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Measuring the Effects of Sexual Content in the Media: A Report to the Kaiser Family Foundation., 1998-May

|This report was prepared at the request of the Kaiser Family Foundation to examine the methodological options for investigating the effects of sexual content in the media on children and adolescents. Open Pdf doc-

mcc43's insight:

From 1998 to now things have gotten  worse

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As 10th Anniversary of Iraq War Nears: 16 Media Outrages You May Have Already Forgotten | The Nation

As 10th Anniversary of Iraq War Nears: 16 Media Outrages You May Have Already Forgotten | The Nation | Anti-Exploitation | Scoop.it
As we approach the 10th anniversary of the U.S.
mcc43's insight:

 

 

 

 

1)  In late-March 2003, the day before the U.S. invasion,  Bill O'Reilly said, "If the Americans go in and overthrow Saddam Hussein and it's clean, he has nothing, I will apologize to the nation; I will not trust the Bush administration again, all right?"


2) After the fall of Baghdad in April, Joe Scarborough, on MSNBC, said, "I'm waiting to hear the words 'I was wrong' from some of the world's most elite journalists, politicians, and Hollywood types."

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Cosa lega Gezi Parkı, Goldman Sachs e le sanzioni all’Iran? | geopolitica-rivista.org

Cosa lega Gezi Parkı, Goldman Sachs e le sanzioni all’Iran? | geopolitica-rivista.org | Anti-Exploitation | Scoop.it
Che Recep Tayyip Erdogan e il suo modello di Turchia fossero inclusi nell’elenco dei silurabili se n’era avuto sentore l’anno scorso, quando sul Middle
mcc43's insight:

Stando così le cose, ci vuole poco a capire perché gli spasmi di protagonismo di Erdogan abbiano cominciato ad irritare anche gli Stati Uniti. Persino lo sventolio della bandiera del secondo (per potenza) esercito della Nato pare li abbia infastiditi. E’ successo da quando qualcuno ha rinverdito la leggenda secondo la quale l’insegna sullo stendardo turco evoca il «riflesso della luna che occulta una stella», che apparve «nelle pozze di sangue dei cristiani sconfitti dopo la battaglia di Kosovo nel 1448». E’ la battaglia durante la quale gli Ottomani sconfissero le forze cristiane e stabilirono l’Impero ottomano con l’adozione della bandiera turca nell’Europa orientale fino alla fine del XIX secolo. La riscoperta della leggenda sarà pure una provocazione, ma di certo ha contribuito a raffreddare i rapporti con l’Occidente. Ne è una testimonianza l’incontro di Washington del 16 maggio scorso durante il quale Erdogan aveva chiesto a Obama che la Turchia non restasse fuori dalla Translatlantic Trade and Investment Partnership, il progetto di zona di libero scambio tra Europa e Stati Uniti. Ma il Presidente americano oggi più di quel giorno di maggio continua ad esitare, sebbene la sua esclusione potrebbe portare a una contrazione del 2,5% del Pil turco. Se ciò accadesse si confermerebbe il catastrofico scenario evocato da David Goldman.

Dopodiché il 27 maggio, undici giorni dopo l’incontro con Obama a Washington, sono cominciate le manifestazioni nel cuore di Istanbul con il prestesto di impedire l’abbattimento dei seicento alberi di Gezi Parkı per permettere l’ammodernamento di piazza Taksim pianificato da Governo. Con il passare dei giorni le proteste si sono allargate anche in altre città, in particolare nella capitale Ankara e a Smirne. L’escalation si è avuta il 31 maggio con la diffusione planetaria delle immagini delle cariche della polizia contro i manifestanti, con il massiccio uso dei lacrimogeni e dei cannoni ad acqua. Tra i tanti messaggi di condanna c’è anche quello del Parlamento Ue nel quale si esprime preoccupazione per «l’uso sproporzionato ed eccessivo della forza» da parte della polizia turca e si deplorano «le reazioni del governo turco e del primo ministro Erdogan». Nel comunicato infatti si accusa, come mai era accaduto prima, lo stesso premier di acuire la polarizzazione della situazione. Per completare il quadro sarebbe interessante conoscere le intenzioni di Mark Patterson, il lobbista della Goldman Sachs che è alla testa dello staff del segretario del Tesoro Jacob Joseph Lew.

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