Comunicare fa Rim...
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Teacher Statistics: How Teachers Make a Difference

Teacher Statistics: How Teachers Make a Difference | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it
You know that bumper sticker that says, “If you can read this, thank a teacher”? It’s the literal truth. While most of us spend more time thinking about reality TV stars and pro athletes, teachers are among the few people who truly affect our ...

Via Beth Dichter
Tiziana Rosanna Iozzi's insight:

Un insegnante ha il ruolo di un mentore, è un modello, sa aiutare i ragazzi nelle difficoltà e li incoraggia a seguire i loro sogni... A chi di voi è capitata la fortuna di conoscerne almeno uno/a nella vita?

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Andrew Aker's curator insight, September 8, 2013 9:31 PM

Think about it...

ExamTime's curator insight, September 9, 2013 5:25 AM

Great infographic! Shows the great work teachers do shaping individuals to be part of society.

Darleana McHenry's curator insight, September 11, 2013 11:56 PM

I had the opportunity to tell my first grade teacher thank you 5 years ago. She actually had kept my first grade picture all these years. My teachers were great and school was my favorite place and I excelled there. So thanks to all the teachers that I did not get to thank. :-)

Comunicare fa Rima con Amare
Tutto il mio mondo in un blog
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Così vivo ricordandomi ogni giorno che “domani potrebbe essere l’ultimo”

Così vivo ricordandomi ogni giorno che “domani potrebbe essere l’ultimo” | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Tutti noi, se sani e capaci di intendere e di volere, abbiamo la possibilità di scegliere… Scegliere dove andare, cosa fare, quali persone frequentare, se e quando cambiare, o meglio ancora, se e quando  evolverci. Scegliamo se trascorrere una giornata facendoci assalire dallo stress oppure se dedicarci del tempo prezioso per coccolarci, se portare rancore o se perdonare, se sentirsi felici o tristi, se essere grati, se accontentarsi o cercare qualcosa di meglio. Steve Jobs quando seppe della sua malattia disse: “Ricordarmi  che morirò presto è il più importante strumento che ho trovato per aiutarmi a fare le grandi scelte della vita”..

Bene questa frase a me porta una profonda riflessione.. fare le grandi scelte significa proiettarsi verso grandi risultati, fare delle scelte importanti significa prendere consapevolezza e quando si è consapevoli la forza si triplica, aumenta e anche la leggerezza aumenta..

Due cose incompatibili? Affatto perché se prendo consapevolezza mi assumo la responsabilità delle mie scelte e della mia vita e vivo con leggerezza perché metto da parte l’inutile e prendo il “bello”, scelgo di ridere, scelgo gli amici con i quali passare il tempo libero, scelgo le cose che amo fare e tutto fluisce naturalmente. Quando incontro “gli intoppi” decido se tenere dentro la scarpa il sassolino, se bloccarmi nel camminare perché il sassolino fa male oppure se fermarmi per togliere la scarpa, buttare il sassolino e riprendere il cammino.

Così vivo ricordandomi ogni giorno che “domani potrebbe essere l’ultimo” e scegliere di fare “cose meravigliose e straordinarie” e se questi miei pensieri possono essere condivisi sono felice perché abbiamo  tutti il diritto di volerci bene, di amarci e di fare ciò che amiamo!!

Il ben-essere è questo.. è stare bene, è essere ciò che amiamo essere e se desiderate condividere la vostra straordinarietà con me Domenica fatevi un regalo.. partecipate a “Impariamo a ridere e a volerci bene”….

INFO E PRENOTAZIONI: http://www.tizianaiozzi.it/pnl-ben-essere/

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Nulla avviene per caso | Tiziana Iozzi - Corsi di crescita personale

Nulla avviene per caso | Tiziana Iozzi - Corsi di crescita personale | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it
Ogni volta che incontriamo persone nuove, oltre alla comunicazione fisica e mentale, condividiamo un flusso di energia fatto di idee, emozioni, sensazioni.
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Cosa fanno i pensieri negativi?

Cosa fanno i pensieri negativi? | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

I  pensieri negativi creano angoscia, paura, immobilità e condizionano la nostra vita negativamente al punto da non farci vedere le soluzioni.

La dottoressa  Fredrickson's  propone un esperimento e dice: “Immaginate di camminare in una foresta e di colpo vi trovate di fronte una tigre” – a questo punto il vostro cervello registra una emozione negativa, la paura.

Le ricerche hanno da sempre affermato che le emozioni negative portano il nostro cervello a compiere una determinata azione, in questo caso specifico, correre?

Del resto del mondo e di ciò che ci accade accanto non ci importa, siamo focalizzati completamente sulla tigre e quello che conta è togliersi dal pericolo… Paura? Tanta devo solo pensare a come togliermi dal pericolo!!

In sintesi, le emozioni contraggono la nostra mente e si focalizzano su di esse. Nello stesso momento potremmo avere l’opzione di salire su un albero, raccogliere una foglia oppure afferrare un bastone, ma il nostro cervello ignora queste altre opzioni perché queste sembrano irrilevanti con la tigre di fronte…

Questo istinto ci porta a salvare la vita, ma il problema è che nella società attuale il nostro cervello non si preoccupa della tigre!!! Il problema è che il nostro cervello è programmato per rispondere alle emozioni negative sempre nello stesso modo e quindi si limitano le opzioni per vedere oltre… E’ forse per questo che ci focalizziamo sui problemi e non riusciamo a vedere le soluzioni!!!????

 

Parliamo di Emozioni a Cena martedì 18 marzo 2014 alle ore 20 al Ristorante Nuovo Albergo di Chieti scalo. INFO E PRENOTAZIONI http://www.tizianaiozzi.it/a-cena-con-le-emozioni-18-marzo-2014-chieti/

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Impariamo a respirare... da adesso!

Impariamo a respirare... da adesso! | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it
Tiziana Rosanna Iozzi's insight:

Le idee rappresentano il prodotto dell’immaginazione e spesso sono alla base di ogni fortuna.. Cosa sarebbe la nostra vita senza l’immaginazione? Ma come si alimenta l’immaginazione, da dove nascono le grandi idee?

Sicuramente da tantissimi fattori, innumerevoli energie  e proprio nell’energia della mente e delle emozioni che troviamo l’intuizione e mi chiedo: “Quando e dove troviamo le energie se corriamo sempre e non ci ricarichiamo mai?”

Una passeggiata ci ricarica, la meditazione ci ricarica, il silenzio, un buon libro o le nostre canzoni preferite ci ricaricano… Chi di voi si concede del tempo per coccolarsi, per mettersi in ascolto di sé stessi?

Ricordo un mio carissimo amico che diceva sempre “Non c’è migliore compagnia di sé stessi quando  siamo in equilibrio con noi e con il mondo” .

E’ vero, verissimo.. solo quando ci ricarichiamo, quando ci  regaliamo del tempo per noi, quando ci concediamo di regalarci un corso di crescita personale, quando facciamo yoga, quando usciamo in bicicletta, quando ci rilassiamo, quando andiamo al cinema con i nostri figli o prepariamo un manicaretto con loro, o condividiamo dei momenti di serenità con i nostri cari che tutto sembra diverso, ha un sapore nuovo, di armonia, di pace, di tranquillità e chissà come, arriva quella serenità che apre il cuore e la mente e nascono nuove idee perché ci si ricarica di positività e di amore.. quindi il mio invito è “Impariamo a respirare… cominciando da adesso”..

Buona vita a tutti e riempite sempre i vostri cuori di gratitudine e di amore… è una alchimia ..quella utile a vivere e a respirare!!

 

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Ti aspetto sabato 8 marzo: "Donne Divine" a Torano nuovo presso la Cantina di Stefania Pepe. Regalati una giornata di Ben-Essere.

Prenota qui: http://www.tizianaiozzi.it/donne-divine-8-marzo-2014-cantina-stefania-pepe/

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La ricetta del 22 febbraio

La ricetta del 22 febbraio | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Quando introduco la Programmazione Neuro Linguistica comincio dalla descrizione di ciò che succede a livello neurologico, linguistico e comportamentale quando i feedback e le informazioni esterne arrivano al cervello attraverso i nostri cinque sensi.

Leggiamo e percepiamo il mondo esterno attraverso i nostri filtri sensoriali e i nostri due emisferi li elaborano e la linguistica e le convinzioni fanno il resto.

Il linguaggio – inteso come verbale, para verbale e non verbale -  è la parte più importante della nostra comunicazione.

Quando si accendono discussioni o si instaurano incomprensioni la domanda è sempre la stessa: qual è il tuo obiettivo?  cosa ti interessa?

E solo allora si aprono gli scenari delle soluzioni.

Proprio qualche giorno ho preso parte ad una accesa discussione e ad un certo punto, quando ho capito che, in questo gruppo, nessuno perseguiva lo stesso obiettivo e tutti si erano focalizzati sul problema e spendevano le loro energie per arrabbiarsi e urlare deturpando persino i loro sguardi, mi sono fermata e ho analizzato i comportamenti.

Nel mio silenzio ho potuto notare e leggere cosa si celava dietro le parole di ciascuno di loro, tutti i particolari del loro atteggiamento non verbale, il tono, la frequenza e il ritmo delle loro voci, il loro linguaggio mi hanno letteralmente “immobilizzato”.

Si, perché non possiamo comunicare se non partiamo dalla comprensione dei nostri interessi e di quelli altrui. Questo è un punto strategico, come dicevo, la motivazione personale, cioè cosa vuoi raggiungere? Con il linguaggio  si toccano tanti argomenti ma l’ascolto attento dà le soluzioni.

Bene, ciò premesso, la discussione di qualche giorno fa si è conclusa così: alla domanda “Sì, ma qual è l’obiettivo? Cosa vogliamo raggiungere? La risposta ha chiarito il da farsi…”

Le incomprensioni nascono quando gli obiettivi non si dichiarano o ancora quando non si condividono quelli altrui. Quando comunichiamo è utile partire dal fatto che chiunque agisce sempre nella convinzione, giusta o sbagliata che sia, di fare la cosa migliore per sè. Tutti agiamo nella convinzione che la propria scelta sia conveniente, ma a chi? A cosa? Semplice, a raggiungere i propri interessi. E' proprio qui che subentra il concetto di amore legato al mio slogan. Se amare è prendersi cura dell'altro nella ComunicAzione il primo obiettivo è proprio quello di dialogare senza secondi fini, senza un intento lesivo.

Abbiamo perso la voglia di ridere e sorridere, tutto viene strumentalizzato, tutto diventa pettegolezzo, tutto diventa cibo spazzatura per chi ha tempo da perdere o per chi , non avendo soddisfatto il proprio bisogno di amore e di coccole, si nutre  solo di sé.

Cosa c’entra tutto ciò con Comunicare fa rima con ...amare?

Bene poiché comunicare significa innanzi tutto comprendere, ascoltare, prendersi cura dell'altro, e poiché non possiamo comprendere se non amiamo ecco che AMARE diventa fondamentale.

Eppure l'amore tocca tutti.... anche chi strumentalizza la propria comunicazione a svantaggio degli altri a proprio esclusivo favore ...è una richiesta maggiore di aiuto, di comprensione, di ascolto…

San Valentino cosa ha portato?

Avete dato gli auguri a tutti? Ma proprio a tutti? Un sorriso, una parola, uno sguardo?

Partire dai propri bisogni e prenderne consapevolezza… avere il  coraggio di chiedere amore e il desiderio di accogliere e comprendere e l'augurio di saper AMARE.

Non avete avuto sufficienti carezze?

Allora datene.

Non avete ricevuto sufficienti sorrisi?

Allora regalatene.

Il vero cibo per il corpo e per l'anima è l’amore incondizionato.

E’ difficile? Potrebbe…ma impegniamoci da oggi a diventare persone capaci di dare e ricevere AMORE.

 

Regalati o regala ad una persona a te cara una giornata all'insegna del Ben-Essere. L'8 marzo ti aspetto all'Evento "Donne Divine". Informazioni e prenotazioni: http://www.tizianaiozzi.it/donne-divine-8-marzo-2014-cantina-stefania-pepe/

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Come reagisci di fronte agli insuccessi?

Come reagisci di fronte agli insuccessi? | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

 

 

Tutti noi agiamo conseguendo esiti immediati di successo ed insuccesso, come per esempio affrontare un avversario, decidere una strategia aziendale, invitare una persona interessante a cena, partecipare ad una gara; tutto ciò può avere implicazioni sull’autostima, sulla nostra serenità e sulle nostre emozioni.

Conseguire un successo è senz’altro un risultato che ci fa star bene, non costituisce una sfida; una reazione appropriata a un esito positivo, quindi, non necessita di un livello

elevato d’autostima.

L’insuccesso, al contrario, costituisce generalmente una minaccia sia per le sue conseguenze pratiche nell’ immediato, come per esempio la necessità di riformulare una strategia, sia per le ricadute sull’autostima e sulle aspettative per il futuro.

 

Quanti di noi hanno la capacità di reagire all’insuccesso senza farsi condizionare?

 

Rimanere solidamente ancorati al pensiero positivo è indice, nella maggior parte dei casi, di una solida autostima oppure di una grande flessibilità oppure della consapevolezza che a tutto c’è una soluzione.

Tutto ok, finora, e se fosse, in alcuni casi, indice di scarsa flessibilità?

“Ok è andata male, ma è colpa di… la prossima volta voglio proprio vedere!!!”

Questo atteggiamento è sicuramente scevro da azioni  lesive della propria autostima poiché questi pensieri e comportamenti appartengono a persone “inscalfibili”.

 

La mia domanda è:

Inflessibilità o scarsa autostima?

 

Personalmente  penso che in fondo ciascuno di noi possa lavorarci sopra, il nostro pensiero può cambiare, le nostre convinzioni possono allargarsi e quindi, con l’allenamento e la consapevolezza si possa passare dalla rigidità alla flessibilità e dalla scarsa valorizzazione del sé alla autostima.

 

Il workshop dedicato al “Potere delle emozioni positive… Sei pronto per il successo?” offre moltissimi spunti e strumenti per imparare a relegare alle emozioni positive “il potere  del proprio successo” poiché tutto passa attraverso la "consapevolezza" delle nostre convinzioni e del nostro benessere.

 

E’ vero che non esistono convinzioni migliori o peggiori, ma solo convinzioni utili e se abbiamo interiorizzato questo principio possiamo pensare di ottenere i risultati attesi, possiamo ragionevolmente pensare di trasformare i desideri e i sogni in obiettivi e in risultati .

Può sembrare difficile, ma quando lavoriamo sul nostro potenziale abbandonando le nostre convinzioni entriamo in contatto profondo con noi stessi e riusciamo a trasformare i nostri desideri e i nostri pensieri in azioni.

In questo modo la nostra autostima si arricchisce, i risultati non tardano ad arrivare e saremo completamente immersi nella "mission" della nostra vita.

 

Il 9 febbraio ti aspetto al Park Hotel Alcyone a Francavilla al mare. Tutte le info e il modulo di prenotazione al workshop "Il potere delle emozioni positive - Sei pronto per il successo?" sono in questa pagina: http://www.tizianaiozzi.it/corso-potere-emozioni-positive-09-02-2014-francavilla/

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La mente può sopravvivere alla morte del cervello fisico?

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Molecole & scelta, neuropeptidi: le emozioni e il corpo-mente

 

Apparentemente, i neuropeptidi fungono da strumento di comunicazione all’interno del corpo. Questa è l’intuizione e la conclusione della biochimica Candace Pert

 

Candace Pert - Nel mio intervento esporrò una serie di nuove e affascinanti scoperte sulle sostanze chimiche del corpo chiamate neuropeptidi. Basandomi su queste scoperte, avanzerò l’idea che i neuropeptidi e i loro recettori formino una rete d’informazioni all’interno del corpo. Forse sembra un’ipotesi senza importanza, ma in realtà è gravida di conseguenze. Io credo che i neuropeptidi e i loro recettori rappresentino una chiave per comprendere in che modo la mente e il corpo siano interconnessi e come le emozioni si possano manifestare in tutto il corpo. In realtà, più si approfondiscono le nostre conoscenze sui neuropeptidi, più diventa difficile pensare al corpo e alla mente in termini tradizionali. È sempre più appropriato parlare di una sola entità integrata, un corpo-mente. Parlerò soprattutto di scoperte di laboratorio, di dati rigorosamente scientifici. Ma è importante ricordare che lo studio scientifico della psicologia si basa tradizionalmente sull’apprendimento e la cognizione animali. Ciò vuol dire che se date un’occhiata all’indice dei testi classici di psicologia, non troverete molto spesso termini come consapevolezza, mente o emozioni. Questi argomenti non fanno parte della tradizionale psicologia sperimentale, la quale studia soprattutto il comportamento, perché esso può essere visto e misurato.

 

La specificità dei siti recettori

C’è un settore della psicologia in cui la mente – almeno la consapevolezza – viene studiata oggettivamente da almeno venti anni. È la psicofarmacologia, nell’ambito della quale i ricercatori hanno sviluppato metodi molto rigorosi per misurare gli effetti dei farmaci e degli stati alterati di consapevolezza. Le ricerche in questo campo sono partite dall’assunto che nessun farmaco può avere effetto se non è fissato, cioè se in qualche modo non si attacca al cervello. Quindi, all’inizio i ricercatori hanno immaginato ipotetici tessuti costituenti ai quali un farmaco potrebbe legarsi – più o meno come una chiave entra in una serratura – e li hanno chiamati recettori. Così, l’idea di specifici recettori cerebrali per i farmaci divenne una teoria centrale della farmacologia. Si tratta di un’idea vecchissima. In anni recenti un passo avanti fondamentale è stato la scoperta di tecniche per legare i farmaci a questi recettori e per studiare sia la loro distribuzione nel cervello sia la loro concreta struttura molecolare. Cominciai a lavorare in questo campo nel laboratorio di Solomon Snyder alla Johns Hopkins Univesity, dove concentrammo l’attenzione sull’oppio, una droga che come è noto altera la consapevolezza ed è usata in Medicina per alleviare il dolore. Ho lavorato duramente, con molti insuccessi iniziali, al fine di creare un metodo per misurare la materia cerebrale con cui l’oppio interagisce producendo i suoi effetti. Per semplificare un discorso lungo e complicato, dirò che abbiamo usato delle sostanze radioattive grazie alle quali siamo riusciti a identificare l’elemento recettore dell’oppio nel cervello. Potete immaginare, quindi, una molecola di oppio che si attacca a un recettore, e da questo piccolo legame vedete svilupparsi dei grandi cambiamenti. In seguito si scoprì che l’intera classe di farmaci cui appartiene l’oppio – che sono chiamati oppiacei e che includono, oltre all’oppio, morfina, codeina ed eroina – si fissa allo stesso recettore. Poi scoprimmo che i recettori erano diffusi ovunque, non solo in tutto il cervello. Dopo aver scoperto il recettore per gli oppiacei esterni, il nostro pensiero si spinse un passo oltre. Se il cervello e le altre parti del corpo hanno un recettore per qualcosa che viene assunto dall’esterno, sembra lecito supporre che anche all’interno del corpo esista qualcosa che si fissi al recettore. Altrimenti, perché esisterebbe il recettore? Questa intuizione portò all’identificazione di una delle forme di oppiaceo presente all’interno del cervello, una sostanza chimica chiamata beta endorfina. La beta endorfina è sintetizzata nelle cellule nervose del cervello e consiste di peptidi, quindi è un neuropeptide. Inoltre, i peptidi si sviluppano direttamente dal DNA, che immagazzina le informazioni per creare il nostro cervello e il corpo. Se immaginate una comune cellula nervosa, potete visualizzare il meccanismo generale. Al centro (come in ogni cellula) c’è il DNA, e una “stampa” diretta del DNA porta alla produzione di un neuropeptide, che a quel punto attraversa gli assoni della cellula nervosa per venire immagazzinato nelle piccole sfere poste all’estremità, in attesa di particolari eventi elettro-fisici che lo libereranno. Il DNA produce anche i recettori, che sono composti della stessa sostanza dei peptidi, ma sono molto più grandi. Ciò che va aggiunto a questo quadro è il fatto che sono stati identificati da cinquanta a sessanta neuropeptidi, ognuno dei quali specifico come il neuropeptide beta endorfina. Siamo di fronte dunque a un sistema enormemente complesso. Fino a tempi recenti si pensava che le informazioni del sistema nervoso fossero distribuite nello spazio tra due cellule nervose, chiamato sinapsi. Ciò significava che la vicinanza delle cellule nervose determinava ciò che poteva essere comunicato. Ma ora sappiamo che la maggior parte delle informazioni provenienti dal cervello non dipende direttamente dalla sovrapposizione fisica delle cellule nervose, ma dalla specificità dei recettori. Quello che veniva ritenuto un sistema lineare altamente rigido sembra invece dotato di schemi di distribuzione molto più complessi. Dunque, quando una cellula secerne i peptidi oppiacei, questi possono agire a “chilometri” di distanza sulle altre cellule nervose. Lo stesso vale per tutti i neuropeptidi. In qualsiasi momento, molti neuropeptidi possono scorrere all’interno del corpo, e ciò che li rende capaci di fissarsi al giusto recettore è, lo ripetiamo, la specificità di quest’ultimo. Quindi, i recettori sono il meccanismo che regola lo scambio di informazioni nel corpo.

 

La biochimica delle emozioni

Dove ci porta tutto ciò? A un concetto affascinante: i recettori dei neuropeptidi sono in realtà la chiave per capire la biochimica delle emozioni. Negli ultimi anni i ricercatori del mio laboratorio hanno formalizzato questa idea in molti documenti teorici, e ora farò una sintesi delle prove a sostegno di questa tesi. Devo dire che alcuni scienziati potrebbero essere inorriditi da questa idea. In altre parole, essa non fa parte delle conoscenze acquisite. Di fatto, venendo da una tradizione in cui i libri di testo non contengono nemmeno la parola emozioni nell’indice, non è senza trepidazione che abbiamo osato cominciare a parlare del substrato biochimico delle emozioni. Comincerò facendo notare un fatto su cui i neuroscienziati si sono dichiarati d’accordo per molti anni: le emozioni sono mediate dal sistema limbico del cervello. Il sistema limbico include l’ipotalamo (il quale controlla i meccanismi omeostatici del corpo e talvolta viene chiamato il “cervello” del cervello), la ghiandola pituitaria (che regola gli ormoni del corpo) e l’amigdala. Noi parleremo soprattutto dell’ipotalamo e dell’amigdala. Gli esperimenti che dimostrano il legame tra le emozioni e il sistema limbico vennero fatti per la prima volta da Wilder Penfield e altri neurologi che lavoravano su individui consci e svegli. I neurologi scoprirono che usando elettrodi per stimolare la corteccia sopra l’amigdala si poteva suscitare un’ampia gamma di emozioni: rabbia, dolore, piacere associati ad antichi ricordi, con tutte le corrispondenti manifestazioni somatiche. Il sistema limbico venne identificato per la prima volta, quindi, grazie a esperimenti psicologici. Ebbene, quando abbiamo cominciato a individuare l’ubicazione dei recettori dell’oppio nel cervello abbiamo scoperto che il sistema limbico ne era ricco (in seguito avremmo scoperto che ciò valeva anche per altri recettori). L’amigdala e l’ipotalamo, entrambi tradizionalmente considerati i componenti principali del sistema limbico, sono in realtà pieni di recettori oppiacei: essi ne contengono quaranta volte di più delle altre aree del cervello. Questi “punti caldi” corrispondono a nuclei o gruppi cellulari molto specifici che psicologi e fisiologi hanno identificato come mediatori di processi quali il comportamento sessuale, l’appetito e l’equilibrio dell’acqua nel corpo. Il punto importante è che la nostra mappa dei recettori ha confermato ed espanso in modo significativo gli esperimenti psicologici che definivano il sistema limbico. Ora vorrei parlare di altri neuropeptidi. Ho già detto che oggi vengono considerate neuropeptidi da cinquanta a sessanta sostanze. Da dove vengono? Molte di loro sono analoghi naturali delle droghe psicoattive. Ma un’altra fonte importante – davvero inaspettata – sono gli ormoni. Storicamente, si è sempre pensato che gli ormoni fossero sintetizzati dalle ghiandole, non dalle cellule nervose. Un ormone, presumibilmente, era immagazzinato in un punto del corpo, poi viaggiava verso i suoi recettori in altre parti del corpo. L’ormone fondamentale è l’insulina, che è secreta dal pancreas. Ma ora si è scoperto che l’insulina non è soltanto un ormone. Di fatto, l’insulina è un neuropeptide, sintetizzato e immagazzinato nel cervello, e nel cervello vi sono recettori dell’insulina. Facendo la “mappa” delle posizioni dell’insulina, troviamo di nuovo punti caldi nell’amigdala e nell’ipotalamo. In breve, è diventato sempre più chiaro che il sistema limbico, sede delle emozioni nel cervello, è anche il punto focale dei recettori per i neuropeptidi. Un altro punto critico. Studiando la distribuzione di questi recettori, abbiamo scoperto che il sistema limbico non è solo nel proencefalo, la classica ubicazione dell’amigdala e dell’ipotalamo. Sembra che nel corpo ci siano altri punti che contengono recettori per molti diversi neuropeptidi, punti nei quali avviene un’intensa attività chimica e che abbiamo chiamato punti nodali. Dal punto di vista anatomico, essi sono localizzati in luoghi in cui avviene una grande modulazione delle emozioni. Un punto nodale è il corno dorsale della spina dorsale, che è il punto da cui entrano le informazioni sensoriali. Questa è la prima sinapsi nel cervello dove vengono elaborate le informazioni sensoriali. Abbiamo scoperto che, praticamente, per tutti i sensi di cui conosciamo l’area di ingresso, quest’ultima è sempre un punto nodale di recettori di neuropeptidi. Credo che queste scoperte siano importantissime per capire e apprezzare ciò che le emozioni sono e possono fare. Considerate la sostanza chimica angiotensina, un altro classico ormone che è anche un peptide e che ora è considerato un neuropeptide. Quando facciamo la mappa dei recettori dell’angiotensina nel cervello, ci imbattiamo nuovamente in punti caldi nell’amigdala. Da molto tempo si sa che l’angiotensina controlla la sete: infatti, impiantando un tubicino nell’area del cervello di un topo ricca di recettori di angiotensina e versandovi un po’ di quest’ultima, entro dieci secondi il topo comincerà a bere, anche se è totalmente sazio di acqua. Quindi, dal punto di vista chimico, l’angiotensina crea uno stato alterato di consapevolezza, uno stato che fa dire agli animali (e agli uomini): “Voglio acqua”. In altre parole, i neuropeptidi ci portano in uno stato di consapevolezza e in stati alterati di quest’ultimo. Ugualmente importante è il fatto che i recettori dei neuropeptidi non sono soltanto nel cervello, ma anche nel corpo. Abbiamo dimostrato dal punto di vista biochimico che nei reni vi sono recettori dell’angiotensina uguali a quelli del cervello, e che i recettori situati nei reni conservano l’acqua in modi non ancora ben compresi. Il punto è che il rilascio del neuropeptide angiotensina porta sia a bere sia a conservare acqua nel corpo. Questo è un esempio di come un neuropeptide – che forse corrisponde a uno stato d’animo – può integrare ciò che avviene nel corpo con ciò che avviene nel cervello (un ulteriore, importante punto che qui mi limito ad accennare è che l’integrazione generale del comportamento sembra concepita per facilitare la sopravvivenza). Il mio ragionamento fondamentale è che i neuropeptidi forniscono la base fisiologica delle emozioni. Come io e i miei colleghi abbiamo scritto in un articolo sul Journal of Immunology: “La singolare distribuzione dei recettori dei neuropeptidi nelle aree del cervello che regolano l’umore, così come il loro ruolo nel mediare la comunicazione in tutto l’organismo, fa dei neuropeptidi i primi candidati alla mediazione biochimica delle emozioni. Potrebbe anche essere che i neuropeptidi influenzano il processo delle informazioni solo quando occupano i recettori nei punti nodali del cervello e del corpo. Se è così, ogni neuropeptide può evocare un solo «tono», equivalente a uno stato di animo”. All’inizio del mio lavoro, pensavo realisticamente che le emozioni erano nella testa o nel cervello. Ora direi che esse sono anche nel corpo. Si esprimono nel corpo e fanno parte del corpo. Non riesco più a fare una netta distinzione tra il cervello e il corpo.

 

Comunicare con il sistema immunitario

A questo punto voglio introdurre nel quadro il sistema immunitario. Ho già spiegato che il sistema degli ormoni, che storicamente è stato considerato separato dal cervello, è concettualmente la stessa cosa del sistema nervoso. Grandi quantità di succhi sono rilasciati e si diffondono molto lontano, agendo tramite la specificità dei recettori in punti assai distanti da quelli che in cui vengono immagazzinati. Quindi, l’endocrinologia e la neuroscienza sono due aspetti dello stesso processo. Ora sosterrò che anche l’immunologia fa parte di questo sistema concettuale e quindi non andrebbe considerata una disciplina separata. Una proprietà fondamentale del sistema immunitario è che le cellule si muovono. Altrimenti sarebbero identiche alle cellule fisse del cervello, con i loro nuclei, membrane cellulari e tutti i recettori. I monociti, per esempio, che ingeriscono gli organismi estranei, cominciano la vita nel midollo osseo, quindi si spargono viaggiando nelle vene e nelle arterie, decidendo dove andare in base a indizi chimici. Un monocite viaggia nel sangue e a un certo punto arriva sufficientemente vicino a un neuropeptide, e poiché il monocite ha nella sua superficie recettori per il neuropeptide, comincia letteralmente a “strisciare” per chemiotassi verso la sostanza chimica. Di questo esistono molte prove e ci sono ottimi modi per studiare il fenomeno in laboratorio. Ebbene, i monociti sono responsabili non solo del riconoscimento e dell’eliminazione dei corpi estranei, ma anche della guarigione delle ferite e della riparazione dei tessuti. Quindi, ciò di cui stiamo parlando sono cellule fondamentali, alla base della vita. La nuova scoperta che qui voglio sottolineare è che ogni recettore di neuropeptide che abbiamo cercato (usando un sistema elegante e preciso sviluppato dal mio collega Michael Ruff) esiste anche nei monociti umani. Questi ultimi hanno recettori per gli oppiacei, per il PCP, per un altro peptide chiamato bombasina, etc. Sembra che queste sostanze biochimiche che influenzano le emozioni controllino il percorso e lo spostamento dei monociti, i quali sono fondamentali per il sistema immunitario. Essi comunicano con le cellule B e T, interagiscono con tutto il sistema per contrastare la malattia, distinguere l’io dal non-io, decidere quale parte del corpo è una cellula tumorale da uccidere mediante cellule killer naturali e quali parti hanno bisogno di essere riparate. Spero che questo quadro vi si sia chiaro. Un monocite è in circolazione dentro al sangue, quando la presenza di un oppiaceo lo attira, e può connettersi al neuropeptide perché ha il recettore per farlo. Di fatto, esso ha molti recettori per molti neuropeptidi. Pare, inoltre, che le cellule del sistema immunitario non solo hanno recettori per questi diversi neuropeptidi, ma che producono da sole i neuropeptidi, come sta diventando sempre più chiaro. Esistono sottoinsiemi di cellule immunitarie che creano le beta endorfine, per esempio, e gli altri peptidi oppiacei. In altre parole, queste cellule immunitarie stanno producendo le stesse sostanze che secondo noi controllano l’umore nel cervello. Esse controllano l’integrità dei tessuti nel corpo e producono anche le sostanze chimiche che controllano l’umore. Ancora una volta, corpo e mente.

 

La mente come insieme di informazioni

Cosa significa questo tipo di connessioni tra corpo e cervello? Di solito a esse ci si riferisce come al potere della mente sul corpo. Per quanto mi riguarda, questa frase non descrive ciò che stiamo facendo. Io mi spingerei più in là. Tutti conosciamo il pregiudizio occidentale secondo cui la consapevolezza è unicamente nella testa. Io credo che le scoperte da me esposte dimostrano la necessità di cominciare a chiederci in che modo la consapevolezza può essere proiettata in varie parti del corpo. Quando avremo dimostrato la misura in cui le emozioni (espresse tramite molecole neuropeptidi) influenzano il corpo, diventerà chiaro come esse possono essere una chiave per capire la malattia. Sfortunatamente, la gente che pensa queste cose di solito non lavora in un laboratorio governativo. La mia tesi è che le tre classiche aree della neuroscienza, dell’endocrinologia e dell’immunologia, con i loro diversi organi – il cervello (che è l’organo fondamentale studiato dai neuroscienziati), le ghiandole e il sistema immunitario (costituito dalla milza, il midollo spintale, i linfonodi e naturalmente dalle cellule in circolazione nel corpo) – sono in realtà unite da una rete di comunicazioni bi-direzionali e che i “portatori” di informazioni sono i neuropeptidi. Esistono substrati fisiologici ben studiati che dimostrano come la comunicazione avvenga in entrambe le direzioni per ognuna di queste aree e dei loro organi. Alcune ricerche risalgono a molti anni fa, altre sono recenti. La parola che mi preme sottolineare, in questo sistema integrato, è rete, che viene dalla teoria delle informazioni. Infatti, tutto ciò di cui abbiamo parlato finora sono informazioni. In tale contesto, quindi, potrebbe essere più appropriato enfatizzare la prospettiva psicologica – letteralmente, lo studio della mente – piuttosto che quella della neuroscienza. Una mente è composta di informazioni e ha un substrato fisico, cioè il corpo e il cervello; inoltre, possiede un altro substrato immateriale che ha a che fare con il flusso di informazioni. Quindi, forse la mente è costituita dalle informazioni che scorrono tra tutte queste parti del corpo. Forse la mente è ciò che tiene insieme la rete.

 

L’Unità della Varietà

L’ultima cosa che voglio dire dei neuropeptidi è davvero sorprendente. Come abbiamo visto, i neuropeptidi sono molecole che mandano segnali. Essi inviano messaggi in tutto il corpo (incluso il cervello). Naturalmente, per avere un tale sistema di comunicazioni, occorrono componenti in grado di parlarsi e ascoltarsi. Nel nostro contesto, i componenti che “parlano” sono i neuropeptidi, mentre quelli che ascoltano sono i loro recettori. Come può essere questo? In che modo cinquanta, sessanta neuropeptidi nascono, viaggiano e parlano a cinquanta, sessanta varietà di recettori in ascolto, situati su vari tipi di cellule? Come mai regna l’ordine anziché il caos? La scoperta di cui voglio parlare non è totalmente accettata, ma i nostri esperimenti dimostrano la sua validità. Non l’ho ancora pubblicata, ma penso che la sua conferma da parte di tutti sia solo una questione di tempo. Esistono migliaia di scienziati che studiano i recettori degli oppiacei e i peptidi oppiacei. Essi osservano una grande eterogeneità nei recettori, che hanno chiamato con nomi greci. Ma tutti i dati dei nostri esperimenti lasciano pensare che in realtà esiste un solo tipo di molecola nei recettori oppiacei: una lunga catena di polipeptidi di cui si può scrivere la formula. Questa molecola è capace di cambiare conformazione all’interno della sua membrana, in modo da assumere varie forme. Di passaggio, noto che tale interconversione può avvenire a velocità così elevata che è difficile dire se in un dato momento la molecola si trovi in uno stato o nell’altro. In altre parole, i recettori hanno allo stesso tempo la natura di onda e di particella, ed è importante osservare che le informazioni vengono memorizzate in base alla forma avuta in quel momento. Come ho detto, l’armonia molecolare dei recettori è straordinaria. Considerate il tetrahymena, un protozoo che è uno degli organismi più semplici. Nonostante la sua semplicità, il tetrahymena può fare praticamente tutto ciò che noi sappiamo fare: mangiare, avere attività sessuali e naturalmente produrre gli stessi neuropeptidi di cui sto parlando. Il tetrahymena sintetizza l’insulina e le beta endorfine. Abbiamo preso le membrane del tetrahymena e studiato in particolare i recettori degli oppiacei presenti in esse; abbiamo studiato il recettore degli oppiacei anche nel cervello dei topi e nei monociti umani. Crediamo di aver dimostrato che la sostanza molecolare di tutti i recettori oppiacei è la stessa. La molecola del recettore degli oppiacei nel cervello umano è identica a quella di quel semplicissimo animale, il tetrahymena. Spero che le implicazioni di ciò siano chiare. Il recettore degli oppiacei nel mio e nel vostro cervello è, alla radice, fatto della stessa sostanza molecolare del tetrahymena. Questa scoperta ci fa riflettere sulla semplicità e l’armoniosità della vita. È paragonabile alle quattro coppie di base del DNA che codificano la sintesi di tutte le proteine, che sono il substrato fisico della vita. Ora sappiamo che in questo substrato fisico esistono solo circa sessanta molecole segnalatrici, i neuropeptidi, che regolano la manifestazione fisiologica delle emozioni o, se preferite, il modo in cui esse vengono espresse o, ancora meglio, il flusso di energia. Il protozoo tetrahymena dimostra che i recettori non diventano più complessi man mano che un organismo è più evoluto. Le stesse componenti molecolari alla base del flusso delle informazioni si conservano per tutta l’evoluzione. L’intero sistema è semplice, elegante e può benissimo essere completo.

 

La mente è nel cervello?

Abbiamo parlato della mente, e sorge la domanda: dove si trova? Nel nostro lavoro, la consapevolezza è emersa studiando il dolore e la sua modulazione operata dai recettori degli oppiacei e dalle endorfine. Molti laboratori stanno misurando il dolore e siamo tutti d’accordo nel dire che l’area chiamata grigio periacqueduttale, situata intorno al terzo ventricolo del cervello, è piena di recettori oppiacei che ne fanno una sorta di area di controllo del dolore. Abbiamo anche scoperto che il grigio periacqueduttale è pieno di recettori per praticamente tutti i neuropeptidi studiati. Ebbene, tutti sanno che esistono yogi capaci di avvertire o meno il dolore, grazie al modo in cui strutturano la loro esperienza. Le partorienti fanno la stessa cosa. Apparentemente, queste persone sembrano capaci di attingere al loro grigio periacqueduttale. In qualche modo ne hanno accesso – tramite la loro consapevolezza, credo – e cancellano il dolore. Osservate quanto sta avvenendo. In queste situazioni, una persona ha un’esperienza che porta con sé dolore, ma una parte di quella persona fa consapevolmente qualcosa per cui non avverte il dolore. Da dove viene questa consapevolezza – questo io conscio – che in qualche modo ha accesso al grigio periacqueduttale, rendendo lui/lei capace di non avvertire una cosa? Vorrei tornare all’idea di rete. Una rete è diversa da una struttura gerarchica in cui esiste un vertice. Teoricamente puoi entrare in una rete in un punto qualsiasi e dirigerti dove preferisci. Secondo me, questa idea è utile per spiegare il processo tramite il quale una consapevolezza riesce a raggiungere il grigio periacqueduttale, usandolo per controllare il dolore. Gli yogi e le partorienti usano entrambi una tecnica simile per controllare il dolore: il respiro. Anche gli atleti vi fanno ricorso. Il respiro è estremamente potente. Io ipotizzo che dietro questi fenomeni ci sia un substrato fisico, i nuclei del tronco encefalico. Direi che ora dovremmo includere questi ultimi nel sistema limbico, perché sono punti nodali fittamente ricoperti di neuropeptidi e dei loro recettori. L’idea, quindi, è questa: il respiro ha un substrato fisico che è anche un punto nodale; questo punto nodale fa parte di una rete di informazioni in cui ogni parte conduce a tutte le altre parti e così, dal punto nodale dei nuclei del tronco encefalico, la consapevolezza può, tra le altre cose, avere accesso al grigio periacqueduttale. Penso che ora sia possibile concepire la mente e la consapevolezza come un prodotto del processo di elaborazione delle emozioni; in quanto tali, mente e consapevolezza sembrano indipendenti dal cervello e dal corpo. La mente può sopravvivere alla morte fisica? Vorrei fare un’ultima riflessione, forse scandalosa, ma in linea con il tema per cui mi è stato chiesto di parlare in questo simposio su Sopravvivenza e consapevolezza: la mente può sopravvivere alla morte del cervello fisico? Forse dobbiamo ricordare il concetto matematico secondo cui entità fisiche possono improvvisamente collassare o espandersi all’infinito. Penso che sia importante capire che le informazioni vengono immagazzinate nel cervello, e per me è fattibile che esse possano trasformarsi in un’altra dimensione. Le molecole del DNA hanno sicuramente le informazioni che creano il corpo e il cervello, e il corpomente sembra scambiare le molecole delle informazioni che danno vita all’organismo. Dove vanno le informazioni dopo la distruzione delle molecole (la massa) che le compone? La materia non si può né creare né distruggere, e forse alla morte il flusso di informazioni biologiche non può semplicemente sparire, ma si trasforma in un’altra dimensione. Chi può razionalmente dire impossibile? Nessuno ha ancora matematicamente unificato la teoria del campo gravitazionale con la materia e l’energia. La matematica della consapevolezza non è stata ancora nemmeno tentata. La natura dell’ipotetica altra dimensione rientra attualmente nella sfera religiosa o mistica, ai quali ovviamente è negato l’accesso alla scienza occidentale.

 

Fonte “Molecole & Scelta” di Candace Pert, PhD, è apparso per la prima volta su “Shift: alle frontiere della consapevolezza” (No. 4, September-November, 2004, pp. 20-24), la pubblicazione quadrimestrale del Institute of Noetic Sciences (IONS), ed è qui tradotto e stampato con il permesso dell’autrice (www.candacepert.com) e di IONS (www.noetic.org & www.shiftinaction.com), tutti i diritti riservati. Copyright 2006 –

 

Chi è Candace Pert

Dr Candace Pert è una psicofarmacologa riconosciuta a livello internazionaleis ex professoressa e ricercatrice presso la Scuola di Medicina dell’università di Georgetown e caposettore presso l’Istituto Nazionale di salute Mentale. Si è laureata in biologia presso il Bryn Mawr College e ha conseguito il dottorato in farmacologia presso la Johns Hopkins School of Medicine. Ha pubblicato più di 250 articoli scientifici e ha tenuto conferenze in tutto il mondo su farmacologia, neuroanatomia e sulla sua ricerca di punta relativa alla connessione tra le emozioni e il corpo-mente. La sua recente apparizione nel film What the Bleep Do We Know!? and il suo bestseller del 1997 Molecules of Emotion: The Science Behind Bodymind Medicine [Molecole di emozioni, la Scienza dietro la medicina del corpo-mente, Corbaccio 2000] hanno reso popolari le sue teorie di rottura sulla consapevolezza, i neoropeptidi e la realtà . Recentemente sta sviluppando Peptide T, un trattamento terapeutico per l’HIV, ha inoltre realizzato un Cd intitolato Psychosomatic Wellness: Healing Your Bodymind [Benessere psicosomatico; guarire il tuo corpo-mente che include meditazioni, affermazioni, musica e un booklet illustrato. Sempre di recente ha scritto un secondo libro intitolato: Everything You Need to Know to Feel Go(o)d [Tutto ciò che hai bisogno di sapere per sentirti bene-da dio – il gioco di parole good e god in italiano si perde] Per maggiori informazioni: www.candacepert.com

 

Per approfondire l’intervento di C. Pert nel film What the Bleep… da novembre è disponibile il Libro del Bleep, Cosa Caspita sappiamo veramente edito da Macro Edizioni

Tiziana Rosanna Iozzi's insight:

Il potere delle emozioni positive: http://www.youtube.com/watch?v=G59azNB3Xlk

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Quanto è importante creare una “connessione” con la tua audience ?

Quanto è importante creare una “connessione” con la tua audience ? | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Non sei un esperto , ma desideri imparare tutti i segreti del web?

Qualsiasi sia la tua storia partecipa al workshop  “Social media e comunicazione 2.0”!


Tutti noi sappiamo cosa vuol dire fare “ricerche di mercato”. Ci sono ricerche quantitative, che hanno lo scopo di fornire delle informazioni ancorate e tradotte in “numeri”, “valori” e “percentuali” e ricerche “qualitative”,  che hanno lo scopo di identificare i dati “con e in” un contesto ben preciso. Si può, a ragione, dire che queste ricerche sono propedeutiche ad una strategia, ad un piano d’azione.

 

Prima della comparsa di Internet e della diffusione del web, le ricerche di mercato venivano effettuate tramite sondaggi telefonici e interviste, stimolando idee, gusti e preferenze. Solo 10 anni fa chi poteva pensare di leggere i giornali, le riviste e i libri sugli smartphones?

 

Le ricerche di mercato si sono trovate costrette ad un aggiornamento in termini di mezzi e risultati estesi al mondo del web. Ma non tutti conoscono completamente le possibilità del web poiché siamo subissati da tante informazioni che spesso non sappiamo gestire sia in entrata che in uscita, cioè sia come in come che come out come. Cercare informazioni utili è senz’altro più facile che inviarle, poiché l’utente che si rivolge alla nostra offerta viene attratto prima di tutto emotivamente dal nostro messaggio.

 

Cosa significa? La metafora della “vetrina” è calzante? Quando giriamo per far shopping – nella maggior parte dei casi – siamo attratti dai colori, dalla bellezza, dalle sensazioni e dagli stimoli olfattivi, dai suoni, dall’empatia che si crea con l’addetto alla vendita e questo aiuta, in qualche modo, ad aggiustare il tiro. Cosa diversa sul web. I sensi coinvolti sono minori, quindi è strategico creare emozioni e vibrazioni per connettersi, per creare empatia, per affascinare il nostro interlocutore virtuale.

 

Quindi cosa fare?

Stimolare, attraverso il messaggio, tutti i sensi, condurre l’audience ad innamorarsi di noi, del nostro brand, di ciò che offriamo, e poiché sul web c’è tutto, ma proprio tutto questa diventa un’ardua impresa.

 

Buona fortuna a tutti gli webnauti e se ne volete sapere di più ci vediamo il 20 gennaio al workshop “Social media e comunicazione 2.0”!

 

INFO E ISCRIZIONI: http://www.rendine.it/?page_id=192

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I social e la nuova vision del management

I social e la nuova vision del management | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Tanti, troppi i milioni e milioni di persone che navigano abitualmente su internet. Sono numeri in continua crescita e costituiscono un dato interessante e utile per comprendere la nuova vision del business e del nuovo modo di fare impresa.

Il 90% degli internauti utilizza i motori di ricerca per trovare informazioni di qualsiasi  genere. Focalizzarsi sulle esigenze della stragrande maggioranza di questi utenti ci dà la cartina tornasole delle tendenze e delle esigenze di questi utenti che possono diventare i nostri utenti, che sono i nostri potenziali clienti. E allora come suscitare interesse, stimoli e curiosità verso il nostro brand? Come avvicinare questo numero così elevato di utenti verso la condivisione della nostra "vision"?

Ottimizzare il nostro business, raggiungere maggiori risultati, è facile ma nello stesso tempo pone degli ostacoli e nasconde della “trappole”. Quali sono, allora, i segreti per migliorare il nostro ranking su Google? Come muoversi  tra i meandri della nuova semantica del web? Come dare significato al nostro tempo investito sui social? Come scegliere quelli più utili alla nostra attività, alla diffusione del nostro marchio, alla condivisione del nostro messaggio?

Un modo potrebbe essere osservare ed analizzare da vicino come si muovono i web marker di successo, un altro individuare i loro punti di forza, individuare le loro strategia, ma ancor più conoscere il mondo del web e i suoi strumenti di base.

 

Se non hai nessuna familiarità con l’ottimizzazione dei motori di ricerca, se non conosci a fondo quali sono i social a te più vicini per migliorare la tua immagine niente paura. Partecipa al workshop “Social media e comunicazione 2.0”.


Iscriviti e scoprirai quanti e quali vantaggi ti offrono per raggiungere la tua “tribù”, per raggiungere la tua audience specifica con un messaggio definito e diretto.

Investire nei social garantisce un eccezionale ritorno di investimento a lungo termine, ma usare questi strumenti diventa un fattore strategico di management solo se usati nel modo utile e con un linguaggio giusto e mirato, conoscendo i segreti della neuro semantica!

 

Per maggiori informazioni e per iscriverti al workshop “Social media e comunicazione 2.0” visita la pagina http://www.rendine.it/?page_id=192

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La nostra reazione alle situazioni è condizionata alla nostra esperienza passata?

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Le nostre reazioni alle situazioni sono condizionate dalle nostre esperienze, ossia dal nostro passato.

Ogni azione è condizionata dalle nostre esperienze, il nostro presente è condizionato dal nostro passato, il nostro futuro è condizionato dal nostro presente e quindi, solo intervenendo sul nostro presente potremo determinare il nostro futuro.

Se è vero che la nostra reazione alle situazioni è condizionata alla nostra esperienza passata, è altrettanto vero che noi siamo in grado con la consapevolezza e la volontà di fare sì che la nostra reazione alle situazioni si svincoli dal condizionamento  e rimanga positiva, mantenendo la nostra serenità.

Quindi, la mia domanda è: “quanto siamo responsabili del condizionamento sulla vita dei nostri bambini, sia come genitori che come formatori?”

 

Il 17 gennaio partecipa al seminario intensivo “Mamma, papà.. io non capisco i grandi”.

Tutte le info in questa pagina http://www.tizianaiozzi.it/mamma-papa-non-capisco-i-grandi-17-gennaio-2014-pescara/

 

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Comunicare efficacemente

Comunicare efficacemente | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Comunicare efficacemente è utile e importante poiché dalla nostra comunicazione dipende il nostro successo e dipendono, quindi, i risultati che otteniamo o non otteniamo poiché ne siamo responsabili al 100%.

Sono importanti tutti i mezzi di comunicazione, il verbale, il para verbale e il non verbale e ne consegue che, nella comunicazione scritta la qualità del linguaggio deve creare sintonia ed empatia ancor più che in altri sistemi comunicazionali poiché il 38% del para verbale (tono, voce, frequenza e ritmo) manca.

Più ricco e incisivo è il nostro linguaggio, più ricca sarà la nostra esperienza interna e l’esperienza interna di coloro a cui inviamo i nostri messaggi.

Una delle caratteristiche delle comunicazioni di successo è l’utilizzo del linguaggio che crea un clima di fiducia e di comprensione e di condivisione.

La differenza tra una comunicazione normale e una comunicazione efficace sta nella capacità di adattare il proprio linguaggio a quello delle persone a cui ci si rivolge, di riconoscere come “processano i loro pensieri”, di conoscere i “loro filtri” e di “toccare le corde giuste” per lasciare che le emozioni facciano la loro parte.

E’ importante imparare come rendere il nostro stile scritto più accessibile e coinvolgente, come stimolare tutti i sensi poiché le parole sono l’espressione del nostro modo di pensare.

Quanto sei consapevole della tua comunicazione?

Sai attrarre gli occhi, lee orecchie e le sensazioni del tuo interlocutore?

I leader di successo, i leader carismatici sono  e sono state tutte persone capaci  di catturare i cuori e le menti del loro pubblico, capaci di lasciare il segno.

I mezzi di comunicazione che hanno ormai coinvolto tutta l’umanità - e parlo dei miliardi di utenti dei social - ci costringono ad utilizzare una comunicazione efficace e coinvolgente, disponibile, capace di ispirare, tollerante, e nello stesso tempo senza ambiguità.

 

Se sei d’accordo non ti resta che iscriverti al workshop “reputazione on line e  comunicazione efficace” in cui andremo a scoprire i segreti delle relazioni sul web!

Info e Prenotazioni: http://www.tizianaiozzi.it/reputazione-online-14-12-2013-roma/

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L’efficacia dell’informazione e i nuovi canali

L’efficacia dell’informazione e i nuovi canali | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

La comunicazione sul web si sostanzia in una serie di azioni che devono essere fruibili ad un vastissimo pubblico, ad una molteplicità di utenti con milioni di caratteristiche differenti.

Diventa necessario e strategico innanzitutto capire quale canale social è più utile per raggiungere i nostri risultati e il nostro target di riferimento, e poi, ancor più importante con quali modalità creare “empatia”, con quali modalità comunicative realizzare la “sintesi” della comunicazione per renderla fruibile.

Da questo pensiero è nata una esigenza sostanziale legata alla semantica, al valore del messaggio, alle emozioni che esso suscita e soprattutto al ricordo.

Se la comunicazione è neutra rimane nel “mare magnum” di informazioni dalle quali siamo tartassati continuamente, mentre, invece, quando questa informazione va a colpire le giuste corde allora sicuramente seguirà la cosiddetta “call to action”, porterà il fruitore alla piena fruibilità, cioè all’azione.

Il web è uno spazio aperto  e , proprio per questo presenta il grande punto di forza del raggiungimento di un gran numero di utenti, ma questo punto di forza può trasformarsi in un dispendio di tempo ed energia se non riusciamo ad “emozionare”, non riusciamo a carpire l’attenzione, se non offriamo argomenti e servizi utili e se non usiamo la linguistica adeguata.

Se è vero che la vita è fatta di relazioni e la relazione è il legame che unisce le persone, il legame è fatto di feedback, di pensieri, di opinioni, le relazioni vanno coltivate “con cura”.

Il linguaggio diventa uno strumento di cura, diventa uno strumento strategico per dare importanza ai rapporti umani, diventa il mezzo per “umanizzare” il processo relazionale dello strumento tecnologico..

Se sei d’accordo non ti resta che iscriverti al workshop “reputazione on line e  comunicazione efficace” in cui andremo a scoprire i segreti delle relazioni sul web!

Info e Prenotazioni: http://www.tizianaiozzi.it/reputazione-online-14-12-2013-roma/

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“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione.”

“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione.” | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Siete d’accordo con questo paradigma?

Personalmente preferirei che fosse così:

“Che tu creda di farcela avrai ragione, che tu creda di non farcela lascia questa convinzione e vai verso la meta”

I nostri pensieri, le nostre convinzioni rappresentano i nostri comportamenti. Tutto quello che ascoltiamo quando siamo piccoli, tutto ciò che ci viene detto in maniera continuativa va inevitabilmente ad influenzare il nostro DNA, le nostre cellule, nel profondo fino a farci credere che quelle credenze e quelle convinzioni facciano inesorabilmente parte di noi.  Una chimica dalla quale è impossibile scappare!

E da lì nascono i nostri filtri, il modo in cui percepiamo e viviamo il mondo, che plasma la nostra vita e i rapporti con gli altri, con l’amore, con le amicizie, con i valori!

Ci convinciamo che quella cosa è giusta, che quell’altra è sbagliata e cadiamo nel vortice della “meccanicità”, degli “stereotipi” e lì giù critiche, giudizi, parole senza senso, colpe, scuse, atteggiamenti di rigidità e tanta sofferenza interiore.

Tanta che non riusciamo neanche a dichiararla a noi stessi, ci anestetizziamo con i nostri stessi pensieri perché non è la verità porterebbe alla consapevolezza e a percorrere un cammino forse difficile e doloroso.

Allora, perché farci domande? Perché cambiare le nostre convinzioni? Cambieresti mai la squadra del cuore? No, e allora che male c’è a fare quello che le nostre credenze ci indicano?

Dov’è il problema? Le nostre convinzioni generano comportamenti, e i comportamenti possono nel tempo, radicarsi fino a creare dei veri e propri limiti.

Ma il vero limite qual è? Quello che la nostra mente ci dice che non possiamo realizzare un sogno, quello che la nostra mente ci dice che non saremo capaci, quello che la nostra mente ci dice che se lo dicono gli altri è vero..

Bene io invece vi dico che il successo arriva quando ci crediamo, quando ci impegniamo, quando ci creiamo una strategia e quando non stiamo a sentire le chiacchiere che ci dice la gente, soprattutto le “quelle nostre”!

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“Devi essere tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.”

“Devi essere tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.” | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Gandhi disse: “Devi essere tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.”
Condividendo tale pensiero nasce l’esigenza di trascorrere una giornata all’insegna del Ben-Essere.
IL Ben-Essere inteso a 360°, il ben-essere emozionale, fisico, consapevole.
Tutta la giornata sarà focalizzata sulle risposte alle seguenti domande:
Secondo voi si può costruire la felicità partendo dal nostro stile emozionale?
Possiamo influenzare il nostro stile emozionale, la nostra mappa, la nostra impronta emotiva che ci condiziona la vita nel bene e nel male?
Abbiamo mai misurato la nostra “prospettiva”?
Per quanto tempo riusciamo a mantenere il buon umore davanti a un evento positivo e riusciamo a conservare il grado di ottimismo davanti al perseguimento di un obiettivo?
Conosciamo la nostra “resilienza”, cioè la capacità di riprenderci dalle avversità?
Sappiamo ridere e sorridere di noi?

Domenica 30 marzo a Bomba ci misureremo proprio con queste caratteristiche che – insieme ad altre – condiranno la giornata in uno scenario di bellezze naturali, in compagnia di tanto divertimento e tanti giochi all’aria aperta.
La giornata è pensata per le famiglie Pranzo a buffet per tutti e per i bambini menu speciale di pasta al sugo e cotoletta con patatine.
Se vi piace l’idea passate parola!!!
Interverranno FRANCESCA FENU EDUCATRICE METODO TRAGER, CARLO COLUCCI WELLNESS BUSINESS COAC, MONICA DE MARTINIIS THETAHEALER.
Cosa aspetti?
Prenota subito! http://www.tizianaiozzi.it/pnl-ben-essere/

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Perché ci sentiamo depressi?

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Paul McKenna afferma che il cervello ha una sua chimica molto particolare. Se decidiamo di sentirci depressi, questo stato diventa una condizione fisica. Tale affermazione è stata avvalorata dalla dottoressa Candace Pert che ha dimostrato che il nostro umore e la capacità di comprensione non sono solo impulsi  elettrici nel cervello, ma sono anche codificati dai neuropeptidi o molecole messaggere che sono rilasciate dal flusso sanguigno! In che senso? L’adrenalina e le endorfine! Tutto dipende dall’esistenza di neuropeptidi che ci condizionano l’umore: se siamo tristi o se siamo felici e quindi il corpo stesso produce sostanze che ci fanno sentire felici e che modificano l’organismo a livello cellulare.

Uno dei motivi per cui ci si sente depressi è l’abbassamento eccessivo del livello di serotonina e di altri neurotrasmettitori della felicità. Cosa succede in una bella giornata di sole? L’umore si alza, quando ci svegliamo ala mattino e c’è la luce, il calore, il sole vediamo tutto sotto una luce diversa anche perché abbiamo la nostra dose normale di neurotrasmettitori che ci aiutano a vivere la giornata…

Il tutto si rafforza se decidiamo di uscire all’aria aperta, fare una bella passeggiata e regalarsi un po’ di sano e prezioso tempo per due coccole senza farci sopraffare dalla smania del correre e del fare .

Persino i battiti cardiaci diminuiscono e si stabilizzano ! La scorsa settimana una signora mi ha chiesto: “Ma lei quando si alza è sempre felice?” La mia risposta: “Sì, perché abbiamo tutti sempre qualcosa di cui essere grati” … Oltre a ciò se “facciamo pace con l’Universo, se apprezziamo le prove come mezzo per evolverci, se leggiamo le difficoltà come opportunità, se ci nutriamo di pensieri positivi, l’Universo farà il resto!

Di fatto accade a tutti di svegliarci di buon umore e poi di trovarci catapultati in mille situazioni da risolvere, di imbatterci in persone che tentano a tutti i costi di farci sentire inadeguati, di trovarci circondati da “scuse” quando decidiamo di focalizzarci sui problemi e non sulle soluzioni..

Il mio invito è quello di imparare ad “amarci”, di imparare a “coccolarci”, di imparare ad “ascoltarci”, a prenderci del tempo per noi per ricaricare le batterie.. Il senso del dovere ci chiama? Certo. Ma come possiamo condividere con le persone che amiamo la nostra vita e dare il meglio di noi se siamo sempre oberati da impegni e responsabilità? La vita ci sorride se noi sorridiamo alla vita!

Parliamone a cena martedì 18 marzo. Vi invito al Nuovo Albergo di Chieti scalo per l’evento “A cena con le emozioni”.

A cena con…

le convinzioni e le presupposizioni - il VERBALE, il PARA VERBALE - il NON VERBALE - FILTRI E I SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI PIU’ FUNZIONALI - la neuro semantica.

Info e prenotazioni sul mio sito web: http://www.tizianaiozzi.it/a-cena-con-le-emozioni-18-marzo-2014-chieti/

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Il guerriero

Il guerriero | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it
Tiziana Rosanna Iozzi's insight:

Plasmiamo le nostre vite sulla base di fughe mentali: beviamo, mangiamo un lauto pranzo, pensiamo al sesso o andiamo a fare compere per evitare pensieri  spiacevoli, parliamo, discutiamo, giudichiamo e perdiamo di vista le soluzioni nel presente: può trattarsi di qualcosa di semplice, come noia o leggera ansia, ma nel voler evitare di esperirla fino in fondo perdiamo la possibilità di conoscere veramente noi stessi.

Abbiamo paura di entrare in profondo contatto con noi stessi .

Eppure non c’è miglior compagnia! Quando usiamo termini tipo: “io so farlo meglio di te”, “”Io sono più forte”, “Io sono più bravo”… Bene, allora mi e vi chiedo come mai siamo bravi nel giudizio ponendoci su un piedistallo nel confronto e  come mai, poi non sappiamo relazionarci alla pari proprio con noi stessi?

Se non entriamo in contatto profondo con noi stessi  come potremmo accorgerci mai di poter trarre maggior sollievo dallo sperimentare appieno una sensazione spiacevole che dal cercare di eliminarla immediatamente?

 Il continuo tentativo di avere la meglio sulla situazione ci intrappola in una ciclica insoddisfazione.

La Chodron racconta di quando il poeta Jack Kerouac si ritirò sulle montagne per incontrare Dio faccia a faccia: ma incontrò solo il nudo se stesso – “il vecchio odioso Me”, come scrisse in una lettera a un amico – per una volta privo dello schermo creato da alcolici e droghe. Molte persone cercano Dio e finiscono per trovare se stesse: proprio questo, secondo la Chodron, è l’inizio dell’illuminazione.

“Il punto fondamentale della formazione di un guerriero non è come evitare incertezza e paura, ma come metterci in relazione a ciò che ci causa disagio”. Allora quali sono le cose che ci causano disagio? Riflettiamo e solo prendendone consapevolezza riusciremo a “formare il guerriero che è in noi”.

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L'Amore e Facebook

L'Amore e Facebook | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Che strano, tutto è virtuale su Facebook!

Ma sarà vero? Personalmente penso che i sentimenti, le condivisioni e le passioni siano alle stelle! Il “mi piace” lo si dà con il cuore, l’indifferenza la si dà con disprezzo e le passioni dilagano. Noi siamo più veri su Facebook, esprimiamo i nostri pensieri, esponiamo le nostre foto, abbiamo voglia di far sapere a tutti quando e quanto siamo felici oppure chiediamo aiuto quando siamo tristi e ci sentiamo soli. Allora mi chiedo: è davvero tutto virtuale?  Per me lo slogan “Comunicare fa rima con ..amare” non può che essere contestualizzato nel mondo virtuale dove la “Comunicazione” dei sentimenti, delle passioni  che mettiamo in tutto ciò che scriviamo … Popolo di Facebook, popolo dei social, chissà cosa penserebbero, i poeti che hanno scritto dell’amore! Chissà a cosa pensava Mr Zuckerberg quando gli venne l’idea di creare il sito per gli amici di Harvard! E che dire di ritrovare i compagni di scuola? Di emozionarsi per un amico delle scuole medie di 30 o 40 anni fa? O di un vecchio amore? Oppure di trovare un amico di un amico che è all’altro capo del mondo? O che dite degli appelli per aiutare, sostenere e condividere? Oppure la frase magica: “sei su Facebook?” allora ci ritroviamo lì così non ci scambiamo neanche i numeri di telefono!!Oppure ancora scrivere, scrivere e scrivere e farsi andare a tutto ciò che non riusciremmo a dire di persona? Bene ditemi voi se questo non è amore!!!

Alcuni penseranno: e tutto il marcio che c’è? La porno pedofilia, la violenza, la falsa identità e l’opportunismo di molti? Vero, ma come dico sempre “qualsiasi oggetto ha una sua precisa funzione”.

Anche una penna può essere inserita con violenza in un occhio e provocare danni irreversibili, ma una penna nasce con il precipuo intento di essere utilizzata per scrivere!! E poi dovremmo chiederci “per quale motivo usi Facebook?” Se lo usi per “acchiappare” giusto per usare un gergo comune corri il rischio di cadere nelle “rete sbagliata”!!!

E pensare che così come nascono amori su Facebook, allo stesso modo nascono decisioni relative ad un acquisto, alla partecipazione ad un corso o ad un evento.. proprio perché Facebook si nutre e ci nutre di emozioni, di passioni, di amore.

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Tutto ha inizio da noi

Tutto ha inizio da noi | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

La capacità di essere positivi, di avere pensieri e comportamenti positivi, di essere felici e grati dipende da noi. Nei primi nove mesi di vita non abbiamo bisogno di nulla eppure viviamo!

Il nostro cervello, formato da oltre 100 miliardi di cellule nervose tutte collegate tra di loro, è un pezzetto di universo capace di vedere se stesso e capace di comprendere se stesso.

Da cosa prendono origine l'intelligenza,  la creatività e gli istinti?

Il cervello è un sistema in costante collegamento con l'ambiente che ci circonda, potremmo definirlo “la sala di regia di tutto il nostro comportamento”.

A differenza del cervello degli animali, cervello umano ha prestazioni bassissime, e per molto tempo è incapace di badare a  se stesso.

Gli animali, invece,  dopo poche ore sanno camminare, correre e nutrirsi ma l'uomo no.

Il suo cervello non è ancora pronto e occorreranno molti anni prima che sia indipendente.

E questo rappresenta da un lato un grande vantaggio e dall’altro uno svantaggio.

Il dato positivo è che crescendo lentamente conserva per molto tempo la capacità di far crescere in modo molto ricco la sua rete nervosa. Il suo cervello non è costruito da un materiale a presa rapida ma conserva a lungo la sua plasticità.

Esiste una specie di orologio celebrale del bambino che scandisce le varie fasi dello sviluppo.

La maturazione celebrale continua fino ai 20 anni quando si maturano gli allacci tra la parte razionale e quella emotiva.

Il tronco encefalico, ipotalamo, dove si trovano le funzioni istintive che funziona in automatico senza che noi ce ne accorgiamo entrano in funzione senza la nostra volontà.

Il dato negativo è che – l’uomo – essendo dipendente dagli altri per la sua crescita e la sua sopravvivenza vive in base a ciò che gli viene dato, in base alle “istruzioni per l’uso” che riceve.

Si affida agli altri da sempre, dalla nascita e quindi, gli risulta oltremodo difficile staccarsi dagli altri, il giudizio su di sé dipende dagli altri!

E poi c’è il sistema limbico, l’addetto alla manutenzione delle emozioni. È un meccanismo molto importante per la sopravvivenza. Vi sono delle componenti che regolano la nostra vita quotidiana.

Le sue componenti sono come una tastiere delle nostre emozioni.

Bisogna mettere in accordo la emotività con la razionalità.

Questa zona è anche alla base della formazione della memoria.

Un ruolo importante lo svolge l'ipotalamo che seleziona gli eventi da memorizzare.

L'attenzione – è uno stato mentale che si verifica quando il nostro sistema emotivo viene stimolato da qualcosa o da qualcuno. A creare uno stato di attenzione bastano a volte dei suoni o delle luci o colori. Così come a risvegliare emozioni. Ecco perché è importante emozionarsi positivamente, perché il pensiero positivo, controlla le emozioni e dà all’uomo il “potere” di vivere nella consapevolezza.

 

Il 9 febbraio ti aspetto al Park Hotel Alcyone a Francavilla al mare. Tutte le info e il modulo di prenotazione al workshop "Il potere delle emozioni positive - Sei pronto per il successo?" sono in questa pagina: http://www.tizianaiozzi.it/corso-potere-emozioni-positive-09-02-2014-francavilla/

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La ricetta della felicità

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Sapete che la felicità si può costruire modificando il nostro stile emozionale? Richard Davidson la definisce “un’impronta digitale” che condiziona la nostra vita nel bene e nel male, una caratteristica che è nella nostra identità che, addirittura, può misurarsi con un elettroencefalogramma e con una risonanza magnetica. La bella notizia è che, a differenza delle impronte digitali, gli stati e gli stili emozionali possono cambiare. Richard J.Davidson, ricercatore dell’Università del Wisconsin, afferma che “le emozioni” quali la rabbia, la gioia, la concentrazione, la felicità sono visibili dalla diagnostica per immagini. Dalle sue ricerche emergono 6 dimensioni emozionali e prima fra tutte la “resilienza”, cioè la diversa capacità di ciascuno di resistere allo stress – sia fisico che emotivo – e di riprendersi da eventi traumatici. Siamo tristi quando ci sentiamo imprigionati in una situazione da cui non si riesce a uscire, quando ci troviamo in difficoltà, quando non riusciamo a liberarci da pensieri ingombranti, quando siamo convinti che nulla può cambiare nella nostra vita. Bene, se pensiamo che “i fatti” non possano cambiare, nella maggior parte dei casi dipende dai nostri atteggiamenti mentali, dalle nostre convinzioni. Certamente non possiamo controllare tutto ciò che ci accade, tutti i fattori esterni, ma possiamo controllare i pensieri, i sentimenti e le scelte.

E pensare che quasi tutte le scelte definitive riguardano i dettagli!! Se Rosa Parks, negli anni Cinquanta, quando negli Stati Uniti regnava la segregazione razziale, non avesse avuto la convinzione di cambiare le convinzioni la sua azione non avrebbe portato la Corte Costituzionale a decretare incostituzionale la segregazione razziale in Alabama. Cosa fece di così eclatante? Si rifiutò di cedere il posto sull’autobus ad un passeggero bianco.

Allo stesso modo se decidiamo di rifiutare il mal-essere a vantaggio del ben-essere tutta la nostra vita può cambiare, il nostro lavoro, i rapporti con le persone che amiamo, con i nostri collaboratori, con i nostri soci, con il personale, con il capo, nei rapporti interpersonali perché – come dice Paul McKenna “Possiamo scegliere di essere felici”…. Sempre.

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Vi siete chiesti perchè parlare del potere delle emozioni positive?

Vi siete chiesti perchè parlare del potere delle emozioni positive? | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Perché le emozioni hanno un potere straordinario su di noi, sulle nostre azioni, sui nostri comportamenti, sulle nostre scelte.

Provate ad alzarvi con una preoccupazione e  vedete come procede la vostra giornata…

Cosa ha mosso questo stato d’animo? Un ostacolo? Un contrattempo? O la lettura dell’ostacolo e del contrattempo? Come noi “leggiamo” l’accaduto?

Come mai "le emozioni” hanno tale potere?

Le risposte sono e possono essere tante: dalle nostre convinzioni alle nostre ferite, dalle nostre memorie implicite alla considerazione che abbiamo di noi stessi, dalla considerazione dell'importanza dell'autostima alla "consapevolezza" che il pensiero positivo conduce all'azione e l'azione ai risultati. Penso che i manager, gli imprendiitori, i professionisti e tutti coloro che si trovano continuamente a lavorare con collaboratori, e intessano rapporti interpersonali e professionali che persodebbano in primo luogo  “agire”. Sì, agire, prendere decisioni, relazionarsi velocemente, dare risposte ma agendo in base a quali convinzioni? Se il nostro “raggio ottico” è acuto, come può essere il nostro raggio d’azione? Sarà un “agire” volto alle soluzioni oppure un “agire” limitato dalle nostre distorsioni?

Una metafora dice: "il destino ci sorride quando siamo grati", "cuor contento Dio l'aiuta" e in  PNL “la mappa non è il territorio”.. Dov’è la risposta? La risposta è in ciascuno di noi e personalmente la trovo nel concetto e nella parola CONSAPEVOLEZZA.

CONSAPEVOLEZZA del vivere: al di sotto delle nostre capacità? Se la risposta è sì allora ne prendiamo atto e ci chiediamo "Cosa ci impedisce di vivere secondo le nostre capacità?" Ci sentiamo inadatti e incapaci? Pensiamo che se tutto va storto dipende da noi?  Ci blocchiamo davanti a una decisione o ci deprimiamo per un risultato non raggiunto? Leggiamo il risultato come insuccesso? Abbiamo una visione del mondo limitata?  Quando non raggiungiamo i nostri obiettivi diciamo che siamo incapaci? Ci blocchiamo di fronte alle difficoltà?

Bene , parlare di potere e relegare alle emozioni positive “tale potere” significa prima di tutto acquisire la "consapevolezza" delle nostre convinzioni e chiarire gli obiettivi.

Non esistono convinzioni migliori o peggiori, ma solo convinzioni utili e se abbiamo interiorizzato questo principio possiamo pensare di ottenere i risultati attesi, possiamo ragionevolmente pensare di trasformare i desideri e i sogni in obiettivi e in risultati .

Può sembrare difficile, ma quando lavoriamo sul nostro potenziale abbandonando le nostre convinzioni limitanti entriamo in contatto profondo con noi stessi e riusciamo a trasformare i nostri desideri e i nostri pensieri in azioni.

In questo modo la nostra autostima si arricchisce, i risultati non tardano ad arrivare e saremo completamente immersi nella "mission" della nostra vita.

http://www.xpgroup.it/?page_id=1017

Grazie per il vostro prezioso tempo trascorso a condividere queste informazioni.

 

Tiziana Iozzi

Trainer in Comunicazione & Management

www.tizianaiozzi.it

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Web reputation e neuro semantica

Web reputation e neuro semantica | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Utilizzi i social per il tuo lavoro?

Hai un sito web?

Conosci tutti gli strumenti social e li usi in maniera corretta?

 

E’ vero comparire tra i primi risultati tra le pagine Google è importante ma se l’audience a cui ti rivolgi è poco interessata a ciò che offri questo non porterà alcun vantaggio.

Non solo sarà utile essere sui social e utilizzare il web marketing ma utilizzare e creare una strategia comprensiva per attirare traffico di qualità, cioè avvicinare i tuoi potenziali clienti. Inoltre un minimo errore può portare al fallimento della tua strategia e spazzare via i risultati e gli sforzi realizzati in termini di tempo e di denaro.

Diventa fondamentale fare un’indagine del consumatore, creare il suo identikit e fidelizzarlo con il significato emotivo del nostro messaggio.

Come sappiamo il cervello è composto da diverse parti: quelle più giovani sono la parte destra dell’intelligenza sistemica, è quella che lavora per metafore, è intuitiva e prende tutte e nostre esperienze  e le mette insieme, è la parte innamorata della filosofia. La parte  sinistra del cervello è dell’intelligenza analitica, quella che mette in ordine non solo i nostri pensieri ma anche tutte le attività, tutti i processi lavorativi. Quando iniziamo un qualsiasi processo organizziamo le cose da fare con la parte sinistra, la sinistra è collegata al linguaggio numerico, verbale, è la parte innamorata dell’ingegneria.  E poi c’è il limbico che sovrintende alle emozioni, quindi allo stress, alla paura, alla gioia, alle passioni ed antichissima. E’ proprio questa la parte più strategica da sollecitare perché noi tutti viviamo di emozioni, ricordiamo le emozioni, percepiamo così i ricordi e solo così possiamo ancorare il ricordo e distinguere il nostro  messaggio dagli altri.

In realtà, quindi, oltre all’individuazione delle potenzialità che ci mette a disposizione il mercato dobbiamo fare i conti con tantissimi altri fattori, poiché, se da un lato i grandi numeri del web ci consentono di raggiungere un numero elevatissimo di fruitori, dall’altro ci pongono la sfida di distinguerci sempre e comunque, sollecitando il ricordo e le emozioni positive.

Attenzione, quindi,  a cosa e a come comunichiamo! La reputazione diventa  uno strumento di distinguo davvero utile e le parole utilizzate diventano la bacchetta magica per realizzare i nostri sogni virtuali.

Iscriviti al workshop “Reputazione online e comunicazione efficace” e riceverai subito dei link ai quali accedere di risorse gratuite per prepararti al corso e così per te il web non avrà più segreti!

A Pescara il 21 gennaio – A Roma il 25 gennaio. http://www.rendine.it/?page_id=190

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Una serie di strumenti per rendere il “ruolo” di genitore più facile

Una serie di strumenti per rendere il “ruolo” di genitore più facile | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Tanti sono gli autori che hanno dato il loro contributo sull’interpretazione di alcuni atteggiamenti  madre/figlio, padre/figlio.

 

Bowlby, ad esempio, à alcune indicazioni su come regolare l'atteggiamento materno nei primi anni di vita del bambino; in proposito riporta alcune tipiche problematiche:

E’ bene soddisfare sempre le richieste del bambino che vuole presenza e attenzione? Cedendogli non lo si vizierà troppo? Potrà mai rendersi indipendente?

 

L'Autore risponde che sarebbe lo stesso che chiedersi:

quale dose di cibo va bene per un bambino?

 

Così Bowlby consiglia:

(...) fin dai primissimi mesi la cosa migliore è lasciarsi guidare dal bambino stesso: quando richiede più cibo, probabilmente ne avrà beneficio: quando lo rifiuta, probabilmente non ne avrà danno. Purché non abbia disturbi del metabolismo, un bambino se lo si lascia decidere, è in grado - di regolare la propria ingestione di cibo riguardo sia alla quantità sia alla qualità. Quindi, salvo poche eccezioni, una madre può tranquillamente lasciare a lui l'iniziativa. 
Lo stesso vale per il comportamento di attaccamento specialmente nei primi anni. In una famiglia normale in cui sia la madre ad occuparsi del bambino, questi non subirà danni se la madre gli dedica la sua presenza e la sua attenzione nella misura in cui egli sembra desiderare: perciò per quanto riguarda le attenzioni materne come per quanto riguarda il cibo sembra che, se gli si permette di farlo sin dall'inizio, un bambino sia in grado di regolare in modo soddisfacente le proprie "entrate". Solo quando raggiunge l'età scolare può essere opportuno scoraggiarlo dolcemente.

 

Come Bowlby tanti sono gli autori che hanno scritto e dato il loro contributo. Personalmente ho trovato utile assemblare una serie di strumenti per rendere il “ruolo” di genitore più facile con una carrellata di consigli e strumenti utili tratti dalla Programmazione Neuro Linguistica

I processi evolutivi dell’uomo presentano un grande interesse intrinseco, ma sono proprio questi processi che rendono l'uomo diverso dalle altre specie:

(….) la capacità di usare il linguaggio e altri simboli, la capacità di progettare piani e di costruirsi modelli, la capacità di collaborare durevolmente con altri oppure d'ingaggiarsi in contese senza fine, tutti questi tratti contribuiscono a caratterizzare l'uomo. Tutti questi processi hanno origine nei primi  anni di vita.

In realtà è strategico analizzare e approfondire lo sviluppo umano poiché dalle prime esperienze di vita nasce la nostra personalità, si formano le nostre reazioni-azioni.

Tanti sono gli argomenti e tante le curiosità e i segreti che pervadono la nostra mente di adulto.. Tutto il nostro essere è legato al passato, a come parliamo, a come ci esprimiamo  e basta toccare la “molla sbagliata” che ecco partire in una guerra senza confini…

 

Il 17 gennaio partecipa al seminario intensivo “Mamma, papà.. io non capisco i grandi”.

Tutte le info in questa pagina http://www.tizianaiozzi.it/mamma-papa-non-capisco-i-grandi-17-gennaio-2014-pescara/

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La coperta di Linus

La coperta di Linus | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

Sapete cos’è la coperta di Linus?

Donald Woods Winnicott coniò tale metafora per indicare un oggetto (un lembo di una coperta, una bambola di pezza, un orsacchiotto di peluche) che il bambino, tra i primi mesi e i primi anni di età, tiene accanto a sé per addormentarsi, come se possedesse il potere magico di dare fiducia, protezione e sicurezza ed è la rappresentazione più efficace del cosiddetto "oggetto transizionale". Questa espressione è stata introdotta dallo psicoanalista perché, in genere, è morbido e caldo, rappresenta uno strumento di difesa dall'angoscia della solitudine e ha un ruolo importantissimo: è un ponte che aiuta il bambino a entrare in contatto con la realtà esterna, allentando la simbiosi con la madre e permettendogli di adattarsi ai cambiamenti e di superare le difficoltà future. L'oggetto appartiene ai  primi anni di vita, ma può anche comparire (o essere recuperato) più avanti, specialmente nei momenti più difficili.

A volte mi chiedo cosa conduca a desiderare “una sigaretta”

E lì una teoria tutta mia forse oppure già detta, non so, e il pensiero va al seno materno, a quel momento di amore e conforto, a quel momento di contatto amorevole ed empatico tra madre e figlio, a quel momento di calore e di amore, di sicurezza, di qualcosa a noi noto, il profumo di un corpo dove siamo stati al caldo, protetti, e quindi?

La sigaretta allora è da attribuire ad uno status, ad un vizio, o alla mancanza di tutte queste certezze, al ripescare tali memorie?

Perché questo?

Forse perché oggi più che mai ci sono tanti adulti che sono rimasti ancorati a quel ricordo e non sanno assumersi il ruolo di maggiorenni, perché in pochi riescono a trarre insegnamenti e messaggi dalle esperienze del quotidiano e continuano a “nascondersi dietro un dito”, dietro falsi idoli, dietro false convinzioni, cercando il loro status nella materialità e nell’effimero (la firma, la moda, il marchio, il ritorno sociale, i non-valori, le maschere,..)

Ma, cosa si nasconde dietro il ricalco di tali modelli?

Cosa si nasconde dietro la dipendenza da una sigaretta?

Io mi sono fatta un’idea.

E voi?

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Oggi parliamo di innovazione!

Oggi parliamo di innovazione! | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it
Tiziana Rosanna Iozzi's insight:

“E’ nella natura delle grandi idee reggersi sulle spalle dei giganti che le hanno precedute: tutte le
innovazioni importanti sono essenzialmente il risultato di una rete” (Steven Johnson)
Steven Johnson, scrittore, giornalista contemporaneo si occupa prevalentemente di collegamenti tra
cultura, idee, scienza e tecnologia e nel suo ultimo libro ‐ Dove nascono le grandi idee – parla di
“innovazione” in maniera completamente diversa da come ne parlano i manuali di economia, i quali
affermano che è la concorrenza a indurre a innovare i prodotti e i servizi.
Certamente la concorrenza e vedere cosa fanno i competitors è strategico ma non fondamentale poiché la
trasparenza e la libera circolazione delle informazioni potrebbero risultare più utili all’innovazione dei
meccanismi puramente competitivi..
Quando si condivide, si partecipa ai progetti con spirito collaborativo, tenacia e ciascuno mette ciò che ha in
termini di competenze e abilità, si sbloccano dei meccanismi che diversamente si sarebbero arenati.
Perché il world wide web ha avuto così grande successo?
Perché è un habitat dove si condividono idee e progetti, non è un habitat solitario, è un luogo virtuali dove
si raggiungono tutti, diminuiscono le distanze e c’è trasparenza di informazioni.
Steve Johnson nel suo libro afferma che il poeta e l’ingegnere possono sembrare lontani visti nei rispettivi
ambiti di competenza, ma nel portare nuove idee al mondo seguono entrambi un processo improntato a
modelli simili di sviluppo e collaborazione.
Quindi ne risulta che è sicuramente più utile creare resti e condividere piuttosto che difendere l’esclusività.

 

14 DICEMBRE 2013, ROMA, WORKSHOP "REPUTAZIONE ONLINE E COMUNICAZIONE EFFICACE". Approfondimenti e Prenotazioni: http://www.tizianaiozzi.it/reputazione-online-14-12-2013-roma/

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Quando parliamo di autostima…

Quando parliamo di autostima… | Comunicare fa Rima con Amare | Scoop.it

…parliamo prevalentemente di forza interiore, quella forza che ci permette di affrontare le avversità e soprattutto quella forza che ci ha consentito – nel tempo – di curare le ferite.

È bellissimo pensare che ci siano persone che hanno una buona opinione di sé e degli altri, che davanti ai problemi reagiscono in maniera flessibile, che davanti alle delusioni trovano la positività per far chiarezza di valori e di persone, che sanno chiedere aiuto al momento giusto, che vivono gli ostacoli fronteggiandoli e cercando sempre soluzioni, che con gli altri mostrano vicinanza, rispetto, apertura emotiva.

Ma chiediamoci: esistono davvero tali modelli? Esistono persone talmente sicure da affrontare qualsiasi imprevisto?

Un modello utile a vivere bene, a vivere meglio e se non esiste ci si può arrivare, ci si può avvicinare con l’allenamento, allenandoci a restituire al mondo un’immagine positiva di noi mantenendoci sereni e assertivi.

 

Dico “allenandoci” poiché penso che non sia una dote innata. Con la crescita, le esperienze, gli anni, le figure di riferimento  diventiamo sempre più abili ad affrontare i problemi della vita… ma c’è un “ma”. Questo processo di evoluzione porta sì all’esperienza, ma probabilmente non all’”expertise”, cioè all’abilità di leggere i risultati e migliorarli… L’esperienza ha quel limite naturale di fare bene sempre le stesse cose senza mai rimettersi in gioco, senza mai rimettersi in discussione.

“Ho esperienza: sai da quanti anni lo faccio”! – si sente dire.

Quindi può capitare che questa capacità non si acquisisca mai: nonostante l’esperienza si continui ad esitare, a perdersi in un bicchier d'acqua, ad arrendersi di fronte alle difficoltà, a dipendere da qualcun altro, a soffrire per un’ingiustizia subita, a rimanere delusi dalle parole e dalle azioni degli altri..

Quindi dove sta la differenza tra chi ha autostima e affetto per se stesso e chi non ce l’ha?

Secondo me la differenza sta nella consapevolezza dell’essere e nella capacità di mettersi in gioco, nell’avere il desiderio di allenarsi, di impegnarsi a non “inciampare” sempre nello stesso punto e con le stesse modalità…

E secondo te?

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