Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano
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Disturbo depressivo post partum: l'importanza di intervenire precocemente

Disturbo depressivo post partum: l'importanza di intervenire precocemente | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Il disturbo depressivo post partum, più comunemente conosciuto come depressione post-partum, è un disturbo psichico che affligge numerose donne in gravidanza.

 

Secondo recenti statistiche le donne maggiormente predisposte alla depressione post partum hanno in media 35 anni, un buon livello di istruzione, un livello economico medio, sono sposate o convivono. 

 

Non esiste però un profilo economico, sociale e anagrafico standard della donna predisposta alla depressione post partum. E' un disturbo al contrario molto diffuso che può affliggere tutte le donne.

 

In particolare, la propensione a tale disturbo è più diffusa nelle donne che hanno già manifestato episodi depressivi e/o ansiogeni :«Chi ha avuto complicazioni durante l’attuale gravidanza o in precedenza e chi ha già sofferto in precedenza di depressione o di ansia è più a rischio di soffrirne nuovamente - spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e coordinatore dello studio che ha tracciato il possibile identikit delle "mamme in pericolo" -. Crisi economica, disoccupazione e scarso supporto da parte del partner, della famiglia e degli amici non fanno che aggravare la situazione, perché il sostegno lavorativo e familiare è fondamentale».


Molto spesso i primi sintomi della depressione post-partum si manifestano durante la gravidanza e, se interpretati correttamente, consentono di curare tale disturbo precocemente. La terapia precoce consente una maggiore probabilità di eliminazione del disturbo, che si attesta intorno al 90%.


«È indubbio che i bruschi cambiamenti ormonali che avvengono durante il puerperio sono alla base della possibile depressione perinatale - spiega Mauro Busacca, direttore dell’Ostetricia e Ginecologia al Fatebenefratelli e Oftalmico -. E poiché è sempre più frequente negli ospedali il ricorso alla dimissione precoce c’è troppo poco tempo per i medici e le ostetriche per capire i sentimenti, le paure e la vulnerabilità psicologica delle nuove mamme. Ecco perché è importante individuare le pazienti a rischio di depressione post parto ancor prima del parto e dedicare a loro maggior attenzione e assistenza, eventualmente anche a domicilio».

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Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano
News e aggiornamenti sui più importanti Disturbi dell'Umore. Psicologia e Psicoterapia della Depressione a Milano e Online. www.psicoterapeuta-a-milano.it
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Dott Federico Baranzini - Psicoterapeuta per i Disturbi dell'Umore a Milano e Como

Dott Federico Baranzini - Psicoterapeuta per i Disturbi dell'Umore a Milano e Como | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Psichiatra e Psicoterapeuta, si occupa da anni di Disturbi dell'Umore per le quali offre serivizi di diagnosi e terapia nel proprio studio di Milano e a Como presso la Casa di Cura Le Betulle.

 

In particolare tratta:

Depressione Reattiva Nevrotica

Depressione Maggiore con o senza psicosi

Episodi depressivi minori da stress

Disturbo Bipolare dell'Umore tipo 1 e 2

Distimia

Distimia Bipolare

Disturbo Maniacale

 

Per maggiori informazioni e consulti:

http://www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

Per altre necessità o urgenze potete contattare il dott Baranzini al numero 388 1044 874.

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Insonnia, 9 milioni di italiani non dormono

Insonnia, 9 milioni di italiani non dormono | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Obiettivo della Giornata Mondiale del sonno svolta nel mese di Marzo, è stato quello di sensibilizzare e focalizzare l'attenzione delle persone sull'importanta del sonno per lo sviluppo fisico e neurologico, e sulla correlazione che vi è tra i disturbi del sonno e il manifestarsi di diverse patologie. 

Alcuni degli effetti prodotti dai disturbi del sonno vi sono instabilità emotiva e alterazione del tono dell'umore. Coloo che soffrono di questi disturbi sono, ad esempio, a rischio depressione.

 

Recentemente, a tal proposito, è stato scoperto che vi è correlazione tra una forma di depressione specifica detta disturbo affettivo stagionale ed il gene PER3. Sono state riscontrate delle alterazioni del gene in soggetti che erano accomunati dalla presenza di depressione stagionale e insonnia. 

 

Secondo la Dott. ssa C. Lombardi, responsabile del Centro di Medicina del sonno dell'Auxologico di Milano: "Concederci l'adeguato riposo notturno non è una perdita di tempo come la nostra società a volte ci spinge a pensare, ma fa parte delle strategie necessarie a preservare la nostra salute".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Disturbo bipolare e disturbo borderline: separati alla nascita?

Disturbo bipolare e disturbo borderline: separati alla nascita? | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Il disturbo bipolare e il disturbo borderline rappresentano due disturbi diversi nell'ampio mondo e panorama psicopatologico, anche se presentano una notevole sovrapposizione sintomatologica. E' importante, pertanto, effettuare un'accurata diagnosi che permetta successivamente un adeguato trattamento.


Il disturbo bipolare, che ha una prevalenza del 2% nella popolazione generale, è caratterizzato dalla variabilità del tono dell'umore il quale può oscillare da una fase maniacale/ ipomaniacale ad una fase depressiva. Inoltre, vi sono diversi casi che dimostrano la sua trasmissione su base ereditaria.


Il disturbo di personalità borderline, la cui prevalenza tratta da stime recenti è del 6%, è caratterizzato da pensieri, sentimenti e comportamenti che ostacolano il normale funzionamento generale del soggetto (sociale, psicologico, lavorativo). In questo disturbo vi è una minore influenza genetica.


Per quanto i due disturbi sono accomunati da impulsività, umore instabile, rabbia inadeguata, elevato rischio suicidario e relazioni affettive instabili, i soggetti con disturbo borderline di personalità mostrano una maggiore instabilità e impulsività rispetto ai soggetti con disturbo bipolare. Inoltre, il disturbo borderline di personalità è maggiormente associato ad una storia di infanzia di abusi.


Ciò che spesso rende difficile la diagnosi dell'uno o dell'altro, oltre alla sintomatologia spesso sovrapponibile, è anche il fatto che entrambi i disturbi possono coesistere nello stesso paziente.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Obesità e depressione

Obesità e depressione | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Dall'analisi di 15 studi relativi all'obesità e alla depressione, condotta da F. Luppino e dal Leiden University Medical Center, è emersa una relazione tra le due patologie, che potrebbe essere spiegata, inoltre, da alcune teorie di base quali:

- L'obesità, considerata come un'infiammazione, è strettamente correlata al rischio di depressione

- I modelli di bellezza caratterizzati da una forte magrezza che ci vengono presentati possono indurre un incremento del livello di insoddisfazione ed un abbassamento dei livelli di autostima nei soggetti obesi, predisponendoli ad un maggiore rischio di depressione

- La depressione potrebbe interferire con il corretto funzionamento del sistema endocrino e conseguente aumento di peso

 

Dagli studi analizzati è emerso, inoltre, che vi è un rischio maggiore del 55% di sviluppare depressione da parte delle persone obese ed il 58% di rischio in più per le persone depresse di diventare obese.

 

Alla luce dei risultati ottenuti dall'analisi dei 15 studi e delle teorie ad essi associate, sarebbe opportuno attenzionare l'aumento di peso nei soggetti depressi e, di contro, l'umore dei soggetti con peso maggiore a quello definito corretto, cercando di interrompere la catena che lega l'una all'altra patologia.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Via Diabesity
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Diabesity's curator insight, November 30, 2015 5:36 AM

Sembra esistere un legame sottile tra obesità e depressione, una sorta di relazione biunivoca che spinge i soggetti obesi a diventare maggiormente depressi e viceversa, come dimostra un ampio studio olandese pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry.

“Abbiamo riscontrato un’associazione bidirezionale tra la depressione e l’obesità: le persone obese hanno un rischio maggiore del 55% di sviluppare depressione nel tempo, mentre le persone depresse hanno il 58% di rischio in più di diventare obese”, ha dichiarato l’autore dello studio Floriana Luppino che, assieme ai colleghi del Leiden University Medical Center ha passato in rassegna 15 studi per un totale di 59.000 soggetti.

Ci sono diverse teorie che spiegano in che modo possano essere legati questi due disturbi, spiegano i ricercatori. In primo luogo, l’obesità è considerata una condizione di infiammazione e l’infiammazione è strettamente associata a un maggior rischio di depressione. In secondo luogo, l’ideale di bellezza in Europa e negli Stati Uniti è rappresentato dall’essere magri, e ciò può condurre a un maggior grado di insoddisfazione e una minore autostima da parte dei soggetti obesi, che risultano così più inclini alla depressione. Per ultimo, la depressione potrebbe interferire con il corretto funzionamento del sistema endocrino comportando un aumento del peso corporeo.

In ogni caso, concludono i ricercatori, data la stretta associazione tra le due patologie è opportuno che i medici monitorizzino con attenzione l’andamento del peso corporeo nei soggetti depressi e lo stato dell’umore nei soggetti obesi o sovrappeso, in modo da adottare misure preventive per interrompere il potenziale circolo vizioso.

Chi fosse interessato ad approfondire  il legame tra depressione ed obesità, può consultare il volume a cura di E. Molinari e G.Catelnuovo, Clinica psicologica dell’obesità, Springer-Verlag,Milano 2012.

Fonte: opsonline.it ,http://www.opsonline.it/psicologia-21936-obesita-depressione.html

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Il pensiero autocritico nella depressione: cosa accade nella nostra testa

Il pensiero autocritico nella depressione: cosa accade nella nostra testa | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

I pazienti depressi spesso sono caratterizzati da un forte senso autocritico e di inadeguatezza, pensieri di svalutazione ed emozioni negative. Questi modi di vedere se stessi potrebbero rappresentare dei fattori di rischio per lo sviluppo ed il mantenimento della depressione.

 

Un'equipe tedesca ha cercato di individuare le strutture cerebrali coinvolte nello sviluppo del pensiero autosvalutativo all'interno della depressione. Il campione preso in considerazione è stato diviso in gruppo di controllo ed in gruppo sperimentale al quale appartenevano soggetti con diagnosi di Depressione maggiore. Ad essi sono stati somministrati dei test che indagavano la loro capacità nella regolazione delle emozioni e, successivamente, è stato affidato loro il compito di scegliere da una lista tre aggettivi relativi al loro senso autocritico e tre aggettivi sempre negativi ma non per forza autocritici.

Inoltre, entrambi i gruppi sono stati sottoposti a risonanza magnetica e, ai soggetti depressi, sono state presentate delle immagini che contenevano aggettivi neutri, negativi generici ed autocritici.

 

Dall'analisi dei risultati è emersa una maggiore attivazione dell'amigdala (area importante nella gestione emotiva) nei pazienti depressi, ma non solo. I soggetti depressi sono stati sottoposti precedentemente a Terapia cognitivo comportamentale e suddivisi in soggetti response i quali avevano imparato a gestire le proprie emozioni relative al pensiero autocritico e in soggetti non response i quali ancora non sapevano gestire le proprie emozioni. I dati hanno rilevato un'iperattivazione dell'amigdala nei pazienti non response.

 

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Depressione: al mondo ne soffrono 350 milioni di persone

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Secondo i dati pubblicati dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) al mondo vi sono 350 milioni di persone che soffrono di depressione, disturbo dell'umore a carattere invalidante che può alterare il funzionamento lavorativo, scolastico e sociale di chi ne soffre.

 

E' un disturbo caratterizzato dall'abbassamento del tono dell'umore che può essere indotto da diverse classi di fattori, come ad esempio fattori biologici, psicologici e sociali. Per quanto questi dati rivelano un'incidenza molto alta del distrubo all'interno deella popolazione mondiale, essa non sempre viene diagnosticata in modo corretto e non sempre viene trattata, infatti in alcuni paesi la percentuale di persone che intraprendono un percorso di trattamento è inferiore al 10%.

 

Eppure oggi è possibile far fronte alla sintomatologia che la depressione porta con sè attraverso l'impiego di diverse forme di psicoterapia, o nei casi più gravi, attraverso l'impiego di farmaci antidepressivi, o qualora fosse necessario, attraverso la combinazione della psicoterapia con la farmacologia.

 

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Disturbo bipolare: effetti della qualità del sonno sull'umore

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Il disturbo bipolare è un disturbo dell'umore caratterizzato dall'alternanza di stati maniacali e di stati depressivi. Tra gli altri sintomi che distinguono questo disturbo vi sono i disturbi del sonno come la scarsa qualità del sonno che induce, soprattutto, episodi depressivi, e che può dare orginie alla mania. E' stato dimostrato che i disturbi del sonno rappresentano alcuni sintomi del disturbo bipolare ma, allo stesso tempo, che il disturbo bipolare può esasperare i problemi legati al sonno. 


Secondo E. Saunders, Prof.ssa del Dipartimento di Psichiatria del Penn State College of Medicine: "Le donne e gli uomini dormono in modo diverso. Sappiamo da studi sulla popolazione generale che le donne hanno un tipo diverso di architettura del sonno rispetto agli uomini, e loro sono soggette a diversi rischi per i disturbi del sonno, in particolare durante gli anni riproduttivi".

Inoltre, le donne sono spesso caratterizzate da sintomi più persistenti e maggiormente depressivi, mentre gli uomini tendono ad avere episodi più brevi e maggior tempo di latenza tra gli episodi.

 

Il fatto che la scarsa qualità del sonno colpisce le donne con disturbo bipolare più degli uomini potrebbe essere dettato dall'influenza degli ormoni riproduttivi sul sonno e sull'umore oppure potrebbe avere a che fare con il tipo di sonno che distingue le donne, ma ciò richiede maggiori studi sulle basi biologiche e maggiori studi con evidenze empiriche.

 

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Depressione maggiore: sintomi, cause e rimedi

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La depressione maggiore rappresenta un disturbo che viene categorizzato all'interno dei disturbi dell'umore. E' un disturbo i cui sintomi persistono ed interferiscono sul modo di pensare, di comportarsi, sul benessere e sullo svolgimento delle normali attività quotidiane.

 

Sintomi

Per effettuare una diagnosi di depressione maggiore, devono essere presenti alcuni dei seguenti sintomi per almeno due settimane: umore deflesso, senso di tristezza, disturbi del sonno, appetito irregolare, sensazione di sentirsi stanchi e ansiosi, privi di energia, perdita di interesse e piacere che prima caratterizzavano lo svolgimento delle attività quotidiane, senso di vuoto, pensieri ricorrenti di morte o di suicidio, difficoltà di contrazione, difficoltà di memoria.

 

Cause

Per quanto le cause della depressione maggiore non sono tuttora identificate con certezza, possono contribuire al suo sviluppo fattori psicologici, biologici ed ambientali. Non si tratta di un solo motivo scatenante, ma spesso è un disturbo dettato da un concatenarsi di varie situazioni o di un evento singolo che incide nella vita del soggetto. Alcune ricerche hanno dimostrato che esiste una componente ereditaria.

 

Rimedi

Le persone che manifestano sintomi di depressione maggiore possono, sotto prescrizione medica e consulto specialistico, assumere farmaci antidepressivi. Contemporaneamente sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia in modo che il soggetto possa analizzare in profondità quali siano le cause che stanno alla base del disturbo.

 

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Il disgusto verso di sé come trigger emotivo nell'autolesionismo

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L'autolesionismo è un fenomeno a cui bisogna prestare molta attenzione in quanto, oltre alla pericolosità che ne potrebbe derivare, rappresenta un fenomeno in crescita.

E' importante identificare ed individuare sia i comportamenti di questo tipo, i sentimenti che li generano e li accompagnano ed i fattori di rischio tra i quali sono stati rintracciati la depressione e l'abuso sessuale.

 

A tal proposito, Noelle Smith insieme ad alcuni colleghi dell'Università di Dallas, hanno effettuato una nuova ipotesi relativa alle cause e ai fattori di rischio sottostanti l'autolesionismo, ipotizzando che i sentimenti di disgusto verso se stessi potrebbero rappresentare un trigger emotivo nello sviluppo di questi comportamenti.

Gli autori dello studio hanno preso in considerazione 500 studenti, non ancora laureati, i quali sono stati sottoposti ad alcune domande relative all'attuazione di comportamenti autolesionistici non suicidari, depressione e abuso fisico e sessuale, nonchè la tendenza a provare sentimenti di disgusto verso se stessi.

I risultati ottenuti hanno evidenziato una relazione tra la tendenza a provare sentimenti di disgusto verso se stessi e la messa in atto di comportamenti autolesionistici.

 

Ancora però è da chiarire se questi comportamenti vengano messi in atto per sopperire ai sentimenti di disgusto relativi a se stessi oppure se questi comportamenti rappresentano la base per l'insorgenza di nuovi sentimenti di vergogna rispetto alle proprie azioni.

Per quanto ancora sia necessario far luce su questa relazione, emerge comunque l'importanza di prendere in considerazione la dimensione emotiva di questi comportamenti ai fini anche di un trattamento efficace.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Tutto sul disturbo bipolare

Tutto sul disturbo bipolare | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Il disturbo bipolare viene categorizzato all'interno dei disturbi dell'umore ed è caratterizzato da un umore che si manifesta lungo un polo depressivo ed uno maniacale. Quest'alternanza di umore, una volta terminata, da spazio a periodi più o meno lunghi di equilibrio, per poi riprendere.

 

Durante la fase in cui l'umore è depresso, il soggetto bipolare si mostra apatico, privo di iniziativa, incapace di provare piacere e gioia anche in situazioni positive e piacevoli. E' convinto, molte volte, di essere la causa del proprio male e di quello degli altri ed è caratterizzato da insonnia. Alcune volte il paziente bipolare in fase depressiva può sviluppare idee deliranti a tema catastrofico o di rovina, per se stesso o per i propri familiari. Possono verificarsi allucinazioni uditive sottoforma di voci che accusano o insultano.

 

Il soggetto bipolare, una volta sperimentata la fase depressiva, può sperimentare la fase maniacale del disturbo. In questa fase la persona è convinta di poter fare tutto. Pensando di poter commettere azioni pericolose potrebbe guidare a forte velocità, spendere senza controllo, essere disinibito a livello sessuale e abusare di sostanze o alcolici. Inoltre, il paziente maniacale è logorroico, ha un ritmo sonno-veglia alterato e alcune volte può mostrarsi irritabile o aggressivo. Anche nella fase maniacale possono svilupparsi idee deliranti, di solito idee di onnipotenza o di grandezza. Possono essere presenti allucinazioni uditive, con voci che acclamano, incitano o che esaltano.

La fase maniacale vera e propria è una fase che può mettere a rischio l'incolumità della persona e si distingue dalla fase ipomaniacale in cui vi è un abbassamento dei livelli di euforia ed eccitazione, fase che ha un minore impatto sulla vita del soggetto e che in genere non è mai accompagnata da deliri o allucinazioni.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Via Federico Ferrarese
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Pensieri negativi e ansie? Aumentano quando il sonno è poco

Pensieri negativi e ansie? Aumentano quando il sonno è poco | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Ad interessarsi della relazione che intercorre tra la salute mentale ed i disturbi del sonno sono stati due ricercatori della Binghamton University, J. Nota e M. Coles, i quali hanno condotto uno studio successivamente pubblicato su Cognitive Therapy and Research.

 

L'obiettivo dello studio è stato quello di comprendere come le problematiche relative al sonno possono influire e condizionare disturbi d'ansia, depressione e disturbo post- traumatico da stress.

In questo studio sono stati somministrati a cento studenti universitari alcuni questionari con l'obiettivo di valutare le proprie abitudini di vita, quelle relative al sonno e la presenza o meno di pensieri negativi.

 

Secondo gli studiosi, avere un sonno irregolare, interrotto, che dura poco e che non soddisfa il reale fabbisogno di un soggetto, porta ad un aumento della frequenza di pensieri negativi e preoccupazioni, rispetto alla salute mentale di coloro che dormono bene, in modo sano e che vanno a letto presto.

Agendo sui ritmi sonno- veglia, creando le giuste condizioni per riposare bene e quindi migliorando l'igiene del riposo notturno, si potrebbero gettare le basi per migliorare le condizioni mentali delle persone che presentano ansia, stress e depressione.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Moreno Mattioli - morenomattioli.it's curator insight, January 9, 2015 7:23 AM

Questo articolo mi pare confermi (indirettamente) la funzione di elaborazione inconscia di contenuti e stati mentali che svolge l'importante funzione psicobiologica del dormire. In questo senso, dormire poco e dormire male non può che lasciare dei carichi di lavoro supplementari al pensiero della veglia, carichi di lavoro che qui sono chiamati ansia e pensieri negativi.

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Depressione post-parto: capirla e curarla

Depressione post-parto: capirla e curarla | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Per quanto la nascita di un figlio rappresenta l'evento più atteso e più bello a cui una donna aspira, non sempre tutte le donne reagiscono a quest'evento allo stesso modo. Vi sono donne cariche di energia che si occupano del figlio con dedizione raggiungendo il proprio stato di benessere, ma vi sono anche donne che subiscono, soprattutto a livello psicologico, delle conseguenze negative relative a quest'evento, le quali possono dare l'avvio ad una depressione post-parto. 

Le cause di questo fenomeno non sono attualmente chiare, ma è noto che entrano in gioco diversi fattori tra cui quelli ormonali, fisici e psicologici legati allo stress del parto.

 

Una donna con depressione post- parto può sentirsi depressa, stanca o talvolta iperattiva, ansiosa, irritata e con l'idea di non essere adatta ad incarnare il ruolo di madre e a prendersi cura del suo bambino.

 

Secondo alcuni esperti sono più a rischio di depressione post-parto le donne che non possono contare sull'aiuto del proprio partner o delle persone più care, le donne che hanno precedentemente sofferto di depressione e quelle che hanno subito delle complicazioni rendendo la nascita difficile.

 

Per fronteggiare questo disturbo, in primis, è importante che la donna in questione sia attorniata da persone che la prendono in considerazione, che la supportano e che le dimostrano affetto e calore, pertanto un contesto di vita accogliente, supportivo e stimolante rappresenta un primo elemento verso l'acquisizione del proprio benessere. In secondo luogo, fattore non secondario che può aiutare la donna con depressione post-parto, è rappresentato dalla consapevolezza che si ha un problema che va affrontato per il proprio benessere e per quello del bambino.

Sarebbe opportuno, inoltre, rivolgersi ad uno specialista che può essere un medico di base o uno psicologo, i quali aiuteranno la donna con depressione post-parto ad essere indirizzata verso la strada più opportuna.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Chiudi la porta a depressione e stress! L'effetto benefico delle passeggiate all'aperto

Chiudi la porta a depressione e stress! L'effetto benefico delle passeggiate all'aperto | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Spesso, quando si è colpiti da depressione, si attende che essa passi o  ci si  rivolge al medico per trovare una soluzione , intraprendendo un percorso farmacologico e psicoterapeutico, andando talvolta a sottovalutare le piccole azioni che noi stessi possiamo mettere in atto per stare meglio, come una fra tante, svolgere esercizio fisico all'aria aperta.

 

A dimostrare l'utilità di una passeggiata all'aria aperta o la partecipazione ad un gruppo di cammino, vi è anche uno studio condotto dall'Università del Michigan con la collaborazione di altre tre Università. 

Nel presente studio sono stati valutati 1.991 soggetti che hanno partecipato al programma Walking for Health in Inghilterra. In questi soggetti sono state rilevate maggiori emozioni positive ed una maggiore sensazione di benessere rispetto alla popolazione media. 

 

Effettuare delle passeggiate all'aria aperta, inoltre, aumenta la percezione positiva del proprio vissuto quotidiano, favorisce la metabolizzazione ed il superamento di eventi stressanti, ma soprattutto, coniugare l'esercizio fisico alla compagnia di altre persone e all'immersione nella natura, può avere effetti benefici a lungo termine, con conseguente miglioramento della qualità della vita.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Depressione ed emicrania. Per chi ha subito abusi il rischio è maggiore 

Depressione ed emicrania. Per chi ha subito abusi il rischio è maggiore  | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Uno studio condotto dall'Università di Toledo in Ohio e coordinato da G. Tietjen, ha ipotizzato e dimostrato che vi potrebbe essere connessione tra gli abusi subiti durante l'infanzia ed il rischio di sviluppare, in età adulta, emicrania, depressione e ansia.

 

Dall'analisi effettuata sui dati provenienti da circa 14.000 adulti con un'età compresa tra i 24 ed i 32 anni e, tra le persone a cui è stata diagnosticata l'emicrania, è ermso che una buona parte aveva subito abusi.

 

Secondo Tietjen: " Sembra che nel cervello ci siano dei cambiamenti che portano a depressione, ansia ed emicrania e questo dimostra che il modo in cui sono collegate dipende da qualcosa che è accaduto precedentemente nella vita. Questo studio potrebbe aprire le porte a nuovi trattamenti a base di inibitori dell'istone deacetilasi, che possono invertire i cambiamenti genetici che avvengono nei primi anni di vita".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Disturbo Bipolare: la mancata diagnosi nel Regno Unito

Disturbo Bipolare: la mancata diagnosi nel Regno Unito | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Alcune volte, nel momento in cui viene richiesto al paziente di descrivere i propri sintomi, può capitare che egli ne escluda o ne sottovaluti alcuni. Ciò avviene alcun volte quando per esempio un paziente narra di sintomi depressivi, umore deflesso, tralasciando la presenza di periodi di sintomi di umore elevato o comunque considerandoli poco significativi. Ciò potrebbe portare all'assegnazione di un trattamento inappropriato per esempio alla prescrizione da parte del medico di  antidepressivi senza l'affiancamento di un farmaco stabilizzatore dell'umore, e quindi confondere un Disturbo bipolare con la depressione, per quanto questi due disturbi si presentino spesso in comorbidità.


Questa riflessione emerge dallo studio condotto dalla Leeds e York Partnership NHS Foundation Trust e dalla Scuola di Medicina presso l'Università di Leeds. I ricercatori hanno notato che tra le persone di età compresa tra i  16 e i 40 anni a cui vengono prescritti farmaci antidepressivi per la depressione o per l'ansia, circa il 10% soffre di Disturbo bipolare non riconosciuto.


Questi dati dimostrano quanto sia importante, soprattutto durante la fase di valutazione del paziente, effettuare l'analisi della storia di vita in modo da rintracciare sintomi che a primo impatto il paziente non verbalizza e che possono fare la differenza nell'ambito della diagnosi.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Depressione, 12% degli italiani colpiti ma solo uno su tre si cura

Depressione, 12% degli italiani colpiti ma solo uno su tre si cura | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Dal Forum "Un viaggio di 100 anni nelle neuroscienze" indotto da The European House- Ambrosetti all'Accademia dei Lincei, è emerso che la depressione è la malattia a maggiore incidenza nel mondo, posizionandosi al primo posto nei paesi occidentali. E' emerso, inoltre, che nel 2020 diverrà la maggiore causa di disabilità dopo le malattie cardiovascolari.


La depressione colpisce il 12,5% della popolazione, ma solo un italiano su tre è consapevole di questo problema e si adopera con il fine di interromperlo e di riacquistare il proprio benessere ed equilibrio.

La depressione, così come emerso, è un disturbo che non ha delle ripercussioni solo sul soggetto che ne soffre, ma rappresenta un disturbo ad alto impatto sociale in quanto, per ogni paziente depresso, sono coinvolti in modo indiretto almeno 2-3 familiari. 


Dall'analisi di questi dati emerge l'importanza di un intervento tempestivo focalizzato sul problema così come  l'importanza di una maggiore conoscenza e consapevolezza di esso.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Nuove prospettive sulle cause della depressione maggiore e il suo trattamento

Nuove prospettive sulle cause della depressione maggiore e il suo trattamento | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Per quanto le recenti ricerche relative all'eziologia e al trattamento della depressione hanno permesso di effettuare nuovi passi in avanti in tali direzioni, ancora non tutti i farmaci attuali hanno e danno l'effetto desiderato. Emerge pertanto la necessità di studiare più approfonditamente i meccanismi biologici alla base della depressione e nuovi farmaci per il suo trattamento.

 

 I ricercatori dell'Università Ebraica di Gerusalemme seguiti dal Prof. Yirmiya hanno focalizzato la propria attenzione sul ruolo delle cellule della microciglia nella depressione le quali rappresentano le cellule immunitarie del cervello e giocano un ruolo importante nella regolazione di funzioni comportamentali tra cui il dolore, l'umore e le capacità cognitive. E' stato dimostrato che sia l'attivazione che il declino della microciglia può portare alla depressione in quanto la sua alterazione non permette di regolare i normali processi cerebrali e il comportamento. 

 

Sulla base di queste evidenze, in seguito ad un'alterazione della microciglia, sarebbe opportuno applicare un trattamento farmacologico che inibisca la microciglia iperattiva o che stimoli la microciglia soppressa.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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La relazione tra una dieta ricca di grassi e sintomi ansioso-depressivi

La relazione tra una dieta ricca di grassi e sintomi ansioso-depressivi | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Il Dr Guiard, insieme ad altri ricercatori, hanno condotto uno studio su alcuni topi con l'obiettivo di indagare l'esistenza di una relazione tra l'iperglicemia e l'aumento di peso, in seguito ad una dieta ricca di grassi, e la manifestazione di una sintomatologia ansioso- depressiva.

 

Ai topi è stata somministrata una dieta ad alto contenuto di grassi e gli stessi sono stati sottoposti a dei controlli periodici di tipo comportamentale e metabolico. Sono stati valutati, inoltre, anche i livelli extracellulari di serotonina a livello cerebrale. 

 

Dalle analisi effettuate è emersa la relazione ipotizzata tra l'iperglicemia e l'aumento di peso, in seguito all'assunzione di cibi ad alto contenuto di grassi, e la comparsa dei sintomi ansioso- depressivi, nonchè una diminuzione dei livelli extracellulari di serotonina.

Questi risultati dimostrano che una dieta equilibrata è in grado di invertire quasi completamente i disturbi metabolici mostrando dei vantaggi anche nella riduzione dei sintomi ansioso- depressivi.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Depressione grave e neurostimolazione: necessari altri studi

Depressione grave e neurostimolazione: necessari altri studi | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

La stimolazione cerebrale profonda è una tecnica che, tra le diverse applicazioni, è stata utilizzata per la trattazione di alcuni sintomi invalidanti, come la rigidità muscolare e i tremori, di alcune patologie. Essa consiste nel posizionare, in alcune parti più profonde del cervello, degli elettrodi collegati ad un pacemaker che, una volta acceso, permette di stimolare i neuroni e le fibre nervose che li connettono. Questa tecnica non ha degli effetti positivi solo a livello muscolare, ma anche sulle funzioni cognitive frontali e sul comportamento e, proprio per questo motivo, sono state ipotizzate nuove applicazioni di essa come ad esempio per il trattamento delle gravi depressioni farmacoresistenti.

 

Per valutare l'efficacia di questa tecnica in quest'ambito, è stato condotto uno studio dal Dott Darin Dougherty insieme ad altri medici in cui è stato preso in considerazione un campione di 30 persone con depressione grave, alle quali sono stati impiantati degli elettrodi in alcune aree cerebrali profonde. Nelle prime 16 settimane, 15 soggetti sono stati sottoposti alla neurostimolazione, mentre i restanti 15 sono stati sottoposti a finta stimolazione.

 

Dai risultati ottenuti attraverso l'utilizzo della scala psichiatrica MADRS per la valutazione della riduzione della depressione, non è stata riscontrata, a differenza di quanto ci si attendeva, una maggiore efficacia della neurostimolazione vera rispetto a quella finta nel breve periodo considerato, ma se si considerano altri parametri ed un periodo più ampio, è stato riscontrato un certo beneficio.

 

Secondo gli studiosi, si necessita di ulteriori studi in merito ed ulteriori modifiche come ad esempio aumentare la grandezza del campione ed il periodo di tempo preso in considerazione, perfezionare l'impianto  e la stimolazione e migliorare i criteri di valutazione clinica del miglioramento.

 

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Capriccioso? No, depresso

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La depressione non rappresenta un disturbo che può colpire solo gli adulti, pertanto nemmeno i bambini ne sono immuni. Spesso, infatti, i genitori pensano che alcuni comportamenti dei propri figli siano solo capricci, mentre possono rappresentare dei sintomi che possono ricondurre ad un disturbo più serio. Per questo motivo è importante che alcuni segnali vengano coliti il prima possibile come ad esempio: 

- il bambino si mostra triste o irritabile, agitato e manifesta episodi di pianto

- il bambino mostra comportamenti violenti ed aggressivi

- il bambino si isola mostrandosi passivo

il bambino mostra una riduzione del rendimento scolastico

- alterazioni del sonno

- alterazioni dell'appetito

- cambiamenti di peso

- cambiamenti nelle abitudini

 

In tal caso, in primis, sarebbe opportuno rivolgersi al proprio pediatra in modo da escludere malattie organiche alla base dei sintomi e, successivamente, sarebbe opportuno rivolgersi ad una struttura specializzata che si presti ad effettuare una valutazione del bambino a livello psicologico e neuropsichiatrico. Non per forza essi rappresentano segnali di una sottesa depressione, ma ad ogni modo non vanno trascurati. E' importante, inoltre, il coinvolgimento di tutte le persone che ruotano intorno alla vita del bambino, compresi gli insegnanti, i quali, passando diverse ore al giorno con il bambino, possono rappresentare una fonte attendibile per valutare la presenza o meno di questi segnali e campanelli d'allarme.

 

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Insonnia: fattori predisponenti e pratiche di cura

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Con il termine insonnia si fa riferimento ad un'alterazione nella durata, qualità e quantità del sonno. Si presenta con difficoltà nell'addormentarsi, sonno leggero ed interrotto, risveglio precoce, sonno non ristoratore ed insoddisfacente. 

 

L'insonnia si riscontra spesso come sintomo in alcune patologie come i disturbi d'ansia e i disturbi dell'umore. In uno studio fatto sulla popolazione europea è stato riscontrato che l'insonnia precede l'inizio del primo episodio di depressione il 41% delle volte ed è ad esso successivo il 28,9% delle volte, così come per i disturbi d'ansia, non meno del 60-70% dei pazienti con disturbo d'ansia generalizzato mostra problemi di insonnia.

 

Essa può comportare una compromissione della qualità di vita delle persone che ne soffrono con un decremento della produttività in ambito lavorativo, eccessiva sonnolenza diurna, deficit di concentrazione, memoria e attenzione.

 

Può essere transitoria e temporanea nel momento in cui caratterizza il soggetto per giorni o settimane in seguito ad un particolare periodo di stress, e cronica quando, invece, si manifesta per mesi o anni in seguito alla prevalenza di disturbi medici e psichiatrici.

 

Da diversi studi è emerso che pochi soggetti chiedono un consulto dello specialista per i problemi relativi al sonno e l'uso di farmaci prescritti dal medico è la pratica terapeutica adottata con maggiore frequenza. Sottovalutare i problemi di insonnia comporta anche una sottovalutazione delle conseguenze che il dormire poco e male hanno sulla salute. 

Numerosi studi hanno rilevato come un trattamento di tipo cognitivo comportamentale risulta essere efficace per migliorare la sintomatologia del disturbo, in quanto esso mira a modificare i comportamenti disfunzionali legati al sonno e a correggere le credenze distorte su di esso.

Un trattamento combinato, terapia farmacologica e psicoterapia cognitivo comportamentale, rappresenta il trattamento più mirato per la cura dei problemi legati al sonno.

 

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Depressione: sintomi, cause e come si cura

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Spesso alla domanda: "Come stai oggi?" si risponde: "Mi sento depresso", magari per indicare erroneamente un temporaneo abbassamento dell'umore o una giornata negativa. Ciò indica quanto il termine depresso venga utilizzato senza essere contestualizzato e quanto si utilizzi talvolta banalizzandolo. La depressione non va sminuita. 

 

Essa rappresenta un disturbo dell'umore che porta le persone che ne soffrono a sentirsi tristi tutto il giorno per diversi giorni. Il soggetto depresso, oltre ad essere caratterizzato da un abbassamento dell'umore, è un soggetto che ha perso il piacere e l'interesse vero lo svolgimento di attività che prima reputava piacevoli. Il soggetto depresso si sente demotivato, carente di energie, affaticato. Potrebbe sviluppare perdita dell'appetito o, in alcuni casi, un incremento eccessivo di quest'ultimo, insonnia e difficoltà di concentrazione, senso di inutilità e di colpevolezza.

 

Le cause della depressione non sono ancora state individuate con certezza. Si pensa ad una maggiore predisposizione genetica verso il disturbo e ad una vulnerabilità psicologica relativa derivante soprattutto dal proprio passato. Questi singoli fattori o la loro interazione possono, insieme ad altri, causare depressione.

 

Per il trattamento della depressione, sarebbe opportuno intraprendere un percorso psicoterapeutico o una terapia farmacologica che prevede la prescrizione di antidepressivi e regolatori dell'umore. E' importante, ad ogni modo, consultare il proprio medico, il quale potrà indirizzare la persona con presunta depressione da uno specialista.

 

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Col divorzio rischio pressione alta e depressione

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Anche se in alcune situazioni il divorzio può rappresentare l'unico percorso da intraprendere, da esso possono scaturire problemi ulteriori che hanno a che fare con la salute della persona.

In particolare, è stato condotto uno studio dall'Università dell'Arizona e pubblicato successivamente sulla rivista Health Psychology.

 

Sono stati presi in considerazione 138 soggetti che hanno affrontato il divorzio o la separazione nelle 16 settimane precedenti all'inizio dell'esperimento. E' stata indagata la loro qualità del sonno durante tre visite di laboratorio per sette mesi e mezzo ed è stata misurata la loro pressione sanguigna. Come parametro è stata presa in riferimento anche la qualità del sonno in quanto, in seguito ad una separazione, è normale che si presentino delle difficoltà a riposare, ma se queste difficoltà persistono possono celare qualcosa di diverso e possono rendere più sensibili e predisposti i soggetti a sviluppare depressione e altri problemi di salute.

 

Dai dati emersi, si è riscontrato che più persistevano i problemi di sonno in seguito alla separazione, per un periodo di dieci settimane o più, maggiore era la probabilità che questi problemi avessero delle conseguenze negative sui livelli di pressione sanguigna, non trascurando anche gli effetti che i problemi legati al sonno hanno sull'umore.

 

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Non dormi abbastanza? Occhio alla depressione

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La mancanza di sonno e il non dedicare il giusto quantitativo di ore ad esso, può comportare tutta una serie di difficoltà come l'essere poco concentrati o il rallentare il normale svolgimento delle attività quotidiane, ma non solo. La mancanza di sonno, secondo alcuni studiosi, può predisporre le persone verso la manifestazione di disturbi dell'umore compresa la depressione.

 

L'esperto di fisiologia del sonno, P. Meerlo, ha cercato di spiegare il perchè la mancanza di sonno può comportare ed innescare i disturbi dell'umore. Secondo quest'ultimo, la deprivazione di sonno o comunque sonno estremamente ridotto per una settimana, comporta una modifica di alcune aree del cervello come le aree adibite alla regolazione delle risposte allo stress e l'ippocampo, importante per i processi di apprendimento e di memoria.

 

Condividendo lo stesso interesse relativo al legame tra l'insonnia ed i disturbi dell'umore, M. Kimura ha scoperto che alcuni pazienti presentavano un prolungamento della fase del sonno meno profondo e più vicina alla veglia, chiamata fare REM, così come un aumento della produzione di un particolare ormone dello stress che può influenzare l'umore causando ansia e depressione. 

 

Secondo, invece uno studio condotto dallo psichiatra F. Benedetti, alcune mutazioni genetiche che incidono sull'orologio interno possono aumentare il rischio di sucidio, soprattutto in concomitanza di un evento stressante.

Queste sono alcune evidenze che dimostrano l'importanza del dormire bene, in modo sano e prolungato.

 

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Depressione? Malati di sclerosi multipla i soggetti più a rischio

Depressione? Malati di sclerosi multipla i soggetti più a rischio | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Nel trattamento e nella cura dei soggetti con sclerosi multipla non vanno sottovalutati i risvolti che questa patologia può avere sul piano psicologico, emotivo e dell'umore. Infatti, proprio in questi soggetti vi è una prevalenza maggiore di depressione, disturbo bipolare, disturbi d'ansia, disturbi dell'adattamento e disturbi psicotici. Ad affermarlo è stata l'Associazione dei neurologi americani la quale ha redatto, in tale direzione, un documento con nuove linee guida per la valutazione e la gestione di questi disturbi nei soggetti con sclerosi multipla.

Questo documento è stato prodotto con l'obiettivo di sensibilizzare i medici a focalizzarsi, tra i tanti aspetti della patologia, anche su quelli a contenuto psicologico ed emotivo nei soggetti con sclerosi multipla.

Sarah L. Minden, dell'Harvard Medical School, ha spiegato che: "Se questi disturbi non vengono rilevati e trattati, possono peggiorare la qualità della vita dei pazienti, interferendo con l'adesione alle terapie e aumentando il rischio di suicidio".

 

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Depressione, la mancanza di serotonina non è la causa?

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Diverse ricerche hanno dimostrato che alla base della depressione vi sarebbe una carenza di serotonina, messaggero chimico normalmente presente nel cervello.

Riscontri diversi sono stati ottenuti, invece, da uno studio condotto da D. Kuhn e i colleghi del J. D. Dingell VA Medical Center e della Wayne State University School of Medicine.

Nel loro esperimento analizzarono dei topi nei quali era stata indotta un'incapacità nel produrre la serotonina e, analizzandone il comportamento, hanno riscontrato poche differenze tra il comportamento del campione e quello prodotto da topi non aventi questo deficit. E' emerso solo un aumento dei livelli di aggressività nel campione.

Inoltre, molti soggetti, nonostante l'assunzione di antidepressivi, alcuni dei quali agiscono aumentando la quantità di serotonina nel cervello, continuano a manifestare sintomi depressivi.

Questo studio dimostrerebbe che la serotonina non rappresenta il punto cruciale nell'identificazione delle cause della depressione, e che altre cause devono essere tenute in considerazione per produrre in seguito un trattamento migliore e maggiormente efficace.

 

A cura di Federico Baranzini

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