro l'episodio che ha segnato particolarmente la strategia adottata nel corso di questi anni e cosa si aspettano da qui al 2015.

 

"Avendo partecipato allo start up dell'attività di Fondaco ho avuto modo di iniziare presto a volgere l'attività di gestione: Fondaco EuroCash, che gestisco direttamente ancora oggi, e Fondaco EuroGov Beta sono stati lanciati a gennaio del 2005, ormai quasi undici anni fa”, dice Giulio Casuccio, head of Multi-Asset and Fixed Income Investments di Fondaco SGR. "Ricordo ancora i primi giorni nella prima sede di Fondaco, qualche mese prima dell'avvio dei fondi, dove non c'era nulla a parte le scrivanie e alcune sedie: era difficile credere che saremmo riusciti a partire nei tempi stabiliti ma soprattutto immaginare tutta la strada fatta da allora. Ovviamente in tanti anni i momenti difficili non sono mancati, da gestore all'epoca prevalentemente obbligazionario, il peggiore è stato senz'altro l'autunno del 2011, in piena crisi dell'euro e dei cosi detti PIIGS, quando i rendimenti dei BTP erano schizzati oltre il 10%: i titoli italiani pesavano ovviamente tanto nel nostro portafoglio, nessuno si sarebbe mai aspettato una situazione del genere e, soprattutto, non riuscivamo ad immaginarci cosa sarebbe potuto succedere. 

Dieci anni non sono pochi ma neanche tantissimi eppure la realtà odierna è completamente diversa: sui mercati le condizioni attuali di tassi di interesse bassissimi, forte presenza della banche centrali e premi per il rischio sempre più contenuti su tutte le principali classi di attività sono estremamente più complicate, negando alcune delle 'certezze' del passato e richiedendo un approccio differente dal passato. Ma anche l'industria del risparmio gestito è cambiata significativamente: il ruolo e le dimensioni raggiunte dagli strumenti passivi o 'sistematici' (ETF) sono ormai tali da avere un impatto estremamente rilevante sulla dinamica dei mercati, così come il peso crescente delle strategie di trading algoritmico e degli strumenti derivati. Sicuramente i cambiamenti e le evoluzioni proseguiranno, come in tutti gli altri settori dell'industria, sperando che l'esperienza, insieme alla capacità di innovarsi, continui ancora ad essere un valore aggiunto nel nostro mestiere." (Continua...)

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Il Giappone, di nuovo sulle mappe degli investitori

Il Giappone, di nuovo sulle mappe degli investitori | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Reiko Mito, investment manager di GAM, parla dei meriti di Abenomics, del suo approccio agli investimenti e cosa significa essere un gestore azionario giapponese e lavorare in Svizzera.
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"Inizialmente nessuno voleva sentir parlare della storia azionaria giapponese, ma in seguito all’Abenomics, molti investitori hanno iniziato a interessarsi al mercato nipponico", spiega di Reiko Mito, investment manager e gestore del Julius Baer Multistock Japan Stock Fund di GAM. "È proprio grazie all'Abenomics che il Giappone è tornato ad essere sulle mappe degli investitori" sottolinea il gestore che iniziò la sua carriera come analista presso la Bank of Japan osservando la deregolamentazione finanziaria del Paese, quella che all’epoca era definita come il 'big bang'. Dopo un'esperienza in Goldman Sachs come gestore azionario giapponese e alcuni anni vissuti a New York, Mito realizza il suo sogno di vivere in Europa e da qui osserva e spiega l'economia del suo Paese. "Gli investitori stranieri sono soliti considerare il contesto macroeconomico prima di investire sul mercato azionario di un Paese, e il Giappone non fa eccezione. In particolare gli investitori europei di solito cominciano con un approccio top-down nei confronti del Giappone. Ed è per questo che sono preoccupati della riduzione demografica nel Paese e del deficit di bilancio". Al gestore non preoccupa invece il fatto che S&P abbia di recente abbassato il livello il rating del credito nipponico, in quanto Mito non pensa che si producano effetti sul mercato azionario giapponese. "Le società in cui siamo investiti sono indipendenti rispetto al governo nipponico e quindi non sono colpite dal downgrade. Tuttavia, riteniamo che i prezzi azionari siano principalmente guidati dalla situazione finanziaria delle società e non cambiamo quindi il nostro posizionamento solo perché è arrivata la notizia del downgrade". 

Impatto dell'Abenomics

Nonostante abbia il merito di aver riportato il Paese sotto i riflettori degli investitori, sono molti in Giappone quelli che pensano ancora che la cosiddetta terza freccia dell’Abenomics abbia avuto fino ad oggi un impatto molto ridotto. "Sto dicendo agli investitori che la terza freccia, quelle delle riforme strutturali, avrà bisogno di tempo per produrre un impatto dopo le prime due frecce – il programma di QE e lo stimolo fiscale". Per esempio, il governo giapponese ha cominciato a ridurre le imposte societarie, con l’obiettivo di portare il peso fiscale al di sotto del 30% entro cinque anni. Il tasso di lavoro femminile è aumentato di pochi punti percentuale nello scorso biennio. "E quindi la terza freccia qualche effetto lo ha prodotto, ma ancora insufficiente a soddisfare le aspettative della popolazione. Tuttavia, il sentiment è in miglioramento", spiega il gestore. Affrontando la questione del rallentamento cinese e alla luce di cosa sia diventata l’economia giapponese, "non possiamo ignorare il contesto internazionale. Fino a quando il mercato azionario è fonte di preoccupazione, gli investitori rispondono al rallentamento cinese tendendo a ridurre la loro posizione nelle società che sono esposte alla Cina. Ancora non mi sento di immaginare un aumento della volatilità sul mercato nel caso di notizie macroeconomiche negative sul fronte della Cina. Dopo tutto, non sono molte le società ben stabilizzate in Cina". Il 20% delle esportazioni giapponesi sono dirette in Cina e molte società assemblano parti fatte a mano e materiali in Cina per ulteriori esportazioni a Paesi terzi. Quindi, metà dell’oltre 20% può essere visto come esportazioni dirette a Stati Uniti ed Europa. Inoltre, a prima vista, "il Giappone può essere inteso come dipendente dalla Cina, ma io ritengo che Stati Uniti ed Europa in verità siano più vivaci".  (Continua)

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Quali sono i fondi italiani più venduti nei primi nove mesi del 2015?

Quali sono i fondi italiani più venduti nei primi nove mesi del 2015? | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Gli investitori italiani continuano a prediligere i fondi bilanciati. Ecco la classifica dei 25 fondi più venduti da gennaio a settembre
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Se qualcuno pensava che il boom dei fondi a cedola fosse finito, si sbagliava di grosso. Complice il fatto che tassi sono ai minimi storici e che gli investitori sono alla ricerca di un reddito costante, i fondi a scadenza continuano a farla da padrone nel mercato italiano. La totalità dei 25 fondi più venduti nei primi nove mesi dell'anno, stando ai dati di Morningstar Direct, appartiene alla categoria dei bilanciati. La raccolta dei fondi domiciliati in Italia da gennaio a settembre ha superato i 20,5 miliardi di euro, l'82% degli ingressi di tutto il 2014.

In assoluto il fondo più venduto è il Gestielle Cedola Forex Opportunity U$D di Aletti Gestielle SGR. Lanciato lo scorso gennaio, in nove mesi ha incassato oltre 1,58 miliardi di euro.  Si tratta di un fondo obbligazionario che più che sull’apprezzamento del dollaro, ipotizza che il dollaro possa mantenersi in posizione di forza relativa nei confronti dell’euro. Al secondo posto con 1,42 miliardi di euro troviamo il fondo Eurizon Soluzione Cedola Maggio 2020 di Eurizon Capital SGR mentre terzo classificato è il fondo Anima Sforzesco di Anima SGR, l'unico veterano insieme all'Anima Visconteo, di questo ranking. Infatti caratteristica in comune dei blockbuster è che si tratta di prodotti nuovi sul mercato.

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Più fondi che obbligazioni nel portafoglio degli italiani

Più fondi che obbligazioni nel portafoglio degli italiani | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it

Secondo il rapporto previsionale di ottobre targato Prometeia, i fondi comuni conteranno più dei bond. Inoltre l'Italia nel 2016 crescerà quanto la Germania.

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Secondo il rapporto previsionale di ottobre targato Prometeia, il 2015 si chiuderà con una quota di fondi comuni all'interno dei portafogli degli italiani che sarà maggiore rispetto a quella dei bond. Si legge nel rapporto che "nonostante la correzione delle Borse avvenuta nei mesi estivi, alla fine del 2015, per la prima volta nella storia, la quota di fondi comuni nel portafoglio delle famiglie dovrebbe essere superiore a quella dei titoli di debito detenuti direttamente. Si parla di un 11,3% contro un 10,3%". Secondo la società di consulenza e ricerca economica di Bologna, nei prossimi tre anni l'aumento del risparmio e il contributo positivo dei mercati finanziari si tradurranno in una crescita delle attività finanziarie delle famiglie del 3% medio annuo. Inoltre, "il totale dei prodotti gestiti costituirebbe ormai quasi un terzo dell'intero portafoglio, superiore alla quota del totale delle attività liquide".

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Obbligazionario globale, opportunità nei finanziari

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I tassi d’interesse sono a livelli insolitamente bassi e gli investitori hanno difficoltà a ottenere ritorni positivi sul fronte dei titoli di Stato.

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Gregoire Mivelaz, gestore del fondo GAM Star Credit Opportunities Fund, spiega che i tassi d’interesse sono a livelli insolitamente bassi e gli investitori hanno difficoltà a ottenere ritorni positivi sul fronte dei titoli di Stato. Arriverà un momento in cui, con la ripresa elle economie, i tassi ricominceranno a salire. Il dilemma per un obbligazionista è che ogni incremento dei tassi porterà ad una perdita di capitale, indipendentemente dalla qualità dell’emittente. E i titoli di Stato non fanno eccezione. In questo scenario le obbligazioni junior ad alto rendimento sono molto meno vulnerabili, mentre le nostri floating rate note in verità beneficeranno dalla revisione al rialzo dei tassi. E, di conseguenza, è questa una delle poche asset class che gli investitori possono usare per assicurarsi contro l’aumento dei tassi.

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È boom di prodotti che investono in modo flessibile in uno o più asset

È boom di prodotti che investono in modo flessibile in uno o più asset | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it

Le strategie miste che investono con un approccio flessibile e dinamico stanno guadagnando popolarità tra le società di gestione. Ecco tutti i nuovi fondi arrivati sul mercato italiano a settembre.

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Le società di gestione hanno affrontato il rientro dalle vacanze estive con molto entusiasmo, a giudicare dalla gran quantità di fondi che sono stati lanciati durante il mese di settembre. A battere tutti sul tempo è stata Goldman Sachs AM, che lo scorso 3 di settembre annunciava il lancio del Goldman Sachs Global Absolute Return.  Il fondo punta a generare rendimenti maggiormente svincolati dall’andamento dei mercati tradizionali. Grazie ad un approccio di asset allocation dinamico, il fondo investe in un vasto spettro di asset class. 

Ma non è stato l'unico lancio che si può incontrare all'interno della tendenza di fondi che investono in più di un asset. È il caso ad esempio del BlackRock Strategic Funds (BSF) European Select Strategies Fund. Il pricipale gestore del fondo è Michael Krautzberger, che lavorerà a stretto contatto con il team di equity europea guidato da Bolton. Il portafoglio inizierà con una allocazione iniziale del 75% in obbligazioni europee e del 25% in titoli europei di qualità a distribuzione di dividendi, sebbene avrà la flessibilità di destinare fino al 35% del patrimonio in azioni. (continua a leggere).

 

La scommessa più innovativa arriva da Pictet Asset Management. La boutique di investimento ginevrina si appresta infatti a lanciare sul mercato un nuovo fondo azionario tematico specializzato sulle aziende attive nel settore della robotica a livello mondiale. Il nuovo prodotto - Pictet Robotics - debutterà sul mercato il prossimo 8 ottobre. Si tratta di uno dei primi fondi ad investire in tecnologie di intelligenza artificiale e si somma alla vasta gamma di strategie tematiche della società, come quelle che investono in comunicazione digitale, sicurezza, sanità e acqua, per citarne alcune.

 

Novità anche da Candriam Investors Group, gestore multi-specialista europeo che fa capo al gruppo New York Life Investment Management, che ha lanciato due nuovi fondi con l’obiettivo di generare un rendimento target: ‘Multi-Asset Income’ e ‘Multi-Asset Income&Growth’. 

Etica SGR, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Popolare Etica, ha lanciato il nuovo fondo Etica Rendita Bilanciata. Si tratta di un fondo comune aperto socialmente responsabile, appartenente alla categoria Assogestioni dei bilanciati obbligazionari, che prevede un investimento massimo in azioni pari al 40% del portafoglio. (Approfondisci qui) 

Neuberger Berman ha annunciato il lancio del Global Credit Long/Short, nuovo fondo armonizzato dedicato alle strategie alternative che va ad aggiungersi alla gamma di "Liquid Alternatives" già proposti dalla casa di gestione. Il fondo, domiciliato in Irlanda, è conforme alla normativa europea Ucits

(Continua...)

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I fondi più venduti in Europa nel 2015

I fondi più venduti in Europa nel 2015 | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Sono venticinque i fondi che più sottoscrizioni hanno ricevuto in Europa nei primi sei mesi dell'anno. Tra i best seller anche due prodotti, un obbligazionario e un bilanciato, gestiti rispettivamente da due SGR italiane. 
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Tra gennaio e giugno l'industria dei fondi europea ha registrato 215 miliardi di euro di raccolta netta. Di quel volume 61,6 miliardi sono finiti in 25 prodotti, il che significa che poco più di una ventina di fondi ha ottenuto il 30% (tre euro su dieci) di tutto il volume raccolto dal settore nel primo semestre dell'anno. Se guardiamo alle entrate nette dei 50 fondi con più sottoscrizioni tra gennaio e giugno, la quota del mercato sale al 45%: per intenderci su 215 miliardi di uro, quasi 100 miliardi sono stati investiti in una cinquantina di fondi. Ma quali sono i prodotti su cui puntano di più gli investitori europei?

Secondo i dati di Broadridge, fornitore di informazioni finanziarie e soluzione tecnologiche applicate alla gestione di asset che ha appena comprato i servizi di FundFile e SalesWatch alla Thomson Reuters Lipper, il fondo che più ha raccolto nel primo semestre dell'anno è stato un prodotto misto absolute return di Standard Life Investments, il SLI Global Absolute Return Strategies (GARS), con sottoscrizioni nette pari a circa 4,3 miliardi di euro. Gestito da Guy Stern, si tratta di un fondo globale multistrategy il cui target è offrire un determinato livello di rendimento assoluto con il minor rischio possibile. Il criterio di selezione cerca strategie con le quali spera di ottenere, in ogni caso, un reddito positivo in un orizzonte d'investimento a 3 anni e che, inoltre, contribuisce a diversificare il rischio del portafoglio. Il secondo prodotto più richiesto è invece un fondo azionario britannico indicizzato di State Street Global Advisors, il SSgA UK Equity Tracker, con raccolta netta di 4,2 miliardi di euro. 

Le due SGR sono tra l'altro le uniche che piazzano altri fondi nella top ten dei prodotti più venduti in Europa nei primi sei mesi. Nel caso di Standard Life con la versione britannica dello stesso fondo che ha conquistato il podio. State Street invece con un fondo azionario europeo (ex Regno Unito), il SSgA Europe ex UK Equity Tracker, che ha raccolto circa 3 miliardi di euro.

I bilianciati più richiesti
Tra i fondi misti che più hanno ricevuto denaro dagli investitori europei - a parte quelli già presi in esame di Standard Life Investments - nella classifica appaiono prodotti molto conosciuti anche nel mercato italiano di società come JP Morgan AM (JPM Global Income), Nordea (Nordea 1 - Stable Return Fund), Ethenea Independent Investors (Ethna-Aktiv), Invesco (Invesco Perpetual Global Targeted Returns), Carmignac (Carmignac Patrimoine), Amundi (Amundi Patrimoine) o Allianz Global Investors (Allianz Income & Growth).

Gli obbligazionari più amati
BlackRock è campione del semestre per quanto riguarda la categoria: il suo fondo obbligazionario globale, il BlackRock Fixed Income Global Opportunities Fund ha raccolto circa 3 miliardi di euro. Inoltre la SGR statunitense vanta altri prodotti in classifica come il BlackRock Fixed Income Strategies. Tra gli obbligazionari abbiamo anche prodotti come l'Amundi Funds Bond Global Aggregate o il Jupiter Dynamic Bond.

Gli azionari con più raccolta
Oltre i fondi di State Street già menzionati, nel ranking dei prodotti più venduti a livello europeo per la categoria azionari c'è un fondo di Allianz Global Investors con focus su dividendo (l'Allianz European Equity Dividend), un fondi diUBS Global AM che negli ultimi due anni continua a farsi notare per le sue buone performance (l'UBS Lux European Opportunity Unconstrained), un prodotto di borsa europea lanciato poco più di un anno fa da Neil Woodford, dopo la nascita della sua boutique (il CF Woodford Equity Income), un prodotto di BlackRock (il BlackRock European Equity Income) e un altro di MFS IM (l'MFS Meridian European Value).

...e gli italiani?
Tra i 25 fondi che più hanno attratto investimenti europei da gennaio a giugno ci sono anche due fondi gestiti rispettivamente da due società italiane. Chiude la topo ten, piazzandosi al decimo posto, un prodotto obbligazionario di Intesa San Paolo, l'Eurizon EasyFund Treasury Eur T1. Gestito da Luigi Fallanca e lanciato a maggio 2015, si tratta di un fondo che investe prevalentemente in strumenti finanziari di natura obbligazionaria o correlati al debito, di alto e medio merito creditizio (investment grade), emessi da autorità pubbliche. Al 17esimo posto invece troviamo un prodotto di Generali, il Fortuna Invest - Risk Control, un fondo misto. Entrambi i prodotti non sono alla vendita in Italia. (Continua...)

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I fondi italiani più venduti del 1º trimestre 2016

I fondi italiani più venduti del 1º trimestre 2016 | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it

In un trimestre in cui nel complesso la raccolta totale del primo trimestre è stata negativa per circa 2, 75 miliardi di euro, il fondo che ha ottenuto maggiori entrate nette è stato l'Anima Progetto Flessibile 2020 con 245 milioni di euro, seguito dall'Eurizon Flessibile Obbligazionario maggio 2021 che ha raccolto 230 milioni. Al terzo posto troviamo l'Arca Cedola Plus che ha registrato flussi pari 217 milioni di euro. I fondi sul podio hanno tutti e tre la caratteristica di avere pochi mesi di vita, sono stati lanciati nel 2016. Ma anche un fondo veterano come l'Anima Sforzesco, sul mercato da più di 30 anni, ha dimostrato di riscuotere grande successo tra gli investitori, raccogliendo oltre 200 milioni. Ecco il ranking, elaborato da Funds People su dati di Morningstar Direct, dei 20 fondi di diritto italiano che hanno registrato maggiori sottoscrizioni da gennaio a marzo. (Continua...)

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La top 20 dei fondi italiani con maggiori entrate nette dei primi tre mesi dell'anno riflette chiaramente che gli investitori si sono allontanati dall'esposizione al rischio. Bilanciati e obbligazionari occupano oltre la metà del ranking, dove c'è spazio per un paio di alternativi e un solo prodotto che investe nei mercati emergenti. Neanche l'ombra invece di fondi azionari, dopo il crollo dei mercati verificatosi ad inizio anno.
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I fondi italiani più redditizi del 1º trimestre 2016

I fondi italiani più redditizi del 1º trimestre 2016 | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
C'è stata una categoria che nonostante la minaccia dei tassi negativi, l'aumento del tasso di default in alcune parti dell'universo e la compressione degli spread come risultato dell'azione delle Banche centrali, ha chiuso il primo trimestre di quest'anno con risultati positivi. Si tratta del reddito fisso, in particolare dei Paesi emergenti. 


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La classifica dei 20 fondi italiani più redditizi mostra che quasi la metà dei prodotti che hanno ottenuti maggiori rendimenti appartengono a questo segmento. Il ranking è stato elaborato da Funds People con dati di Morningstar Direct. Sono stati presi in considerazione i fondi di diritto italiano con un patrimonio minimo di 20 milioni di euro.
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Mercati in altalena: come investire a rate. I conti in tasca ai piani di accumulo abbassa-rischio

Mercati in altalena: come investire a rate. I conti in tasca ai piani di accumulo abbassa-rischio | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Investire a rate funziona. Soprattutto dopo un periodo di tempesta. Ecco un confronto serrato tra i piani di accumulo (pac) e l’investimento tutto in una volta (pic) negli ultimi sedici anni, Il primo esperimento parte nel Duemila. Lo scoppio della bolla di Internet e di tutto il settore della tecnologia portò l’indice Nadsaq a perdere oltre il 50% in 12 mesi dal marzo 2000 al marzo 2001. Poi l’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 diede il colpo di grazia ad un’economia mondiale che si stava faticosamente rialzando dalla recessione. Ma come è andata a chi avesse iniziato un piano di accumulo con piccoli versamenti mensili (cento euro, per esempio) in quel periodo terribile senza smettere fino ad oggi? Il pac in Etf specializzati sul mercato tecnologico Nasdaq (gli Etf soni fondi quotati che «copiano» l’indice) sarebbe stato quello a più alto rendimento (+8,2% annuo in 16 anni), anche considerando il capitombolo dell’indice che arrivò a perdere fino al 78% del suo valore rispetto al marzo 2000. Questo dimostra che il pac funziona molto bene se, a seguito di una profonda correzione, la Borsa nel tempo riesce a risalire al valore di partenza. Come è accaduto a Wall Street. Molto bene anche il pac nell’azionario Usa (S&P500) che avrebbe garantito un +7,4% all’anno e discreto pure quello sull’azionario euro (Eurostoxx) che avrebbe generato un +4,3% all’anno.

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Dalla previdenza integrativa alla fuga all’estero: ecco come cambia il mondo degli over 60 | Investi Sicuro

Dalla previdenza integrativa alla fuga all’estero: ecco come cambia il mondo degli over 60 | Investi Sicuro | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Quella di fuggire all’estero è una scelta che non viene abbracciata solo dai giovani che sperano di avere un futuro roseo davanti e che da un pezzo si sono stancati di contratti fittizi, promesse non mantenute e il pensiero di una pensione che mai arriverà, ma anche da coloro che effettivamente alla pensione ci sono arrivati e che lottano quotidianamente tra tassazioni, spese e caro-vita.

Ma per chi non vuole prendere in considerazione l’idea di lasciare il proprio Paese, una soluzione per mantenere il proprio livello di vita, o migliorarlo, una volta giunti all’età del pensionamento può essere quella di affidarsi ad una pensione integrativa. I Fondi Pensione sono lo strumento principale della previdenza integrativa e rappresentano una possibile risposta al “gap previdenziale”, cioè il fenomeno per cui il reddito che molti otterranno dalla pensione sarà inferiore al reddito conseguito negli ultimi anni dell’attività lavorativa. La contribuzione ai Fondi Pensione avviene durante l’attività lavorativa e il trattamento integrativo viene erogato soltanto una volta maturati i requisiti per la pensione.

Come funziona? L’aderente versa i contributi al fondo pensione, che vengono così investiti in strumenti finanziari. In questo modo una volta raggiunto il pensionamento, l’interessato riceverà una pensione aggiuntiva che potrà scegliere di ricevere immediatamente o in più mesi. (Continua...)

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I fondi bilanciati più performanti del 2015

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Le performance ottenute dai 15 fondi misti più redditizi del 2015 sono tutte a doppia cifra. Ecco il ranking.
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Nel 2015 i fondi bilanciati hanno continuato a farla da padrone. L'interesse degli investitori per questa categoria è stato alto e le performance ottenute dai 15 fondi misti più redditizi del 2015 sono tutte a doppia cifra. Campione di rendimento è uno dei fondi preferiti dai funds selector italiani, ovvero l' H2O Multistrategies mentre la medaglia d'argento è per MFS Meridian Prudent Wealth. Completa il podio la strategia Fd Bassa Volatilita Europa di BNP Paribas. Anche un fondo italiano, il Fondersel World Allocation di Ersel SGR tra i più performanti dell'anno appena trascorso. 

Ecco il ranking completo dei 15 fondi bilanciati più redditizzi del 2015 elaborato a partire dai dati di Morningstar Direct. I fondi qui selezionati sono venduti in Italia e si rivolgono al mercato retail (investimento minimo iniziale non superiore ai 10 mila euro). I rendimenti sono espressi in euro, al 31 dicembre 2015 e sono state considerate sole le primary share class.   (Continua...)

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I 9 rischi geopolitici del 2016

I 9 rischi geopolitici del 2016 | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Il mondo si confronta continuamente con numerose crisi concomitanti e con rischi sostanziali che hanno le potenzialità per condizionare le società globali negli anni a venire. I rischi geopolitici sono intrinsecamente difficili da prevedere, tuttavia in questo documento degli esperti d'investimento di GAM, proviamo a farci un'idea su quelle che possono essere le questioni chiave del 2016.  

 

1) La Brexit 

 

“Sebbene a mio avviso rimanga improbabile che il referendum nel Regno Unito porti a un ritiro negoziato di questo paese dall’UE - sostiene Larry Hatheway, responsabile delle soluzioni di portafoglio multi-asset ed economista del gruppo - il rischio per i mercati è dato dall’incertezza di questo risultato e dalle possibili conseguenze per i prezzi degli asset. Le implicazioni per i mercati potrebbero includere, tra l’altro, una certa debolezza per la sterlina e i titoli finanziari”.

 

2) Mancanza di crescita in Europa

 

“La crisi della crescita che sta affliggendo l’Europa resta irrisolta - sostiene Oliver Maslowski, gestore di portafoglio, azioni europee - e anzi potrebbe potenzialmente peggiorare a causa della crisi migratoria. Si aggiunga poi che la crisi dell’euro è lontana da una soluzione e gli investitori ne devono essere consapevoli"

 

3) Il prezzo del petrolio e il Medio Oriente 

 

“Ritengo - spiega Paul McNamara, direttore d’investimento, strategie di debito dei mercati emergenti - che il rischio principale a livello globale sia l’impatto dei minori prezzi del petrolio nel Medio Oriente. Si stanno già evidenziando le prime tensioni e, se i prezzi rimarranno così bassi, si potrebbe creare anche una certa instabilità".

 

4) Stipendi più alti e margini minori

 

“La disuguaglianza di reddito - sostiene John Lambert, direttore d’investimento, strategie azionarie globali e del Regno Unito - è da diverso tempo una questione molto importante. Le aziende negli USA e in Europa stanno iniziando ad aumentare i salari, come conseguenza più in generale dei cambiamenti politici. Sebbene questo fenomeno sia sicuramente positivo, riteniamo che ciò rappresenti un rischio considerevole per la visione generale del mondo”.

 

5) L’Iraq 

 

“Ritengo - dichiara Roberto Cominotto, gestore di portafoglio, strategie energetiche - che la divisione dello stato iracheno sia solo una questione di tempo. Attualmente, i prezzi del petrolio non includono premi per rischi geopolitici e nessuno degli altri paesi principali produttori di petrolio avrebbe la capacità per compensare un'interruzione grave della produzione”.

 

6) Le ambizioni geopolitiche della Cina  

 

“Nel 2016 - afferma Michael Lai, direttore d’investimento, strategie azionarie asiatiche - la crescita delle tensioni politiche in Asia inciderà probabilmente sull'umore nella regione. Ad accrescere ulteriormente le tensioni ci sono le elezioni di Taiwan del prossimo anno, dove si prevede con ampia probabilità l’avanzata del partito indipendentista DPP”.

 

7) Il protezionismo e le barriere commerciali

 

“Potremmo assistere - si aspetta Ernst Glanzmann, direttore d’investimento e responsabile delle strategie azionarie giapponesi -  a un mutamento verso un maggiore protezionismo in termini di circolazione di beni e persone. Innanzitutto, la moderata ripresa del commercio e dell’economia globali e le politiche di promozione delle esportazioni attuate di recente dalla Cina potrebbero portare all'imposizione di barriere, tariffarie e non, a livello mondiale. In un contesto caratterizzato da tali cambiamenti, il divario tra vincitori e perdenti tende ad ampliarsi”.

 

8) Le elezioni presidenziali negli USA

 

“Una fonte di rischio politico per il 2016 - sostiene Matt Linsey, managing partner e gestore di portafoglio presso la North of South Capital LLP - meno discussa è rappresentata dalle elezioni presidenziali del prossimo anno negli Stati Uniti. Indipendentemente da chi sarà il vincitore, ci attendiamo un investimento significativo nelle infrastrutture, soprattutto nel caso di un rallentamento della crescita economica negli USA, dato che la politica monetaria ha raggiunto un livello di saturazione.

 

9) BCE e Fed: è ora di muoversi?

 

"Sia la Bce sia la Fed - chiude Tim Haywood, direttore d’investimento e responsabile delle strategie a reddito fisso - rischiano di dover ripensare - e anche piuttosto in fretta - le mosse messe in atto a dicembre. Negli ultimi quattro decenni, i dati produttivi dell’ISM sono stati un indicatore fondamentale nel prevedere recessioni quando i valori erano inferiori a 50, come sta accadendo ora. Anche la fiducia delle aziende statunitensi è in difficoltà, secondo molti sondaggi regionali. (Continua...)

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Elon Musk e i big della Silicon Valley investono sull’intelligenza artificiale. I fondi per seguire il trend

Elon Musk e i big della Silicon Valley investono sull’intelligenza artificiale. I fondi per seguire il trend | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Quando John McCarthy, informatico americano coniò l’espressione “intelligenza artificiale” credeva davvero nella sua fattibilità. Era il 1955 e lo Zio John, come lo scienziato era soprannominato, lanciò il progetto AI, acronimo per intelligenza artificiale all’inglese, e strada facendo si è spesso lamentato di come il suo progetto venisse stravolto chi provava a portarlo avanti.

Come nel 1972 quando Deep Blue, il computer inventato da Ibm sconfisse il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov. Per McCarthy fu un tradimento perché, secondo lo studioso americano, queste applicazioni non avevano nulla a che fare con la vera intelligenza artificiale.

Chissà cosa direbbe oggi McCarthy, scomparso nel 2011, alla notizia che tutti i principali tycoon americani della tecnologia hanno deciso di saltare sul carro dell’intelligenza artificiale investendo in ricerca. Il gruppo di imprenditori e aziende di spicco della Silicon Valley ha fondato OpenAI, un centro di ricerca no-profit che ha come obiettivo far progredire le conoscenze sull’Intelligenza artificiale e assicurare che essa porti benefici all’intera umanità e non venga utilizzata per soli fini di profitto.

E soprattutto l’obettivo è sviluppare l’intelligenza artificiale intesa come ingegneria che cerca di riprodurre comportamenti umani e animali intelligenti con mezzi non biologici. Non è invece oggetto di OpenAI la riproduzione della nostra intelligenza secondo i dettami della scienza cognitiva. Quest’ultimo tipo di sviluppo resta confinato ai film di fantascienza come AI (2001): Io, robot (2004) e Big Hero (2014) solo per citarne alcuni.

Chi sono i fondatori? Elon Musk (Ceo di Tesla e SpaceX, ora co-presidente di OpenAI), Sam Altman (presidente dell’acceleratore Y Combinator), Peter Thiel (cofondatore di Paypal e tra i primi investitori di Facebook) e Reid Hoffman (cofondatore di Linkedin). E hanno già raccolto 1 miliardi di dollari da investire anche grazie ad aziende tecnologiche come Google, Facebook e Amazon, tre dei maggiori utilizzatori di algoritmi di intelligenza artificiale per i loro popolari servizi.
L’organigramma di OpenAI vede alla guida Musk, a capo della ricerca Ilya Sutskever (ex-ricercatore al Google Brain Team) che quest’anno è stato insignito dall Mit Technologu Review come uno dei migliori innovatori under 35; e Greg Brockman (ex Stripe) come Chief technology officer. Il gruppo di ricerca unisce menti provenienti dai laboratori di Google, Facebook, Microsoft, Duolinguo e tante altre aziende tech della Silicon Valley. (Continua...)

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M&G, 16 fondi obbligazionari per tutti i gusti

M&G, 16 fondi obbligazionari per tutti i gusti | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
I bassi rendimenti dei titoli di Stato offrono poco valore, meglio andare sui titoli a tasso variabile di emittenti corporate. Focus su high yield e mercati emergenti.
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Una gamma di 16 fondi per il pubblico retail, con 14 bond fund dedicati ad asset class specifiche e due fondi altamente flessibili.  Questa l'offerta nel settore obbligazionario di M&G Investments, illustrata ieri in occasione del Bond Vigilantes Forum 2015, l'appuntamento annuale con il team obbligazionario di M&G Investments. “Abbiamo un track record di innovazione notevolissimo”, ha detto Matteo Astolfi, director, head of Italy di  M&G Investments, che ha ricordato, a dicembre 2006,  il lancio di Optimal Income, e circa un anno fa il lancio del Global Floating Rate High Yield, il primo e unico fondo al mondo, in versione UCITS, con liquidità giornaliera che investe in tassi variabili, quindi zero rischio duration. “Il team è cresciuto molto grazie anche alla crescita degli asset. Oggi soltanto in obbligazioni gestiamo 227 miliardi di euro”, ha dichiarato Astolfi, che poi ha puntualizzato: “Abbiamo una gamma di 16 fondi per il pubblico retail, con 51 miliardi di asset in gestione”. 

La gamma di fondi obbligazionari
A seconda quindi del profilo di rischio, c'è un fondo adatto per ogni tipo di investitore e per ogni situazione. In un ambiente di QE o inflazione in discesa: M&G Global Government Bond Fund.
In un ambiente di tassi in rialzo: M&G Short Dated Corporate Bond Fund, M&G European Inflation Linked Corporate Bond Fund e M&G  Global Floating Rate High Yield Fund. In un ambiente di tassi, inflazione e default contenuti: M&G Corporate Bond Fund, M&G Strategic Corporate Bond Fund, M&G European  Corporate Bond Fund e M&G Global  Corporate Bond Fund. Se si va a caccia di rendimenti e cedole: M&G Global High Yield Bond Fund,
M&G European High Yield Bond Fund, M&G Emerging Markets Bond Fund e M&G  Global Floating Rate High Yield Fund; Per chi vuole dei fondi obbligazionari altamente flessibili: M&G Optimal Income Fund e M&G Global Macro Bond Fund. 

Il contesto di mercato
Nell'attuale contesto di mercato, caratterizzato da bassi interessi, il mercato obbligazionario sta soffrendo.  “All’interno della nostra gamma di fondi obbligazionari flessibili destinati al retail, crediamo che i bassi rendimenti dei titoli di Stato offrano, oggi, poco valore. Di conseguenza, le nostre aree di investimento preferite risiedono, oggi, più sull’obbligazionario corporate”, ha spiegato Nicolò Carpaneda, investment director di M&G Investments - Oltre a questo, gli spread del credito si sono ampliati a livelli che crediamo sovracompensino gli investitori in un contesto caratterizzato da tassi di default che rimarranno presumibilmente bassi”. Negli ultimi mesi abbiamo visto i fondi obbligazionari registrare deflussi, poiché gli investitori retail hanno riequilibrato le loro posizioni in favore di asset class più rischiose, come l’azionario o i fondi multi-asset. “Nonostante questi flussi, continuiamo a credere che l’asset class rimanga interessante, poiché la domanda degli istituzionali per il reddito fisso rimane sostenuta”, ha risposto Carpaneda, che su base selettiva preferisce “i titoli a tasso variabile (Floating Rate Notes – FRN) di emittenti corporate, poiché – ha spiegato -  questi asset proteggono da eventuali aumenti dei tassi”.

Ma non è tutto. “Consideriamo, poi, che la protezione dall’inflazione sia attualmente piuttosto conveniente e che le obbligazioni indicizzate all’inflazione rappresentino quindi un’opportunità potenzialmente interessante. In modo rilevante, ad esempio, i mercati stanno prezzando un contesto di inflazione molto bassa da qui a cinque anni, quando in realtà la storia ci insegna che periodi di inflazione negativa sono stati estremamente rari”, ha proseguito l'investment director di  M&G Investments.

Per chi ha un profilo di rischio più alto, delle opportunità possono trovarsi tra gli high yield e sui mercati emergenti. “Per il mercato globale high yield è stato un anno pieno di eventi”, ha detto James Tomlins, gestore dei fondi M&G Global Floating Rate High Yield Notes e M&G High Yield Bond, che ha poi aggiunto che “attualmente gli spread high yield sono più interessanti” e che “i titoli HY a tasso variabile sono uno strumento possibile per la prossima fase del ciclo di politica monetaria”. Ma il posizionamento settoriale è un elemento chiave. Infatti, il fondo M&G Global Floating Rate High Yield è sottopesato sui comparti energetico e bancario, mentre è sovrappesato sui settori telecom, servizi finanziari e media.  

Altre opportunità si possono trovare anche nei mercati emergenti, anche se è necessario fare un'attenta selezione. “È stato un anno molto duro per i Paesi emergenti”, ha commentato Charles de Quinsonas, vice gestore del fondo M&G Emerging Markets Bond, che ha ricordato, come fattori di rischio, il Brasile, la Russia, la Cina, ma anche il petrolio, i prezzi delle commodity e la Fed.  “Penso che un aumento dei tassi da parte della Fed sia già prezzato nelle valutazioni”, ha dichiarato  de Quinsonas, aggiungendo che prendere profitto ora non avrebbe senso.Ovviamente quando si parla di emerging markets è necessario fare un'attenta selezione. “Saranno avvantaggiati gli importatori di commodity, come alcuni Paesi dell'Europa dell'Est o dell'Asia Meridionale - ha proseguito il vice gestore, citando per esempio l'India, che è un importatore di petrolio – così come  i titoli sovrani dell'America Centrale o dell'area caraibica, come il Messico, che trarranno vantaggio del recupero degli Stati Uniti”. Meglio evitare, invece, i Paesi legati alla Cina, che rischiano di essere fortemente colpiti dal suo rallentamento, come il Cile, il Perù, ma anche l'Africa e l'Indonesia. Quanto a esposizione valutaria, il fondo è investito per il 90% in dollari USA e per il 10% in valute locali, “ma l'esposizione in valute locali  dovrebbe aumentare”, ha concluso de Quinsonas. 

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Fondi pensione: principali tendenze nell'asset allocation

Fondi pensione: principali tendenze nell'asset allocation | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La fotografia del settore scattata da PwC y ALFI ci dice quali siano le grandi tendenze d'investimento dei fondi pensione e le differenze che esistono tra varie aree geografiche nel loro posizionamento. 
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A livello globale, i fondi pensione investono il 44% dei propri portafogli nell'azionario, il 28% nell'obbligazionario e il 26% in alternativi e dispongono di un 2% di liquidità. La fotografia del settore è scattata da PwC e ALFI sul posizionamento di questa tipologia d'investimento istituzionale a fine 2014. Al di là delle prime generiche cifre, ci sono differenze significative in merito all'asset allocation, a seconda del Paese. Ad esempio, i fondi pensione statunitensi assegnano, in media, praticamente la metà degli asset all'investimento in azioni (48%), pari a 13 bilioni di dollari, e solo un 22% a titoli obbligazionari. Dati che confermano come i fondi pensione Usa siano quelli che più investono in azioni e che meno lo fanno in bond. In Europa si arriva solo al 37% e in Sud America, al contrario, la principale esposizione è al mercato obbligazionario (58% del totale).

Parlando di azionario, il Canada (986 miliardi di dollari), il Giappone (662 miliardi) e l'Olanda (582 miliardi) sono, oltre gli Stati Uniti, i Paesi dove i fondi pensione destinano una buona fetta del portafoglio alle azioni. I fondi pensione nipponici, ad esempio, sono stati quelli che durante gli ultimi anni hanno aumentato di molto la loro esposizione all'azionario: di un 21% dal 2008 al 2014. A seguire quelli finlandesi, la cui esposizioni in questo periodo è accresciuta di 17 punti in termini di quote. Dall'altro lato ci sono i fondi pensione sudcoreani, che hanno mostrato invece una riduzione d'esposizione alle azioni in questi ultimi sei anni, con un calo del 22%. 

Per quanto riguarda invece il mercato obbligazionario, i fondi pensione in generale hanno investito in questa asset class circa 9,7 bilioni di dollari, con una crescita assoluta di 2,5 bilioni dal 2008. Anche se il volume investito in questi sei anni è aumentato al ritmo di un 6% all'anno, a livello globale il peso dei bond è calato di 6 punti, da un 34% nel 2008 a un 28% a fine 2014. Il Giappone è stato il Paese che ha più tagliato la sua esposizione, con un calo di 24 punti. Se nel 2008 i fondi nipponici avevano assegnato 1,3 bilioni di dollari (l'82% del totale) a questa asset class, nel 2014 sono rimasti solo 873 miliardi di dollari in bond. Nello stesso periodo anche i fondi pensione americani hanno ridotto di 8 punti la loro presenza, passando dal 29% al 21%. 

Gli alternativi sono stati invece la strategia che, in termini assoluti, ha guadagnato più terreno dal 2008 al 2014: da 4,4 bilioni di dollari ai 9,7 bilioni, con un incremento del 117%. (Continua...)

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Ritorno alla terra: i migliori fondi per investire su agricoltura sostenibile e cambiamento climatico | Il blog di Online Sim

Ritorno alla terra: i migliori fondi per investire su agricoltura sostenibile e cambiamento climatico | Il blog di Online Sim | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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La stagione del raccolto è cominciata in America e Inghilterra e gli agricoltori stanno celebrando un’altra annata eccezionale. Il grano non è mai stato così in salute e il prezzo delle arance è arrivato a un livello da mercato Toro a tutti gli effetti. Eppure, negli 40 anni del Ventesimo secolo, la popolazione mondiale è raddoppiata 3-6 miliardi di euro, e la produzione annua di grano è salita ancora più veloce, quasi triplicando nello stesso periodo. E le statistiche contenute nel libro del giornalista del National Geographic Joel K Bourne, The End of Plenty, letteralmente la fine dell’abbondanza, dicono che ci stiamo avvicinando velocemente al punto in cui avremo da sgranocchiare dei numeri al posto del grano. La ragione? Stiamo consumando cibo a una velocità superiore di quanto siamo in grado di produrne. Anche per colpa del cambiamento climatico. A dipingere l’immagine di un serpente che si morde la coda per descrivere il circolo vizioso che lega il cibo al cambiamento climatico è anche il Wwf, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione che ricorre il 16 ottobre.

Bourne nel suo libro fa due conti: ci sono 805 milioni di persone malnutrite nel pianeta e la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere i nove miliardi entro il 2050. I cambiamenti climatici potrebbero rendere terreni agricoli inadatti al raccolto. La prova è l’agricoltura produce già oggi un terzo delle emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale.
La buona notizia è che gli agricoltori oggi producono abbastanza calorie per nutrire nove miliardi di persone con una dieta sana, prevalentemente vegetariana. La cattiva notizia è che le risorse non ci saranno in eterno e che già oggi il 70% dell’acqua de pianeta viene usata per irrigare i campi. Per arrivare al fabbisogno di grano previsto entro il 2030 la produzione, secondo i calcoli di Bourne, dovrebbe aumentare almeno di 5 volte riaspetto a quella attuale, anche per coprire la produzione di carburanti puliti.

Ecco perché il cosiddetto food recovery, ovvero la riduzione degli sprechi alimentari, insieme con lo sviluppi di tecniche innovative per l’agricoltura, sono due temi di business per Governi, aziende e a cascata per chi investe con un’ottica di lungo periodo. (Continua...)

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Le sei regole d'oro per un gestore di absolute return

Le sei regole d'oro per un gestore di absolute return | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
L'obiettivo dei gestori di queste strategie è fornire un rendimento positivo a prescindere dal comportamento del mercato. Ecco alcune regole da tenere sempre ben a mente per evitare di commettere errori. 
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Quest'estate a dominare la scena è stata soprattutto la paura. Durante la prima metà dell'anno i mercati azionari hanno registrato dei profitti. Tuttavia, le preoccupazioni circa un possibile aumento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve e il rallentamento della crescita economica in Cina hanno incrementato la volatilità dei mercati. È stato un buon momento per testare la performance registrata dai fondi equity long/short, alcuni dei quali hanno raggiunto risultati piuttosto notevoli negli ultimi mesi.

L'obiettivo dei gestori di strategie absolute return è fornire un rendimento positivo, a prescindere dal comportamento del mercato. In questo senso, ciò che più conta per un gestore di fondi di questa categoria non è la direzione intrapresa dai mercati, ma le correlazioni tra gli asset. Ci sono però alcuni aspetti importanti che un gestore deve prendere in considerazione. John Bennett, gestore del Henderson Horizon Pan European Alpha, Ben Wallace e Luke Newman, gestori del Henderson Gartmore United Kingdom Absolute Return hanno individuato alcune regole d'oro che un gestore di fondi absolute return deve assolutamente seguire. In particolare, questi manager di Henderson Global Investors elencano sei linee guida che i responsabili di queste strategie non dovrebbero mai dimenticare.
 
1. Pensare in grande e avere liquidità: evitare di restare intrappolati in titoli a piccola capitalizzazione o strumenti illiquidi che limitano la flessibilità in mercati che si evolvono rapidamente.

 

2. Prestare attenzione ai mercati del credito e swaps: spesso sono quelli che danno per primi l'allarme.

 

3. Mantenersi flessibile: un portafoglio di negoziazione tattica fornisce gli strumenti necessari per creare rendimenti assoluti stabili per i propri investitori, anche in mercati molto volatili o addirittura con valori negativi.

 

4. Sapere quando gattonare, quando camminare e quando correre: Se in uno specifico mercato la strategia non funziona, svuota il portafoglio e porta via i soldi.

 

5. Essere disposti a trasferire rapidamente le esposizioni lorde e nette attraverso futures su indici.


6. Sorvegliare costantemente i livelli di stop-loss: le perdite in operazioni a breve termine possono essere infinite.

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Risparmio gestito, forte rimbalzo dei fondi a lungo termine

Risparmio gestito, forte rimbalzo dei fondi a lungo termine | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Dopo una breve battuta d’arresto nel mese di giugno la raccolta dei fondi comuni in Europa ritorna in positivo, con flussi in entrata pari a 63 miliardi. In particolare i fondi a lungo termine continuano ad essere quelli che raccolgono maggiormente con flussi pari a 38,8 miliardi e i money market con una raccolta di 24,2 miliardi. I fondi a lungo termine rispetto al mese precedente (giugno 2015) hanno raccolto quasi il doppio e anche i money fund sono passati da deflussi di 35 miliardi a una raccolta netta di +24 miliardi. In crescita anche i fondi obbligazionari con 4 miliardi di raccolta e quelli bilanciati che sono passati da 15 a 18 miliardi.

 

Per quanto riguarda invece il patrimonio esso è cresciuto dell’1,8% a 9.070 miliardi rispetto al dato della fine del 2014 (7.955 miliardi).

Bernard Delbecque, direttore Economics & Research di EFAMA ha commentato: “ Il rimbalzo della raccolta di fondi a lungo termine in luglio indica la ritrovata fiducia degli investitori rispetto a inizio estate”

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