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Flavian Mihai: 2012 was a great year for Social Media. I believe that today it affects every area in our lives and I wanted to share it with you through a video infographic. Even if 2 minutes are few for such a vast subject, I wanted to show some recent statistics and the effects generated so far, from my point of view: from the TV industry to the Job market, from politics to the startup industry. Here you can learn more about the data collected: SOCIAL TV - Ericsson ConsumerLab report: http://bit.ly/ZXFrpr JOBS & SOCIAL RECRUITING - Jobvite 2012 Social Recruiting Survey: http://bit.ly/WziDeX - Jobvite 2012 Social Job Seeker Survey: http://bit.ly/TG7Kn4 - Wanted Analytics November Report: http://bit.ly/U1VKLk YOUTUBE - Statistics: http://bit.ly/WAemrx Follow me if you want to know more:
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To ensure that your content marketing achieves its business goals, you must measure your progress and results. Content marketing metrics incorporate a combination of traditional tracking analysis and more specific questions related to content...
Via Robin Good, Beth Kanter
In questo periodo, si sente molto spesso parlare di storytelling e di come i marketer dovrebbero trasformarsi in narratori per elaborare strategie di content marketing. Per noi narratori non è nulla di nuovo e non dovrebbe essere poi così difficile, giusto? Ma di cosa si tratta in pratica? Si è sempre parlato di storie, ma non sono sempre state considerate una parte importante della cassetta degli attrezzi del marketing. In questi ultimi tempi si è invece capito come le storie, se utilizzate correttamente, possano aiutare a posizionare un brand trasmettendo in maniera naturale i suoi core value. Le storie, dopotutto, sono il metodo di comunicazione più semplice ed è per questo che vengono recepite in maniera naturale dalle persone. Ma come si può sfruttare il potenziale dello storytelling per realizzare dei contenuti? Ecco qualche suggerimento utile. UTILIZZARE LE EMOZIONI Le emozioni sono la base di ogni storia ben riuscita. Certe storie che ci fanno ridere, altre piangere alcune, invece, hanno la capacità di avvicinarci di fronte ad un problema; e sono proprio queste quelle che ascoltiamo più volentieri. Inserire un’emozione all’interno di una brand story, molto spesso non è così difficile come si potrebbe immaginare. L’emozione è già lì, basta solo scoprirla. CONDIVIDERE LA TUA UNICITA' Probabilmente il tuo brand ha delle caratteristiche uniche, anche se non ha un fondatore carismatico come lo è stato Steve Jobs o una mission dal significato etico come Chipotle. Per scovare queste caratteristiche è necessario guardare la vostra azienda, il vostro brand, i vostri prodotti/servizi e clienti con un occhio creativo e pensare a ciò che lì rende speciali. KEEP IT SIMPLE Pensate alle storie che ricordate meglio: la maggior parte di esse può essere riassunta con poche frasi o una semplice lezione (ad esempio molte delle favole dei fratelli Grimm si possono ricondurre a: “Non parlare con gli estranei”). FACILITARE LA CONDIVISIONE Le storie ben riuscite hanno un messaggio che il pubblico apprezza e ci tiene a condividere diventando parte della narrazione del brand. Per facilitare la condivisione bisogna porsi dalla parte del cliente e riflettere su dove e come potrebbe raccontare la vostra storia considerando anche le modalità di contatto delle persone con il brand. UNA BRAND STORY ESEMPLARE Può un video in stop-motion su un allevatore di maiali diventare un fenomeno virale diffondendo un messaggio etico che può fare la differenza per i consumatori? La risposta è si! Nel 2011 Chipotle, una catena di ristoranti messicani con più di 1.200 punti vendita, ha creato un video per raccontare i valori del suo brand e delle persone che lo hanno fondato. Leggi tutto: http://www.ninjamarketing.it/2012/11/07/creare-storie-importanti-come-strategia-di-content-marketing-how-to/
Via ROBERTO P. TARTAGLIA
Le statistiche relative alle pagine Facebook danno un prezioso supporto nel comprendere il numero di utenti attivi sulle nostre pagine, ma la domanda persiste. Come già detto tempo fa, l’Edge Rank che regola la visibilità dei post delle Facebook Page sui newsfeed degli utenti è uno strumento “infido&bastardo” (cit., un algoritmo influenzato da una miriade di fattori e spesso aggiornato secondo nuovi criteri. Semplificando il concetto: all’aumentare della frequenza con cui un utente interagisce (like, commenti, share) con una pagina, tanto più spesso vedrà le notizie di quella pagina nel suo newsfeed, poichè Facebook “interpreta” l’interazione come segno di interesse Di conseguenza, più utenti saranno attivi con la pagina, più alte saranno le chance di visibilità della pagina stessa. Se credete che il vostro bacino d’utenza su Facebook corrisponda al numero degli iscritti alla vostra pagina, sbagliato! Dati statistici abbastanza affidabili dicono che la media di coloro che vedono i post della vostra pagina si attesta tra il 5 e il 20% del totale. La soluzione? Ecco nascere i Page Post Ad, ovvero un particolare tipo di avertising che permette di portare (pagando) le notizie della nostra pagina nel newsfeed degli utenti fidelizzati. Leggi tutto: http://www.davidelicordari.com/quante-persone-vedono-i-tuoi-post-su-facebook/
Via ROBERTO P. TARTAGLIA
Introdotto per la prima volta dagli utenti di Twitter, il famoso simbolo del cancelletto “#” o hashtag ha sempre più preso piede in rete. Varcati i confini di Twitter, è poi diventato un’assodata consuetudine anche nei due social network “visivi” per eccellenza: Pinterest e Instagram. Allora, è possibile sfruttare le potenzialità di questo strumento in ambito marketing per creare buzz, attenzione e visibilità attorno ai nostri libri? Certamente sì. Vediamo insieme come poterlo fare al meglio in ognuno dei 3 social network, per porre le basi di un’efficace strategia di hashtag marketing. #1. Twitter In Twitter l’uso degli hashtag non è solo all’ordine del giorno ma diventa una prassi fondamentale, in quanto permette la categorizzazione-ricerca-aggregazione di messaggi e discussioni. Il ‘#‘ posizionato davanti a determinate parole chiave fa sì che tali parole siano automaticamente trasformate in link attivi portando alla creazione di comunità digitali raccolte intorno a un topic. #2. Pinterest Anche per Pinterest – per sua natura un social network visivo – l’uso degli hashtag sembra avere l’effetto di diffusione e creazione di buzz tanto ricercato dai brand. Essendo essenzialmente costituito da board di foto e immagini create dagli utenti in base ai loro interessi e collegate a loro volta a board globali e generiche, anche in Pinterest l’uso del # ricopre un ruolo non indifferente. Inserito davanti alle parole chiave che meglio descrivono le immagini del vostro brand o prodotto, esso fa sì che queste riescano a raggiungere un’audience più ampia. #3. Instagram Altro social network di successo fondato sul “potere delle immagini” e della loro condivisione è Instagram. Per questo motivo sono già molti i brand che lo usano nelle loro strategie di marketing e comunicazione. La parola d’ordine, come sempre quando si tratta di social media, è coinvolgere gli utenti e conversare con loro. L’uso del famoso hashtag, anche in questo caso, sembra essere una delle modalità più utili ed efficaci; se poi viene utilizzato in contemporanea con un contest fotografico tanto meglio! Leggi tutto: http://www.ninjamarketing.it/2012/09/20/hashtag-e-social-network-luso-del-famoso-per-creare-buzz/
Via ROBERTO P. TARTAGLIA, Maniman Giri
Ottimo articolo di Marco Minghetti che riassume nel dettaglio il Rapporto (184 pagine) pubblicato da McKinsey sulle potenzialità ancora inespresse dai social media in termini di generazione di valore per le aziende, con tanto di casi di successo nel settore. McKinsey individua 10 processi (riassunti nell'immagine sopra) che ogni business dovrebbe sviluppare in chiave social: "1. Co-generazione: le aziende possono migliorare efficacia ed efficenza nello sviluppo dei prodotti creando community aperte non solo ai propri ricercatori del reparto R&D, ma a tutti coloro che hanno competenza ed esperienza sul tema. 2. Previsione della domanda: sulla base delle informazioni condivise sui social network da parte dei clienti o del personale che lavora nella rete di distribuzione, ad esempio i commessi dei negozi al dettaglio, i fornitori sono in grado di rispondere alle variazioni molto localizzate della domanda in breve periodo e con costi ridotti. 3. Distribuzione: si possono utilizzare le piattaforme sociali per operazioni di terziarizzazione. 4. Ricerche di mercato: le Tecnologie Sociali possono essere utilizzate per ottenere approfondimenti sui prodotti e sui marchi; raccogliere opinioni sui concorrenti e le percezioni dei segmenti di mercato. Indicazioni che possono essere utilizzate come input per la produzione, per il design, per le campagne pubblicitarie, per stabilire il prezzo o per le attività di sviluppo del prodotto. Ma, oltre a ascoltare passivamente e analizzare le interazioni sociali, le aziende possono impegnarsi direttamente con i clienti nei forum e nelle comunità online, chiedendo feedback direttamente ai membri. 5. Interazioni con i clienti: grazie alle Tecnologie Sociali è possibile interagire con i propri clienti a costi molto bassi e con messaggi dai contenuti mirati: promozioni per i compleanni, per eventi personali speciali, per alcuni clienti e mercati maggiormente interessanti, per periodi dell’anno specifici quali le festività. 6. Contatti commerciali: quanto più si è attivi sui social media tanto più si moltiplicano i contatti utili per il business, la cosiddetta lead generation. 7. Social commerce: le Tecnologie Sociali possono facilitare le transazioni, per esempio, suggerendo prodotti che sono stati acquistati da membri di gruppi sociali online degli shopper. 8. Customer care: una piattaforma sociale può agire come un canale dedicato per il servizio clienti. Le domande diventano parte integrante di una banca dati in evoluzione che si arricchisce costantemente di nuova conoscenza. 9. Collaborazione e comunicazione: le Tecnologie Sociali hanno un notevole potenziale per migliorare le performance organizzative, semplificando le comunicazioni e migliorando la collaborazione (sia all'interno dell'impresa sia con l'esterno). Strumenti sociali possono essere utilizzati per facilitare la collaborazione e la co-creazione, ridurre il tempo speso in inutili incontri di persona, sviluppare best pratices. 10. Employer branding e recuitment: i social media forniscono una finestra sul mercato del lavoro utilissima per determinare quali sono le competenze disponibili e scoprire le competenze specifiche dei candidati. Studiando i contenuti inseriti da un candidato su un sito di networking professionale come LinkedIn (non solo il mero cv ma ad esempio i collegamenti con cui la persona è in contatto e le raccomandazioni raccolte), un datore di lavoro è in grado di farsi un quadro dettagliato di un candidato potenziale." Leggi l'intero articolo di Marco Minghetti qui: http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2012/08/i-dieci-processi-da-sviluppare-in-chiave-social-secondo-mckinsey.html Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Dall'articolo: "Nearly every corporate social media strategy starts with a drive for "likes," but that may be precisely the wrong thing to do for long-term success The one thing missing in almost any social media strategy I see is a plan for company representatives to actually go spend some time at the customer’s “house” — 100 percent of the effort is usually aimed at the very difficult task of drawing those eyes to THEIR page, their home, every day instead of visiting customers where THEY “live.” If the true goal is customer connection, why does it have to start on your own Facebook page? Why is the metric for success always the number of comments or likes you have on your page, rather than the number of likes and comments your company gives away on other pages? Shouldn’t the effort be at least equal? Relationships start with small interactions — and you probably have to go to where your customers are at first. As they get interested in you, maybe they will start coming to your site where they may connect in a bigger way, and eventually bring their friends as they turn into fans. If you’re sincerely trying to drive people up this curve (and not just “check the Facebook box”), why would you have a strategy that only involves buying likes with coupons and contests? Maybe you need to go visit their house a few times first and get to know them on their terms, too!" Leggi l'intero articolo qui: http://www.businessesgrow.com/2012/08/12/why-social-media-strategy-should-not-start-with-a-drive-for-facebook-fans/ Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Vincenzo Cosenza spiega quali sono i 5 campanelli di allarme che identificano una azienda che non ha capito a cosa servono i social media: 1. I social media come canale "I social media sono quei media – o più precisamente spazi di relazione – che permettono sia la socializzazione del trasporto che la trasformazione dei messaggi. In altre parole il messaggio, aziendale/politico, non è più immutabile e direzionato dall’alto, ma diviene oggetto di modifica e ridistribuzione da chiunque abiti questi spazi. Di conseguenza ostinarsi a pensarli come canali attraverso i quali spingere il proprio verbo è un atteggiamento foriero di nefasti accadimenti" 2. I social media come appendice "Avere un social media plan non vuol dire avere un approccio strategico aisocial media, quando lo sforzo risiede in un semplice adattamento degli stili di comunicazione. Bisognerebbe, al contrario, considerare queste nuove attività non come appendici della comunicazione tradizionale, ma come integrate nella strategia di comunicazione e soprattutto legate agli obiettivi di business." 3. Il successo legato al numero di fan/follower "Ci due tipi di aziende che sbagliano l’approccio alla misurazione: quelle che preferiscono non misurare i risultati delle proprie attività sui social media e quelle che lo fanno considerando le metriche sbagliate. Le prime pensano che sia inutile qualsiasi tipo di analisi scientifica perché l’importante è esserci dato che ci sono anche i concorrenti. Le seconde, pensando di essere più sveglie, applicano le logiche di misurazione dei mass media a spazi relazionali. Queste ultime sono quelle che avranno le sorprese più negative in quanto, sulla base di inutili risultati quantitativi, compiranno scelte costose e irrilevanti." 4. Social media senza regole "Nelle aziende più strutturate conviene creare documenti distinti con finalità differenti: una carta di principi generale una policy per l’uso dei social media da parte dei dipendenti delle regole per i fornitori esterni policy specifiche per le piattaforme in cui l’azienda ha sviluppato una presenza linee guida per i casi di crisi aziendale" 5. Social media senza organizzazione "La storia dimostra che le aziende che hanno ottenuto i maggiori successi sono quelle che hanno creato un team dedicato con a capo un responsabile, coinvolto nelle scelte di comunicazione più generali. Il team deve anche ottenere il supporto delle altre aree funzionali o, ancor meglio, essere composto da persone che appartengono ad esse. In questo modo si scongiurerà il rischio di una gestione piegata esclusivamente alle finalità di breve periodo di un piccolo gruppo di potere." Per sapere di più su Vincenzo Cosenza: - blog: http://vincos.it/ - Twitter: @vincos Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Costruire una propria comunità di fan (o Fan base) è sempre più difficile. Ecco 7 consigli per costruire una propria comunità in un'infografica: " 1 - Identifica il tuo target di riferimento. Conoscere il target che vuoi raggiungere permette di raccogliere informazioni preziose sui loro gusti, interessi, esigenze e definire le future strategie. 2 - Quando conosci abbastanza il tuo target, agisci come loro: parla e pensa come il tuo target. Ti aiuterà a acquisire credibilità. 3 - Identifica la strategia migliore per interagire con loro. Prova a fare degli esperimenti con diversi tipologie e forme di contenuti. Per esempio, le foto hanno un’alto tasso di interazione. 4 - Costruire una fan base richiede un’investimento a lungo termine, quindi non aspettarti di ricevere subito dei risultati. 5 - Crea e condividi contenuti rilevanti e semplici. Non strafare e pubblicare tutto e subito. Se oggi non hai un contenuto rilevante per il tuo pubblico da pubblicare, non strafare a cercare di pubblicare qualcosa. E’ utile in questo senso creare almeno un piano editoriale settimanale sui contenuti da creare. 6 - Pianifica i tuoi contenuti. Crea un piano editoriale settimanale sui contenuti da creare e indentifica un’orario preciso in cui il tuo pubblico è più attivo. 7 - Monitora, misura la crescita della tua fan base e identifica i contenuti che ottengono maggiori risultati. Su Facebook puoi sfruttare lo strumento “Insights” - solo per pagina fan - per misurare l’efficacia dei tuoi contenuti." Clicca qui per leggere l'intero post e visualizzare l'infografica: http://bit.ly/PFpW1E Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Ecco un video che mostra una campagna di social media marketing realizzata da Uniqlo per raccontare l'immagine del proprio brand in modo creativo e non convenzionale, sfruttando il social network più affine per la loro strategia: Pinterest. Ecco 3 domande che dovresti porti prima di realizzare una campagna di social media marketing per il tuo brand, secondo Simon Mainwaring, fondatore della social agency We First: #1 Come può essere utilizzato un social network per comunicare il lo scopo e il valore del brand, piuttosto che utilizzarlo come una semplice piattaforma? #2 Come e quali contenuti produrre per poter suscitare l'interesse degli utenti e scavalcare i parametri stabiliti dal social network? #3 Come può il tuo brand acquisire ownership e scavalcare tutta la concorrenza, indifferentemente dalla tecnologia? Leggi l'articolo originale di Simon Mainwaring: http://simonmainwaring.com/creativity/how-to-use-social-media-in-ways-no-one-else-imagined/ ; Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Dall'articolo: "Data la crescente domanda di contenuti da parte degli utenti, semplificare e chiarire contenuti complessi diventa una necessità. Nel momento in cui si decide di condividere contenuti video, il processo di ottimizzazione e posizionamento sui motori di ricerca (SEO) diventa allora fondamentale per essere visualizzati! Ecco 10 consigli utili per facilitare e migliorare l'indicizzazione dei video sui motori di ricerca: #1 Utilizza un nome file che rispecchi il contenuto del video #2 Inserisci le parole chiave all'inizio del titolo del video #3 Includi le parole chiave nello script dei video con voce fuoricampo #4 Carica una trascrizione del file per la sottotitolazione del video #5 Apri un canale Youtube ufficiale #6 Carica regolarmente video #7 Rispondi ai commenti dei video #8 Crea e utilizza le playlist #9 Incoraggia la social experience #10 Condividi il canale su siti esterni e social network" Utile! Leggi l'intero articolo qui: http://www.ninjamarketing.it/2012/06/29/ide-miglioramento-seo-video-youtube/ ; Flavian Mihai www.funkymarketing.it
"Immaginatevi un piccolo dipartimento all’interno di un’azienda dedicato esclusivamente all’ascolto e all’analisi delle conversazioni in tempo reale provenienti da ogni tipologia di fonte online. Quel che sembrava un sogno quasi irrealizzabile si sta affermando come prassi per aziende intenzionate a utilizzare i social media in maniera strategica, andando oltre rispetto al banale presidio dei canali. Sto parlando del Social Media Command Center, un approccio innovativo e strutturato all’ascolto strategico già utilizzato con profitto da brand, istituzioni e agenzie. La creazione di un Social Media Command Command Center rappresenta forse lo stadio più evoluto di un percorso aziendale che, partendo dall’utilizzo di un banale sistema di alerting su Google, arriva alla creazione di report mensili o semestrali realizzati attraverso piattaforme professionali di monitoring. Tuttavia, anche per aziende di grandi dimensioni, l’avvio di un centro internamente dedicato all’ascolto può sembrare poco sostenibile e soprattutto poco utile. [..]" Leggi l'intero articolo di @stefanomizzella: http://www.socialmediascape.org/gli-obiettivi-strategici-di-un-social-media-command-center/ ;
Ecco una case history negativa di come gestire la fan page di RTL102.5 e GoldenPoint che ha fatto indignare la rete. Cosa è successo? RTL102.5 decide di sponsorizzare la promozione di Golden Point sulla propria Fan page. Solo che quest'ultima (Golden Point) ha deciso di delocalizzare la produzione dei suoi prodotti dall'Italia in Serbia. Questo ha portato gli utenti a criticare (1) il fatto che ha deciso di promuovere un brand esterno e (2) che quel brand fosse proprio Golden Point. Non solo. Visti tutti i commenti negativi, il community manager di RTL102.5 ha pensato bene di eliminare i commenti negativi sulla vicenda, scatenando l'effetto boomerang. Leggi l'intero articolo qui: http://www.webinfermento.it/rtl102-5-e-crisis-management-una-case-history-negativa/
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Dall'articolo: "Iniziamo il 2013 con una lista molto interessante selezionata dalsottoscritto, nella quale trovare personaggi influenti e di nota da seguire su Twitter." " Ogni personaggio che troverete nella lista (ordine casuale) offre spunti e news interessanti riguardo la propria passione e professione, amateli, odiateli ma seguiteli. Si presentano da soli grazie alla loro cover Twitter e bio in meno di 140 caratteri per scoprire al volo di cosa si occupano e le loro coordinate."
Eugenio Agnello: Molti albergatori utilizzano il canale YouTube per riversare video che hanno già prodotto per altri canali come tv o altro. Non è una buona idea. Fabrizio Todisco in questo articolo mette in evidenza quali sono le esigenze degli utenti di YouTube, e quali contenuti si aspettano dal video di presentazione di un Hotel.
I generi di video che potrebbero catturare l'attenzione dell'utente potrebbero essere suddivise in tre categorie: - Informativo - Educativo - Intrattenimento Secondo Fabrizio, ci sono diverse motivazioni per le quali potresti decidere di utilizzare YouTube per promuovere il tuo hotel: 1) Aumentare le prenotazioni 2) Creare dei video informativi per far conoscere la vostra destination 3) Generare viralità ed engagement Raccomando l'articolo integrale: http://www.fabriziotodisco.com/come-promuovere-efficacemente-il-tuo-hotel-su-youtube/
Via Eugenio Agnello
Flavian Mihai: Quando si gestiscono attività di social media marketing si devono prendere in considerazione diversi aspetti prima di fare scelte troppo azzardate. Questo riguarda anche i cosidetti Strumenti di Gestione dei Social Media. Troverai una una lista dei tool più conosciuti e come fare per scegliere quello giusto per la tua attività: http://bit.ly/GuidaSMMS Eccone alcuni: - Conversocial - Crowdbooster - Viralheat - Hootsuite - Sproutsocial - Hubspot - Kissmetrics - Socialbakers - Blogmeter - Argylesocial - Raven - MarketMeSuite - Awedience - Simplify360 - Ubervu - Radian6 - SocialOomph - BufferApp - Twentyfeet Leggi l'intero post: http://bit.ly/GuidaSMMS Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Francesco Campa: fino ad ora ho pubblicato articoli relativi a come analizzare la concorrenza online. In questo articolo desidero invece fare il contrario e cioé chi sta monitorando la tua attività online. Infatti, può essere particolarmente utile sapere chi ti monitora, in quanto puoi agire di anticipo per attuare la giusta strategia oppure ai fini del miglioramento del tuo business, monitorando tu stesso chi monitora te. Per sapere quindi chi sta monitorando la tua attività online, esiste uno strumento che puoi utilizzare per tale scopo. Si tratta di PrivacyFix, un'estensione per Firefox e Chrome, di semplice utilizzo, che può esserti utile anche per proteggere i dati da occhi indiscreti, soprattutto contro qelle attività che raccolgono dati che vengono poi venduti a terze società, con tutti i rischi che ne conseguono. Questa estensione ti permette di verificare le impostazioni privacy del tuo account Facebook e Google e di altri siti web, mostrandoti i risultati in una nuova pagina web. Dall'articolo originale: "nella sezione Website si possono vedere alcuni siti che raccolgono dati mentre nella sezione Tracking troviamo la raccolta completa delle società che ci stanno monitorando". Francesco Campa: ritengo quindi questo strumento utile per sapere chi sta monitorando la tua attività online e conoscere i tuoi concorrenti diretti e magari agguerriti, in modo che tu possa giocare d'anticipo e prendere le giuste misure. Trovi l'articolo originale qui di seguito: http://bit.ly/QU6blF Il sito lo trovi qui: https://www.privacyfix.com/
Via Francesco Campa
Le campagne di marketing sono una continua prova a trovare la chiave che porti al successo. Non bisogna fermarsi al primo test, perché modificando anche solo il testo di un annuncio potresti ottenere maggiori conversioni e maggiori visite verso i tuoi prodotti. Bisogna, quindi, ottimizzare le proprie campagne. Un continuo lavoro alla ricerca della chiave di volta della tua campagna. Qui di seguito troverai 3 suggerimenti per ottimizzare la tua campagna di marketing sui Social Media: #1 Il tuo target Prima di qualsiasi cosa, devi capire a chi si rivolge la tua campagna di marketing. Non puoi avviare una campagna senza impostare delle precise parole chiave o dei precisi interessi. #2 Pensa e parla come il tuo lettore Impara a parlare come il tuolettore: controlla le parola che usa più di frequente e monitora le parole chiave del tuo business, controlla quali sono gli umori e che cosa vanno a cercare. #3 Interpreta correttamente i dati E’ opportuno raccogliere i dati della propria campagna di marketing. E’ opportuno anche, interpretare correttamente i dati per capire se la propria campagna di marketing abbia qualche problema e come possiamo risolverli. Leggi tutto: http://www.michelepapaleo.it/suggerimenti-ottimizzare-social-media-marketing/
Via ROBERTO P. TARTAGLIA
►Ecco una classificazione dei Social Media secondo i mezzi posseduti (owned), comprati (paid) e guadagnati (earned). Dall'articolo: "Owned Media: sono i media “posseduti”, cioè i mezzi di comunicazione direttamente gestiti dall’azienda, come ad esempio il sito web istituzionale, il sito mobile, il blog aziendale, gli account dell’azienda sui vari social network come Facebook, Twitter, Youtube, Flickr, e così via. Su questi media l’azienda ha un controllo diretto del messaggio veicolato. Il target sono soprattutto i clienti attuali e futuri. Paid Media: sono i media “pagati”, i mezzi che vengono comprati per ottenere visibilità. Rientrano tra questi il display advertising, le campagne sponsorizzate su Google, portali di settore, network, le campagne pubblicitarie televisive o sulla carta stampata e in generale tutte le forme di advertising e sponsorizzazione. Questi mezzi permettono di raggiungere i potenziali clienti (gli “strangers”). Earned Media: sono i media “guadagnati”, cioè quei canali di comunicazione in cui l’azienda è presente tramite citazioni, recensioni, conversazioni degli utenti. Un esempio sono quindi le recensioni su Tripadvisor, le condivisioni su Facebook e Twitter, il “like”, ecc. Siccome i mercati sono conversazionali, luoghi dove i consumatori scambiano idee, pareri, opinioni, giudizi su prodotti, servizi, marche e persone, diventa di fondamentale importanza l’ascolto e il monitoraggio di questi canali. La presenza sugli earned media non può essere acquistata, ma deve essere guadagnata. Può essere però incentivata con azioni di digital PR, passaparola, buzz o viral marketing. Leggi l'intero articolo di Riccardo Perini (@RiccardoPerini), web marketer: http://www.riccardoperini.com/classificazione-social-media.php Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Marc Meyer has put together some thought provoking questions summarized below, which may help you align your content or curating efforts with those of your audience "Being a content producer is brutal, it’s hard and it never ends. Sometimes it sucks. Why? Because content, in and of itself, is constantly being redefined and producing it is constantly a challenge. Content for the consumer, is like crack, the more we get, the more we want. Good content keeps raising the bar for all content producers to strive and push out there something that will be consumed on a large scale and in a sense, will go viral." No longer is average content acceptable. It’s no longer up to you. Content is what keeps companies and organizations in the public eye. Multiply the ability to consume what is created times two. As device proliferation increases, so does demand for sites, apps, content curators and content creators. Collecting and curating content is damn hard and just because you have resources and access to Google or Bing or Yahoo or whatever, doesn’t mean that you know what will work for your company or a company when it comes to compelling content that will drive eyeballs and sales. Here are a few questions you need to ask: 1. Can the intern help you with good content? 2. Can we just automate the process? 3. How well do you know what your customers want? Helping you understand the difference between search and intent. 4. Does it matter if your brick and mortar customers are online? 5. Does it matter that your customers are social? 6. What will it take to create and curate compelling content? Test what works and what doesn’t. You have to know what drives traffic and what get’s clicked on and what doesn’t. 7. Can we outsource it? Do they really know you, your product or your customers? Consumers are going to continue to demand content that “fits” them. As well, that content not only needs to fit their niches and demands but it also needs to be accessed at anytime and anywhere. It will start and end with the content you create and curate every day and every night. If you don’t get it right, chances are that your competition will. So How Good Is Your Content?
By Marc Meyer. http://bit.ly/QjS9F4 Source. http://bit.ly/Nr7eED
Via maxOz
Secondo sondaggio condotto da Ad Age e Citigroup sul perchè le aziende sfruttano Facebook Ads, "il 45,9% dei rispondenti ha messo al primo posto il miglioramento della brand awareness e del sentiment. A grande distanza (17,6%) seguono coloro che acquistano pubblicità per portare traffico verso il proprio sito, e solo al terzo posto, con il 12,1%, chi vuole aumentare i fan o i “Mi piace”. “Nel corso del 2011, i brand hanno speso un sacco di tempo ed energie per costruire la propria base di fan, e l’acquisto di fan era uno degli obiettivi principali di molti” ha affermato Debra Aho Williamson, analista di eMarketer. “Penso che ora stiamo assistendo ad una evoluzione; ora abbiamo i fan, e dobbiamo capire cosa farci.” Branding e awareness sono da sempre fra gli obiettivi principali dei marketer sui social media, mentre lead generation e vendite tendono ad essere una priorità importante per i brand che fanno B2B. Su Facebook, si può osservare l’acquisto di pubblicità da parte di inserzionisti che puntano a far scaricare giochi e a raggiungere utenti affini ai prodotti che promuovono, con l’obiettivo di portarli a visitare il sito web. [..]" Flavian Mihai www.funkymarketing.it
Via Carlo Mazzocco
Sondaggi recenti o meno delineano una tendenza irreversibile. I Social Media condizionano e condizioneranno la scelta della vacanze.
Via Antonio Maresca
"Le aziende e i consumatori percepiscono in maniera molto differente il significato di un Facebook Like. Le aziende lo vedono come un’approvazione, un segnale di gradimento dei contenuti; mentre i consumatori lo percepiscono maggiormente come una dimostrazione di lealtà al brand. Un’incomprensione profonda tra le due controparti: le aziende non hanno ben compreso la visone dei consumatori rispetto alle interazioni sociali con i brand, e di conseguenza, non sono in grado di avvantaggiarsi a pieno delle possibilità offerte dai social media e dai desideri di partecipazione dei consumatori. La differente visione del significato del “Like” è, in ogni caso, mostrata alla perfezione dalle due motivazioni maggiormente citate dall’una e dall’altra controparte. Il 57% delle aziende ritiene che sia un segnale di gradimento dei contenuti contro il 30% dei consumatori che, al contrario, lo vedono come un segnale di lealtà nel 49% dei casi. Una scelta di significato attribuito ai like, al contrario, solo dal 24% delle aziende. [..]" Leggi l'intero articolo: http://www.techeconomy.it/2012/06/28/facebook-like-i-consumatori-e-i-brand-li-interpretano-diversamente/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter
Molte aziende pensano al social media marketing con scetticismo, probabilmente perché credono sia una disciplina del tutto svincolata da strategie...
Via Carlo Mazzocco
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