Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
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Il disturbo ossessivo compulsivo in età pediatrica

Il disturbo ossessivo compulsivo in età pediatrica | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La paura, l’ansia ed il disagio in specifiche situazioni non rappresentano dei fenomeni che si possono presentare solamente nella vita di un soggetto adulto. Essi possono presentarsi anche in età evolutiva. Ciò che variano sono le strategie di coping (fronteggiamento) che i bambini possiedono, i quali possono manifestare delle difficoltà poiché queste strategie e risorse personali sono ancora in via di acquisizione e potenziamento.

Così come per gli adulti, l’ansia e la paura possono assumere anche nei bambini un carattere patologico trasformandosi in Disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Spesso i bambini con DOC (patologia diagnosticata in età evolutiva tra i 7 ed i 12 anni), non riescono a smettere di preoccuparsi e questa paura può influenzare i propri comportamenti. Questi bambini sono consapevoli del fatto che è inutile ripetere più volte gli stessi comportamenti, ma l’ansia è talmente alta da sentire il desiderio di mettere in atto questi comportamenti ripetitivi per placare il disagio.

 

Sintomi

Nei bambini il DOC si presenta con le seguenti caratteristiche:

Ossessioni: paura della contaminazione, necessità di ordine e precisione, preoccupazioni per i prodotti del proprio corpo (feci, urina), pensieri sessuali o aggressivi, percezione di suoni e parole non esistenti.Compulsioni: rituali relativi alla pulizia, rituali di movimento (muoversi in un determinato modo, compiere gli stessi movimenti nello stesso ordine), ordinare gli oggetti, contare o ripetere sempre le stesse parole.

Come può un genitore riconoscere i sintomi del DOC e cosa può fare?

Spesso i bambini con DOC camuffano le proprie ossessioni e compulsioni in quanto sono coscienti del fatto che stanno pensando e facendo qualcosa di strano, insensato e vietato e ciò rende difficile l’individuazione da parte dei genitori dei sintomi che il bambino manifesta. I genitori dovrebbero stare attenti e controllare se per esempio vi sono delle mani screpolate (rappresentative dei frequenti lavaggi), quantità di carta o sapone consumati, improvviso calo nel rendimento scolastico, richieste particolari come ripetere frasi strane o continuare a rispondere alle stesse domande, isolamento sociale, paura costante che qualcosa di brutto possa accadere a qualcuno.

I genitori, una volta riscontrati questi elementi, devono rivolgersi al pediatra o ad un terapeuta i quali, valutando i sintomi riportati, potranno consigliare sull’iter da seguire.

 

A cura di:
www.federicobaranzini.it

 


Via Stefania Di Leva
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Attacchi di panico e caldo: ecco l'effetto (pericoloso) che fa al nostro cervello - NeuroNews24.it

Attacchi di panico e caldo: ecco l'effetto (pericoloso) che fa al nostro cervello - NeuroNews24.it | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Durante la stagione calda gli attacchi di panico possono presentarsi con maggiore frequenza, complici le alte temperature e il clima afoso: ecco l’effetto pericoloso che il caldo produce sul nostro cervello.

 

Fonte: NeuroNews24.it

 

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ATTACCHI DI PANICO: QUALI SONO LE MALATTIE CHE HANNO SINTOMI SIMILI ALL'ANSIA?

ATTACCHI DI PANICO: QUALI SONO LE MALATTIE CHE HANNO SINTOMI SIMILI ALL'ANSIA? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Esistono delle patologie che, per alcuni aspetti, possono dar luogo a sintomi simili a quelli caratteristici dei disturbi d'ansia come tachicardia, nausea, senso di soffocamento, nodo in gola, sudorazione eccessiva.

- Patologie dell'apparato digerente: disfunzioni della motilità gastrica, reflusso gastroesofageo, Sindrome del colon irritabile.

- Patologie dell'apparato respiratorio: asma e polmonite.

- Patologie dell'apparato cardiovascolare: aritmie, Angina Pectoris, dolore toracico localizzato nella zona intercostale.

- Patologie del sistema nervoso centrale e periferico: emicrania, disturbi vestibolari ovvero disturbi che riguardano il vestibolo, organo preposto all'equilibrio.

- Patologie dell'apparato endocrino: malattie legate alla tiroide, menopausa, sindrome premestruale.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Attacchi di panico: derealizzazione e depersonalizzazione - NeuroNews24.it

Attacchi di panico: derealizzazione e depersonalizzazione - NeuroNews24.it | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

I sintomi tipici e che tutti noi conosciamo degli attacchi di panico e dell’ansia sono tachicardia, palpitazioni, vertigini, mal di testa, senso di soffocamento: ne esistono però altri due, molto più complessi e pochi conoscono, la depersonalizzazione e la derealizzazione di sé.

 

La depersonalizzazione e la derealizzazione sono due termini che indicano, in realtà, un insieme di sintomi definiti come dissociativi e che si ritrovano non solo nelle persone affette da attacchi di panico, ma anche in ha o ha avuto episodi di psicosi o disturbi dell’umore.

 

La diagnosi precoce è il miglior modo per riuscire a curare questi disturbi che, spesso, hanno un decorso molto lungo. Uno psicoterapeuta, uno psicologo o psichiatra sono le figure di riferimento in caso si incorra in questi sintomi. In alcuni casi vi si associa la giusta terapia farmacologica.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Ortoressia, quando mangiare sano diventa un’ossessione e fa ammalare

Ortoressia, quando mangiare sano diventa un’ossessione e fa ammalare | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Per quanto il mangiare sano rappresenta una buona pratica, spesso può capitare che essa si trasformi in una vera e propria fissazione esponendo il soggetto a rischio ortoressia ovvero un mangiare sano che diventa una patologia ossessivo- compulsiva. 

 

Dall'indagine effettuata dall'Associazione "Nutrimente", condotta su 1.200 uomini e donne italiani con un'età compresa tra i 18 ed i 65 anni, è emerso che:

- sono oltre 3 milioni gli italiani con disturbi alimentari

- vi è una netta prevalenza di questi disturbi negli uomini rispetto alle donne

- 1 italiano su 3 ha un amico fissato con l'alimentazione

 

Gli elementi che possono indicare di essere a rischio ortoressia sono: la pianificazione dei pasti che si esercita dedicando un giorno specifico alla preparazione dei cibi di tutta la settimana; il tempo trascorso al supermercato per rintracciare gli alimenti più sani: il pensiero ricorrente verso il cibo che diventa una vera e propria ossessione.

 

Secondo S. Bertelli, psichiatra e presidente dell'Associazione sopracitata: " Quando il comportamento alimentare diviene ortoressico in maniera rigida, si può affrontare con la psicoterapia che sottolinei i benefici e le limitazioni di tale rigidità e che aiuti ad individuare delle alternative più funzionali. La psicoterapia può essere affiancata da un approccio dietologico che vada a correggere le sindromi carenziali".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Rabbia, ansia e paura hanno lo stesso interruttore nel cervello

Rabbia, ansia e paura hanno lo stesso interruttore nel cervello | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

I ricercatori del Langone Medical Center di New York, effettuando degli studi su alcuni topi, hanno scoperto che, un'area particolare del cervello, il setto laterale, è responsabile di episodi di rabbia e aggressività, oltre che ad essere associata al controllo di ansia e paura. In particolar modo, i ricercatori sono riusciti a regolare l'attività delle cellule di quest'area scoprendo che è possibile attivare, bloccare e riattivare gli attacchi violenti. 


Il setto laterale è collegato all'ippocampo, area predisposta al controllo delle emozioni e dell'apprendimento, e all'ipotalamo, area importante per la produzione di ormoni e collegata all'aggressività.


Dayu Lin ha affermato: "La nostra ricerca fornisce quella che noi riteniamo essere la prima prova del fatto che il setto laterale aumenta o riduce direttamente il volume dell'aggressività nei topi maschi e stabilisce il primo legame fra questa regione e altre aree cerebrali che svolgono un ruolo chiave nei comportamenti violenti".


Questo studio getta le basi per future nuove prospettive e dibattiti, come ad esempio capire quali cellule del setto laterale sono coinvolte e in quali condizioni vengono attivate per scatenare o bloccare i comportamenti violenti.


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I meccanismi di amplificazione della nostra ansia

I meccanismi di amplificazione della nostra ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Secondo il terapeuta Radle C., specializzato nella cura di ansia e autostima presso l'Eddins Counseling Group a Houston nel Texas, può accadere che sia il soggetto stesso, con le sue interpretazioni e i suoi significati attribuiti agli eventi, a far scaturire eccessiva ansia. Esistono, infatti, tre modalità con cui individualmente si arriva ad amplificare la propria ansia:


- Considerare i nostri dubbi, fatti.

Può capitare di farsi influenzare dalle proprie insicurezze e ,con esse, leggere e narrare gli eventi ai quali si attribuisce una chiave di lettura negativa, senza alcun dato reale. Es. Ci troviamo ad uscire con una persona che ci piace. Noi la invitiamo ad un nuovo appuntamento, ma se, dopo un pò di ore, non riceviamo alcun segnale, inziamo ad interpretare gli eventi con questo tipo di pensiero: "Non è interessato/a a me, non vuole vedermi mai più. Io non sono abbastanza per lui/lei. Come ho potuto essere così stupido/a nel pensare che qualcuno di così meraviglioso potesse stare con uno/una come me?"

- Prevedere il peggio.

Può capitare di interpretare un evento in modo catastrofico. Es. Arrivare a lavoro e sentirsi chiamare dal proprio capo, il quale vuole un incontro con noi, senza spiegarci il motivo. Si potrebbe leggere l'evento in chiave negativa con il seguente pensiero: "Finirò nei guai, il mio capo vuole licenziarmi, già lo so".

- Ignorare le nostre esigenze

Trascurare i nostri bisogni di base può rinforzare l'ansia


Sulla base di quanto suggerito da Radle, sarebbe utile:

- Fare a noi stessi dei discorsi di incoraggiamento e parlarci con un tono maggiormente compassionevole

- Considerare, quando non conosciamo interamente i fatti, molteplici scenari, evitando di riempire i pezzi mancanti in modo da realizzare una narrativa che rafforzi il pensiero ansioso

-  Quando ci accorgiamo di saltare a conclusioni affrettate o di tentare la lettura delle menti altrui, ricordarci che sono cose che non possiamo proprio conoscere

- Onorare i nostri bisogni: dormire abbastanza, prendersi delle pause, impegnarsi in attività divertenti, rispondere alle proprie esigenze fisiche, emotive, mentali e spirituali

- Stabilire dei confini e denunciare apertamente quando essi vengono superati da qualcuno. Dobbiamo comunicarli in modo chiaro e, se necessitiamo di chiarimenti, non dobbiamo avere paura di chiedere


Accanto a questi accorgimenti, se si sente la necessità, è importante non esitare a richiedere aiuto o supporto ad un terapeuta.


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Attacchi di panico, i benefici dello sport

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L'attacco di panico rappresenta un disturbo d'ansia temuto e dalle caratteristiche invalidanti, sia per coloro che ne soffrono e  si sono trovati a vivere questa condizione, che per coloro che lo vivono per la prima volta.

 

Esistono diverse possibilità di trattamento dell'attacco di panico come la psicoterapia, la farmacoterapia, l'utilizzo di rimedi naturali, ma non solo. Alcune ricerche hanno dimostrato che l'attività fisica rappresenta un ottimo modo per curare il panico e per prevenirlo. Questo perchè:

- lo sport permette di liberare l'energia interna al nostro corpo che si accumula

- lo sport abbassa i livelli di cortisolo (ormone dello stress)

- lo sport aiuta a rilasciare endorfine (ormone del buonumore)

- lo sport favorisce il sonno

Non si richiedono tante ore di sport nè il cimentarsi in sport estremi. La cosa  più importante è dedicarsi a se stessi ottimizzando i benefici proveniente dallo sport sul proprio corpo e sulla propria mente.

 

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Ansia sociale? Un aiuto dal testosterone

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Gli scienziati comportamentali della Radboud University di Nijmegen in Olanda hanno condotto uno studio pubblicato su "Psychoneuroendocrinology" in cui è stato indagato il ruolo del testosterone, ormone maschile, nell'abbassamento dell'ansia e nell'incremento del contatto visivo nelle relazioni sociali.

 

Sono state coinvolte 19 donne con disturbo d'ansia sociale e 19 donne che non presentavano tale disturbo. Sono stati somministrati una dose di testosterone ed un placebo. 

In seguito alla somministrazione, i due gruppi sono stati sottoposti ad un test che prevedeva la presentazione di volti con tendenze emotive diverse (arrabbiati, felici, neutri) ed è stata effettuata un'analisi del contatto visivo.

 

Dallo studio è emerso che le donne che avevano ricevuto la dose di testosterone hanno sviluppato maggiori comportamenti di contatto visivo rispetto alle donne alle quali era stato somministrato il placebo.

Per ottenere dei risultati che dimostrino e confermino il ruolo del testosterone nell'abbassamento dell'ansia sociale, si necessitano di ulteriori studi, e lo studio condotto in Olanda potrebbe rappresentare un buon punto di partenza.

 

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Tocofobia: la paura del parto

La gravidanza porta con se una vasta gamma di sensazioni ed emozioni positive come la felicità, l'attesa e la contentezza, ma, allo stesso tempo, per alcune donne, può essere fonte di preoccupazione e timore che possono trasformarsi e predisporre ad una vera e propria fobia. 

In riferimento a queste sensazioni ed in associazione a stati di ansia e depressione, si può parlare di tocofobia, ovvero specifica ansia o terrore della morte durante il parto che induce e comporta l'evitamento dello stesso. 

 

La tocofobia può essere primaria e secondaria. Lo stato fobico primario fa riferimento al terrore intenso per il parto prima ancora del concepimento, mentre la tocofobia secondaria si mostra, soprattutto, nelle donne che hanno avuto complicazioni ed esperienza precedente di parto traumatico, ma non solo. Si rileva anche nelle donne con parto normale percepito, però, come una violenza sul proprio corpo.

 

Per ridurre la possibilità di sviluppare questi sintomi, sarebbe opportuno effettuare degli interventi di prevenzione primaria in cui è possibile individuare le donne a rischio e di prevenzione secondaria in cui si possa agire precocemente sui sintomi. Sarebbe opportuno, inoltre, educare le donne al parto, ampliando la comunicazione tra la donna stessa ed il personale medico che gestirà l'evento, soffermandosi sugli aspetti psicologici correlati al parto e rendendolo il più confortevole possibile.  Ciò potrà aiutare la donna a facilitarne la gestione, minimizzando il rischio di sintomi di disturbo post traumatico da stress che potrebbe avere delle ripercussioni non solo sulla donna (influenzandone la capacità di allattare al seno, l'autostima o di riprendere i rapporti sessuali), ma anche sulla relazione madre- bambino predisponendo ad un attaccamento disfunzionale.

 

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Come combattere la fobia sociale

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La fobia sociale rappresenta un disturbo che oggi viene classificato e categorizzato tra i disturbi d'ansia. E' un disturbo caratterizzato dalla paura e dall'ansia di compiere attività, anche molto semplici e che rientrano nel repertorio quotidiano di ogni soggetto, davanti agli altri per paura di essere giudicati male. 

Questa paura ed ansia si accompagnano a tutta una serie di sintomi fisiologici tra cui un aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, vampate di calore, nausea, tremori, tensione muscolare che si possono manifestare sia nel momento in cui il soggetto si trova di fronte ed immerso nella situazione temuta, ovvero mentre è davanti agli altri, ma anche prima che la situazione si verifichi.

 

Il primo modo per affrontare la fobia sociale è rendersi consapevoli del disturbo e del livello di invalidità che esso comporta. Il divenire consapevoli aiuta il soggetto e rende più semplice il gesto di chiedere aiuto. Una volta percepita l'impossibilità di svolgere azioni che apparentemente possono sembrare normali come il mangiare, bere o parlare davanti agli altri, sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia.

Il percorso psicoterapico che ad oggi sembra dare maggiori risultati nella risoluzione della sintomatologia ricondotta alla fobia sociale è quello cognitivo comportamentale. Questa terapia agisce sia sui pensieri disfunzionali lavorando affinchè essi diventino funzionali e sui comportamenti soprattutto di evitamento della situazione temuta, migliorando la consapevolezza che l'evitare una situazione non rappresenta il giusto modo per risolvere tale problema.

 

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Disturbo ossessivo-compulsivo: le strategie mentali inconsapevoli

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Il Disturbo ossessivo compulsivo viene classificato tra i disturbi d'ansia ed è caratterizzato da ossessioni ( pensieri, impulsi o immagini che pervadono la mente e della cui intrusività il soggetto è consapevole ma allo stesso tempo non riesce a fermarli) e da compulsioni (azioni che il soggetto mette in atto per placare l'ansia provata).

 

Alla base di questo disturbo, spesso, è stato ipotizzato un deficit strutturale dell'attenzione e della memoria in quanto i soggetti con disturbo ossessivo compulsivo sarebbero meno capaci nell'usare la propria attenzione per selezionare stimoli diversi dalle proprie ossessioni e da stimoli ambientali che le richiamano.

 

Un nuovo studio condotto da Koch e Exner, invece, ha spiegato che la difficoltà nell'attenzione selettiva potrebbe non essere ricondotta ad un deficit ma a strategie mentali che i pazienti con disturbo ossessivo compulsivo adottano senza esserne del tutto consapevoli.

Dallo studio è emerso che l'attuazione di certi processi mentali quali ad esempio il monitoraggio dei pensieri, il rimuginio e la ruminazione possono consumare le risorse mentali del soggetto influenzando ed enficiando il funzionamento delle funzioni attentive.

 

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Prevedere l'ansia prima che si manifesti, possibile?

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La maggior parte delle ricerche ha cercato, da sempre, di focalizzarsi sui meccanismi dell'ansia, su come essa si presenta e su cosa si può fare per contrastarne i sintomi.

 

Una ricerca condotta alla Duke University si è interessata, invece, di capire se è possibile e, in tal caso, come predire il manifestarsi dei disturbi d'ansia, dando la possibilità di identificare le persone a rischio e di conseguenza di mettere in atto terapie preventive.

Sono stati seguiti per 4 anni 340 adulti sani dei quali è stata misurata, attraverso risonanza magnetica funzionale, l'intensità dell'attività dell'amigdala mentre i soggetti erano esposti ad immagini di volti arrabbiati o impauriti. Successivamente agli stessi soggetti, con una cadenza trimestrale, è stato dato il compito di compilare test online per rintracciare la manifestazione di eventuali episodi traumatici e sono stati sottoposti anche ad un questionario per la valutazione dell'ansia e della depressione.

 

E' stato notato che più l'amigdala si presentava attivata all'inizio dello studio più gravi erano i sintomi di ansia e depressione in risposta ad eventi traumatici che si sono manifestati fino a 4 anni dopo. 

Ciò ha permesso di dimostrare che è possibile predire il manifestarsi di sintomi d'ansia e depressivi monitorando l'attività elettrica dell'amigdala in modo da intraprendere dei percorsi di trattamento prima che si manifesti il disturbo.

 

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Disordine ossessivo compulsivo: il cervello lavora troppo

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Il Disturbo ossessivo compulsivo viene classificato come un disturbo d'ansia, con incidenza maggiore nella popolazione giovane, la cui peculiarità è la presenza di ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono immagini o pensieri intrusivi che emergono improvvisamente nella mente mentre le compulsioni rappresentano dei rituali irrazionali che il soggetto mette in atto per placare l'ansia derivante dalle ossessioni e per evitare catastrofi.

 

In relazione alle cause del disturbo è stato condotto ultimamente uno studio che ha portato all'individuazione di un'ulteriore causa ovvero l'iperattività di una zona cerebrale chiamata nucleo caudato, importante area per la gestione delle abitudini e dei comportamenti.

Lo studio condotto da C. Gillian e dalla sua equipe presso la New York University, ha coinvolto 37 soggetti di cui 33 persone sane che non presentavano nessun sintomo. I soggetti sono stati sottoposti ad un test in cui il compito consisteva nel premere un pedale per evitare una scossa elettrica. Contemporaneamente è stata registrata l'attività cerebrale dei soggetti attraverso una risonanza magnetica.

I soggetti con Disturbo ossessivo compulsivo hanno mostrato una propensione inferiore a schiacciare il pedale rispetto ai soggetti sani, con annessa attività maggiorata del nucleo caudato.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Evitamento: definizione e caratteristiche, trattamento in psicoterapia

Evitamento: definizione e caratteristiche, trattamento in psicoterapia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'evitamento è una strategia comportamentale messa in atto da una persona con l'obiettivo di sottrarsi a situazioni, persone, eventi o anche stati interni come pensieri che teme, ovvero situazioni che suscitano emozioni considerate negative per chi le sperimenta.

 

L'evitamento di per sè non è un processo negativo poichè permette di allontanarsi  e di non predisporsi al contatto con un pericolo o una minaccia, ma lo diventa nel momento in cui limita il funzionamento della persona nonchè la sua capacità esplorativa.

 

L'evitamento è un meccanismo tipico dei disturbi d'ansia ed in particolar modo delle fobie.

L'efficacia di questo meccanismo è temporanea e di contro, rinforza la necessità di continuare ad evitare aumentando l'idea che è l'unica cosa che si può fare quando ci si trova di fronte a situazioni temute. Questo meccanismo aumenta anche la probabilità che in futuro altre circostanze simili possano diventare oggetto di evitamento.

 

In psicoterapia, il fronteggiamento della situazione temuta e l'estinzione di questa modalità comportamentale quale l'evitamento, vengono affrontati attraverso delle tecniche di esposizione graduale, le quali permettono al soggetto di entrare in contatto con la sintomatologia ansiosa in modo progressivo.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

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Fuori da me. Superare il disturbo di depersonalizzazione - Libro

Fuori da me. Superare il disturbo di depersonalizzazione - Libro | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it
Con una esposizione chiara e dettagliata, il libro espone una spiegazione dettagliata sul disturbo di depersonalizzazione, offrendo proposte terapeutiche. 

 

Questo testo affronta in maniera chiara una delle condizioni cliniche che causano elevata sofferenza mentale, spesso non diagnosticata perché ritenuta da molti professionisti della salute mentale troppo rara da incontrare o ritenendola secondaria rispetto ad altri disturbi: il Disturbo di Depersonalizzazione (DPD, Depersonalization Disorder), che rientra in una delle tante problematiche psicologiche non appartenenti ad una categoria specifica.

A cura del dott Federico Baranzini

www.psichiatra-a-milano.it

 

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Attacchi di panico: secondo uno studio, chi ne soffre non ama la luce intensa - NeuroNews24.it

Attacchi di panico: secondo uno studio, chi ne soffre non ama la luce intensa - NeuroNews24.it | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Secondo uno studio tutto italiano, chi soffre di attacchi di panico e ansia in modo cronico o frequente, denota una particolare avversione per la luce intensa.

 

Il disturbo relativo agli attacchi di panico è caratterizzato da sintomi molto intensi che vanno dalla tachicardia, alle vertigini fino a sviluppare una vera e propria paura di morire. I due principali fattori che influenzano l’insorgenza di panico e ansia sono quello psicologico e biologico.

 

Uno studio italiano, però, ha evidenziato una particolare correlazione con un altro disturbo o fastidio nei soggetti affetti da ansia e attacchi di panico.

 

A cura del dott Federico Baranzini

Cura degli Attacchi di Panico 

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Nel Dna resta il «ricordo» dello stress

Nel Dna resta il «ricordo» dello stress | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

E' stato recentemente pubblicato , sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, uno studio condotto da E. Battaglioli e F. Rusconi, ricercatori dell'Università Statale di Milano.

Essi hanno studiato il ruolo di un enzima, LSD1, nello sviluppo di malattie neuropsichiatriche come ad esempio ansia e depressione, scoprendo che, in seguito ad un forte stress, la memoria del Dna può provocare un comportamento ansioso.

 

Per i ricercatori: "LSD1 è in grado di convertire l'effetto di stimoli stressanti in un comportamento ansioso. In questo lavoro si dimostra che LSD1 è in grado di mediare la risposta a uno stress psicosociale modificando l'espressione di geni che modulano la capacità di un singolo neurone di interagire con altri neuroni".

 

Questa scoperta getta le basi per la formulazione di nuovi studi relativi a nuovi farmaci capaci di inibire LSD1 in modo da contrastare gli effetti negativi dello stress sull'insorgenza di malattie neuropsichiatriche.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Efficacia della terapia metacognitiva per ansia e depressione

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La terapia metacognitiva rappresenta un nuovo approccio al trattamento della psicopatologia proposto da Wells.

Quest'approccio sostiene che il mantenimento della psicopatologia è legato ad uno stile di pensiero perseverativo, definito dagli esperti in tale ambito sindrome attentiva cognitiva (CAS), caratterizzata da ruminazione, rimuginio, attenzione selettiva verso stimoli minacciosi,strategie di coping disfunzionali e comportamenti autoregolativi maladattivi, come ad esempio evitare e sopprimere i pensieri.


E' stata condotta una meta-analisi relativa all'efficacia della terapia metacognitiva nel trattamento dell'ansia e della depressione. Sono stati presi in considerazine 16 studi con un totale di 384 soggetti che hanno intrapreso un percorso di terapia metacognitiva.


Dall'analisi dei risultati ottenuti, è emerso che la terapia metacognitiva rappresenta una terapia efficace nel trattamento dei due disturbi, anche se gli studi su cui si è basata la meta-analisi portano con loro delle debolezze come ad esempio il campione preso in considerazione non molto ampio e la scarsità di studi in cui questa terapia viene messa a confronto con altre forme di terapia.


A cura del Dott Federico Baranzini

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L'ansia positiva come risorsa umana

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Spesso si pensa all'ansia come ad un qualcosa di negativo, qualcosa che, una volta presentata, può essere invalidante e minare la vita di tutti i giorni. Non tutti sanno, però, che l'ansia nasce come un'emozione positiva, come un'importante risorsa finalizzata a proteggerci dai rischi che incombono nella vita, a mantenere lo stato di allerta e che può aiutarci a migliorare le nostre prestazioni.

 

Essa può rappresentare una spinta emozionale e motivazionale non indifferente, che si attiva nel momento in cui un evento viene percepito come pericoloso dal soggetto.

 

E' nel momento in cui essa diventa maggiore, è quando, nascendo da un pensiero, quest'ultimo si presenta più frequentemente fino ad arrivare a non essere più controllato, che l'ansia diventa negativa.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Disturbo acuto da stress e CBT: natura del disturbo e possibilità di trattamento

Disturbo acuto da stress e CBT: natura del disturbo e possibilità di trattamento | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo acuto da stress rappresenta un disturbo d'ansia che si può sviluppare in seguito all'esposizione ad un evento traumatico. I sintomi che lo caratterizzano tendono a manifestarsi durante il primo mese successivo al trauma e, tra essi, si possono riscontrare: pensieri intrusivi o dissociazioni come ad esempio derealizzazione o depersonalizzazione, comportamenti e pensieri di evitamento, difficoltà di concentrazione, impossibilità a provare emozioni positive, irritabilità.

 

Per il trattamento del Disturbo acuto da stress negli anni si è mostrata favorevole e dagli esiti positivi la Terapia cognitivo comportamentale, terapia che tende ad agire su un piano cognitivo, comportamentale ed emotivo. Inizialmente essa tende a focalizzarsi sul trattamento della sintomatologia per andare a fondo, in seguito, nel vissuto e rendere accessibile la parte dell'esperienza dissociativa.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Gli effetti dell'insonnia sulla salute mentale (e le cure per ritrovare il benessere)

Gli effetti dell'insonnia sulla salute mentale (e le cure per ritrovare il benessere) | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il dormire rappresenta un bisogno primario alla stregua del mangiare e del bere. Chi non riesce a soddisfare tale bisogno essendo caratterizzato da problemi relativi al sonno, quali mancanza di sonno o scarsa qualità del sonno, può sviluppare delle conseguenze negative che possono enficiare in modo specifico le capacità attentive, mnestiche e di apprendimento, o in generale, la qualità della propria vita e della propria salute mentale.

 

La mancanza di sonno è spesso associata a depressione e ansia, ma non solo, coloro che soffrono di insonnia presentano più sintomi di ansia e depressione rispetto a coloro che dormono normalmente. In particolare, è difficile definire la causalità tra i disturbi del sonno ed i disturbi legati all'ansia in quanto una persona che ha disturbi del sonno sperimenta ansia in seguito all'impossibilità di addormentarsi, mentre i soggetti ansiosi sono caratterizzati anche da difficoltà di addormentamento.

 

Per tali motivi, nel momento in cui si decide di intraprendere un trattamento focalizzato su un disturbo (ad esempio disturbi del sonno) si possono manifestare dei risvolti positivi anche sull'altro (ad esempio disturbi d'ansia) o viceversa. Non solo, prevenire e trattare in modo adeguato i disturbi relativi al sonno può indurre dei miglioramenti sulla qualità di vita e sulla salute mentale.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Aiutare i famigliari dei pazienti con un Disturbo d'Ansia: suggerimenti e strategie

Aiutare i famigliari dei pazienti con un Disturbo d'Ansia: suggerimenti e strategie | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Nel momento in cui viene diagnosticato un disturbo d'ansia, spesso ci si concentra solo sul soggetto che manifesta i sintomi sottovalutando gli effetti del disturbo che si possono manifestare sulle persone che gli stanno vicine. Esse possono sentirsi frustrate, cariche di responsabilità, impotenti per aver provato di tutto senza ottenere grandi risultati. Anche i familiari vanno supportati, sostenuti e ,soprattutto, informati su cosa fare, dire o non nel momento in cui una persona cara soffre di un disturbo d'ansia.

 

Cosa fare e cosa può essere opportuno dire:

- Cercare di avere un atteggiamento di sostegno senza colpevolizzare

- Considerare una conquista una piccola parte dell'obiettivo raggiunto dal soggetto e non un fallimento

- Sostenere l'autostima del soggetto

- Mostrare pazienza rimandando l'idea che la terapia può avere tempi lunghi prima di ottenere degli effetti

- Non preoccuparsi della propria ansia nel momento in cui la persona che ci sta vicino sta male. L'ansia dei familiari è giustificata

- "Dimmi di cosa hai bisogno in questo momento", "Lo so che ciò che stai provando ora è doloroso, ma non pericoloso", "Tu sei coraggioso", "Puoi farcela"

 

Cosa non fare e cosa non dire: 

- Non interpretare i bisogni della persona con ansia, ma chiedere direttamente di cosa ha bisogno

- Negoziare la possibilità di fare anche un piccolo passo in avanti piuttosto che rinforzare l'evitamento della situazione temuta

- Non lasciarsi prendere dal panico

- Non assecondare il soggetto con ansia nel momento in cui vorrebbe interrompere il percorso di psicoterapia

- Non sacrificare la propria vita accumulando risentimenti per ciò che si ritiene di non poter fare a causa del disturbo del familiare

- "Non essere ansioso", "Calmati", "Devi reagire", "Vediamo se riesci a farcela", "E' solo colpa tua"

 

Ulteriori accorgimenti che il familiare di una persona con disturbo d'ansia potrebbe utilizzare e che potrebbero portare alla riduzione delle tensioni e dei contrasti familiari, ma che non sono risolutivi, sono i seguenti:

- Non modificare drasticamente la routine della famiglia poichè avere intorno a sè un ambiente normale per il soggetto può aiutarlo a cimentarsi nella ricerca dell'equilibrio che momentaneamente ha perso

- Sostenere il percorso di psicoterapia in quanto se la famiglia si mostra in una posizione di sfiducia, aumenteranno le probabilità che il soggetto con ansia interrompa o che i tempi di reazione alla terapia si allunghino

- Non perdere l'ironia. Con ciò non si intende prendere in giro il soggetto con ansia, ma rendere alcuni suoi comportamenti meno importanti sdrammatizzandoli

- Diventare parte integrante della psicoterapia, soprattutto quando al soggetto viene chiesto di esporsi gradualmente alle situazioni temute, in cui il familiare assume il ruolo di accompagnatore durante le prime uscite

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

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Consigli e strategie per aiutare chi soffre di attacchi di panico 

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Terremoto dell'Aquila: depressione e alessitimia le conseguenze emotive del trauma

Terremoto dell'Aquila: depressione e alessitimia le conseguenze emotive del trauma | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si parla di alessitimia si fa riferimento all'incapacità di un soggetto di riconoscere e descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. E' un disturbo che, secondo Krystal, può svilupparsi come risposta protettiva messa in atto dalle persone in seguito a traumi estremi, infatti l'alessitimia è spesso presente in coloro che hanno sviluppato disturbo post traumatico da stress, ma non solo, anche in coloro che mostrano disturbi depressivi.

 

A tal proposito, è stata condotta una ricerca sul territorio aquilano in seguito al terremoto del 2009. A 1710 persone sono stati somministrati la Tas-20 per la valutazione dell'alessitimia e il BDI per la valutazione del livello di depressione. 

 

Dall'analisi dei dati sono emersi punteggi significativi relativi al BDI, e in riferimento alla TAS-20 è emersa una difficoltà maggiore da parte delle donne ad identificare le proprie sensazioni ed una maggiore tendenza da parte degli uomini ad avere un pensiero orientato all'esterno. E' stato notato anche che, con l'avanzare dell'età, si ottengono punteggi più alti, ad indicare come diminuisca la capacità di regolazione affettiva.

Per quanto riguarda la variabile Gruppo, sono stati riscontrati dei punteggi significativamente più alti nel gruppo sperimentale rispetto a quello di controllo, ad indicare la presenza di una possibile correlazione con l'evento traumatico che possa aver influito sulle capacità di identificare, descrivere e regolare le emozioni.

 

In seguito all'esposizione ad un evento traumatico sono notevoli le possibilità di sviluppare tratti depressivi e uno sconvolgimento delle esperienze emotive letto in chiave o di incremento degli stati emotivi intensi correlati al trauma o come una riduzione della capacità di provare emozioni.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi.

Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi. | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Si può parlare di Disturbo Ossessivo Compulsivo nel momento in cui semplici domande come "Ho chiuso la porta di casa? Avrò spento il gas? Mi sarò lavato bene le mani? E' tutto in ordine?" si trasformano in ossessioni e compulsioni rigide, eccessive in frequenza ed intensità, influenzando le normali attività quotidiane del soggetto portandolo a provare disagio.

 

Ma cosa sono le ossessioni e le compulsioni?

Con il termine ossessioni si fa riferimento a pensieri, immagini, rappresentazioni che pervadono la mente della persona in modo ripetuto e delle quali non riesce a liberarsi.

Le compulsioni rappresentano azioni, comportamenti che la persona mette in atto per placare l'ansia e il disagio provati o per prevenire o impedire il verificarsi di specifici eventi.

 

Molte evidenze scientifiche hanno dimostrato l'efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale nella trattazione di questo disturbo, tra cui le ricerche condotte presso la Concordia University.

Una di queste ricerche ha dimostrato che la scarsa fiducia nella propria memoria potrebbe essere un fattore che causa comportamenti di CHECKING ovvero di controllo compulsivo. Queste persone non si fidano della propria memoria nè del proprio ricordo di aver eseguito in modo corretto una semplice azione. 

In tal senso si potrebbe effettuare un intervento finalizzato a colpire le false credenze sulla propria memoria e la scarsa fiducia riposta su di essa.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore

Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Uno studio condotto al Cold Spring Harbor Laboratory e pubblicato su Nature ha cercato di indagare i processi alla base dei disturbi d'ansia ed in particolare, come agisce il meccanismo dell'ansia e il suo ricordo che compare quando si scatena il terrore. 

 

Secondo Bo Lì, autore dello studio: "La paura viene memorizzata in una specifica regione del cervello, l'amigdala centrale, e attivata da una molecola già conosciuta, il Bdnf (Brain derived neurotrophic factor)".

Il ruolo di "nascondiglio delle ansie" è stato associato ad un gruppo di neuroni che si trovano nel nucleo paraventricolare del talamo (Ptv). Secondo gli scienziati, la connessione tra amigdala e Ptv è il Bdnf, di cui si è riscontrato un cambiamento nei soggetti con disturbi d'ansia. 

A tal proposito, gli autori dello studio hanno verificato come l'aggiunta di Bdnf all'amigdala attivi i neuroni innescando una risposta di spavento nei topi che non sono stati esposti a nessuno stimolo pauroso.

Gli studiosi hanno concluso affermando: " Abbiamo stabilito che il Bdnf è un messaggero chimico che permette al Ptv di esercitare il controllo sull'amigdala, quindi il prossimo obiettivo è sviluppare un trattamento "ad hoc" per i disturbi d'ansia".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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