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Quanto é trasparente #UNHCR?

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Nonostante ricerche, rapporti, audit finanziari esterni e denuncie giornalistiche UNHCR continua ad essere poco trasparente a livello finanziario mettendo in dubbio l’efficacia del suo operato. L’A...
mcc43's insight:

Nonostante ricerche, rapporti, audit finanziari esterni e denuncie giornalistiche UNHCR continua ad essere poco trasparente a livello finanziario mettendo in dubbio l’efficacia del suo operato.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fu fondato il 14 dicembre 1950 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  con l’obiettivo di assistere i rifugiati nel mondo. L’Agenzia ha iniziato ad essere operativa il 01 gennaio 1951 assistendo fino ad ora 50 milioni di persone e vincendo due premi Nobel per la pace, rispettivamente nel 1954 e nel 1981.

Con un budget annuale di 300.000 dollari nel 1950, UNHCR é divenuta una vera e propria holding umanitaria con 4,3 miliardi di dollari nel 2012. I fondi provengono per il 86% dai Governi, 6% da alter organizzazioni inter-governative, 6% da donazioni private (fondazioni, ditte e donazioni individuali), 2% dal budget delle Nazioni che copre I costi amministrativi. I principali finanziatori sono: Commissione Europea, Giappone, Olanda, Stati Unite e Svezia.

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Siria, gas e petrolio dietro i giochi dell’Occidente. Con l’aiuto di al Qaeda

Siria, gas e petrolio dietro i giochi dell’Occidente. Con l’aiuto di al Qaeda | Anti-Exploitation | Scoop.it
Anche l’Italia s’è seduta al banchetto per la spartizione della Siria. La regia, come s
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di Stefania Carnamolla 

[...]


Non passerà molto che anche la Siria di Bashar al Assad, così come per l’Iraq e la Libia, sarà attaccata militarmente da una qualche alleanza benedetta dall’Onu. Le armi chimiche di Bashar al Assad, però, non sono state ancora trovate, ciò che ha creato non pochi imbarazzi alla Cia, mentre è stato confermato un attacco chimico dei ribelli siriani su Aleppo. Le ultime notizie parlano anche di duecento soldati americani ai confini fra Siria e Giordania e che secondo il Los Angeles Times potrebbero arrivare a ventimila.

 

La Siria fa gola a tutti. È ricca di petrolio, gas naturale, oil shale, tanto che prima del conflitto era uno dei più grandi produttori d’energia del Levante. La Siria, che in questo settore ha forti legami con l’Iraq, l’Iran, la Russia, il Venezuela, la Cina, l’India, la Dutch Shell, la Total, la Gulfsands Petroleum, la Sinopec e altre compagnie, non piace alla Casa Bianca, non piace alle petromonarchie del Golfo Persico, Emirati Arabi Uniti, cioè, Arabia Saudita, Qatar, non piace all’Unione Europa. Prima della crisi, le sue esportazioni di greggio andavano a gonfie vele, erano state avviate attività di esplorazione, erano stati stretti accordi con Iran e Iraq per la costruzione di gasdotti e oleodotti, di un gasdotto con origine nell’Azerbaijan, nel Caucaso meridionale, o ancora per l’ampliamento della Arab Gas Pipeline, che porta gas dall’Egitto alla Siria e alla Giordana, per il trasporto del gas anche verso il Libano, la Turchia, l’Europa, ciò che avrebbe fatto della Siria il più importante corridoio energetico della regione. Poi, a Damasco, tutto è cambiato, perché qualcuno ha voluto così, usando i ribelli come testa d’ariete. Le sanzioni volute dalla Casa Bianca, dall’Unione Europea e da altri, hanno, infatti, indebolito la bilancia dell’export energetico, con i ribelli che intanto danneggiavano infrastrutture come reti ferroviarie, oleodotti, raffinerie. Con il conflitto si sono fermate le attività di produzione ed esplorazione, e anche i progetti per la costruzione di oleodotti e gasdotti sono stati accantonati.

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