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Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
News e aggiornamenti per la cura dei disturbi d'ansia. Psicologia e Psicoterapia dell'Ansia a Milano e Online. www.psicoterapeuta-a-milano.it
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Come gestire l'ansia: la cura e i rimedi utili

Come gestire l'ansia: la cura e i rimedi utili | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'ansia rappresenta uno stato psicofisico oggi molto diffuso, che porta con sè la tendenza ad invalidare il soggetto e ad alterare il suo funzionamento generale. Gli stati ansiosi sono caratterizzati da sintomi fisici come palpitazioni, aumento della frequenza respiratoria, sudorazione, vertigini, nausea, e da sintomi psicologici come paura, eccessiva preoccupazione, sensazione di morire, irritabilità, difficoltà di concentrazione ed alterazione del sonno. L'ansia, inoltre, può manifestarsi come circoscritta a determinati eventi o situazioni oppure può manifestarsi in modo generalizzato, assumendo un carattere ancora più pervasivo.

 

Cura

La cura dell'ansia diventa necessaria nel momento in cui essa diventa invalidante, pervasiva e raggiunge livelli esagerati. 

 

Terapia farmacologica dell'ansia

I farmaci maggiormente prescritti per la trattazione dei disturbi su base ansiosa sono:

- antidepressivi: comunemente utilizzati per curare gli stati depressivi, possono essere efficaci anche per l'ansia, come ad esempio gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina

- ansiolitici: i più utilizzati per il trattamento dei disturbi d'ansia sono le benzodiazepine, farmaci molto efficaci, ma che possono indurre alcuni effetti collaterali

 

Psicoterapia

La psicoterapia permette al paziente di esternare il proprio disagio, di acquisire maggiore consapevolezza del disturbo, di agire sulla gamma sintomatologica, di rintracciarne le cause e di ripristinare uno stato di benessere generale. Un'ottima ed efficace psicoterapia per i disturbi d'ansia è quella ad orientamento cognitivo comportamentale.

 

Rimedi

Al di là dei trattamenti sopracitati, ci sono dei rimedi che, presi in considerazione dal soggetto, possono migliorare l'efficacia del trattamento. Sarebbe opportuno infatti effettuare dei cambiamenti nel proprio stile di vita come seguire una dieta corretta ed integrata, effettuare esercizio fisico quotidiano, diminuire l'assunzione di alcol, caffeina e nicotina e rendere il sonno un elemento importante e fondamentale della propria vita.

 

A cura di Federico Baranzini

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Terapia Cognitivo-Comportamentale nei pazienti con Disturbo Ossessivo

Terapia Cognitivo-Comportamentale nei pazienti con Disturbo Ossessivo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) rappresenta uno dei disturbi d’ansia maggiormente invalidanti per i pazienti che ne soffrono, con notevole impatto sul funzionamento interpersonale e lavorativo.

Le più accreditate linee guida internazionali per il trattamento del DOC indicano come trattamenti first-line sia la terapia cognitivacomportamentale (TCC), sia la terapiafarmacologica con inibitori della ricaptazione della serotonina (SRI). Purtroppo nella pratica clinica accade molto spesso che i pazienti, soprattutto quelli che hanno effettuato terapia farmacologica, non abbiano una adeguata risposta clinica; in questi casi si procede con 2 strategie alternative di augmentation alla terapia con SRI: l’aggiunta di un secondo farmaco, nello specifico unantipsicotico di seconda generazione (Risperidone, Quetiapina, Aripiprazolo, etc.) oppure l’aggiunta di una terapia cognitiva comportamentale. Le 2 strategie, volte ad ottenere un miglioramento della risposta, fino ad ora, venivano considerate ugualmente efficaci, anche se nessuno studio si era mai preoccupato di metterle a confronto.

 

In un recente lavoro, pubblicato su JAMA Psychiatry, un gruppo di ricercatori coordinati da Helen Blair Simpson, professoressa di Psichiatria presso il Columbia University Medical College della Columbia University di New York, ha effettuato, per la prima volta, questo confronto, con risultati davvero interessanti.

 

In termini clinici lo studio evidenzia che l’80% dei pazienti trattati con terapia di esposizione e prevenzione dei rituali risponde dopo 8 settimane di trattamento (il 43% ha presentato sintomi lievi), mentre solo il 23% dei pazienti che hanno assunto Risperidone e il 15% di quelli che hanno assunto placebo hanno presentato una risposta clinica.

 

Questi risultati suggeriscono che la migliore strategia di trattamento nei pazienti con OCD che risponde parzialmente ai farmaci SRI è la TCC basata sulla Esposizione e Prevenzione dei Rituali, migliore in termini di efficacia, migliore in termini di accettabilità e tollerabilità


Non bisogna dimenticare che esistono molti pazienti non-responder, così come pazienti nei quali permangono sintomi residui in grado di limitare pesantemente la qualità di vita. In tutti i casi di risposta non adeguata è necessario prendere in considerazione la possibile e frequente comorbilità con altri disturbi, in particolare con i disturbi di personalità, che, come ampiamente dimostrato, peggiorano gli outcome del trattamenti del DOC.


A cura di Federico Baranzini

Psicoterapeuta a Milano

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Ipocondria. Tanto rumore per nulla

Ipocondria. Tanto rumore per nulla | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Un soggetto ipocondriaco viene considerato un soggetto che ha paura e che si preoccupa in modo eccessivo e senza specifici o fondati motivi per la propria salute, nonostante vi sia stata una valutazione medica che abbia escluso l'insorgere di una patologia.

 

L'ipocondria può manifestarsi come una patologia isolata assumendo le caratteristiche di un'ossessione,oppure può manifestarsi in comorbidità con altre patologie che rendono più complicato il quadro clinico come un disturbo di panico o depressione. A tal proposito I soggetti più a rischio sono quelle persone che mostrano tratti caratteriali e di personalità di tipo ansioso ed apprensivo. E' stata riscontrata, nel caso di ipocondria secondaria ad attacchi di panico e depressione, una prevalenza femminile con un picco di insorgenza tra i 40 e i 50 anni.

 

Terapia

Sulla base di elementi come ansia e paura, per il trattamento dell'ipocondria si potrebbe ipotizzare una terapia farmacologica basata su antidepressivi che permettono di ridurre i sintomi fisici dell'ansia. Un risultato ottimale potrebbe essere raggiunto attraverso l''associazione di una terapia farmacologica con una psicoterapia che permetta di lavorare sul problema emotivo di fondo.

 

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Vergogna e Memorie Autobiografiche: l'impatto su Depressione, Ansia sociale e ideazione paranoide

Vergogna e Memorie Autobiografiche: l'impatto su Depressione, Ansia sociale e ideazione paranoide | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La vergogna ricopre un ruolo funzionale e adattivo durante lo sviluppo, ma allo stesso tempo può assumere un carattere disfunzionale creando sofferenza nel momento in cui diventa pervasiva e dominante.

 

Diversi studi hanno posto l'attenzione sull'ipotetica relazione tra la vergogna o il ricordo di situazioni che hanno generato vergogna (ricordo che viene integrato nella memoria autobiografica di ognuno di noi) e condizioni psicopatologiche come disturbi alimentari, ansia sociale, depressione e disturbo post- traumatico da stress. 

 

In particolare è stato condotto uno studio su 328 soggetti (Matos et al., 2013) che ha posto l'accento sull'impatto che la vergogna e la memoria di essa possono avere su diverse forme di paura sociale come l'ansia sociale e la paranoia. L'obiettivo dello studio è stato quello di valutare quanto esperienze precoci negative possano influenzare lo sviluppo di ansia focalizzata sulla rappresentazione di sè caratterizzata da vulnerabilità, inadeguatezza, paura del rifiuto o del giudizio altrui.


I risultati hanno suggerito l'esistenza di diverse storie evolutive, funzioni e processi psicologici alla base della paranoia e dell'ansia sociale, pur essendo presenti aree di sovrapposizione tra le due dimensioni.

 

A livello clinico sarebbe opportuno ricostruire e lavorare sulle memorie autobiografiche di vergogna di soggetti con ansia sociale, depressione e aspetti paranoidi legati alla vergogna aiutando il soggetto ad allontanarsi dall'idea di sè vulnerabile e inadeguata ed approcciarsi a memorie di sè cariche di valenza positiva.

 

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Ictus, rischi maggiori per chi soffre di ansia

Ictus, rischi maggiori per chi soffre di ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il rischio di ictus cresce per le persone che soffrono di alti livelli di ansia. A renderlo noto sarebbe stata una ricerca condotta dai membri della "University of Pittsburgh School of Medicine", secondo cui - indipendentemente da altri fattori, come ad esempio quello delladepressione - è chiaro che maggiori sono i livelli di ansia che colpiscono una persona, maggiori possono essere le possibilità che la stessa possa effettivamente essere colpita da un ictus. 


A tirare le somme di questa ricerca è stata la dottoressa Maya Lambiase, della University of Pittsburgh School of Medicine, che ricorda: "Ognuno ha un po' di ansia ogni tanto. Ma quando essa è elevata e/o cronica, può avere un effetto negativo sul sistema vascolare negli anni".

 

Lo studio è il primo ad aver analizzato il legame che intercorre fra ansia e ictus, senza considerare altri fattori, ed è stato pubblicato sulle pagine della rivista "Stroke" dell'American Heart Association.

 

A cura di Federico Baranzini

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Le donne con PTSD sono più a rischio di Obesità?

L'obesità così come anche le malattie cardiovascolari ed il diabete, rappresentano patologie correlate al disturbo post-traumatico da stress.

 

Studio

E' stato condotto uno studio con l'obiettivo di indagare la relazione che intercorre tra l'obesità ed il PTSD. Il campione era composto da 50.000 donne tra i 22 ed i 44 anni, alle quali è stato chiesto di definire il trauma vissuto in passato e i sintomi manifestati in seguito ad esso, nel periodo che intercorre tra il 1989 ed il 2009.

 

Risultati

- Le donne normopeso che hanno sviluppato il PTSD durante il periodo sopracitato, hanno avuto il 36% di probabilità in più di sviluppare obesità o sovrappeso rispetto alle donne che hanno vissuto un trauma ma che non hanno sviluppato sintomi del PTSD.

- Si sono mostrate più a rischio anche le donne senza PTSD, ma con sintomi depressivi e, nelle donne che avevano mostrato un disturbo post-traumatico da stress prima del periodo preso in considerazione, l'indice di massa corporea aumentava più velocemente.

E' stato notato pertanto che sono più i sintomi del PTSD rispetto al trauma vero e proprio ad essere probabilmente correlati all'aumento di peso.

 

Il modo in cui il PTSD induca questo fenomeno non è ancora chiaro, ma sono state formulate delle ipotesi come l'assunzione di abitudini alimentari non salutari messe in atto per fronteggiare lo stress e pertanto si potrebbe ipotizzare, qualora fossero confermate le ipotesi, un intervento di supporto psicologico che vada a trattare sia le componenti stressanti ed ansiose legate al trauma ma anche i comportamenti che ne derivano come le abitudini alimentari erronee.

 

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Sindrome da stress lavorativo in aumento in Italia

Ultimamente in Italia si assiste all'aumento del numero di persone che soffre diuna sindrome particolare chiamata "sindrome da stress lavorativo" la quale, a lungo andare, potrebbe comportare e trasformarsi in veri e propri  disturbi d'ansia. Questo stress potrebbe avere, inoltre, delle ripercussioni sulla salute fisica e mentale dei lavoratori, enficiandone la produttività. Questa sindrome non caratterizza solo coloro che hanno un lavoro, ma anche i disoccupati che quotidianamente devono fare i conti con l'ansia derivante dalla mancanza di un impiego lavorativo o dal precariato. Diversi studi, tra cui quello condotto dall'Ordine degli psicologi , hanno dimostrato come lo stress, la tensione relativa alla propria posizione lavorativa e l'ansia colpiscono circa il 55% degli italiani, soprattutto in alcune e specifiche aree dell'Italia.

 

Cause

Tra le cause che predispongono allo stress lavorativo vi sono: alti livelli di competizione tra lavoratori, tensione, costante paura di essere valutati e conseguente paura di sbagliare, ritmi eccessivi e non sostenibili di lavoro, mancanza di collaborazione e di empatia tra colleghi e tra dipendenti e datori di lavoro, bullismo, molestie, pressioni e ruoli poco definiti.

 

Effetti

Lo stress, l'ansia e la tensione relativi al lavoro, al precariato e alla disoccupazione potrebbero portare, con il passare del tempo, all'aumento dell'incidenza dei disturbi d'ansia, all'aumento dell'assunzione di farmaci e di casi in cui viene richiesto un trattamento psicoterapeutico. Pertanto è importante supportare ed aiutare coloro che vivono una condizione di instabilità e stress lavorativi o coloro che non sono riusciti ancora ad inserirsi in questo contesto che oggi risulta notevolmente critico.

 

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DISTURBO D'ANSIA GENERALIZZATA (GAD): SINTOMI, CAUSE, CURE DEL DISTURBO

DISTURBO D'ANSIA GENERALIZZATA (GAD): SINTOMI, CAUSE, CURE DEL DISTURBO | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Le persone con disturbo d'ansia generalizzata sono caratterizzate, spesso senza un motivo specifico o conosciuto, da ansia, nervosismo, irascibilità, irrequietezza persistenti e costanti che alterano il funzionamento cognitivo, sociale e lavorativo del soggetto in questione. Questo disturbo si presenta come una condizione che coniuga sia i sopracitati sintomi ed i seguenti sintomi psicofisici: alterazione del sonno, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, agitazione con palpitazioni e tachicardia, dolore al torace, mal di testa, difficoltà nella respirazione, sensazione di confusione.

 

Cause

Così come per i disturbi d'ansia in generale, sono state ipotizzate diverse cause alla base del disturbo d'ansia generalizzata tra cui: ereditarietà del disturbo, situazioni familiari non supportive, traumi, malattie pregresse, stress.

 

Cosa fare

Per il trattamento del disturbo d'ansia generalizzata vengono impiegate rispettivamente la terapia farmacologica e la psicoterapia. E' consigliabile intraprendere un percorso che integri entrambe le possibilità in quanto la terapia farmacologica agisce sui sintomi placandoli e la psicoterapia, oltre a lavorare sui sintomi, aiuta il soggetto a sentirsi supportato, a modificare le proprie idee e percezioni disfunzionali, a migliorare le strategie di fronteggiamento dell'ansia e a lavorare sulle cause che l'hanno generata.

 

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Rigidità e dicotomia: la personalità ossessiva

Rigidità e dicotomia: la personalità ossessiva | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La personalità ossessiva si muove all'interno dell'asse rigidità- dicotomia: per il soggetto ossessivo la propria vita è fatta di precisione, di regole, di pensieri e comportamenti di cui è consapevole, ma che non riesce a controllare, è costantemente orientato alla perfezione ed è determinato nel perseguirla. Rappresenta una personalità dicotomica poichè si muove tra il tutto ed il nulla, fra contraddizioni morali, di pensiero e di comportamento.

 

Personalità ossessiva e relazioni

All'interno delle relazioni interpersonali che il soggetto ossessivo instaura, egli si mostra estremamente scrupoloso, non delega a qualcuno ciò che dovrebbe fare in quanto ciò potrebbe provocare ansia, nessuno potrebbe usare la sua stessa precisione e non è disposto ad abbandonare il controllo e le regole. Si mostra critico, giudicante verso coloro che non fanno dei suoi schemi il proprio stile di vita.

 

Personalità ossessiva e emozioni

Tende ad esercitare il proprio controllo anche sulla sfera emotiva nascondendo la fragilità personale. Manifesta difficoltà nel fare emergere o mostrare le emozioni vissute e provate, in quanto ciò potrebbe rappresentare un elemento di vulnerabilità, di debolezza e di perdita del controllo, andando a contrastare con i propri schemi e regole mentali.

 

Personalità ossessiva e autostima

Il soggetto ossessivo tende  a svalutare non soltanto l'operato e la vita delle altre persone, priva dei suoi stessi schemi ossessivi, ma tende ad auto-criticarsi, auto-svalutarsi e a mettere in dubbio le proprie capacità.

 

Cosa fare

Bisognerebbe aiutare il soggetto con personalità ossessiva ad abbandonare i propri pensieri e comportamenti disfunzionali, a lasciarsi andare alle sensazioni e alla naturalezza degli eventi della vita abbandonando l'estremo controllo che lo caratterizza. Bisognerebbe aiutarlo ad aumentare la fiducia verso gli altri e verso se stesso, ridurre i livelli di critica e migliorare l'autostima.


A cura di:
www.federicobaranzini.it

 


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Agorafobia, cos'è, sintomi, rimedi e terapia

Agorafobia, cos'è, sintomi, rimedi e terapia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il termine agorafobia deriva dal greco e significa "paura della piazza". Essa rappresenta una condizione psicopatologica in cui il soggetto ha paura o prova disagio nel momento in cui si trova in luoghi o situazioni non familiari da cui pensa di non potersi allontanare, in cui non vi è una via di fuga o in cui non potrebbe ricevere aiuto. Ha paura di rimanere solo e può anche avere  paura di viaggiare usando i classici mezzi di trasporto pubblico.

 

Sintomatologia

Il soggetto che soffre di agorafobia è caratterizzato da ansia e paura che si manifestano nel momento in cui si trova immerso in queste situazioni fobiche; dalla sintomatologia cognitiva e fisica che caratterizza i disturbi d'ansia; è caratterizzato da ritiro sociale, da risposte evitanti e da atteggiamenti di fuga. Questi comportamenti possono influenzare molti aspetti della propria vita diventando invalidanti (lavoro, tempo libero, scuola, relazioni interpersonali).

Spesso l'agorafobia può associarsi agli attacchi di panico, condizione psicopatologica che prende il nome di Disturbo di panico con agorafobia.

 

Trattamento

La remissione o comunque il trattamento dei sintomi può avvenire attraverso la psicoterapia che potrà aiutare il soggetto a comprendere e focalizzare il problema e risolverlo. Può essere preso in considerazione anche un intervento di tipo farmacologico per ridurre soprattutto i sintomi fisici legati all'ansia.

 

Per approfondimenti e consulenze in merito consultate la pagina:
www.psichiatra-a-milano.it

 

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Quando l'ansia dei bambini proviene dai genitori...

Quando l'ansia dei bambini proviene dai genitori... | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Uno studio condotto nel Johns Hopkins Children's Center ha cercato di analizzare le relazioni che si instaurano tra genitori e figli con l'obiettivo di comprendere maggiormente quanto esse e quanto lo stato generale dei genitori possano influenzare i figli e i propri comportamenti. Nello specifico, quanto un disturbo d'ansia sociale dei genitori possa influenzare i figli.

 

Studio

Il campione era composto da 66 genitori ansiosi e 66 bambini, di cui 21 genitori soffrivano di ansia sociale e 45 di altri disturbi d'ansia tra cui ansia generalizzata, DOC e attacchi di panico. Sono state date, ad ogni rispettiva coppia genitore- figlio, due attività ( preparare un discorso su se stessi e riprodurre disegni sempre più difficili usando un giocattolo) della durata di cinque minuti ognuna e sono stati ripresi da una telecamera.

 

Risultati

Le variabili indagate sono state: il calore dei genitori verso i figli, le critiche fatte al bambino, le incertezze relative alle prestazioni e capacità del bambino, disponibilità o autoritarismo da parte dei genitori.  I genitori con ansia sociale hanno trasmesso meno calore e affetto ai figli, maggiori critiche e maggiori dubbi relativi alle sue capacità nello svolgimento delle attività. Ulteriori differenze sono state riscontrate sulla disponibilità a lasciare libero il bambino e sul controllo relativo al suo operato.

 

Sulla base di questi risultati e delle teorie genetiche che vedono i figli di genitori ansiosi più predisposti all'ansia, bisognerebbe aiutare questi genitori ad apprendere delle modalità più adeguate con cui rapportarsi ai figli, abbandonando tutte quelle modalità disfunzionali che potrebbero esporre  il bambino ad un futuro problema di tipo ansioso o relazionale.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 


Via Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
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Ansia: individuato un enzima responsabile

Ansia: individuato un enzima responsabile | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'interesse della scienza nella comprensione dei fattori genetici sottostanti alla sintomatologia ansiosa e depressiva, ha stimolato la conduzione di un nuovo studio da parte dei ricercatori del Karolinska Institutet, pubblicato sulla rivista "Molecular Psychiatry", e che ha avuto come oggetto di indagine l'enzima CYP2C19.

 

Studio e risultati

Lo studio è stato condotto su alcune cavie da laboratorio nel cui DNA sono state inserite copie del gene umano (cavie transgeniche), e si è scoperta la presenza dell'enzima nel cervello del feto che si è sviluppato successivamente in modo diverso rispetto a quello dei soggetti normali.

Sono stati riscontrati, sulla base di alcune prove comportamentali,  dei cambiamenti che indicano ansia e stress così come una sensibilità più alta.

Il Dott. Magnus Ingelman ha affermato che questi risultati possono essere indicativi e possono dare maggiori informazioni sui fattori genetici determinanti l'ansia e che i soggetti cavia in questione potrebbero essere usati per sviluppare nuovi farmaci ansiolitici.

Il gene CYP2C19 del feto ha prodotto soggetti adulti caratterizzati da un ippocampo più piccolo e maggiormente sensibile allo tress, fattore determinante nello sviluppo di una sintomatologia ansiosa e depressiva.

Precedentemente, era stato dimotrato che i soggetti privi dell'enzima si mostravano meno depressi, risultati confermati dal presente studio.

 

Per approfondimenti e consulenze in merito consultate la pagina:
www.psichiatra-a-milano.it

 

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Il disturbo ossessivo compulsivo in età pediatrica

Il disturbo ossessivo compulsivo in età pediatrica | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La paura, l’ansia ed il disagio in specifiche situazioni non rappresentano dei fenomeni che si possono presentare solamente nella vita di un soggetto adulto. Essi possono presentarsi anche in età evolutiva. Ciò che variano sono le strategie di coping (fronteggiamento) che i bambini possiedono, i quali possono manifestare delle difficoltà poiché queste strategie e risorse personali sono ancora in via di acquisizione e potenziamento.

Così come per gli adulti, l’ansia e la paura possono assumere anche nei bambini un carattere patologico trasformandosi in Disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Spesso i bambini con DOC (patologia diagnosticata in età evolutiva tra i 7 ed i 12 anni), non riescono a smettere di preoccuparsi e questa paura può influenzare i propri comportamenti. Questi bambini sono consapevoli del fatto che è inutile ripetere più volte gli stessi comportamenti, ma l’ansia è talmente alta da sentire il desiderio di mettere in atto questi comportamenti ripetitivi per placare il disagio.

 

Sintomi

Nei bambini il DOC si presenta con le seguenti caratteristiche:

Ossessioni: paura della contaminazione, necessità di ordine e precisione, preoccupazioni per i prodotti del proprio corpo (feci, urina), pensieri sessuali o aggressivi, percezione di suoni e parole non esistenti.Compulsioni: rituali relativi alla pulizia, rituali di movimento (muoversi in un determinato modo, compiere gli stessi movimenti nello stesso ordine), ordinare gli oggetti, contare o ripetere sempre le stesse parole.

Come può un genitore riconoscere i sintomi del DOC e cosa può fare?

Spesso i bambini con DOC camuffano le proprie ossessioni e compulsioni in quanto sono coscienti del fatto che stanno pensando e facendo qualcosa di strano, insensato e vietato e ciò rende difficile l’individuazione da parte dei genitori dei sintomi che il bambino manifesta. I genitori dovrebbero stare attenti e controllare se per esempio vi sono delle mani screpolate (rappresentative dei frequenti lavaggi), quantità di carta o sapone consumati, improvviso calo nel rendimento scolastico, richieste particolari come ripetere frasi strane o continuare a rispondere alle stesse domande, isolamento sociale, paura costante che qualcosa di brutto possa accadere a qualcuno.

I genitori, una volta riscontrati questi elementi, devono rivolgersi al pediatra o ad un terapeuta i quali, valutando i sintomi riportati, potranno consigliare sull’iter da seguire.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 


Via Stefania Di Leva
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Un nuovo trattamento per ragazze adolescenti con PTSD

Un nuovo trattamento per ragazze adolescenti con PTSD | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La terapia di esposizione prolungata rappresenta una forma di terapia cognitivo comportamentale che consiste nel far rivivere al paziente l'evento traumatico attraverso il ricordo di esso, coinvolgendolo nel ricordo piuttosto che evitarlo. 

Questa forma di terapia viene molto utilizzata per il trattamento del disturbo post traumatico da stress negli adulti. Un recente studio dell'Università della Pennsylvania ha permesso di dimostrare la validità di questo trattamento rispetto ad una terapia di tipo supportivo, anche negli adolescenti, in questo caso con pregresso abuso sessuale, portando ad una riduzione della gravità del disturbo, della diagnosi e della conseguente depressione nonchè un miglioramento del benessere e del funzionamento generale.

 

Studio

Sono state prese in considerazione 61 ragazze adolescenti con disturbo post traumatico da stress, divise in due gruppi: un gruppo è stato sottoposto a terapia di esposizione prolungata e un gruppo è stato sottoposto a terapia di tipo supportivo.

Durante il follow up a distanza di un anno si sono ottenuti i seguenti risultati:

- le adolescenti sottoposte all'esposizione prolungata hanno mostrato un miglioramento della sintomatologia e un aumento delle probabilità di perdere la diagnosi rispetto alle adolescenti sottoposte a counseling supportivo

- le adolescenti sottoposte all'esposizione prolungata hanno mostrato un miglioramento dei sintomi depressivi e nel funzionamento generale

 

Questo studio ha gettato le basi per una maggiore conoscenza ed applicabilità della terapia di esposizione prolungata, da estendere in futuro anche ad altri tipi di disturbi su base ansiosa.

 

A cura di Federico Baranzini

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Omeopatia utile nei disturbi d'ansia e del sonno

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Spesso chi soffre di specifiche condizioni patologiche, per alleviare i propri sintomi e risolvere le proprie problematiche, fa ricorso ai tradizionali metodi di cura quali l'assunzione di farmaci e la psicoterapia. Appurato che queste due modalità di trattamento, soprattutto se combinate, possono sviluppare notevoli benefici e risultati risolutivi nel soggetto, vi è anchel'omeopatia che viene considerata un'ulteriore possibilità e strada che permette di raggiungere un positivo stato di benessere.

 

L'omeopatia può essere di aiuto in molti casi come ad esempio nei casi in cui vi è una comorbilità tra un disturbo d'ansia e un disturbo del sonno. Ciò è stato dimostrato da uno studio di tipo osservazionale condotto da alcuni ricercatori dell'Ospedale di Benevento. 

 

Il campione era composto da 21 uomini e 50 donne con diagnosi di disturbo ansioso, sottoposti ad una cura omeopatica per almeno un mese. Alla fine della cura ai soggetti è stato somministrato un questionario psicologico relativo all'ansia, del quale è stato soprattutto preso in considerazione l'indice relativo alla qualità del sonno. I risultati hanno indicato, in seguito al trattamento omeopatico, un miglioramento della qualià del sonno ed una riduzione degli episodi di risveglio notturno.

 

Questo studio, per quanto debba assumere un carattere maggiormente sperimentale, getta le basi per nuovi studi, più completi ed estesi, sui benefici che l'omeopatia può offrire per la trattazione di disturbi su base ansiosa.

 

A cura di:

www.federicobaranzini.it

 

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L'ansia: amica o nemica?

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Quando si parla di “ansia” si pensa sempre a qualcosa di negativo e di invalidante. In realtà esiste anche un’ansia positiva, che svolge un ruolo adattivo: consiste in un modo naturale del nostro organismo di reagire di fronte ad una situazione percepita come pericolosa. In questo caso l’ansia va intesa come un campanello d’allarme che ci segnala una condizione di eccessivo stress, attraverso una serie di sintomi fisici come tachicardia, insonnia, cefalea, nausea, oppressione toracica o gastrica, sudorazione, vertigini, dolori muscolari..


Se non diamo ascolto ai segnali che ci invia il nostro organismo quando è sottoposto ad eccessivo stress, rischiamo di trasformare l’ansia da un’alleata ad un disturbo vero e proprio. L’ansia patologica supera i livelli di tolleranza, per cui ci impedisce di funzionare in modo adeguato, condizionando negativamente la nostra vita relazionale, sociale e lavorativa.


Generalmente chi sperimenta per la prima volta l’attacco di panico, vive con il terrore che l’attacco possa ripresentarsi. Queste persone, dunque, entrano in un circolo vizioso, dal quale sarà difficile uscirne senza l’aiuto di un esperto. Il soggetto che soffre di attacchi di panico, infatti, tende ad evitare una serie di situazioni e di ambienti per evitare che l’attacco possa ripresentarsi; evita di uscire da solo o di guidare l’auto. Inoltre presta un’eccessiva attenzione ai segnali provenienti dal proprio corpo e dall’ambiente circostante per paura che si possa presentare un uovo attacco di panico.


A cura di Federico Baranzini

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Ansia sociale, scoperte le cause cerebrali

Ansia sociale, scoperte le cause cerebrali | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Nelle persone che soffrono di ansia sociale potrebbe mancare una corretta connessione inibitoria nel cervello, connessione fondamentale affinché vengano tenute sotto controllo quelle paure che, altrimenti, diventano letteralmente incontrollabili. A renderlo noto sarebbe stata una ricerca austriaca, condotta dai membri della Medical University di Vienna, secondo cui appunto, questo “freno” nel cervello è assolutamente necessario per mantenere la sensazione di paura ai livelli “normali”.


Confrontando i dati relativi a persone con fobie sociali e quelli relativi a soggetti “sani”, sarebbe emerso che, in coloro che soffrono di tale ansia, sarebbe assente un meccanismo inibitorio necessario per mantenere la calma. Nello specifico, durante la ricerca ai soggetti sarebbero state mostrate molte immagini di volti che comunicavano varie emozioni, come il divertimento, la tristezza, la rabbia, la felicità e così via. Dalle analisi sarebbe emerso che i soggetti che soffrivano di ansia sociale avrebbero reagito in maniera “maggiore” alle immagini, rispetto alle persone che non mostravano disturbi.


A cura di Federico Baranzini

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Stress da feste: alimenti contro l'ansia

Stress da feste: alimenti contro l'ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

C'è un modo per combattere lo stress da feste, tipico del periodo a ridosso del Natale e Capodanno? La risposta è sì, e il nostro consiglio è proprio quello di partire dalla tavola. Ovvero scegliere gli alimenti giusti che possano aiutarci a tenere sotto controllo l'ansia e lo stress, e anzi a combatterlo. Andiamo allora alla scoperta di questi alimenti che possono, se introdotti nella nostra dieta, darci una mano contro il nervosismo, l'ansia e lo stress che si accumulano durante il periodo delle feste di Natale.


Esistono, e sono diversi, gli alimenti in grado di farci restare più calmi e capaci di combattere ogni forma di nervosismo. Indicazioni specifiche a questo riguardo ci vengono dai nutrizionisti della Washington University. Secondo gli esperti, i cibi che dovremmo includere nella nostra dieta, per riposare meglio e sentirci meno stressati, sono i seguenti: cereali integrali, tè caldo , frutta secca (noci, mandorle e pistacchi), alimenti ricchi di vitamina C (arance, mirtilli e fragole), cioccolato fondente, pesce abbondante di omega 3 (salmone, tonno e sardine), latte caldo, verdure fresche, acqua e avocado. 


A cura di Federico Baranzini

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Disturbi d’Ansia: una miniguida

Disturbi d’Ansia: una miniguida | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L’ansia viene considerata come una risposta che il nostro corpo sviluppa nel momento in cui viene percepito un pericolo, quando viviamo una situazione stressante o quando ci sentiamo sotto pressione.


Se limitata e circoscritta, essa può essere considerata funzionale in quanto ci permette di rimanere vigili, attivi e di non sottovalutare alcuni stimoli provenienti dall’ambiente. Essa però, può anche diventare anormale e disfunzionale nel momento in cui è persistente  ed interferisce con il normale svolgimento delle attività quotidiane, modificando i nostri pensieri e comportamenti.


Diventa anormale, inoltre, nel momento in cui è esagerata rispetto alla situazione stressante, se persiste quando la situazione stressante si è conclusa o quando si presenta senza una ragione apparente, dando l’avvio a diversi disturbi in cui l’ansia si mostra come il sintomi principale.


Per leggere l'articolo sui Distrbi d'Asnia

http://www.federicobaranzini.it/disturbi-ansia/

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Cos'è il disturbo post-traumatico da stress, i sintomi, la diagnosi e la terapia

Cos'è il disturbo post-traumatico da stress, i sintomi, la diagnosi e la terapia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) viene categorizzato all'interno della grande e vasta categoria dei disturbi d'ansia. E' un disturbo che  si manifesta in seguito all'esposizione ad un evento soggettivamente stressante, traumatico o spaventoso. L'evento in questione che può essere vissuto in prima persona dal soggetto o può essersi presentato davanti ai suoi occhi, genera una grave ed intensa reazione di paura. Tra gli eventi percepiti maggiormente come traumatici e spaventosi che concorrono allo sviluppo del disturbo si riscontrano abusi, incidenti stradali, catastrofi naturali e gravi malattie.

 

Sintomi

I sintomi che caratterizzano il presente disturbo e che si possono presentare anche a distanza di alcune settimane dall'evento scatenante possono essere di tipo ansioso (agitazione, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, paura, insonnia..) e di tipo dissociativo (sensazione di distacco, assenza di reattività emozionale, derealizzazione, depersonalizzazione) ma non solo, vi sono anche sensi di colpa e di impotenza. L'evento traumatico può essere rivissuto attraverso flashback, immagini, pensieri, allucinazioni ed incubi. Vi è inoltre la tendenza ad evitare qualsiasi cosa possa ricondurre all'evento traumatico e la paura che l'evento stesso possa ripresentarsi.

 

Terapia

Il disturbo post-traumatico da stress può essere trattato mediante la psicoterapia che rappresenta l'iter più indicato per il suo superamento. La psicoterapia permetterà al paziente di fare i conti con la propria sintomatologia nonchè con l'evento traumatico che l'ha generata, permetterà di rintracciare nuove strategie di fronteggiamento e di modificare i peniseri e le idee relative al trauma.

 

Per approfondimenti e consulenze in merito consultate la pagina:
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Ansia, una questione di sesso… e geni

Ansia, una questione di sesso… e geni | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Per quanto le cause ed i fattori che generano ansia non siano ancora definitivamente accertati, si pensa vi sia una predisposizione genetica nell'essere ansiosi. E' stato dimostrato che una variante del gene 5-Httlpr, regolatore dell'espressione della serotonina, causa al soggetto portatore un aumento della quantità di questo neurotrasmettitore, in grado di modificare i comportamenti emotivi.

 

E' stata condotta una ricerca da parte dell'Istituto di scienze neurologiche del Consiglio nazionale delle ricerche di Catanzaro, con l'obiettivo di valutare l'interazione tra la presente variazione- predisposizione genetica ed il genere, e di studiare in modo più approfondito le basi neurobiologiche dell'ansia. E'stato dimostrato, attraverso tecniche di neuroimaging, che le donne hanno meccanismi di regolazione nonchè livelli di serotonina diversi rispetto agli uomini, in questo caso maggiori, dimostrando, inoltre, come questa variazione genetica a livello cerebrale sia influenzata dal genere. 


Il ricercatore A. Cerasa afferma: " è stato scoperto che le donne portatrici della variante genetica che conferisce una dis-regolazione della serotonina sono più ansiose degli uomini e questa predisposizione si manifesta, a livello neurobiologico, con un'alterata anatomia di una regione chiave nella regolazione dell'emozione, l'amigdala. Grazie ai risultati di questo studio è possibile immaginare che un giorno, non molto lontano, con un semplice esame del sangue ed una risonanza magnetica, sarà possibile individuare le persone che possono avere una più marcata vulnerabilità allo sviluppo di comportamenti patologici".

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 

 

 

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Il disturbo di panico ed il rapporto con la paura: l’importanza delle emozioni

Il disturbo di panico ed il rapporto con la paura: l’importanza delle emozioni | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Cos'è l'attacco di panico

L'attacco di panico è un episodio di intensa paura o panico che si manifesta improvvisamente e senza un'apparente ragione. E' caratterizzato da una successione di sintomi che raggiungono il loro picco massimo entro 10 minuti dalla prima presentazione. I sintomi più comuni sono: aumento della sudorazione, frequenza cardiaca e respiratoria, sensazione di soffocamento, di svenimento e sensazione di morire, perdita del controllo, brividi o vampate di calore, tremori e dolore al torace. 

 

Paura 

Alla base dell'attacco di panico vi è la paura. Per quanto essa possa essere considerata un'emozione negativa, può essere vista come un'emozione vitale indispensabile in quanto ci informa di un pericolo e ci prepara ad affrontarlo. Durante un attacco di panico emerge l'incapacità di percepire e riconoscere le emozioni che porta il soggetto a viverle non in modo unitario ma nelle loro singole componenti. Questa difficoltà nella percezione, porta il soggetto a spaventarsi e a fuggire o evitare la situazione ansiogena ed è la conseguenza di diversi fattori come ad esempio il contesto familiare in cui il soggetto vive caratterizzato da negazione verso certe emozioni e da mancanza di interattività.

 

Cosa fare

I passi opportuni per riconoscere la paura e gestirla sono: riconoscerla e conoscerne le caratteristiche, cercare di essere razionali integrando ciò che la paura segnala con ciò che ci segnalano la percezione, la memoria, il confronto ed infine cercare, una volta conosciuta, di cambiare il modo in cui essa viene utilizzata, non mettendo in atto strategie di fuga o evitamento, ma trasformarla in un'informazione fondamentale per affrontare l'evento.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 

 

 


Via Stefania Di Leva
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Disturbo Ossessivo-Compulsivo: sovrastima delle dimensioni

Disturbo Ossessivo-Compulsivo: sovrastima delle dimensioni | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

I soggetti con disturbo ossessivo compulsivo sono caratterizzati da distorsioni cognitive nella percezione della realtà, del pericolo e del rischio.

Un gruppo di ricercatori in Germania ha cercato di comprendere la provenienza di tali distorsioni, ipotizzando che esse non fossero solo una risposta ad una specifica modalità di pensiero, quindi su base cognitiva, ma che dipendessero anche dal sistema visivo. Hanno cercato di capire pertanto se i soggetti con DOC avessero la tendenza a sovrastimare le dimensioni di stimoli importanti per il loro disturbo.

Sono state somministrate 40 immagini a 65 soggetti con DOC e a 55 soggetti senza diagnosi ed è stato chiesto di valutare la rilevanza personale di ogni figura (immagini neutre come ad esempio sedie; immagini attivanti non legate allo spettro ossessivo come animali; immagini legate al disturbo e al concetto di controllo come ad esempio l'immagine di un bagno sporco).

In un secondo momento sono state somministrate le miniature delle immagini ed è stato chiesto ai soggetti di stimare la dimensione originale delle foto precedenti.

L'ipotesi su cui si è basato l'esperimento è che i soggetti con DOC sovrastimassero le dimensioni delle figure connesse al disturbo.

 

Dall'analisi dei risultati è emerso che i soggetti con DOC sovrastimano le dimensioni degli oggetti particolarmente legati alla sintomatologia con la tendenza, invece, a sottostimare gli stimoli neutrali.

Bisognerebbe, però, accertare il ruolo della memoria e dell'ansia nella visione delle immagini attivanti. Sulla base dei risultati ottenuti, si potrebbe avanzare l'ipotesi che i pensieri e le paure possono alterare la cognizione, la memoria e la percezione ed, una volta dimostrato ciò, potrebbe esservi una rivalutazione della pericolosità degli stimoli e delle credenze radicate nei soggetti con DOC.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 

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Il disturbo ossessivo compulsivo in età pediatrica

Il disturbo ossessivo compulsivo in età pediatrica | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso si cade nell'errore di pensare che i disturbi d'ansia possano essere diagnosticati solo all'interno della popolazione adulta, sottovalutando l'incidenza ed il carattere invalidante che essi possono assumere in età evolutiva. Un esempio di disturbo d'ansia presente in età pediatrica è il Disturbo ossessivo compulsivo che, nella presente fascia di età, può manifestarsi tra i 7 ed i 12 anni.

 

Caratteristiche del DOC nei bambini

- pensieri ricorrenti (ossessioni) o comportamenti ripetitivi (compulsioni) che il bambino  mette in atto per contenere un'ansia cronica e pervasiva sottostante

- rituali e stereotipie che interferiscono con la normale routine (es. andare a scuola o relazionarsi con i pari) e che possono riguardare tematiche come la pulizia, la paura dello sporco e di essere contaminati, ordine e precisione, collezione di oggetti, contare o ripetere lettereo  parole

- continue richieste di rassicurazione verso gli adulti

- costante paura che stia per accadere qualcosa di brutto

- consapevolezza del fatto che le proprie condotte sono irragionevoli e conseguente tentativo di nasconderle

 

Attenzione!

Bisogna stare attenti a diagnostica il Disturbo ossessivo compulsivo  in età pediatrica poichè potrebbe essere scambiato con le normali manifestazioni comportamentali. I bambini spesso instaurano rituali e comportamenti ripetitivi all'interno degli scambi interattivi con l'adulto, così come i rituali spesso rappresentano la base degli apprendimenti per imitazione osservando le azioni degli adulti.

 

Cosa fare

Se si riscontra una ripetitività ed un'alterazione del normale funzionamento e svolgimento delle attività quotidiane da parte del bambino, sarebbe utile rivolgersi al pediatra o ai servizi di salute mentale per l'età evolutiva.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 


Via Obiettivo Benessere Psicologico
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Cos’è il disturbo d’ansia da separazione e come affrontarlo

Cos’è il disturbo d’ansia da separazione e come affrontarlo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo d’ansia da separazione è caratterizzato da una preoccupazione eccessiva da parte del bambino per almeno un mese, relativa alla separazione dalle figure di attaccamento, dalla propria abitazione o da altri ambienti familiari. L’ansia da separazione può rappresentare una condizione normale per i bambini appena nati o ancora piccoli, ma non rappresenta una condizione appropriata per i bambini più grandi o adolescenti. L’esordio può avvenire in età prescolare, ma molti casi hanno inizio intorno ai 10- 12 anni, soprattutto nel momento in cui quest’ansia si associa ad un rifiuto di andare a scuola.

 

Caratteristiche

Il bambino si sottopone costantemente al pensiero che si possano presentare delle catastrofi e che possa succedere qualcosa ai genitori o a se stesso nel momento in cui non sono insieme. Ciò comporta l’incapacità del bambino a stare in qualunque luogo in cui sia necessario separarsi, come ad esempio la scuola, ma anche a casa nel momento in cui i genitori escono o vanno a dormire nella propria camera. Il bambino può manifestare incubi connessi con la separazione e sintomi fisici anche nel periodo di anticipazione cognitiva della separazione (es. mal di stomaco, mal di testa, nausea o vomito).

 

Cause

Così come in tutti i Disturbi d’ ansia dell’età evolutiva, anche nel Disturbo d’ansia da separazione, le cause possono essere molteplici e riguardanti aspetti neurobiologici, personologici, relazionali, affettivi, sociali ed educativi. Anche i fattori ambientali possono contribuire a sviluppare un Disturbo d’ansia da separazione come: situazioni familiari conflittuali, separazione dei genitori, minacce di abbandono da parte di essi, ansia e paura dei genitori trasmesse ai figli.

 

Cosa fare

Poiché questo disturbo crea un disagio clinicamente significativo ed una compromissione dell’area sociale, relazionale, affettiva e scolastica, è opportuno chiedere aiuto ad uno specialista il quale valuterà la situazione e fornirà strategie utili per prevenire eventuali difficoltà. Verrà dato un supporto ai genitori, i quali verranno orientati verso una sintonizzazione emotiva con il bambino, evitando di sdrammatizzare o drammatizzare la situazione e verranno date delle linee guida che permettano di gestire il momento del distacco. 

 

A cura di:
http://www.psicoterapeuta-a-milano.it


Via Laura Duranti
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Laura Duranti's comment, July 20, 2013 9:10 AM
La ringrazio per aver condiviso l'articolo scritto dalla dott.ssa Chillemi e pubblicato su spazio-psicologia.com
Laura Duranti's comment, July 20, 2013 9:10 AM
Continui a seguirci! :) buon lavoro!