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Emicrania, indagare la psiche serve a curare meglio

Emicrania, indagare la psiche serve a curare meglio | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Diversi studiosi negli anni hanno cercato di comprendere e spiegare la natura della relazione tra emicrania e caratteristiche personologiche nonché disturbi di personalità. A tal proposito Steven Baskin, professionista del New England Center for Headache di Stanford, durante la sua partecipazione al Congresso di Stresa, ha riportato una casistica riguardante i disturbi di personalità riscontrabili in persone che soffrono di cefalea cronica. Tra questi disturbi di personalità ha riscontrato, in base alle percentuali rintracciate:

- Disturbo di personalità di tipo borderline (16%) con tratti istrionici, narcisistici e antisociali;

- Disturbo ossessivo compulsivo (12%) accompagnato da comportamenti di evitamento e di dipendenza.

 

Durante il Convegno Baskin ha affermato, inoltre, che gli emicranici risultano essere più nevrotici con una maggiore suscettibilità agli eventi negativi e ciò li predispone ad una particolare vulnerabilità per lo sviluppo di instabilità emotiva e disturbi psichici.

 

L’ansia che questi soggetti manifestano in concomitanza della paura per l’arrivo di un nuovo attacco di emicrania, condiziona la loro vita e si somma allo stress che si prova quotidianamente. Il soggetto con emicrania reagisce in maniera eccessiva agli eventi sviluppando maggiore negatività verso la vita, una personalità repressa, mancanza di energia psico-fisica, depressione, affaticamento indotti dallo stress. Ciò può avere delle ripercussioni sulla vita sociale, lavorativa ed affettiva del soggetto, si riduce la spensieratezza e la vita diventa difficile da gestire. Inoltre, ogni piccola variazione o cambiamento viene vissuto da tutti, ma in particolare modo dagli emicranici, come fonte di stress e di alterazione.

 

Il timore che arrivi un attacco di mal di testa fa vivere in costante stress, il quale può diventare a sua volta una causa dell’attacco stesso.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 

 

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Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano
News e aggiornamenti sui più importanti Disturbi dell'Umore. Psicologia e Psicoterapia della Depressione a Milano e Online. www.psicoterapeuta-a-milano.it
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Dott Federico Baranzini - Psicoterapeuta per i Disturbi dell'Umore a Milano e Como

Dott Federico Baranzini - Psicoterapeuta per i Disturbi dell'Umore a Milano e Como | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Psichiatra e Psicoterapeuta, si occupa da anni di Disturbi dell'Umore per le quali offre serivizi di diagnosi e terapia nel proprio studio di Milano e a Como presso la Casa di Cura Le Betulle.

 

In particolare tratta:

Depressione Reattiva Nevrotica

Depressione Maggiore con o senza psicosi

Episodi depressivi minori da stress

Disturbo Bipolare dell'Umore tipo 1 e 2

Distimia

Distimia Bipolare

Disturbo Maniacale

 

Per maggiori informazioni e consulti:

http://www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

Per altre necessità o urgenze potete contattare il dott Baranzini al numero 388 1044 874.

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Disturbo bipolare: effetti della qualità del sonno sull'umore

Disturbo bipolare: effetti della qualità del sonno sull'umore | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Il disturbo bipolare è un disturbo dell'umore caratterizzato dall'alternanza di stati maniacali e di stati depressivi. Tra gli altri sintomi che distinguono questo disturbo vi sono i disturbi del sonno come la scarsa qualità del sonno che induce, soprattutto, episodi depressivi, e che può dare orginie alla mania. E' stato dimostrato che i disturbi del sonno rappresentano alcuni sintomi del disturbo bipolare ma, allo stesso tempo, che il disturbo bipolare può esasperare i problemi legati al sonno. 


Secondo E. Saunders, Prof.ssa del Dipartimento di Psichiatria del Penn State College of Medicine: "Le donne e gli uomini dormono in modo diverso. Sappiamo da studi sulla popolazione generale che le donne hanno un tipo diverso di architettura del sonno rispetto agli uomini, e loro sono soggette a diversi rischi per i disturbi del sonno, in particolare durante gli anni riproduttivi".

Inoltre, le donne sono spesso caratterizzate da sintomi più persistenti e maggiormente depressivi, mentre gli uomini tendono ad avere episodi più brevi e maggior tempo di latenza tra gli episodi.

 

Il fatto che la scarsa qualità del sonno colpisce le donne con disturbo bipolare più degli uomini potrebbe essere dettato dall'influenza degli ormoni riproduttivi sul sonno e sull'umore oppure potrebbe avere a che fare con il tipo di sonno che distingue le donne, ma ciò richiede maggiori studi sulle basi biologiche e maggiori studi con evidenze empiriche.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

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Depressione maggiore: sintomi, cause e rimedi

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La depressione maggiore rappresenta un disturbo che viene categorizzato all'interno dei disturbi dell'umore. E' un disturbo i cui sintomi persistono ed interferiscono sul modo di pensare, di comportarsi, sul benessere e sullo svolgimento delle normali attività quotidiane.

 

Sintomi

Per effettuare una diagnosi di depressione maggiore, devono essere presenti alcuni dei seguenti sintomi per almeno due settimane: umore deflesso, senso di tristezza, disturbi del sonno, appetito irregolare, sensazione di sentirsi stanchi e ansiosi, privi di energia, perdita di interesse e piacere che prima caratterizzavano lo svolgimento delle attività quotidiane, senso di vuoto, pensieri ricorrenti di morte o di suicidio, difficoltà di contrazione, difficoltà di memoria.

 

Cause

Per quanto le cause della depressione maggiore non sono tuttora identificate con certezza, possono contribuire al suo sviluppo fattori psicologici, biologici ed ambientali. Non si tratta di un solo motivo scatenante, ma spesso è un disturbo dettato da un concatenarsi di varie situazioni o di un evento singolo che incide nella vita del soggetto. Alcune ricerche hanno dimostrato che esiste una componente ereditaria.

 

Rimedi

Le persone che manifestano sintomi di depressione maggiore possono, sotto prescrizione medica e consulto specialistico, assumere farmaci antidepressivi. Contemporaneamente sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia in modo che il soggetto possa analizzare in profondità quali siano le cause che stanno alla base del disturbo.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Il disgusto verso di sé come trigger emotivo nell'autolesionismo

Il disgusto verso di sé come trigger emotivo nell'autolesionismo | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

L'autolesionismo è un fenomeno a cui bisogna prestare molta attenzione in quanto, oltre alla pericolosità che ne potrebbe derivare, rappresenta un fenomeno in crescita.

E' importante identificare ed individuare sia i comportamenti di questo tipo, i sentimenti che li generano e li accompagnano ed i fattori di rischio tra i quali sono stati rintracciati la depressione e l'abuso sessuale.

 

A tal proposito, Noelle Smith insieme ad alcuni colleghi dell'Università di Dallas, hanno effettuato una nuova ipotesi relativa alle cause e ai fattori di rischio sottostanti l'autolesionismo, ipotizzando che i sentimenti di disgusto verso se stessi potrebbero rappresentare un trigger emotivo nello sviluppo di questi comportamenti.

Gli autori dello studio hanno preso in considerazione 500 studenti, non ancora laureati, i quali sono stati sottoposti ad alcune domande relative all'attuazione di comportamenti autolesionistici non suicidari, depressione e abuso fisico e sessuale, nonchè la tendenza a provare sentimenti di disgusto verso se stessi.

I risultati ottenuti hanno evidenziato una relazione tra la tendenza a provare sentimenti di disgusto verso se stessi e la messa in atto di comportamenti autolesionistici.

 

Ancora però è da chiarire se questi comportamenti vengano messi in atto per sopperire ai sentimenti di disgusto relativi a se stessi oppure se questi comportamenti rappresentano la base per l'insorgenza di nuovi sentimenti di vergogna rispetto alle proprie azioni.

Per quanto ancora sia necessario far luce su questa relazione, emerge comunque l'importanza di prendere in considerazione la dimensione emotiva di questi comportamenti ai fini anche di un trattamento efficace.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Tutto sul disturbo bipolare

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Il disturbo bipolare viene categorizzato all'interno dei disturbi dell'umore ed è caratterizzato da un umore che si manifesta lungo un polo depressivo ed uno maniacale. Quest'alternanza di umore, una volta terminata, da spazio a periodi più o meno lunghi di equilibrio, per poi riprendere.

 

Durante la fase in cui l'umore è depresso, il soggetto bipolare si mostra apatico, privo di iniziativa, incapace di provare piacere e gioia anche in situazioni positive e piacevoli. E' convinto, molte volte, di essere la causa del proprio male e di quello degli altri ed è caratterizzato da insonnia. Alcune volte il paziente bipolare in fase depressiva può sviluppare idee deliranti a tema catastrofico o di rovina, per se stesso o per i propri familiari. Possono verificarsi allucinazioni uditive sottoforma di voci che accusano o insultano.

 

Il soggetto bipolare, una volta sperimentata la fase depressiva, può sperimentare la fase maniacale del disturbo. In questa fase la persona è convinta di poter fare tutto. Pensando di poter commettere azioni pericolose potrebbe guidare a forte velocità, spendere senza controllo, essere disinibito a livello sessuale e abusare di sostanze o alcolici. Inoltre, il paziente maniacale è logorroico, ha un ritmo sonno-veglia alterato e alcune volte può mostrarsi irritabile o aggressivo. Anche nella fase maniacale possono svilupparsi idee deliranti, di solito idee di onnipotenza o di grandezza. Possono essere presenti allucinazioni uditive, con voci che acclamano, incitano o che esaltano.

La fase maniacale vera e propria è una fase che può mettere a rischio l'incolumità della persona e si distingue dalla fase ipomaniacale in cui vi è un abbassamento dei livelli di euforia ed eccitazione, fase che ha un minore impatto sulla vita del soggetto e che in genere non è mai accompagnata da deliri o allucinazioni.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Via Federico Ferrarese
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Pensieri negativi e ansie? Aumentano quando il sonno è poco

Pensieri negativi e ansie? Aumentano quando il sonno è poco | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Ad interessarsi della relazione che intercorre tra la salute mentale ed i disturbi del sonno sono stati due ricercatori della Binghamton University, J. Nota e M. Coles, i quali hanno condotto uno studio successivamente pubblicato su Cognitive Therapy and Research.

 

L'obiettivo dello studio è stato quello di comprendere come le problematiche relative al sonno possono influire e condizionare disturbi d'ansia, depressione e disturbo post- traumatico da stress.

In questo studio sono stati somministrati a cento studenti universitari alcuni questionari con l'obiettivo di valutare le proprie abitudini di vita, quelle relative al sonno e la presenza o meno di pensieri negativi.

 

Secondo gli studiosi, avere un sonno irregolare, interrotto, che dura poco e che non soddisfa il reale fabbisogno di un soggetto, porta ad un aumento della frequenza di pensieri negativi e preoccupazioni, rispetto alla salute mentale di coloro che dormono bene, in modo sano e che vanno a letto presto.

Agendo sui ritmi sonno- veglia, creando le giuste condizioni per riposare bene e quindi migliorando l'igiene del riposo notturno, si potrebbero gettare le basi per migliorare le condizioni mentali delle persone che presentano ansia, stress e depressione.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

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Moreno Mattioli - morenomattioli.wordpress.com's curator insight, January 9, 7:23 AM

Questo articolo mi pare confermi (indirettamente) la funzione di elaborazione inconscia di contenuti e stati mentali che svolge l'importante funzione psicobiologica del dormire. In questo senso, dormire poco e dormire male non può che lasciare dei carichi di lavoro supplementari al pensiero della veglia, carichi di lavoro che qui sono chiamati ansia e pensieri negativi.

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Depressione post-parto: capirla e curarla

Depressione post-parto: capirla e curarla | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Per quanto la nascita di un figlio rappresenta l'evento più atteso e più bello a cui una donna aspira, non sempre tutte le donne reagiscono a quest'evento allo stesso modo. Vi sono donne cariche di energia che si occupano del figlio con dedizione raggiungendo il proprio stato di benessere, ma vi sono anche donne che subiscono, soprattutto a livello psicologico, delle conseguenze negative relative a quest'evento, le quali possono dare l'avvio ad una depressione post-parto. 

Le cause di questo fenomeno non sono attualmente chiare, ma è noto che entrano in gioco diversi fattori tra cui quelli ormonali, fisici e psicologici legati allo stress del parto.

 

Una donna con depressione post- parto può sentirsi depressa, stanca o talvolta iperattiva, ansiosa, irritata e con l'idea di non essere adatta ad incarnare il ruolo di madre e a prendersi cura del suo bambino.

 

Secondo alcuni esperti sono più a rischio di depressione post-parto le donne che non possono contare sull'aiuto del proprio partner o delle persone più care, le donne che hanno precedentemente sofferto di depressione e quelle che hanno subito delle complicazioni rendendo la nascita difficile.

 

Per fronteggiare questo disturbo, in primis, è importante che la donna in questione sia attorniata da persone che la prendono in considerazione, che la supportano e che le dimostrano affetto e calore, pertanto un contesto di vita accogliente, supportivo e stimolante rappresenta un primo elemento verso l'acquisizione del proprio benessere. In secondo luogo, fattore non secondario che può aiutare la donna con depressione post-parto, è rappresentato dalla consapevolezza che si ha un problema che va affrontato per il proprio benessere e per quello del bambino.

Sarebbe opportuno, inoltre, rivolgersi ad uno specialista che può essere un medico di base o uno psicologo, i quali aiuteranno la donna con depressione post-parto ad essere indirizzata verso la strada più opportuna.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Chiudi la porta a depressione e stress! L'effetto benefico delle passeggiate all'aperto

Chiudi la porta a depressione e stress! L'effetto benefico delle passeggiate all'aperto | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Spesso, quando si è colpiti da depressione, si attende che essa passi o  ci si  rivolge al medico per trovare una soluzione , intraprendendo un percorso farmacologico e psicoterapeutico, andando talvolta a sottovalutare le piccole azioni che noi stessi possiamo mettere in atto per stare meglio, come una fra tante, svolgere esercizio fisico all'aria aperta.

 

A dimostrare l'utilità di una passeggiata all'aria aperta o la partecipazione ad un gruppo di cammino, vi è anche uno studio condotto dall'Università del Michigan con la collaborazione di altre tre Università. 

Nel presente studio sono stati valutati 1.991 soggetti che hanno partecipato al programma Walking for Health in Inghilterra. In questi soggetti sono state rilevate maggiori emozioni positive ed una maggiore sensazione di benessere rispetto alla popolazione media. 

 

Effettuare delle passeggiate all'aria aperta, inoltre, aumenta la percezione positiva del proprio vissuto quotidiano, favorisce la metabolizzazione ed il superamento di eventi stressanti, ma soprattutto, coniugare l'esercizio fisico alla compagnia di altre persone e all'immersione nella natura, può avere effetti benefici a lungo termine, con conseguente miglioramento della qualità della vita.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Depressione: allattamento al seno dimezza rischio donne

Depressione: allattamento al seno dimezza rischio donne | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

In seguito al parto, l'allattamento al seno del proprio figlio rappresenta un evento importante per ogni donna ed un modo per ridurre il rischio di sviluppare depressione post- partum.

 

E' stato condotto uno studio da parte dell'Università di Cambridge in merito alla relazione tra l'allattamento al seno e la depressione, in cui sono stati analizzati i dati di 13.998 nascite nel Sud- Est dell'Inghilterra.

Dai risultati è emerso che le donne che hanno pianificato di allattare al seno e che poi sono riuscite a farlo, mostravano il 50% di probabilità in meno di soffrire di depressione post- partum. Si è ,invece, riscontrato un rischio di depressione più che raddoppiato tra le donne che volevano allattare al seno ma che successivamente non sono riuscite a farlo.

 

I ricercatori hanno ipotizzato che , nell'analisi della relazione tra allattamento al seno e depressione,  un'influenza importante è dettata dalla mancanza di ormoni rilasciati durante la produzione di latte.

Questi ultimi hanno concluso dicendo: "L'allattamento al seno può aiutare le madri a rilassarsi e a ridurre lo stress, quindi potrebbe svolgere un ruolo nella prevenzione di problemi di salute mentale".

 

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Depressione: il problema di salute mentale più diffuso in Italia

Depressione: il problema di salute mentale più diffuso in Italia | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

I dati Istat relativi alla salute degli italiani nel 2013 hanno dimostrato un peggioramento nell'ambito della salute mentale e del benessere psicologico, dichiarando la depressione il più diffuso disturbo che riguarda la sfera mentale. Essa rappresenta un disturbo che colpisce circa 2.6 milioni di persone con una prevalenza che si mostra raddoppiata nelle donne rispetto agli uomini.

 

E' stato dimostrato che tra i fattori scatenanti della depressione e quelli che minano la salute mentale vi sono gli eventi dolorosi, la consapevolezza di avere una grave malattia, difficoltà economiche, problemi all'interno del contesto familiare, la perdita del lavoro, l'interruzione del rapporto di coppia e la perdita di una persona cara.

Sulla base di questi elementi, sarebbe opportuno riflettere sul ruolo e sull'importanza del sostegno psicologico nel ridurre e contrastare gli effetti negativi prodotti da questi eventi e sul ruolo e sull'importanza che la prevenzione può avere nel ridurre il rischio di rincorrere in un'alterazione della propria salute mentale.

 

A cura di Federico Baranzini

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Effetti dello stress cronico precoce sul comportamento in età adulta

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Diversi sono gli studi nel panorama scientifico volti ad indagare l'impatto che i fattori di stress precoci e cronici hanno sul comportamento.

 

In particolare, Grigori Enikolopov ha condotto una ricerca con l'obiettivo di valutare gli effetti dell'esposizione ad episodi di stress sociale nell'adolescenza. L'impatto dello stress sul comportamento è stato valutato per mezzo di alcuni test che indagavano i livelli di ansia, depressione e la capacità di socializzazione sia al momento delle esperienze stressanti che in età adulta.

Il campione era composto da due gruppi di topi:

- un primo gruppo (in cui ogni topo era l'equivalente umano di un adolescente) è stato sottoposto ad un evento stressante e cronico ovvero l'attacco di un topo adulto aggressivo, producendo alti livelli di ansia e riduzione dei livelli di interazione sociale con gli altri animali giovani, con annessa riduzione della crescita di cellule nervose in una porzione dell'ippocampo importante per il suo coinvolgimento nella depressione.

- un secondo gruppo il quale, dopo essere stato sottoposto a stress sociali precoci, veniva immesso per diverse settimane in un ambiente non stressante. Questi topi, ormai diventati adulti, non mostrarono più parte degli stessi atteggiamenti dei topi del primo gruppo anche se si notarono due effetti latenti sul comportamento: livelli alterati di ansia e maggiore aggressività nelle interazioni sociali.

 

Ciò porta ad affermare che l'esposizione ad un ambiente ostile durante l'adolescenza ha profonde conseguenze sullo stato psichico ed emotivo e sui comportamenti sociali in età adulta.

 

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Uno spray nasale per curare la depressione

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La depressione, poichè rappresenta un disturbo invalidante e con una prevalenza nella popolazione non sottovalutabile, è stata oggetto di diversi studi e di diverse proposte di intervento e trattamento. In passato essa è stata curata e trattata con la pratica dell'elettroshock, successivamente con l'impiego di psicofarmaci e psicoterapia e, con uno sguardo al presente, anche con metodi alternativi quali meditazione, agopuntura e omeopatia.

 

Oggi, accanto a questi approcci, si colloca una nuova scoperta per la trattazione della depressione, che rappresenta un'alternativa con la speranza di effetti collaterali minimi o nulli, ovvero l'impiego di un peptide. Questo peptide era stato precedentemente utilizzato in un studio che prevedeva l'iniezione di quest'ultimo all'interno del cervello di alcuni animali, con la conseguente riduzione dei sintomi depressivi nei modelli animali, nonostante la procedura fosse invasiva. Oggi, grazie ad ulteriori studi, è stata scoperta una modalità di somministrazione del peptide non invasiva ovvero l'erogazione nasale dello stesso, metodo che permette di far arrivare il peptide alla parte destra del cervello, alleviando i sintomi della depressione nei modelli animali.

 

Questi studi gettano le basi verso una futura ed ipotetica applicazione del medicamento nella pratica clinica umana in modo da ridurre e contrastare i sintomi depressivi.

 

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Pensieri depressivi: non solo parole ma anche percezioni – Psicologia

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I pensieri depressivi negativi non sono solo accompagnati da pensieri verbali negativi, ma anche da qualità sensoriali. Questo è il risultato proposto da uno studio condotto dall'Università di Amburgo.

 

Nel presente studio è stato preso in considerazione un campione di 356 pazienti con diagnosi di disturbi dell'umore ed, attraverso delle interviste, è stato chiesto loro se i propri pensieri depressivi fossero o meno associati anche ad alcune sensazioni sensoriali (ad esempio se i pensieri autocriticisti fossero associati ad una voce). 

 

Il 57% del campione ha confermato l'ipotesi, ovvero che i pensieri depressivi negativi sono accompagnati anche da proprietà sensoriali. Il 40% ha riferito sensazioni corporee e meno sensazioni uditivi e visive. Ma il dato più interessante emerso dallo studio, riguarda il fatto che anche le persone che hanno riferito sensazioni sensoriali associate a pensieri depressivi negativi erano pazienti con episodi depressivi ricorrenti e con una maggiore percentuale di ricoveri per disturbi dell'umore. Le qualità sensoriali sono risultate direttamente proporzionali alla gravità dei sintomi depressivi.

 

Il presente studio getta le basi per la conduzione di ulteriori studi che approfondiscano e facciano ulteriore luce su come le sensazioni sensoriali nei soggetti depressi possono essere predittive, in modo da comprendere la gravità del quadro psicopatologico e da arricchire i protocolli di trattamento.

 

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Depressione grave e neurostimolazione: necessari altri studi

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La stimolazione cerebrale profonda è una tecnica che, tra le diverse applicazioni, è stata utilizzata per la trattazione di alcuni sintomi invalidanti, come la rigidità muscolare e i tremori, di alcune patologie. Essa consiste nel posizionare, in alcune parti più profonde del cervello, degli elettrodi collegati ad un pacemaker che, una volta acceso, permette di stimolare i neuroni e le fibre nervose che li connettono. Questa tecnica non ha degli effetti positivi solo a livello muscolare, ma anche sulle funzioni cognitive frontali e sul comportamento e, proprio per questo motivo, sono state ipotizzate nuove applicazioni di essa come ad esempio per il trattamento delle gravi depressioni farmacoresistenti.

 

Per valutare l'efficacia di questa tecnica in quest'ambito, è stato condotto uno studio dal Dott Darin Dougherty insieme ad altri medici in cui è stato preso in considerazione un campione di 30 persone con depressione grave, alle quali sono stati impiantati degli elettrodi in alcune aree cerebrali profonde. Nelle prime 16 settimane, 15 soggetti sono stati sottoposti alla neurostimolazione, mentre i restanti 15 sono stati sottoposti a finta stimolazione.

 

Dai risultati ottenuti attraverso l'utilizzo della scala psichiatrica MADRS per la valutazione della riduzione della depressione, non è stata riscontrata, a differenza di quanto ci si attendeva, una maggiore efficacia della neurostimolazione vera rispetto a quella finta nel breve periodo considerato, ma se si considerano altri parametri ed un periodo più ampio, è stato riscontrato un certo beneficio.

 

Secondo gli studiosi, si necessita di ulteriori studi in merito ed ulteriori modifiche come ad esempio aumentare la grandezza del campione ed il periodo di tempo preso in considerazione, perfezionare l'impianto  e la stimolazione e migliorare i criteri di valutazione clinica del miglioramento.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Capriccioso? No, depresso

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La depressione non rappresenta un disturbo che può colpire solo gli adulti, pertanto nemmeno i bambini ne sono immuni. Spesso, infatti, i genitori pensano che alcuni comportamenti dei propri figli siano solo capricci, mentre possono rappresentare dei sintomi che possono ricondurre ad un disturbo più serio. Per questo motivo è importante che alcuni segnali vengano coliti il prima possibile come ad esempio: 

- il bambino si mostra triste o irritabile, agitato e manifesta episodi di pianto

- il bambino mostra comportamenti violenti ed aggressivi

- il bambino si isola mostrandosi passivo

il bambino mostra una riduzione del rendimento scolastico

- alterazioni del sonno

- alterazioni dell'appetito

- cambiamenti di peso

- cambiamenti nelle abitudini

 

In tal caso, in primis, sarebbe opportuno rivolgersi al proprio pediatra in modo da escludere malattie organiche alla base dei sintomi e, successivamente, sarebbe opportuno rivolgersi ad una struttura specializzata che si presti ad effettuare una valutazione del bambino a livello psicologico e neuropsichiatrico. Non per forza essi rappresentano segnali di una sottesa depressione, ma ad ogni modo non vanno trascurati. E' importante, inoltre, il coinvolgimento di tutte le persone che ruotano intorno alla vita del bambino, compresi gli insegnanti, i quali, passando diverse ore al giorno con il bambino, possono rappresentare una fonte attendibile per valutare la presenza o meno di questi segnali e campanelli d'allarme.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Insonnia: fattori predisponenti e pratiche di cura

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Con il termine insonnia si fa riferimento ad un'alterazione nella durata, qualità e quantità del sonno. Si presenta con difficoltà nell'addormentarsi, sonno leggero ed interrotto, risveglio precoce, sonno non ristoratore ed insoddisfacente. 

 

L'insonnia si riscontra spesso come sintomo in alcune patologie come i disturbi d'ansia e i disturbi dell'umore. In uno studio fatto sulla popolazione europea è stato riscontrato che l'insonnia precede l'inizio del primo episodio di depressione il 41% delle volte ed è ad esso successivo il 28,9% delle volte, così come per i disturbi d'ansia, non meno del 60-70% dei pazienti con disturbo d'ansia generalizzato mostra problemi di insonnia.

 

Essa può comportare una compromissione della qualità di vita delle persone che ne soffrono con un decremento della produttività in ambito lavorativo, eccessiva sonnolenza diurna, deficit di concentrazione, memoria e attenzione.

 

Può essere transitoria e temporanea nel momento in cui caratterizza il soggetto per giorni o settimane in seguito ad un particolare periodo di stress, e cronica quando, invece, si manifesta per mesi o anni in seguito alla prevalenza di disturbi medici e psichiatrici.

 

Da diversi studi è emerso che pochi soggetti chiedono un consulto dello specialista per i problemi relativi al sonno e l'uso di farmaci prescritti dal medico è la pratica terapeutica adottata con maggiore frequenza. Sottovalutare i problemi di insonnia comporta anche una sottovalutazione delle conseguenze che il dormire poco e male hanno sulla salute. 

Numerosi studi hanno rilevato come un trattamento di tipo cognitivo comportamentale risulta essere efficace per migliorare la sintomatologia del disturbo, in quanto esso mira a modificare i comportamenti disfunzionali legati al sonno e a correggere le credenze distorte su di esso.

Un trattamento combinato, terapia farmacologica e psicoterapia cognitivo comportamentale, rappresenta il trattamento più mirato per la cura dei problemi legati al sonno.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Depressione: sintomi, cause e come si cura

Depressione: sintomi, cause e come si cura | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Spesso alla domanda: "Come stai oggi?" si risponde: "Mi sento depresso", magari per indicare erroneamente un temporaneo abbassamento dell'umore o una giornata negativa. Ciò indica quanto il termine depresso venga utilizzato senza essere contestualizzato e quanto si utilizzi talvolta banalizzandolo. La depressione non va sminuita. 

 

Essa rappresenta un disturbo dell'umore che porta le persone che ne soffrono a sentirsi tristi tutto il giorno per diversi giorni. Il soggetto depresso, oltre ad essere caratterizzato da un abbassamento dell'umore, è un soggetto che ha perso il piacere e l'interesse vero lo svolgimento di attività che prima reputava piacevoli. Il soggetto depresso si sente demotivato, carente di energie, affaticato. Potrebbe sviluppare perdita dell'appetito o, in alcuni casi, un incremento eccessivo di quest'ultimo, insonnia e difficoltà di concentrazione, senso di inutilità e di colpevolezza.

 

Le cause della depressione non sono ancora state individuate con certezza. Si pensa ad una maggiore predisposizione genetica verso il disturbo e ad una vulnerabilità psicologica relativa derivante soprattutto dal proprio passato. Questi singoli fattori o la loro interazione possono, insieme ad altri, causare depressione.

 

Per il trattamento della depressione, sarebbe opportuno intraprendere un percorso psicoterapeutico o una terapia farmacologica che prevede la prescrizione di antidepressivi e regolatori dell'umore. E' importante, ad ogni modo, consultare il proprio medico, il quale potrà indirizzare la persona con presunta depressione da uno specialista.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Col divorzio rischio pressione alta e depressione

Col divorzio rischio pressione alta e depressione | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Anche se in alcune situazioni il divorzio può rappresentare l'unico percorso da intraprendere, da esso possono scaturire problemi ulteriori che hanno a che fare con la salute della persona.

In particolare, è stato condotto uno studio dall'Università dell'Arizona e pubblicato successivamente sulla rivista Health Psychology.

 

Sono stati presi in considerazione 138 soggetti che hanno affrontato il divorzio o la separazione nelle 16 settimane precedenti all'inizio dell'esperimento. E' stata indagata la loro qualità del sonno durante tre visite di laboratorio per sette mesi e mezzo ed è stata misurata la loro pressione sanguigna. Come parametro è stata presa in riferimento anche la qualità del sonno in quanto, in seguito ad una separazione, è normale che si presentino delle difficoltà a riposare, ma se queste difficoltà persistono possono celare qualcosa di diverso e possono rendere più sensibili e predisposti i soggetti a sviluppare depressione e altri problemi di salute.

 

Dai dati emersi, si è riscontrato che più persistevano i problemi di sonno in seguito alla separazione, per un periodo di dieci settimane o più, maggiore era la probabilità che questi problemi avessero delle conseguenze negative sui livelli di pressione sanguigna, non trascurando anche gli effetti che i problemi legati al sonno hanno sull'umore.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Non dormi abbastanza? Occhio alla depressione

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La mancanza di sonno e il non dedicare il giusto quantitativo di ore ad esso, può comportare tutta una serie di difficoltà come l'essere poco concentrati o il rallentare il normale svolgimento delle attività quotidiane, ma non solo. La mancanza di sonno, secondo alcuni studiosi, può predisporre le persone verso la manifestazione di disturbi dell'umore compresa la depressione.

 

L'esperto di fisiologia del sonno, P. Meerlo, ha cercato di spiegare il perchè la mancanza di sonno può comportare ed innescare i disturbi dell'umore. Secondo quest'ultimo, la deprivazione di sonno o comunque sonno estremamente ridotto per una settimana, comporta una modifica di alcune aree del cervello come le aree adibite alla regolazione delle risposte allo stress e l'ippocampo, importante per i processi di apprendimento e di memoria.

 

Condividendo lo stesso interesse relativo al legame tra l'insonnia ed i disturbi dell'umore, M. Kimura ha scoperto che alcuni pazienti presentavano un prolungamento della fase del sonno meno profondo e più vicina alla veglia, chiamata fare REM, così come un aumento della produzione di un particolare ormone dello stress che può influenzare l'umore causando ansia e depressione. 

 

Secondo, invece uno studio condotto dallo psichiatra F. Benedetti, alcune mutazioni genetiche che incidono sull'orologio interno possono aumentare il rischio di sucidio, soprattutto in concomitanza di un evento stressante.

Queste sono alcune evidenze che dimostrano l'importanza del dormire bene, in modo sano e prolungato.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Depressione? Malati di sclerosi multipla i soggetti più a rischio

Depressione? Malati di sclerosi multipla i soggetti più a rischio | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Nel trattamento e nella cura dei soggetti con sclerosi multipla non vanno sottovalutati i risvolti che questa patologia può avere sul piano psicologico, emotivo e dell'umore. Infatti, proprio in questi soggetti vi è una prevalenza maggiore di depressione, disturbo bipolare, disturbi d'ansia, disturbi dell'adattamento e disturbi psicotici. Ad affermarlo è stata l'Associazione dei neurologi americani la quale ha redatto, in tale direzione, un documento con nuove linee guida per la valutazione e la gestione di questi disturbi nei soggetti con sclerosi multipla.

Questo documento è stato prodotto con l'obiettivo di sensibilizzare i medici a focalizzarsi, tra i tanti aspetti della patologia, anche su quelli a contenuto psicologico ed emotivo nei soggetti con sclerosi multipla.

Sarah L. Minden, dell'Harvard Medical School, ha spiegato che: "Se questi disturbi non vengono rilevati e trattati, possono peggiorare la qualità della vita dei pazienti, interferendo con l'adesione alle terapie e aumentando il rischio di suicidio".

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Depressione, la mancanza di serotonina non è la causa?

Depressione, la mancanza di serotonina non è la causa? | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Diverse ricerche hanno dimostrato che alla base della depressione vi sarebbe una carenza di serotonina, messaggero chimico normalmente presente nel cervello.

Riscontri diversi sono stati ottenuti, invece, da uno studio condotto da D. Kuhn e i colleghi del J. D. Dingell VA Medical Center e della Wayne State University School of Medicine.

Nel loro esperimento analizzarono dei topi nei quali era stata indotta un'incapacità nel produrre la serotonina e, analizzandone il comportamento, hanno riscontrato poche differenze tra il comportamento del campione e quello prodotto da topi non aventi questo deficit. E' emerso solo un aumento dei livelli di aggressività nel campione.

Inoltre, molti soggetti, nonostante l'assunzione di antidepressivi, alcuni dei quali agiscono aumentando la quantità di serotonina nel cervello, continuano a manifestare sintomi depressivi.

Questo studio dimostrerebbe che la serotonina non rappresenta il punto cruciale nell'identificazione delle cause della depressione, e che altre cause devono essere tenute in considerazione per produrre in seguito un trattamento migliore e maggiormente efficace.

 

A cura di Federico Baranzini

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Perché chi non dorme rischia la depressione

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"E' opinione diffusa che l'insonnia sia solo un effetto collaterale della depressione. Recenti ricerche hanno evidenziato invece come i disturbi del sonno possano in alcuni casi innescare meccanismi che provocano disturbi dell'umore. Da sintomo l'insonnia diventa causa". Così si è espresso Peter Meerlo, ricercatore olandese dell'Università di Groningen, che insieme ad altri ricercatori ha cercato di scoprire e dimostrare come dall'insonnia si può arrivare a sviluppare depressione e non solo viceversa.

 

I ricercatori, nel loro studio, hanno monitorato cavie da laboratorio sottoposte a cicli di sonno di 4 ore al giorno, quindi sottoposte a deprivazione. A distanza di una settimana sono state riscontrate delle alterazioni nel sistema che regola la risposta allo stress (asse ipotalamo- ipofisi- surrene), sistema le cui alterazioni sono correlate a disturbi dell'umore. E' stata riscontrata, inoltre, un'alterazione a livello della quantità delle cellule dell'ipotalamo , una riduzione del volume dello stesso e una riduzione della sensibilità di alcune cellule nervose alla serotonina.

 

Lo studio ha dimostrato anche che, se si ripristinano i normali cicli di sonno negli animali del campione, i cambiamenti avvenuti nel cervello degli stessi si ripristinano impiegando però diverso tempo. E come riporta il leader dello studio "Se vengono trascurati possono provocare effetti anche gravi".

 

A cura di Federico Baranzini

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La morte improvvisa di una persona cara può provocare disturbi psichiatrici

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La perdita improvvisa di una persona cara, oltre a rappresentare un evento doloroso, potrebbe rappresentare anche un evento dal quale potrebbero emergere dei disturbi mentali, predisponendo il soggetto verso lo sviluppo di disturbi psichiatrici, di maggiore o minore rilevanza.

 

A tal riguardo è stato condotto uno studio all'interno della Columbia University. Il campione era composto da 27.534 soggetti tra i 30 e oltre i 70 anni, facenti parte del "National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions", i quali sono stati sottoposti a delle domande relative i lutti che hanno caratterizzato la loro famiglia. La morte improvvisa di una persona cara è stata definita dal 20-30 % dei soggetti come l'evento più traumatico della propria vita, ma non solo. I soggetti più giovani del campione hanno mostrato che quest'evento ha raddoppiato il rischio relativo all'insorgenza di un disturbo psichiatrico, e nei soggetti tra i 50 ed oltre i 70 anni questo rischio si è mostrato quintuplicato. La maggior parte del campione però non ha sviluppato problemi in tal senso in seguito all'evento, ma è stato riscontrato un aumento del rischio di depressione maggiore, attacchi di panico, fobie e disturbo post-traumatico da stress e dipendenza da alcol. 

Lo studio ha dimostrato, a detta della ricercatrice "quanto, anche negli adulti senza storia di disturbi psichiatrici, questo è un periodo vulnerabile di rischio per l'insorgenza di un disturbo psichiatrico potenzialmente invalidante".

 

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Migliorare L'Umore: Integratori Alimentari, Erbe e Vitamine

Migliorare L'Umore: Integratori Alimentari, Erbe e Vitamine | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Al di là dei tradizionali farmaci impiegati per il trattamento dei disturbi dell'umore, spesso è consigliabile modificare i propri stili di vita come effettuare esercizio fisico all'aperto, seguire un'alimentazione corretta e completa e assumere degli integratori specifici che migliorano l'umore. Ciò è stato confermato da H. Emmons, psichiatra presso l'Università del Minnesota. Per quanto non vi sia ancora un accordo unanime e si mostrano necessarie ulteriori ricerche,è possibile effettuare una panoramica dei metodi complementari più comunemente utilizzati per trattare disturbi dell'umore. 

 

Tra i maggiori potenziali stimolatori dell'umore si riscontrano: l'erba di San Giovanni (pianta a fiori gialli i cui composti producono effetti medicinali), Valeriana ( rimedio naturale che aiuta a contrastare l'insonnia e alleviare l'ansia), Lavanda (utilizzata per infondere rilassamento), Vitamina B (raccomandata da Emmons poichè è essenziale per il metabolismo cellulare e per il normale funzionamento del sistema nervoso centrale), Omega-3 ( utilizzati per il trattamento della depressione e altri problemi psichiatrici), Kava Kava ( bevanda utile per alleviare i sintomi d'ansia la quale però è sconsigliata per chi ha malattie epatiche o per chi sta usando farmaci che intaccano il fegato).

 

Per quanto riguarda l'esercizio fisico Emmons afferma che: "Probabilmente si tratta del miglior trattamento alternativo per la depressione". E' stato dimostrato che correndo si rilascia endorfina, uno stimolatore dell'umore.

 

Al di là di questi metodi alternativi per gestire periodi particolari di stress o lievi disturbi dell'umore,per le forme più gravi è opportuno rivolgersi al medico.

 

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L'umorismo aiuta il cervello ad affrontare lo stress

Il senso comune ha sempre condotto a pensare che essere solari, positivi ed essere caratterizzati da umorismo, aiuti ad affrontare meglio le difficoltà della vita e ad approcciarsi ad esse in maniera differente. Ma, ad affermare scientificamente l'importanza dell'umorismo nella vita, vi è Scott Weems, ricercatore dell'Università del Maryland. Egli ha ripercorso l'evoluzione delle ricerche scientifiche dimostrando i benefici dell'humor sulla salute psicologica, la flessibilità e la preparazione della mente ad affrontare lo stress grazie all'umorismo.

 

Tra le diverse ricerche riportate si riscontrano:

- Studio dell'Università di Te Aviv del 1976 grazie al quale è stato dimostrato che ascoltare la registrazione di uno spettacolo comico prima di essere sottoposti ad un test per la valutazione delle capacità creative migliora del 20% i risultati ottenuti.

- Studio dell'Università del Maryland del 1987 il quale ha dimostrato che guardare una commedia riesce ad aumentare più del doppio la capacità di risolvere un rompicapo.

- Studio del College of William and Mary del1998 che ha permesso di valutare l'influenza dell'umorismo sul miglioramento delle prestazioni ottenute in compiti di ragionamento spaziale.

- Studio dell'Università del North Carolina del 2000 il quale ha dimostrato che guardare una commedia prima di un film cruento riduce lo stress psicologico prodotto da quest'ultimo.

 

E' importante però distinguere l'umorismo dal sarcasmo, il quale potrebbe rappresentare un sintomo negativo del proprio stato psicologico, soprattutto se usato verso se stessi. Nicholas Kuiper ha infatti riscontrato un'associazione tra questo tipo di umorismo e casi di depressione, ansia e bassa autostima.

 

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Depressione: la terapia con il litio verso una maggiore sicurezza

Depressione: la terapia con il litio verso una maggiore sicurezza | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Negli ultimi anni, per ovviare agli effetti collaterali prodotti dagli psicofarmaci somministrati per il trattamento dei disturbi del'umore, è stata proposta ed indagata l'efficacia di una nuova terapia basata sulla somministrazione del salicilato di litio. Esso rappresenta una forma di sale alternativa che sembra mantenere costanti i livelli nel sangue e nel cervello fino a 48 ore dopo l'assunzione della dose orale.

 

A tal proposito è stato condotto uno studio su animali da laboratorio. Nello specifico i ricercatori hanno testato due sali di litio: il salicilato e il lattato. Entrambi sono strutturalmente diversi dal carbonato di litio. Secondo i loro test di laboratorio, i topi hanno ottenuto effetti completamente diversi relativi al modo in cui il corpo assorbe distribuisce e si libera di un farmaco, rispetto al classico carbonato approvato dall'FDA.

 

Pertanto il salicilato di litio risulta efficace e senza alti picchi tossici rispetto al carbonato di litio, utilizzato attualmente. Quest'ultimo, una volta assunto, comporta degli effetti collaterali come tremori, diarrea, vomito e disturbi tiroidei. 

Secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio sulle diverse forme di sali di litio, se verranno confermati gli stessi risultati sugli esseri umani, ciò consentirebbe l'assunzione meno frequente del farmaco e soprattutto con effetti collaterali ridotti.

 

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