Efficienza Energetica: Ultime Novità sulle Energie Rinnovabili
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Parte il primo Fondo Italiano per l’Efficienza Energetica (FIEE)

Con una dotazione di 86 milioni di euro e impegni complessivi per circa 100 milioni parte il Fondo Italiano per l’Efficienza Energetica (FIEE), primo fondo di equity italiano dedicato esclusivamente a progetti di investimento nel settore dell’efficienza energetica. Raddoppiato l’obiettivo iniziale di 50 milioni. Obiettivo di raccolta finale di 150 milioni di euro entro dicembre 2016.
Jpe2010's insight:
Il fondo (con sede a Torino in Piazza CLN), è gestito dal Presidente Raffaele Mellone, ex Merrill Lynch, e dell’amministratore delegato Andrea Marano, ex Enel Green Power. La compagine dei promotori include la Lamse (holding di partecipazioni di Andrea Agnelli e della sorella Anna), Fulvio Conti (ex amministratore delegato di Enel) e Maurizio Cereda (ex vicedirettore generale e consigliere di Mediobanca).

I promotori dichiarano che: il Fondo nasce dalla piena consapevolezza che l’ambito dell’efficienza energetica è tra i più interessanti che un investitore possa considerare, con una dimensione pari ad oltre 60 miliardi di euro in termini di investimenti potenziali cumulati nel prossimo quinquennio, una crescita a tassi del 30% all’anno e ritorni attesi a doppia cifra. 
Esso rappresenta quindi una grande opportunità per il nostro Paese, in termini di risparmio per i consumatori finali di energia, di valorizzazione delle infrastrutture, di maggior competitività del settore produttivo e di impatto positivo sul PIL.

Il fondo avrà una durata di 12 anni e ha l’obiettivo di ripagare gli investitori con un meccanismo di distribuzione di cedole periodiche – rappresentate da capitale e interessi – che riduce la durata finanziaria a 6-7 anni. Il FIEE ha un target di rendimento del 10-12% derivante da parte del risparmio energetico conseguito per effetto degli interventi di efficientamento realizzati.
L' obiettivo di raccolta finale è pari a 150 milioni di euro entro dicembre 2016.

Il Fondo fornirà il capitale di rischio, coinvestendo con le ESCo, nei progetti da esse realizzati attraverso il meccanismo del Finanziamento Tramite Terzi.

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Efficienza Energetica: in vigore il D.lgs. 141/2016 che integra il D.lgs. 102/2014

È in vigore dal 26 luglio 2016, il D.lgs. n. 141 del 18 luglio 2016 che riguarda le disposizioni integrative e correttive al D.Lgs. 4 luglio 2014, n. 102, di attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica.
Jpe2010's insight:
Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.172 del 25/7/2016, contiene ulteriori novità sulle sanzioni; in materia di prestazioni energetiche degli immobili della P.A.; sulle Diagnosi Energetiche e sul fondo Nazionale per l'Efficienza Energetica. 

Viene stabilito inoltre, che se i proprietari di immobili e i condomìni non si adegueranno agli obblighi sull’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore saranno puniti con multe da 500 a 2.500 euro. 

Vengono previste nuove norme per la semplificazione e la rimozione di ostacoli amministrativi alla diffusione dell’efficienza, nonché la possibilità di incrementare, con ulteriori risorse derivanti dai proventi delle aste delle quote di emissioni di CO2, la dotazione del Fondo nazionale per l’Efficienza Energetica. 


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Ok dal Governo al correttivo del D.lgs. 102

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame definitivo il decreto legislativo che integra e modifica il Dlgs 102/2014, di attuazione della direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica.
Jpe2010's insight:
Il provvedimento correttivo va a sanare quanto rilevato dalla Commissione Europea, nella procedura di infrazione in materia di efficienza energetica iniziata nel 2015 contro l’Italia e registrata il 25 febbraio 2016.

Si attende ora la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale e l'entrata in vigore.

Di seguito lo schema del nuovo D.lgs. che integra e modifica il D.lgs, 102/2014.


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Piemonte: Approvato il bando "Efficienza Energetica e Fonti Rinnovabili nelle Imprese". Le domande a partire dal 20.06.2016.

La Regione Piemonte ha approvato il Bando "Efficienza energetica e fonti rinnovabili nelle imprese" con una dotazione di 50 Mil di € con l'obiettivo di agevolare la realizzazione di interventi di efficienza energetica e di produzione da fonte rinnovabile nelle imprese per autoconsumo.
Jpe2010's insight:
Sono previste 2 linee di intervento: 
Linea A: realizzazione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento; interventi per l'aumento dell'efficienza energetica nei processi produttivi; interventi per l'aumento dell'efficienza energetica negli edifici delle imprese; sostituzione di comopnenti a bassa efficienza con altri a maggiore efficienza; installazione di nuove linee di produzione ad alta efficienza; 

Linea B: installazione di impianti a fonte rinnovabile destinati a soddisfare, in tutto o in parte, il fabbisogno di energia dell'impresa. 

Per le PMI non energivore sono ammissibili investimenti di importo minimo pari a 50.000 € e massimo di 3.000.000 €; 
per le PMI energivore e le grandi imprese (G.I.), sono ammissibili investimenti di importo minimo pari a 100.000 € e massimo di 5.000.000 €. 

I beneficiari sono  imprese non identificabili come "impresa in difficoltà". 

L'incentivazione può coprire fino al 100% dei costi ammissibili dell'investimento e si compone di una parte di finanziamento a tasso agevolato, pari almeno all'80% del valore del progetto in termini di costi ammissibili, e di una parte di sovvenzione a fondo perduto, fino ad un massimo del 20% (ma comunque non superiore ad euro 500.000 nel caso di interventi proposti da PMI e G.I.  energivore e non superiore ad euro 300.000 per le restanti tipologie di imprese).
Il finanziamento a tasso agevolato è dato per il 75% da fondi regionali a tasso zero e per il restante 25% da fondi bancari a tasso agevolato.

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Efficienza Energetica: il MISE risponde sui decreti in attesa d'approvazione

Il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Antonio Gentile è intervenuto il 12 maggio u.s. in tema di riduzione dei consumi di energia e di efficientamento degli usi finali dell’energia. Di seguito la sintesi e l'allegato del testo completo.
Jpe2010's insight:
RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI IMMOBILI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CENTRALE. 
lo schema di provvedimento è in lavorazione da vari mesi, in confronto con le altre Amministrazioni interessate. Di recente, sono stati svolti ulteriori approfondimenti richiesti dai Ministeri concertanti, con particolare riferimento alle procedure di erogazione dei finanziamenti, arrivando ad un’ulteriore versione dello schema di decreto. Sullo stesso tema è, tra l’altro, intervenuta la legge n. 209 del 2015 prevedendo variazioni compensative, relative alle risorse stanziate, consentendo di poter razionalizzare i flussi procedurali e finanziari tra le Amministrazioni. Il testo del decreto è stato inviato ai Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Economia il 15 aprile u.s. E potrà essere emanato non appena ricevuto il concerto da parte delle Amministrazioni citate. 

FONDO PER IL TELERISCALDAMENTO. 
Il decreto ha natura eventuale, essendo già stato disposto dal medesimo decreto legislativo lo stanziamento per gli anni 2014 e 2015. Dunque, si potrà eventualmente emanare tale decreto, se necessario, in relazione alle variazioni di fabbisogno per i programmi di riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale per gli anni successivi al 2015 e fino al 2020. 

AGGIORNAMENTO DELLE LINEE GUIDA SUI CERTIFICATI BIANCHI. 
L'’aggiornamento delle regole tecniche fa parte dello schema di decreto, da emanare nei prossimi mesi, che fissa i nuovi obiettivi di risparmio energetico per il periodo 2017-2020. In questo ambito, si terrà conto delle osservazioni acquisite in occasione della consultazione pubblica aperta sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e delle raccomandazioni formulate dalla Commissione Industria del Senato con la risoluzione del 14 ottobre 2015”. 

BANDO DIAGNOSI ENERGETICHE. 
Il 12 maggio 2015 è stato pubblicato sul sito web del Ministero dello Sviluppo Economico l’Avviso pubblico per il cofinanziamento di programmi presentati dalle Regioni e finalizzati a sostenere la realizzazione di diagnosi energetiche nelle piccole e medie imprese (PMI). Successivamente, in data 28 luglio 2015, è stato pubblicato il decreto direttoriale che, su richiesta delle Regioni, ha disposto la riapertura del termine per la presentazione delle domande, ponendo la nuova scadenza al 31 ottobre 2015. In seguito, completata l’istruttoria delle domande presentate, sono stati approvati 14 programmi regionali e sono state destinate le relative risorse poste a bando. Attualmente, è in corso l’interlocuzione con le Regioni beneficiarie del contributo statale, al fine di procedere alla stipula delle rispettive convenzioni”. 
Per l’approvazione degli schemi di certificazione e accreditamento per la conformità alle norme tecniche in materia di ESCo, esperti in gestione dell’energia e sistemi di gestione dell’energia, l’approvazione è intervenuta con decreto interdirettoriale MiSE-MATTM del 12 maggio 2015, pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, con contestuale notizia nella Gazzetta Ufficiale. 

LINEE GUIDA PER LA SEMPLIFICAZIONE E L’ARMONIZZAZIONE DELLE PROCEDURE AUTORIZZATIVE PER L’INSTALLAZIONE IN AMBITO RESIDENZIALE E TERZIARIO DI TECNOLOGIE PER L’EFFICIENZA ENERGETICA E LO SFRUTTAMENTO DI FONTI RINNOVABILI. 
Il decreto è pronto per la concertazione formale che sarà avviata a valle delle ultime interlocuzioni in corso con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. 

FONDO NAZIONALE PER L’EFFICIENZA ENERGETICA. 
L’istruttoria tecnica è completata. Al fine di massimizzare l’efficacia di utilizzo delle risorse di cui il Fondo dispone, è stato condotto anche un approfondimento sulla possibilità di prevedere delle sinergie tra il Fondo stesso e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (cd. Piano Juncker). I tempi sono legati alla fase di concertazione tra le Amministrazioni coinvolte e all’emanazione del provvedimento. 

FONDO KYOTO SCUOLE. 
Il decreto interministeriale concernente «Interventi urgenti per l’efficientamento energetico degli edifici scolastici e universitari pubblici», emanato il 14 aprile 2015, ha individuato e disciplinato i criteri e le modalità di concessione, di erogazione e di rimborso dei finanziamenti a tasso agevolato a valere sul Fondo rotativo di Kyoto per la realizzazione di interventi di efficienza energetica negli edifici scolastici. Successivamente, il 25 giugno 2015, è stato pubblicato il «Comunicato di apertura dello sportello» per la presentazione delle domande di finanziamento. Il bando si è concluso il 22 settembre 2015 ed ha raccolto istanze per circa 103 milioni di euro, a fronte di risorse disponibili pari a 350 milioni. Con decreto del Ministro dell’Ambiente le risorse residue sono state riprogrammate per le medesime finalità di efficientamento energetico degli edifici scolastici. Pertanto, a partire dal 21 aprile 2016, è nuovamente possibile presentare le domande di ammissione ai finanziamenti agevolati. Per la nuova programmazione lo sportello rimarrà aperto 180 giorni, ovvero fino al 18 ottobre 2016. 

OBBLIGHI DI ADOTTARE MISURE  FINALIZZATE AL CONTENIMENTO DEI CONSUMI DI ENERGIA E ALL’EFFICIENTAMENTO DEGLI USI FINALI, POSTI IN CAPO ALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI. 
Non si riscontrano adempimenti specifici a carico del Ministero dello Sviluppo economico, se non quelli di indirizzo messi in atto per mezzo delle misure previste dal decreto legislativo n. 102 del 2014 e sopra richiamate. 

MODELLO CONTRATTUALE EPC. 
In tempi brevi, sarà pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico, e messo a disposizione delle pubbliche amministrazioni, un modello contrattuale EPC (Energy Performance Contract), predisposto da ENEA tenendo conto delle osservazioni formulate da Consip, il quale fornirà un utile strumento per favorire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla norma. 


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Dal 19 luglio 2016 le Esco devono possedere la certificazione UNI CEI 11352:2014

Dal 19 luglio 2016 le Esco devono possedere la certificazione UNI CEI 11352:2014 | Efficienza Energetica: Ultime Novità sulle Energie Rinnovabili | Scoop.it

Federesco è l’organismo di riferimento nel panorama dell’efficienza energetica e delle Energy Service Company e può dare supporto nell'iter di certificazione alla norma UNI CEI 11352.
Jpe2010's insight:
Dal 19 Luglio 2016 la certificazione UNI CEI 11352:2014 diventerà obbligatoria per le Energy Service Company per partecipare al meccanismo dei certificati bianchi, per presentare la richiesta di concessione degli incentivi previsti dal Conto Termico e per realizzare le diagnosi energetiche per le grandi imprese e le imprese a forte consumo energetico, ai sensi del D.Lgs. 102/2014. 

Contatta Federesco
per ulteriori informazioni:
presidenza@federesco.org

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Trivelle, il referendum del 17 aprile spiegato per bene

Perché questo referendum? Quando, dove e su cosa si vota? È vero che se vincesse il “sì” si perderebbero posti di lavoro? È opportuno lasciare sotto terra il gas e il petrolio italiani quando importiamo dall'estero? Le risposte in un vademecum del “Comitato nazionale Vota Sì per fermare le trivelle”.
Jpe2010's insight:
ll prossimo 17 aprile si terrà un referendum popolare. 
Si tratta di un referendum abrogativo, e cioè di uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. 
Perché la proposta soggetta a referendum sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. 
Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. 
Dove si voterà? Si voterà in tutta Italia e non solo nelle Regioni che hanno promosso il referendum. Al referendum potranno votare anche gli italiani residenti all’estero. 
Quando si voterà? Sarà possibile votare per il referendum soltanto nella giornata di domenica 17 aprile. 
Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016? Con il referendum del 17 aprile si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni. 
Qual è il testo del quesito? Il testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?». 
È possibile qualora il referendum raggiunga la maggioranza dei “SÌ” il risultato venga poi “tradito”? 
A seguito di un esito positivo del referendum la cancellazione della norma che al momento consente di estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo sarebbe immediatamente operativa. L’obiettivo del referendum è chiaro e mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto. Come la Corte costituzionale ha più volte precisato, il Parlamento non può successivamente modificare il risultato che si è avuto con il referendum, altrimenti lederebbe la volontà popolare espressa attraverso la consultazione referendaria. 
Qualora però non si raggiungesse il quorum previsto perché il referendum sia valido (50% più uno degli aventi diritto al voto), il Parlamento potrebbe fare ciò che vuole: anche mettere in discussione la zona off limits. 
È vero che se vincesse il SÌ” si perderebbero moltissimi posti di lavoro? Un’eventuale vittoria del “Sì” non farebbe perdere alcun posto di lavoro: neppure uno. Un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, ogni attività petrolifera in corso. 
Prima che il Parlamento introducesse la norma sulla quale gli italiani sono chiamati alle urne il prossimo 17 aprile, le concessioni per estrarre avevano normalmente una durata di trenta anni (più altri venti, al massimo, di proroga). E questo ogni società petrolifera lo sapeva al momento del rilascio della concessione. Oggi, di fatto, non è più così: se una società petrolifera ha ottenuto una concessione nel 1996 può – in virtù di quella norma – estrarre fino a quando lo desideri. Se, invece, al referendum vincerà il “Sì”, la società petrolifera che ha ottenuto una concessione nel 1996 potrà estrarre per dieci anni ancora e basta, e cioè fino al 2026. Dopodiché quello specifico tratto di mare interessato dall’estrazione sarà libero per sempre. 

L’Italia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dall'estero. Non sarebbe opportuno, al contrario, investire nella ricerca degli idrocarbuti e incrementare l'estrazione di gas e petrolio? 
L’aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano. Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto. Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty. Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro. Il rilancio delle attività petrolifere non costituisce un'occasione di crescita per l'Italia? 

Secondo le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico effettuate sulle riserve certe e a fronte dei consumi annui nel nostro Paese, anche qualora le estrazioni petrolifere e di gas fossero collegate al fabbisogno energetico nazionale, le risorse rinvenute sarebbero comunque esigue e del tutto insufficienti. Considerando tutto il petrolio presente sotto il mare italiano, questo sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale di greggio per 7 settimane. Le riserve di gas per appena 6 mesi. 

Le ricchezze dell’Italia sono altre: Il turismo. Si stima che le presenze complessive nelle destinazioni marine italiane siano state circa 253 milioni nel corso del 2013, con un impatto economico stimato in oltre 19 miliardi e 149 milioni di euro. Importante sottolineare infine come secondo il rapporto “Impresa Turismo 2013” (Unioncamere, 2013) il patrimonio naturalistico delle nostre destinazioni balneari è la prima motivazione di visita per i turisti stranieri. 

La pesca, che si esercita lungo i 7.456 km di costa entro le 12 miglia marine, produce circa il 15% del PIL marittimo e dà lavoro a circa 60.000 persone (dati ISFOL). 

Il patrimonio culturale, che vale il 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1,5 milioni di persone (dati Federculture), con un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro. 

Il comparto agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL, dà lavoro a 3 milioni e 300.000 persone con un fatturato annuo di 119 miliardi di euro e che nel solo 2014 ha conosciuto l’esportazione di prodotti per un fatturato di circa 34,4 miliardi di euro (dati Nomisma). 

La piccola e media impresa, che conta circa 4,2 milioni di piccole e medie “industrie” (e, cioè, il 99,8% del totale delle industrie italiane), e che costituisce il vero motore dell’intero sistema economico nazionale: tali imprese assorbono l’81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, generano il 58,5% del valore delle esportazioni e contribuiscono al 70,8% del PIL. Il solo comparto manifatturiero, che conta circa 530.000 aziende, occupa circa 4,8 milioni di addetti, fattura 230 miliardi di euro l’anno, equivalente al 13% del PIL nazionale, e contribuisce al totale delle esportazioni del Made in Italy nella misura del 53,6% (dati Confapi). 

Però gli italiani utilizzano sempre di più la macchina per spostarsi. Non è un controsenso? 
Ciò che si estrae in Italia non è necessariamente destinato alla produzione del carburante per le autovetture ed ancor meno per quelle in circolazione nel nostro Paese. Tuttavia gli elevati consumi di petrolio nel settore dei trasporti potrebbero essere notevolmente diminuiti con una seria politica di mobilità sostenibile per le persone e per le merci nelle aree urbane, ma non solo. Secondo l’Unione europea, rispetto agli altri Stati membri, al riguardo l’Italia è agli ultimi posti. 

Cosa ci si attende? Il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia diretta a disposizione degli italiani ed è giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese. 

Nel dicembre del 2015 l’Italia ha partecipato alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 194 Paesi, a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione. Fermare le trivellazioni in mare è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo. È necessario, nel frattempo, affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro. Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di aprire ad un modello economico alternativo. 

Perché questo referendum? Per tutelare i mari italiani, anzitutto. Il mare ricopre il 71% della superficie del Pianeta e svolge un ruolo fondamentale per la vita dell’uomo sulla terra. Con la sua enorme moltitudine di esseriviventi vegetali e animali – dal fitoplancton alle grandi balene produce, se in buona salute, il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe fino ad 1/3 delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle attività antropiche. La ricerca e l’estrazione di idrocarburi ha un notevole impatto sulla vita del mare. Le attività di routine delle piattaforme possono rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose nell’ecosistema marino, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, come dimostrano i dati del ministero dell’Ambiente relativi ai controlli eseguiti nei pressi delle piattaforme in attività oggi nel mare italiano. Anche la ricerca del gas e del petrolio, che utilizza la tecnica dell’airgun (esplosioni di aria compressa), incide, in particolar modo, sulla fauna marina: le emissioni acustiche dovute all’utilizzo di tale tecnica possono elevare il livello di stress dei mammiferi marini, modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario. Possono provocare inoltre danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini – cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei – e alterare la catena trofica. Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio tutto questo. Un eventuale incidente – nei pozzi petroliferi offshore e/o durante il trasporto di petrolio – sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull’ambiente, la qualità della vita e con ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca. 

(A cura del Comitato nazionale Vota SI per fermare le trivelle)


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Politica energetica: il referendum sulle trivelle sia una sveglia per il governo

Con i bassi prezzi di petrolio e gas, il contenzioso sulle trivellazioni anche in Italia sta scemando. Tuttavia il referendum del 17 aprile sarà importante per proporre un'altra politica energetica per il Paese e innalzare l’attenzione dei cittadini e del governo su rinnovabili, efficienza e mobilità sostenibile. L'editoriale di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di QualEnergia.
Jpe2010's insight:
Per diversi anni il mondo degli idrocarburi ha premuto sul governo italiano per ottenere facilitazioni nelle attività di esplorazione e trivellazione. Con prezzi del greggio sopra i 100 dollari al barile e con elevate quotazioni per il metano, l’attività lobbystica, che ha portato a concreti risultati in termini normativi, era comprensibile. 

Ma, con il petrolio a 30 $ e il calo del prezzo del gas, la situazione attuale è decisamente mutata. Gli investimenti mondiali in questo comparto sono calati del 20% nel 2015 e si prevede una riduzione di 1.800 miliardi $ nel periodo 2015-20. Tutto ciò si traduce nell’abbandono di molti progetti. Dalla Shell che ha lasciato l’Artico, ai fallimenti in atto nel mondo shale. Anche i singoli paesi hanno ripensamenti, come ci ricorda la moratoria sulle esplorazioni nell’Adriatico decisa a gennaio dalla Croazia.

Quali sono le prospettive sul medio e lungo periodo? Certamente i prezzi si alzeranno, ma chi comanderà sarà il livello della domanda ed è ormai chiaro che le dinamiche del passato non si ripeteranno. Anzi, è probabile che, grazie anche all’ormai prossima esplosione della mobilità elettrica, il picco dei consumi verrà raggiunto già nella prima metà del prossimo decennio.

Se a questo elemento di incertezza si aggiunge il rischio della inutilizzabilità di larga parte delle riserve fossili per l’accelerazione delle politiche climatiche, si comprende l’ulteriore cautela che domina nel settore.

Dunque, molto del contenzioso sulle trivellazioni sta evaporando e anche in Italia si moltiplicano gli abbandoni.

Malgrado ciò, è importante che da noi il poco tempo concesso per effettuare il referendum venga utilizzato per avviare una riflessione sulla politica energetica del paese, lanciando dei messaggi positivi, dei forti SI alle rinnovabili, all’efficienza e alla mobilità sostenibile in modo da innalzare l’attenzione dei cittadini e del governo su questi temi.

Il fatto che la questione energetico-ambientale non sia tra le priorità del governo è sconfortante. Specialmente alla luce delle mosse che importanti paesi - come Usa, Germania e Cina - stanno avviando dopo Parigi. E, soprattutto, considerato l’impatto che avrebbero per il sistema Italia molte delle possibili misure intelligenti: pensiamo solo alle ampie ricadute occupazionali di una riqualificazione energetica “spinta” di edifici e quartieri.

Questa mancanza di attenzione offusca l’immagine del governo, che si trova in una crescente difficoltà su più fronti: dalle controverse trivellazioni al piano dei siti per il deposito nucleare continuamente rimandato ai fenomeni di grave inquinamento dell’aria mal gestiti alla paralisi del comparto delle rinnovabili, dall’attacco continuo alla generazione distribuzione e all’autoconsumo al “Green Act” nel cassetto da oltre un anno, fino alla mancanza di strategie per gli obiettivi al 2030.

Per finire, con l’assenza di uno scenario di decarbonizzazione del paese su lungo termine che rischia di consentire l’avvio di progetti e investimenti che risulteranno “stranded”, inutilizzabili.

Ci sono, naturalmente, anche dei provvedimenti interessanti da valorizzare - dal nuovo Conto termico, al biometano, alle piste ciclabili, al Collegato ambientale – ma manca totalmente una visione, una prospettiva. 

Anche l’Italia dovrà comunque riprendere un percorso virtuoso. Fra qualche mese sapremo quali saranno gli obiettivi da raggiungere al 2030 nell’ambito dell’Effort Sharing. La distribuzione tra i vari paesi dei targets per ridurre del 30% le emissioni dei gas climalteranti dei settori non ETS rispetto al 2005, imporrà finalmente un’accelerazione delle politiche climatiche. Perché si sa che, con gli attuali strumenti, manca all’appello un terzo delle riduzioni delle emissioni necessarie. E, peraltro, nell’ambito delle revisioni periodiche previste dall’Accordo di Parigi, gli obiettivi 2030 verranno innalzati con la necessità di avviare politiche decisamente più incisive delle attuali.

Facciamo dunque in modo che il Referendum segni l’inizio di un’inversione di tendenza delle politiche energetico-ambientali del paese.

Fonte Qual'Energia.it

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Referendum sullo stop alle trivellazioni nel nostro mare, “una storia tutta italiana”.

Oggi il Presidente della Repubblica Italiana ha firmato il decreto proposto dal Cdm che fissa la data del 17 aprile per il referendum popolare sulle trivelle. Quindi niente “election day”.

Jpe2010's insight:

Avevamo denunciato nella nostra newsletter del mese di gennaio, l’inconcepibile scelta di conferimento - del ministero dello Sviluppo economico alla società Petroceltic Italia S.r.l. -

dell'autorizzazione alle ricerche di petrolio ANCHE di fronte alle ISOLE TREMITI, uno dei gioielli ambientali più importanti d’Europa, nel parco naturale del Gargano (un'area protetta e ISTITUITA DA LEGGE ITALIANA n. 394 DEL 6 DICEMBRE 1991), a ridosso del referendum sullo stop alle trivellazioni petrolifere nei nostri mari.

 

L’evoluzione delle scelte del nostro governo sull’argomento:

 

1) il governo è rimasto sordo agli appelli di tutte le associazioni ambientaliste e non, che proponevano di accorpare la consultazione popolare con il primo turno delle amministrative di giugno (election day) e risparmiare 300 milioni di euro degli italiani per l’organizzazione della consultazione referendaria.

 

2) Qualche giorno fa il Consiglio dei ministri ha fissato il referendum sullo stop alle trivelle: la consultazione si terrà il 17 aprile. Il Cdm ha infatti approvato il decreto per l'indizione del referendum popolare relativo all'abrogazione “che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

 

3) Nel frattempo la Consulta deve ancora – e probabilmente avrebbe voluto – esprimersi sui ricorsi di 6 Regioni che potevano riabilitare altri 2 quesiti riguardanti il referendum sullo stop alle trivelle.

 

4) Si auspicava che il Presidente della Repubblica Italiana, cui spettava l'atto ultimo d’indizione del referendum, respingesse la data proposta dal governo per consentire una votazione effettivamente democratica e non ulteriormente onerosa.

 

5) Oggi il Presidente della Repubblica Italiana ha firmato il decreto proposto dal Cdm che fissa la data del 17 aprile per il referendum popolare sulle trivelle (senza tenere conto della situazione in sospeso della Consulta). Quindi niente “election day”.

 

6) Il paradosso è che se la Consulta ritenesse fondati i ricorsi e ammissibili i 2 quesiti rimasti in sospeso, non sarà possibile unirli a quello su cui si andrà a votare. In sostanza, bisognerà indire un secondo referendum, con un ulteriore costo aggiuntivo di 300 milioni di euro.

 

Rammentiamo che nel 2009 e nel 2011 si era presentata la necessità di accorpare elezioni e referendum, e per l’occasione fu preparata una legge ad hoc (28/4 numero 40).

 

Ci chiediamo da semplici e onesti cittadini:

 

- Con la crisi in atto, perché sperperare € 300 milioni di denaro pubblico ?

- Forse il governo aveva il timore che il referendum raggiungesse il quorum ?

- Forse il nostro è un governo fossile che ama le energie fossili ?   

- Forse ancora una volta vince la "lobby" del petrolio, contro la salvaguardia dell'ambiente, del turismo, della pesca, dell'agricoltura, che vengono messe a rischio dalle tecniche invasive, quali le esplosioni, l'utilizzo di sostanze chimiche che distruggono la flora e la fauna marina ?

 

Ci risulta difficile capire.

Non abbiamo altri commenti.

 

Vedi video dell'anno 2009 - dichiarazioni politiche dell'opposizione sull’argomento:

https://youtu.be/5m_ifZxSoxw

 

Saluti dal Team di JPE2010

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INCONTRO CON FEDERESCO: ASSEMBLEA ORDINARIA E NUOVO QUADRO NORMATIVO

Il giorno Martedì 16 Febbraio 2016 presso la sede del GSE in viale Maresciallo Pilsudsky n. 92 a Roma si terrà l'Assemblea ordinaria di Federesco.

Jpe2010's insight:

Durante l'evento, verranno illustrate le opportunità che Federesco sta sviluppando con e per i suoi Associati e per il comparto dell'Efficienza Energetica in generale.

 

Alla luce dell'evoluzione del contesto normativo di riferimento, la giornata prevede altresì un incontro con i più autorevoli esperti istituzionali che si sono gentilmente resi disponibili per approfondire gli aspetti tecnici e prescrittivi di tematiche connesse al sistema degli incentivi e non solo.

 

Federesco riunisce, tutela e supporta le Energy Service Company nel promuovere l'efficienza energetica.

L’associazione, fondata nel 2006, tutela gli interessi degli Associati mediante forme di rappresentanza e/o di iniziativa legislativa e regolatoria presso Amministrazioni pubbliche centrali e periferiche, Enti Locali, organi costituzionali, Autorità amministrative indipendenti ed Enti preposti.

 

Programma dell'evento: http://www.federesco.org/it/new-view.php?id=235

 

Saluti dal Team di JPE2010

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Incentivi a fondo perduto con il “Nuovo Conto Termico”: approvato il testo.

Finalmente dopo un ritardo di oltre 1 anno, è arrivato l’accordo tra il MiSE, le Regioni e gli Enti locali. A disposizione vi sono 900 milioni di euro annui, di cui: 200 per le amministrazioni pubbliche (P.A.), le cooperative di abitanti o sociali e le società di patrimonio pubblico, 700 per privati, imprese e aziende agricole.

A giorni la pubblicazione definitiva del Decreto e la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Jpe2010's insight:

L’incentivo, copre, nella stragrande maggioranza dei casi il 40% dell’investimento. Passa al 50% per gli interventi di isolamento termico nelle zone climatiche E/F. Inoltre se l’isolamento è associato all’installazione di un nuovo impianto di climatizzazione invernale  sale al 55% per ambedue gli interventi. Per la trasformazione in "edificio a energia quasi zero" e per la sostituzione dei sistemi d’illuminazione con dispositivi efficienti, l’incentivo è pari al 65% dell’investimento sino a un massimo di € 1.750.000 (un milione settecento cinquantamila).

L'incentivo è erogato in 2 anni e/o in 5 anni (vedi tabelle allegati), in ragione della tipologia dell'impianto.

 

Dal 19 luglio 2016, potranno presentare al GSE richiesta di concessione dell’incentivo, in qualità di soggetto responsabile, SOLO le ESCo in possesso della certificazione, in corso di validità, secondo la norma UNI CEI 11352, per interventi realizzati in virtù di contratti con i soggetti ammessi ai benefici del decreto.

 

Per la P.A. sono incentivabili:

- isolamento termico di superfici opache delimitanti il volume climatizzato;

- sostituzione di chiusure trasparenti comprensive di infissi delimitanti il volume climatizzato;

- sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con caldaie a condensazione;

- installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento di chiusure trasparenti con esposizione di Est-sud-est a Ovest, fissi o mobili non trasportabili;

- trasformazione in “edifici a energia quasi zero” (NZEB);

sostituzione dei sistemi per l’illuminazione con dispositivi efficienti;

- installazione di tecnologie di gestione e controllo automatico degli impianti termici ed elettrici degli edifici (building automation), di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore.

 

Per i privati sono incentivabili:

- l’installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria e/o ad integrazione dell’impianto di climatizzazione invernale, anche abbinati a sistemi di solar cooling, per la produzione di energia termica per processi produttivi o immissione in reti di teleriscaldamento o teleraffrescamento;

- sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore;

- sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi ibridi a pompa di calore;

- sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale, anche combinati per la produzione di acqua calda sanitaria, dotati di pompe di calore;

-sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti o di riscaldamento delle serre e dei fabbricati rurali con impianti dotati di generatore di calore alimentato da biomassa.

 

Infine per la produzione di energia termica da rinnovabili la taglia massima degli impianti è di 2 MW.

 

Inoltre sono incentivate il 100% delle spese sostenute dalla P.A. per le diagnosi energetiche e la redazione dell’Attestato di prestazione energetica (APE), mentre per i privati l’incentivo scende al 50%.

 

Per importi fino a 5mila euro, sia per i privati che per la P.A., l’incentivo viene corrisposto in un’unica rata. L'incentivo in nessun caso può superare il 65% della spesa sostenuta.

 

Ulteriore novità: possono accedere al Nuovo Conto Termico le società a patrimonio interamente pubblico, le società cooperative sociali costituite ai sensi dell’articolo 1, della legge8 novembre 1991, n. 381, e le aziende agricole ove sia stata rilasciata la qualifica di IAP (Imprenditore Agricolo Professionale).

 

Infine sono state introdotte maggiori semplificazioni per la PA per prenotare l'incentivo sulla base delle Gare Pubbliche.

 

Allegati, Schema bozza di Decreto e gli Allegati.

 

http://www.jpe2010.it/wp-content/uploads/2016/01/Schema-DM-Conto-Termico-2016.pdf

 

http://www.jpe2010.it/wp-content/uploads/2016/01/Allegati-DM-Conto-Termico-2016.pdf

 

 

Saluti dal Team di JPE2010

 

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Inconcepibile e vergognosa decisione del Governo Italiano: trivelle petrolifere alle Isole Tremiti

E' quanto dichiarato dal Presidente della Regione Puglia, dopo che la notizia è trapelata nella serata di ieri, che il 22 dicembre con decreto n. 176 è stato conferita dal ministero dello Sviluppo economico alla società Petroceltic Italia S.r.l. (permesso B.R274.EL), l' autorizzazione alle ricerche di petrolio di fronte alle Isole Tremiti. Uno dei gioielli ambientali più importanti d’Europa, nel parco naturale del Gargano.

Jpe2010's insight:

Ma il Governo non voleva puntare sulle risorse e valorizzazione dei tesori ambientali, sul turismo e sulla cultura ?

 

Le ricerche petrolifere  riguarderanno una superficie di 373,70 chilometri quadrati in un'area dalla ricca biodiversità marina e verranno utilizzate le tecniche più devastanti come l'air gun, per le ricerche di idrocarburi.

La Petroceltic Italia S.r.l., che fa capo al gruppo irlandese PetrocelticInternational, specializzata nell'esplorazione, estrazione e trasporto nel settore petrolio e gas, pagherà allo Stato italiano:

LA CIFRA DI 5,16 EURO per chilometro quadrato,

per un TOTALE di 1.928,00 EURO L'ANNO (MILLENOVECENTOVENTOTTO)

 

Ma non finisce qui: altri paradisi ambientali sono in pericolo perché sono in corso di autorizzazione permessi di fronte l’isola di Pantelleria che riguardano una superficie di 4.124 Km/q e nel golfo di Taranto per 4.025 km/q a favore della Schlumberger Italiana.

 

Ancora una volta vince la "lobby" del petrolio, contro la salvaguardia dell'ambiente, del turismo, della pesca, dell'agricoltura, che vengono messe a rischio dalle tecniche invasive (le esplosioni e l'utilizzo di sostanze chimiche distruggerebbero la flora e la fauna del parco marino).

 

Lotta ai cambiamenti climatici attraverso politiche per l'utilizzo di fonti rinnovabili e di risparmio energetico, salvaguardia dell'ambiente. Queste le dichiarazioni del primo ministro italiano alla COP21 di Parigi.  

 

E' forse questa la differenza tra realtà e propaganda ?

 

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Eurostat: l'Italia è la peggiore in UE su dati ripresa da crisi

Pochi minuti fa Eurostat (l'Istituto di statistica europeo), ha diffuso i dati sulla crescita dei Paesi Europei, rielaborati e confermati dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico italiano.

Jpe2010's insight:

La situazione economica ed occupazionale fotografata dall'Eurostat è decisamente preoccupante. Eravamo e restiamo il fanalino di coda dell'Europa che cerca di rialzarsi.

 

Il confronto internazionale sulla produzione - basato sui dati Eurostat - pone l'Italia in ultima posizione rispetto a Francia, Germania, Spagna e Inghilterra.

La produzione industriale italiana ha recuperato solo il + 3% rispetto ai minimi toccati durante la fase di recessione, mentre la Germania ha recuperato il + 27,8%;

la Francia + 8%;

l'Inghilterra + 5,4%;

la Spagna + 7,5%.

 

Nel secondo semestre 2015, l''occupazione giovanile (15-24 anni) mette ancora l'Italia in ultima posizione con il 15,1%, mentre nello stesso periodo la Germania è al 43,8%;

la Francia al 28,3%;

l'Inghilterra al 48,8%;

la Spagna al 17,7%.

L'occupazione giovanile in Italia ha recuperato appena lo 0,9 dai minimi registrati durante la crisi, ben poco difronte al +1,9% della Spagna, il +2,7% della Germania e il +4,2 dell'Inghilterra.

 

Infine da registrare che nel settore delle costruzioni l'Italia tocca un nuovo minimo dall'inizio della crisi ancora più evidente. L’Italia è a quota 85 punti sotto il massimo pre-crisi, toccando il nuovo minimo storico dall'inizio della depressione, mentre tutti gli altri Paesi considerati nel documento segnano un recupero: si va dal 3,4% della Francia al 32,9% della Spagna.

 

L’unico dato che cresce è il clima di fiducia dei consumatori italiani e delle imprese.

 

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Legge di bilancio: verso la “deep renovation”, il piano per riqualificare i vecchi condomini. Importante il ruolo delle ESCo.

Il piano dei Ministeri delle Infrastrutture ed Economia, prevede un finanziamento per interventi di efficientamento energetico degli edifici (palazzi). Il piano è stato voluto proprio dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e dal viceministro dell’Economia Enrico Morando.
Jpe2010's insight:
La riqualificazione radicale, meglio nota come “deep renovation”, è un approccio alla rigenerazione immobiliare capace - attraverso un approccio integrato - di raggiungere significativi risparmi energetici che aprono nuove possibilità di rivalorizzare gli immobili. 

E’ al vaglio del Governo, la creazione di un fondo speciale da parte di CDP (Cassa depositi e prestiti), aperto anche ai soggetti privati quali operatori del settore e banche (di circa 5 Miliardi), per la riqualificazione energetica degli edifici, da inserire nella legge di Bilancio. 

L'obiettivo è riqualificare dal punto di vista energetico gli edifici (circa 12 milioni), con impianti obsoleti, e bollette energetiche che possono arrivare fino a due mila euro solo per il riscaldamento. Secondo i calcoli dei ministeri coinvolti, il mercato potrebbe valere intorno ai 10-12 miliardi di euro. 
L’accesso al finanziamento è subordinato alla Diagnosi Energetica obbligatoria - eseguita dalle ESCo (Energy Service Companies) certificate 11352 - che contiene anche il piano economico finanziario e il conseguente ritorno dell’investimento. 

Il fondo riavrebbe indietro in 10 anni il 65% dell’investimento attraverso il bonus Irpef e in più sarebbe in parte rimborsato con una quota minore a carico degli inquilini del palazzo, pagabile a rate - attraverso la bolletta come il canone Rai - su un orizzonte decennale a tasso agevolato. 

Grazie ai lavori di efficientamento energetico la bolletta sarebbe comunque ampiamente ridotta e quindi autoliquidante. Le famiglie, grazie ai risparmi energetici ottenuti, pagherebbero meno di quello che pagavano in precedenza ogni mese per le forniture di energia. 
Avrebbero inoltre il vantaggio di possedere un immobile più efficiente e di maggior valore.
Stando alle stime Enea, a fronte di un costo di 200 mila euro a edificio il risparmio energetico ottenibile può arrivare al 65-70%. 

Il Governo ha finalmente preso atto, che nei grandi edifici delle periferie, dove vivono 40-50 famiglie, è difficile mettere tutti d’accordo per affrontare un intervento di efficientamento energetico importante. Inoltre molte famiglie hanno redditi così bassi che non sono in grado di contenere le detrazioni pubbliche. Infatti, gli incapienti, cioè persone che avendo un reddito inferiore agli 8mila euro annui, non sono tenuti a presentare la dichiarazione ai fini Irpef e quindi non possono usufruire dell’ecobonus, poiché si tratta di una detrazione sulle tasse. 

Non vanno sottovalutati, inoltre, il volano economico e occupazionale, e il porre freno al ricorso del lavoro “in nero”. Le ESCo Certificate 11352, avranno un ruolo molto importante, realizzando le opere di riqualificazione grazie alle garanzie del fondo.

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Nuovo Conto Termico: aggiornato il Contratto Tipo

Pubblicato sul sito dell'Autorità per l'energia
Jpe2010's insight:
Con la delibera 421/2016/R/efr del 21 luglio, pubblicata stamane, l'Autorità per l'energia aggiorna il contratto tipo, ai fini dell'erogazione degli incentivi del nuovo Conto Termico (decreto interministeriale 16 febbraio 2016). 



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Disposizioni integrative di attuazione della direttiva UE sull’efficienza energetica

Il Consiglio dei ministri, riunitosi ieri sera 14 luglio ha approvato in esame definitivo il decreto legislativo CORRETTIVO del decreto legislativo 102/2014 di recepimento della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.
Jpe2010's insight:
Il decreto tiene conto delle osservazioni avanzate dalla Commissione europea, modificando alcuni aspetti. 

Tra i contenuti principali del provvedimento, la rettifica di alcune definizioni, precisazioni sulla modalità di calcolo dell’obiettivo nazionale vincolante di efficienza energetica e disposizioni finalizzate a rendere più chiare le norme concernenti la misurazione, la fatturazione del consumo energetico e la suddivisione delle spese in condomini ed edifici polifunzionali. 

Il DECRETO prevede inoltre NORME per la SEMPLIFICAZIONE e la RIMOZIONE di OSTACOLI AMMINISTRATIVI alla DIFFUSIONE dell’efficienza nonché la possibilità di INCREMENTARE, con ULTERIORI RISORSE derivanti dai proventi delle aste delle quote di emissioni di CO2, la DOTAZIONE del costituendo FONDO  NAZIONALE per l'EFFICIENZA  ENERGETICA.


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Nuovo Conto Termico: dal 31 maggio sarà operativo il nuovo Portale

Con l''entrata in vigore del Nuovo Conto Termico sarà disponibile anche nuovo Portale, limitatamente alle richieste in accesso diretto. 
Jpe2010's insight:
Il 31 maggio p.v. entrerà in vigore il DM 16 febbraio 2016 relativo al Nuovo Conto Termico, e dalla stessa data  sarà operativo anche il nuovo Portale, limitatamente alle richieste d'incentivo con accesso diretto.

Bisognerà attendere qualche giorno per il caricamento sul Portale delle istanze con accesso a prenotazione. 
La data verrà comunicata sul sito del GSE (Gestore dei Servizi Energetici). 

Pertanto dalle 00:00 del 30 maggio, non sarà più attivo il Portale per le richieste di incentivo del "Vecchio" Conto Termico previsto dal DM 28 dicembre 2012. 

Per informazioni in merito bisognerà rivolgersi al GSE che a messo a disposizione un numero verde specifico:
800.16.16.16 
oppure all'indirizzo email: contotermico@cc.gse.it

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JPE2010 è Centro Esami qualificato per EGE

JPE2010 è stata qualificata come Organismo di Valutazione (Centro Esami) per la figura professionale di Esperto in Gestione dell’Energia. 
Jpe2010's insight:
Qualificata da Bureau Veritas Italia S.p.A. - Organismo di Certificazione del personale accreditato ACCREDIA, che opera già in conformità a quanto stabilito dallo Schema di certificazione e accreditamento per la conformità alla norma UNI CEI 11339:2009 in materia di Esperti in Gestione dell’Energia (EGE), redatto ai sensi dell’art.12, comma 1, del DECRETO LEGISLATIVO 4 luglio 2014, n.102 - JPE2010 ESCo, propone l'Esame svolto nella propria sede di Torino, ed è rivolto a Energy Manager e operatori, liberi professionisti e non, che a vario titolo operano per organizzazioni pubbliche e private che desiderino ottenere miglior performance energetiche, ottenere gli incentivi previsti, diventare ESCo. 

Certificando la propria competenza in Esperti in Gestione dell’Energia in accordo alla norma UNI 11339:2009, la persona arricchisce il proprio profilo professionale, con la garanzia di un ente come Bureau Veritas Italia – Organismo di Certificazione e Ispezione.

Sul piano legislativo si segnala che il D.lgs. 102/14 ha stabilito che a decorrere dal 19 luglio 2016 gli EGE che intenderanno condurre le diagnosi energetiche e partecipare al meccanismo dei Certificati Bianchi, dovranno essere certificati da parte terza. Lo stesso decreto ha previsto che gli Energy Manager nominati da soggetti interessati alla richiesta di Certificati Bianchi, a decorrere dalla stessa data, dovranno essere EGE certificati da parte terza per accedere al meccanismo.


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Non solo caso Guidi-Total: le altre brutte storie del petrolio in Italia

Quella che ha portato alle dimissioni Federica Guidi è solo l'ultima vicenda torbida legata alla lobby del petrolio in Italia.
Jpe2010's insight:
Quella che ha portato alle dimissioni Federica Guidi è solo l'ultima vicenda torbida legata alla lobby del petrolio in Italia, lo ricorda Legambiente in una nota che riporta un po' di dati e alcune vicende. 
L’Italia ha visto consumarsi sul suo territorio diverse inchieste nel settore dell’estrazione di idrocarburi. Per fare qualche esempio, si ricorda che il recentissimo caso del Centro Oli di Viggiano, di proprietà dell’Eni, già nello scorso mese di dicembre aveva portato la Dda di Potenza a emettere ben 37 avvisi di garanzia per un presunto traffico organizzato di rifiuti e disastro ambientale. L’inchiesta sul Centro Oli era venuta alla luce a febbraio 2014 con un primo “blitz” dell’Antimafia. Da allora l’ipotesi di reato indicata resta quella del «traffico di rifiuti» ma i filoni d’indagine si sono moltiplicati. Sul tavolo degli inquirenti c’è il tema della corretta qualificazione dei reflui, che sono il prodotto della componente acquosa separata dal greggio destinato alla raffineria, più tutte le sostanze utilizzate per estrarlo e prepararlo all’immissione nell’oleodotto in direzione Taranto. 
C’è poi l’annosa questione della piattaforma Vega A (va avanti dal 1989), al largo delle coste siciliane di Pozzallo, di proprietà della Edison, dove si è aperto un procedimento giudiziario (oggi a serio rischio di prescrizione) sulla miscele di sostanze altamente inquinanti che sarebbero state immesse nel pozzo Vega 6, causando danni ambientali e contaminazioni chimiche nelle acque e nel sottosuolo circostanti. Si parla nel dettaglio di “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE”. Gli inquirenti ipotizzano “gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando, per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi”. Secondo il dossier curato da Antonio Condorelli (pubblicato sul mensile S), in 19 anni l’impianto di proprietà della Edison ha prodotto circa cinquecentomila metri cubi di acque contaminate da rifiuti anche pericolosi, che sono state smaltite poi con modalità assolutamente non conformi alle disposizioni normative”. L’Ispra ha valutato il costo di smaltimento dell’intero quantitativo di rifiuti al centro dell’inchiesta, tenendo conto che “la natura particolare delle matrici ambientali danneggiate” non potrà essere riportata “alle condizioni originali”. Il danno quindi dovrà essere risarcito per “equivalente patrimoniale”. Secondo il calcolo del settimanale questo ammonterebbe a circa 70 milioni di euro. 

Nel 2008 uno scossone giudiziario ha coinvolto il gruppo Total, che ha visto agli arresti l’allora amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, nell'ambito di un'inchiesta della procura di Potenza per tangenti sugli appalti per l'estrazione del petrolio in Basilicata, dove è stato coinvolto anche un parlamentare nazionale. 

In quello stesso procedimento sono finiti in carcere anche l’allora responsabile Total del progetto “Tempa Rossa”, insieme al responsabile dell’ufficio di rappresentanza lucana e a un suo collaboratore, e il sindaco di Gorgoglione (MT). I reati contestati, diversi da persona a persona, sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta, corruzione e concussione. Il giudice ha inoltre disposto varie perquisizioni e il sequestro di numerose società. Anche lo stoccaggio dei rifiuti prodotti dalle attività estrattive è finito nel mirino degli inquirenti diverse volte. L’ultima delle quali risale allo scorso mese di dicembre, quando un’indagine della Dda di Napoli ha portato al sequestro preventivo di beni per 239,7 milioni di euro nei confronti della società Kuwait Petroleum Italia. Un ammontare pari, secondo l’accusa della procura partenopea, al profitto ottenuto mediante lo smaltimento illecito di rifiuti di lavorazione pericolosi. Otto le persone indagate alle quali è stato contestato lo stoccaggio di ingenti volumi di rifiuti pericolosi (42mila metri cubi di acque oleose) nei serbatoi installati nel deposito fiscale Kuwait di Napoli, e il loro successivo smaltimento illecito al fine di non sostenere le spese per il corretto trattamento delle sostanze. Accuse comunque respinte dall’azienda in una nota ufficiale. 

Per l’associazione contro la corruzione Transparency, il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto tra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita. Secondo l’ong Global Witness (che riprende dati Ocse di dicembre 2014) petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono tuttora i settori a maggior rischio corruzione del mondo. In un campione di 427 casi di corruzione registrati nel mondo tra il 1999 e la fine del 2014, quelli riguardanti i settori citati rappresenterebbero da soli il 19% del totale.


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Fukushima: Il disastro nucleare ha causato danni per l'ambiente che dureranno per secoli

Gli impatti ambientali del disastro nucleare di Fukushima avranno effetti per secoli su foreste, fiumi, estuari e oceano. È quanto emerge rapporto “Radiation reloaded”, secondo cui gli elementi radioattivi a lunga vita sono stati assorbiti da piante e animali, riconcentrati tramite le catene alimentari, e trascinati a valle verso l'Oceano Pacifico da tifoni, da inondazioni e dallo scioglimento della neve.
Jpe2010's insight:
"Il Programma di decontaminazione del governo giapponese non avrà quasi nessun impatto sulla riduzione del rischio ecologico legato all'enorme quantità di radioattività emessa nel disastro nucleare di Fukushima", afferma Kendra Ulrich, senior campaigner nucleare di Greenpeace Giappone. Già oltre 9 milioni di metri cubi di scorie nucleari sono sparsi su almeno 113 mila siti nella Prefettura di Fukushima. Questo mentre il governo Abe vuol far passare la favola che cinque anni dopo l'incidente nucleare la situazione stia tornando alla normalità. E, purtroppo per le vittime, ciò significa che gli viene raccontato che possono tornare in sicurezza in ambienti in cui i livelli di radiazione sono spesso ancora troppo elevati e circondati dalla una pesante contaminazione.

Con il rapporto lanciato oggi, basato su un grande volume di ricerche scientifiche indipendenti effettuate nelle zone colpite nell’area di Fukushima, l’organizzazione ambientalista denuncia anche la posizione profondamente sbagliata dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica e del governo Abe, sia in termini di rischi di decontaminazione che di rischi per l’ecosistema. Lo studio si basa inoltre sulle analisi dell'impatto ambientale della catastrofe nucleare di Cernobyl, per trarre un'indicazione del possibile futuro delle aree contaminate in Giappone.

Le analisi mostrano come evidenti i seguenti impatti ambientali:

- Elevate concentrazioni di radioelementi riscontrate nelle nuove foglie e, almeno nel caso del cedro, anche nel polline; 
- Aumento di mutazioni nella crescita degli abeti con l'aumento dei livelli di radioattività; 
- Mutazioni ereditarie riscontrate nelle farfalle tipo Pseudozizeria maha, Dna danneggiato nei vermi nelle zone altamente contaminate e riduzione della fertilità nella rondine comune;
- Diminuzione dell'abbondanza di 57 specie di uccelli nelle aree a maggiore contaminazione, evidenziata da uno studio di quattro anni; 
- Elevati livelli di contaminazione da cesio riscontrati nei pesci d'acqua dolce di importanza commerciale; 
- Contaminazione radiologica degli estuari che rappresentano uno degli ecosistemi più importanti.

"Ancora non si vede la fine di questa drammatica vicenda per le comunità di Fukushima", continua Ulrich. "Quasi 100 mila persone non sono tornate a casa e molti non saranno mai in grado di farlo. La maggior parte dei cittadini si oppone al riavvio dei reattori nucleari, e molti di essi chiedono lo sviluppo delle fonti rinnovabili, le uniche opzioni sicure e pulite in grado di soddisfare le esigenze del Giappone. Il governo giapponese dovrebbe mettere gli interessi dei suoi cittadini prima di ogni altro", conclude.  

Dal marzo 2011 ad oggi Greenpeace ha condotto 25 indagini radiologiche su Fukushima. Nel 2015, si è concentrata sulla contaminazione delle montagne boscose nel distretto di Iitate, a nord-ovest della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Sia le analisi di Greenpeace che ricerche indipendenti hanno dimostrato come la radioattività si muova dai bacini montani contaminati, fino a entrare negli ecosistemi costieri. Il fiume Abukuma, uno dei più grandi del Giappone, che scorre in gran parte attraverso prefettura di Fukushima, nei primi cento anni dopo l’incidente potrebbe scaricare in mare 111 TBq di Cesio-137 e 44 TBq di Cesio-134.

Attualmente un team di ricercatori di Greenpeace Giappone sta studiando la contaminazione radioattiva dei sedimenti oceanici e alla foce del fiume sulla costa di Fukushima. L'indagine sottomarina è condotta da una nave di ricerca giapponese, con l’appoggio della Rainbow Warrior. Il disastro di Fukushima rappresenta il più grande rilascio di radioattività nell'oceano. Insieme all’incidente nucleare di Cernobyl è l’unico di livello 7 mai verificatosi sinora. 

Fonte: Greenpeace Giappone


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Efficienza energetica: in Gazzetta Ufficiale il Nuovo Conto Termico (incentivi a fondo perduto). 

Tra 90 giorni entrerà in vigore il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 2 marzo 2016 il DM 16 febbraio 2016 "Aggiornamento della disciplina per l'incentivazione di interventi di piccole dimensioni per l'incremento dell'efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili", che sostituisce il DM 28 dicembre 2012.
Jpe2010's insight:
Gli incentivi a disposizione sono 900 milioni di euro annui, di cui 700 mil. per privati e imprese e 200 mil. per le amministrazioni pubbliche, le cooperative di abitanti o sociali e le società di patrimonio pubblico.
Gli incentivi, coprono generalmente il 40% dell’investimento, e salgono al 50% per gli interventi d’isolamento termico nelle zone climatiche E ed F. Quando all’isolamento viene aggiunto un nuovo impianto di climatizzazione invernale questo sale al 55% per ambedue gli interventi. 
La trasformazione in "edificio a energia quasi zero" e la sostituzione degli impianti d’illuminazione con dispositivi più efficienti, da l'accesso ad un incentivo del 65%.
Il Decreto prevede inoltre una copertura delle spese per la redazione dell’Attestato di prestazione energetica (APE), e la diagnosi energetica per il 100% alle Pubbliche Amministrazioni e per il 50% ai privati. 
L’erogazione degli incentivi avverrà dopo 90 giorni dalla presentazione della domanda. 
Per gli importi fino a 5.000 euro, sia per i privati che per le amministrazioni pubbliche, l’incentivo verrà corrisposto in un’unica rata. 
Sono state inoltre introdotte maggiori semplificazioni per la PA per prenotare l'incentivo e sono stati inclusi tra i beneficiari degli incentivi anche le cooperative sociali e le società di patrimonio pubblico. 
Il provvedimento ha diviso gli operatori. Tra le criticità l’enorme ritardo nell’aggiornamento del Conto termico, la scarsa attenzione e l’inerzia da parte delle Pubbliche Amministrazioni che a fine 2014 avevano richiesto solo 4 mil. di incentivi rispetto ai 200 mil. di dotazione, e la limitazione dei privati all’accesso degli incentivi su molti degli interventi, rispetto a quelli definiti per la Pubblica Amministrazione. 



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Risoluzione del Consiglio nazionale della Green Economy sull’Accordo e sulla Decisione della COP 21 di Parigi

Risoluzione del Consiglio nazionale della Green Economy sull’Accordo e sulla Decisione della COP 21 di Parigi | Efficienza Energetica: Ultime Novità sulle Energie Rinnovabili | Scoop.it

Il 10 febbraio 2016 presso il Ministero dell’ambiente, è stata presentata, discussa, emendata e approvata all’unanimità una Risoluzione del Consiglio Nazionale della Green Economy sull’Accordo e sulla Decisione della COP 21 di Parigi

 

Jpe2010's insight:

Il Consiglio nazionale della Green Economy,

Valutato che l’Accordo e la Decisione di Parigi segnano un cambio di passo globale nel far fronte alla crisi climatica, non solo per il contenuto letterale dei documenti approvati, ma per il significato strategico assunto dal processo reale in atto che con questo Accordo ha trovato un punto di svolta e di nuova spinta mondiale..........

 

Sollecita il Governo e il Parlamento italiano a ratificare e applicare l’Accordo di Parigi con adeguate misure normative e con un efficace piano d’azione nazionale per l’energia e il clima.

 

Vedi il testo completo della risoluzione: 

http://www.jpe2010.it/wp-content/uploads/2016/02/Laccordo-di-Parigi-Risoluzione-CNGE_10_02_2015.pdf

 

Il Consiglio nazionale della Green Economy, è formato da 64 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico

 

Vedi le organizzazioni che ne fanno parte: 

http://www.jpe2010.it/wp-content/uploads/2016/02/Composizione_Consiglio_Nazionale_green_economy.pdf

 

Saluti dal team di JPE2010

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Firmato il Decreto "Nuovo Conto Termico"- incentivi a fondo perduto dal 40% al 65% sugli investimenti in efficienza energetica

ll decreto è stato firmato ieri sera dal Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. A disposizione ci sono 900 milioni di euro annui, di cui 700 per i privati e imprese e 200 per la Pubblica Amministrazione.

Jpe2010's insight:

Procedura semplificata per accedere agli incentivi. Nuove modalità di erogazione delle risorse ed estensione della misura anche agli impianti di potenza più elevata.

Sono le principali novità contenute nel Decreto di aggiornamento del Conto Termico (vedi Dm in bozza della nostra News del 22 gennaio), che rivede la disciplina d'incentivazione per l’incremento dell’efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili di cui al DM 28 dicembre 2012.

Ripetiamo in breve le principali novità introdotte rispetto al meccanismo finora adottato, che sono:

- l’eliminazione dell’iscrizione ai registri per pompe di calore elettriche o a gas e caldaie a biomassa di potenza termica superiore a 500 kW che d’ora in avanti potranno quindi accedere direttamente all’incentivo;

- la predisposizione di un catalogo di prodotti di mercato idonei e prequalificati per l’accesso al meccanismo per i quali è prevista una procedura semi-automatica di riconoscimento (il catalogo è integrabile su richiesta degli operatori);

- una nuova modalità di pagamento per la Pubblica Amministrazione. Viene introdotta la possibilità di erogare un acconto e pagamenti per stato di avanzamento lavori, nonché il rilascio in un’unica rata per importi fino a 5.000 euro;

- l’aggiornamento del contratto tipo predisposto dall’AEEGSI (Autorità per l’Energia elettrica, il gas e il sistema idrico) con termini di pagamento ridotti a 60 giorni da fine lavori rispetto ai 180 vigenti;

- l’introduzione di nuovi interventi agevolabili e l’innalzamento delle soglie di accesso per pompe di calore elettriche, a gas, caldaie a biomassa e impianti solari termici;

- la possibilità, per le sole pubbliche amministrazioni, di richiedere, prima della realizzazione degli interventi e al ricorrere di precise condizioni, la prenotazione degli incentivi con impegno all’erogazione delle risorse.

Il decreto rappresenta quindi un ulteriore tassello nel quadro complessivo degli incentivi a favore degli interventi di promozione dell’efficienza energetica che costituisce una delle principali priorità di azione del Governo in campo energetico.

 

Vedi comunicato stampa del MiSe: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/comunicati-stampa/2033984-le-novita-del-nuovo-conto-termico-accesso-semplificato-agli-incentivi-e-inclusione-impianti-a-potenza-maggiore-900-milioni-a-disposizione

 

Saluti dal team di JPE2010

 
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Clima sconvolto: l'Artico è 35 °C più caldo della media

Per la prima volta nella storia, a gennaio la temperatura del Polo Nord supera gli 0 °C. L'enormità dell'anomalia preoccupa gli esperti di clima.

Jpe2010's insight:

Era successo soltanto tre volte prima d’ora, ma mai tra gennaio e marzo. Invece a capodanno l’anomalia del clima ha stabilito nuovi record. Al Polo Nord, la temperatura dell’aria ha superato gli 0 °C, facendo segnare +4 °C sul termometro. Non è normale. Le serie storiche indicano che, in questo periodo dell’anno, la colonnina di mercurio dovrebbe oscillare entro una forbice tra i -13 °C e i -43 °C, con una media di -30.

Le variazioni di temperatura sono un fatto comune nella regione artica, ma una simile escursione è un fatto del tutto straordinario. Siamo circa 35 °C sopra gli standard e secondo il meteorologo Eric Holtaus «questo è assolutamente terrificante e incredibilmente raro». La causa si chiama Frank, tempesta tra le più intense mai conosciute che ha spazzato il Nord dell’Oceano Atlantico e l’Islanda nei giorni scorsi, portando temperature miti nella regione artica. I venti che hanno sferzato il nord dell’Inghilterra, la Scozia e l’Irlanda del Nord con acquazzoni e burrasche, viaggiavano a 370 chilometri l’ora.

 

Forse vi è lo zampino di El Niño, il fenomeno climatico quinquennale che ha origine nel Pacifico e quest’anno ha investito il pianeta con particolare violenza. Forse sarebbe successo ugualmente, dato che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre e che 13 degli ultimi 14 anni più caldi sono stati registrati durante questo secolo. Il Natale di New York è stato il più temperato degli ultimi 20 anni, con temperature sopra i 20 gradi.

Questo picco di temperatura al Polo nord potrebbe influenzare la formazione di ghiaccio tipica dell’inverno, in un periodo in cui il processo naturale è in grave crisi a causa del riscaldamento globale. Il caldo, infatti, sta sciogliendo enormi volumi di ghiaccio marino durante i mesi primaverili, estivi e autunnali. Al Polo resta soltanto l’inverno per ricreare uno strato gelato, per quanto ballerino e ridotto ai minimi termini. Con queste temperature, però, è a rischio anche quello.

 

Fonte: Rinnovabili.it

 

Saluti dal Team di JPE2010

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Diagnosi energetiche nelle PMI, assegnati 10 milioni alle Regioni

Prima la Lombardia. Le risorse, integrate dal cofinanziamento regionale, copriranno il 50% dei costi sostenuti dalle imprese per diventare più efficienti

Jpe2010's insight:

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) con il DM 21 dicembre 2015 ha ripartito tra le Regioni le risorse stanziate per cofinanziare le diagnosi energetiche nelle piccole e medie imprese (PMI).

Come spiegato in una nota dal MISE, i programmi ammessi assorbiranno quasi 10 milioni di euro di risorse statali, cui si aggiungeranno quelle allocate dalle Regioni. In totale, saranno disponibili circa 20 milioni di euro. I fondi copriranno il 50% dei costi sostenuti dalle PMI per la realizzazione delle diagnosi energetiche o per l’adozione di sistemi di gestione dell’energia conformi alle norme ISO 50001.
 
In testa alla classifica si è collocata la Lombardia, con circa 2,7 milioni, seguita da Emilia Romagna e Piemonte, entrambe con 1,2 milioni.

 

Diagnosi energetiche nelle PMI

Ricordiamo che il D.lgs. 102/2014, che ha recepito la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, ha previsto 15 milioni di euro nel 2015, per il cofinanziamento di programmi regionali volti ad incentivare gli audit energetici nelle PMI o l’adozione di sistemi di gestione dell’energia conformi alle norme ISO 50001.
 
Lo scorso maggio il Ministero dello sviluppo economico (MISE) e quello dell’Ambiente hanno pubblicato il bando per consentire alle Regioni di presentare i programmi.
 
A luglio il MISE ha però fatto slittare i termini al 31 ottobre 2015 concedendo più tempo agli Enti locali per la predisposizione delle iniziative.

I programmi risultati ammissibili non assorbiranno tutto il plafond previsto, ma una cifra di poco inferiore a 10 milioni di euro.

 

Fonte: Edilportale

 

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