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Ansia, panico e paure...
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Ansia, panico e paure: istruzioni per l'uso

Ecco il mio ultimo video sull'ansia e le paure. Come vedete è un po' fuori dalle righe, sono in un periodo di sperimentazione circa le modalità di presentazione. Che ne pensate?

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Simonetta DiGiovanni's comment, August 31, 2012 1:16 AM
Ho visto con curiosità ed interesse (e da profana) il video. Mi è sembrato chiaro sintetico informale ma professionale, penso possa essere di maggior impatto "vedere" chi porge degli strumenti per combattere ansia e paura, perchè la comunicazione è più ricca ed efficace. Sempre da profana, mi sembra che su questo argomento circolino molte "informazioni" mi pare a volte discordanti.
Giuseppe Lunardi's comment, July 14, 2013 2:05 AM
Ecco una dimostrazione a video di come si può fare qualcosa di concreto: http://sco.lt/6yvD0L
Giuseppe Lunardi's curator insight, July 14, 2013 2:07 AM

Video dimostrativo:


http://sco.lt/6yvD0L

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Il movimento calma l'ansia

Il movimento calma l'ansia | Ansia, panico e paure... | Scoop.it


Il movimento fisico – passeggiare, fare sport, allungare i muscoli – porta diversi vantaggi, anche in dosi minime. Come hanno mostrato diversi studi - uno in particolare condotto recentemente alla Princeton University e pubblicato sul Journal of Neuroscience - muoversi genera nuove cellule cerebrali. Si tratta di cellule facilmente eccitabili, perfette per migliorare la memoria e il pensiero: per questo, il movimento aiuta lo studio e la concentrazione. Eppure, numerosi altri studi hanno anche dimostrato che il movimento porta calma e relax nelle stesse parti del cervello. Come è possibile?I ricercatori di Princeton si sono soffermati proprio su questa apparente contraddizione e hanno condotto alcuni studi sui topi (...)
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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Lo sport attiva il nostro cervello e lo rallenta allo stesso tempo: ci permette di essere più reattivi, ma anche più calmi. Uno studio spiega come sia possibile e chiarisce che sportivi e sedentari hanno cervelli diversi

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Dr. Gerry Grassi Psicologo's curator insight, September 2, 2013 9:22 AM

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Dario De Gennaro's curator insight, December 5, 2013 12:42 AM

Lo sport attiva il nostro cervello e lo rallenta allo stesso tempo: ci permette di essere più reattivi, ma anche più calmi. Uno studio spiega come sia possibile e chiarisce che sportivi e sedentari hanno cervelli diversi.

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Paura e panico, nel cervello prendono strade diverse

Paura e panico, nel cervello  prendono strade diverse | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

C'è paura e paura. La sensazione di spavento scatenata da stimoli esterni, visivi o uditivi, e qualcosa di più intenso e profondo, legato invece a quello che succede all'interno del nostro corpo.


Seguono percorsi diversi e fanno riferimento a centri differenti: la scoperta si deve a John Wemmie, della University of Iowa e potrebbe aiutare ad affrontare in modo più mirato gli attacchi di panico o sensazioni come la sindrome da stress post-traumatico e altre condizioni legate all'ansia. 


L'area cerebrale della paura è da anni collegata all'amigdala, che si attiva in risposta a stimoli esterni e prontamente manda il segnale di allarme ad altre aree neurali che preparano il corpo a reagire, di solito con la fuga o con l'attacco.


Tante patologie sono legate a disfunzioni dei meccanismi 'salvavita' della paura: ad esempio la sindrome da stress post-traumatico, in cui è come se il pulsante della paura fosse sempre acceso, anche quando non c'è nulla da temere, oppure gli attacchi di panico.


Ma l'amigdala non è la sola ad attivarsi in presenza di sensazioni di paura.


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Quando l'ansia dei bambini proviene dai genitori...

Quando l'ansia dei bambini proviene dai genitori... | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: l'ansia a mio avviso è contagiosa, nel senso che stare vicino a persone molto agitate porta spesso al dilagare di un sentimento di irritazione.


Inoltre bambini che vedono nei genitori una gestione non corretta dell'ansia tenderanno ad apprendere strategie simili.


Benchè queste mie osservazioni si basino sul buonsenso comune, ecco ora uno studio scientifico a riprova di quanto sostengo.


Ricordo in questa sede il mio videotutorial su come gestire in maniera positiva ansie e paure.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"I ricercatori hanno analizzato le interazioni tra 66 genitori ansiosi e 66 bambini. Tra i genitori, 21 soffrivano di ansia sociale e 45 di altri disturbi d’ansia, tra cui il disturbo d’ansia generalizzata, disturbo da attacchi di panico e il disturbo ossessivo-compulsivo.


Utilizzando una scala da 1 a 5 punti, i ricercatori hanno misurato il calore affettivo dimostrato verso il figlio, le critiche fatte al bambino, l’espressione di dubbi circa le sue prestazioni e la sua capacità di completare l’attività, oltre che la disponibilità a concedere autonomia e casi di eccessivo autoritarismo.


Risultato: i genitori che soffrivano di ansia sociale hanno mostrato di esprimere meno calore e affetto verso i loro bambini, li hanno criticati più spesso, esprimendo dubbi circa la loro capacità di svolgere il compito.


Si sono inoltre riscontrate differenze significative tra i genitori su come essi controllano l’operato dei figli e sulla loro disponibilità a concedere autonomia."


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Virtual Life in Real Life [ovvero: come ti risolvo gli attacchi di panico]

Virtual Life in Real Life [ovvero: come ti risolvo gli attacchi di panico] | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: bella testimonianza di guarigione da parte di una donna che ha sofferto per diverso tempo di attacchi di panico.


CHi scrive l'articolo sotto riportato si sofferma su alcune implicazioni che la realtà virtuale potrà avere (ma in realtà già ha) nel trattamento rapido di questo genere di disturbi.


Chissà tra qualche anno i progressi delle nuove tecnologie quali nuove frontiere ci apriranno...


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"Il primo attacco arrivò un pomeriggio di gennaio, stavo guidando per andare al carnevale di Viareggio e dovetti fermare la macchina perchè sentii improvvisamente una sensazione che mai più mi sarei scordata. La sensazione di morire.


Quel periodo è stato il più duro della mia vita, soprattutto perchè ben poche persone mi erano rimaste accanto. Mi sentivo un peso per tutti, oltre che per me stessa. Non mi riconoscevo più.


Ho fatto un lungo percorso per ritornare alla mia vita. Per tornare ad essere la PADRONA della mia vita.


Bene, tempo fa, in vista di un esame universitario sulla realtà virtuale, ho fatto una ricerca e ho scoperto come questa possa aiutarci anche in campo psicologico, sia per la cura di ansia e attacchi di panico che per tutte le fobie in genere.


Il paziente viene esposto in modo “concreto” alla situazione, viene immerso in un mondo tridimensionale ricostruito per l'occasione (ad esempio un supermercato, una metropolitana, un aereo ecc.), e può così fornire risposte concrete agli stimoli, sotto lo stretto controllo di specialisti.


Il risultato è la scomparsa del disturbo in modo molto più veloce rispetto al metodo tradizionale.


Non lo trovate grandioso?!"


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Lo stress aumenta il rischio di morte per ictus

Lo stress aumenta il rischio di morte per ictus | Ansia, panico e paure... | Scoop.it


Il mio parere: sebbene ci siano evidenze che collegano il disagio psicologico alla malattia coronarica, fino ad oggi vi era una carenza di studi e dati che indagavano il possibile legame tra disagio psicologico e rischio di morte per malattie collegate a problemi cerebrovascolari o cardiovascolari.


Da questo studio risulta invece importante non sottovalutare mai il nesso possibile tra mente e corpo, anche nella diagnosi di quelle malattie “fisiche” che meno di altre ci sembra possano avere un legame con la nostra psiche.


Voto all’articolo 8/10


Tratto dall’articolo:

“Il disagio psicologico e lo stress che ne deriva è associato ad un alto rischio di morte per ictus.


Lo stress di natura psicologica è molto diffuso nella popolazione generale, riguarda circa il 15% -20% delle persone, ed è associato a fattori quali ansia, depressione, disturbi del sonno e perdita di fiducia.

I ricercatori della UCL (University College London) hanno cercato di capire la relazione tra disagio psicologico e rischio di morte per cause cerebrovascolari, studiando i dati di oltre 65000 uomini e donne.


II dottor Mark Hamer, del Dipartimento di Epidemiologia e Sanità pubblica dell’University College di Londra, sostiene che dalla ricerca emerge la prova della significativa correlazione esistente tra stress psicologico e problemi di salute come quelli derivanti dalla malattia cardiovascolare.


Inoltre, insieme agli altri autori dello studio, suggerisce come i questionari possono essere utili strumenti di screening per diagnosticare le comuni malattie mentali e per mettere in atto le necessarie azioni di prevenzione tese a ridurre i fattori di rischio di morte per malattie cardiovascolari.”


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10 fobie generate dalla natura

10 fobie generate dalla natura | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: la natura può provocare paure insopportabili e vere e proprie patologie.


Tuttavia non è un discorso solo di "natura" quanto soprattutto di mente: è lei l'artefice delle nostre paure. Infatti, sebbene la natura resti sempre la stessa, sono le persone ad affrontare in modo diverso alcuni eventi.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"Natura, verde, ambiente: tre parole che suscitano sentimenti positivi, connessi a momenti unici della nostra vita. Eppure c’è chi della natura nelle sue varie declinazioni ha paura, sia esso un timore legato a un singolo aspetto o all’ambiente nel suo complesso.


Si tratta di vere e proprie patologie, spesso invalidanti, che nulla hanno da invidiare alle sindromi ansiose ben conosciute dall’opinione pubblica, quali ad esempio gli attacchi di panico o l’agorafobia.


Di seguito, la lista delle 10 fobie più diffuse legate alla natura, per apprenderne l’esistenza e comprendere gli effetti subiti da chi ne soffre.


Limnofobia: si tratta della paura generale dei laghi, siano essi in fotografia o visti dal vivo;


Hilofobia: è la paura delle foreste e dei mostri che potrebbero nascondere;


Agrizoofobia: è l’ansia che si manifesta nei confronti degli animali in cattività, come orsi o lupi;


Eliofobia: così come suggerisce il nome, si tratta della paura del sole. Può essere anche definita la “sindrome del vampiro”, per ovvia similitudine;


Dorafobia: è la paura di pellicce, pelli e altri prodotti di origine animale. 


Aeroacrofobia: è il timore per i luoghi aperti e alti, come la cima di una montagna;


Entomofobia: è l’ansia rivolta verso la presenza degli insetti, come formiche o scarafaggi;


Anablefobia: chi la subisce non può guardare in alto senza provare ansia o vertigini;


Antrofobia: è il terrore verso fiori e altre simili piante."


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Uomini e donne "diversi" davanti allo stress

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Il mio parere: gli uomini e le donne non reagiscono allo stesso modo davanti allo stress, certo ci sono, ovviamente, moltissime eccezioni, ma, in media, la capacità di resilienza o meno dinnanzi a determinati eventi può cambiare anche in base al sesso.


Senza scomodare le differenti situazioni ormonali che possono influenzare l'attivazione o meno di specifici geni, entrano in gioco anche altri elementi, come la capacità fisica di reagire ad alcuni eventi stressanti o l'impatto e il significato emotivo che tali eventi assumono nella vita di una persona a seconda del sesso: un'aggressione, ad esempio, viene vissuta molto diversamente da una donna rispetto a un uomo.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:
"La maggiore fragilità delle donne rispetto a ansia e depressione e la frequenza più alta di malattie cardiovascolari nell'uomo, ad esempio, sarebbero espressione della diversa suscettibilità e reattività allo stress.


Facendola molto semplice, mentre all’uomo stressato sale la pressione, la donna rimugina e si fa prendere da ansia e umor nero.


La relazione fra stress cronico e malattie cardiovascolari è assodata, ma ad esempio le differenze fra i sessi in relazione all'infarto e lo stress sembrano molto meno nette.


Uno studio recentissimo ha dimostrato che l'infarto è più frequente negli uomini e in chi ha avuto eventi di vita molto stressanti, ma il genere non sembra modificare l'associazione fra l'attacco di cuore e le abitudini stressanti.


Tuttavia, un altro studio recente indica che lo stress mentale potrebbe essere addirittura più "pericoloso" per le donne, perché sotto stress le coronarie femminili si dilatano di meno rispetto a quelle degli uomini, portando perciò meno ossigeno a un cuore "sotto pressione".


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Si può morire di panico?

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Il mio parere: il paziente che soffre di questo problema è spesso convinto che il panico possa poi portare a ulteriori problemi: impazzire, morire, soffocare, essere in balia degli altri, e così via.


In questi casi, una normalizzazione psico-educazionale diretta può essere utile, un intervento di informazione esplicita in cui si comunica al paziente che di panico non si muore e né tantomeno si impazzisce.


E’ importante infatti contestualizzare il sintomo del paziente che soffre di attacco di panico all'interno delle relazioni e fasi di vita che la persona sta vivendo.


A questo proposito vi invito a visionare il mio video sull’ansia e attacchi di panico .


Voto all’articolo 7/10


Tratto dall’articolo:

“Un problema del paziente con disturbo da panico è la sua tendenza a non contestualizzare il suo malessere emotivo in una situazione. La conseguenza è che situazioni oggettivamente problematiche non sono comprese dal soggetto.


Il soggetto non comprende che il contesto giustifica un certo malessere emotivo ed egli o lei finisce per vivere il suo sconforto come privo di senso.


Non comprendendo la componente cognitiva delle emozioni, si finisce per percepirne solo quella fisiologica, la quale assume un aspetto terrificante proprio per la sua assenza di significato.


Ad esempio, se il soggetto trascura o sottovaluta uno stato di tensione per una situazione sociale o prestazionale sgradevole (entrare in una stanza con gente ignota di cui temo il giudizio, affrontare un esame), finirà per percepire solo gli aspetti fisiologici del suo stesso stato di tensione (ad esempio, uno stato di oppressione al petto).


Ma questo senso di oppressione toracico, se non viene collegato cognitivamente alla situazione, finisce per assumere un aspetto terrificante proprio perché privo di senso.


Di qui la possibile terribilizzazione panica.”


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Come curare l'ansia del bambino?

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Il mio parere: un recente studio ha reso noto un protocollo per il tratttamento cognitivo-comportamentale (CBT) per i bambini che soffrono di disturbi d'ansia.


In particolare concordo con l'osservazione del collega che ha condotto lo studio, Ron Rapee, secondo il quale: "una differenza fondamentale del lavoro con i bambini, rispetto a quello con gli adulti, è l’attenzione al sistema in cui sono inseriti: non c’è infatti un bambino ansioso, c’è una famiglia ansiosa".


Dal punto di vista dell'approccio sistemico, infatti, è il contesto famigliare che per primo va analizzato per ricercare le origini dell'ansia che si sviluppa nel bambino, concetto ben rappresentato dalla parola "paziente designato" dove chi porta il disagio rappresenta a un qualche livello il portavoce del contesto dentro il quale è immerso.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"il Cool Kids Program, presentato da Ron Rapee, è un protocollo strutturato di trattamento per i bambini con disturbi d’ ansia, che si sviluppa e si conclude in 10 sessioni, della durata di un’ora per le terapia individuali, o di due ore per i gruppi.


Il programma si basa sul modello d’ ansia sviluppato da Rapee e collaboratori, in cui fattori genetici, stile genitoriale, vulnerabilità individuale e eventi esterni concorrono a generare il disturbo d’ ansia; per ognuno dei fattori, il protocollo prevede una tranche di terapia, che va a lavorare sugli elementi disfunzionali.


la parte che riguarda il lavoro con i genitori prevede un intervento che riduca l’iperprotettività verso il figlio e favorisca il supporto all’esposizione, e via dicendo.


La ristrutturazione cognitiva viene introdotta subito, già nella seconda sessione, attraverso la metafora del detective: ai bambini viene detto che impareranno a fare gli investigatori, che indagheranno sui pensieri che causano le loro paure e che i loro “strumenti del mestiere” saranno delle domande specifiche da utilizzare per contrastare i pensieri dannosi (“Quali sono i fatti?”, “Cosa altro può essere successo invece di quello che sto pensando ora?”, “Cosa è successo in passato di simile?”).


Durante le esposizioni, il focus deve essere rivolto alle conseguenze temute, facendo provare al piccolo paziente il sapore di ciò che teme, stando molto attenti che il bambino non si sottragga, anche in modo velato, a ciò di cui ha paura."


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Come calmarsi durante un attacco di panico...

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Il mio parere: una serie di esercizi inerenti principalmente il meccanismo della respirazione che promettono di placare la crisi d'ansia.


Personalmente non sono a conoscenza di questa tecnica, che propongo al lettore con il beneficio del dubbio.


Se qualcuno la prova e ha voglia di dare qualche feedback è benvenuto :-)


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"La respirazione controllata è uno dei metodi più efficaci da usare. Il seguente esercizio riuscirà a calmarti sia fisicamente che mentalmente.

  • Inizia inspirando dal naso contando fino a tre molto lentamente
  • Poi trattieni il respiro contando fino a tre molto lentamente
  • Infine, espira dalla bocca contando fino a tre molto lentamente, come se stessi soffiando su una zuppa calda per raffreddarla. Puoi fare questo esercizio per tutto il tempo che vuoi e funziona davvero.

Oltre alla respirazione, puoi controllare il flusso dei tuoi pensieri. Lo scopo di questo esercizio è fermare i pensieri che ti creano ansia, sostituendoli con immagini mentali rilassanti e pensieri felici.

  • Esempio: Sono in ansia perché dovrò presentare il mio lavoro davanti a tutta la classe; continuo a pensarci, aumentando l'ansia sempre di più.
  • Fermati! Elimina questo pensiero dalla tua mente e sostituiscilo con qualcos'altro di piacevole. Ad esempio, puoi concentrarti su cosa farai nel fine settimana, come una cena con i tuoi amici o un'escursione con la tua famiglia; lascia che la mente vaghi su pensieri felici e non pensare a nulla che ti crei ansia."

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Fobia Sociale: come riconoscerla e come superarla

Fobia Sociale: come riconoscerla e come superarla | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

 Il mio parere: la fobia sociale è spesso legata alla timidezza, è un disturbo d’ansia che si caratterizza per il fatto che il soggetto ha paura del giudizio degli altri, a livello sociale.


Questo tipo di fobia porta ad un comportamento di evitamento di tutte quelle situazioni di relazione interpersonale, nelle quali sorge il timore di essere valutati in maniera negativa.


Si tratta di un disturbo invalidante ma che può essere arginato, a questo proposito segnalo che su questo argomento due colleghi - Davide Algeri e Simona Lauri - hanno da poco ultimato un interessante ebook gratuito da scaricare, la cui lettura suggerisco.


Voto all’articolo 7/10


Tratto dall’articolo:


“I sintomi della fobia sociale consistono in un’ansia che precede la situazione che crea disagio.


A livello fisico questo tipo di fobia comporta delle manifestazioni specifiche, come una sudorazione più accentuata, rossore nel viso, tachicardia, tremori, sensazione di bocca asciutta e confusione mentale.


Da parte del soggetto ci sono dei giudizi su se stesso, che vertono sul punto di aver fatto una figuraccia e di non essere stato all’altezza. Ci si chiede inoltre che cosa gli altri avranno pensato.


Le cause della fobia sociale sono molte.


Ci possono essere delle cause ambientali, che riguardano soprattutto lo stile educativo che la famiglia ha messo in atto nei confronti del bambino.


Ci sono anche delle cause temperamentali, che hanno la loro sede nella personalità dell’individuo.


Anche le esperienze personali possono condurre alla fobia sociale, soprattutto quando si sono affrontate situazioni continue di umiliazione e di derisione.


Fra i rimedi per la fobia sociale l’esposizione graduale del soggetto alle situazioni sociali temute, in modo da superare le strategie di evitamento, può essere efficace.


Il tutto è preceduto dalla ricostruzione del disturbo, dall’analisi degli episodi di ansia sociale e dalla correzione delle credenze sbagliate che si innescano nei rapporti con gli altri.


Utile è anche tenere un diario in cui annotare i pensieri disfunzionali e quelli funzionali."


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Che cos’è il Panico?

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Il mio parere: cosa si intende per panico? Non sempre è semplice da riconoscere perché i vari disturbi d’ansia mostrano forme differenti del cosiddetto pensiero negativo.


Nel disturbo di panico la previsione negativa è collegata a sensazioni corporee di vario tipo, ma tutte in qualche modo collegate a un’esperienza terrorizzante di paura. È, appunto, il cosiddetto panico.


Questa previsione negativa è spesso un elemento critico che, invece che aiutarci, complica ulteriormente le cose. A questo proposito ho fatto un semplice videotutorial che fornisce alcune strategie per contrastare il panico.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"“Per panico si intende un periodo preciso di paura o disagio intensi, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti:

a) palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia;

b) sudorazione;

c) tremori fini o a grandi scosse;

d) dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia;

e) dolore o fastidio al petto;

f) nausea o disturbi addominali;

g) sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;

h) derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi);

i) paura di perdere il controllo o di impazzire;

l) paura di morire; parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);

m) brividi o vampate di calore.


Nel paziente affetto da panico vi possono essere situazioni specifiche esterne temute, ma non perché intrinsecamente catastrofiche, ma perché associate dal soggetto al panico.


Si tratta di luoghi dove, secondo il paziente, è più facile improvvisamente provare uno stato di panico per qualche ragione. Ad esempio, perché lì è avvenuta una precedente esperienza di panico.


Un altro tipo di luoghi temuti sono i posti dove si è in uno stato di attesa obbligata o di costrizione. Per esempio, le file, le attese nei luoghi pubblici.


L’individuo in preda al panico percepisce percezioni sgradevoli che egli catastrofizza ritenendole terrorizzanti in varie zone o funzioni del corpo."


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Ansia, combatterla con ricordi e nostalgia

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Curare l’ansia pensando con nostalgia al passato. Potrà sembrare assurdo ma sembra essere, secondo uno studio dell’Università di Southampton un mezzo valido per superare questo particolare stato di stress guadagnandoci anche in ottimismo. (...)


Lo studio condotto in questione dai ricercatori inglesi è stato pubblicato sulla rivista di settore Personality and Social Psychology Bulletin e sostiene che la nostalgia non è solamente un sentimento orientato al passato, ma una sorta di punto di partenza per vedere il futuro in modo positivo nonostante i problemi e le difficoltà nelle quali ci si può imbattere anche nel presente.


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Non conosco questa tecnica, ma se qualcuno avesse voglia di provarla e farmi sapere come si è trovato sarebbe un interessante feedback...

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Lavorare a maglia contro l'ansia
da esame clinico

Lavorare a maglia contro l'ansia   <br/>da esame clinico | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Un corso di maglia contro l'ansia da esame medico. Così il knitting debutta nelle sale d'aspetto degli ospedali.


Da venerdì 8 marzo alla clinica Mangiagalli le pazienti potranno imparare a lavorare a maglia con i ferri circolari, mentre attendono di fare la mammografia e/o di ritirare il referto.


Il progetto pilota - che viene lanciato in concomitanza della Festa della donna - parte negli ambulatori di screening del centro di senologia. Qui di solito le donne si fermano venti minuti in attesa di sapere il risultato degli esami.


Il tic tac dei ferri, il movimento ritmico e la mente concentrata a tenere il conto dei punti possono servire come passatempo contro la paura. Uno svago carico oltretutto di significati simbolici.


Le volontarie di knitting insegneranno come sferruzzare con il motto «Ogni donna è tessitrice della propria salute».


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Sono contento della sempre maggiore attenzione mostrata dai medici agli aspetti psicologici sempre implicati in qualsiasi iter diagnostico ospedaliero.


Guardo con curiosità questa iniziativa milanese, pensando che se la distrazione si dimostrerà buona arma contro l'ansia sarà benvenuta. 

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Sindrome di Burnout: 7 modi per vincerla

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Il mio parere: lo stress è sempre più parte integrante della vita.

In parte occorre senza dubbio ascoltarlo e comprenderlo, interrogandosi quali nostri atteggiamenti vadano cambiati, e l'articolo che presento va proprio in questa direzione, offrendo 7 utili strategie da tenere a mente per creare un "cuscinetto" attorno allo stress.


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

  1. Includere brevi pause periodiche nell‘orario di lavoro.
  2. Imparare a delegare ai colleghi, una volta ogni tanto.
  3. Rigenerarsi fuori dal lavoro con attività gratificanti, e trovare fonti da cui trarre nuove energie e nuove forze. Mantenersi attivi nel tempo libero con gli amici e la famiglia, dedicarsi a qualche hobby.
  4. Durante il fine settimana, fare una gita al lago, andare in palestra o fare un bagno caldo si rivelano occupazioni utili per contrastare lo stress.
  5. Consumare una dieta sana e bilanciata; mangiare in modo regolare e con tranquillità.
  6. Dedicare tempo alle attività che prima si trascuravano, come il buon cibo, moderate attività sportive, riunioni famigliari e con gli amici, hobby e lunghe camminate nella natura.
  7. Assicurarsi di mantenere un corretto equilibrio tra carriera e vita privata.

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Ansia, panico… respira che ti passa

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Il mio parere: ho sentito parlare bene di questa tecnicha emergente, la mindfulness, anche se non ho mai avuto occasione di studiarla.


In questo articolo alcuni dei principi sui quali si basa, e la concezione che fornisce degli stati ansiosi.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"Prima di dirigere la mente verso la sensazione d’ansia che si sta manifestando, concentratevi sulla respirazione, sulla sensazione d’aria che scorre lentamente nelle narici, che scorre nella parte posteriore della gola e nei polmoni.


Sentite il battito del vostro cuore e immaginate come pompi il sangue ossigenato nel corpo. Continuate fino a quando vi sentite pronti per meditare.


Ora, spostate l’attenzione ai pensieri ansiosi.


Quali pensieri sono presenti nella mente in questo momento? Ce ne sono molti che si agitano rapidamente o qualcuno che vi rimane per un po’? Considerate i pensieri oggettivamente piuttosto che reagire a loro emotivamente.


Nella consapevolezza [mindfulness], si sta prestando attenzione al fatto che si ha un pensiero, ma non si sta acquisendo quello che va dicendo.


Cercate di non giudicare il pensiero come “buono” o “cattivo”.


Coltivate un atteggiamento di serenità a tutto ciò che vi passa per la mente. Guardate i vostri pensieri con curiosità e gentilezza e sarà più facile da sopportare"


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Perdere il lavoro: come superarlo

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Il mio parere: affrontare la perdita del lavoro è un percorso difficile, legato fortemente alla personalità dell’individuo: non siamo tutti uguali e non tutti reagiamo allo stesso modo.


La mancanza di impiego diventa traumatica in rapporto al ruolo che il lavoro riveste nella nostra vita.


Se per l’individuo la sua professione riveste una grandissima importanza, legata a valori come il riconoscimento, l’identità, la sicurezza, il suo venir meno potrebbe comportare un forte sconvolgimento.


C'è dunque chi vive questa perdita come un vero e proprio lutto, e chi invece, può viverla in maniera relativamente positiva, considerando questa evento quale occasione di riscatto o opportunità per mettere in atto un cambiamento su se stesso che coinvolga magari anche gli altri ambiti extralavorativi.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dalla'rticolo:
"Perdere il lavoro comporta problemi sia fisici che psicologici.


Tra i primi si annoverano nervosismo, irritabilità, affaticamento, fino ad arrivare ad attacchi di panico o alla depressione nei casi più gravi.


Nel momento in cui si perde il lavoro per il quale si è investito tempo e risorse bisogna avere la forza necessaria per affrontare la situazione.

Innanzitutto, non bisogna vergognarsi di chiedere consiglio ad un medico se il semplice sfogo con la propria famiglia o i propri amici non bastano.


Un esperto di psicologia del lavoro, uno psicoterapeuta, un selezionatore del personale, sono tutti soggetti che possono essere di grande aiuto per una persona che pur aver perso il lavoro ha la voglia di ricominciare e di continuare a far parte del mondo degli occupati.


Colpisce la metafora utilizzata da una psicologa e consulente del lavoro di San Francisco, Rachelle J. Canter, la quale ha affermato che perdere il lavoro è come essere investiti da un’auto.


È proprio per questo che l’evento traumatico deve essere un momento di crescita per potersi interrogare su cosa realmente si vuole fare della propria vita e dove si vuole arrivare.


L’importante è che colui il quale perde il lavoro non deve sentirsi solo, ma appoggiato e sostenuto, solo così potrà realmente ripartire."


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Luca Mazzucchelli


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Ansia da ascensore, una ricerca spiega il perché...

Ansia da ascensore, una ricerca spiega il perché... | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: ognuno di noi ha una zona di comfort propria, all'interno della quale si sente protetto.


Questo non è solo uno spazio mentale, ma anche fisico.


Quando entriamo in ascensore, la prossimità con l'altro per certi versi ci tocca anche mentalmente, dando vita a tutta una serie di buffe mosse da parte nostra e altrui.


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"Quando entriamo in un ascensore ci disponiamo con lo sguardo verso la porta e ci disponiamo istintivamente al suo interno come i puntini della faccia di un dado.


Quando arriva un nuovo passeggero potremmo essere costretti a spostarci: e qui si osserva una specie di danza a quadrato, Il tutto per mantenere una distanza massima con gli altri al fine di evitare contatti indesiderati.


Poi c'è il "viaggio", mentre si scende o si sale le persone non si guardano mai negli occhi.


Leggeranno il giornale o i messaggi sul cellulare, o si fingeranno incuriositi dall'etichetta che riporta i dati tecnici dell'ascensore."


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Luca Mazzucchelli

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8 pratici consigli per aiutare il partner che soffre d'ansia

8 pratici consigli per aiutare il partner che soffre d'ansia | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere:
l'ansia è un nemico non facile da sconfiggere per chi la vive sulla propria pelle ma anche per le persone che stanno accanto a chi ne soffre, soprattutto se si tratta del nostro partner.


L'articolo offre alcuni pratici consigli su come affrontare la situazione d'emergenza.


E' utile ricordare che quando il partner soffre di un simile disturbo, è fondamentale essere sì un po' più premurosi, ma senza esagerare: non bisogna cedere all'ansia, alla preoccupazione per l'altro, ma solo incoraggiarlo a stare meglio e sostenerlo con energia e positività.


Ai consigli tratti dall'articolo ne aggiungerei un nono, che è quello di mostrare al partner il video che ho girato su come affrontare al meglio le paure e ansie.


Voto 8/10


Tratto dall'articolo:

"1. Non prenderti in carico totalmente il problema: finiresti per esaurire ben presto le tue energie mentali e fisiche e per deresponsabilizzare il tuo partner rispetto all’affrontare attivamente il problema
2. Mostra empatia: a volte è difficile comprendere cosa sia un disturbo d’ansia e quanto possa essere invalidante se non trattato: non cadere nella trappola del “cosa vuoi che sia, anche io qualche volta sono ansioso/a) l’ansia clinicamente rilevante non può essere paragonata per intensità e durata a quella normalmente sperimentata.

3. Limita le rassicurazioni: se la richiesta di rassicurazioni del tuo partner si fa costante ricordati che soddisfarla non ridurrebbe l’ansia, lo porterebbe solo a ricercare ancora di più la sicurezza fuori di sè

4. Non parlare solo dell’ansia: non far sì che l’ansia diventi la cosa più importante della coppia, sposta il tuo focus e quello del tuo partner sulle cose veramente importanti per voi

5. Non rimproverare: evita di rimproverare te stesso/a e il partner se non vedi miglioramenti immediati, questo non farebbe che peggiorare le cose

6. Comunica con il comportamento non con le parole: se vuoi aiutare l’altra persona ad affrontare le sue paure mostragli come affronti le tue.

7. Prenderti cura di te: non dimenticarti di te stesso/a e dei tuoi bisogni, dedica del tempo solo a te e alle cose che ti piace fare, ti aiuterà ad essere più sereno/a nel rapporto col tuo partner

8. Chiedi supporto: non rimanere solo/a, chiedi aiuto in accordo con il tuo partner a specialisti, amici, parenti ecc.."


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Luca Mazzucchelli

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Maria Teresa Frezet terapeuta olistica's curator insight, May 22, 2013 1:41 PM

Un altro possibile strumento per risolvere i disturbi legati all'ansia ci viene dalla medicina vibrazionale.

 

Andando ad agire sui corpi sottili (cioé la famosa aura che sta attorno al corpo fisico), si può lavorare su molti blocchi emozionali che sono alla base di tantissimi problemi di ansia.

 

Con poche sedute di bilanciamento (naturalmente se é intenzione reale del paziente di voler star bene) si ottengono solitamente risultati ottimi.

 

Www.lifelaignment.it

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Paure sane e malate: come curarle?

Paure sane e malate: come curarle? | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: in circostanze normali la paura rappresenta un meccanismo “salvavita”, talvolta però diventa irrazionale, cieca, devastante.


La paura come patologia, è un mostro da noi inventato dal quale poi siamo spaventati e perseguitati, pertanto come non esistono limiti alla nostra fantasia non esistono limiti alla nostra capacità di inventarci paure; tuttavia, proprio in quanto nostra costruzione, la paura patologica può essere da noi destrutturata.


L'articolo che segue propone tre soluzioni molto differenti tra loro per curare fobie e ossessioni. La terapia d'urto, a mio avviso, è senz'altro la più efficace e veloce.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"Fobie: paure ingiustificate


Le prime sono emozioni molto intense, immaginarie e irrazionali, che provocano reazioni esagerate rispetto allo stimolo.


Per intenderci, se è normale avere paura di fronte a una tigre, è ingiustificato il panico alla vista di una formica.


In linea generale si può dire che esistono tre diversi tipi di fobie: quelle semplici, scatenate da un oggetto o da una situazione, per esempio un animale o la vista del sangue; le fobie sociali, come quella di parlare in pubblico, ma anche (è abbastanza diffusa) quella di mangiare di fronte a estranei.


Le ossessioni


Le ossessioni invece sono un chiodo fisso che tortura la mente. Chi ne soffre sa di essere tormentato da una sorta di parassita mentale e per eliminare l’intruso mette in atto un meccanismo di reazione chiamato compulsione.


Ma la risposta è sempre esagerata e anziché risolvere finisce per alimentare il problema.


Non ci sono confini precisi tra paura sana e malata, ma rientrano nella seconda categoria gli stati di panico suscitati da situazioni cui la maggioranza delle persone è indifferente.



C’è una terapia?


Uno dei metodi più usati è la desensibilizzazione o autoesposizione progressiva: consiste nell’abituare gradualmente la persona ad affrontare la situazione o l’oggetto che generano paura, finché il panico scompare.


Può sembrare un sistema violento perché il paziente viene messo di fronte alla propria paura, e deve imparare a superarla.


Per chi non si accontenta di cancellare il sintomo ma cerca anche le cause, c’è il lettino dello psicoanalista: la terapia in questo caso è meno brutale, e va più a fondo.


C’è anche il metodo farmacologico, la cui soluzione principale è rappresentata dai cosiddetti farmaci “anti-mao” (monoamino-ossidasi), che agiscono stimolando la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore che regola il tono dell’umore.


Per ridurre i sintomi della paura si può ricorrere ai beta-bloccanti. Altri farmaci vengono usati contro le ossessioni. Tutto, naturalmente, dietro prescrizione medica."


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Luca Mazzucchelli


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L'ansia è una paura irrisolta?

L'ansia è una paura irrisolta? | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: l'ansia nasce come un'emozione naturale ed utile, perchè ci permette di stare all'erta e dare il meglio di noi stessi.

Certo in alcune occasioni l'ansia diventa nemica e ci paralizza, ed è in questi casi che può essere considerata frequentemente una paura irrisolta.


A questo proposito vi invito a visionare questa raccolta di video sull'ansia e le paure da me curata, contente alcuni video informativi, strumenti pratici per gestire l'ansia, e anche qualche spezzo ironico sul tema.


Voto all'articolo 6/10


Tratto dall'articolo:

"La paura “sociale” primeggia nei nostri cervelli" ha scritto uno studente di quindici anni e la sua definizione, così precisa e di sintesi, mi lasciò senza parole.


La paura sociale (ad esempio paura di non essere all’altezza delle aspettative degli altri, paura di non potere dire la propria opinione o di non potersi ribellare a qualcosa o a qualcuno, paura di non essere accettato per come si è, etc...) può essere originata da un "trauma" subito.


Se abbiamo una paura reale l’ansia generata si chiamerà prudenza e sarà positiva ma se la paura è sociale l’ansia piano, piano avrà due caratteristiche: la presenza costante molto sgradevole di un’attesa incombente negativa, gravi disturbi alimentari, sessuali-affettivi, del sonno, crisi di panico e tanti.


L’antidoto potrebbe essere come si è scritto recuperare e rafforzare l’autostima .


Spesso la paura-sociale nasce in famiglia nei primi anni di vita perché proprio in quegli anni si stabiliscono le prime e più importanti relazioni emotive –affettive cognitive. La scuola potrebbe fare qualcosa? Forse, sì.


Il bambino nella scuola trova una “famiglia”nuova, più grande con più relazioni (cervello sociale ),l’insegnante una nuova figura adulta di riferimento, la possibilità di esprimersi, realizzarsi in varie attività in cui una sana competizione potrebbe aiutare l’autostima, sfruttando l’interdipendenza cognitiva – emotiva .


Educare le emozioni è importante perché uno degli scopi fondamentali dell’educazione è interporre una tappa valutativa, non automatica fra oggetti causativi e risposte emozionali."


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Luca Mazzucchelli



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Paure? Scienziati scoprono come cancellarle

Paure? Scienziati scoprono come cancellarle | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: pubblicato su Science è un fantascientifico studio che suggerisce come sia possibile cancellare dal cervello le memorie emozionali recenti come la paura.


Tuttavia ritengo difficile che questo possa essere considerato un valido e concreto aiuto a chi soffre di fobie, attacchi di panico e stress post-traumatico.


Noi "siamo" la nostra memoria, le paure vanno affrontate per essere superate e non messe a tacere con i farmaci o, peggio ancora, cancellate dalla nostra mente come fossimo dei semplici automi.


Più che cancellare le paure, quindi, direi prima di tutto affrontarle, e successivamente cercare di affiancare ai traumi negativi delle esperienze positive che siano capaci di contrastare i nostri timori.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"Thomas Ågren, dottorando presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Uppsala, ha dimostrato in un esperimento come sia possibile cancellare dal cervello le memorie emozionali di nuova formazione.


il ricercatore si è basato sull’idea che quando si sperimenta o si impara qualcosa di nuovo si attivano delle proteine che vanno a promuovere un processo di consolidamento che, a sua volta, serve per creare la memoria a lungo termine.


Quando cerchiamo di ricordare questo qualcosa, la memoria diviene per un po’ instabile, tuttavia un altro processo di consolidamento la ristabilizza.


Il richiamo successivo di questo ricordo diventa così non il risultato di ciò che è realmente accaduto ma, piuttosto, il ricordo di ciò che abbiamo rammentato l’ultima volta che vi abbiamo pensato.


Il segreto dunque sta proprio qui: interrompendo il processo di riconsolidamento che segue l’atto di ricordare si sarebbe in grado di influenzare il contenuto della memoria."


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Luca Mazzucchelli

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Asilo nido e ansia da separazione: 7 regole per affrontarlo

Asilo nido e ansia da separazione: 7 regole per affrontarlo | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: ho già parlato di questo argomento d'attualità in questo articolo, ma ritengo utile approffondire l'argomento segnalando questo articolo che offre 7 preziose regole per affrontare l'inserimento del vostro bambino in modo sereno.


Voto all'articolo 8/10


Tratto dall'articolo:

"Gli studi sociologici e pedagogici dimostrano che i bimbi inseriti in asilo nido divengono adulti più indipendenti e felici.


Tuttavia, il momento dell'inserimento e i primi mesi possono dare vita a fenomeni di ansia da separazione da parte dei piccolini.


Ecco come affrontare il fenomeno, evitando di cadere nella trappola di "evitare" il nido.


1.Preparare il bambino alla separazione:

Bisogna "raccontare" (più che spiegare) perché andare al nido o scuola materna è importante. Si può iniziare, narrando il luogo e il momento di ingresso con delle belle immagini evocative che aiutino il bambino a farsi una buona idea di quel contesto.


2.Creare dei momenti da trascorrere con altri bambini: se conoscete i bambini che, presumibilmente, saranno all'asilo con lui/lei, potete fare una festa o organizzare un pomeriggio con loro come strategia di preparazione che attenua l'ansia da separazione e la paura dell'estraneo.


3.Acquistare abiti, grembiulini e accessori per il primo giorno di asilo insieme a loro, aiutarli a scegliere un abito speciale da indossare il giorno dopo, preparare un pranzo speciale e scattare delle foto.


4.Concentrarsi sugli aspetti positivi: Parlare dell'asilo nido con i piccolini in modo positivo ed entusiasmante è importante. Puntate l'attenzione su come è bello incontrare altri bambini, fare nuove amicizie e giocare con i giocattoli nuovi.


5.Utilizzare parole e azioni di sostegno: Nonostante tutte le accortezze del caso, può verificarsi comunque che il bimbo pianga e si disperi a causa dell'attaccamento reciproco di madre e figlio. E' importantissimo che di fronte a questo comportamento, vi poniate senza sgridare, minacciare, adulare o punire.


6.Siate molto dolci, rassicuranti e decise: Abbracciatelo, baciatelo e salutatelo facendo una rapida uscita.


7.Utilizzare la routine per facilitare l'ingresso in asilo nido: Stabilire "un rituale" quotidiano da svolgere con il bimbo al mattino può essere di grande aiuto per affrontare l'ansia di separazione. 


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Luca Mazzucchelli

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Ansia da separazione: quando a soffrirne sono i genitori | Nido, asilo ...

Ansia da separazione: quando a soffrirne sono i genitori | Nido, asilo ... | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: solitamente è noto il contrario, ossia che sia il bambino a “puntare i pugni” timoroso di affrontare il mondo fuori.


Tuttavia, non è da sottovalutare che, spesso, il bambino dimostri tanta più resistenza ad accettare il nuovo contesto, quanto più sia la madre stessa, in realtà, a non volersi separare dal suo piccolo.


Come riconoscere quindi quando il bambino si fa portavoce di un disagio della madre prima che del proprio?


Voto all’articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"L’ansia da separazione è un disagio piuttosto frequente nei bambini e per aiutarli nella fase del distacco tutti gli esperti e gli insegnanti ripetono all’unanimità che è importante che la mamma si mostri serena, fiduciosa e tranquilla.


Perché ogni sentimento ambiguo verrà percepito dal bambino e contribuirà ad aumentare la sua ansia.


Eppure in certi casi i genitori possono vivere una situazione di grande sofferenza al pensiero di separarsi dal bambino. 



Quando può accadere? 
Un eccesso di iperprotettività può portare i genitori, ad avere difficoltà a separarsi e a fidarsi delle persone che prenderanno in cura il piccolo. In questo caso delegare può diventare davvero difficile.


Ma l’eccessiva sofferenza nel lasciare i figli a scuola può anche essere la spia di un disagio personale, di un’insoddisfazione di fondo. Se per tre anni ci si è dedicate esclusivamente alla cura del bambino, il timore del vuoto, dell’assenza, della mancanza di un ruolo può ripercuotersi sul benessere di mamma e figlio. 



Eppure la fase del distacco è importante per entrambi. 



La mamma deve ritrovare spazi propri e lavorare sulla consapevolezza che il bambino non va protetto da tutto e tutti. I genitori hanno il compito di aiutare i bambini ad affrontare le loro paure, ma per farlo devono innanzitutto affrontare la loro stessa paura di lasciar andare il bambino.”



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Luca Mazzucchelli

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3 consigli per combattere l’ansia del ritardo

3 consigli per combattere l’ansia del ritardo | Ansia, panico e paure... | Scoop.it

Il mio parere: sono una persona che ama essere puntuale e apprezza le persone che fanno altrettanto, perchè credo sia una forma di rispetto importante.


Tuttavia è vero che talvolta questa esigenza diventa un po' eccessiva, e ci si ritrova allora con le migliori intenzioni a scaturire effetti dannosi in primis per noi stessi.


Il prezzo da pagare dell’essere sempre puntuali è alto in termini di stress perché chi punta sull’anticipo, deve rispettare l’anticipo stesso, tanto che il leggero ritardo dell’atra persona li innervosisce perché “loro stanno già aspettando da almeno mezz’ora”.


Se la puntualità o l'anticipo diventano una esasperazione, infatti, i loro effetti ansiogeni inizieranno a rovinare prima noi stessi, poi la qualità delle relazioni che cerchiamo di instaurare e mantenere.


Voto all’articolo 7/10


Tratto dall’articolo:

“Viaggiare con un quarto d'ora di anticipo, mezz'ora o a volte anche di più. No, non stiamo parlando di treni o di aerei – che semmai sono spesso in ritardo – ma di persone: quelle che quando hanno un qualsiasi appuntamento (con il fidanzato, sul lavoro, dal dentista, a un concerto) arrivano sempre in netto anticipo, e fanno l'impossibile per essere presenti all'orario prefissato.


Al punto che chi le conosce può sempre contare sul loro anticipo, che si rivela utile in caso di ostacoli o imprevisti, perché loro comunque “ci saranno”.


Alcuni vivono addirittura con l'orologio spostato in avanti di un quarto d'ora, così da garantirsi un cuscinetto di vantaggio su tutto ciò che devono fare, e ciò paradossalmente crea un continuo senso di ritardo e di fretta. Non vivono nel presente, ma nell'imminente, in tutto quello che fanno.


E se hanno del tempo in più lo passano nell'attesa A volte per essere in anticipo arrivano trafelati, avendo pure tralasciato cose importanti o dimenticato qualcosa.


1.Il giusto anticipo

Per un eventuale imprevisto calcolare dieci minuti di anticipo è ragionevole. Regolati su quelli. Se accade qualcosa di più ostacolante, impara a pensare che non dipende da te: non puoi controllare tutto.


2.Un valido tentativo

Fai un esperimento con un appuntamento non troppo importante, ad esempio un ritrovo di routine con gli amici. Prova ad arrivare per l'orario prefissato e non un minuto prima. E semplicemente osserva cosa accade fuori e dentro di te.


3. Esercizi di lentezza

Quando hai un po' di tempo libero sottoponiti a tecniche di rilassamento, sia corporeo che – se ti piace – immaginativo. Sono molto utili nel tuo caso per ricontattare i tempi e i modi dell'anima, che senz'altro sono meno frenetici di quelli che tu giornalmente chiedi a te stesso."


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