Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
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Cos’è il disturbo d’ansia da separazione e come affrontarlo

Cos’è il disturbo d’ansia da separazione e come affrontarlo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo d’ansia da separazione è caratterizzato da una preoccupazione eccessiva da parte del bambino per almeno un mese, relativa alla separazione dalle figure di attaccamento, dalla propria abitazione o da altri ambienti familiari. L’ansia da separazione può rappresentare una condizione normale per i bambini appena nati o ancora piccoli, ma non rappresenta una condizione appropriata per i bambini più grandi o adolescenti. L’esordio può avvenire in età prescolare, ma molti casi hanno inizio intorno ai 10- 12 anni, soprattutto nel momento in cui quest’ansia si associa ad un rifiuto di andare a scuola.

 

Caratteristiche

Il bambino si sottopone costantemente al pensiero che si possano presentare delle catastrofi e che possa succedere qualcosa ai genitori o a se stesso nel momento in cui non sono insieme. Ciò comporta l’incapacità del bambino a stare in qualunque luogo in cui sia necessario separarsi, come ad esempio la scuola, ma anche a casa nel momento in cui i genitori escono o vanno a dormire nella propria camera. Il bambino può manifestare incubi connessi con la separazione e sintomi fisici anche nel periodo di anticipazione cognitiva della separazione (es. mal di stomaco, mal di testa, nausea o vomito).

 

Cause

Così come in tutti i Disturbi d’ ansia dell’età evolutiva, anche nel Disturbo d’ansia da separazione, le cause possono essere molteplici e riguardanti aspetti neurobiologici, personologici, relazionali, affettivi, sociali ed educativi. Anche i fattori ambientali possono contribuire a sviluppare un Disturbo d’ansia da separazione come: situazioni familiari conflittuali, separazione dei genitori, minacce di abbandono da parte di essi, ansia e paura dei genitori trasmesse ai figli.

 

Cosa fare

Poiché questo disturbo crea un disagio clinicamente significativo ed una compromissione dell’area sociale, relazionale, affettiva e scolastica, è opportuno chiedere aiuto ad uno specialista il quale valuterà la situazione e fornirà strategie utili per prevenire eventuali difficoltà. Verrà dato un supporto ai genitori, i quali verranno orientati verso una sintonizzazione emotiva con il bambino, evitando di sdrammatizzare o drammatizzare la situazione e verranno date delle linee guida che permettano di gestire il momento del distacco. 

 

A cura di:
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Via Laura Duranti
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Laura Duranti's comment, July 20, 2013 9:10 AM
La ringrazio per aver condiviso l'articolo scritto dalla dott.ssa Chillemi e pubblicato su spazio-psicologia.com
Laura Duranti's comment, July 20, 2013 9:10 AM
Continui a seguirci! :) buon lavoro!
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News e aggiornamenti per la cura dei disturbi d'ansia. Psicologia e Psicoterapia dell'Ansia a Milano e Online. www.psicoterapeuta-a-milano.it
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Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi.

Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi. | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Si può parlare di Disturbo Ossessivo Compulsivo nel momento in cui semplici domande come "Ho chiuso la porta di casa? Avrò spento il gas? Mi sarò lavato bene le mani? E' tutto in ordine?" si trasformano in ossessioni e compulsioni rigide, eccessive in frequenza ed intensità, influenzando le normali attività quotidiane del soggetto portandolo a provare disagio.

 

Ma cosa sono le ossessioni e le compulsioni?

Con il termine ossessioni si fa riferimento a pensieri, immagini, rappresentazioni che pervadono la mente della persona in modo ripetuto e delle quali non riesce a liberarsi.

Le compulsioni rappresentano azioni, comportamenti che la persona mette in atto per placare l'ansia e il disagio provati o per prevenire o impedire il verificarsi di specifici eventi.

 

Molte evidenze scientifiche hanno dimostrato l'efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale nella trattazione di questo disturbo, tra cui le ricerche condotte presso la Concordia University.

Una di queste ricerche ha dimostrato che la scarsa fiducia nella propria memoria potrebbe essere un fattore che causa comportamenti di CHECKING ovvero di controllo compulsivo. Queste persone non si fidano della propria memoria nè del proprio ricordo di aver eseguito in modo corretto una semplice azione. 

In tal senso si potrebbe effettuare un intervento finalizzato a colpire le false credenze sulla propria memoria e la scarsa fiducia riposta su di essa.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.psicoterapeuta-a-milano.it

 


Via Federico Ferrarese
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Nel Dna resta il «ricordo» dello stress

Nel Dna resta il «ricordo» dello stress | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

E' stato recentemente pubblicato , sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, uno studio condotto da E. Battaglioli e F. Rusconi, ricercatori dell'Università Statale di Milano.

Essi hanno studiato il ruolo di un enzima, LSD1, nello sviluppo di malattie neuropsichiatriche come ad esempio ansia e depressione, scoprendo che, in seguito ad un forte stress, la memoria del Dna può provocare un comportamento ansioso.

 

Per i ricercatori: "LSD1 è in grado di convertire l'effetto di stimoli stressanti in un comportamento ansioso. In questo lavoro si dimostra che LSD1 è in grado di mediare la risposta a uno stress psicosociale modificando l'espressione di geni che modulano la capacità di un singolo neurone di interagire con altri neuroni".

 

Questa scoperta getta le basi per la formulazione di nuovi studi relativi a nuovi farmaci capaci di inibire LSD1 in modo da contrastare gli effetti negativi dello stress sull'insorgenza di malattie neuropsichiatriche.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Efficacia della terapia metacognitiva per ansia e depressione

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La terapia metacognitiva rappresenta un nuovo approccio al trattamento della psicopatologia proposto da Wells.

Quest'approccio sostiene che il mantenimento della psicopatologia è legato ad uno stile di pensiero perseverativo, definito dagli esperti in tale ambito sindrome attentiva cognitiva (CAS), caratterizzata da ruminazione, rimuginio, attenzione selettiva verso stimoli minacciosi,strategie di coping disfunzionali e comportamenti autoregolativi maladattivi, come ad esempio evitare e sopprimere i pensieri.


E' stata condotta una meta-analisi relativa all'efficacia della terapia metacognitiva nel trattamento dell'ansia e della depressione. Sono stati presi in considerazine 16 studi con un totale di 384 soggetti che hanno intrapreso un percorso di terapia metacognitiva.


Dall'analisi dei risultati ottenuti, è emerso che la terapia metacognitiva rappresenta una terapia efficace nel trattamento dei due disturbi, anche se gli studi su cui si è basata la meta-analisi portano con loro delle debolezze come ad esempio il campione preso in considerazione non molto ampio e la scarsità di studi in cui questa terapia viene messa a confronto con altre forme di terapia.


A cura del Dott Federico Baranzini

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L'ansia positiva come risorsa umana

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Spesso si pensa all'ansia come ad un qualcosa di negativo, qualcosa che, una volta presentata, può essere invalidante e minare la vita di tutti i giorni. Non tutti sanno, però, che l'ansia nasce come un'emozione positiva, come un'importante risorsa finalizzata a proteggerci dai rischi che incombono nella vita, a mantenere lo stato di allerta e che può aiutarci a migliorare le nostre prestazioni.

 

Essa può rappresentare una spinta emozionale e motivazionale non indifferente, che si attiva nel momento in cui un evento viene percepito come pericoloso dal soggetto.

 

E' nel momento in cui essa diventa maggiore, è quando, nascendo da un pensiero, quest'ultimo si presenta più frequentemente fino ad arrivare a non essere più controllato, che l'ansia diventa negativa.

 

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Disturbo acuto da stress e CBT: natura del disturbo e possibilità di trattamento

Disturbo acuto da stress e CBT: natura del disturbo e possibilità di trattamento | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo acuto da stress rappresenta un disturbo d'ansia che si può sviluppare in seguito all'esposizione ad un evento traumatico. I sintomi che lo caratterizzano tendono a manifestarsi durante il primo mese successivo al trauma e, tra essi, si possono riscontrare: pensieri intrusivi o dissociazioni come ad esempio derealizzazione o depersonalizzazione, comportamenti e pensieri di evitamento, difficoltà di concentrazione, impossibilità a provare emozioni positive, irritabilità.

 

Per il trattamento del Disturbo acuto da stress negli anni si è mostrata favorevole e dagli esiti positivi la Terapia cognitivo comportamentale, terapia che tende ad agire su un piano cognitivo, comportamentale ed emotivo. Inizialmente essa tende a focalizzarsi sul trattamento della sintomatologia per andare a fondo, in seguito, nel vissuto e rendere accessibile la parte dell'esperienza dissociativa.

 

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Gli effetti dell'insonnia sulla salute mentale (e le cure per ritrovare il benessere)

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Il dormire rappresenta un bisogno primario alla stregua del mangiare e del bere. Chi non riesce a soddisfare tale bisogno essendo caratterizzato da problemi relativi al sonno, quali mancanza di sonno o scarsa qualità del sonno, può sviluppare delle conseguenze negative che possono enficiare in modo specifico le capacità attentive, mnestiche e di apprendimento, o in generale, la qualità della propria vita e della propria salute mentale.

 

La mancanza di sonno è spesso associata a depressione e ansia, ma non solo, coloro che soffrono di insonnia presentano più sintomi di ansia e depressione rispetto a coloro che dormono normalmente. In particolare, è difficile definire la causalità tra i disturbi del sonno ed i disturbi legati all'ansia in quanto una persona che ha disturbi del sonno sperimenta ansia in seguito all'impossibilità di addormentarsi, mentre i soggetti ansiosi sono caratterizzati anche da difficoltà di addormentamento.

 

Per tali motivi, nel momento in cui si decide di intraprendere un trattamento focalizzato su un disturbo (ad esempio disturbi del sonno) si possono manifestare dei risvolti positivi anche sull'altro (ad esempio disturbi d'ansia) o viceversa. Non solo, prevenire e trattare in modo adeguato i disturbi relativi al sonno può indurre dei miglioramenti sulla qualità di vita e sulla salute mentale.

 

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Aiutare i famigliari dei pazienti con un Disturbo d'Ansia: suggerimenti e strategie

Aiutare i famigliari dei pazienti con un Disturbo d'Ansia: suggerimenti e strategie | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Nel momento in cui viene diagnosticato un disturbo d'ansia, spesso ci si concentra solo sul soggetto che manifesta i sintomi sottovalutando gli effetti del disturbo che si possono manifestare sulle persone che gli stanno vicine. Esse possono sentirsi frustrate, cariche di responsabilità, impotenti per aver provato di tutto senza ottenere grandi risultati. Anche i familiari vanno supportati, sostenuti e ,soprattutto, informati su cosa fare, dire o non nel momento in cui una persona cara soffre di un disturbo d'ansia.

 

Cosa fare e cosa può essere opportuno dire:

- Cercare di avere un atteggiamento di sostegno senza colpevolizzare

- Considerare una conquista una piccola parte dell'obiettivo raggiunto dal soggetto e non un fallimento

- Sostenere l'autostima del soggetto

- Mostrare pazienza rimandando l'idea che la terapia può avere tempi lunghi prima di ottenere degli effetti

- Non preoccuparsi della propria ansia nel momento in cui la persona che ci sta vicino sta male. L'ansia dei familiari è giustificata

- "Dimmi di cosa hai bisogno in questo momento", "Lo so che ciò che stai provando ora è doloroso, ma non pericoloso", "Tu sei coraggioso", "Puoi farcela"

 

Cosa non fare e cosa non dire: 

- Non interpretare i bisogni della persona con ansia, ma chiedere direttamente di cosa ha bisogno

- Negoziare la possibilità di fare anche un piccolo passo in avanti piuttosto che rinforzare l'evitamento della situazione temuta

- Non lasciarsi prendere dal panico

- Non assecondare il soggetto con ansia nel momento in cui vorrebbe interrompere il percorso di psicoterapia

- Non sacrificare la propria vita accumulando risentimenti per ciò che si ritiene di non poter fare a causa del disturbo del familiare

- "Non essere ansioso", "Calmati", "Devi reagire", "Vediamo se riesci a farcela", "E' solo colpa tua"

 

Ulteriori accorgimenti che il familiare di una persona con disturbo d'ansia potrebbe utilizzare e che potrebbero portare alla riduzione delle tensioni e dei contrasti familiari, ma che non sono risolutivi, sono i seguenti:

- Non modificare drasticamente la routine della famiglia poichè avere intorno a sè un ambiente normale per il soggetto può aiutarlo a cimentarsi nella ricerca dell'equilibrio che momentaneamente ha perso

- Sostenere il percorso di psicoterapia in quanto se la famiglia si mostra in una posizione di sfiducia, aumenteranno le probabilità che il soggetto con ansia interrompa o che i tempi di reazione alla terapia si allunghino

- Non perdere l'ironia. Con ciò non si intende prendere in giro il soggetto con ansia, ma rendere alcuni suoi comportamenti meno importanti sdrammatizzandoli

- Diventare parte integrante della psicoterapia, soprattutto quando al soggetto viene chiesto di esporsi gradualmente alle situazioni temute, in cui il familiare assume il ruolo di accompagnatore durante le prime uscite

 

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Consigli e strategie per aiutare chi soffre di attacchi di panico 

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Terremoto dell'Aquila: depressione e alessitimia le conseguenze emotive del trauma

Terremoto dell'Aquila: depressione e alessitimia le conseguenze emotive del trauma | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si parla di alessitimia si fa riferimento all'incapacità di un soggetto di riconoscere e descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. E' un disturbo che, secondo Krystal, può svilupparsi come risposta protettiva messa in atto dalle persone in seguito a traumi estremi, infatti l'alessitimia è spesso presente in coloro che hanno sviluppato disturbo post traumatico da stress, ma non solo, anche in coloro che mostrano disturbi depressivi.

 

A tal proposito, è stata condotta una ricerca sul territorio aquilano in seguito al terremoto del 2009. A 1710 persone sono stati somministrati la Tas-20 per la valutazione dell'alessitimia e il BDI per la valutazione del livello di depressione. 

 

Dall'analisi dei dati sono emersi punteggi significativi relativi al BDI, e in riferimento alla TAS-20 è emersa una difficoltà maggiore da parte delle donne ad identificare le proprie sensazioni ed una maggiore tendenza da parte degli uomini ad avere un pensiero orientato all'esterno. E' stato notato anche che, con l'avanzare dell'età, si ottengono punteggi più alti, ad indicare come diminuisca la capacità di regolazione affettiva.

Per quanto riguarda la variabile Gruppo, sono stati riscontrati dei punteggi significativamente più alti nel gruppo sperimentale rispetto a quello di controllo, ad indicare la presenza di una possibile correlazione con l'evento traumatico che possa aver influito sulle capacità di identificare, descrivere e regolare le emozioni.

 

In seguito all'esposizione ad un evento traumatico sono notevoli le possibilità di sviluppare tratti depressivi e uno sconvolgimento delle esperienze emotive letto in chiave o di incremento degli stati emotivi intensi correlati al trauma o come una riduzione della capacità di provare emozioni.

 

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Prevedere l'ansia prima che si manifesti, possibile?

Prevedere l'ansia prima che si manifesti, possibile? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La maggior parte delle ricerche ha cercato, da sempre, di focalizzarsi sui meccanismi dell'ansia, su come essa si presenta e su cosa si può fare per contrastarne i sintomi.

 

Una ricerca condotta alla Duke University si è interessata, invece, di capire se è possibile e, in tal caso, come predire il manifestarsi dei disturbi d'ansia, dando la possibilità di identificare le persone a rischio e di conseguenza di mettere in atto terapie preventive.

Sono stati seguiti per 4 anni 340 adulti sani dei quali è stata misurata, attraverso risonanza magnetica funzionale, l'intensità dell'attività dell'amigdala mentre i soggetti erano esposti ad immagini di volti arrabbiati o impauriti. Successivamente agli stessi soggetti, con una cadenza trimestrale, è stato dato il compito di compilare test online per rintracciare la manifestazione di eventuali episodi traumatici e sono stati sottoposti anche ad un questionario per la valutazione dell'ansia e della depressione.

 

E' stato notato che più l'amigdala si presentava attivata all'inizio dello studio più gravi erano i sintomi di ansia e depressione in risposta ad eventi traumatici che si sono manifestati fino a 4 anni dopo. 

Ciò ha permesso di dimostrare che è possibile predire il manifestarsi di sintomi d'ansia e depressivi monitorando l'attività elettrica dell'amigdala in modo da intraprendere dei percorsi di trattamento prima che si manifesti il disturbo.

 

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Disordine ossessivo compulsivo: il cervello lavora troppo

Disordine ossessivo compulsivo: il cervello lavora troppo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo ossessivo compulsivo viene classificato come un disturbo d'ansia, con incidenza maggiore nella popolazione giovane, la cui peculiarità è la presenza di ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono immagini o pensieri intrusivi che emergono improvvisamente nella mente mentre le compulsioni rappresentano dei rituali irrazionali che il soggetto mette in atto per placare l'ansia derivante dalle ossessioni e per evitare catastrofi.

 

In relazione alle cause del disturbo è stato condotto ultimamente uno studio che ha portato all'individuazione di un'ulteriore causa ovvero l'iperattività di una zona cerebrale chiamata nucleo caudato, importante area per la gestione delle abitudini e dei comportamenti.

Lo studio condotto da C. Gillian e dalla sua equipe presso la New York University, ha coinvolto 37 soggetti di cui 33 persone sane che non presentavano nessun sintomo. I soggetti sono stati sottoposti ad un test in cui il compito consisteva nel premere un pedale per evitare una scossa elettrica. Contemporaneamente è stata registrata l'attività cerebrale dei soggetti attraverso una risonanza magnetica.

I soggetti con Disturbo ossessivo compulsivo hanno mostrato una propensione inferiore a schiacciare il pedale rispetto ai soggetti sani, con annessa attività maggiorata del nucleo caudato.

 

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Terapia di Efficacia Sociale (SET): utile per superare l'ansia sociale

Terapia di Efficacia Sociale (SET): utile per superare l'ansia sociale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il disturbo d'ansia sociale o fobia sociale è un disturbo caratterizzato da paura e ansia provati nel momento in cui il soggetto deve esporsi in situazioni che prevedono la presenza di altre persone e la paura nell'essere giudicato negativamente per ciò che dice o fa in pubblico.

Diverse sono le terapie utili per fronteggiare questo disturbo, come ad esempio la Terapia di esposizione e la Terapia di efficacia sociale, quest'ultima considerata come un approccio di trattamento multicomponenziale composto da un trattamento psicoeducativo, social skill training, esposizione in vivo e/o immaginativa e pratica programmata. L'efficacia di quest'ultima terapia, per la riduzione dei sintomi di ansia sociale, è stata dimostrata da uno studio condotto da D. Beidel e colleghi.

 

Studio

L'obiettivo dello studio è stato quello di mettere a confronto l'efficacia dell'una e dell'altra terapia.

I soggetti partecipanti alla ricerca sono stati 106, ognuno con Disturbo d'ansia sociale e sottoposti alcuni a Terapia di esposizione, altri a Terapia di efficacia sociale ed un gruppo di controllo in attesa.

Gli strumenti utilizzati nella ricerca sono stati: questionari self- report, valutazioni cliniche in cieco e valutazioni del comportamento sociale in cieco.

 

Risultati

Dall'analisi dei risultati è emerso che, entrambe le forme di terapia hanno ridotto significativamente lo stato di ansia dei soggetti partecipanti, ma la Terapia di efficacia sociale ha prodotto risultati migliori per quanto riguarda le competenze sociali e lo stato clinico generale, producendo maggiori effetti positivi.

 

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La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi

La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Accanto agli ormai conosciuti effetti benefici che l'intraprendere un percorso di psicoterapia può comportare come ad esempio, tra i tanti, il raggiungimento del benessere così tanto ambito ed il superamento di diversi disturbi psicologici, è stato riscontrato, tramite una ricerca dell'Università di Konstanz, che la psicoterapia può ambire anche ad un altro grande effetto ovvero la cura di alcuni di anni a livello genetico.

 

In un primo studio su cui si è basata la ricerca, sono stati presi in considerazione 34 soggetti con disturbo post traumatico da stress e confrontati con 31 soggetti sani. Questo confronto ha portato i ricercatori ad affermare che lo stress prodotto da un trauma può essere associato a danni nel DNA in quanto i soggetti con disturbo post traumatico da stress mostravano maggiore danno a livello genetico e minore capacità di riparazione.

In un secondo studio su cui si è basata la ricerca, è stato indagato l'esito della psicoterapia sui processi di rottura e riparazione del DNA, sottoponendo un gruppo di soggetti ad un percorso psicoterapeutico.

E' emerso che la psicoterapia, così come precedentemente accennato, produce degli effetti notevoli sulla trattazione del disturbo post traumatico da stress e favorisce i naturali processi di riparazione del DNA.

 

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La luce intensa scatena gli attacchi di panico?

La luce intensa scatena gli attacchi di panico? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Gli attacchi di panico rappresentano un disturbo d'ansia caratterizzato da forte paura e ansia che pervadono il soggetto all'improvviso e che portano ad un aumento della frequenza respiratoria, del battito cardiaco, tremori, sudorazione, paura di morire e perdita del controllo.

 

E' stato condotto uno studio da parte dell'Università degli Studi di Siena e presentato al Congresso dell'European College of Neuropsychopharmacology a Berlino che ha contribuito ad aumentare le diverse ipotesi sulle cause di tale disturbo. Questo studio ha rivelato che l'attacco di panico può essere scatenato dall'esposizione ad una luce intensa, corrispondente ad una giornata di sole in tarda primavera/estate.

Per lo studio, 24 soggetti con attacchi di panico sono stati sottoposti ad un questionario sulla fotosensibilità, i cui risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti da 33 soggetti sani.

 

La Dott.ssa Bossini, una delle autrici dello studio, ha notato, dall'analisi dei risultati, che i soggetti con attacchi di panico sono caratterizzati da una maggiore fotofobia, risultando pertanto più sensibili alla luce. Ciò è supportato da ulteriori evidenze che hanno portato alla messa in atto della ricerca come il fatto che questi soggetti tendono ad indossare occhiali da sole, hanno un peggioramento del disturbo nei mesi estivi in cui sono maggiormente esposti alla luce e sono coscienti del fatto che il proprio disturbo si accentua con la luce intensa.

Per quanto il campione su cui si è basata la ricerca è composto da pochi soggetti, se essa venisse replicata ad ampio raggio, potrebbe dare ulteriori e notevoli contributi sui risvolti neurobiologici dell'attacco di panico.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Ortoressia, quando mangiare sano diventa un’ossessione e fa ammalare

Ortoressia, quando mangiare sano diventa un’ossessione e fa ammalare | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Per quanto il mangiare sano rappresenta una buona pratica, spesso può capitare che essa si trasformi in una vera e propria fissazione esponendo il soggetto a rischio ortoressia ovvero un mangiare sano che diventa una patologia ossessivo- compulsiva. 

 

Dall'indagine effettuata dall'Associazione "Nutrimente", condotta su 1.200 uomini e donne italiani con un'età compresa tra i 18 ed i 65 anni, è emerso che:

- sono oltre 3 milioni gli italiani con disturbi alimentari

- vi è una netta prevalenza di questi disturbi negli uomini rispetto alle donne

- 1 italiano su 3 ha un amico fissato con l'alimentazione

 

Gli elementi che possono indicare di essere a rischio ortoressia sono: la pianificazione dei pasti che si esercita dedicando un giorno specifico alla preparazione dei cibi di tutta la settimana; il tempo trascorso al supermercato per rintracciare gli alimenti più sani: il pensiero ricorrente verso il cibo che diventa una vera e propria ossessione.

 

Secondo S. Bertelli, psichiatra e presidente dell'Associazione sopracitata: " Quando il comportamento alimentare diviene ortoressico in maniera rigida, si può affrontare con la psicoterapia che sottolinei i benefici e le limitazioni di tale rigidità e che aiuti ad individuare delle alternative più funzionali. La psicoterapia può essere affiancata da un approccio dietologico che vada a correggere le sindromi carenziali".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Rabbia, ansia e paura hanno lo stesso interruttore nel cervello

Rabbia, ansia e paura hanno lo stesso interruttore nel cervello | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

I ricercatori del Langone Medical Center di New York, effettuando degli studi su alcuni topi, hanno scoperto che, un'area particolare del cervello, il setto laterale, è responsabile di episodi di rabbia e aggressività, oltre che ad essere associata al controllo di ansia e paura. In particolar modo, i ricercatori sono riusciti a regolare l'attività delle cellule di quest'area scoprendo che è possibile attivare, bloccare e riattivare gli attacchi violenti. 


Il setto laterale è collegato all'ippocampo, area predisposta al controllo delle emozioni e dell'apprendimento, e all'ipotalamo, area importante per la produzione di ormoni e collegata all'aggressività.


Dayu Lin ha affermato: "La nostra ricerca fornisce quella che noi riteniamo essere la prima prova del fatto che il setto laterale aumenta o riduce direttamente il volume dell'aggressività nei topi maschi e stabilisce il primo legame fra questa regione e altre aree cerebrali che svolgono un ruolo chiave nei comportamenti violenti".


Questo studio getta le basi per future nuove prospettive e dibattiti, come ad esempio capire quali cellule del setto laterale sono coinvolte e in quali condizioni vengono attivate per scatenare o bloccare i comportamenti violenti.


A cura del Dott Federico Baranzini

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I meccanismi di amplificazione della nostra ansia

I meccanismi di amplificazione della nostra ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Secondo il terapeuta Radle C., specializzato nella cura di ansia e autostima presso l'Eddins Counseling Group a Houston nel Texas, può accadere che sia il soggetto stesso, con le sue interpretazioni e i suoi significati attribuiti agli eventi, a far scaturire eccessiva ansia. Esistono, infatti, tre modalità con cui individualmente si arriva ad amplificare la propria ansia:


- Considerare i nostri dubbi, fatti.

Può capitare di farsi influenzare dalle proprie insicurezze e ,con esse, leggere e narrare gli eventi ai quali si attribuisce una chiave di lettura negativa, senza alcun dato reale. Es. Ci troviamo ad uscire con una persona che ci piace. Noi la invitiamo ad un nuovo appuntamento, ma se, dopo un pò di ore, non riceviamo alcun segnale, inziamo ad interpretare gli eventi con questo tipo di pensiero: "Non è interessato/a a me, non vuole vedermi mai più. Io non sono abbastanza per lui/lei. Come ho potuto essere così stupido/a nel pensare che qualcuno di così meraviglioso potesse stare con uno/una come me?"

- Prevedere il peggio.

Può capitare di interpretare un evento in modo catastrofico. Es. Arrivare a lavoro e sentirsi chiamare dal proprio capo, il quale vuole un incontro con noi, senza spiegarci il motivo. Si potrebbe leggere l'evento in chiave negativa con il seguente pensiero: "Finirò nei guai, il mio capo vuole licenziarmi, già lo so".

- Ignorare le nostre esigenze

Trascurare i nostri bisogni di base può rinforzare l'ansia


Sulla base di quanto suggerito da Radle, sarebbe utile:

- Fare a noi stessi dei discorsi di incoraggiamento e parlarci con un tono maggiormente compassionevole

- Considerare, quando non conosciamo interamente i fatti, molteplici scenari, evitando di riempire i pezzi mancanti in modo da realizzare una narrativa che rafforzi il pensiero ansioso

-  Quando ci accorgiamo di saltare a conclusioni affrettate o di tentare la lettura delle menti altrui, ricordarci che sono cose che non possiamo proprio conoscere

- Onorare i nostri bisogni: dormire abbastanza, prendersi delle pause, impegnarsi in attività divertenti, rispondere alle proprie esigenze fisiche, emotive, mentali e spirituali

- Stabilire dei confini e denunciare apertamente quando essi vengono superati da qualcuno. Dobbiamo comunicarli in modo chiaro e, se necessitiamo di chiarimenti, non dobbiamo avere paura di chiedere


Accanto a questi accorgimenti, se si sente la necessità, è importante non esitare a richiedere aiuto o supporto ad un terapeuta.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Attacchi di panico, i benefici dello sport

Attacchi di panico, i benefici dello sport | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'attacco di panico rappresenta un disturbo d'ansia temuto e dalle caratteristiche invalidanti, sia per coloro che ne soffrono e  si sono trovati a vivere questa condizione, che per coloro che lo vivono per la prima volta.

 

Esistono diverse possibilità di trattamento dell'attacco di panico come la psicoterapia, la farmacoterapia, l'utilizzo di rimedi naturali, ma non solo. Alcune ricerche hanno dimostrato che l'attività fisica rappresenta un ottimo modo per curare il panico e per prevenirlo. Questo perchè:

- lo sport permette di liberare l'energia interna al nostro corpo che si accumula

- lo sport abbassa i livelli di cortisolo (ormone dello stress)

- lo sport aiuta a rilasciare endorfine (ormone del buonumore)

- lo sport favorisce il sonno

Non si richiedono tante ore di sport nè il cimentarsi in sport estremi. La cosa  più importante è dedicarsi a se stessi ottimizzando i benefici proveniente dallo sport sul proprio corpo e sulla propria mente.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Ansia sociale? Un aiuto dal testosterone

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Gli scienziati comportamentali della Radboud University di Nijmegen in Olanda hanno condotto uno studio pubblicato su "Psychoneuroendocrinology" in cui è stato indagato il ruolo del testosterone, ormone maschile, nell'abbassamento dell'ansia e nell'incremento del contatto visivo nelle relazioni sociali.

 

Sono state coinvolte 19 donne con disturbo d'ansia sociale e 19 donne che non presentavano tale disturbo. Sono stati somministrati una dose di testosterone ed un placebo. 

In seguito alla somministrazione, i due gruppi sono stati sottoposti ad un test che prevedeva la presentazione di volti con tendenze emotive diverse (arrabbiati, felici, neutri) ed è stata effettuata un'analisi del contatto visivo.

 

Dallo studio è emerso che le donne che avevano ricevuto la dose di testosterone hanno sviluppato maggiori comportamenti di contatto visivo rispetto alle donne alle quali era stato somministrato il placebo.

Per ottenere dei risultati che dimostrino e confermino il ruolo del testosterone nell'abbassamento dell'ansia sociale, si necessitano di ulteriori studi, e lo studio condotto in Olanda potrebbe rappresentare un buon punto di partenza.

 

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Tocofobia: la paura del parto

La gravidanza porta con se una vasta gamma di sensazioni ed emozioni positive come la felicità, l'attesa e la contentezza, ma, allo stesso tempo, per alcune donne, può essere fonte di preoccupazione e timore che possono trasformarsi e predisporre ad una vera e propria fobia. 

In riferimento a queste sensazioni ed in associazione a stati di ansia e depressione, si può parlare di tocofobia, ovvero specifica ansia o terrore della morte durante il parto che induce e comporta l'evitamento dello stesso. 

 

La tocofobia può essere primaria e secondaria. Lo stato fobico primario fa riferimento al terrore intenso per il parto prima ancora del concepimento, mentre la tocofobia secondaria si mostra, soprattutto, nelle donne che hanno avuto complicazioni ed esperienza precedente di parto traumatico, ma non solo. Si rileva anche nelle donne con parto normale percepito, però, come una violenza sul proprio corpo.

 

Per ridurre la possibilità di sviluppare questi sintomi, sarebbe opportuno effettuare degli interventi di prevenzione primaria in cui è possibile individuare le donne a rischio e di prevenzione secondaria in cui si possa agire precocemente sui sintomi. Sarebbe opportuno, inoltre, educare le donne al parto, ampliando la comunicazione tra la donna stessa ed il personale medico che gestirà l'evento, soffermandosi sugli aspetti psicologici correlati al parto e rendendolo il più confortevole possibile.  Ciò potrà aiutare la donna a facilitarne la gestione, minimizzando il rischio di sintomi di disturbo post traumatico da stress che potrebbe avere delle ripercussioni non solo sulla donna (influenzandone la capacità di allattare al seno, l'autostima o di riprendere i rapporti sessuali), ma anche sulla relazione madre- bambino predisponendo ad un attaccamento disfunzionale.

 

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Come combattere la fobia sociale

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La fobia sociale rappresenta un disturbo che oggi viene classificato e categorizzato tra i disturbi d'ansia. E' un disturbo caratterizzato dalla paura e dall'ansia di compiere attività, anche molto semplici e che rientrano nel repertorio quotidiano di ogni soggetto, davanti agli altri per paura di essere giudicati male. 

Questa paura ed ansia si accompagnano a tutta una serie di sintomi fisiologici tra cui un aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, vampate di calore, nausea, tremori, tensione muscolare che si possono manifestare sia nel momento in cui il soggetto si trova di fronte ed immerso nella situazione temuta, ovvero mentre è davanti agli altri, ma anche prima che la situazione si verifichi.

 

Il primo modo per affrontare la fobia sociale è rendersi consapevoli del disturbo e del livello di invalidità che esso comporta. Il divenire consapevoli aiuta il soggetto e rende più semplice il gesto di chiedere aiuto. Una volta percepita l'impossibilità di svolgere azioni che apparentemente possono sembrare normali come il mangiare, bere o parlare davanti agli altri, sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia.

Il percorso psicoterapico che ad oggi sembra dare maggiori risultati nella risoluzione della sintomatologia ricondotta alla fobia sociale è quello cognitivo comportamentale. Questa terapia agisce sia sui pensieri disfunzionali lavorando affinchè essi diventino funzionali e sui comportamenti soprattutto di evitamento della situazione temuta, migliorando la consapevolezza che l'evitare una situazione non rappresenta il giusto modo per risolvere tale problema.

 

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Disturbo ossessivo-compulsivo: le strategie mentali inconsapevoli

Disturbo ossessivo-compulsivo: le strategie mentali inconsapevoli | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo ossessivo compulsivo viene classificato tra i disturbi d'ansia ed è caratterizzato da ossessioni ( pensieri, impulsi o immagini che pervadono la mente e della cui intrusività il soggetto è consapevole ma allo stesso tempo non riesce a fermarli) e da compulsioni (azioni che il soggetto mette in atto per placare l'ansia provata).

 

Alla base di questo disturbo, spesso, è stato ipotizzato un deficit strutturale dell'attenzione e della memoria in quanto i soggetti con disturbo ossessivo compulsivo sarebbero meno capaci nell'usare la propria attenzione per selezionare stimoli diversi dalle proprie ossessioni e da stimoli ambientali che le richiamano.

 

Un nuovo studio condotto da Koch e Exner, invece, ha spiegato che la difficoltà nell'attenzione selettiva potrebbe non essere ricondotta ad un deficit ma a strategie mentali che i pazienti con disturbo ossessivo compulsivo adottano senza esserne del tutto consapevoli.

Dallo studio è emerso che l'attuazione di certi processi mentali quali ad esempio il monitoraggio dei pensieri, il rimuginio e la ruminazione possono consumare le risorse mentali del soggetto influenzando ed enficiando il funzionamento delle funzioni attentive.

 

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Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore

Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Uno studio condotto al Cold Spring Harbor Laboratory e pubblicato su Nature ha cercato di indagare i processi alla base dei disturbi d'ansia ed in particolare, come agisce il meccanismo dell'ansia e il suo ricordo che compare quando si scatena il terrore. 

 

Secondo Bo Lì, autore dello studio: "La paura viene memorizzata in una specifica regione del cervello, l'amigdala centrale, e attivata da una molecola già conosciuta, il Bdnf (Brain derived neurotrophic factor)".

Il ruolo di "nascondiglio delle ansie" è stato associato ad un gruppo di neuroni che si trovano nel nucleo paraventricolare del talamo (Ptv). Secondo gli scienziati, la connessione tra amigdala e Ptv è il Bdnf, di cui si è riscontrato un cambiamento nei soggetti con disturbi d'ansia. 

A tal proposito, gli autori dello studio hanno verificato come l'aggiunta di Bdnf all'amigdala attivi i neuroni innescando una risposta di spavento nei topi che non sono stati esposti a nessuno stimolo pauroso.

Gli studiosi hanno concluso affermando: " Abbiamo stabilito che il Bdnf è un messaggero chimico che permette al Ptv di esercitare il controllo sull'amigdala, quindi il prossimo obiettivo è sviluppare un trattamento "ad hoc" per i disturbi d'ansia".

 

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Quando gli altri diventano un problema: capire e vincere la fobia sociale

Quando gli altri diventano un problema: capire e vincere la fobia sociale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La fobia sociale rappresenta un disturbo d'ansia caratterizzato da una paura costante ed intensa relativa all'affrontare le situazioni in cui ci si sente esposti al giudizio degli altri, paura che può condizionare i diversi ambiti di vita del soggetto che ne soffre. Può comportare delle conseguenze negative e delle alterazioni in ambito lavorativo come timore di parlare in pubblico oppure evitare i compiti in cui il soggetto potrebbe sentirsi giudicato negativamente; in ambito scolastico può manifestarsi sotto forma di ansia da prestazione; in ambito relazionale, invece, la fobia sociale può comportare isolamento e difficoltà relazionali.

 

Spesso, chi soffre di ansia, per porre fine ad essa o comunque per tenerla sotto controllo, mette in atto comportamenti che, però, agiscono da fattori di mantenimento al disturbo stesso. Questi comportamenti sono stati definiti dallo psicologo Wells "comportamenti protettivi". Con questo termine si indicano tutte le azioni messe in atto, in modo consapevole o meno, per tenere sotto controllo l'ansia nelle situazioni temute, come ad esempio tenere le mani strette tra loro ( in caso di sudorazione), parlare molto velocemente ( in caso di paura di parlare davanti agli altri), controllo su ciò che si dovrà dire (nel caso di paura di dire cose banali). Le persone che mettono in atto questi comportamenti protettivi non sono consapevoli del fatto che queste strategie non aiutano, anzi, aggravano il problema rendendo le proprie paure ancora più evidenti.

 

Per la trattazione della fobia sociale, può essere opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia. Tra le più efficaci vi è la terapia cognitivo comportamentale che si occupa di individuare ed analizzare i pensieri disfunzionali che mantengono la fobia sociale per massimizzare i pensieri e le emozioni più funzionali e di insegnare tecniche per la gestione dell'ansia. In alcuni casi può risultare opportuno intraprendere un percorso integrato che coniughi la psicoterapia alla farmacologia.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Via Federico Ferrarese
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Psicologia, anche con l'ansia sociale si può fare amicizia

Psicologia, anche con l'ansia sociale si può fare amicizia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'ansia sociale, o anche fobia sociale, rappresenta un disturbo d'ansia caratterizzato dal timore e dalla paura di esporsi in situazioni che prevedono la presenza di altre persone, la paura di essere giudicati negativamente per ciò che si fa o si dice , anche in situazioni che apparentemente possono sembrare semplici o normali come quelle che, ad esempio, richiedono di  mangiare o parlare in pubblico. Inoltre, le persone con ansia sociale possono manifestare difficoltà nell'intraprendere relazioni di amicizia reputando queste ultime di qualità inferiore rispetto a quelle che instaurano altre persone.

 

Uno studio della Washington University, a tal proposito, ha rilevato che queste percezioni di persone con ansia sociale relative alle proprie amicizie, non sono poi così "reali". Per lo studio, sono stati valutati i risultati ottenuti ad alcuni test psicologici che valutano la qualità delle amicizie, test somministrati a 112 soggetti con disturbo d'ansia sociale, accompagnati ognuno da un amico.

Gli autori dello studio hanno affermato: "Le persone con disturbo di ansia sociale pensano che le loro amicizie siano peggiori, ma i loro amici non la pensano allo stesso modo. Gli amici di persone con disturbo d'ansia sociale sembrano essere consapevoli del fatto che i loro amici stanno affrontando problemi, e inoltre vedono la persona con disturbo d'ansia sociale come meno dominante nel rapporto di amicizia".

Per quanto la percezione dei 112 soggetti fosse diversa, nella realtà la tipologia e la qualità delle amicizie che instaurano non sono diverse rispetto ad altre tipologie. E' importante che il soggetto con disturbo d'ansia sociale si distacchi dalla propria percezione perchè ciò potrebbe pian piano gettare le basi verso un superamento del problema che li caratterizza.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Abuso psicologico? Grave quanto quello fisico e sessuale!

Abuso psicologico? Grave quanto quello fisico e sessuale! | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso, quando si sente parlare di abuso o si leggono notizie sul giornale relative a quest'argomento, si pensa subito all'abuso fisico e sessuale e ai risvolti che essi comportano, senza pensare o riflettere sul fatto che l'abuso possa assumere diverse connotazioni o forme, come ad esempio l'abuso psicologico. Quest'ultimo è un argomento meno discusso e alle volte più sottovalutato. 

A confermare che l'abuso psicologico e la trascuratezza emotiva possono provocare gravi conseguenze a livello mentale sui bambini, talvolta peggiori di quelle dell'abuso fisico e sessuale, vi è uno studio condotto su 5.616 bambini con storie diverse di abuso.

 

E' stato notato che i bambini che hanno subito abuso psicologico soffrivano di ansia, depressione, bassa autostima, disturbo post traumatico da stress e rischio di suicidio in misura simile, e in alcuni casi peggiore, rispetto ai bambini con abuso fisico o sessuale. Inoltre gli studiosi hanno notato che l'abuso psicologico è maggiormente associato a depressione, disturbo d'ansia generalizzato, disturbo d'ansia sociale, problemi di attaccamento e abuso di sostanze. Inoltre, gli abusi sessuali e fisici dovevano presentarsi in concomitanza per creare gli stessi esiti del solo abuso psicologico in riferimento ai problemi scolastici, problemi di attaccamento e comportamenti autolesivi.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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