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Apple lancia il servizio di eBook per le scuole anche in Italia

Apple lancia il servizio di eBook per le scuole anche in Italia | documentalità | Scoop.it
Libri di testo su iBookStore e potenziamento di iTunes U: la scuola digitale di Apple sbarca in Italia. I docenti potranno creare documenti consultabili dai loro studenti

Via MioBook., memoriadigitale
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Des livres, des lecteurs, des lectures

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Git/GitHub: A Primer for Researchers

Git/GitHub: A Primer for Researchers | documentalità | Scoop.it
I might be what a guy named Everett Rogers would call an "early adopter". Rogers wrote a book back in 1962 call The Diffusion of Innovation, wherein he explains how and why technology spreads throu...
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Making JSON as simple as a spreadsheet

Making JSON as simple as a spreadsheet | documentalità | Scoop.it
CSV and JSON are two of the most common kinds of files for open data you'll find on the web today. CSVs are just spreadsheets and are a common way to let people download data in bulk. Tables of data are simple, and a great many people are used to ...
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Vers une autre utilisation des données Open Data | Veille technologique en TIC par les étudiants de l'option informatique à Centrale Nantes

Vers une autre utilisation des données Open Data | Veille technologique en TIC par les étudiants de l'option informatique à Centrale Nantes | documentalità | Scoop.it

Via Chateau Lo
dondia's insight:

La City Dashboard di Londra e altri usi non convenzionali degli #opendata

La City Dashbord di Londra: treni e autobus in servizio, qualità dell'aria tutto in tempo reale.
Si tratta di un pannello di controllo della città liberamente consultabile e composto da riquadri che forniscono dati e informazioni in formato visuale ricavati da opendata in tempo reale.

http://citydashboard.org/london/

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3 simple things GitHub can do for science

3 simple things GitHub can do for science | documentalità | Scoop.it

Via Pierre Levy
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Summary

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website ter ondersteuning van de NWO-infrastructuur aanvraag
dondia's insight:

via @CDB_77 | http://seenthis.net/messages/220568

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Gallery immagini Anche i grandi scrittori fanno schemini

Gallery immagini Anche i grandi scrittori fanno schemini | documentalità | Scoop.it
Ha scritto Stephen King: "Scrivere fiction, specialmente quando il romanzo è lungo, può essere un lavoro difficile e solitario; è come attraversare l’Atlantico in una vasca da bagno".
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Due cose ancora sulle ricerche su Google

Due cose ancora sulle ricerche su Google | documentalità | Scoop.it
Torno velocemente sul post che ho scritto ieri su Google e La Grande Bellezza per due motivi. Il primo è che voglio dare una mano a Google (che a risultati se la passa maluccio) linkando le tre cos...
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Andrew Piper, Il libro era lì

Andrew Piper, Il libro era lì | documentalità | Scoop.it
Qual è la differenza tra leggere un libro o un ebook? Cosa si perde e cosa si guadagna nel passaggio dalla carta al digitale? E cosa fa il nostro cervello mentre leggiamo? Le prime pagine del libro di Andrew Piper.
dondia's insight:

Il libro, o meglio il codice e la sua relazione con la mano, il tatto, la prensione

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Google books e la libera circolazione del sapere - edizioni Alegre - ilmegafonoquotidiano

Google books e la libera circolazione del sapere - edizioni Alegre - ilmegafonoquotidiano | documentalità | Scoop.it
È recente la notizia della vittoria di Google contro la Authors Guild, sorta di sindacato statunitense degli scrittori, nel processo che dura ormai da otto anni contro Google Books, il progetto della multinazionale californiana di digitalizzare...
dondia's insight:

Occorre un nuovo "meccanismo virtuoso tra university press, digital library e open acces" ma non dimentichiamoci dei "dilettanti"!

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La direttiva 2013/37/UE apre ai “Big Data culturali” | culturadigitale

La direttiva 2013/37/UE apre ai “Big Data culturali” | culturadigitale | documentalità | Scoop.it
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E-Books Could Be The Future Of Social Media

E-Books Could Be The Future Of Social Media | documentalità | Scoop.it

In the future, e-books will act just like social networks. We’ll use them on our phones, share and comment right inside e-reader apps, and publishers will use our data to help them make better marketing decisions. If you think digital reading is exploding now, just wait.

 


Via Chuck Hitchcock, memoriadigitale
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Mariska Botha's comment, September 11, 2013 4:39 AM
I think the future has caught up with us in many instances, the future is now.
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Criteria for Determining Predatory Open-Access Publishers (2nd edition)

Criteria for Determining Predatory Open-Access Publishers (2nd edition) | documentalità | Scoop.it
In August 2012, I published the first edition of my Criteria for Determining Predatory Open-Access Publishers. I received many helpful comments and am now publishing a second edition of the work. I...
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La carta è morta, facciamocene una ragione

La carta è morta, facciamocene una ragione | documentalità | Scoop.it
Questa settimana in RoundUp: i dibattiti sul tema dell'innovazione, della nostalgia giornalistica e della cosiddetta disruption; per le testate digitali la vera sfida è diventare davvero significativi per i lettori; gli utenti, intanto, sembrano preferire i contenuti leggeri senza ammetterlo, in un panorama online non-meritocratico.

di Vincenzo Marino
Il continuo dibattito su nostalgia e innovazione

Il tema dell’innovazione è costantemente al centro del dibattito sui media digitali, al punto che ci si può impaludare in un meta-dibattito attorno al senso stesso del termine e alle sue implicazioni.

Nel 2012 un gruppo d’imprenditori guidati da Aaron Kushner - senza alcuna esperienza significativa nel settore editoriale - ha rilevato The Orange County Register, una testata del sud della California, con l’idea d’investire fortemente sul cartaceo ed erigere un paywall piuttosto ‘alto’ sui contenuti online. L’esperimento è fallito qualche settimana fa, provocando il critico dei media Clay Shirky: sul suo blog Shirky addita i reporter che in questi mesi (su tutti Ken Doctor di NiemanLab e Ryan Chittum della Columbia Journalism Review) non avrebbero avuto il coraggio di denunciare l’evidente anacronismo di questa strategia, lasciando intendere a chi cova qualche nostalgia per il passato (il pezzo si intitola proprio «Nostalgia and newspapering») e agli studenti di giornalismo (che farebbero così fatica a liberarsi da immaginari e fantasie ‘cartacee’) che ci sia ancora qualche residua speranza per questo modello, rubando tempo e spazio a strategie per il futuro.
[tweetable alt=«We don’t have much time left to manage the transition away from print».]We don’t have much time left to manage the transition away from print. We are statistically closer to the next recession than to the last one[/tweetable]
— Clay Shirky
Ne è nato un ampio dibattito, anche abbastanza ruvido, al quale al momento Doctor ha contribuito specificando la sua posizione (più personale la replica di Chittum, che comunque rimprovera a Shirky una scarsa conoscenza del caso): nessun nostalgismo, sebbene l’industria dei vecchi giornali goda ancora di una certa rispettabile rilevanza dal punto di vista locale sia in termini economici che democratici. Trovate link e opinioni sul dibattito qui, in costante aggiornamento.

L’altro scambio di questi giorni proviene dall’ultimo numero del New Yorker che questa settimana ospita «The disruption machine», un saggio della storica Jill Lepore contro il mito dell’innovazione perpetua e l’esaltazione della parola «disruption», che definisce generalmente l’irruzione di un fenomeno in grado di stravolgere lo status quo ed è stata adottata come buzzword simbolo dell’ineludibile progresso tecnologico («the gospel of innovation»). L’autrice sostanzia la sua linea (qui su Slate trovate una sintesi - critica - del lungo brano) analizzando la teoria del Dilemma dell’Innovatore, contenuta nell’omonimo libro del ’97 del professore della Harward Business School Clayton Christensen. Dal punto di vista giornalistico, Lepore cerca di smontare la teoria di Christensen (secondo la quale, in termini di management strategico, a un certo punto bisogna scegliere se pensare a nuovi prodotti e nuovi clienti o perseverare su una strada finora ritenuta vincente) spiegando che non può essere applicata al giornalismo: non si tratta di un bene commerciale né di un’industria, è la sua critica, e quindi non dovrebbe sottostare alle regole di questa teoria «tipica di un periodo di profonda ansia per il collasso finanziario». Timothy B. Lee su Vox.com ricorda all’autrice che mentre il giornalismo non può essere business per sua natura, i giornali e ciò che i giornalisti producono certamente lo sono, e che l’incapacità di vedere questa divisione senza saperla gestire (coniugare servizio e mercato) è una delle ragioni della profonda crisi attuale. Anche in questo caso il dibattito è in divenire e lo trovate aggiornato qui.
Produrre contenuti che abbiano senso
Sperimentare è fondamentale, specie in un mercato così affollato nel quale chiunque, a basso costo, può entrare in competizione con i legacy media (e si ritorna al Dilemma dell’innovatore). [tweetable alt:Per innovare nel giornalismo non bastano marketing o tattiche ‘digitali’]Ma l’innovazione non basta, così come non bastano «marketing o tattiche ‘digitali’»[/tweetable]: è quanto scriveva pochi giorni fa l’esperto di new media Thomas Baekdal sulla necessità di trovare un approccio di qualità alla produzione giornalistica che possa apparire necessario e ‘vincente’ per i lettori. Baekdal parte dall’analisi dell’ormai famigerato Innovation Report del New York Times, che mostrava i segni di declino per la testata in termini di visitatori unici nonostante la continua ascesa degli abbonamenti. Il Times continua a definirsi, nel documento, il «miglior giornalismo» senza accorgersi del fatto che i suoi lettori non si sentono in qualche modo coinvolti dalla produzione “di senso” della testata, e corrono a consultare le homepage della concorrenza. Il NYT, spiega l’autore, non pensa ancora in modo ‘digitale’, rendendosi molto spesso una lettura superflua per l’utente: la chiave è proprio offrire un giornalismo “significativo” da contrappore al rullo dei 300 post al giorno scaricati nei cieli di Internet nella speranza di intercettare più lettori possibili.

La necessità di interessare i lettori, senza sprecare il tempo che dedicano alla lettura di un articolo, è il tema al centro del pezzo di Jeff Israely di Worldcrunch per NiemanLab. Israely si concentra sul tipo di contenuto che meglio dovrebbe veicolare in Rete, partendo dalla già citata posizione di svantaggio per gli old media, vessati dalla concorrenza online - soprattutto su Facebook - di contenuti di vario tipo (si parla anche di «graduale convergenza» fra contenuti giornalistici e marketing). Secondo l’autore, il prodotto editoriale tipo dovrebbe collocarsi in una posizione ideale fra le due assi che ne dividono l’intento produttivo: [tweetable]«Axis 1: the aim of entertaining or informing; Axis 2: the aim of saving or sucking the end user’s time»[/tweetable]. La continua ricerca dell’attenzione del lettore è da mesi al centro del dibattito giornalistico mondiale, ma Israely intende sottolinearne l’aspetto funzionale: il tempo dedicato a strumenti potenzialmente informativi è cresciuto, è cresciuto il bisogno di informarsi su nuovi device così come l’offerta: riempire pagine non serve a nulla, se sono prive di senso per il lettore.
Ai lettori non piacciono le notizie noiose ma non lo ammettono
I lettori, d’altro canto, continuano a comportarsi in maniera del tutto incoerente, almeno stando alle loro dichiarazioni, al raffronto con le metriche e a questo articolo di Derek Thompson su The Atlantic. Il Reuters Institute ha chiesto a migliaia di persone nel mondo di dire quale tipo di notizia ritenessero più importante. Il risultato è questo
Grafico via TheAtlantic
Le news interne, locali, economiche, politiche e internazionali primeggiano. L’analisi dei dati sui siti, stando alle visite raggiunte dai singoli articoli e i loro temi, dice però altro (come testimoniato anche a fine 2013 dall’elenco delle notizie più lette dell’anno): [tweetable]«Ask readers what they want, and they'll tell you vegetables. Watch them quietly, and they'll mostly eat candy»[/tweetable]. A dominare sono chiaramente i temi leggeri, e non si tratta di una tendenza solo o tipicamente online (al massimo, grazie agli strumenti digitali se ne possono verificare i numeri) ma quella che - continua Thompson - in psicologia si chiama fluency, preferire pensieri semplici, evitare le sfumature e le problematizzazioni: in questo senso, continua, [tweetable]«there are two problems with hard news: It’s hard and it’s news»[/tweetable], una «triste verità» con la quale fare i conti.

Ciò che è certo è che in qualche modo i social network, che rappresentano larga parte del traffico in entrata per le testate online, hanno assecondato questo trend: su Twitter - scriveva questa settimana danah boyd sul sito del World Economic Forum - si tratta di lavorare da curator della propria immagine e del proprio lavoro autonomamente, e con gli stessi strumenti degli altri, su una piattaforma che non garantisce affatto a tutti i propri follower (anche se numerosi) la visibilità del contenuto pubblicato (devono essere tutti online, tutti su Twitter, tutti disponibili a leggere, com’è evidente). Facebook ha invece optato per la strada dell’algoritmo, che premia i contenuti che Facebook stesso ritiene validi - tendendo rinforzare «existing biases». In questo senso, secondo l’autrice, i social media avrebbero riscritto il panorama informativo in termini non-meritocratici, portando la produzione online - secondo Matt Saccaro su TheDailyDot - a una formale omologazione stilistica e contenutistica che Choire Sicha di TheAwl ha catturato così
Fire everyone. pic.twitter.com/Bh4qoR3KPO — Choire (@Choire) 6 Giugno 2014
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Blogs | data.gov.uk

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Chloephobia | An irrational fear of print newspapers

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There's a new phobia making the rounds: chloephobia, an irrational fear of newspapers. Sounds odd. Newsprint is tacky on the fingers, but fear?
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Dérives dans l'évaluation de la recherche... du bon usage de la bibliométrie par Yves Gingras

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Via philippe liotard
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Curate Your Own Wiki-Guide with the Wikipedia Book Create Tool

Help:Books - Wikipedia, the free encyclopedia

There are almost no limits when creating books from Wikipedia content. A good book focuses on a certain topic and covers it as well as possible. A meaningful title helps other users to have the correct expectation regarding the content of a book.


Via Robin Good
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Angela Watkins's curator insight, January 24, 8:34 PM

Curate Your Own Wiki-Guide with the Wikipedia Book Create Tool | @scoopit via @k3hamilton http://sco.lt/...

 

http://angelawatkins57.blogspot.com -

http://pinterest.com/angeladwatkins

Bettina Ascaino's curator insight, January 25, 4:16 AM

Robin Good's insight:

 

 

Few people know that it is actually possible to curate Wikipedia content into custom print books or PDF / OpenDocument ebooks that contain exactly the content you want in the order you specify.

 

Once you are logged into Wikipedia you simply activate the Book Creator Tool and then, from that moment on, everytime you visit a Wikipedia page you can click and add it to your curated Wiki-Book.

 

There is also a dedicated wiki page where you can manage the pages you have collected and you can reorganized and sort them any way you want, eliminating the pages you don't need.

 

Unfortunately there is no integrated way to edit and further customize the content of those pages for your own use.

 

PDF versions are freely downloadable by anyone, print book versions are paid.

 

N.B.: The price for print books depends on the number of pages, starting with US$ 7.90 for books up to 100 pages. 10% of the gross sales price goes to the Wikimedia Foundation. Books are perfect bound, printed in the dimensions 8.5 inch x 5.5 inch (216 mm x 140 mm) and contain a table of contents, your chapters and articles, licensing information next to an index.

 

More info about printed versions: https://en.wikipedia.org/wiki/Help:Books/Frequently_Asked_Questions ;

 

Free to use.

 

Learn everything about it: https://en.wikipedia.org/wiki/Help:Books ;

 

Video tutorial: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/91/Enwp_screencast4.theora.ogv ;

 

 

MCLibrarianRMIT's curator insight, January 27, 7:04 PM

It's worth keeping in mind that some 'publishers' try to sell books based entirely on Wikipedia content. 

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Apple lancia il servizio di eBook per le scuole anche in Italia

Apple lancia il servizio di eBook per le scuole anche in Italia | documentalità | Scoop.it
Libri di testo su iBookStore e potenziamento di iTunes U: la scuola digitale di Apple sbarca in Italia. I docenti potranno creare documenti consultabili dai loro studenti

Via MioBook., memoriadigitale
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Des grandes villes s’associent pour doper l’open data

Des grandes villes s’associent pour doper l’open data | documentalità | Scoop.it
Une vingtaine de collectivités viennent de se rassembler au sein de l’association Open data France pour développer l’ouverture des données publiques en France.

Via Alban KARNAVOS
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affordance.info: Dideropédia et Dalemberpédie

C'est à la fois énorme et magnifique. L'encyclopédie. Le siècle des lumières. Celle de Diderot et D'alembert. Elle est désormais entièrement en ligne sur Wikisource. Entièrement consultable. Entièrement réinscrite.
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Firenze: L’Archivio Storico del Comune si arricchisce con la foto, i video, le immagini e i ricordi dei cittadini

Firenze: L’Archivio Storico del Comune si arricchisce con la foto, i video, le immagini e i ricordi dei cittadini | documentalità | Scoop.it
L’Archivio Storico del Comune si arricchisce con i fatti, le parole, le immagini, i ricordi dei cittadini. Il progetto realizzato insieme alla commissione Cultura si chiama “La tua storia la nostra storia”ed è finalizzato proprio alla riscoperta della dimensione umana e sociale della storia. Verrà raccolto materiale documentario relativo alla storia “minore” dalla fine dell’Ottocento ad oggi, mettendo insieme fonti primarie e fonti secondarie, racconti dei protagonisti, materiale fotografico e video.
Via venarbol, memoriadigitale
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Tim Berners-Lee on Why HTML5 "Needs" DRM

Tim Berners-Lee on Why HTML5 "Needs" DRM | documentalità | Scoop.it
A couple of week ago, I discussed the awful idea of adding DRM to the official HTML5 standard, and where that would lead us. More recently, Tim Berners-Lee wrote a piece about openness that included the following comment: The W3C...
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JURN: il motore di ricerca di periodici free di ambito umanistico

JURN: il motore di ricerca di periodici free di ambito umanistico | documentalità | Scoop.it
JURN è il motore di ricerca che indicizza  4.533 periodici elettronici liberamente disponibili in rete. In altre parole, facendo una ricerca siete indirizzati direttamente all'articolo della rivist...
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Un GitHub pour les écrivains ?

Un GitHub pour les écrivains ? | documentalità | Scoop.it
Un GitHub pour les écrivains ?
dondia's insight:

"...la plateforme permettra de développer de nouveaux modes de collaboration politique au sein même des administrations"

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