Ecosistema XXI
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Digital Social and Business Ecosystems in the XXIth century [formerly Ecosistema 2.0]
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This "World's First" Artificially Intelligent Ad Is A Test of Automated Creativity

This "World's First" Artificially Intelligent Ad Is A Test of Automated Creativity | Ecosistema XXI | Scoop.it

"One interesting aspect of this is the ability to let the system create weird ads no one would otherwise have written, bringing to life ideas that are absurd, and seeing whether by being absurd they are more effective," he says. "The power of using data in this way is that algorithms can expose things from beyond the human realm of preconceived notions and self-editing."

Another interesting aspect is the potential to make the system more sophisticated, Cox adds. "Moving forward we could make this more sophisticated by factoring in, for example, whether the audience visited a URL, and whether they then went on to make a purchase in order to select the key creative components offering the strongest result," he observes.

So far, initial data is enabling M&C Saatchi to map how a number of creative components are evolving. Words are moving towards being exclusively in upper case, and in shorter sentences, for example.

But like actual evolution it will always change. And this might not necessarily be about ending up with just one ad. Some elements might work best in summer rather than winter, or on a weekday rather than a weekend, Cox points out.

"The most obvious commercial application of this is to use elements of the system to optimize ads over time—just as you would using multivariate testing in web site design but, in this case, for a poster," he says.

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Digital divide, il mondo diviso tra chi ha Internet e chi no

Digital divide, il mondo diviso tra chi ha Internet e chi no | Ecosistema XXI | Scoop.it
Ciò che emerge è molto interessante. In primo luogo, il dato totale. Nel mondo ci sono 3,2 miliardi di persone che hanno accesso a Internet (e se leggete questo articolo, complimenti: ci siete anche voi). Dopodiché, si può vedere che l’Asia, in totale, contribuisce con 1,24 miliardi di utenti, cioè il 46%. La sola Cina ne mette 600 milioni, poco meno della metà della sua popolazione. Gli Usa e l’America Latina sono più o meno allo stesso livello: 297 milioni / 287 milioni. In generale, il numero di Paesi che ha superato la soglia di 470mila utenti, è aumentato dal 2011 al 2013.
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What is Luxury? » First Draft

What is Luxury? » First Draft | Ecosistema XXI | Scoop.it
Al termine della visita non si esce con una risposta definitiva su che cosa oggi sia il lusso, ma sicuramente si hanno molte tracce da seguire per capire quale sarà la sua evoluzione nei prossimi anni.

Chiudo con una provocazione. Perché in Italia non si fanno mostre così interessanti su un tema come il lusso che è importante per una quota rilevante delle nostra manifattura? I nostri prodotti piacciono a livello internazionale proprio perché veicolano contenuti culturali. Per il nostro paese è quindi una priorità essere in grado di elaborane di sempre aggiornati. Perlomeno nei settori che ci competono.
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Finisce l’era dell’algoritmo. Nella Silicon Valley ricompare l’homo sapiens

Finisce l’era dell’algoritmo. Nella Silicon Valley ricompare l’homo sapiens | Ecosistema XXI | Scoop.it

Lo stesso Dick Costolo, ceo uscente di Twitter,  ha detto qualche giorno fa a  Beppe Severgnini: «Gli algoritmi basati sulle macchine non sono l’unico modo di far emergere i migliori contenuti e offrirli in modo attraente agli utenti».

Da qui quelli di Twitter hanno avuto un’idea geniale: la expert human curation.


Una bella definizione anglosassone per dire: torniamo a fare quello che abbiamo sempre fatto dalla comparsa dell’homo sapiens sulla Terra.   Twitter non è da sola. Poco meno di un mese fa un’altra notizia incredibile ha scosso Cupertino: la Apple assume giornalisti per «riconoscere storie originali e intriganti, che potrebbero sfuggire agli algoritmi». Wow. Hanno scoperto l’acqua calda, verrebbe da dire. Sembra di essere tornati alle intuizioni del Rinascimento italiano. Ma  ancora. Anche il Financial Times poche settimane fa riportava un’altra news che mai ci saremmo aspettati: «Instagram backs the human touch». E ancora: «Photo sharing app gives algorithms lesser role in curating of site content».  È impressionante il ritorno del messaggio-mantra:   l’algoritmo fa un passo indietro.  L’uomo uno avanti. Cos’è che unisce tutti questi casi? Secondo me è l’assenza del core business dello storico passaggio.

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THE KNOWLEDGE ECOSYSTEM: Quando si lavora bene, la terra ti ripaga sempre

THE KNOWLEDGE ECOSYSTEM: Quando si lavora bene, la terra ti ripaga sempre | Ecosistema XXI | Scoop.it
Sembra legittimo vederci un esempio del perduto contatto tra economia e finanza da un lato, e la società civile dall'altro, dal quale è logica conseguenza l'incapacità di dialogo e quindi di sviluppare una narrativa fluida e convincente. L'impresa (e l'imprenditore) avevano in questo caso un preciso ruolo sociale, ma prigioniero di una logica di investimenti e remunerazione del capitale investito, che ha privato il sostegno proprio nel momento di massimo impatto sociale. L'impatto benefico sul piano sociale avrebbe potuto proseguire, con energie liberate dall'operatività in azienda, e in maniera tale da riempire di senso gli ultimi anni di vita di qualunque protagonista di ben altre imprese. Eppure ha prevalso (forse) l'annichilimento di un allontanamento forzato; la bocciatura finale di un percorso possibile solo grazie ad un grande talento e tenacia; la freddezza di una valutazione economica e finanziaria, proprio nel momento in cui quel capitolo andava chiudendosi naturalmente. Chiediamoci se non sia urgente riconsiderare con maggiore attenzione il ruolo sociale delle imprese, da parte di tutti gli stakeholder coinvolti, e dunque un maggiore equilibrio ed una più naturale continuità tra economia e società, sia a livello di singole imprese e mercati, che a livello più generale, ecosistemico. E quindi anche a livello personale.
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Squinzi: ora un welfare sostenibile

Squinzi: ora un welfare sostenibile | Ecosistema XXI | Scoop.it
È il prossimo traguardo che riguarda il mercato del lavoro in tutti i suoi aspetti. Ed è il «terreno più sfidante» delle moderne relazioni industriali. «Sarebbe utile lavorare in sintonia e costruire un nuovo sistema di welfare più equo e solidale». L’obiettivo di Giorgio Squinzi è questo: una revisitazione del modello di welfare, un passo necessario se si vuole mantenere la «sostenibilità del nostro modello sociale. Il problema del welfare è uno dei più importanti che abbiamo da risolvere. Se non troviamo il modo di renderlo sostenibile sarà una catastrofe per il nostro paese». Su questi argomenti Confindustria si è già messa in moto: «Abbiamo elaborato un documento inviato all’attenzione del Primo ministro, venerdì o questa mattina (ieri). Credo si tratti di un dibattito fondamentale per il futuro del paese», ha continuato Squinzi. Il testo riguarda una «riflessione che include pensioni e sanità. Di fronte ad un paese che non cresce vedo sempre più vicino quello scenario di cui mi aveva parlato un ex presidente dell’Inps, e cioè che o cresciamo del 2% all’anno o rischiamo il default dell’Inps stessa».
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Le stategie dormienti - L'Impresa

Le stategie dormienti - L'Impresa | Ecosistema XXI | Scoop.it

Il paradosso, sempre più evidente in questi ultimi anni, è che le strutture più robuste nei confronti dei pericoli prevedibili si dimostrano essere le più fragili di fronte a situazioni impreviste. John Doyle, scienziato del California Institute of Technology, ha coniato il termine “robust-yet-fragile” (“robusto-ma-fragile”) o “RYF” per descrivere l’architettura di sistemi di questo tipo, in grado di resistere di fronte ai pericoli previsti ma estremamente fragili rispetto a minacce impreviste. I sistemi RYF sono quelli più diffusi nel nostro ambiente economico e sociale: sono efficienti ed affidabili, spesso dando l’illusione di poter durare per sempre.”

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Brera 'laurea' Enzo Mari, il maestro del design: "Milano ti odio, pensi solo al denaro"

Brera 'laurea' Enzo Mari, il maestro del design: "Milano ti odio, pensi solo al denaro" | Ecosistema XXI | Scoop.it
"In testa abbiamo tutti la stessa insana accozzaglia. La differenza è nella capacità di produrre determinazione, che ha un costo altissimo. E non parlo del maledetto denaro, per fare il quale basta sfruttare i poveri. Parlo degli anni, anche 10, che servono a trovare la giusta soluzione a ciascun problema di progetto. E poi etica, leggete Platone, abbiate senso del prossimo. Si lavora sempre per 7 miliardi di esseri umani. Lo dico da tutta la vita ma lo ha capito il 5 per cento degli allievi. Quindi ho fatto il conto: 100 anni e il 5 per cento sarà maggioranza". Mari accende il toscano e attende
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How to run a company with (almost) no rules

How to run a company with (almost) no rules | Ecosistema XXI | Scoop.it
What if your job didn’t control your life? Brazilian CEO Ricardo Semler practices a radical form of corporate democracy, rethinking everything from board meetings to how workers report their vacation days (they don’t have to). It’s a vision that rewards the wisdom of workers, promotes work-life balance — and leads to some deep insight on what work, and life, is really all about. Bonus question: What if schools were like this too?
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Stretti tra il Grande-Wow e l'Enorme-Chissenefrega

Stretti tra il Grande-Wow e l'Enorme-Chissenefrega | Ecosistema XXI | Scoop.it
Il passaggio-chiave che sarebbe invece necessario è la diffusione di una consapevolezza strategica, appunto, sulle reali opportunità offerte agli italiani dalla rivoluzione digitale, basata sulla saldatura originale e tutta da inventare tra i settori nei quali gli italiani eccellono e le strutture economiche emergenti nel contesto dell’internazionalizzazione scientifica, tecnologica e digitale. Il che significa rimettere in questione molti pregiudizi, pensare in grande, lavorare sodo, studiare molto, investire tanto in ricerca, crederci e pensare al lungo termine. Con ottimismo ma senza iperboli.

Questo potrebbe avvenire se ci mettessimo sul serio a criticare il modello finanziario dell’economia degli ultimi decenni, se ci concentrasimo su quello che sappiamo fare bene e possiamo fare meglio, se riprendessimo in mano il ragionamento sull’economia della felicità, se ci dotassimo di un pensiero autentico e non di un’imitazione del pensiero altrui. Sulla base magari di una narrazione ecologica e non consumistica dell’innovazione. Con in testa grandi progetti e non piccole operazioni di facciata.
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È l’autoproduzione la nuova strada sostenibile nel design? Le risposte da Open Design Italia, mostra-mercato che alla quinta edizione si sposta a Trento | Artribune

È l’autoproduzione la nuova strada sostenibile nel design? Le risposte da Open Design Italia, mostra-mercato che alla quinta edizione si sposta a Trento | Artribune | Ecosistema XXI | Scoop.it
A che punto è l’affermazione dell’autoproduzione in Italia e nel mondo? C’è un’economia di settore che inizia a fare fatturato? I diversi attori della filiera, in primis makers e designer, stanno imparando a collaborare secondo visioni realmente progettuali? A fare il punto di una situazione promettente quanto confusa ci pensa Open Design Italia, mostra-mercato di design autoprodotto e insieme piattaforma privilegiata per osservare il fermento di un settore ancora instabile seppur in rapida e incontenibile espansione. Giunto alla sua quinta edizione, Open Design Italia si sposta a Trento dopo le tappe di Bologna e Venezia: un’occasione, ci dice Laura Succini, co-curatrice del progetto insieme a Elena Santi (con la direzione scientifica di Valentina Croce) per approfondire le opportunità e le specifiche produttive di un nuovo territorio, tipicamente legato alla lavorazione del legno e della pietra.
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Amazon lancia il servizio di consegne in un’ora. Con i droni? No, con la vecchia rete della metropolitana

Amazon lancia il servizio di consegne in un’ora. Con i droni? No, con la vecchia rete della metropolitana | Ecosistema XXI | Scoop.it
Il futuro probabilmente saranno le consegne con i droni. Ma nel presente c’è la cara vecchia metropolitana. È questa la “nuova” frontiera che Amazon sta utilizzando per spingere le consegne istantanee di prodotti, una fascia di mercato dove da sempre i retailer online sono in sofferenza.

Da dicembre, come riporta il Financial Times, la società guidata da Jeff Bezos e quotata a Wall Street con una capitalizzazione di 200 miliardi di dollari, ha lanciato il servizio “Prime Now”, pensato appunto per offrire consegne istantanee ai propri clienti.

Come funziona? I fattorini abbandonano la macchina e scendono in metropolitana per sfuggire al traffico di Manhattan che rende arduo mantenere l’impegno preso con i clienti di effettuare consegne ultra-rapide. Con la metropolitana invece è possibile mantenere la parola data ai clienti: consegna entro un’ora al prezzo di 7,99 dollari oppure gratis entro due ore. Il servizio viene utilizzato in particolare per la consegna articoli popolari e poco ingombranti come come caricabatterie del telefono, sapone e cibo per animali.
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5 trend che porteranno alla scomparsa degli uffici tradizionali (secondo Talent Garden)

C’è una possibilità piuttosto alta che in questo momento siate seduti in uno spazio di coworking. Perché? Negli ultimi anni almeno tre nuovi spazi di coworking sono stati aperti ogni giorno e la media del numero dei coworkers è cresciuta al ritmo di duecento ogni 24 ore. E ci sono 5 semplici ragioni che stanno portando gli uffici tradizionali ad essere rimpiazzati dagli spazi di coworking.

1. Siamo nell’era del co-

2. L’evoluzione degli ambienti lavorativi: network, skills, risorse and vita sociale

3. Le opportunità che offre l’affitto di un posto

4. Gli sviluppi nel mercato immobiliare

5. La generazione dei nomadi digitali

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The Future of Retail is the End of Wholesale

The Future of Retail is the End of Wholesale | Ecosistema XXI | Scoop.it
Retail is facing a monumental problem that no one seems to want to talk about. It’s that the entire economic model of revenue and profitability for retailers and the suppliers they do business with is collapsing under its own weight and soon will no longer function.

Part of the problem stems from the continued pervasiveness of online retail. Global e-commerce increased by 19 percent in 2013 alone, a figure that was likely equalled or bettered in 2014. With those sorts of multiples, it’s entirely likely that upwards of 30 percent or more of the total retail economy will be transacted online by 2025.

Our dependence on stores to serve as distribution points for products is rapidly diminishing as digital media, in all forms, becomes remarkably effective at serving our basic shopping and distribution needs which, until recently, could only be fulfilled by physical stores. Now, just about anything we buy can be on our doorstep in a matter of days, if not hours, via a myriad of online shopping options.
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The Health Care Industry: Big Data Is Great, But We Can't Find Enough Talent

The Health Care Industry: Big Data Is Great, But We Can't Find Enough Talent | Ecosistema XXI | Scoop.it
A new survey out from the Society of Actuaries confirms that leaders in the health care industry anticipate big benefits from big data. Eighty-seven percent agreed that big data will impact the business in the future, and 66% say they are "excited" about the future potential.

But while the industry may be excited about big data's prospects, many say the era of big data isn't quite here yet. The reason: a lack of talent.

Eighty-four percent of those surveyed said they'd had at least some difficulty finding staff with the technical qualifications to handle large datasets. Forty-five percent said they'd be looking to hire folks with those skills in 2014. Health care is just one crucial example of the need for more data scientists—even the White House recently announced a $37 million university partnership to steer more young people into these fields.
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Raccontare il territorio. La sfida (quasi persa) dell'#Expo2015

Raccontare il territorio. La sfida (quasi persa) dell'#Expo2015 | Ecosistema XXI | Scoop.it
7. Non sappiamo raccontare il territorio
Tutti si raccontano dicendo che fanno cibo di qualità, che combinano tradizione e innovazione e che puntano alla qualità. Se lo fanno tutti, ed è impressionante come come lo facciano tutti con gli stessi cliché, forse è il momento di immaginare qualcosa di diverso.

Metti tanti Paesi. Metti tanti creativi. Metti tanti soldi. Possibile che non sappiamo inventarci qualcosa di meno banale per raccontare cibo e territorio?
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Manifattura digitale, ecco come il Veneto sta facendo avanguardia nazionale

Manifattura digitale, ecco come il Veneto sta facendo avanguardia nazionale | Ecosistema XXI | Scoop.it
Con queste due iniziative il Veneto si propone sulla ribalta nazionale tra i territori più attivi nell’ambito della manifattura digitale. Non si tratta solo di sottolineare i numeri di una densità sicuramente senza pari rispetto alle altre regioni (se si pensa che al momento le ultime analisi contano circa una ottantina di FabLab  su tutto il territorio regionale) ma l’attivazione di fatto  di una nuova infrastruttura abilitante in grado di “contaminare” in modo profondo le persone, le imprese e le istituzioni dei singoli territori. In questi spazi maker, artigiani, imprenditori, autoproduttori, appassionati, giovani studenti ed esperti “diversamente giovani” potranno conoscere ed imparare le potenzialità della fabbricazione digitale, progettare e realizzare prototipi, sperimentare e testare nuovi prodotti e servizi, sviluppare nuove ed originali business idea etc. tutto in modo molto operativo, interattivo e partecipativo. Questi venti laboratori per la fabbricazione digitale dovrebbero diventare la “base” e il punto di riferimento di tutte quelle persone, imprese ed istituzioni che vorranno “mettersi in gioco” per cogliere le opportunità della terza rivoluzione industriale.

Siamo quindi di fronte a una nuova infrastruttura per la competitività del territorio? Dopo avere investito per anni in quelle materiali (come ad esempio strade, porti, aereoporti etc) e immateriali (reti di centri di Ricerca e Sviluppo, reti per il trasferimento tecnologico, reti di telecomunicazioni etc) ora si apre una nuova fase.

La rete dei laboratori per la fabbricazione digitale rappresenta sicuramente un’infrastruttura sia materiale (macchinari, stampanti etc) sia immateriale (condivisione della conoscenza,) ma anche “sociale”. Nel senso che il successo di questa infrastruttura passa decisamente attraverso il coinvolgimento, l’ attivazione e l’entusiasmo di una comunità ampia e diversificata che dovrà diventare la vera protagonista di questi spazi fornendo spunti, idee e suggestioni per contaminare ed innovare i tradizionali settori dell’economia, cosi in Veneto con in tutti gli altri territori. Una sfida tutta da cogliere ( e da studiare): in cui il punto di partenza è certo – ovvero avvio dei fablab – mentre il punto di arrivo e di ricaduta è veramente nelle mani dei protagonisti.
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Le foto colorate su Facebook per il matrimonio gay erano un esperimento sulle emozioni?

Le foto colorate su Facebook per il matrimonio gay erano un esperimento sulle emozioni? | Ecosistema XXI | Scoop.it
E in maniera diversa da quanto avviene con le foto virali di gattini e simili. Lì, a una vasta imitazione nel breve periodo, corrisponde un altrettanto rapido sgonfiarsi del fenomeno. Qui, invece, forse perché si tratta di temi più delicati, le persone si prendevano il loro tempo per decidere, ma il sostegno cresceva lento e sicuro nel tempo, via via che sempre più persone, incoraggiate dall’esempio degli amici, decidevano di schierarsi.  
Di scelta meditata appunto si tratta, e questo contribuisce a fugare uno dei principali dubbi che da sempre circonda l’attivismo online: che si tratti invece di un modo comodo per illudersi di contribuire a un cambiamento, quando invece tutto ciò che si fa è pigiare un bottone, comodamente sdraiati sul divano. Alcuni studiosi chiamano questo tipo di approccio “slacktivism”.  
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Jeremy Rifkin: la terza rivoluzione industriale è digitale

Jeremy Rifkin: la terza rivoluzione industriale è digitale | Ecosistema XXI | Scoop.it
È una trasformazione radicale, da consumatori a prosumer, produttori e consumatori allo stesso tempo; dopo quella del vapore e dell’elettricità, la Terza rivoluzione Industriale passa per il digitale e l’economia della condivisione. Nasceranno mestieri completamente diversi da quelli attuali: Rifkin immagina un giorno in cui «dovremo spiegare ai nostri nipoti come mai c’è stato un tempo in cui qualcuno guidava un camion per otto ore al giorno su una strada ogni giorno, e loro si chiederanno perché». Le macchine si guideranno da sole, come la Google Car che a breve comincerà a circolare nelle strade della California. Non avrà più importanza il possesso, quello che conterà sarà poter accedere ai servizi. 
 
Ma attenzione agli equivoci: «Uber, che per molti è un esempio di sharing economy, adotta una struttura verticale tradizionale», osserva Rifkin. «Quanto tempo ci vorrà perché gli autisti decidano di costituirsi in cooperative e offrire direttamente i loro servizi su base locale, tenendo per loro tutti i guadagni? Quella sarà la terza Rivoluzione Industriale: collaborativa, orizzontale, aperta».
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L’automazione dal volto umano » First Draft

L’automazione dal volto umano » First Draft | Ecosistema XXI | Scoop.it
In tutti questi settori la via italiana all’utilizzo del digital manufacturing non prevede necessariamente la nascita di “fabbriche automatiche”, senza uomini, che tanto entusiasmo avevano ricevuto in Italia già nella seconda metà degli anni ’80.  Segnala piuttosto la necessità di trovare un nuovo modello di integrazione fra competenze tipiche del Made in Italy e utilizzo di strumenti particolarmente efficaci in fasi come la prototipazione e la produzione di pezzi su misura. Questa integrazione contribuisce a consolidare le scelte strategiche promosse da tante nostre medie imprese che hanno rinunciato alla produzione di grandi serie per concentrarsi su strategie di varietà (tanti prodotti diversi di grande qualità) e strategie di personalizzazione (prodotti su misura per il cliente).

Quanto è realistico pensare a una rapida diffusione di questi strumenti (e di questa nuova cultura gestionale) all’interno del nostro sistema industriale? Una ricerca avviata dall’Università di Brescia proprio su queste tematiche suggerisce un cauto ottimismo. Lo studio, condotto su imprese di media dimensione (fatturato superiore ai 30 milioni di Euro),
segnala una crescente attenzione verso il potenziale della stampa 3D, conosciuta in modo superficiale o approfondito da più del 60% degli intervistati, e una maggiore difficoltà a
esplorare il mondo della robotica e dei sistemi esperti (in questo caso il 75% degli intervistati dichiara di non avere alcuna conoscenza a proposito). In generale le aziende intervistate segnalano un aumento della qualità dei prodotti e dei servizi offerti legato all’introduzione delle nuove tecnologie e una crescente reattività rispetto alle richieste del mercato, con benefici spesso superiori alle attese.

Rimane da capire come promuovere un percorso virtuoso che consenta all’Italia di avviare quanto la Germania ha saputo innescare sviluppando una propria strategia di Industria 4.0. Il problema è legato, in parte, allo sviluppo di un’offerta di tecnologie innovative capaci di affiancare e potenziare (non di sostituire) il lavoro umano. A questo proposito le sperimentazioni avviate da diversi centri di ricerca italiani  riflettono un’attenzione particolare verso una robotica “umanistica”, innovativa proprio perché capace di espandere le capacità del lavoro umano.
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Design, When Everybody Designs | The MIT Press

Design, When Everybody Designs | The MIT Press | Ecosistema XXI | Scoop.it
Gino Tocchetti's insight:

Manzini distinguishes between diffuse design (performed by everybody) and expert design (performed by those who have been trained as designers) and describes how they interact. He maps what design experts can do to trigger and support meaningful social changes, focusing on emerging forms of collaboration. These range from community-supported agriculture in China to digital platforms for medical care in Canada; from interactive storytelling in India to collaborative housing in Milan. These cases illustrate how expert designers can support these collaborations— making their existence more probable, their practice easier, their diffusion and their convergence in larger projects more effective. Manzini draws the first comprehensive picture of design for social innovation: the most dynamic field of action for both expert and nonexpert designers in the coming decades.

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Cookie Law: s', abbiamo dormito, ma adesso sveglia!

Perché la direttiva europea che ha messo in moto questo sconvolgimento è del 2009. La norma italiana che la recepisce è del 2012. Il provvedimento con cui il Garante della Privacy Antonello Soro ne ha dato attuazione è del 13 maggio 2014. Un anno fa. Un anno per mettersi in regola. E nel frattempo c’è stata una consultazione pubblica imponente, sono stati sentiti tutti o quasi. Vi va bene? Proponete correttivi? Dire che c’è stata una gigantesca sottovalutazione del fenomeno è un eufemismo. Non abbiamo capito quanto fossero importanti e diffusi i cookie e quanto fosse complicato fermarli, soprattutto se gestisci un piccolo blog amatoriale
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Le connessioni di George

Le connessioni di George | Ecosistema XXI | Scoop.it
Il concetto di connettivismo (connectivism) si deve a George Siemens che definisce la sua teoria intorno a tre idea guida principali: i) saper fare qualcosa significa sapere dove trovare le informazioni che servono per farla; ii) è la cura delle connessioni, la capacità di essere presente con il proprio nodo nella rete della conoscenza a rendere possibile l’accesso, a determinare processi di inclusione; iii) i processi di apprendimento sono riferibili all’ambito della socialità più che a quello dell’informazione.
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Amazon cambia rotta: pagherà più tasse in Europa. Ecco come

Amazon cambia rotta: pagherà più tasse in Europa. Ecco come | Ecosistema XXI | Scoop.it
Amazon, anticipando le mosse dell'Ocse e rispondendo alle sollecitazioni dei singoli Stati, cambia rotta e, come ha reso noto ieri, dal 1 maggio ha aperto in Europa (in Italia, in Inghilterra, In Germania, in Spagna; prossimamente anche in Francia) delle stabili organizzazioni, intese come filiali della sede lussemburghese Amazon EU Sarl, che gestiranno direttamente il business negli specifici mercati.

La decisione presa dal colosso dell'e-commerce, però, a differenza di quanto è stato scritto anche da autorevoli testate internazionali, non ha nulla a che fare né con l'inchiesta della Commissione Ue su presunti aiuti di Stato né con le nuove regole europee sul trattamento Iva dell'e-commerce. E, per essere chiari, sotto questo profilo comporterà per il cliente solo alcuni cambiamenti operativi. Al contrario, per le casse dell'erario la modifica strutturale potrebbe far emergere nuove basi imponibili e potrebbe generare nuove entrate fiscali. Insomma, è prevedibile che Amazon d'ora in avanti paghi più tasse, anche in Italia.
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Google to Test Bubble-Shaped Self-Driving Cars in Silicon Valley

Google to Test Bubble-Shaped Self-Driving Cars in Silicon Valley | Ecosistema XXI | Scoop.it
SAN FRANCISCO — The world is one step closer to the day when people can, in good conscience, drive to work while sipping coffee, texting with a friend and working on a laptop computer.

On Friday, Google announced that sometime this summer several prototype versions of its self-driving cars are set to hit the streets of Mountain View, Calif., the search giant’s hometown. The move is still just another round of testing but it is a significant step toward a pilot program in which regular consumers could ride in self-driving cars.

Google has long been testing its self-driving car technology with a fleet of Lexus sport utility vehicles that have driven about a million miles on public roads, and that continue to put in 10,000 miles each week.

Traditional automakers are also pushing the envelope of driverless tech with on-the-road testing of their own autonomous prototypes, and the industry predicts that by 2020 those dreams could come true.

Getting there is now much more about software than hardware. The systems of radar, lasers and cameras currently used by Google and automakers have grown so sophisticated that the vehicles can easily monitor the road in all directions — even beyond what the eye can see. The tough part is figuring out what to do with all that information.
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