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Rigidità e dicotomia: la personalità ossessiva

Rigidità e dicotomia: la personalità ossessiva | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La personalità ossessiva si muove all'interno dell'asse rigidità- dicotomia: per il soggetto ossessivo la propria vita è fatta di precisione, di regole, di pensieri e comportamenti di cui è consapevole, ma che non riesce a controllare, è costantemente orientato alla perfezione ed è determinato nel perseguirla. Rappresenta una personalità dicotomica poichè si muove tra il tutto ed il nulla, fra contraddizioni morali, di pensiero e di comportamento.

 

Personalità ossessiva e relazioni

All'interno delle relazioni interpersonali che il soggetto ossessivo instaura, egli si mostra estremamente scrupoloso, non delega a qualcuno ciò che dovrebbe fare in quanto ciò potrebbe provocare ansia, nessuno potrebbe usare la sua stessa precisione e non è disposto ad abbandonare il controllo e le regole. Si mostra critico, giudicante verso coloro che non fanno dei suoi schemi il proprio stile di vita.

 

Personalità ossessiva e emozioni

Tende ad esercitare il proprio controllo anche sulla sfera emotiva nascondendo la fragilità personale. Manifesta difficoltà nel fare emergere o mostrare le emozioni vissute e provate, in quanto ciò potrebbe rappresentare un elemento di vulnerabilità, di debolezza e di perdita del controllo, andando a contrastare con i propri schemi e regole mentali.

 

Personalità ossessiva e autostima

Il soggetto ossessivo tende  a svalutare non soltanto l'operato e la vita delle altre persone, priva dei suoi stessi schemi ossessivi, ma tende ad auto-criticarsi, auto-svalutarsi e a mettere in dubbio le proprie capacità.

 

Cosa fare

Bisognerebbe aiutare il soggetto con personalità ossessiva ad abbandonare i propri pensieri e comportamenti disfunzionali, a lasciarsi andare alle sensazioni e alla naturalezza degli eventi della vita abbandonando l'estremo controllo che lo caratterizza. Bisognerebbe aiutarlo ad aumentare la fiducia verso gli altri e verso se stesso, ridurre i livelli di critica e migliorare l'autostima.


A cura di:
www.federicobaranzini.it

 


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News e aggiornamenti per la cura dei disturbi d'ansia. Psicologia e Psicoterapia dell'Ansia a Milano e Online. www.psicoterapeuta-a-milano.it
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Dott Federico Baranzini - Psicoterapeuta per i Disturbi d'Ansia a Milano e Como

Dott Federico Baranzini - Psicoterapeuta per i Disturbi d'Ansia a Milano e Como | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Psichiatra e Psicoterapeuta, si occupa da anni di Disturbi d'Ansia per le quali offre serivizi di diagnosi e terapia nel proprio studio di Milano e a Como presso la Casa di Cura Le Betulle.

 

In particolare tratta:

Attacchi di Panico

Ansia Generalizzata

Ansia Anticipatoria

Ansia da Prestazione

Ansia da Separazione

Stress e Ansia cronica

Esaurimento Nervoso

Disturbo Ossessivo Compulsivo

DPTS o Disturbo Post Traumatico da Stress

Disturbo Acuto da Stress

Fobie specifiche e Fobia Sociale

 

Per maggiori informazioni sul dott Baranzini consultate il sito:

http://www.psicoterapeuta-a-milano.it/psicoterapeuta-a-milano-dott-federico-baranzini/

 

Per altre necessità, consulti o appuntamenti potete contattare il dott Baranzini al numero 388 1044 874.

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COSA NON DIRE AD UNA PERSONA CON ATTACCO DI PANICO

COSA NON DIRE AD UNA PERSONA CON ATTACCO DI PANICO | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La gestione dell'attacco di panico rappresenta un problema e crea timore in chi lo vive,ma anche in chi si trova accanto alla persona nel momento in cui sopraggiunge. Spesso non si trovano le parole, si ha paura di dire qualcosa di sbagliato o si sottopone l'amico o il familiare in questione a delle asserzioni di rassicurazione che in quel momento non sono indicate per tranquillizzarlo. E' importante, quindi, sapere cosa dire o fare per aiutare il soggetto a superare questa fase e a ripristinare uno stato di benessere perso.

 

Cosa non dire?

- Evitare di dire frasi del tipo: "Guarda che è tutto nella tua testa". Trasmetteremmo l'idea che ciò che prova per noi non è altro che una sua fantasia e lo sottoporremmo ad una condizione di difetto o di non comprensione. Sarebbe meglio dire: "Sono qui per te".

 

- Un'altra frase da evitare è: " Cerca di calmarti e controllarti". Non si tratta di un disturbo che con un atteggiamento razionale scompare in un attimo ed esortarlo a calmarsi potrebbe trasmettergli l'idea di essere in imbarazzo più di lui.Sarebbe più utile porre domande del tipo: "Come posso aiutarti?", in modo che il soggetto percepisca la nostra voglia di aiutarlo e supportarlo.

 

- Un'altra frase da evitare è: " Stai esagerando", ed è utile sostituirla con: "Stai facendo il meglio che puoi". L'essere incoraggianti porta il soggetto a sentirsi apprezzato per ciò che fa per affrontare la situazione.

 

- Evitare di diffondere sensi di colpa che lo porterebbero ad alzare i livelli di ansia e di stress.

 

L'aspetto più importante in ogni caso è quello di cercare di essere il più possibile empatici con la persona che sta vivendo l'attacco di panico, senza farla sentire giudicata, attaccata o debole.

 

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Psicologia e meditazione, la mindfulness per migliorare la nostra vita

Psicologia e meditazione, la mindfulness per migliorare la nostra vita | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso, anche davanti a piccoli problemi che caratterizzano la propria vita, si sviluppano sensazioni di difficoltà, ci si sente sul punto di perdere il controllo, con un grande carico di stress ed incapaci a trovare soluzioni o modi per gestirli. 

 

Un modo per imparare a gestire le situazioni più piccole proviene dalla meditazione "mindfulness". Rappresenta una tecnica di meditazione che si basa sugli insegnamenti del Buddismo, che piano piano ha avuto i propri riconoscimenti anche in campo psicoterapeutico. Essa permette ed insegna al soggetto a prestare attenzione, ad acquisire consapevolezza e a focalizzarsi sul singolo momento che sta vivendo, cercando di percepire fino in fondo sensazioni, impulsi, pensieri, parole, emozioni, azioni e relazioni.

 

E' possibile applicare questa tecnica, riscontrando effetti positivi, per la trattazione di problemi come la depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi dell'umore, disturbi alimentari e altre patologie.

Gli effetti della meditazione "mindfulness" si mostrano più evidenti nel momento in cui le sue procedure vengono messe in atto in maniera regolare. Questa tecnica, una volta appresa, offre l'opportunità di generalizzare l'acquisizione di consapevolezza ad altri problemi presenti nella propria vita e pertanto il soggetto, una volta appresa, riuscirà ad applicarla anche ad altre situazioni.

 

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Crisi: triplicati italiani colpiti da attacchi di panico

Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento dell'incidenza dei casi di attacchi di panico all'interno della popolazione italiana e delle persone che chiedono aiuto. Questo dato allarmante è stato osservato da P. Vinciguerra, presidente dell'Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico.

 

Tra le cause non del tutto conosciute dei disturbi d'ansia, si è comunque aggiunta la crisi economica che sta caratterizzando il nostro Paese. Associato alla crisi, l'attacco di panico è stato definito come la sindrome della quarta settimana che riguarda la paura di non arrivare a fine mese per via degli stipendi ribassati, perchè si è perso il lavoro o si vive una precarietà lavorativa. Questa condizione porta il soggetto a sviluppare tutti i sintomi concernenti l'ansia fino ad arrivare a sviluppare un vero e proprio attacco di panico.

 

Secondo l'esperta: " Si comincia con l'insonnia e si va avanti con il possibile aumento della pressione arteriosa, per poi arrivare a sviluppare gastrite. La situazione peggiora e comincia la tachicardia. Il giorno si vive con l'ansia, i pensieri allarmanti aumentano, si pensa sempre e solo alle difficoltà economiche. Si crede di poter tenere sotto controllo tutto e poi un giorno arriva il primo attacco di panico che somiglia alla paura di impazzire". 

 

Secondo P. Vinciguerra bisognerebbe intervenire prima che si manifesti il panico in quanto il soggetto che sviluppa tale disturbo  non ha la forza nè l'energia per intraprendere nuovi percorsi e non si mostra d'aiuto alla famiglia per risolvere i problemi economici, ma diviene lui stesso fautore di problemi. Pertanto è importante agire preventivamente e non sottovalutare i primi segnali di ansia.

 

A cura di Federico Baranzini

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Come gestire l'ansia: la cura e i rimedi utili

Come gestire l'ansia: la cura e i rimedi utili | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'ansia rappresenta uno stato psicofisico oggi molto diffuso, che porta con sè la tendenza ad invalidare il soggetto e ad alterare il suo funzionamento generale. Gli stati ansiosi sono caratterizzati da sintomi fisici come palpitazioni, aumento della frequenza respiratoria, sudorazione, vertigini, nausea, e da sintomi psicologici come paura, eccessiva preoccupazione, sensazione di morire, irritabilità, difficoltà di concentrazione ed alterazione del sonno. L'ansia, inoltre, può manifestarsi come circoscritta a determinati eventi o situazioni oppure può manifestarsi in modo generalizzato, assumendo un carattere ancora più pervasivo.

 

Cura

La cura dell'ansia diventa necessaria nel momento in cui essa diventa invalidante, pervasiva e raggiunge livelli esagerati. 

 

Terapia farmacologica dell'ansia

I farmaci maggiormente prescritti per la trattazione dei disturbi su base ansiosa sono:

- antidepressivi: comunemente utilizzati per curare gli stati depressivi, possono essere efficaci anche per l'ansia, come ad esempio gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina

- ansiolitici: i più utilizzati per il trattamento dei disturbi d'ansia sono le benzodiazepine, farmaci molto efficaci, ma che possono indurre alcuni effetti collaterali

 

Psicoterapia

La psicoterapia permette al paziente di esternare il proprio disagio, di acquisire maggiore consapevolezza del disturbo, di agire sulla gamma sintomatologica, di rintracciarne le cause e di ripristinare uno stato di benessere generale. Un'ottima ed efficace psicoterapia per i disturbi d'ansia è quella ad orientamento cognitivo comportamentale.

 

Rimedi

Al di là dei trattamenti sopracitati, ci sono dei rimedi che, presi in considerazione dal soggetto, possono migliorare l'efficacia del trattamento. Sarebbe opportuno infatti effettuare dei cambiamenti nel proprio stile di vita come seguire una dieta corretta ed integrata, effettuare esercizio fisico quotidiano, diminuire l'assunzione di alcol, caffeina e nicotina e rendere il sonno un elemento importante e fondamentale della propria vita.

 

A cura di Federico Baranzini

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Terapia Cognitivo-Comportamentale nei pazienti con Disturbo Ossessivo

Terapia Cognitivo-Comportamentale nei pazienti con Disturbo Ossessivo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) rappresenta uno dei disturbi d’ansia maggiormente invalidanti per i pazienti che ne soffrono, con notevole impatto sul funzionamento interpersonale e lavorativo.

Le più accreditate linee guida internazionali per il trattamento del DOC indicano come trattamenti first-line sia la terapia cognitivacomportamentale (TCC), sia la terapiafarmacologica con inibitori della ricaptazione della serotonina (SRI). Purtroppo nella pratica clinica accade molto spesso che i pazienti, soprattutto quelli che hanno effettuato terapia farmacologica, non abbiano una adeguata risposta clinica; in questi casi si procede con 2 strategie alternative di augmentation alla terapia con SRI: l’aggiunta di un secondo farmaco, nello specifico unantipsicotico di seconda generazione (Risperidone, Quetiapina, Aripiprazolo, etc.) oppure l’aggiunta di una terapia cognitiva comportamentale. Le 2 strategie, volte ad ottenere un miglioramento della risposta, fino ad ora, venivano considerate ugualmente efficaci, anche se nessuno studio si era mai preoccupato di metterle a confronto.

 

In un recente lavoro, pubblicato su JAMA Psychiatry, un gruppo di ricercatori coordinati da Helen Blair Simpson, professoressa di Psichiatria presso il Columbia University Medical College della Columbia University di New York, ha effettuato, per la prima volta, questo confronto, con risultati davvero interessanti.

 

In termini clinici lo studio evidenzia che l’80% dei pazienti trattati con terapia di esposizione e prevenzione dei rituali risponde dopo 8 settimane di trattamento (il 43% ha presentato sintomi lievi), mentre solo il 23% dei pazienti che hanno assunto Risperidone e il 15% di quelli che hanno assunto placebo hanno presentato una risposta clinica.

 

Questi risultati suggeriscono che la migliore strategia di trattamento nei pazienti con OCD che risponde parzialmente ai farmaci SRI è la TCC basata sulla Esposizione e Prevenzione dei Rituali, migliore in termini di efficacia, migliore in termini di accettabilità e tollerabilità


Non bisogna dimenticare che esistono molti pazienti non-responder, così come pazienti nei quali permangono sintomi residui in grado di limitare pesantemente la qualità di vita. In tutti i casi di risposta non adeguata è necessario prendere in considerazione la possibile e frequente comorbilità con altri disturbi, in particolare con i disturbi di personalità, che, come ampiamente dimostrato, peggiorano gli outcome del trattamenti del DOC.


A cura di Federico Baranzini

Psicoterapeuta a Milano

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Ipocondria. Tanto rumore per nulla

Ipocondria. Tanto rumore per nulla | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Un soggetto ipocondriaco viene considerato un soggetto che ha paura e che si preoccupa in modo eccessivo e senza specifici o fondati motivi per la propria salute, nonostante vi sia stata una valutazione medica che abbia escluso l'insorgere di una patologia.

 

L'ipocondria può manifestarsi come una patologia isolata assumendo le caratteristiche di un'ossessione,oppure può manifestarsi in comorbidità con altre patologie che rendono più complicato il quadro clinico come un disturbo di panico o depressione. A tal proposito I soggetti più a rischio sono quelle persone che mostrano tratti caratteriali e di personalità di tipo ansioso ed apprensivo. E' stata riscontrata, nel caso di ipocondria secondaria ad attacchi di panico e depressione, una prevalenza femminile con un picco di insorgenza tra i 40 e i 50 anni.

 

Terapia

Sulla base di elementi come ansia e paura, per il trattamento dell'ipocondria si potrebbe ipotizzare una terapia farmacologica basata su antidepressivi che permettono di ridurre i sintomi fisici dell'ansia. Un risultato ottimale potrebbe essere raggiunto attraverso l''associazione di una terapia farmacologica con una psicoterapia che permetta di lavorare sul problema emotivo di fondo.

 

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Vergogna e Memorie Autobiografiche: l'impatto su Depressione, Ansia sociale e ideazione paranoide

Vergogna e Memorie Autobiografiche: l'impatto su Depressione, Ansia sociale e ideazione paranoide | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La vergogna ricopre un ruolo funzionale e adattivo durante lo sviluppo, ma allo stesso tempo può assumere un carattere disfunzionale creando sofferenza nel momento in cui diventa pervasiva e dominante.

 

Diversi studi hanno posto l'attenzione sull'ipotetica relazione tra la vergogna o il ricordo di situazioni che hanno generato vergogna (ricordo che viene integrato nella memoria autobiografica di ognuno di noi) e condizioni psicopatologiche come disturbi alimentari, ansia sociale, depressione e disturbo post- traumatico da stress. 

 

In particolare è stato condotto uno studio su 328 soggetti (Matos et al., 2013) che ha posto l'accento sull'impatto che la vergogna e la memoria di essa possono avere su diverse forme di paura sociale come l'ansia sociale e la paranoia. L'obiettivo dello studio è stato quello di valutare quanto esperienze precoci negative possano influenzare lo sviluppo di ansia focalizzata sulla rappresentazione di sè caratterizzata da vulnerabilità, inadeguatezza, paura del rifiuto o del giudizio altrui.


I risultati hanno suggerito l'esistenza di diverse storie evolutive, funzioni e processi psicologici alla base della paranoia e dell'ansia sociale, pur essendo presenti aree di sovrapposizione tra le due dimensioni.

 

A livello clinico sarebbe opportuno ricostruire e lavorare sulle memorie autobiografiche di vergogna di soggetti con ansia sociale, depressione e aspetti paranoidi legati alla vergogna aiutando il soggetto ad allontanarsi dall'idea di sè vulnerabile e inadeguata ed approcciarsi a memorie di sè cariche di valenza positiva.

 

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Ictus, rischi maggiori per chi soffre di ansia

Ictus, rischi maggiori per chi soffre di ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il rischio di ictus cresce per le persone che soffrono di alti livelli di ansia. A renderlo noto sarebbe stata una ricerca condotta dai membri della "University of Pittsburgh School of Medicine", secondo cui - indipendentemente da altri fattori, come ad esempio quello delladepressione - è chiaro che maggiori sono i livelli di ansia che colpiscono una persona, maggiori possono essere le possibilità che la stessa possa effettivamente essere colpita da un ictus. 


A tirare le somme di questa ricerca è stata la dottoressa Maya Lambiase, della University of Pittsburgh School of Medicine, che ricorda: "Ognuno ha un po' di ansia ogni tanto. Ma quando essa è elevata e/o cronica, può avere un effetto negativo sul sistema vascolare negli anni".

 

Lo studio è il primo ad aver analizzato il legame che intercorre fra ansia e ictus, senza considerare altri fattori, ed è stato pubblicato sulle pagine della rivista "Stroke" dell'American Heart Association.

 

A cura di Federico Baranzini

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Le donne con PTSD sono più a rischio di Obesità?

L'obesità così come anche le malattie cardiovascolari ed il diabete, rappresentano patologie correlate al disturbo post-traumatico da stress.

 

Studio

E' stato condotto uno studio con l'obiettivo di indagare la relazione che intercorre tra l'obesità ed il PTSD. Il campione era composto da 50.000 donne tra i 22 ed i 44 anni, alle quali è stato chiesto di definire il trauma vissuto in passato e i sintomi manifestati in seguito ad esso, nel periodo che intercorre tra il 1989 ed il 2009.

 

Risultati

- Le donne normopeso che hanno sviluppato il PTSD durante il periodo sopracitato, hanno avuto il 36% di probabilità in più di sviluppare obesità o sovrappeso rispetto alle donne che hanno vissuto un trauma ma che non hanno sviluppato sintomi del PTSD.

- Si sono mostrate più a rischio anche le donne senza PTSD, ma con sintomi depressivi e, nelle donne che avevano mostrato un disturbo post-traumatico da stress prima del periodo preso in considerazione, l'indice di massa corporea aumentava più velocemente.

E' stato notato pertanto che sono più i sintomi del PTSD rispetto al trauma vero e proprio ad essere probabilmente correlati all'aumento di peso.

 

Il modo in cui il PTSD induca questo fenomeno non è ancora chiaro, ma sono state formulate delle ipotesi come l'assunzione di abitudini alimentari non salutari messe in atto per fronteggiare lo stress e pertanto si potrebbe ipotizzare, qualora fossero confermate le ipotesi, un intervento di supporto psicologico che vada a trattare sia le componenti stressanti ed ansiose legate al trauma ma anche i comportamenti che ne derivano come le abitudini alimentari erronee.

 

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Sindrome da stress lavorativo in aumento in Italia

Ultimamente in Italia si assiste all'aumento del numero di persone che soffre diuna sindrome particolare chiamata "sindrome da stress lavorativo" la quale, a lungo andare, potrebbe comportare e trasformarsi in veri e propri  disturbi d'ansia. Questo stress potrebbe avere, inoltre, delle ripercussioni sulla salute fisica e mentale dei lavoratori, enficiandone la produttività. Questa sindrome non caratterizza solo coloro che hanno un lavoro, ma anche i disoccupati che quotidianamente devono fare i conti con l'ansia derivante dalla mancanza di un impiego lavorativo o dal precariato. Diversi studi, tra cui quello condotto dall'Ordine degli psicologi , hanno dimostrato come lo stress, la tensione relativa alla propria posizione lavorativa e l'ansia colpiscono circa il 55% degli italiani, soprattutto in alcune e specifiche aree dell'Italia.

 

Cause

Tra le cause che predispongono allo stress lavorativo vi sono: alti livelli di competizione tra lavoratori, tensione, costante paura di essere valutati e conseguente paura di sbagliare, ritmi eccessivi e non sostenibili di lavoro, mancanza di collaborazione e di empatia tra colleghi e tra dipendenti e datori di lavoro, bullismo, molestie, pressioni e ruoli poco definiti.

 

Effetti

Lo stress, l'ansia e la tensione relativi al lavoro, al precariato e alla disoccupazione potrebbero portare, con il passare del tempo, all'aumento dell'incidenza dei disturbi d'ansia, all'aumento dell'assunzione di farmaci e di casi in cui viene richiesto un trattamento psicoterapeutico. Pertanto è importante supportare ed aiutare coloro che vivono una condizione di instabilità e stress lavorativi o coloro che non sono riusciti ancora ad inserirsi in questo contesto che oggi risulta notevolmente critico.

 

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DISTURBO D'ANSIA GENERALIZZATA (GAD): SINTOMI, CAUSE, CURE DEL DISTURBO

DISTURBO D'ANSIA GENERALIZZATA (GAD): SINTOMI, CAUSE, CURE DEL DISTURBO | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Le persone con disturbo d'ansia generalizzata sono caratterizzate, spesso senza un motivo specifico o conosciuto, da ansia, nervosismo, irascibilità, irrequietezza persistenti e costanti che alterano il funzionamento cognitivo, sociale e lavorativo del soggetto in questione. Questo disturbo si presenta come una condizione che coniuga sia i sopracitati sintomi ed i seguenti sintomi psicofisici: alterazione del sonno, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, agitazione con palpitazioni e tachicardia, dolore al torace, mal di testa, difficoltà nella respirazione, sensazione di confusione.

 

Cause

Così come per i disturbi d'ansia in generale, sono state ipotizzate diverse cause alla base del disturbo d'ansia generalizzata tra cui: ereditarietà del disturbo, situazioni familiari non supportive, traumi, malattie pregresse, stress.

 

Cosa fare

Per il trattamento del disturbo d'ansia generalizzata vengono impiegate rispettivamente la terapia farmacologica e la psicoterapia. E' consigliabile intraprendere un percorso che integri entrambe le possibilità in quanto la terapia farmacologica agisce sui sintomi placandoli e la psicoterapia, oltre a lavorare sui sintomi, aiuta il soggetto a sentirsi supportato, a modificare le proprie idee e percezioni disfunzionali, a migliorare le strategie di fronteggiamento dell'ansia e a lavorare sulle cause che l'hanno generata.

 

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Rigidità e dicotomia: la personalità ossessiva

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La personalità ossessiva si muove all'interno dell'asse rigidità- dicotomia: per il soggetto ossessivo la propria vita è fatta di precisione, di regole, di pensieri e comportamenti di cui è consapevole, ma che non riesce a controllare, è costantemente orientato alla perfezione ed è determinato nel perseguirla. Rappresenta una personalità dicotomica poichè si muove tra il tutto ed il nulla, fra contraddizioni morali, di pensiero e di comportamento.

 

Personalità ossessiva e relazioni

All'interno delle relazioni interpersonali che il soggetto ossessivo instaura, egli si mostra estremamente scrupoloso, non delega a qualcuno ciò che dovrebbe fare in quanto ciò potrebbe provocare ansia, nessuno potrebbe usare la sua stessa precisione e non è disposto ad abbandonare il controllo e le regole. Si mostra critico, giudicante verso coloro che non fanno dei suoi schemi il proprio stile di vita.

 

Personalità ossessiva e emozioni

Tende ad esercitare il proprio controllo anche sulla sfera emotiva nascondendo la fragilità personale. Manifesta difficoltà nel fare emergere o mostrare le emozioni vissute e provate, in quanto ciò potrebbe rappresentare un elemento di vulnerabilità, di debolezza e di perdita del controllo, andando a contrastare con i propri schemi e regole mentali.

 

Personalità ossessiva e autostima

Il soggetto ossessivo tende  a svalutare non soltanto l'operato e la vita delle altre persone, priva dei suoi stessi schemi ossessivi, ma tende ad auto-criticarsi, auto-svalutarsi e a mettere in dubbio le proprie capacità.

 

Cosa fare

Bisognerebbe aiutare il soggetto con personalità ossessiva ad abbandonare i propri pensieri e comportamenti disfunzionali, a lasciarsi andare alle sensazioni e alla naturalezza degli eventi della vita abbandonando l'estremo controllo che lo caratterizza. Bisognerebbe aiutarlo ad aumentare la fiducia verso gli altri e verso se stesso, ridurre i livelli di critica e migliorare l'autostima.


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COSA FARE DURANTE UN ATTACCO DI PANICO?

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Quando si è colti da un attacco di panico è difficile restare calmi e percepirsi in grado di controllarlo. Ci si fa prendere dalla paura, dalla sensazione che non passerà, si perde la razionalità che in quel momento può essere funzionale per il suo superamento. E' importante pertanto essere a conoscenza di alcuni accorgimenti che indicano cosa fare in questi momenti di estrema ansia e paura.

 

Una cosa da fare durante un attacco di panico è uscire dalla stanza in cui ci si trova per dirigersi vero l'esterno o comunque verso un ambiente più ossigenato.Nel momento in cui, invece, ci si trova in un ambiente chiuso dal quale non possiamo uscire, è importante aprire la finestra. 

Inoltre, l'attacco di panico induce delle risposte comportamentali che riguardano il rimanere bloccati o la necessità di scappare. In questi casi la cosa meno indicata da fare è iniziare a correre senza una meta poichè rappresenta un atteggiamento che potrebbe aumentare ancora di più i livelli di ansia e agitazione.

E' importante respirare profondamente. Imparare a gestire la respirazione rappresenta un elemento fondamentale che aiuta a superare l'attacco di panico.

 

Se si ha la percezione di non essere in grado di gestire l'attacco di panico è opportuno chiedere aiuto rivolgendosi ad uno psicoterapeuta il quale, lavorando sul piano sintomatologico, può aiutare a capire cosa sta succedendo ed aiutare il soggetto a gestire l'evento.

Alcune volte si può richiedere un supporto farmacologico che agisce sui sintomi dell'ansia o un'integrazione dei due tipi di terapia, la psicoterapia e la farmacoterapia.

 

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Tachicardia: è sempre ansia? Differenze tra attacchi di panico e patologie cardiache

Tachicardia: è sempre ansia? Differenze tra attacchi di panico e patologie cardiache | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La tachicardia (aumento della frequenza cardiaca) rappresenta un sintomo proprio sia di alcuni disturbi psicologici quali stati di ansia e attacchi di panico e di alcune patologie cardiache di origine esclusivamente organica.

 

 Per questo il momento della diagnosi rappresenta una fase molto delicata in entrambe le aree (psicologica e medica), in quanto da essa e da una valutazione iniziale erronea dei sintomi, dipende la scelta dell'intervento terapeutico. Sarebbe opportuna, inoltre, una collaborazione tra medico e psicologo, soprattutto nei casi in cui la sintomatologia soddisfa contemporaneamente diverse diagnosi appartenenti ad ambiti diversi.

 

  Poichè rappresenta un sintomo che caratterizza sia i disturbi d'ansia che alcune patologie cardiache, è importante differenziarla sulla base di 4 caratteristiche fondamentali del battito cardiaco:

 FREQUENZA DEL BATTITO: se la tachicardia si mantiene entro i 130 battiti al minuto si può parlare, quasi certamente, di una tachicardia su base ansiosa, mentre se si superano i 150-200 battiti al minuto si potrebbe parlare di problemi di natura cardiologica.

RITMICITA' O ARITMICITA': l'attacco di panico è caratterizzato dall'aumento del battito cardiaco e da una regolarità del ritmo, mentre le condizioni cardiologiche sono caratterizzate dall'aumento del battito cardiaco e da un'irregolarità del ritmo.

MODALITA' DI INSORGENZA E REMISSIONE: l'attacco di panico raggiunge il suo picco in 10 minuti e la remissione dei sintomi è graduale. Nelle aritmie per esempio, vi è un passaggio brusco e repentino del ritmo dei battiti da normale a 150 battiti al minuto e così come è repentino l'esordio lo è anche la scomparsa della sintomatologia.

SINTOMI DI ACCOMPAGNAMENTO: la sintomatologia delle aritmie è molto simile a quella degli attacchi di panico, ma alcuni sintomi tipici dei secondi non sono presenti nelle prime (sudorazione, vampate di calore, tremori, nausea, derealizzazione - depersonalizzazione). Nell'aritmia sono invece più frequenti dolori o fastidi al petto che si riscontrano difficilmente nell'attacco di panico.

 

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Fumo, smettere migliora anche ansia e depressione

Fumo, smettere migliora anche ansia e depressione | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si parla di sigarette, si tende a preoccuparsi dei danni che esse ed il fumo possono creare alla salute fisica, sottovalutando gli effetti che il fumo può provocare anche a livello della salute mentale. Si pensa solo che le sigarette aiutino a rilassarsi, a tranquillizzarsi e a contenere gli sbalzi d'umore, sottovalutando una loro certa influenza negativa sul piano psichico.

 

E' stato condotto uno studio il cui campione era composto da 4.800 fumatori dalla Washington University School of Medicine che ha analizzato il legame tra benessere psichico e lo smettere di fumare.

 

Dallo studio sono emersi i seguenti risultati: circa il 40% dei partecipanti ha dichiarato di soffrire o di aver avuto precedentemente disturbi d'ansia o dell'umore, il 50% ha dichiarato di avere problemi con l'alcol ed il 24% con la droga. Durante lo studio, il 42% di chi fumava ha continuato ad avere problemi relativi all'umore, rispetto al 29% dei soggetti che avevano smesso di fumare. I problemi con l'alcol si sono ridotti dal 28% al 18% ed i problemi con la droga dal 16% al 5%.

 

Questi risultati hanno portato i ricercatori ad affermare che "smettere di fumare o ridurre, è collegato ad una salute mentale significativamente migliore, ed è associato ad un rischio più basso di sviluppare disordini come depressione o dipendenze da alcol e droghe". Pertanto, secondo l'autrice dello studio Patrizia Cavazos- Rehg "quando un paziente è pronto per affrontare il suo problema psichiatrico, quello è il momento giusto affinchè venga indirizzato a smettere di fumare".

 

A cura di Federico Baranzini

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Ansia in adolescenza: possibili sviluppi

L'ansia è una condizione psicofisica che può essere esperita indipendentemente dall'età anagrafica, pertanto non solo in età adulta ma anche in età evolutiva.

 

A tal riguardo è stato condotto uno studio pubblicato nel Journal of Affective Disorders, che ha analizzato i disturbi d'ansia durante l'infanzia e l'adolescenza. In particolare, l'obiettivo dello studio era quello di analizzare la possibile relazione tra questi disturbi nelle date fasce di età e l'ipotetico funzionamento psicosociale negativo in età adulta, cercando di capire, inoltre, quanto la predizione dell'ansia in età adolescenziale possa influenzare l'emergere di condizioni psichiatriche in età adulta.

I soggetti che hanno partecipato allo studio sono stati 816, ai quali sono state effettuate due interviste, a 24 e a 30 anni, somministrati dei questionari e colloqui. 


Dall'analisi dei risultati è emerso che l'ansia in adolescenza sembra avere una buona capacità predittiva rispetto a: scarso adattamento generale, scarso adattamento al lavoro, scarse relazioni familiari, problemi in famiglia, minore soddisfazione di vita, scarse capacità di coping, e maggiore stress cronico. L’ansia adolescenziale sembrerebbe avere, inoltre, una buona capacità predittiva rispetto a: utilizzo di sostanze stupefacenti, abuso di alcool e ansia in età adulta. Al contrario, sembrerebbe non esservi una relazione significativa tra i disturbi d'ansia presenti durante l’infanzia e la psicopatologia in età adulta e gli esiti psicosociali all'età di 30 anni.


I risultati ottenuti e le analisi effettuate su di essi, ha portato i conduttori dello studio ad affermare quanto sia opportuno intervenire sull'ansia adolescenziale in modo da ridurre l'insorgenza di patologie e disagi ad essa correlati in età adulta.


A cura di Federico Baranzini

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Un nuovo trattamento per ragazze adolescenti con PTSD

Un nuovo trattamento per ragazze adolescenti con PTSD | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La terapia di esposizione prolungata rappresenta una forma di terapia cognitivo comportamentale che consiste nel far rivivere al paziente l'evento traumatico attraverso il ricordo di esso, coinvolgendolo nel ricordo piuttosto che evitarlo. 

Questa forma di terapia viene molto utilizzata per il trattamento del disturbo post traumatico da stress negli adulti. Un recente studio dell'Università della Pennsylvania ha permesso di dimostrare la validità di questo trattamento rispetto ad una terapia di tipo supportivo, anche negli adolescenti, in questo caso con pregresso abuso sessuale, portando ad una riduzione della gravità del disturbo, della diagnosi e della conseguente depressione nonchè un miglioramento del benessere e del funzionamento generale.

 

Studio

Sono state prese in considerazione 61 ragazze adolescenti con disturbo post traumatico da stress, divise in due gruppi: un gruppo è stato sottoposto a terapia di esposizione prolungata e un gruppo è stato sottoposto a terapia di tipo supportivo.

Durante il follow up a distanza di un anno si sono ottenuti i seguenti risultati:

- le adolescenti sottoposte all'esposizione prolungata hanno mostrato un miglioramento della sintomatologia e un aumento delle probabilità di perdere la diagnosi rispetto alle adolescenti sottoposte a counseling supportivo

- le adolescenti sottoposte all'esposizione prolungata hanno mostrato un miglioramento dei sintomi depressivi e nel funzionamento generale

 

Questo studio ha gettato le basi per una maggiore conoscenza ed applicabilità della terapia di esposizione prolungata, da estendere in futuro anche ad altri tipi di disturbi su base ansiosa.

 

A cura di Federico Baranzini

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Omeopatia utile nei disturbi d'ansia e del sonno

Omeopatia utile nei disturbi d'ansia e del sonno | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso chi soffre di specifiche condizioni patologiche, per alleviare i propri sintomi e risolvere le proprie problematiche, fa ricorso ai tradizionali metodi di cura quali l'assunzione di farmaci e la psicoterapia. Appurato che queste due modalità di trattamento, soprattutto se combinate, possono sviluppare notevoli benefici e risultati risolutivi nel soggetto, vi è anchel'omeopatia che viene considerata un'ulteriore possibilità e strada che permette di raggiungere un positivo stato di benessere.

 

L'omeopatia può essere di aiuto in molti casi come ad esempio nei casi in cui vi è una comorbilità tra un disturbo d'ansia e un disturbo del sonno. Ciò è stato dimostrato da uno studio di tipo osservazionale condotto da alcuni ricercatori dell'Ospedale di Benevento. 

 

Il campione era composto da 21 uomini e 50 donne con diagnosi di disturbo ansioso, sottoposti ad una cura omeopatica per almeno un mese. Alla fine della cura ai soggetti è stato somministrato un questionario psicologico relativo all'ansia, del quale è stato soprattutto preso in considerazione l'indice relativo alla qualità del sonno. I risultati hanno indicato, in seguito al trattamento omeopatico, un miglioramento della qualià del sonno ed una riduzione degli episodi di risveglio notturno.

 

Questo studio, per quanto debba assumere un carattere maggiormente sperimentale, getta le basi per nuovi studi, più completi ed estesi, sui benefici che l'omeopatia può offrire per la trattazione di disturbi su base ansiosa.

 

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L'ansia: amica o nemica?

L'ansia: amica o nemica? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si parla di “ansia” si pensa sempre a qualcosa di negativo e di invalidante. In realtà esiste anche un’ansia positiva, che svolge un ruolo adattivo: consiste in un modo naturale del nostro organismo di reagire di fronte ad una situazione percepita come pericolosa. In questo caso l’ansia va intesa come un campanello d’allarme che ci segnala una condizione di eccessivo stress, attraverso una serie di sintomi fisici come tachicardia, insonnia, cefalea, nausea, oppressione toracica o gastrica, sudorazione, vertigini, dolori muscolari..


Se non diamo ascolto ai segnali che ci invia il nostro organismo quando è sottoposto ad eccessivo stress, rischiamo di trasformare l’ansia da un’alleata ad un disturbo vero e proprio. L’ansia patologica supera i livelli di tolleranza, per cui ci impedisce di funzionare in modo adeguato, condizionando negativamente la nostra vita relazionale, sociale e lavorativa.


Generalmente chi sperimenta per la prima volta l’attacco di panico, vive con il terrore che l’attacco possa ripresentarsi. Queste persone, dunque, entrano in un circolo vizioso, dal quale sarà difficile uscirne senza l’aiuto di un esperto. Il soggetto che soffre di attacchi di panico, infatti, tende ad evitare una serie di situazioni e di ambienti per evitare che l’attacco possa ripresentarsi; evita di uscire da solo o di guidare l’auto. Inoltre presta un’eccessiva attenzione ai segnali provenienti dal proprio corpo e dall’ambiente circostante per paura che si possa presentare un uovo attacco di panico.


A cura di Federico Baranzini

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Ansia sociale, scoperte le cause cerebrali

Ansia sociale, scoperte le cause cerebrali | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Nelle persone che soffrono di ansia sociale potrebbe mancare una corretta connessione inibitoria nel cervello, connessione fondamentale affinché vengano tenute sotto controllo quelle paure che, altrimenti, diventano letteralmente incontrollabili. A renderlo noto sarebbe stata una ricerca austriaca, condotta dai membri della Medical University di Vienna, secondo cui appunto, questo “freno” nel cervello è assolutamente necessario per mantenere la sensazione di paura ai livelli “normali”.


Confrontando i dati relativi a persone con fobie sociali e quelli relativi a soggetti “sani”, sarebbe emerso che, in coloro che soffrono di tale ansia, sarebbe assente un meccanismo inibitorio necessario per mantenere la calma. Nello specifico, durante la ricerca ai soggetti sarebbero state mostrate molte immagini di volti che comunicavano varie emozioni, come il divertimento, la tristezza, la rabbia, la felicità e così via. Dalle analisi sarebbe emerso che i soggetti che soffrivano di ansia sociale avrebbero reagito in maniera “maggiore” alle immagini, rispetto alle persone che non mostravano disturbi.


A cura di Federico Baranzini

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Stress da feste: alimenti contro l'ansia

Stress da feste: alimenti contro l'ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

C'è un modo per combattere lo stress da feste, tipico del periodo a ridosso del Natale e Capodanno? La risposta è sì, e il nostro consiglio è proprio quello di partire dalla tavola. Ovvero scegliere gli alimenti giusti che possano aiutarci a tenere sotto controllo l'ansia e lo stress, e anzi a combatterlo. Andiamo allora alla scoperta di questi alimenti che possono, se introdotti nella nostra dieta, darci una mano contro il nervosismo, l'ansia e lo stress che si accumulano durante il periodo delle feste di Natale.


Esistono, e sono diversi, gli alimenti in grado di farci restare più calmi e capaci di combattere ogni forma di nervosismo. Indicazioni specifiche a questo riguardo ci vengono dai nutrizionisti della Washington University. Secondo gli esperti, i cibi che dovremmo includere nella nostra dieta, per riposare meglio e sentirci meno stressati, sono i seguenti: cereali integrali, tè caldo , frutta secca (noci, mandorle e pistacchi), alimenti ricchi di vitamina C (arance, mirtilli e fragole), cioccolato fondente, pesce abbondante di omega 3 (salmone, tonno e sardine), latte caldo, verdure fresche, acqua e avocado. 


A cura di Federico Baranzini

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Disturbi d’Ansia: una miniguida

Disturbi d’Ansia: una miniguida | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L’ansia viene considerata come una risposta che il nostro corpo sviluppa nel momento in cui viene percepito un pericolo, quando viviamo una situazione stressante o quando ci sentiamo sotto pressione.


Se limitata e circoscritta, essa può essere considerata funzionale in quanto ci permette di rimanere vigili, attivi e di non sottovalutare alcuni stimoli provenienti dall’ambiente. Essa però, può anche diventare anormale e disfunzionale nel momento in cui è persistente  ed interferisce con il normale svolgimento delle attività quotidiane, modificando i nostri pensieri e comportamenti.


Diventa anormale, inoltre, nel momento in cui è esagerata rispetto alla situazione stressante, se persiste quando la situazione stressante si è conclusa o quando si presenta senza una ragione apparente, dando l’avvio a diversi disturbi in cui l’ansia si mostra come il sintomi principale.


Per leggere l'articolo sui Distrbi d'Asnia

http://www.federicobaranzini.it/disturbi-ansia/

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Cos'è il disturbo post-traumatico da stress, i sintomi, la diagnosi e la terapia

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Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) viene categorizzato all'interno della grande e vasta categoria dei disturbi d'ansia. E' un disturbo che  si manifesta in seguito all'esposizione ad un evento soggettivamente stressante, traumatico o spaventoso. L'evento in questione che può essere vissuto in prima persona dal soggetto o può essersi presentato davanti ai suoi occhi, genera una grave ed intensa reazione di paura. Tra gli eventi percepiti maggiormente come traumatici e spaventosi che concorrono allo sviluppo del disturbo si riscontrano abusi, incidenti stradali, catastrofi naturali e gravi malattie.

 

Sintomi

I sintomi che caratterizzano il presente disturbo e che si possono presentare anche a distanza di alcune settimane dall'evento scatenante possono essere di tipo ansioso (agitazione, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, paura, insonnia..) e di tipo dissociativo (sensazione di distacco, assenza di reattività emozionale, derealizzazione, depersonalizzazione) ma non solo, vi sono anche sensi di colpa e di impotenza. L'evento traumatico può essere rivissuto attraverso flashback, immagini, pensieri, allucinazioni ed incubi. Vi è inoltre la tendenza ad evitare qualsiasi cosa possa ricondurre all'evento traumatico e la paura che l'evento stesso possa ripresentarsi.

 

Terapia

Il disturbo post-traumatico da stress può essere trattato mediante la psicoterapia che rappresenta l'iter più indicato per il suo superamento. La psicoterapia permetterà al paziente di fare i conti con la propria sintomatologia nonchè con l'evento traumatico che l'ha generata, permetterà di rintracciare nuove strategie di fronteggiamento e di modificare i peniseri e le idee relative al trauma.

 

Per approfondimenti e consulenze in merito consultate la pagina:
www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

 

 

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Ansia, una questione di sesso… e geni

Ansia, una questione di sesso… e geni | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Per quanto le cause ed i fattori che generano ansia non siano ancora definitivamente accertati, si pensa vi sia una predisposizione genetica nell'essere ansiosi. E' stato dimostrato che una variante del gene 5-Httlpr, regolatore dell'espressione della serotonina, causa al soggetto portatore un aumento della quantità di questo neurotrasmettitore, in grado di modificare i comportamenti emotivi.

 

E' stata condotta una ricerca da parte dell'Istituto di scienze neurologiche del Consiglio nazionale delle ricerche di Catanzaro, con l'obiettivo di valutare l'interazione tra la presente variazione- predisposizione genetica ed il genere, e di studiare in modo più approfondito le basi neurobiologiche dell'ansia. E'stato dimostrato, attraverso tecniche di neuroimaging, che le donne hanno meccanismi di regolazione nonchè livelli di serotonina diversi rispetto agli uomini, in questo caso maggiori, dimostrando, inoltre, come questa variazione genetica a livello cerebrale sia influenzata dal genere. 


Il ricercatore A. Cerasa afferma: " è stato scoperto che le donne portatrici della variante genetica che conferisce una dis-regolazione della serotonina sono più ansiose degli uomini e questa predisposizione si manifesta, a livello neurobiologico, con un'alterata anatomia di una regione chiave nella regolazione dell'emozione, l'amigdala. Grazie ai risultati di questo studio è possibile immaginare che un giorno, non molto lontano, con un semplice esame del sangue ed una risonanza magnetica, sarà possibile individuare le persone che possono avere una più marcata vulnerabilità allo sviluppo di comportamenti patologici".

 

A cura di:
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Il disturbo di panico ed il rapporto con la paura: l’importanza delle emozioni

Il disturbo di panico ed il rapporto con la paura: l’importanza delle emozioni | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Cos'è l'attacco di panico

L'attacco di panico è un episodio di intensa paura o panico che si manifesta improvvisamente e senza un'apparente ragione. E' caratterizzato da una successione di sintomi che raggiungono il loro picco massimo entro 10 minuti dalla prima presentazione. I sintomi più comuni sono: aumento della sudorazione, frequenza cardiaca e respiratoria, sensazione di soffocamento, di svenimento e sensazione di morire, perdita del controllo, brividi o vampate di calore, tremori e dolore al torace. 

 

Paura 

Alla base dell'attacco di panico vi è la paura. Per quanto essa possa essere considerata un'emozione negativa, può essere vista come un'emozione vitale indispensabile in quanto ci informa di un pericolo e ci prepara ad affrontarlo. Durante un attacco di panico emerge l'incapacità di percepire e riconoscere le emozioni che porta il soggetto a viverle non in modo unitario ma nelle loro singole componenti. Questa difficoltà nella percezione, porta il soggetto a spaventarsi e a fuggire o evitare la situazione ansiogena ed è la conseguenza di diversi fattori come ad esempio il contesto familiare in cui il soggetto vive caratterizzato da negazione verso certe emozioni e da mancanza di interattività.

 

Cosa fare

I passi opportuni per riconoscere la paura e gestirla sono: riconoscerla e conoscerne le caratteristiche, cercare di essere razionali integrando ciò che la paura segnala con ciò che ci segnalano la percezione, la memoria, il confronto ed infine cercare, una volta conosciuta, di cambiare il modo in cui essa viene utilizzata, non mettendo in atto strategie di fuga o evitamento, ma trasformarla in un'informazione fondamentale per affrontare l'evento.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 

 

 


Via Stefania Di Leva
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