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Quando l'ansia dei bambini proviene dai genitori...

Quando l'ansia dei bambini proviene dai genitori... | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Uno studio condotto nel Johns Hopkins Children's Center ha cercato di analizzare le relazioni che si instaurano tra genitori e figli con l'obiettivo di comprendere maggiormente quanto esse e quanto lo stato generale dei genitori possano influenzare i figli e i propri comportamenti. Nello specifico, quanto un disturbo d'ansia sociale dei genitori possa influenzare i figli.

 

Studio

Il campione era composto da 66 genitori ansiosi e 66 bambini, di cui 21 genitori soffrivano di ansia sociale e 45 di altri disturbi d'ansia tra cui ansia generalizzata, DOC e attacchi di panico. Sono state date, ad ogni rispettiva coppia genitore- figlio, due attività ( preparare un discorso su se stessi e riprodurre disegni sempre più difficili usando un giocattolo) della durata di cinque minuti ognuna e sono stati ripresi da una telecamera.

 

Risultati

Le variabili indagate sono state: il calore dei genitori verso i figli, le critiche fatte al bambino, le incertezze relative alle prestazioni e capacità del bambino, disponibilità o autoritarismo da parte dei genitori.  I genitori con ansia sociale hanno trasmesso meno calore e affetto ai figli, maggiori critiche e maggiori dubbi relativi alle sue capacità nello svolgimento delle attività. Ulteriori differenze sono state riscontrate sulla disponibilità a lasciare libero il bambino e sul controllo relativo al suo operato.

 

Sulla base di questi risultati e delle teorie genetiche che vedono i figli di genitori ansiosi più predisposti all'ansia, bisognerebbe aiutare questi genitori ad apprendere delle modalità più adeguate con cui rapportarsi ai figli, abbandonando tutte quelle modalità disfunzionali che potrebbero esporre  il bambino ad un futuro problema di tipo ansioso o relazionale.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 


Via Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
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Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
News e aggiornamenti per la cura dei disturbi d'ansia. Psicologia e Psicoterapia dell'Ansia a Milano e Online. www.psicoterapeuta-a-milano.it
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Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi.

Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi. | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Si può parlare di Disturbo Ossessivo Compulsivo nel momento in cui semplici domande come "Ho chiuso la porta di casa? Avrò spento il gas? Mi sarò lavato bene le mani? E' tutto in ordine?" si trasformano in ossessioni e compulsioni rigide, eccessive in frequenza ed intensità, influenzando le normali attività quotidiane del soggetto portandolo a provare disagio.

 

Ma cosa sono le ossessioni e le compulsioni?

Con il termine ossessioni si fa riferimento a pensieri, immagini, rappresentazioni che pervadono la mente della persona in modo ripetuto e delle quali non riesce a liberarsi.

Le compulsioni rappresentano azioni, comportamenti che la persona mette in atto per placare l'ansia e il disagio provati o per prevenire o impedire il verificarsi di specifici eventi.

 

Molte evidenze scientifiche hanno dimostrato l'efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale nella trattazione di questo disturbo, tra cui le ricerche condotte presso la Concordia University.

Una di queste ricerche ha dimostrato che la scarsa fiducia nella propria memoria potrebbe essere un fattore che causa comportamenti di CHECKING ovvero di controllo compulsivo. Queste persone non si fidano della propria memoria nè del proprio ricordo di aver eseguito in modo corretto una semplice azione. 

In tal senso si potrebbe effettuare un intervento finalizzato a colpire le false credenze sulla propria memoria e la scarsa fiducia riposta su di essa.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Disturbo ossessivo-compulsivo: le strategie mentali inconsapevoli

Disturbo ossessivo-compulsivo: le strategie mentali inconsapevoli | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo ossessivo compulsivo viene classificato tra i disturbi d'ansia ed è caratterizzato da ossessioni ( pensieri, impulsi o immagini che pervadono la mente e della cui intrusività il soggetto è consapevole ma allo stesso tempo non riesce a fermarli) e da compulsioni (azioni che il soggetto mette in atto per placare l'ansia provata).

 

Alla base di questo disturbo, spesso, è stato ipotizzato un deficit strutturale dell'attenzione e della memoria in quanto i soggetti con disturbo ossessivo compulsivo sarebbero meno capaci nell'usare la propria attenzione per selezionare stimoli diversi dalle proprie ossessioni e da stimoli ambientali che le richiamano.

 

Un nuovo studio condotto da Koch e Exner, invece, ha spiegato che la difficoltà nell'attenzione selettiva potrebbe non essere ricondotta ad un deficit ma a strategie mentali che i pazienti con disturbo ossessivo compulsivo adottano senza esserne del tutto consapevoli.

Dallo studio è emerso che l'attuazione di certi processi mentali quali ad esempio il monitoraggio dei pensieri, il rimuginio e la ruminazione possono consumare le risorse mentali del soggetto influenzando ed enficiando il funzionamento delle funzioni attentive.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore

Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Uno studio condotto al Cold Spring Harbor Laboratory e pubblicato su Nature ha cercato di indagare i processi alla base dei disturbi d'ansia ed in particolare, come agisce il meccanismo dell'ansia e il suo ricordo che compare quando si scatena il terrore. 

 

Secondo Bo Lì, autore dello studio: "La paura viene memorizzata in una specifica regione del cervello, l'amigdala centrale, e attivata da una molecola già conosciuta, il Bdnf (Brain derived neurotrophic factor)".

Il ruolo di "nascondiglio delle ansie" è stato associato ad un gruppo di neuroni che si trovano nel nucleo paraventricolare del talamo (Ptv). Secondo gli scienziati, la connessione tra amigdala e Ptv è il Bdnf, di cui si è riscontrato un cambiamento nei soggetti con disturbi d'ansia. 

A tal proposito, gli autori dello studio hanno verificato come l'aggiunta di Bdnf all'amigdala attivi i neuroni innescando una risposta di spavento nei topi che non sono stati esposti a nessuno stimolo pauroso.

Gli studiosi hanno concluso affermando: " Abbiamo stabilito che il Bdnf è un messaggero chimico che permette al Ptv di esercitare il controllo sull'amigdala, quindi il prossimo obiettivo è sviluppare un trattamento "ad hoc" per i disturbi d'ansia".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Quando gli altri diventano un problema: capire e vincere la fobia sociale

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La fobia sociale rappresenta un disturbo d'ansia caratterizzato da una paura costante ed intensa relativa all'affrontare le situazioni in cui ci si sente esposti al giudizio degli altri, paura che può condizionare i diversi ambiti di vita del soggetto che ne soffre. Può comportare delle conseguenze negative e delle alterazioni in ambito lavorativo come timore di parlare in pubblico oppure evitare i compiti in cui il soggetto potrebbe sentirsi giudicato negativamente; in ambito scolastico può manifestarsi sotto forma di ansia da prestazione; in ambito relazionale, invece, la fobia sociale può comportare isolamento e difficoltà relazionali.

 

Spesso, chi soffre di ansia, per porre fine ad essa o comunque per tenerla sotto controllo, mette in atto comportamenti che, però, agiscono da fattori di mantenimento al disturbo stesso. Questi comportamenti sono stati definiti dallo psicologo Wells "comportamenti protettivi". Con questo termine si indicano tutte le azioni messe in atto, in modo consapevole o meno, per tenere sotto controllo l'ansia nelle situazioni temute, come ad esempio tenere le mani strette tra loro ( in caso di sudorazione), parlare molto velocemente ( in caso di paura di parlare davanti agli altri), controllo su ciò che si dovrà dire (nel caso di paura di dire cose banali). Le persone che mettono in atto questi comportamenti protettivi non sono consapevoli del fatto che queste strategie non aiutano, anzi, aggravano il problema rendendo le proprie paure ancora più evidenti.

 

Per la trattazione della fobia sociale, può essere opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia. Tra le più efficaci vi è la terapia cognitivo comportamentale che si occupa di individuare ed analizzare i pensieri disfunzionali che mantengono la fobia sociale per massimizzare i pensieri e le emozioni più funzionali e di insegnare tecniche per la gestione dell'ansia. In alcuni casi può risultare opportuno intraprendere un percorso integrato che coniughi la psicoterapia alla farmacologia.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Psicologia, anche con l'ansia sociale si può fare amicizia

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L'ansia sociale, o anche fobia sociale, rappresenta un disturbo d'ansia caratterizzato dal timore e dalla paura di esporsi in situazioni che prevedono la presenza di altre persone, la paura di essere giudicati negativamente per ciò che si fa o si dice , anche in situazioni che apparentemente possono sembrare semplici o normali come quelle che, ad esempio, richiedono di  mangiare o parlare in pubblico. Inoltre, le persone con ansia sociale possono manifestare difficoltà nell'intraprendere relazioni di amicizia reputando queste ultime di qualità inferiore rispetto a quelle che instaurano altre persone.

 

Uno studio della Washington University, a tal proposito, ha rilevato che queste percezioni di persone con ansia sociale relative alle proprie amicizie, non sono poi così "reali". Per lo studio, sono stati valutati i risultati ottenuti ad alcuni test psicologici che valutano la qualità delle amicizie, test somministrati a 112 soggetti con disturbo d'ansia sociale, accompagnati ognuno da un amico.

Gli autori dello studio hanno affermato: "Le persone con disturbo di ansia sociale pensano che le loro amicizie siano peggiori, ma i loro amici non la pensano allo stesso modo. Gli amici di persone con disturbo d'ansia sociale sembrano essere consapevoli del fatto che i loro amici stanno affrontando problemi, e inoltre vedono la persona con disturbo d'ansia sociale come meno dominante nel rapporto di amicizia".

Per quanto la percezione dei 112 soggetti fosse diversa, nella realtà la tipologia e la qualità delle amicizie che instaurano non sono diverse rispetto ad altre tipologie. E' importante che il soggetto con disturbo d'ansia sociale si distacchi dalla propria percezione perchè ciò potrebbe pian piano gettare le basi verso un superamento del problema che li caratterizza.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Abuso psicologico? Grave quanto quello fisico e sessuale!

Abuso psicologico? Grave quanto quello fisico e sessuale! | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso, quando si sente parlare di abuso o si leggono notizie sul giornale relative a quest'argomento, si pensa subito all'abuso fisico e sessuale e ai risvolti che essi comportano, senza pensare o riflettere sul fatto che l'abuso possa assumere diverse connotazioni o forme, come ad esempio l'abuso psicologico. Quest'ultimo è un argomento meno discusso e alle volte più sottovalutato. 

A confermare che l'abuso psicologico e la trascuratezza emotiva possono provocare gravi conseguenze a livello mentale sui bambini, talvolta peggiori di quelle dell'abuso fisico e sessuale, vi è uno studio condotto su 5.616 bambini con storie diverse di abuso.

 

E' stato notato che i bambini che hanno subito abuso psicologico soffrivano di ansia, depressione, bassa autostima, disturbo post traumatico da stress e rischio di suicidio in misura simile, e in alcuni casi peggiore, rispetto ai bambini con abuso fisico o sessuale. Inoltre gli studiosi hanno notato che l'abuso psicologico è maggiormente associato a depressione, disturbo d'ansia generalizzato, disturbo d'ansia sociale, problemi di attaccamento e abuso di sostanze. Inoltre, gli abusi sessuali e fisici dovevano presentarsi in concomitanza per creare gli stessi esiti del solo abuso psicologico in riferimento ai problemi scolastici, problemi di attaccamento e comportamenti autolesivi.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Ansia e attacchi di panico. Trascurarli è pericoloso

Ansia e attacchi di panico. Trascurarli è pericoloso | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'ansia non è un fenomeno anormale. Rappresenta un'emozione di base funzionale all'individuo poichè aumenta i livelli di attivazione e permette al soggetto di individuare il pericolo. Nel momento in cui l'attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, ci troviamo di fronte ad un disturbo d'ansia, che può diventare invalidante, influenzare la vita del soggetto rendendolo incapace di affrontare anche le situazioni più comuni.

 

Tra i disturbi d'ansia diagnosticabili vi sono le fobie specifiche, gli attacchi di panico, l'agorafobia, il disturbo ossessivo compulsivo e il disturbo post- traumatico da stress.Questi disturbi possono essere accompagnati da sintomi fisici e cognitivi come aumento del battito cardiaco, sudorazione, vertigini, tremore, difficoltà di concentrazione, irritabilità, disturbi del sonno, risposte di evitamento o di fuga e alterazioni comportamentali in generale. Tali disturbi sono tra i più frequenti nella popolazione.

 

In particolar modo gli attacchi di panico spesso vengono descritti come episodi terribili, improvvisi e inaspettati. Soprattutto quando si presentano per la prima volta, il timore di un nuovo attacco diventa forte e dominante originando la cosiddetta "paura della paura".

 

Spesso si fa ricorso a trattamenti farmacologici, i quali, però, mirano a ridurre ed agiscono sui sintomi senza rendere il soggetto artefice del fronteggiamento del problema e senza agire sulle cause sottostanti. Per questo spesso i disturbi d'ansia non rispondono a questi trattamenti. Sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia che insegni al soggetto a gestire in maniera autonoma il disturbo, che lo renda più razionale nei confronti di esso e che permetta di indagare e gestire le cause sottostanti. Un'ottima alternativa sarebbe un trattamento combinato che faccia riferimento all'utilizzo di farmaci e di sedute di psicoterapia, soprattutto nei casi in cui il disturbo viene percepito come estremamente difficile da gestire.

 

A cura di Federico Baranzini

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Le 10 fobie più strane che mettono a rischio le vacanze

Le 10 fobie più strane che mettono a rischio le vacanze | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Oltre alle diverse fobie clinicamente diagnosticabili e scientificamente provate, ve ne sono altre più particolari e più strane che si possono manifestare e che possono mettere a rischio le vacanze.

Anch'esse sono caratterizzate da tachicardia, sudorazione e timore irragionevole e sono:

- Talassofobia e Limnofobia: corrispondono rispettivamente alla paura del mare e  alla paura dei laghi. Sia il mare che i laghi rappresentano qualcosa di ignoto e pertanto c'è chi in vacanza evita questi luoghi o evita di bagnarsi

- Rupofobia: è la paura dello sporco ed andare in vacanza e ritrovarsi in campeggio, ad esempio, può costituire un problema

- Acrofobia: è la paura dell'altezza o della vastità dell'ambiente. In questo caso per esempio, andare in montagna potrebbe essere un problema

-Entomofobia: è la paura degli insetti ed in questo caso la campagna  potrebbe rappresentare un luogo proibito per alcuni

- Fotofobia: è la paura della luce e del sole, fobia limitante per coloro che decidono di andare in vacanza e che devono esporsi ai raggi solari

- Agorafobia: è la paura degli spazi aperti collegata soprattutto al panico

- Mottefobia: è la paura delle farfalle notturne

- Ofidiofobia: è la paura dei serpenti

-Gimnofobia: rappresenta la paura della nudità

- La paura di non essere popolari sui social, paura che può diventare più intensa soprattutto quando si è in vacanza e pertanto lontani dal computer.

 

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Ansia sociale: sintomi, cura e rimedi

Ansia sociale: sintomi, cura e rimedi | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'ansia sociale, chiamata anche fobia sociale, rappresenta un disturbo d'ansia con un'incidenza sulla popolazione abbastanza alta che può diventare invalidante.

 

Le persone che soffrono di ansia sociale manifestano paura e disagio nel momento in cui si trovano in situazioni pubbliche che richiedono ad esempio il parlare, il mangiare o l'esprimere un'opinione davanti ad altre persone e nel momento in cui si trovano in situazioni all'interno delle quali può essere espresso un giudizio negativo su di loro, infatti temono di apparire ridicole o inadeguate. Sono inoltre caratterizate dai classici sintoni fisiologici che riguardano l'ansia in generale quali vomito, rossore e aumento della sudorazione. Ciò che ne deriva è che il soggetto con ansia sociale tende a mostrare un vero e proprio ritiro sociale, a chiudersi in se stesso e ad attuare forme di isolamento.

Spesso l'ansia sociale è associata a specifici tratti caratteriali come maggiori livelli di timidezza e di insicurezza e  livelli bassi di autostima.

 

Le soluzioni per affrontare tale disturbo sono diverse, ma la soluzione più efficace e che ha comportato notevoli effetti positivi sulle persone che si sono sottoposte a tale trattamento, è la psicoterapia. In particolare esiste la psicoterapia ad orientamento cognitivo- comportamentale che conduce le persone con ansia sociale ad una graduale e sistematica esposizione alle situazioni sociali ansiogene. Si potrebbe inoltre ipotizzare un trattamento combinato che preveda la combinazione della psicoterapia e della farmacoterapia. 

 

A cura di Federico Baranzini

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Pensieri ossessivo-compulsivi riguardano il 94% delle persone

Pensieri ossessivo-compulsivi riguardano il 94% delle persone | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La Concordia University del Canada ha condotto uno studio con l'obiettivo di valutare l'incidenza dei pensieri ossessivo-compulsivi in un campione molto vasto, composto da persone appartenenti ai sei Continenti e a quindici Università.

Gli autori dello studio hanno scoperto che pensieri, immagini mentali o impulsi tipici del disturbo ossessivo compulsivo sono molto diffusi e vengono sperimentati dal 94% delle persone che costituiscono il campione. Il presente studio non si è limitato solo a valutare l'incidenza di questa sintomatologia, ma ha cercato di far luce su ciò che le persone intendono fare di questi pensieri e come li affrontano.

 

Uno dei conduttori dello studio, A. Radomsky, ha spiegato che: " La maggior parte delle persone che ha il pensiero intrusivo di saltare giù da un balcone o da una piattaforma della metropolitana potrebbe dire a se stesso che è una cosa sciocca cui pensare, mentre una persona con disturbo ossessivo compulsivo si preoccupa che il pensiero possa significare che ci sono istinti suicidari. I pazienti con disordine ossessivo compulsivo sperimentano questi pensieri maggiormente e con maggiore sconvolgimento, ma questi pensieri sembrano essere indistinguibili da quelli che si verificano nella popolazione generale". Ciò dimostra quanto non sia così tanto decisivo se si hanno o meno pensieri di questo tipo, ma cosa si decide di fare con questi pensieri e come li si affronta.

 

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COSA FARE DURANTE UN ATTACCO DI PANICO?

COSA FARE DURANTE UN ATTACCO DI PANICO? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si è colti da un attacco di panico è difficile restare calmi e percepirsi in grado di controllarlo. Ci si fa prendere dalla paura, dalla sensazione che non passerà, si perde la razionalità che in quel momento può essere funzionale per il suo superamento. E' importante pertanto essere a conoscenza di alcuni accorgimenti che indicano cosa fare in questi momenti di estrema ansia e paura.

 

Una cosa da fare durante un attacco di panico è uscire dalla stanza in cui ci si trova per dirigersi vero l'esterno o comunque verso un ambiente più ossigenato.Nel momento in cui, invece, ci si trova in un ambiente chiuso dal quale non possiamo uscire, è importante aprire la finestra. 

Inoltre, l'attacco di panico induce delle risposte comportamentali che riguardano il rimanere bloccati o la necessità di scappare. In questi casi la cosa meno indicata da fare è iniziare a correre senza una meta poichè rappresenta un atteggiamento che potrebbe aumentare ancora di più i livelli di ansia e agitazione.

E' importante respirare profondamente. Imparare a gestire la respirazione rappresenta un elemento fondamentale che aiuta a superare l'attacco di panico.

 

Se si ha la percezione di non essere in grado di gestire l'attacco di panico è opportuno chiedere aiuto rivolgendosi ad uno psicoterapeuta il quale, lavorando sul piano sintomatologico, può aiutare a capire cosa sta succedendo ed aiutare il soggetto a gestire l'evento.

Alcune volte si può richiedere un supporto farmacologico che agisce sui sintomi dell'ansia o un'integrazione dei due tipi di terapia, la psicoterapia e la farmacoterapia.

 

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Tachicardia: è sempre ansia? Differenze tra attacchi di panico e patologie cardiache

Tachicardia: è sempre ansia? Differenze tra attacchi di panico e patologie cardiache | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La tachicardia (aumento della frequenza cardiaca) rappresenta un sintomo proprio sia di alcuni disturbi psicologici quali stati di ansia e attacchi di panico e di alcune patologie cardiache di origine esclusivamente organica.

 

 Per questo il momento della diagnosi rappresenta una fase molto delicata in entrambe le aree (psicologica e medica), in quanto da essa e da una valutazione iniziale erronea dei sintomi, dipende la scelta dell'intervento terapeutico. Sarebbe opportuna, inoltre, una collaborazione tra medico e psicologo, soprattutto nei casi in cui la sintomatologia soddisfa contemporaneamente diverse diagnosi appartenenti ad ambiti diversi.

 

  Poichè rappresenta un sintomo che caratterizza sia i disturbi d'ansia che alcune patologie cardiache, è importante differenziarla sulla base di 4 caratteristiche fondamentali del battito cardiaco:

 FREQUENZA DEL BATTITO: se la tachicardia si mantiene entro i 130 battiti al minuto si può parlare, quasi certamente, di una tachicardia su base ansiosa, mentre se si superano i 150-200 battiti al minuto si potrebbe parlare di problemi di natura cardiologica.

RITMICITA' O ARITMICITA': l'attacco di panico è caratterizzato dall'aumento del battito cardiaco e da una regolarità del ritmo, mentre le condizioni cardiologiche sono caratterizzate dall'aumento del battito cardiaco e da un'irregolarità del ritmo.

MODALITA' DI INSORGENZA E REMISSIONE: l'attacco di panico raggiunge il suo picco in 10 minuti e la remissione dei sintomi è graduale. Nelle aritmie per esempio, vi è un passaggio brusco e repentino del ritmo dei battiti da normale a 150 battiti al minuto e così come è repentino l'esordio lo è anche la scomparsa della sintomatologia.

SINTOMI DI ACCOMPAGNAMENTO: la sintomatologia delle aritmie è molto simile a quella degli attacchi di panico, ma alcuni sintomi tipici dei secondi non sono presenti nelle prime (sudorazione, vampate di calore, tremori, nausea, derealizzazione - depersonalizzazione). Nell'aritmia sono invece più frequenti dolori o fastidi al petto che si riscontrano difficilmente nell'attacco di panico.

 

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Fumo, smettere migliora anche ansia e depressione

Fumo, smettere migliora anche ansia e depressione | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si parla di sigarette, si tende a preoccuparsi dei danni che esse ed il fumo possono creare alla salute fisica, sottovalutando gli effetti che il fumo può provocare anche a livello della salute mentale. Si pensa solo che le sigarette aiutino a rilassarsi, a tranquillizzarsi e a contenere gli sbalzi d'umore, sottovalutando una loro certa influenza negativa sul piano psichico.

 

E' stato condotto uno studio il cui campione era composto da 4.800 fumatori dalla Washington University School of Medicine che ha analizzato il legame tra benessere psichico e lo smettere di fumare.

 

Dallo studio sono emersi i seguenti risultati: circa il 40% dei partecipanti ha dichiarato di soffrire o di aver avuto precedentemente disturbi d'ansia o dell'umore, il 50% ha dichiarato di avere problemi con l'alcol ed il 24% con la droga. Durante lo studio, il 42% di chi fumava ha continuato ad avere problemi relativi all'umore, rispetto al 29% dei soggetti che avevano smesso di fumare. I problemi con l'alcol si sono ridotti dal 28% al 18% ed i problemi con la droga dal 16% al 5%.

 

Questi risultati hanno portato i ricercatori ad affermare che "smettere di fumare o ridurre, è collegato ad una salute mentale significativamente migliore, ed è associato ad un rischio più basso di sviluppare disordini come depressione o dipendenze da alcol e droghe". Pertanto, secondo l'autrice dello studio Patrizia Cavazos- Rehg "quando un paziente è pronto per affrontare il suo problema psichiatrico, quello è il momento giusto affinchè venga indirizzato a smettere di fumare".

 

A cura di Federico Baranzini

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Terremoto dell'Aquila: depressione e alessitimia le conseguenze emotive del trauma

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Quando si parla di alessitimia si fa riferimento all'incapacità di un soggetto di riconoscere e descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. E' un disturbo che, secondo Krystal, può svilupparsi come risposta protettiva messa in atto dalle persone in seguito a traumi estremi, infatti l'alessitimia è spesso presente in coloro che hanno sviluppato disturbo post traumatico da stress, ma non solo, anche in coloro che mostrano disturbi depressivi.

 

A tal proposito, è stata condotta una ricerca sul territorio aquilano in seguito al terremoto del 2009. A 1710 persone sono stati somministrati la Tas-20 per la valutazione dell'alessitimia e il BDI per la valutazione del livello di depressione. 

 

Dall'analisi dei dati sono emersi punteggi significativi relativi al BDI, e in riferimento alla TAS-20 è emersa una difficoltà maggiore da parte delle donne ad identificare le proprie sensazioni ed una maggiore tendenza da parte degli uomini ad avere un pensiero orientato all'esterno. E' stato notato anche che, con l'avanzare dell'età, si ottengono punteggi più alti, ad indicare come diminuisca la capacità di regolazione affettiva.

Per quanto riguarda la variabile Gruppo, sono stati riscontrati dei punteggi significativamente più alti nel gruppo sperimentale rispetto a quello di controllo, ad indicare la presenza di una possibile correlazione con l'evento traumatico che possa aver influito sulle capacità di identificare, descrivere e regolare le emozioni.

 

In seguito all'esposizione ad un evento traumatico sono notevoli le possibilità di sviluppare tratti depressivi e uno sconvolgimento delle esperienze emotive letto in chiave o di incremento degli stati emotivi intensi correlati al trauma o come una riduzione della capacità di provare emozioni.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

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Prevedere l'ansia prima che si manifesti, possibile?

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La maggior parte delle ricerche ha cercato, da sempre, di focalizzarsi sui meccanismi dell'ansia, su come essa si presenta e su cosa si può fare per contrastarne i sintomi.

 

Una ricerca condotta alla Duke University si è interessata, invece, di capire se è possibile e, in tal caso, come predire il manifestarsi dei disturbi d'ansia, dando la possibilità di identificare le persone a rischio e di conseguenza di mettere in atto terapie preventive.

Sono stati seguiti per 4 anni 340 adulti sani dei quali è stata misurata, attraverso risonanza magnetica funzionale, l'intensità dell'attività dell'amigdala mentre i soggetti erano esposti ad immagini di volti arrabbiati o impauriti. Successivamente agli stessi soggetti, con una cadenza trimestrale, è stato dato il compito di compilare test online per rintracciare la manifestazione di eventuali episodi traumatici e sono stati sottoposti anche ad un questionario per la valutazione dell'ansia e della depressione.

 

E' stato notato che più l'amigdala si presentava attivata all'inizio dello studio più gravi erano i sintomi di ansia e depressione in risposta ad eventi traumatici che si sono manifestati fino a 4 anni dopo. 

Ciò ha permesso di dimostrare che è possibile predire il manifestarsi di sintomi d'ansia e depressivi monitorando l'attività elettrica dell'amigdala in modo da intraprendere dei percorsi di trattamento prima che si manifesti il disturbo.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

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Disordine ossessivo compulsivo: il cervello lavora troppo

Disordine ossessivo compulsivo: il cervello lavora troppo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo ossessivo compulsivo viene classificato come un disturbo d'ansia, con incidenza maggiore nella popolazione giovane, la cui peculiarità è la presenza di ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono immagini o pensieri intrusivi che emergono improvvisamente nella mente mentre le compulsioni rappresentano dei rituali irrazionali che il soggetto mette in atto per placare l'ansia derivante dalle ossessioni e per evitare catastrofi.

 

In relazione alle cause del disturbo è stato condotto ultimamente uno studio che ha portato all'individuazione di un'ulteriore causa ovvero l'iperattività di una zona cerebrale chiamata nucleo caudato, importante area per la gestione delle abitudini e dei comportamenti.

Lo studio condotto da C. Gillian e dalla sua equipe presso la New York University, ha coinvolto 37 soggetti di cui 33 persone sane che non presentavano nessun sintomo. I soggetti sono stati sottoposti ad un test in cui il compito consisteva nel premere un pedale per evitare una scossa elettrica. Contemporaneamente è stata registrata l'attività cerebrale dei soggetti attraverso una risonanza magnetica.

I soggetti con Disturbo ossessivo compulsivo hanno mostrato una propensione inferiore a schiacciare il pedale rispetto ai soggetti sani, con annessa attività maggiorata del nucleo caudato.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Terapia di Efficacia Sociale (SET): utile per superare l'ansia sociale

Terapia di Efficacia Sociale (SET): utile per superare l'ansia sociale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il disturbo d'ansia sociale o fobia sociale è un disturbo caratterizzato da paura e ansia provati nel momento in cui il soggetto deve esporsi in situazioni che prevedono la presenza di altre persone e la paura nell'essere giudicato negativamente per ciò che dice o fa in pubblico.

Diverse sono le terapie utili per fronteggiare questo disturbo, come ad esempio la Terapia di esposizione e la Terapia di efficacia sociale, quest'ultima considerata come un approccio di trattamento multicomponenziale composto da un trattamento psicoeducativo, social skill training, esposizione in vivo e/o immaginativa e pratica programmata. L'efficacia di quest'ultima terapia, per la riduzione dei sintomi di ansia sociale, è stata dimostrata da uno studio condotto da D. Beidel e colleghi.

 

Studio

L'obiettivo dello studio è stato quello di mettere a confronto l'efficacia dell'una e dell'altra terapia.

I soggetti partecipanti alla ricerca sono stati 106, ognuno con Disturbo d'ansia sociale e sottoposti alcuni a Terapia di esposizione, altri a Terapia di efficacia sociale ed un gruppo di controllo in attesa.

Gli strumenti utilizzati nella ricerca sono stati: questionari self- report, valutazioni cliniche in cieco e valutazioni del comportamento sociale in cieco.

 

Risultati

Dall'analisi dei risultati è emerso che, entrambe le forme di terapia hanno ridotto significativamente lo stato di ansia dei soggetti partecipanti, ma la Terapia di efficacia sociale ha prodotto risultati migliori per quanto riguarda le competenze sociali e lo stato clinico generale, producendo maggiori effetti positivi.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi

La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Accanto agli ormai conosciuti effetti benefici che l'intraprendere un percorso di psicoterapia può comportare come ad esempio, tra i tanti, il raggiungimento del benessere così tanto ambito ed il superamento di diversi disturbi psicologici, è stato riscontrato, tramite una ricerca dell'Università di Konstanz, che la psicoterapia può ambire anche ad un altro grande effetto ovvero la cura di alcuni di anni a livello genetico.

 

In un primo studio su cui si è basata la ricerca, sono stati presi in considerazione 34 soggetti con disturbo post traumatico da stress e confrontati con 31 soggetti sani. Questo confronto ha portato i ricercatori ad affermare che lo stress prodotto da un trauma può essere associato a danni nel DNA in quanto i soggetti con disturbo post traumatico da stress mostravano maggiore danno a livello genetico e minore capacità di riparazione.

In un secondo studio su cui si è basata la ricerca, è stato indagato l'esito della psicoterapia sui processi di rottura e riparazione del DNA, sottoponendo un gruppo di soggetti ad un percorso psicoterapeutico.

E' emerso che la psicoterapia, così come precedentemente accennato, produce degli effetti notevoli sulla trattazione del disturbo post traumatico da stress e favorisce i naturali processi di riparazione del DNA.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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La luce intensa scatena gli attacchi di panico?

La luce intensa scatena gli attacchi di panico? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Gli attacchi di panico rappresentano un disturbo d'ansia caratterizzato da forte paura e ansia che pervadono il soggetto all'improvviso e che portano ad un aumento della frequenza respiratoria, del battito cardiaco, tremori, sudorazione, paura di morire e perdita del controllo.

 

E' stato condotto uno studio da parte dell'Università degli Studi di Siena e presentato al Congresso dell'European College of Neuropsychopharmacology a Berlino che ha contribuito ad aumentare le diverse ipotesi sulle cause di tale disturbo. Questo studio ha rivelato che l'attacco di panico può essere scatenato dall'esposizione ad una luce intensa, corrispondente ad una giornata di sole in tarda primavera/estate.

Per lo studio, 24 soggetti con attacchi di panico sono stati sottoposti ad un questionario sulla fotosensibilità, i cui risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti da 33 soggetti sani.

 

La Dott.ssa Bossini, una delle autrici dello studio, ha notato, dall'analisi dei risultati, che i soggetti con attacchi di panico sono caratterizzati da una maggiore fotofobia, risultando pertanto più sensibili alla luce. Ciò è supportato da ulteriori evidenze che hanno portato alla messa in atto della ricerca come il fatto che questi soggetti tendono ad indossare occhiali da sole, hanno un peggioramento del disturbo nei mesi estivi in cui sono maggiormente esposti alla luce e sono coscienti del fatto che il proprio disturbo si accentua con la luce intensa.

Per quanto il campione su cui si è basata la ricerca è composto da pochi soggetti, se essa venisse replicata ad ampio raggio, potrebbe dare ulteriori e notevoli contributi sui risvolti neurobiologici dell'attacco di panico.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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SALUTE E PREVENZIONE: I DISTURBI D'ANSIA E I SINTOMI FISICI

SALUTE E PREVENZIONE: I DISTURBI D'ANSIA E I SINTOMI FISICI | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si parla di ansia, spesso si fa riferimento a qualcosa di negativo, deleterio e che può modificare la propria vita. Ciò avviene nel momento in cui lo stato ansioso ed i suoi correlati fisiologici sono sproporzionati alla situazione che li genera. Ma talvolta l'ansia può essere funzionale, aumentando i livelli di arousal e di attivazione e quindi permettendoci di riconoscere il pericolo.

Nel momento in cui l'ansia diventa invalidante, si manifestano tutta una serie di sintomi emotivi quali nervosismo, irritabilità, tensione, difficoltà di concentrazione, paura di morire o di perdere il controllo; sintomi/reazioni fisiologiche come tremore, palpitazioni, nausea, sudorazione, difficoltà respiratorie, difficoltà a dormire, riduzione dell'appetito; sintomi comportamentali quali reazioni di fuga o di evitamento delle situazioni che generano lo strato ansioso, immobilizzazione o reazioni comportamentali eccessive. 

Molte persone si trovano ad affrontare i loro stati ansiosi curando i sintomi con la farmacoterapia, in particolar modo assumendo dei tranquillanti che spesso, però, agiscono sui sintomi sottovalutandone le cause e che possono creare dipendenza. In alcuni casi questa forma di intervento non basta, soprattutto nel momento in cui lo stato ansioso sfocia e si manifesta in qualcosa di più complesso. In questi casi sarebbe opportuno rifarsi ad un percorso psicoterapeutico o comunque ad un supporto psicologico. In associazione ai trattamenti presi in considerazione, potrebbero essere svolte delle attività che aiutino a scaricare le tensioni o prendere in considerazione l'applicazione di tecniche di rilassamento.

 

A cura di Federico Baranzini

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Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS)

Il disturbo post- traumatico da stress rappresenta un disturbo d'ansia che si manifesta in seguito all'esposizione ad un evento stressante e traumatico vissuto in prima persona o a cui il soggetto ha assistito.

Tra gli eventi critici che possono generare il disturbo si riscontrano: essere stati protagonisti di un abuso o aver assistito ad esso, incidenti, catastrofi naturali come inondazioni, terremoti.

 

I sintomi del disturbo post- traumatico da stress possono manifestarsi dopo alcune settimane dall'esposizione all'evento traumatico, oppure anche dopo diversi mesi o addirittura, in minore percentuale, anche dopo anni, e possono perdurare per molto tempo. Essi possono riguardare: ansia, disturbi della concentrazione, disturbi del sonno, incubi notturni, paura, apatia, evitamento delle situazioni che possono far riaffiorare e ricordare il trauma, ritiro sociale e ipervigilanza. 

In particolar modo, i soggetti con disturbo post- traumatico da stress, spesso tendono a rivivere il trauma sia durante la giornata che di notte, attraverso i sogni, oppure attraverso immagini, suoni, odori scatenati da eventi normali che si possono riscontrare nella vita di tutti i giorni.  Durante il riaffiorare del trauma, il soggetto potrebbe perdere il contatto con la realtà e avere l'impressione di rivivere in quel preciso istante l'evento.

 

Tra gli interventi terapeutici che vengono applicati per la trattazione del disturbo post- traumatico da stress vi sono la farmacoterapia e la psicoterapia (in particolare la psicoterapia cognitivo comportamentale  e le terapie psicoanalitiche). 

 

A cura di Federico Baranzini

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Disturbo post-traumatico da stress, meglio scegliere la cura

Disturbo post-traumatico da stress, meglio scegliere la cura | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Alcune volte si pone poca attenzione alle preferenze del soggetto che mostra un disagio o un disturbo, in riferimento a quali percorsi vorrebbe seguire e a quali trattamenti vorrebbe sottoporsi, ricorrendo alle terapie standardizzate o più utilizzate.

 

Uno studio dell'Università di Washington, guidato dalla Dottoressa Zoellner, ha dimostrato che, dare la possibilità al paziente con disturbo post- traumatico da stress di scegliere il percorso ed il trattamento da intraprendere, comporta notevoli effetti positivi tra cui un miglioramento della qualità della vita ed una riduzione delle spese. 

Per lo studio sono stati presi in considerazione 200 soggetti tra i 18 ed i 65 anni, divisi in due gruppi. A un gruppo è stata data la possibilità di scegliere il percorso da intraprendere, scegliendo tra la psicoterapia e la farmacoterapia, mentre il secondo gruppo è stato sottoposto al trattamento prescelto dagli esperti, assegnandolo di volta in volta alla prima o alla seconda terapia.

I risultati hanno confermato una riduzione delle spese in quanto per i soggetti che hanno scelto il proprio trattamento veniva investito meno annualmente e costavano meno rispetto coloro ai quali è stato definito a priori dagli esperti il trattamento.

 

A cura di

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Terapie cognitivo-comportamentali. Così guariscono le ferite profonde

Terapie cognitivo-comportamentali. Così guariscono le ferite profonde | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il disturbo post-traumatico da stress viene collocato all'interno della grande categoria dei disturbi d'ansia e si manifesta, di solito, in seguito all'esposizione ad un evento traumatico. Tra i diversi traumi a cui si può essere sottoposti vi è il fenomeno della violenza sulle donne. I dati ISTAT affermano che quasi il 32% della popolazione femminile ha subito violenze nel corso della vita: oltre il 23% violenze sessuali (stupro o tentato stupro) e quasi il 19% ha subito altre forme di violenze fisiche.

 Qualora dovessero manifestarsi sintomi di malessere dopo tre mesi dall'esposizione al trauma, così come sintomi specifici tra cui disturbo post-traumatico da stress, episodio depressivo, abuso di alcol, ideazioni suicidarie, sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia ed eventualmente una terapia farmacologica.

 

In particolare, per il disturbo post-traumatico da stress si è rivelato efficace l'approccio terapeutico cognitivo- comportamentale, con particolare rilievo della tecnica di desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, EMDR. Questa tecnica, messa a punto dalla psicologa F. Shapiro prevede il ricordo, insieme al terapeuta, delle scene traumatiche e contemporaneamente lo spostamento dello sguardo orizzontalmente. Il movimento oculare sembra capace di ridurre l'intensità emotiva negativa connessa al ricordo.

Alcuni studiosi, però, ritengono che l'associazione con i movimenti oculari sarebbe frutto del caso e il vero elemento terapeutico sarebbe la desensibilizzazione del vissuto emotivo, per la continua esposizione al ricordo traumatico.

 

L'EMDR rappresenta una tecnica in fase di sperimentazione nel panorama italiano, la quale richiede un adeguato intervento formativo prima della sua applicazione.

 

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COSA NON DIRE AD UNA PERSONA CON ATTACCO DI PANICO

COSA NON DIRE AD UNA PERSONA CON ATTACCO DI PANICO | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La gestione dell'attacco di panico rappresenta un problema e crea timore in chi lo vive,ma anche in chi si trova accanto alla persona nel momento in cui sopraggiunge. Spesso non si trovano le parole, si ha paura di dire qualcosa di sbagliato o si sottopone l'amico o il familiare in questione a delle asserzioni di rassicurazione che in quel momento non sono indicate per tranquillizzarlo. E' importante, quindi, sapere cosa dire o fare per aiutare il soggetto a superare questa fase e a ripristinare uno stato di benessere perso.

 

Cosa non dire?

- Evitare di dire frasi del tipo: "Guarda che è tutto nella tua testa". Trasmetteremmo l'idea che ciò che prova per noi non è altro che una sua fantasia e lo sottoporremmo ad una condizione di difetto o di non comprensione. Sarebbe meglio dire: "Sono qui per te".

 

- Un'altra frase da evitare è: " Cerca di calmarti e controllarti". Non si tratta di un disturbo che con un atteggiamento razionale scompare in un attimo ed esortarlo a calmarsi potrebbe trasmettergli l'idea di essere in imbarazzo più di lui.Sarebbe più utile porre domande del tipo: "Come posso aiutarti?", in modo che il soggetto percepisca la nostra voglia di aiutarlo e supportarlo.

 

- Un'altra frase da evitare è: " Stai esagerando", ed è utile sostituirla con: "Stai facendo il meglio che puoi". L'essere incoraggianti porta il soggetto a sentirsi apprezzato per ciò che fa per affrontare la situazione.

 

- Evitare di diffondere sensi di colpa che lo porterebbero ad alzare i livelli di ansia e di stress.

 

L'aspetto più importante in ogni caso è quello di cercare di essere il più possibile empatici con la persona che sta vivendo l'attacco di panico, senza farla sentire giudicata, attaccata o debole.

 

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Psicologia e meditazione, la mindfulness per migliorare la nostra vita

Psicologia e meditazione, la mindfulness per migliorare la nostra vita | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso, anche davanti a piccoli problemi che caratterizzano la propria vita, si sviluppano sensazioni di difficoltà, ci si sente sul punto di perdere il controllo, con un grande carico di stress ed incapaci a trovare soluzioni o modi per gestirli. 

 

Un modo per imparare a gestire le situazioni più piccole proviene dalla meditazione "mindfulness". Rappresenta una tecnica di meditazione che si basa sugli insegnamenti del Buddismo, che piano piano ha avuto i propri riconoscimenti anche in campo psicoterapeutico. Essa permette ed insegna al soggetto a prestare attenzione, ad acquisire consapevolezza e a focalizzarsi sul singolo momento che sta vivendo, cercando di percepire fino in fondo sensazioni, impulsi, pensieri, parole, emozioni, azioni e relazioni.

 

E' possibile applicare questa tecnica, riscontrando effetti positivi, per la trattazione di problemi come la depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi dell'umore, disturbi alimentari e altre patologie.

Gli effetti della meditazione "mindfulness" si mostrano più evidenti nel momento in cui le sue procedure vengono messe in atto in maniera regolare. Questa tecnica, una volta appresa, offre l'opportunità di generalizzare l'acquisizione di consapevolezza ad altri problemi presenti nella propria vita e pertanto il soggetto, una volta appresa, riuscirà ad applicarla anche ad altre situazioni.

 

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