Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
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Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
News e aggiornamenti per la cura dei disturbi d'ansia. Psicologia e Psicoterapia dell'Ansia a Milano e Online. www.psicoterapeuta-a-milano.it
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Il ruolo dell’amicizia nella salute mentale

Il ruolo dell’amicizia nella salute mentale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

In che modo le amicizie strette durante l'adolescenza possono influenzare la salute mentale della vita adulta? Uno studio americano ha indagato il ruolo della popolarità e della qualità dell'amicizia attraverso dei colloqui condotti su 169 adolescenti a 15,16 e 25 anni.

 

Dallo studio è emerso che i ragazzi che a 15 anni valutavano le proprie amicizie su base qualitativa, a 25 anni, quindi dieci anni dopo, mostravano inferiori sintomi legati alla fobia sociale, alla depressione e una maggiore autostima. Di contro, coloro che durante l'adolescenza erano considerati popolari, nella vita adulta soffrivano più frequentemente di fobia sociale.

 

Secondo J. Allen, coautore dello studio, incoraggiare legami forti e profondi può rappresentare uno strumento per promuovere la salute mentale a lungo termine, ma ciò perchè avviene? Quest'effetto può essere legato alla capacità di sviluppare un'idea positiva di sè in una fase in cui si sta sviluppando l'identità personale.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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La paura di essere tagliati fuori

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A. Przybylski, psicologo di Oxford, si è interessato ed ha effettuato degli studi sul fenomeno chiamato Fomo (Fear of missing out), che indica la paura, da parte di alcuni soggetti, di perdersi qualcosa.

Alcune persone, soprattutto quelle più insicure, meno soddisfatte e che si sentono poco accettate dagli altri, potrebbero provare ansia ed hanno paura di essere tagliate fuori, di non esserci mentre accadono cose importanti.

Ad aggravare questo fenomeno ci sarebbe l'utilizzo dei social, mezzi attraverso i quali le persone possono condividere ciò che fanno, ma che al contempo porta alcune persone a stare continuamente connesse con quello che fanno gli altri, provando invidia ed inadeguatezza per il fatto che si ha la sensazione che gli altri siano sempre coinvolti in esperienze più interessanti delle proprie.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Cervello «in fiamme» in chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo

Cervello «in fiamme» in chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

E' stato condotto uno studio sul disturbo ossessivo- compulsivo, disturbo molto diffuso e talvolta invalidante, da parte del Center for Addiction and Mental Health di Toronto. 

 

Sono stati analizzati 40 volontari, metà sani e metà aventi il disturbo, i quali sono stati sottoposti ad una PET per misurare l'infiammazione in sei diverse aree cerebrali già precedentemente note per essere coinvolte nel disturbo.

E' stato riscontrato che i soggetti con disturbo ossessivo- compulsivo presentavano un livello di infiammazione maggiore del 32 % rispetto ai soggetti sani.

 

Come afferma J. Meyer, responsabile della ricerca: "Dobbiamo capire quali fattori specifici contribuiscano al'infiammazione in questi soggetti e individuare modi per ridurla. La relazione fra infiammazione cerebrale e disturbo ossessivo- compulsivo è forte, specialmente nelle aree che sappiamo funzionare in maniera diversa nei pazienti: un dato nuovo sulla biologia della malattia che speriamo porti presto a nuove cure con l'obiettivo di ridurre l'infiammazione quando diventa potenzialmente dannosa e promuovere invece la risposta infiammatoria "buona" non eccessiva, con effetti curativi".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Il sonno e i pensieri ossessivi

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Cosa può esacerbare ed enfatizzare i sintomi del disturbo ossessivo compulsivo? Un aiuto per rispondere a questa domanda ci viene fornito da uno studio americano.

 

Durante lo studio sono state valutate per una settimana le abitudini relative al sonno e la capacità di controllare i pensieri ossessivi e i rituali di alcune persone in cui il disturbo era presente o comunque sottosoglia.

 

E' stato riscontrato che coloro che andavano a letto più tardi, mostravano un livello più basso di percezione del controllo sui pensieri ossessivi.

 

Pertanto bisogna considerare non soltanto il numero di ore ma anche il momento in cui andiamo a dormire e, su questa base, valutare se, modificando le abitudini sonno/veglia, si possono ridurre i sintomi, migliorare le capacità di controllo dei pensieri intrusivi e quindi limitare i rituali.

 

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I correlati neurali del disturbo d'ansia sociale 

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Partendo dal presupposto che le persone, fin dai primi anni di vita, acquisiscono le loro paure osservando le reazioni delle principali figure di riferimento alle situazioni, la Dott ssa K. Blair ha condotto uno studio per valutare come le persone con disturbo d'ansia sociale risponderebbero ad uno stimolo fobico osservando una persona che manifesta una risposta di paura e non direttamente allo stimolo fobico.

 

Ai partecipanti è stato chiesto di visualizzare, in una prima fase, le immagini relative ad alcuni oggetti e immagini in cui alcuni adulti mostravano reazioni di paura, rabbia, nessuna reazione e risate di fronte a quegli oggetti e, in una seconda fase, veniva chiesto di visualizzare gli oggetti senza le rispettive reazioni manifestate dai volti.

 

I risultati hanno rilevato che, come ipotizzato, i partecipanti con disturbo d'ansia sociale, mostravano un aumento dell'attivazione dell'amigdala nella seconda fase, quando gli oggetti erano stati associati alle espressioni facciali, durante la seconda fase, con la paura.

 

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Disturbo d’ansia generalizzata: quali sono i sintomi

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Oggi, attraverso il linguaggio comune, si è soliti affermare "Sono ansioso" generalizzando la condizione senza sapere che un'eccessiva ansia e preoccupazione, che si estendono ai diversi ambiti di vita quali il lavoro, la famiglia e altre sfere, possono rappresentare le condizioni per un Disturbo definito Disturbo d'ansia generalizzata. Queste condizioni si protraggono quasi ogni giorno per almeno sei mesi alterando il normale funzionamento.

 

Tra i sintomi del Disturbo d'ansia generalizzata, che riguardano la sfera cognitiva, emotiva, fisica e comportamentale, si riscontrano: sensazione di pericolo imminente, panico, tremori e brividi, comportamenti di fuga o evitamento, tachicardia, iperventilazione, sensazione di mancanza d'aria, senso di oppressione al petto, dolori addominali, nausea, vomito e diarrea, rimuginazione, difficoltà di concentrazione e memoria.

 

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Agorafobia: diagnosi, sintomatologia e terapia

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Con il termine agorafobia si fa riferimento ad una condizione che potrebbe essere associata ad attacchi di panico per cui un persona esperisce ansia nel trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali non è disponibile un aiuto, un soccorso in caso di panico.  Quest'ansia comporta l'attivazione di meccanismi di evitamento delle situazioni ansiogene con l'obiettivo di ridurre la possibilità dell'insorgenza del panico, ma di contro, l'evitamento può alterare il funzionamento socio- lavorativo della persona in questione.

 

Per quanto riguarda il trattamento dell'agorafobia, vi sono notevoli evidenze nell'applicazione e nell'utilizzo della psicoterapia cognitivo- comportamentale. Quest'ultima mira a ridurre il numero delle volte in cui il soggetto evita le situazioni temute attraverso l'impiego di tecniche di esposizione, ma non solo. Ad esse vengono affiancate altre tecniche quali la ristrutturazione cognitiva, tecniche di rilassamento e, in alcuni casi, dove è previsto un intervento multidisciplinare, si può ricorrere ad un intervento farmacologico basato sulla somministrazione di benzodiazepine per ridurre la sintomatologia ansiosa o di antidepressivi.

 

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I meccanismi di amplificazione della nostra ansia

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Secondo il terapeuta Radle C., specializzato nella cura di ansia e autostima presso l'Eddins Counseling Group a Houston nel Texas, può accadere che sia il soggetto stesso, con le sue interpretazioni e i suoi significati attribuiti agli eventi, a far scaturire eccessiva ansia. Esistono, infatti, tre modalità con cui individualmente si arriva ad amplificare la propria ansia:


- Considerare i nostri dubbi, fatti.

Può capitare di farsi influenzare dalle proprie insicurezze e ,con esse, leggere e narrare gli eventi ai quali si attribuisce una chiave di lettura negativa, senza alcun dato reale. Es. Ci troviamo ad uscire con una persona che ci piace. Noi la invitiamo ad un nuovo appuntamento, ma se, dopo un pò di ore, non riceviamo alcun segnale, inziamo ad interpretare gli eventi con questo tipo di pensiero: "Non è interessato/a a me, non vuole vedermi mai più. Io non sono abbastanza per lui/lei. Come ho potuto essere così stupido/a nel pensare che qualcuno di così meraviglioso potesse stare con uno/una come me?"

- Prevedere il peggio.

Può capitare di interpretare un evento in modo catastrofico. Es. Arrivare a lavoro e sentirsi chiamare dal proprio capo, il quale vuole un incontro con noi, senza spiegarci il motivo. Si potrebbe leggere l'evento in chiave negativa con il seguente pensiero: "Finirò nei guai, il mio capo vuole licenziarmi, già lo so".

- Ignorare le nostre esigenze

Trascurare i nostri bisogni di base può rinforzare l'ansia


Sulla base di quanto suggerito da Radle, sarebbe utile:

- Fare a noi stessi dei discorsi di incoraggiamento e parlarci con un tono maggiormente compassionevole

- Considerare, quando non conosciamo interamente i fatti, molteplici scenari, evitando di riempire i pezzi mancanti in modo da realizzare una narrativa che rafforzi il pensiero ansioso

-  Quando ci accorgiamo di saltare a conclusioni affrettate o di tentare la lettura delle menti altrui, ricordarci che sono cose che non possiamo proprio conoscere

- Onorare i nostri bisogni: dormire abbastanza, prendersi delle pause, impegnarsi in attività divertenti, rispondere alle proprie esigenze fisiche, emotive, mentali e spirituali

- Stabilire dei confini e denunciare apertamente quando essi vengono superati da qualcuno. Dobbiamo comunicarli in modo chiaro e, se necessitiamo di chiarimenti, non dobbiamo avere paura di chiedere


Accanto a questi accorgimenti, se si sente la necessità, è importante non esitare a richiedere aiuto o supporto ad un terapeuta.


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Come combattere la fobia sociale

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La fobia sociale rappresenta un disturbo che oggi viene classificato e categorizzato tra i disturbi d'ansia. E' un disturbo caratterizzato dalla paura e dall'ansia di compiere attività, anche molto semplici e che rientrano nel repertorio quotidiano di ogni soggetto, davanti agli altri per paura di essere giudicati male. 

Questa paura ed ansia si accompagnano a tutta una serie di sintomi fisiologici tra cui un aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, vampate di calore, nausea, tremori, tensione muscolare che si possono manifestare sia nel momento in cui il soggetto si trova di fronte ed immerso nella situazione temuta, ovvero mentre è davanti agli altri, ma anche prima che la situazione si verifichi.

 

Il primo modo per affrontare la fobia sociale è rendersi consapevoli del disturbo e del livello di invalidità che esso comporta. Il divenire consapevoli aiuta il soggetto e rende più semplice il gesto di chiedere aiuto. Una volta percepita l'impossibilità di svolgere azioni che apparentemente possono sembrare normali come il mangiare, bere o parlare davanti agli altri, sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia.

Il percorso psicoterapico che ad oggi sembra dare maggiori risultati nella risoluzione della sintomatologia ricondotta alla fobia sociale è quello cognitivo comportamentale. Questa terapia agisce sia sui pensieri disfunzionali lavorando affinchè essi diventino funzionali e sui comportamenti soprattutto di evitamento della situazione temuta, migliorando la consapevolezza che l'evitare una situazione non rappresenta il giusto modo per risolvere tale problema.

 

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Quando gli altri diventano un problema: capire e vincere la fobia sociale

Quando gli altri diventano un problema: capire e vincere la fobia sociale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La fobia sociale rappresenta un disturbo d'ansia caratterizzato da una paura costante ed intensa relativa all'affrontare le situazioni in cui ci si sente esposti al giudizio degli altri, paura che può condizionare i diversi ambiti di vita del soggetto che ne soffre. Può comportare delle conseguenze negative e delle alterazioni in ambito lavorativo come timore di parlare in pubblico oppure evitare i compiti in cui il soggetto potrebbe sentirsi giudicato negativamente; in ambito scolastico può manifestarsi sotto forma di ansia da prestazione; in ambito relazionale, invece, la fobia sociale può comportare isolamento e difficoltà relazionali.

 

Spesso, chi soffre di ansia, per porre fine ad essa o comunque per tenerla sotto controllo, mette in atto comportamenti che, però, agiscono da fattori di mantenimento al disturbo stesso. Questi comportamenti sono stati definiti dallo psicologo Wells "comportamenti protettivi". Con questo termine si indicano tutte le azioni messe in atto, in modo consapevole o meno, per tenere sotto controllo l'ansia nelle situazioni temute, come ad esempio tenere le mani strette tra loro ( in caso di sudorazione), parlare molto velocemente ( in caso di paura di parlare davanti agli altri), controllo su ciò che si dovrà dire (nel caso di paura di dire cose banali). Le persone che mettono in atto questi comportamenti protettivi non sono consapevoli del fatto che queste strategie non aiutano, anzi, aggravano il problema rendendo le proprie paure ancora più evidenti.

 

Per la trattazione della fobia sociale, può essere opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia. Tra le più efficaci vi è la terapia cognitivo comportamentale che si occupa di individuare ed analizzare i pensieri disfunzionali che mantengono la fobia sociale per massimizzare i pensieri e le emozioni più funzionali e di insegnare tecniche per la gestione dell'ansia. In alcuni casi può risultare opportuno intraprendere un percorso integrato che coniughi la psicoterapia alla farmacologia.

 

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Via Federico Ferrarese
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Abuso psicologico? Grave quanto quello fisico e sessuale!

Abuso psicologico? Grave quanto quello fisico e sessuale! | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso, quando si sente parlare di abuso o si leggono notizie sul giornale relative a quest'argomento, si pensa subito all'abuso fisico e sessuale e ai risvolti che essi comportano, senza pensare o riflettere sul fatto che l'abuso possa assumere diverse connotazioni o forme, come ad esempio l'abuso psicologico. Quest'ultimo è un argomento meno discusso e alle volte più sottovalutato. 

A confermare che l'abuso psicologico e la trascuratezza emotiva possono provocare gravi conseguenze a livello mentale sui bambini, talvolta peggiori di quelle dell'abuso fisico e sessuale, vi è uno studio condotto su 5.616 bambini con storie diverse di abuso.

 

E' stato notato che i bambini che hanno subito abuso psicologico soffrivano di ansia, depressione, bassa autostima, disturbo post traumatico da stress e rischio di suicidio in misura simile, e in alcuni casi peggiore, rispetto ai bambini con abuso fisico o sessuale. Inoltre gli studiosi hanno notato che l'abuso psicologico è maggiormente associato a depressione, disturbo d'ansia generalizzato, disturbo d'ansia sociale, problemi di attaccamento e abuso di sostanze. Inoltre, gli abusi sessuali e fisici dovevano presentarsi in concomitanza per creare gli stessi esiti del solo abuso psicologico in riferimento ai problemi scolastici, problemi di attaccamento e comportamenti autolesivi.

 

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Pensieri ossessivo-compulsivi riguardano il 94% delle persone

Pensieri ossessivo-compulsivi riguardano il 94% delle persone | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La Concordia University del Canada ha condotto uno studio con l'obiettivo di valutare l'incidenza dei pensieri ossessivo-compulsivi in un campione molto vasto, composto da persone appartenenti ai sei Continenti e a quindici Università.

Gli autori dello studio hanno scoperto che pensieri, immagini mentali o impulsi tipici del disturbo ossessivo compulsivo sono molto diffusi e vengono sperimentati dal 94% delle persone che costituiscono il campione. Il presente studio non si è limitato solo a valutare l'incidenza di questa sintomatologia, ma ha cercato di far luce su ciò che le persone intendono fare di questi pensieri e come li affrontano.

 

Uno dei conduttori dello studio, A. Radomsky, ha spiegato che: " La maggior parte delle persone che ha il pensiero intrusivo di saltare giù da un balcone o da una piattaforma della metropolitana potrebbe dire a se stesso che è una cosa sciocca cui pensare, mentre una persona con disturbo ossessivo compulsivo si preoccupa che il pensiero possa significare che ci sono istinti suicidari. I pazienti con disordine ossessivo compulsivo sperimentano questi pensieri maggiormente e con maggiore sconvolgimento, ma questi pensieri sembrano essere indistinguibili da quelli che si verificano nella popolazione generale". Ciò dimostra quanto non sia così tanto decisivo se si hanno o meno pensieri di questo tipo, ma cosa si decide di fare con questi pensieri e come li si affronta.

 

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COSA FARE DURANTE UN ATTACCO DI PANICO?

COSA FARE DURANTE UN ATTACCO DI PANICO? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si è colti da un attacco di panico è difficile restare calmi e percepirsi in grado di controllarlo. Ci si fa prendere dalla paura, dalla sensazione che non passerà, si perde la razionalità che in quel momento può essere funzionale per il suo superamento. E' importante pertanto essere a conoscenza di alcuni accorgimenti che indicano cosa fare in questi momenti di estrema ansia e paura.

 

Una cosa da fare durante un attacco di panico è uscire dalla stanza in cui ci si trova per dirigersi vero l'esterno o comunque verso un ambiente più ossigenato.Nel momento in cui, invece, ci si trova in un ambiente chiuso dal quale non possiamo uscire, è importante aprire la finestra. 

Inoltre, l'attacco di panico induce delle risposte comportamentali che riguardano il rimanere bloccati o la necessità di scappare. In questi casi la cosa meno indicata da fare è iniziare a correre senza una meta poichè rappresenta un atteggiamento che potrebbe aumentare ancora di più i livelli di ansia e agitazione.

E' importante respirare profondamente. Imparare a gestire la respirazione rappresenta un elemento fondamentale che aiuta a superare l'attacco di panico.

 

Se si ha la percezione di non essere in grado di gestire l'attacco di panico è opportuno chiedere aiuto rivolgendosi ad uno psicoterapeuta il quale, lavorando sul piano sintomatologico, può aiutare a capire cosa sta succedendo ed aiutare il soggetto a gestire l'evento.

Alcune volte si può richiedere un supporto farmacologico che agisce sui sintomi dell'ansia o un'integrazione dei due tipi di terapia, la psicoterapia e la farmacoterapia.

 

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“Il mondo mi fa paura ma l’ho visitato tutto da casa e lo racconto su Instagram”

“Il mondo mi fa paura ma l’ho visitato tutto da casa e lo racconto su Instagram” | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Vi sono delle patologie che, una volta instaurate, tendono a diventare invalidanti per chi ne soffre. E' il caso dell'agorafobia che si distingue per l'ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali non si potrebbe ricevere aiuto in caso di attacco di panico.

 

Per dare un'idea di cosa possa essere l'agorafobia è possibile menzionare la storia di una donna neozelandese che vive costantemente nella paura di luoghi e situazioni di cui non ha il totale controllo, paura che la porta a non uscire di casa.

Con la passione per la scoperta e la voglia di vedere il mondo, ma limitata dalla sua patologia, ha deciso di usare la tecnologia effettuando un viaggio virtuale, utilizzando internet sempre e solo da casa. Ciò le ha permesso di visitare luoghi che mai potrà vedere, di vivere la quotidianità delle persone, di esplorare paesaggi.

 

Allo stesso tempo, però, la donna sa che la tecnologia non la porterà mai ad esplorare tutti i posti che esistono e che potrebbe visitare di persona se si liberasse dal disturbo. Per quanto si cerchi protezione dietro la tecnologia, la vita irrompe lo stesso e lei stessa sta imparando che per guarire bisogna imparare ad arrendersi.

 

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I costrutti psicologici dell’ansia

L'emozione che maggiormente prevale nei quadri clinici caratterizzati da ansia, rimuginio, panico e fobie è la paura, paura come contenuto cognitivo che induce ad una valutazione degli eventi e della realtà come intrisa di pericolo e danno imminente.

Ne scaturiscono pertanto previsioni negative attraverso cui i costrutti cognitivi dell'ansia si potrebbero manifestare.

 

Oltre alla paura del danno e alla tendenza a previsioni catastrofiche, emergono anche altri costrutti cognitivi come ad esempio il timore dell'errore, l'autosvalutazione negativa e la tendenza al controllo.

 

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IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO IN AMORE (NEIL HILBORN)

Per quanto il disturbo ossessivo compulsivo può mettere confini, per quanto può influenzare la vita di chi ne soffre, anche l'amore  può essere terapeutico.

 

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Se sei ansioso puoi avere difficoltà a riconoscere le emozioni altrui

Se sei ansioso puoi avere difficoltà a riconoscere le emozioni altrui | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Tra gli effetti che uno stato ansioso porta con sè vi è anche la maggiore difficoltà nel riconoscere le emozioni degli altri, effetto analizzato durante una ricerca condotta all'Università di Bristol.

 

E' stato chiesto ai partecipanti, in una prima fase del test, di assegnare un'emozione a 15 immagini che ritraevano dei volti e, in una seconda fase del test, di assegnare un'emozione a 15 volti diversi che esprimevano uno stato d'animo non ben identificato. Tutto questo accompagnato da un compito preliminare ovvero respirare attraverso una maschera che rilasciava sia aria normale che anidrite carbonica con l'obietto di indurre tensione ed aumentare la frequenza cardiaca. 

 

L'esperimento è stato condotto successivamente con un altro gruppo di soggetti per evidenziare la differenza tra i dati raccolti quando la respirazione avveniva con la maschera che forniva aria normale e quelli ricavati quando si inalava aria con una maggiore concentrazione di anidrite carbonica.

 

Dall'analisi del risultati è emerso che la capacità di riconoscere in modo corretto le emozioni dei volti diminuiva dell'8% quando si respirava aria con maggiore concentrazione di anidrite carbonica e, laddove le immagini presentate rimandavano a stati d'animo più ambigui, i soggetti con stato di ansia, tendevano ad assegnare più facilmente un'emozione negativa piuttosto che positiva.

 

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Agorafobia

Agorafobia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il DSM IV- TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, definisce l'agorafobia come quella condizione caratterizzata da ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico.

Ciò che ne deriva è l'evitamento delle situazioni (es. situazioni in cui si è da soli, situazioni in ci ci si trova in mezzo alla folla o in coda..) oltre all'ansia e al disagio esperiti e un'alterazione del normale funzionamento del soggetto.

 

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Ansiolitici: funzionano, ma si rischia la dipendenza

Ansiolitici: funzionano, ma si rischia la dipendenza | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

I farmaci ansiolitici come le benzodiazepine spesso vengono prescritti per tenere sotto controllo e per ridurre l'ansia, ma se si eccede anche di poco la prescrizione del medico, possono portare a meccanismi di assuefazione e dipendenza. In particolare, così come sostenuto da B. Campiello, futuro presidente della Società Italiana di Psichiatria: "Le benzodiazepine sono gli unici psicofarmaci a cui è riconosciuto l'effetto di indurre astinenza, che è molto simile a quella causata dall'alcol o dalle droghe".

 

Sarebbe opportuno attenzionare maggiormente gli anziani, considerati la categoria che fa più uso di questi farmaci sia per gli aspetti precedentemente evidenziati e sia perchè possono interferire con la memoria e, agendo sul rilassamento della muscolatura, possono essere maggiormente esposti a cadute e successive fratture.

Invece, in riferimento alla relazione tra uso di benzodiazepine e rischio di Alzheimer, ancora vi è un dibattito aperto.

 

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Efficacia della terapia metacognitiva per ansia e depressione

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La terapia metacognitiva rappresenta un nuovo approccio al trattamento della psicopatologia proposto da Wells.

Quest'approccio sostiene che il mantenimento della psicopatologia è legato ad uno stile di pensiero perseverativo, definito dagli esperti in tale ambito sindrome attentiva cognitiva (CAS), caratterizzata da ruminazione, rimuginio, attenzione selettiva verso stimoli minacciosi,strategie di coping disfunzionali e comportamenti autoregolativi maladattivi, come ad esempio evitare e sopprimere i pensieri.


E' stata condotta una meta-analisi relativa all'efficacia della terapia metacognitiva nel trattamento dell'ansia e della depressione. Sono stati presi in considerazine 16 studi con un totale di 384 soggetti che hanno intrapreso un percorso di terapia metacognitiva.


Dall'analisi dei risultati ottenuti, è emerso che la terapia metacognitiva rappresenta una terapia efficace nel trattamento dei due disturbi, anche se gli studi su cui si è basata la meta-analisi portano con loro delle debolezze come ad esempio il campione preso in considerazione non molto ampio e la scarsità di studi in cui questa terapia viene messa a confronto con altre forme di terapia.


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Attacchi di panico, i benefici dello sport

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L'attacco di panico rappresenta un disturbo d'ansia temuto e dalle caratteristiche invalidanti, sia per coloro che ne soffrono e  si sono trovati a vivere questa condizione, che per coloro che lo vivono per la prima volta.

 

Esistono diverse possibilità di trattamento dell'attacco di panico come la psicoterapia, la farmacoterapia, l'utilizzo di rimedi naturali, ma non solo. Alcune ricerche hanno dimostrato che l'attività fisica rappresenta un ottimo modo per curare il panico e per prevenirlo. Questo perchè:

- lo sport permette di liberare l'energia interna al nostro corpo che si accumula

- lo sport abbassa i livelli di cortisolo (ormone dello stress)

- lo sport aiuta a rilasciare endorfine (ormone del buonumore)

- lo sport favorisce il sonno

Non si richiedono tante ore di sport nè il cimentarsi in sport estremi. La cosa  più importante è dedicarsi a se stessi ottimizzando i benefici proveniente dallo sport sul proprio corpo e sulla propria mente.

 

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Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore

Cervello, scoperto "l'interruttore" che accende ansia e terrore | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Uno studio condotto al Cold Spring Harbor Laboratory e pubblicato su Nature ha cercato di indagare i processi alla base dei disturbi d'ansia ed in particolare, come agisce il meccanismo dell'ansia e il suo ricordo che compare quando si scatena il terrore. 

 

Secondo Bo Lì, autore dello studio: "La paura viene memorizzata in una specifica regione del cervello, l'amigdala centrale, e attivata da una molecola già conosciuta, il Bdnf (Brain derived neurotrophic factor)".

Il ruolo di "nascondiglio delle ansie" è stato associato ad un gruppo di neuroni che si trovano nel nucleo paraventricolare del talamo (Ptv). Secondo gli scienziati, la connessione tra amigdala e Ptv è il Bdnf, di cui si è riscontrato un cambiamento nei soggetti con disturbi d'ansia. 

A tal proposito, gli autori dello studio hanno verificato come l'aggiunta di Bdnf all'amigdala attivi i neuroni innescando una risposta di spavento nei topi che non sono stati esposti a nessuno stimolo pauroso.

Gli studiosi hanno concluso affermando: " Abbiamo stabilito che il Bdnf è un messaggero chimico che permette al Ptv di esercitare il controllo sull'amigdala, quindi il prossimo obiettivo è sviluppare un trattamento "ad hoc" per i disturbi d'ansia".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

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La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi

La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Accanto agli ormai conosciuti effetti benefici che l'intraprendere un percorso di psicoterapia può comportare come ad esempio, tra i tanti, il raggiungimento del benessere così tanto ambito ed il superamento di diversi disturbi psicologici, è stato riscontrato, tramite una ricerca dell'Università di Konstanz, che la psicoterapia può ambire anche ad un altro grande effetto ovvero la cura di alcuni di anni a livello genetico.

 

In un primo studio su cui si è basata la ricerca, sono stati presi in considerazione 34 soggetti con disturbo post traumatico da stress e confrontati con 31 soggetti sani. Questo confronto ha portato i ricercatori ad affermare che lo stress prodotto da un trauma può essere associato a danni nel DNA in quanto i soggetti con disturbo post traumatico da stress mostravano maggiore danno a livello genetico e minore capacità di riparazione.

In un secondo studio su cui si è basata la ricerca, è stato indagato l'esito della psicoterapia sui processi di rottura e riparazione del DNA, sottoponendo un gruppo di soggetti ad un percorso psicoterapeutico.

E' emerso che la psicoterapia, così come precedentemente accennato, produce degli effetti notevoli sulla trattazione del disturbo post traumatico da stress e favorisce i naturali processi di riparazione del DNA.

 

A cura del Dott. Federico Baranzini

www.psicoterapeuta-a-milano.it

 

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SALUTE E PREVENZIONE: I DISTURBI D'ANSIA E I SINTOMI FISICI

SALUTE E PREVENZIONE: I DISTURBI D'ANSIA E I SINTOMI FISICI | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quando si parla di ansia, spesso si fa riferimento a qualcosa di negativo, deleterio e che può modificare la propria vita. Ciò avviene nel momento in cui lo stato ansioso ed i suoi correlati fisiologici sono sproporzionati alla situazione che li genera. Ma talvolta l'ansia può essere funzionale, aumentando i livelli di arousal e di attivazione e quindi permettendoci di riconoscere il pericolo.

Nel momento in cui l'ansia diventa invalidante, si manifestano tutta una serie di sintomi emotivi quali nervosismo, irritabilità, tensione, difficoltà di concentrazione, paura di morire o di perdere il controllo; sintomi/reazioni fisiologiche come tremore, palpitazioni, nausea, sudorazione, difficoltà respiratorie, difficoltà a dormire, riduzione dell'appetito; sintomi comportamentali quali reazioni di fuga o di evitamento delle situazioni che generano lo strato ansioso, immobilizzazione o reazioni comportamentali eccessive. 

Molte persone si trovano ad affrontare i loro stati ansiosi curando i sintomi con la farmacoterapia, in particolar modo assumendo dei tranquillanti che spesso, però, agiscono sui sintomi sottovalutandone le cause e che possono creare dipendenza. In alcuni casi questa forma di intervento non basta, soprattutto nel momento in cui lo stato ansioso sfocia e si manifesta in qualcosa di più complesso. In questi casi sarebbe opportuno rifarsi ad un percorso psicoterapeutico o comunque ad un supporto psicologico. In associazione ai trattamenti presi in considerazione, potrebbero essere svolte delle attività che aiutino a scaricare le tensioni o prendere in considerazione l'applicazione di tecniche di rilassamento.

 

A cura di Federico Baranzini

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Terapie cognitivo-comportamentali. Così guariscono le ferite profonde

Terapie cognitivo-comportamentali. Così guariscono le ferite profonde | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il disturbo post-traumatico da stress viene collocato all'interno della grande categoria dei disturbi d'ansia e si manifesta, di solito, in seguito all'esposizione ad un evento traumatico. Tra i diversi traumi a cui si può essere sottoposti vi è il fenomeno della violenza sulle donne. I dati ISTAT affermano che quasi il 32% della popolazione femminile ha subito violenze nel corso della vita: oltre il 23% violenze sessuali (stupro o tentato stupro) e quasi il 19% ha subito altre forme di violenze fisiche.

 Qualora dovessero manifestarsi sintomi di malessere dopo tre mesi dall'esposizione al trauma, così come sintomi specifici tra cui disturbo post-traumatico da stress, episodio depressivo, abuso di alcol, ideazioni suicidarie, sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia ed eventualmente una terapia farmacologica.

 

In particolare, per il disturbo post-traumatico da stress si è rivelato efficace l'approccio terapeutico cognitivo- comportamentale, con particolare rilievo della tecnica di desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, EMDR. Questa tecnica, messa a punto dalla psicologa F. Shapiro prevede il ricordo, insieme al terapeuta, delle scene traumatiche e contemporaneamente lo spostamento dello sguardo orizzontalmente. Il movimento oculare sembra capace di ridurre l'intensità emotiva negativa connessa al ricordo.

Alcuni studiosi, però, ritengono che l'associazione con i movimenti oculari sarebbe frutto del caso e il vero elemento terapeutico sarebbe la desensibilizzazione del vissuto emotivo, per la continua esposizione al ricordo traumatico.

 

L'EMDR rappresenta una tecnica in fase di sperimentazione nel panorama italiano, la quale richiede un adeguato intervento formativo prima della sua applicazione.

 

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