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Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano
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Migliorare L'Umore: Integratori Alimentari, Erbe e Vitamine

Migliorare L'Umore: Integratori Alimentari, Erbe e Vitamine | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Al di là dei tradizionali farmaci impiegati per il trattamento dei disturbi dell'umore, spesso è consigliabile modificare i propri stili di vita come effettuare esercizio fisico all'aperto, seguire un'alimentazione corretta e completa e assumere degli integratori specifici che migliorano l'umore. Ciò è stato confermato da H. Emmons, psichiatra presso l'Università del Minnesota. Per quanto non vi sia ancora un accordo unanime e si mostrano necessarie ulteriori ricerche,è possibile effettuare una panoramica dei metodi complementari più comunemente utilizzati per trattare disturbi dell'umore. 

 

Tra i maggiori potenziali stimolatori dell'umore si riscontrano: l'erba di San Giovanni (pianta a fiori gialli i cui composti producono effetti medicinali), Valeriana ( rimedio naturale che aiuta a contrastare l'insonnia e alleviare l'ansia), Lavanda (utilizzata per infondere rilassamento), Vitamina B (raccomandata da Emmons poichè è essenziale per il metabolismo cellulare e per il normale funzionamento del sistema nervoso centrale), Omega-3 ( utilizzati per il trattamento della depressione e altri problemi psichiatrici), Kava Kava ( bevanda utile per alleviare i sintomi d'ansia la quale però è sconsigliata per chi ha malattie epatiche o per chi sta usando farmaci che intaccano il fegato).

 

Per quanto riguarda l'esercizio fisico Emmons afferma che: "Probabilmente si tratta del miglior trattamento alternativo per la depressione". E' stato dimostrato che correndo si rilascia endorfina, uno stimolatore dell'umore.

 

Al di là di questi metodi alternativi per gestire periodi particolari di stress o lievi disturbi dell'umore,per le forme più gravi è opportuno rivolgersi al medico.

 

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L'umorismo aiuta il cervello ad affrontare lo stress

Il senso comune ha sempre condotto a pensare che essere solari, positivi ed essere caratterizzati da umorismo, aiuti ad affrontare meglio le difficoltà della vita e ad approcciarsi ad esse in maniera differente. Ma, ad affermare scientificamente l'importanza dell'umorismo nella vita, vi è Scott Weems, ricercatore dell'Università del Maryland. Egli ha ripercorso l'evoluzione delle ricerche scientifiche dimostrando i benefici dell'humor sulla salute psicologica, la flessibilità e la preparazione della mente ad affrontare lo stress grazie all'umorismo.

 

Tra le diverse ricerche riportate si riscontrano:

- Studio dell'Università di Te Aviv del 1976 grazie al quale è stato dimostrato che ascoltare la registrazione di uno spettacolo comico prima di essere sottoposti ad un test per la valutazione delle capacità creative migliora del 20% i risultati ottenuti.

- Studio dell'Università del Maryland del 1987 il quale ha dimostrato che guardare una commedia riesce ad aumentare più del doppio la capacità di risolvere un rompicapo.

- Studio del College of William and Mary del1998 che ha permesso di valutare l'influenza dell'umorismo sul miglioramento delle prestazioni ottenute in compiti di ragionamento spaziale.

- Studio dell'Università del North Carolina del 2000 il quale ha dimostrato che guardare una commedia prima di un film cruento riduce lo stress psicologico prodotto da quest'ultimo.

 

E' importante però distinguere l'umorismo dal sarcasmo, il quale potrebbe rappresentare un sintomo negativo del proprio stato psicologico, soprattutto se usato verso se stessi. Nicholas Kuiper ha infatti riscontrato un'associazione tra questo tipo di umorismo e casi di depressione, ansia e bassa autostima.

 

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Solitudine due volte più dannosa dell'obesità - Psicologia e Terza età

Solitudine due volte più dannosa dell'obesità - Psicologia e Terza età | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

Diversi studi hanno mostrato interesse nei confronti della relazione che intercorre tra la solitudine e diversi problemi di salute in persone anziane.

 

In particolare, uno studio, il cui campione era composto da 2000 soggetti over 50, ha scoperto che, coloro i quali erano soli presentavano un rischio di morire maggiore del 14% durante lo studio durato sei anni, rispetto a coloro che non erano soli. E' stato dimostrato anche che la solitudine ha un impatto sulla morte precoce circa 2 volte superiore a quello dell'obesità. La solitudine, come dimostrato da precedenti studi, ha un'alta correlazione con altri problemi di salute tra cui la depressione, l'infarto e l'ictus.

 

Ad ogni modo è stato scoperto che la sola compagnia non è sufficiente ad abbassare le percentuali rilevate in quanto alcuni soggetti del campione si sono mostrati felici nonostante la vita solitaria, altri, nonostante la vicinanza degli amici e dei familiari, si sentivano soli. Pertanto se la solitudine gioca un ruolo fondamentale nei risultati ottenuti, è importante che la persona anziana venga e si senta apprezzata e coinvolta come una persona ancora capace di agire, confrontarsi e relazionarsi.

 

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La depressione materna - Psicologia

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La depressione rappresenta una condizione patologica che può manifestarsi non soltanto in seguito al parto prendendo il nome di depressione post partum, ma anche durante la gravidanza. Alcuni studi hanno dimostrato che una percentuale tra il 25% ed il 35% di donne in gravidanza manifesta sintomi depressivi e che il 20% di donne può soddisfare i criteri per la diagnosi di depressione.

 

Ma cosa causa il manifestarsi di sintomi depressivi in gravidanza? La depressione in gravidanza sembra essere associata e dovuta a cambiamenti ormonali che avvengono durante questa fase di vita. Ciò non preclude il fatto che alla base vi sia già un livello di vulnerabilità il quale, associato a fattori ormonali, comporta un ulteriore esposizione allo stress.

 

La depressione però non ha conseguenze negative solo sulla madre, ma anche sul bambino, infatti è stato dimostrato che i bambini di madri affetti da questa patologia, sono più a rischio di sviluppare disturbi depressivi e ansiosi.

 

Secondo Gibb et al., (2012), i bambini di madri con una storia di depressione maggiore sono 3-4 volte più propensi ad incontrare i criteri del disturbo depressivo maggiore nella prima età adulta rispetto alla popolazione generale. Inoltre, tenderanno ad adottare uno stile di risposta basato sulla rimuginazione, incrementando i sentimenti negativi e depressivi.

 

A cura di Federico Baranzini

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Cos'è la distimia, le cause e le terapie più adatte

Cos'è la distimia, le cause e le terapie più adatte | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

La distimia o disturbo distimico rappresenta un disturbo dell'umore. A differenza della depressione, si manifesta con sintomi più attenuati, meno gravi, ma più duraturi nel tempo.

 

Sintomi

I sintomi depressivi della distimia caratterizzano gran parte della giornata di chi ne soffre e perdurano per almeno due anni. Tra essi si rintracciano: apatia, stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, umore depresso, disturbi del sonno, scarso appetito o sovralimentazione, bassi livelli di autostima, isolamento ocn conseguente riduzione delle attività sociali, insicurezza, rabbia, senso di incapacità, difficoltà di decision making.

 

Cause

Non si può affermare con certezza quali siano le cause che generano un disturbo distimico, così come un disturbo dell'umore. Sono state ipotizzate alla base della distimia delle cause o fattori ambientali, genetici e biochimici che potrebbero generarla o comunque che potrebbero contribuire al suo sviluppo.

 

Come curare la distimia

Nel momento in cui la distimia viene diagnosticata ed accertata, si potrebbero ipotizzare un trattamento farmacologico e la possibilità di intraprendere un percorso psicoterapeutico. In particolar modo la psicoterapia mette il soggetto nella condizione di poter ricevere un aiuto ed un supporto, di prendere consapevolezza del proprio disturbo, di modificare le convinzioni spesso disfunzionali relative ad esso e di apprendere nuove strategie di fronteggiamento del problema.

 

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Psicologia, la depressione è la seconda causa di disabilità nel mondo

Psicologia, la depressione è la seconda causa di disabilità nel mondo | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

E' stato condotto uno studio dai riceratori della School of Population Health dell'Università del Queensland in Australia coordinato da Alize Ferrari, con l'obiettivo di valutare e classificare i disturbi, organici e non, e le cause che generano disabilità e che mettono a rischio la salute globale.

 

La prima causa di disabilità nel mondo si è rivelata essere il mal di schiena seguita da un disturbo psicologico quale la depressione. I dati ottenuti e le relative analisi effettuate su di essi, hanno portato a considerare la depressione come un problema sanitario globale da non sottovalutare.

 

I casi di depressione si manifestano in modo non omogeneo nel mondo. I tassi maggiori di questo disturbo psicologico sono stati rilevati in Medio Oriente e nel Nord Africa, mentre i tassi minori sono stati registrati in Giappone. E' emerso, inoltre, che una tipologia particolare di depressione, ovvero il Disturbo Depressivo Maggiore, si troverebbe all'undicesimo posto della classifica stilata delle malattie che possono enficiare la salute dell'essere umano, ma si classifica al quinto posto in Europa Centrale ed Orientale e al quarto posto in Europa Occidentale.

 

Stando ai dati emersi dalla presente ricerca, la depressione rappresenta un disturbo su scala mondiale che non va sottovalutato sia per l'incidenza che mostra e sia per la sintomatologia che crea un impatto notevole e debilitante per chi ne soffre. 

 

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Uno spray nasale per curare la depressione

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La depressione, poichè rappresenta un disturbo invalidante e con una prevalenza nella popolazione non sottovalutabile, è stata oggetto di diversi studi e di diverse proposte di intervento e trattamento. In passato essa è stata curata e trattata con la pratica dell'elettroshock, successivamente con l'impiego di psicofarmaci e psicoterapia e, con uno sguardo al presente, anche con metodi alternativi quali meditazione, agopuntura e omeopatia.

 

Oggi, accanto a questi approcci, si colloca una nuova scoperta per la trattazione della depressione, che rappresenta un'alternativa con la speranza di effetti collaterali minimi o nulli, ovvero l'impiego di un peptide. Questo peptide era stato precedentemente utilizzato in un studio che prevedeva l'iniezione di quest'ultimo all'interno del cervello di alcuni animali, con la conseguente riduzione dei sintomi depressivi nei modelli animali, nonostante la procedura fosse invasiva. Oggi, grazie ad ulteriori studi, è stata scoperta una modalità di somministrazione del peptide non invasiva ovvero l'erogazione nasale dello stesso, metodo che permette di far arrivare il peptide alla parte destra del cervello, alleviando i sintomi della depressione nei modelli animali.

 

Questi studi gettano le basi verso una futura ed ipotetica applicazione del medicamento nella pratica clinica umana in modo da ridurre e contrastare i sintomi depressivi.

 

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Pensieri depressivi: non solo parole ma anche percezioni – Psicologia

Pensieri depressivi: non solo parole ma anche percezioni – Psicologia | Disturbi dell'Umore, Distimia e Depressione a Milano | Scoop.it

I pensieri depressivi negativi non sono solo accompagnati da pensieri verbali negativi, ma anche da qualità sensoriali. Questo è il risultato proposto da uno studio condotto dall'Università di Amburgo.

 

Nel presente studio è stato preso in considerazione un campione di 356 pazienti con diagnosi di disturbi dell'umore ed, attraverso delle interviste, è stato chiesto loro se i propri pensieri depressivi fossero o meno associati anche ad alcune sensazioni sensoriali (ad esempio se i pensieri autocriticisti fossero associati ad una voce). 

 

Il 57% del campione ha confermato l'ipotesi, ovvero che i pensieri depressivi negativi sono accompagnati anche da proprietà sensoriali. Il 40% ha riferito sensazioni corporee e meno sensazioni uditivi e visive. Ma il dato più interessante emerso dallo studio, riguarda il fatto che anche le persone che hanno riferito sensazioni sensoriali associate a pensieri depressivi negativi erano pazienti con episodi depressivi ricorrenti e con una maggiore percentuale di ricoveri per disturbi dell'umore. Le qualità sensoriali sono risultate direttamente proporzionali alla gravità dei sintomi depressivi.

 

Il presente studio getta le basi per la conduzione di ulteriori studi che approfondiscano e facciano ulteriore luce su come le sensazioni sensoriali nei soggetti depressi possono essere predittive, in modo da comprendere la gravità del quadro psicopatologico e da arricchire i protocolli di trattamento.

 

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La tiroide attiva aumenta il rischio di depressione

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Uno studio condotto dall' Erasmus Medical Center di Rotterdam in Olanda, ha cercato di analizzare la relazione che intercorre tra l'attività della tiroide e la salute mentale soprattutto degli anziani, effettuando notevoli scoperte.

 

Il campione preso in considerazione era composto da 1.503 soggetti con un'età media di 70 anni risultanti non depressi dalle risposte fornite ad un questionario somministrato all'inizio dello studio. I livelli di attività della tiroide durante lo studio sono stati misurati attraverso la valutazione dei livelli di TSH, ormone che avvisa la tiroide della necessità di rilasciare ormoni. Quando i livelli del presente ormone sono bassi, ciò permette di affermare che la tiroide è attiva.

 

Durante gli 8 anni successivi sono stati valutati nel campione la presenza di sintomi depressivi. Dividendo i partecipanti in 3 gruppi in base al livello di TSH, si è notato che in coloro che presentavano livelli bassi o normali del TSH e che quindi si suppone avessero una tiroide più attiva, era più probabile riscontrare sintomi depressivi.

 

Questi risultati hanno suggerito che "anche una piccola variazione nel funzionamento della tiroide può produrre effetti sulla salute mentale simili a quelli prodotti dai classici disturbi della tiroide e questi risultati aiutano a comprendere meglio il ruolo della tiroide sulle emozioni e quanto il suo funzionamento può influenzare la diagnosi e il trattamento della depressione e la cura dei disturbi ad essa correlati".

 

A cura di Federico Baranzini

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Depressione: scoperta nuova probabile causa

La depressione rappresenta un disturbo dell'umore i cui dati relativi all'incidenza ed invalidità richiedono particolare attenzione. Nonostante sia una patologia molto diffusa, ancora non si conoscono con certezza le cause che la elicitano, ma solo cause possibili. Una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell'Hebrew University of Jerusalem ha aperto le porte alla considerazione di un'ulteriore causa della depressione.

 

 All'interno della ricerca è stata focalizzata l'attenzione sul coinvolgimento di un tipo particolare di cellule cerebrali chiamate cellule microgliali, nello sviluppo di sintomi depressivi in seguito a stress cronico. Sono stati sottoposti a stress cronico alcuni ratti per cinque settimane e sono stati notati gli stessi sintomi depressivi sviluppati dagli umani. E' stato notato, inoltre, che all'inizio dell'esperimento le cellule microgliali si sono attivate e riprodotte, per poi morire dopo la quinta settimana. Notando questo fenomeno, i ricercatori hanno provato a bloccare, attraverso alcuni farmaci, l'attivazione iniziale di queste cellule così come la loro successiva morte, ottenendo come effetto la possibilità di inibire i sintomi depressivi.

Essi sono stati in grado di dimostrare che cambiamenti nelle microglia risiedono alla base di alcuni sintomi depressivi indotti dallo stress cronico e che alcune sostanze che alterano il funzionamento delle stesse, possono fungere da nuovi ed efficaci antidepressivi.

 

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Scoperto nel cervello il centro delle decisioni

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Un gruppo di scienziati canadesi dell'Università della British Columbia, attraverso uno studio condotto su alcuni ratti, ha scoperto che l'area del cervello adibita alle decisioni è una piccola regione cerebrale chiamata abenula laterale, area implicata nella depressione e nei comportamenti antisociali.

 

Studio

Lo studio ha previsto l'addestramento di alcuni ratti che prevedeva la scelta tra un premio piccolo (una pallina di cibo) o un premio più consistente (4 palline) che appariva in modo altalenante. E' stato notato che gli animali in questione propendevano per il premio più grande quando il prezzo da pagare (ovvero il tempo che doveva passare prima di ricevere il premio) era minore; nel caso in cui il tempo era maggiore preferivano orientarsi sul premio più piccolo. Una fase dell'esperimento ha previsto la sospensione dell'attività dell'abenula laterale e in questo caso è stato notato che i ratti non riuscivano a scegliere l'alternativa più conveniente e pertanto hanno iniziato a prendere decisioni a caso.

 

Per i conduttori dell'esperimento, l'idea che l'abenula laterale abbia un ruolo fondamentale nelle decisioni, potrebbe portare a notevoli implicazioni e risvolti nel trattamento della depressione, attraverso, secondo il Prof. Stan Floresco, la stimolazione cerebrale profonda che causa l'inattivazione di quest'area. Egli ha affermato: "le nostre osservazioni suggeriscono che questi miglioramenti non avvengono perchè i pazienti si sentono più felici, semplicemente la depressione migliora perchè non riescono più ad occuparsi di ciò che prima li rendeva depressi".

 

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