Abuso di sostanze e d'alcool
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Abuso di sostanze e d'alcool
Aggiornamenti sull'abuso di alcool e sostanze stupefacenti www.neuropsichiatriassociati.it
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Alcoldipendenza, impatto devastante sull'economia europea

I Costi superano i 20 miliardi di euro l'anno

Dott. Francesco Somajni's insight:



 


L’alcoldipendenza è una delle problematiche sociali e sanitarie più rilevanti in Europa e nel mondo. Secondo le stime riportate dal Ministro della Salute nella Relazione al Parlamento sono 8 milioni i bevitori a rischio e tra questi circa 1 milione gli alcoldipendenti, con un elevato impatto economico legato a costi diretti ed indiretti che l‘OMS ha stimato recentemente per l’Italia in 22 miliardi di euro l’anno. 

Nonostante questi numeri, l'alcoldipendenza risulta essere il disturbo meno trattato se confrontato con altre patologie mentali quali disturbo d’ansia generalizzato, disturbo da attacchi di panico, depressione maggiore, schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo. 

Come è emerso in occasione dell’ultimo European Health Forum di Gastein (EHFG), l’alcoldipendenza e la depressione sono tra le principali cause di perdita di produttività a livello europeo e rappresentano oggi una delle maggiori sfide per il sistema sia sanitario che socioeconomico. Si stima che in Europa i costi in termini di perdita di produttività, assenteismo e perdita del lavoro relativi alla depressione siano pari a 92 miliardi di euro e quelli collegabili all’alcoldipendenza pari a 155 miliardi di euro, di cui una parte significativa è a carico dei sistemi sanitari. I dati forniti dall’Internazional Labour Organisation (ILO) confermano quanto le patologie alcol correlate minino i sistemi produttivi. Basti pensare che ben il 25% del personale delle maggiori aziende ha comportamenti ad alto rischio nel consumo di alcol. 

"I dati confermano quanto già evidenziato dall'OMS per la UE; le stesse stime identificano in 22 miliardi l'anno i costi sociali e sanitari per l'Italia causati dall'alcol – sostiene Emanuele Scafato, Presidente della SIA, Società Italiana di Alcologia e vice presidente EUFAS, European Federation of Addiction Societies . Costi che paga la società e che potrebbero essere in gran parte risparmiati se si attivassero strategie e policy di valorizzazione dell’identificazione precoce e di intervento breve (IPIB). La recente conferenza mondiale INEBRIA svoltasi a Roma ha dimostrato che l'integrazione dell’IPIB nella pratica quotidiana e il networking tra le competenze di prevenzione di popolazione nei contesti di assistenza sanitaria primaria e quelle specialistiche espletate dai servizi per la cura e la riabilitazione sono un investimento e non un costo e che la prevenzione va sempre privilegiata rispetto alla cura. 

Ma, come è stato rilevato dal progetto AMPHORA, la cultura sanitaria italiana si caratterizza purtroppo per i più bassi livelli di investimenti e di formazione medica universitaria e continua che riflettono impietosamente i più bassi livelli di conoscenza degli strumenti di screening e delle metodologie di prevenzione da parte dei medici. La contestuale evidente influenza degli interessi economici e commercial, con logiche di promozione di un prodotto che non è ordinario e che risultano prevalenti rispetto alla promozione della salute hanno contribuito a far affermare un valore d’uso dell’alcol che non è più il bere inteso nel senso tradizionale del termine”.  

In Italia, infatti, gli alcoldipendenti sono circa 1 milione, e di questi, secondo i dati del Ministero della Salute, solo 58.000 circa si rivolgono ai Servizi deputati alla cura e riabilitazione dell’alcoldipendenza. "Ampliare l'accessibilità al trattamento colmerebbe il gap  identificato per l'Italia dal progetto AMPHORA che conferma l'Italia come il Paese europeo che più di tutti  potrebbe giovarsi di una riduzione del 13 % circa di mortalità e di ospedalizzazione alcolcorrelati a fronte di un ampliamento dal 26%  al 40 % dei soggetti in carico ai servizi - prosegue Scafato.  Le indagini condotte e presentate in Commissione Europea dal Progetto europeo ODHIN hanno evidenziato che intervenire sulla formazione medica specifica in Italia è un urgenza, una priorità oggi inderogabile".

Nonostante i numeri siano allarmanti - 14 milioni di alcoldipendenti in Europa nella fascia più produttiva, 25-59 anni, di cui solo il 10% sono effettivamente trattati - le strategie volte a risolvere tali problemi di salute spesso incontrano significativi ostacoli: la mancanza di consapevolezza del problema tra i dipendenti, dirigenti e società, la banalizzazione della dipendenza, l’occultamento del consumo di alcol per paura delle  conseguenze professionali come  il licenziamento e/o la perdita di posizione sociale. Ostacoli che minano la prevenzione, ritardano la diagnosi e limitano l’intervento.

“Generalmente i pazienti che hanno un bere pericoloso non vanno a curarsi finché non hanno altre gravi conseguenze sia fisiche che psichiche" afferma Icro Maremmani, Presidente della Società Italiana Tossicodipendenze. "Per questo è necessario migliorare l'approccio complessivo della società a questi problemi, senza condizionamenti ideologici o luoghi comuni, e spingere gli operatori al confronto e al dialogo con tutti i soggetti in campo, senza però rinunciare alle proprie prerogative e alla propria identità scientifica e culturale".

L'alcolismo non è solo un tema sociale, ma ha un impatto anche sulla bilancia statale. Il Presidente della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), Fausto D’Egidio, aggiunge: "I numeri ci dicono che, nonostante il consumo di alcol sia lievemente in calo in associazione alle altre dipendenze, i malati di patologie alcol-correlate sono invece in aumento. Per migliorare l'accesso alle strutture terapeutiche degli alcol-dipendenti e favorire il difficile svelamento del fenomeno di un problema che non si può risolvere da soli o in famiglia ma tramite strutture specialistiche, oltre al necessario balzo culturale, occorre allargare la consultazione e l'accesso ai servizi di base a più agenzie territoriali. Questo libererebbe risorse per la continuità di cure specialistiche".

L’alcol è una sostanza tossica per la maggior parte degli organi del corpo umano e il livello di consumo è strettamente legato al rischio di morbilità e mortalità a breve e lungo termine. Il consumo di alcol è il secondo fattore di rischio di malattia in Europa dopo il fumo ed è un fattore causale di più di 60 patologie come ipertensione, cirrosi epatica, depressione e cancro. Oltre agli effetti sulla salute, il consumo e la dipendenza da alcol sono associati a molteplici conseguenze negative a livello sociale come incidenti, crimini e violenza, perdita di produttività e distruzione della vita familiare. Il rischio di alcol-dipendenza aumenta con il consumo di alcol, per questo motivo è importante una diagnosi precoce e un trattamento adeguato al singolo paziente. 

"L'abuso e la dipendenza da sostanze, come quelle da alcol, sono sempre più spesso associate ad un disturbo mentale - spiega Massimo Clerici, Presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze (SIP.Dip) - e questo fenomeno, definito 'doppia diagnosi', è in aumento. C’è una gamma potenzialmente ampia di persone con una vulnerabilità biopsicosociale non riconosciuta, che rischia, a causa dell’uso, di diventare un paziente portatore di disagio mentale e, prima o poi, di affacciarsi ai Servizi come paziente psichiatrico. Sull'altro versante, nei Dipartimenti di Salute Mentale, i pazienti  tradizionalmente in carico incontrano con sempre maggiore frequenza alcool e sostanze (il primo è il più frequente nei DSM) e ne derivano danni importanti in relazione a decorso ed esito della patologia di base". 

“I dati di prevalenza per il nostro Paese vedono i disturbi alcol correlati al 4 posto dopo ansia, insonnia e depressione. I disturbi psichici e più in generale la salute mentale – aggiunge Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) – sono la sfida del XXI secolo che tutta la Medicina è tenuta ad affrontare.  Il messaggio positivo da dare è che oggi tutti i problemi di salute mentale sono trattabili, anche se non necessariamente sono tutti guaribili”.

La cultura della prevenzione unita ad un’azione programmatica a più livelli - clinico, sanitario e sociale - dei soggetti a rischio è la via da intraprendere sia a livello europeo che a livello nazionale per curare e contrastare nel modo più accurato ed efficace le malattie mentali, fornire al paziente l’adeguato supporto specialistico e la terapia farmacologica più idonea. 

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Consumo di cocaina in Italia

Consumo di cocaina in Italia, popolazione generale

Dott. Francesco Somajni's insight:

Consumi di cocaina in Italia

 

Popolazione generale

Il 4,8% dei soggetti italiani di 15-64 anni ha provato ad assumere cocaina almeno una volta nella vita, mentre lo 0,9% ammette di averne consumato anche nel corso dell’ultimo anno. Il consumo attuale di cocaina, riferito ai trenta giorni antecedenti lo svolgimento della rilevazione, è stato dichiarato dallo 0,4% dei soggetti intervistati. Rispetto al 2008, i dati preliminari del 2010 indicano una riduzione dei consumi più marcata tra coloro che hanno assunto cocaina negli ultimi 12 mesi. Si registrano sensibili differenze si osservano tra i rispondenti di genere maschile e femminile, con particolare riferimento al consumo di cocaina almeno una volta nella vita, sebbene in termini percentuali, la maggiore differenza si osserva per il consumo negli ultimi 30 giorni (femmine -75% vs maschi).

 

 

Consumo di cocaina nella popolazione generale (una o più volte negli ultimi 12 mesi) secondo il genere. Anni 2001 – 2010  Fonte: Elaborazione su dati IPSAD-Italia 2001-2008 e GPS-ITA 2010

 

Secondo l’andamento evidenziato dai dati inerenti alle ultime cinque indagini, sembra confermata l’inversione di tendenza osservata nel periodo 2005-2008 a favore di una riduzione dei consumi di cocaina tra la popolazione italiana con una propensione maggiore tra i maschi rispetto al genere femminile.

 

 

Consumo di cocaina nella popolazione generale (una o più volte nella vita, negli ultimi 12 mesi e negli ultimi trenta giorni). Anni 2008 – 2010 Fonte: Elaborazione su dati GPS-ITA 2010

 

Il consumo di cocaina una o più volte nel corso dell’ultimo anno riguarda in particolar modo i maschi di età compresa tra i 25 ed i 34 anni. 
Nelle femmine, sono le giovanissime di 15-24 anni, in percentuale maggiore, a riferire di aver consumato cocaina (1,36%). Le prevalenze di consumo diminuiscono progressivamente nelle classi di età superiori, fino a raggiungere, tra le 45-54enni, lo 0,26% e tra i maschi di 55-64 anni, la prevalenza dello 0,15%.
Tra i soggetti che hanno consumato cocaina nel corso dell’ultimo mese, il 67% del collettivo maschile ed il 78% di quello femminile ha riferito di averla utilizzata fino a 5 volte in 30 giorni, mentre l’assunzione quotidiana (20 o più volte nell’ultimo mese) è stata riferita dal 7,4% dei maschi e dal 11,1% delle femmine.

 

 

Consumo di cocaina nella popolazione generale (una o più volte negli ultimi 12 mesi). Distribuzione per genere e classi d’età Fonte: Elaborazione su dati GPS-ITA 2010

 

Rispetto al consumo di cocaina nella popolazione giovane adulta europea (15-34 anni), l’Italia si colloca tra gli Stati membri con maggior consumo, sensibilmente inferiore a Spagna e Regno Unito. Dal 2005 si assiste ad una lieve inversione di tendenza rispetto al periodo precedente.



FONTI
Relazione Annuale al Parlamento sull’uso di sostanze stupefacenti e sulle Tossicodipendenze in Italia. Dati relativi all’anno 2009 Elaborazioni 2010.

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Cannabis e Psicosi

Correlazione tra abuso precoce (adolescenza) e comparsa di sindromi schizofreniche

Dott. Francesco Somajni's insight:
Allarme cannabis, scienziati a Perugia: "Assuntori a rischio patologie mentali"

Il titolo dello studio che sarà dibattuto alla Facoltà di Medicina è "Il decorso precoce della schizofrenia". Rischiano soprattutto i giovanissimi. Ogni 10 dosi a Perugia 7 sono di cannabis. "Correlazione accertata": spiega il prof Francesco Bernardini

 





Da Perugia riparte il dibattito internazionale sugli effetti (pericolosi e potenziali) e cause sulla psiche soprattutto dei giovanissimi che assumono regolarmente "cannabis". Infatti secondo alcuni studi ci sarebbero delle correlazioni pericolose tra questo particolare tipo di droga e la schizofrenia. Il dibattito tra scienziati avverrà dal 6 giugno nela sede della facoltà di Medicina della Università di Perugia del Polo Unico: il titolo del seminario è “The Early course of schizophrenia”( Il decorso precoce della schizofrenia). Relatore il professor Michael Compton, direttore di iniziative di ricerca presso la George Washington University School of Medicine and Health Sciences di Washington DC. 

"La correlazione tra uso di cannabis e disturbi psicotici, è nota da tempo, ma il progetto che intendiamo sviluppare è la valutazione sull'età d'esordio della patologia, sulla qualità dei sintomi e sulla progressione dei sintomi schizofrenici": lo ha affermato il Dottor Francesco Bernardini, da tempo impegnato su questa ricerca e che effettuerà un periodo di studi di sei mesi a Washington. 

 

L'argomento è sempre più di stretta attualità, considerata la età dei consumatori di sostanze stupefacenti sempre più bassa.  "Questo scambio di esprienze- osserva ancora il Professore - ci permetterà di  mettere in campo tutte le strategie di comunicazione, con il supporto di evidenze scientifiche ,per coinvolgere famiglia e scuola su aspetti drammatici sulle conseguenze di comportamenti che inzialmente possono sembrare di irrilevante portata, e che invece producono  effetti disabilizzanti della patologia a medio e lungo termine".

 

Uno studio allarmante dato che proprio la sostanza più utilizzata - sia perchè meno costosa e all'apparenza meno invasiva rispetto a quelle pesanti - a Perugia è proprio la cannabis. I sequestri di Polizia e  Carabinieri parlano chiaro: per 10 dosi spacciate in città 7 sono legate alle cosidette droghe leggere.

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Cocaina, verso un farmaco per combattere la dipendenza

Cocaina, verso un farmaco per combattere la dipendenza | Abuso di sostanze e d'alcool | Scoop.it
Un nuovo studio sui topi ha chiarito il ruolo cruciale di una proteina, nota come GAPDH, nell'effetto e nel danno ai neuroni provocato dal consumo di cocaina.
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Adolescenti e cervello: uso amfetamine provoca cambiamenti permanenti

Adolescenti e cervello: uso amfetamine provoca  cambiamenti permanenti | Abuso di sostanze e d'alcool | Scoop.it

Il consumo di amfetamine durante l'adolescenza può causare squilibri neurobiologici permanenti e aumentare i comportamenti...

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Cocaina, natura e terapia

Cos'è la cocaina. 

Caratteristiche dell'uso. 

Intervento terapeutico. 

Dott. Francesco Somajni's insight:

 

 

Origine

 

L’Eritroxylon coca è un arbusto sempreverde che cresce spontaneamente nei climi caldo umidi delle Ande (Ecuador, Colombia, Bolivia, Perù, Cile e Brasile) ad una altitudine compresa tra i 700 e i 2000 metri di altezza. Viene coltivata anche in alcune regione dell’Asia meridionale.

La cocaina presente nelle foglie della pianta a bassa concentrazione, viene estratta e raffinata, fino ad ottenere il sale idrocloridrico (cocaina cloridrato), polvere o blocchi biancastri.

La sostanza (formula chimica e struttura): 

La cocaina è un alcaloide naturale la cui struttura chimica è quella della benzoilmetilecgonina: un estere dell'acido benzoico e una base azotata.

 

 

 

Vie di somministrazione

 

Solitamente viene assunta per via inalatoria (intranasale) attraverso cannule rigide, o banconote arrotolate. Sempre più diffuso è il crack (che si ottiene dissolvendo il sale in una soluzione alcalina e separando la cocaina con un solvente), cocaina fumata, particolarmente pericolosa, come anche la via venosa, per la rapidità dell’effetto sugli organi bersaglio (si ottengono rapidamente alte concentrazioni di sostanza nell’organismo: gli effetti soggettivi e fisiologici compaiono entro 30 secondi e decrescono nei successivi 30 minuti).

 

 

 

Meccanismo d’azione

 

La cocaina aumenta il rilascio di dopamina (in misura minore di noradrenalina e serotonina), con conseguente sovraeccitazione delle cellule bersaglio.

 

 

 

Effetti fisici e psicologici, tossicità acuta e a lungo termine

 

Gli effetti fisici e psicologici della cocaina dipendono dalla dose, dal taglio, dalla via di somministrazione, dalla durata dell'uso, dal terreno psicologico su cui agisce, dall’uso concomitante di altre sostanze (spesso alcool, nicotina, ma anche eroina, farmaci e cannabinoidi).

 

La cocaina interferisce con le seguenti funzioni (sintomi e segni in senso cronologico di comparsa, tra parentesi):

le funzioni cognitive (accresciuta performance cognitiva, aumentata sensazione di fiducia e sicurezza in sé stessi, ipervigilanza, ansia, difficoltà di attenzione e di concentrazione, irritabilità, alterazione della capacità di giudizio e critica, comportamenti stereotipati, disorientamento spaziotemporale, paranoia, allucinazioni, perdita di controllo degli impulsi, dipendenza psicologica);l’affettività (labilità affettiva, disforia, tristezza, malinconia, apatia);la fame e la sete (anoressia, poi iperfagia);il sonno (insonnia, poi ipersonnia);sistema nervoso centrale (emorragie per crisi ipertensive, infarti da vasocostrizione, convulsioni);sistema cardiovascolare (tachicardia ed ipertensione, aritmie, ischemia e infarto del miocardio);sistema respiratorio (necrosi e perforazione del setto nasale e del palato, lesioni polmonari su base ischemica e a causa del fumo, ipertensione ed edema polmonari);apparato locomotore (accresciuta performance motoria, tremori, contrazioni muscolari);ipertermia;organi sessuali (anorgasmia, impotenza).

 

 

 

Terapia

 

L’intossicazione acuta da cocaina deve essere gestita in regime di ricovero. In funzione della sintomatologia presentata si eseguono accurati esami obiettivi (due specialistici neurologico e cardiologico) e accertamenti strumentali e di laboratorio (esami ematochimici di routine del sangue, esame completo e tossicologico delle urine, elettrocardiogramma, radiografia del torace, TAC encefalo) e si sottopone il paziente a terapia adeguata al caso (controllo dei parametri vitali, farmaci sedativi e antiepilettici, farmaci ipotensivi e antiaritmici…).La cura del paziente in astinenza presenta le difficoltà maggiori. In alcuni casi è preferibile avviarla in regime di ricovero, per allontanarlo dal contesto ambientale tossicomanigeno (ambiente famigliare e/o lavorativo stressante, amici tossicodipendenti, attività di spaccio), ma anche in quei casi di craving elevato, cioè quando la ricerca della sostanza e le ricadute nell’uso interferiscono con l’attività diagnostico-terapeutica. D’altra parte il trattamento ambulatoriale consente il proseguimento delle varie attività (di studio e professionali), ed evita gli interrogativi da parte di amici, parenti e colleghi.La terapia a lungo termine può essere residenziale (comunità), o ambulatoriale, con psicoterapia e psicofarmacologia, sotto monitoraggio costante dell'esame tossicologico delle urine. 

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Aumenta il consumo di cannabis tra gli studenti

Aumenta il consumo di cannabis tra gli studenti

Dott. Francesco Somajni's insight:

Aumenta il consumo di cannabis tra gli studentiLunedì, 6 maggio 2013 - 11:23:00


 

"Si stima che nel 2012 - su una popolazione scolastica pari a 2,5 milioni di ragazzi - oltre 500 mila studenti delle scuole medie superiori abbiano consumato cannabis, poco piu' di 60 mila cocaina e 30 mila oppiacei. Ci sono poi i consumatori di allucinogeni e stimolanti: circa 60 mila per ciascuna categoria di sostanze". A dirlo, sono i dati della 15esima edizione dello studio sulla popolazione studentesca di Espad-Italia ('European school survey on alcohol and other drugs'), realizzato per il nostro paese dal reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). L'indagine ha coinvolto 45 mila studenti delle scuole medie superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola. "Il nuovo studio attesta una generale tendenza alla stabilizzazione nel numero di consumatori per tutte le sostanze; tuttavia, si osservano alcuni interessanti incrementi", dichiara la responsabile dello studio Sabrina Molinaro. Che poi aggiunge:"I dati parlano innanzitutto di un aumento del consumo di cannabis: nel 2012 dichiarano di averne fatto uso almeno una volta nella vita e negli ultimi dodici mesi rispettivamente il 28,1% e 22,1% del campione, contro il 27,5% e 21,5% rilevati nel 2011. Il dato nell'ultimo anno pone l'Italia 5 punti sopra il 17% della media europea, seppur lontanissima dal 42% della Repubblica Ceca e dal 39% della Francia. I ragazzi sono piu' coinvolti delle coetanee (27% contro 17%) e l'assunzione e' avvenuta venti o piu' volte nell'ultimo anno per il 31% dei consumatori e il 16% delle consumatrici.

L'eta' media del primo contatto e' 15 anni". Aumentata lievemente anche l'assunzione di stimolanti: 3,8% nella vita e 2,6% nell'ultimo anno, contro 3,6% e 2,4% della precedente rilevazione, con un picco (consumi ultimo anno) del 4% tra i 19enni. Anche in questo caso, come avviene in genere, i maschi sono piu' attratti rispetto alle ragazze (3,6% contro 1,6%), in particolare da amfetamine ed ecstasy. L'eroina, sostanza in flessione rispetto al decennio scorso, segnala una lieve ripresa nell'ultimo anno: dall'1,2% nel 2011 all'1,3% (2% tra i maschi, 0,6% tra le ragazze) e anche tra gli assuntori frequenti (10 o piu' eventi nell'ultimo mese) si passa dallo 0,5% allo 0,6%. La cocaina e' stata assunta nell'ultimo anno dal 2,7% degli intervistati (dato uguale al 2011), in maggioranza ragazzi (3,8% contro 1,6%); si attesta sullo 0,7% la quota di chi la assume regolarmente. Relativamente alle sostanze allucinogene (lsd, ketamina e funghi), il 2,5% dei giovani intervistati ammette l'uso nell'ultimo anno, ma tra i 19enni la quota arriva al 3,8% e l'1,5% nell'ultimo mese. "Per le sostanze alcoliche si registra un primato tutto italiano: nel 2012 il consumo nella vita interessa l'88,6% del campione, quello nell'ultimo anno l'81,1% e il 64,7% degli intervistati ha bevuto nell'ultimo mese", prosegue la ricercatrice. "Un dato che ha origini culturali e non evidenzia particolari comportamenti a rischio, ma va sommato a quello preoccupante del 'binge drinking' (almeno 5 bevute in un'unica occasione) praticato dal 35,1% degli studenti, tra i quali il 60% dei maschi e il 68% delle femmine riferisce uno o due episodi al mese e piu' di un quinto da tre a cinque volte". Il dato sull'ubriacatura resta comunque inferiore a quello della media europea.

 Negli ultimi anni, inoltre, dilaga il consumo delle cosiddette bevande energetiche, che si attesta al 41% del campione. "Nonostante siano analcoliche, queste bevande contengono sostanze stimolanti che spesso si abbinano all'abuso di alcol", osserva Molinaro. "Gli utilizzatori di queste bevande si ubriacano piu' del doppio rispetto a chi non le beve: il 40,5% almeno una volta nell'anno (contro il 19%), il 54,3% nell'ultimo mese (contro il 28%)". Il 15,4%, infine, dichiara di aver assunto psicofarmaci senza prescrizione, mentre oltre il 52% degli studenti a cui sono stati prescritti ha continuato ad assumerne senza controllo medico. I piu' diffusi sono i farmaci per dormire e per le diete. Passando ai dati regionali, in raffronto con l'anno precedente, si evidenzia come siano gli studenti del Sud ad aver incrementato maggiormente i consumi. L'uso di cocaina in Sardegna e' passato cosi' dal 3,8% rilevato nel 2011 al 4,6%; in Sicilia dal 3,5% al 4,3%; in Calabria dal 3,6% al 3,9%.


I consumi di cannabis presentano un'inversione di tendenza dopo una lenta e costante diminuzione dal 2008 in quasi tutte le regioni e - anche se l'incremento riguarda soprattutto i maschi - si registra un aumento tra le ragazze in Calabria, dal 9,5% del 2011 al 13,3% del 2012; in Basilicata dal 13,1% al 15,3% e in Puglia dal 14% al 16,2%. Relativamente all'eroina, le prevalenze piu' elevate riguardano ancora i ragazzi del meridione: nelle due isole maggiori e in Calabria le prevalenze sono del 2,4%; in Basilicata, nel Molise e in Puglia del 2,3%, con notevoli incrementi rispetto al 2011. Il consumo di allucinogeni tra gli studenti di sesso maschile, spacca l'Italia in due e l'incremento riguarda principalmente il Sud: in Sardegna si passa dal 2,8% del 2011 al 3,7% del 2012; in Sicilia dal 2,5% al 3,4%; in Puglia dal 2,7% al 3,2%. Per quanto riguarda l'abuso di stimolanti si rileva una sostanziale omogeneita' tra i giovani maschi salvo l'aumento riscontrato in Molise (dal 3,2% al 4,1%) e nel Lazio (dal 2,9% al 4,3%). "Riteniamo importante diffondere il piu' possibile i risultati e rendere la lettura di questi numeri chiara e facilmente interpretabile", conclude la Molinaro. "L'importanza dell'indagine Espad, svolta attraverso la somministrazione di un questionario in forma anonima, risiede nell'individuazione di quelle aree cui destinare interventi di prevenzione adeguati alle problematiche giovanili: proprio a tal fine lo studio si ripete a cadenza annuale ormai dal 1999".

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Cocaina: a Milano consumo maggiore di Svezia e Norvegia

Cocaina: a Milano consumo  maggiore di Svezia e Norvegia | Abuso di sostanze e d'alcool | Scoop.it
Il consumo di cocaina a Milano è superiore di 5-10 volte a quello misurato in...
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Cos'è la marijuana? Che effetti produce? Quali conseguenze sull'organismo?

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CNR - Adolescenti e sostanze psicotrope: italiani nella 'top ten' - Le Scienze

CNR - Adolescenti e sostanze psicotrope: italiani nella 'top ten' - Le Scienze | Abuso di sostanze e d'alcool | Scoop.it
Comunicato stampa
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Rapporto sulle nuove tendenze nel traffico e consumo di droghe

Rapporto sulle nuove tendenze nel traffico e consumo di droghe | Abuso di sostanze e d'alcool | Scoop.it
Portale del Network Nazionale sulle Dipendenze in collaborazione con il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
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Novità sul traffico e uso di droghe

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Quando la dipendenza viene da dentro

Quando la dipendenza viene da dentro | Abuso di sostanze e d'alcool | Scoop.it
Un recettore cruciale per la soppressione del dolore da parte degli oppioidi endogeni, sostanze analgesiche prodotte dall'organismo, sarebbe responsabile anche di una forma di dipendenza da queste stesse sostanze naturali.
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Prevenzione del consumo di droghe, alcool e gioco d'azzardo nei giovani

Promuovere e realizzare attività finalizzate a prevenire il consumo, anche occasionale,

di sostanze stupefacenti,

l’abuso di alcool

e il gioco d’azzardo patologico tra gli studenti

Dott. Francesco Somajni's insight:

PROTOCOLLO D’INTESA

tra il

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

(di seguito MIUR)

e il

Dipartimento delle Politiche Antidroga

Presidenza del Consiglio dei Ministri

(di seguito DPA)


“Promuovere e realizzare attività finalizzate a prevenire il consumo, anche

occasionale, di sostanze stupefacenti, l’abuso di alcool ed il gioco d’azzardo

patologico tra gli studenti”


TENUTO CONTO della presenza nel nostro Paese di fenomeni di povertà, emarginazione e illegalità, che

alimentano senso di insicurezza e precarietà generando un atteggiamento di sfiducia nelle istituzioni e di

diffidenza nei confronti delle norme codificate;

 

CONSIDERATO che i cambiamenti sociali, culturali, economici e le complessità che caratterizzano le

società attuali hanno determinato processi di innovazione e trasformazione significativi dei sistemi educativi

di tutti i Paesi, rendendo necessario ridefinire il concetto stesso di cittadinanza, di legalità e di democrazia,

riconoscendo e valorizzando il ruolo fondamentale della componente studentesca nella vita della scuola e

della comunità;

 

CONSIDERATO che l'educazione alla democrazia e alla legalità trova nel protagonismo degli studenti e

delle studentesse un ambito privilegiato e che i diritti-doveri di cittadinanza si esplicano nel rispetto delle

regole e nella partecipazione di tutti i cittadini alla vita civile, sociale, politica ed economica;

 

RITENUTO necessario offrire alle scuole un idoneo quadro di riferimento all’interno del quale predisporre

un’offerta formativa che valorizzi l’educazione alla convivenza civile e i principi della legalità e della nostra

Costituzione;

 

PREMESSO CHE

IL MIUR

�� ritiene di significativa importanza la collaborazione con tutti i soggetti educativi, a partire dalla famiglia,

per diffondere la cultura della legalità;

�� sostiene le autonomie scolastiche nella loro interazione con le autonomie locali,le istituzioni, i settori

economici e produttivi, gli enti pubblici, i soggetti privati e associativi del territorio, per la definizione e la

realizzazione di piani formativi integrati;

�� ricerca le condizioni atte a coniugare nelle scuole, in forza dell’autonomia riconosciuta dall’art. 21 della

legge n. 59/97, la massima flessibilità organizzativa, l’efficacia delle azioni educative offerte in risposta ai

bisogni formativi emergenti, la tempestività ed economicità degli interventi, avvalendosi dell’apporto

costruttivo di tutti i soggetti protagonisti della comunità sociale di appartenenza;

�� promuove la cultura della legalità anche tramite percorsi di formazione extracurricolari volti a diffondere

la conoscenza dei principi della Costituzione tra le giovani generazioni.

 

PREMESSO CHE

IL DPA

�� ai sensi del DPCM 1 ottobre 2012 recante “Ordinamento delle strutture generali della PCM”, coordina le

politiche governative sulla prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti e dell’abuso alcolico correlato;

�� promuove l'osservanza delle disposizioni normative di interesse socio sanitario in materia di antidroga;

�� promuove il mantenimento dell'ordine, della sicurezza pubblica e della lotta alla droga;

�� promuove e sviluppa le iniziative governative di coordinamento interministeriale e di cooperazione

internazionale con le principali organizzazioni attive nell’ambito della prevenzione antidroga;

�� promuove l’educazione alla legalità anche attraverso percorsi formativi offerti alle scuole.

 

SI CONVIENE QUANTO SEGUE

Art. 1 (Premesse)

Mediante la sottoscrizione del presente Protocollo d’intesa, le parti condividono il seguente “Accordo di

collaborazione e coordinamento per la prevenzione dell’uso di droghe”: “Accordo di collaborazione e

coordinamento per la prevenzione dell’uso di droghe”, che di seguito è riportato in sintesi dei suoi punti

salienti:

�� L’accordo vuole definire e condividere alcuni concetti chiave e principi di base per poter realizzare

strategie ed interventi di prevenzione finalizzati ad evitare l’inizio dell’uso di sostanze stupefacenti e

l’abuso alcolico o poterne ritardare l’inizio nella popolazione giovanile. Le strategie e azioni di

prevenzione possono essere variamente orientate ed indirizzate a prevenire i diversi livelli dei rischi

connessi con l’uso delle sostanze stupefacenti. Tuttavia, quello su cui vorremmo accentrare

maggiormente l’attenzione per la prevenzione precoce è la fase preadolescenziale.

�� Alcune persone che usano droghe lo fanno per l’esistenza di motivi complessi che possono riguardare la

loro genetica e quindi i loro sistemi neurobiologici e cognitivi, la loro personalità, la loro storia personale

e di sviluppo affettivo, le condizioni sociali negative vissute quali ad esempio la diseguaglianza e

l’esclusione, nonché l’alta disponibilità di sostanze sul territorio.

�� La prevenzione è un arma efficace e sostenibile e per poter aumentare l’efficacia e l’impatto delle azioni

preventive si ritiene opportuno e necessario adottare quanto più globalmente possibile strategie e metodi

condivisi e scientificamente orientati. La prevenzione risulta cost effective e prevenire l’uso di droga aiuta

a prevenire anche altri comportamenti a rischio11. La prevenzione dovrebbe quindi essere vista

nell’ottica dell’aiutare i giovani a crescere sani e sicuri e dell’aiutare gli adulti a rimanere tali.

�� Al fine di condividere strategie comuni è necessario considerare che l’uso di sostanze, in assenza di

dipendenza, è un comportamento ad alto rischio per la salute e le condizioni sociali della persona, da

evitare o sospendere anche per i rischi che questo comporta per terze persone in conseguenza

all’aumentato rischio di incidentalità correlato all’uso di sostanze.

�� La tossicodipendenza e l’alcoldipendenza sono malattie del cervello prevenibili, curabili e guaribili,

causate dall’uso prolungato e continuativo di sostanze di stupefacenti o alcoliche e dalla presenza

combinata di fattori genetici, psichici e socio-ambientali.

�� Il problema dell’uso di sostanze stupefacenti, dell’abuso alcolico e delle dipendenze che ne possono

derivare deve essere considerato, oltre che un problema sociale, soprattutto un problema di sanità

pubblica a cui va dedicata particolare attenzione ed investimenti concreti per supportare programmi ed

interventi preventivi permanenti ed efficaci.

�� Le life skills preventive nei confronti dell’uso di sostanze stupefacenti, dell’abuso alcolico e dell’uso di

farmaci non prescritti dovrebbero far parte del corredo comportamentale di ogni adolescente oltre che

degli adulti. Inoltre, i genitori, gli insegnanti, gli educatori e i policy maker devono concorrere, ognuno per

quanto di propria competenza, a supportare ed incentivare lo sviluppo precoce e il mantenimento di

queste importanti life skills nelle giovani generazioni.

Per questo fine è necessario sviluppare una comune consapevolezza: è prioritario attivare interventi precoci

orientandoli ad individuare quanto prima possibile in particolare due principali condizioni e cioè l’esistenza di

fattori di vulnerabilità (prima dell’inizio dell’uso di sostanze) e l’uso iniziale occasionale di sostanze,

soprattutto nella fase in cui non si è ancora sviluppata la dipendenza.

Le finalità delle azioni di “early detection” sono quelle di non perdere o ritardare l’opportunità di prevenire la

comparsa di comportamenti o condizioni socio-relazionali in grado di incrementare il rischio di uso di

sostanze. In particolare ci proponiamo i seguenti macro obiettivi:

1. Attivare interventi di supporto precoce alla famiglia con problemi di vulnerabilità,

2. Attivare interventi educativi precoci e specifici prioritariamente sulle persone vulnerabili, in

particolare bambini e adolescenti.

3. Ridurre le probabilità di inizio d’uso di sostanze in giovane età evitando anche l’uso sperimentale e

quindi la sensibilizzazione cerebrale alle sostanze e la successiva attivazione di percorsi evolutivi

verso l’uso di cocaina, eroina e anfetamine.

4. Evitare le alterazioni della fisiologica maturazione cerebrale in seguito all’uso di sostanze durante la

fase adolescenziale.

5. Attivare più precocemente gli interventi terapeutici se presente un uso periodico o una dipendenza

anche per ridurre il rischio di overdose o patologie infettive correlate.

6. Ridurre i rischi di incidentalità droga correlata (incidenti stradali, lavorativi, domestici, violenze e

abusi)

7. Ridurre i costi sanitari, sociali ed individuali derivanti dallo sviluppo di una dipendenza.

Quanto precedentemente descritto declina quanto scientificamente dimostrato dalle ricerche scientifiche. In

particolare in riferimento a:

�� La maturazione cerebrale

I professionisti che si occupano di prevenzione dell’uso di sostanze devono tenere in considerazione ed

essere consapevoli che il cervello completa la sua maturazione attorno ai 21-22 anni con il

consolidamento in particolare della corteccia prefrontale, sede del controllo volontario dei comportamenti

e degli impulsi, e delle funzioni cognitive importanti per i processi decisionali, di coping e la motivazione.

Questa fase di maturazione comporta una modulazione continua delle strutture e delle reti neurali

(neuroplasticità) con una rimodellazione anche dei sistemi neurobiologici della gratificazione e del

controllo degli impulsi e un contemporaneo adattamento dei processi cognitivi e di apprendimento, che

saranno fondamentali nel futuro per l’interpretazione della realtà, per poter affrontare i percorsi di vita e

sviluppare la propria autonomia.

Il processo di maturazione cerebrale è un processo complesso e sensibile agli eventi esterni (traumi ed

altri eventi negativi), all’influenza delle sostanze stupefacenti e psicotrope. I sistemi dopaminergici,

serotoninergici, noradrenergici, del GABA ma anche il sistema endorfinico e soprattutto quello degli

endocannabinoidi sono molto sensibili alla presenza di sostanze stupefacenti esogene. Le droghe infatti

sono in grado di far reagire fortemente questi sistemi e la continua iper-stimolazione può causare una

trasformazione profonda sia della struttura che del loro fisiologico e regolare funzionamento. Di

conseguenza, anche il funzionamento cognitivo dell’individuo, il suo grado di consapevolezza, la

capacità di analizzare, riconoscere ed affrontare i problemi, i livelli di fisiologica gratificazione per i

normali obiettivi del quotidiano, la motivazione ad affrontare i problemi della vita, la memorizzazione e

quindi l’apprendimento oltre che il quoziente intellettivo, subiranno delle alterazioni.

Tutto questo risulta ancora più importante se si considera che l’uso di sostanze avviene in una fase della

vita dove si formano e si consolidano tutti i modelli cognitivi e comportamentali, le aree del giudizio e il

quadro valoriale delle persone, che influenzeranno tutta la loro vita. Se questi processi verranno vissuti

in uno stato di alterata percezione e di conseguenza interpretazione della realtà, dovuto all’uso di

sostanze, non potranno avere un corretto e fisiologico sviluppo comportando quindi una deviazione

rispetto al percorso che avrebbero avuto in assenza di uso.

�� La sensibilizzazione cerebrale da uso di sostanze

Un altro fondamentale concetto da non dimenticare per chi si occupa di prevenzione è che l’uso di

sostanze in giovanissima età (come per esempio la cannabis) sperimentandone precocemente gli effetti

psicoattivi e le sensazioni di benessere derivanti, è in grado di creare, oltre ad una serie di danni neuro –

cognitivi, una sensibilizzazione cerebrale che condiziona una maggior probabilità di essere attratti ed

utilizzare successivamente altre sostanze quali la cocaina e l’eroina e quindi di restarne dipendenti.

Pertanto, evitare la cosiddetta “sperimentazione” per le persone vulnerabili, risulta estremamente

indicato.

�� La vulnerabilità alle sostanze

Nel definire le strategie di prevenzione è necessario tenere in considerazione anche che non tutti gli i

bambini e gli adolescenti sono egualmente a rischio rispetto all’uso di sostanze e allo sviluppo di

dipendenza. Esistono fattori e condizioni in grado di differenziare tale rischio. Questo comporta un

differente grado di vulnerabilità in alcuni soggetti. Non va dimenticato, inoltre, che condizioni di

vulnerabilità all’uso di sostanze possono comparire anche negli adulti ed anziani in relazione ad eventi di

vita stressanti, negativi o problematici, in grado cioè di attivare condizioni psichiche che possono portare

la persona ad avere un rischio aumentato di uso di droghe o di abuso alcolico. I fattori possono essere di

vario tipo: individuali, quali il genotipo e il conseguente sviluppo di sistemi diversificati della gratificazione

e del controllo degli impulsi con espressioni comportamentali e quindi sociali più spesso problematiche.

Altri fattori importanti sono quelli famigliari e socio ambientali soprattutto relativi alla assenza di adeguate

cure, supporto e controllo parentale, alla presenza di violenze, abusi e condizioni di deprivazione

affettiva, ma anche eventi e condizioni di vita stressanti. Queste persone possono avere un rischio

aumentato sia di ricercare e sperimentare sostanze, sia una volta provate, di intraprendere percorsi

evolutivi verso la dipendenza. Va tuttavia ricordato e sottolineato che le condizioni di vulnerabilità non

rappresentano una traiettoria e un destino obbligato ed immodificabile verso la tossicodipendenza.

Queste persone possono essere messe in condizione di protezione ed evitare l’uso di droghe e lo

sviluppo delle dipendenza mediante una buona e sinergica azione della famiglia, della scuola e della

comunità. La vulnerabilità quindi non è “predestinazione” ma solo uno stato modificabile e prevenibile di

rischio aumentato di ricorrere all’uso di sostanze e di sviluppare tossicodipendenza.

Di seguito si riporta una tabella che individua i principi che è opportuno seguire per definire strategie e

interventi di prevenzione scientificamente orientati.

N Principio Indicazioni e Specifiche

1 Identificazione e

intervento precoce

Promuovere l’identificazione precoce dei fattori di vulnerabilità e dei

comportamenti a rischio al fine di attuare interventi altrettanto precoci in

ambito educativo in modo sinergico ed integrato in famiglia, nella scuola e nei

luoghi di lavoro, e, se necessario per la presenza di uso frequente o

dipendenza, in ambito terapeutico.

Gli interventi educativi sono di competenza della famiglia e della scuola che

devono trovare, quindi, una perfetta sinergia e comunione di intenti finalizzati

alla promozione ed al mantenimento di life skills e di comportamenti di salute.

Gli interventi di prevenzione precoce dovrebbero iniziare già nella fase

prenatale, scoraggiando l’uso di sostanze da parte delle future mamme in

quanto è stato dimostrato che l’assunzione di droghe durante la gravidanza

può indurre nel nascituro un rischio aumentato di usare droghe in età

adolescenziale e restarne dipendente. Inoltre, per essere veramente efficaci,

le azioni informative e di parenting skills sui genitori, e le azioni educative sui

bambini andrebbero iniziate precocemente e, per i bambini, in giovanissima

età, tra i 4 e i 6 anni, e quindi durante l’infanzia, concentrando l’intervento

sull’identificazione e la corretta gestione dei disturbi comportamentali e

dell’attenzione e successivamente sugli stili di vita e le abitudini di salute

assicurando soprattutto un alto grado di cure parentali.

2 Prevenzione globale

verso i

comportamenti a

rischio

Gli interventi di prevenzione dovranno essere orientati ad affrontare

contemporaneamente e globalmente il problema dell’uso delle varie sostanze

stupefacenti e psicotrope e dell’abuso alcolico (alcol, tabacco, droghe,

farmaci non prescritti, inalanti, ecc.). Gli interventi educativi/preventivi

dovrebbero affrontare quindi prevalentemente i comportamenti a rischio e

non le singole sostanze, in un contesto generale di educazione alla salute per

l’acquisizione e il mantenimento di stili di vita sani. La prevenzione universale

community based è e resta importante e non deve essere abbandonata ma

integrata con forme più specifiche ed incisive di prevenzione.

3 Prevenzione

selettiva e indicata

Oltre a quella universale, altri tipi di prevenzione che devono essere

considerate prioritari sono la prevenzione selettiva e la prevenzione indicata,

dirette in particolare ai giovani con alto rischio di uso di sostanze e di

dipendenza per la presenza di fattori di vulnerabilità. Le azioni di prevenzione

devono inoltre essere differenziate tenendo conto del genere, del

temperamento, dell’età (fase di sviluppo) e delle condizioni ambientali in cui

avvengono.

4 Prevenzione

permanente e

periodica per la

percezione del

rischio

Gli interventi di prevenzione devono essere permanenti, periodici e strutturati

in programmi specifici. L’informazione sui rischi e i danni delle droghe va

costantemente fornita e adeguata alle capacità di comprensione. Le azioni di

prevenzione devono inoltre essere finalizzate a far aumentare la percezione

del rischio, la self-efficacy, l’autostima e le resistance skills, in quanto tali

fattori si sono dimostrati essere fattori di protezione nella maggior parte dei

giovani. La percezione del rischio infatti è in grado di creare una valida

motivazione all’acquisizione ed al mantenimento di comportamenti di salute e

di non utilizzo di sostanze. Gli altri fattori, inoltre, contribuiscono a sviluppare

e mantenere comportamenti di salute. Va ricordato che le persone possono

avere reazioni diverse ai messaggi informativi di allerta, ma che la grande

maggioranza di esse modifica positivamente il proprio comportamento.

L’informazione precoce di allerta (warning information) sui potenziali rischi e

sui danni derivanti dall’uso delle sostanze stupefacenti, andrà fornita non solo

per i rischi per la salute ma anche per le condizioni legali e sociali delle

persone.

5 Comunicazione e

informazione

antidroga coerente

ed evidence based

Gli interventi educativi di prevenzione ed i vari messaggi informativi devono

essere coerenti nei contenuti e nelle finalità tra tutti gli ambienti nei quali

vengono portati avanti e tra tutti gli operatori coinvolti in tali attività. Per

questo è importante avere riferimenti scientifici e culturali univoci ed

accreditati ed evitare messaggi contraddittori relativamente all’opportunità di

non usare mai alcuna sostanza stupefacente né abusare di alcol.

L’informazione deve essere chiara ed esplicita senza lasciare dubbio sui

possibili rischi correlati all’uso delle droghe e dell’abuso alcolico.

6 Disapprovazione

sociale

L’informazione deve essere finalizzata anche a promuovere e mantenere la

disapprovazione sociale verso l’uso di qualsiasi sostanza stupefacente e

psicoattiva, in particolare la cannabis e l’abuso alcolico che presentano il

grado di percezione del rischio più basso nella popolazione giovanile e invece

sono molto spesso sostanze “gateway” in grado di incrementare il rischio di

intraprendere un percorso evolutivo verso l’uso di eroina o cocaina. La

presenza di un alto grado di disapprovazione sociale, si è dimostrato essere

un fattore scientificamente efficace nel far ridurre i casi di inizio d’uso e di

consumo di sostanze. Pertanto, al fine di migliorarne l’efficacia e l’impatto, le

azioni di prevenzione dovrebbero essere supportate da un’esplicita e chiara

disapprovazione sociale verso l’uso di tutte le droghe e l’abuso alcolico che

devono essere conseguentemente considerati e comunicati come “disvalori”.

7 Focus su famiglia,

scuola, luoghi di

lavoro, comunità

sociale e internet

Le attività di prevenzione dovrebbero essere principalmente focalizzate sulla

famiglia e sulla scuola ma dovrebbero assolutamente essere incluse le

attività di prevenzione sui luoghi di lavoro e la comunità sociale, e sulla rete

internet. La rete infatti è diventata, e lo diventerà sempre di più in futuro, un

punto di informazione che origina una comunità sociale virtuale (soprattutto

attraverso i social network, i blog, le chatroom, ecc.) e di relazione virtuale

molto importante e fortemente frequentata dai giovani. Molte persone inoltre

utilizzano la rete internet sia per scoprire e ricercare nuove sostanze, sia per

il loro acquisto e la vendita.

In particolare, la famiglia dovrebbe essere messa nelle condizioni di poter

avere idonee informazioni, competenze e skill parentali, per porre in essere

validi supporti educativi. Nello specifico la donna, fin dalle fasi della

gravidanza, dovrebbe sapere che è necessario evitare qualsiasi uso di

sostanze stupefacenti o abusi alcolici per non esporre il nascituro ad un

aumentato rischio di vulnerabilità a causa delle modificazioni cerebrali che tali

sostanze possono produrre sul feto, ed i genitori dovrebbero inoltre poter

disporre di appropriato counseling e punti specializzati per lo sviluppo di

idonee skill parentali e di diagnosi precoce (early detection). E’ fondamentale

tenere in considerazione che è necessario differenziare le strategie e gli

interventi in base alle diverse fasce di età e fasi evolutive dei bambini/adulti

oltre che in base ai diversi ambienti e i diversi livelli di vulnerabilità e di

caratteristiche neuro-cognitive e comportamentali.

8 Approccio

educativo ed

empowerment dei

comportamenti

responsabili

La prevenzione diretta ai giovani, ed in particolare ai giovanissimi, si è

dimostrata efficace soprattutto se utilizza un precoce approccio, oltre a quello

informativo di allerta sui rischi e sui danni, di tipo educativo, dove si privilegia

la promozione delle relazioni e dei rapporti umani, l’amorevole cura dei propri

figli accompagnata da un monitoraggio, da una supervisione costante e da

regole chiare fatte rispettare con autorevolezza, comprensione e supporto

nelle difficoltà e nelle incomprensioni. Questo approccio educativo prevede

anche il rispetto e l’accettazione dei ragazzi da parte dei genitori e soprattutto

la gratificazione delle loro conquiste di autonomia. Le evidenze scientifiche

hanno dimostrato che anche per le persone vulnerabili queste modalità

educative (portate avanti in maniera coerente sia in ambito famigliare, sia in

ambito scolastico) possono essere efficaci per ridurre il rischio di usare

sostanze stupefacenti e il conseguente sviluppo di dipendenza, aumentando

la possibilità di acquisire comportamenti e stili di vita sani e una buona

resilienza verso l’uso anche sperimentale di droghe e l’abuso alcolico.

Andranno incentivati programmi per lo sviluppo dell’empowerment nei giovani

e l’acquisizione di comportamenti responsabili e cioè di saper prendere

decisioni razionali sulla loro salute. Importante ed efficace è puntare sullo

sviluppo dell’autoefficacia, del controllo degli impulsi e della life skills. Tutto

questo al fine di valorizzare pienamente il potenziale dei giovani, di imparare

ad essere rispettosi verso se stessi e le altre persone, di raggiungere il

miglior livello sociale possibile, di poter contribuire con le proprie azioni ed il

proprio lavoro al benessere della propria famiglia e della comunità nel pieno

rispetto della legalità. Il comportamento responsabile nei giovani adolescenti

va pertanto sostenuto, incentivato e valorizzato.

9 Orientamento

scientifico e

valutazione costante

dei risultati

Le attività di prevenzione devono utilizzare metodologie basate sulle

evidenze scientifiche in grado di assicurare efficacia ma nel contempo anche

la sicurezza degli interventi. È utile ricordare che è necessario differenziare

gli interventi proprio perché le persone particolarmente vulnerabili, sono

diversamente sensibili agli stimoli preventivi rispetto alle persone che non

presentano particolari fattori di vulnerabilità. L’orientamento scientifico

prevede anche che gli interventi di prevenzione debbano essere

costantemente valutati con sistemi in grado di quantificarne gli esiti (outcome)

e l’impatto nonché i costi e i benefici realmente generati.

10 Approccio

bilanciato

Gli interventi di prevenzione, per essere maggiormente efficaci, devono

essere associati a interventi finalizzati alla riduzione della disponibilità di

droghe sul territorio attraverso il mantenimento del rispetto della legalità ed in

particolare mediante la repressione del traffico, dello spaccio, della

coltivazione e della produzione non autorizzata. Oltre a queste azioni dirette

alla riduzione dell’offerta, è opportuno anche mantenere fattori e condizioni

deterrenti l’uso di droghe mediante regolamentazioni e normative nel rispetto

dei diritti umani. Tutto questo all’interno di un approccio bilanciato che deve

trovare sempre il giusto equilibrio tra le azioni di riduzione della domanda e le

azioni di riduzione dell’offerta.

È auspicabile che molte organizzazioni possano condividere questi principi e riescano nel prossimo futuro a

creare sempre più efficaci strategie ed interventi di prevenzione in maniera coordinata e fattiva.

Il presente documento rappresenta una proposta per creare una base di sentire ed agire comune che vuole

contribuire ad aumentare la sensibilizzazione verso la necessità di incrementare gli interventi coordinati di

prevenzione dell’uso di sostanze soprattutto nei giovani ed in particolare degli studenti.

Il futuro dipende da ciò che riusciremo a costruire per i nostri giovani e da quanto riusciremo a promuovere e

proteggere la loro salute fisica, mentale e l’integrità sociale al fine di poter far esprimere al meglio il loro

potenziale creativo, intellettuale, culturale, professionale e spirituale.

Riteniamo che poter disporre di opzioni e misure di prevenzione dall’offerta di droghe sia un diritto umano da

assicurare alle giovani generazioni. In particolare, essere protetti dall’offerta di droghe è un diritto dei

bambini. Non possiamo accettare una società dove l’uso di droghe sia considerato uno stile di vita. La libertà

di utilizzare droghe non può essere considerato un diritto umano.

Le politiche per la prevenzione dell’uso di droghe devono essere considerate una priorità per le politiche

sanitarie, sociali ed economiche.

Si ritiene inoltre che tutte le soluzioni legislative che possano comportare un aumento della disponibilità e

quindi dell’accesso per la popolazione soprattutto vulnerabile all’uso di sostanze stupefacenti attualmente

illegali (per finalità anche di uso ricreativo o autoprescritto di sostanze stupefacenti, in primis la cannabis),

siano misure in grado di far aumentare nel tempo i consumi di droghe, di far diminuire la disapprovazione

sociale verso il loro uso, di far diminuire la percezione del rischio aumentando il rischio di precoce

sensibilizzazione cerebrale verso le droghe e quindi di evoluzione verso l’addiction, soprattutto per le

persone giovani e vulnerabili.

Pertanto, queste misure non sono da considerare scientificamente supportate, valide, accettabili e quindi da

utilizzare nelle moderne strategie di prevenzione, che potrebbero essere fortemente compromesse

dall’inserimento di politiche orientate in questo senso.

Noi crediamo che la società del domani debba essere una società libera dalle droghe, dall’abuso alcolico e

dal tabacco, e che questo sia possibile e passi attraverso l’impegno e il lavoro costante di noi tutti.

Pertanto ed in conclusione, anche in merito alle attività di prevenzione dell’uso di droghe e dell’abuso

alcolico in ambiente scolastico, andranno valorizzati i Centri di Informazione e Consulenza (C.I.C.) operanti

nelle scuole ai sensi dell’art. 106 del DPR 309/90 e s.m.i.. Essi dovranno prioritariamente essere orientati

alla prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope e quindi agli interventi di prevenzione

selettiva e di “early detection”, cioè di individuazione precoce delle situazioni di rischio/vulnerabilità e dell’uso

anche occasionale di droghe e/o abuso alcolico, avendo cura di coinvolgere in primis, soprattutto per le

persone minorenni, oltre che supportare attivamente la famiglia, anche mediante gli operatori dei

Dipartimenti delle Dipendenze.

Come indicato sia dalle Nazioni Unite che dall’Unione Europea è indispensabile concentrare le risorse a

disposizione su queste strategie e modalità di azione che si sono rivelate le uniche scientificamente efficaci

nel prevenire il problema dell’evoluzione negativa del comportamento verso forme d’abuso. Tali premesse

scienti che formano parte integrante e sostanziale del presente Protocollo d’Intesa.

 

Art. 2 (Oggetto)

Per il raggiungimento degli obiettivi il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – MIUR e il

Dipartimento Politiche Antidroga – DPA della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si impegnano a

promuovere e realizzare attività finalizzate a prevenire il consumo, anche occasionale, di sostanze

stupefacenti, l’abuso di alcool ed il gioco d’azzardo patologico tra gli studenti, sulla base delle indicazioni

contenute nel Piano di Azione Nazionale Antidroga (PAN).

 

Art. 3

(Obblighi del MIUR)

Il MIUR si impegna a:

�� dare comunicazione dei contenuti del presente protocollo agli Uffici Scolastici Regionali e per il loro

tramite, alle Istituzioni scolastiche, alle Consulte Provinciali degli studenti, al Forum nazionale delle

Associazioni studentesche, al Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola;

�� pubblicizzare attivamente presso gli Istituti scolastici, l’accesso ai siti internet realizzati dal DPA, con

particolare riferimento a quelli finalizzati alla prevenzione dell’uso di stupefacenti, rivolti a docenti,

genitori e studenti;

�� promuovere indagini statistiche epidemiologiche (SPS – Student Population Survey) messe a

disposizione, anche via web, di tutte le scuole partecipanti;

�� supportare interventi di prevenzione selettiva e di diagnosi precoce (early detection) delle situazioni di

rischio/vulnerabilità e/o uso occasionale di sostanze stupefacenti che i Dipartimenti delle Dipendenze

attiveranno attraverso i Centri di Informazione e Consulenza (C.I.C.) operanti nelle scuole ai sensi

dell’art. 106 del DPR 309/90 e s.m.i.;

�� favorire la diffusione nel mondo della scuola dei progetti educativi elaborati in collaborazione con il DPA,

sostenendone gli oneri organizzativi.

 

Art. 4

(Obblighi del DPA)

Il DPA si impegna a:

�� mettere a disposizione delle scuole, mediante i propri Centri Collaborativi, le attività di prevenzione in

videoconferenza con esperti nel campo delle dipendenze e delle neuroscienze, utilizzabili come

materiale didattico riguardo il tema dell’uso di droghe e dell’abuso alcolico;

�� trasmettere gratuitamente via web a tutte le scuole e ai suoi referenti le newsletter periodiche del DPA

“Droga News” e “Dronet EDU” focalizzate sugli aspetti preventivi ed educativi di divulgazione scientifica

sul tema delle dipendenze e dei danni provocati dalle droghe;

�� mettere a disposizione appositi kit informativi e didattici di prevenzione per un aggiornamento continuo

dei docenti sul tema dell’uso e dell’abuso di sostanze, al fine di supportare la realizzazione di interventi

nelle scuole;

�� offrire ai referenti regionali e provinciali l’iscrizione gratuita all’Italian Scientific Community on Addiction

del DPA, al fine di attivare percorsi specializzati di formazione e di informazione scientifica sul tema

delle dipendenze da sostanze;

�� promuovere collaborazioni con le principali organizzazioni internazionali ed europee, attive nell’ambito

della prevenzione antidroga, già collaboranti con il DPA.

 

Art. 5

(Obblighi comuni)

Al fine di aumentare e migliorare le potenzialità di intervento e rendere efficace la collaborazione tra il

Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca e il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza

del Consiglio dei Ministri le Parti firmatarie si impegnano a:

�� mettere a disposizione del MIUR e di tutte le scuole italiane primarie e secondarie tutti i materiali

educativi ed informativi antidroga realizzati ed accreditati dal DPA;

�� organizzare manifestazioni ispirate al tema della legalità con lo slogan istituzionale “Liberi da tutte le

droghe, liberi da tutte le mafie. Chi compra droga finanzia le mafie, le loro violenze e il terrorismo”, in

occasione della giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga del 26 giugno o di altre

iniziative promosse a livello nazionale dal DPA;

�� sviluppare e finanziare percorsi informativi e formativi per i referenti regionali e provinciali sia tramite

attività a distanza “e-learning” che tramite workshop specifici;

�� valorizzare i Centri di Informazione e Consulenza (C.I.C.), operanti nelle scuole, ai sensi dell’art.106 del

DPR 309/90 e s.m.i. orientati alla prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope;

�� sviluppare progetti comuni in cofinanziamento sulla prevenzione della diffusione delle droghe via

internet;

 

Art. 6

(Comitato Attuativo)

Al fine di rendere concreta ed efficace la collaborazione, le attività verranno coordinate tramite un apposito

gruppo di lavoro comune, coordinato dal Capo Dipartimento Politiche Antidroga d’intesa con il Direttore

Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione e composto da tre referenti

indicati dal MIUR e tre referenti indicati dal DPA. Il Comitato attuativo potrà avvalersi di esperti a titolo non

oneroso. Sarà compito del gruppo di lavoro, la predisposizione di un piano di iniziative concrete, indicandone

anche gli oneri, da sottoporre all'approvazione delle parti che sottoscrivono la presente intesa procedendo,

inoltre, alla redazione di una relazione annuale circa le attività svolte nel corso dell’anno.

 

Art. 7

(Gestione e coordinamento)

Il DPA, di concerto con la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la

Comunicazione cura la costituzione del predetto Comitato e coordina la realizzazione delle attività

approvate, nonché gli aspetti gestionali e organizzativi, il monitoraggio e le iniziative previste dal presente

Protocollo.

 

Art. 8

(Durata)

Il presente Protocollo avrà durata triennale, a decorrere dalla data di stipula, con rivalutazione annuale delle

strategie e degli obiettivi sulla base dei risultati raggiunti e della sostenibilità finanziaria.

Le Parti firmatarie del presente Protocollo, nei rispettivi organi centrali e periferici, concorreranno

all’attuazione dello stesso, nell’ambito dei propri ordinamenti ed assetti organizzativi. Le parti si riservano la

facoltà di modificarlo o integrarlo in ogni momento.

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Ecstasy

Origine e caratteristiche d'uso

Dott. Francesco Somajni's insight:

Origine

 

 

La formula chimica dell’ecstasy è 3,4-metilendiossimetilamfetamina (MDMA), che appartiene alla classe dei derivati sintetici dell’amfetamina. Si tratta di una polvere bianca, fine, che contiene solo il 6-10% di principio attivo (il resto è costituito caffeina, o efedrina, ed eccipienti quali glucosio, latte in polvere, farina comune, lassativi, talco). Brevettata nel 1912 dalla Merck, suscitò interesse come pillola dimagrante prima e come eccitante per usi militari in seguito.

 

Vie di somministrazione

Viene commercializzata sotto forma di pasticche variamente colorate e sagomate, e assunta più frequentemente per via orale. In casi rari viene sniffata, fumata, o iniettata per via venosa. Se assunte per endovena le amfetamine hanno effetto immediato. Se ingerite o inalate producono un effetto dopo circa 10-40 minuti. L'effetto di una singola dose di amfetamine dura solitamente da 3 a 6 ore.

 

Meccanismo d’azione

Aumenta il rilascio di adrenalina e del neurotrasmettitore serotonina (5-HT), deputati, tra l’altro, al controllo del sonno, del tono dell’umore, del comportamento sessuale e della fame.

 

Effetti fisicidisturbi visivi;vertigini;irritabilità e irrequietezza;irrigidimento dei muscoli mascellari e digrignamento dei denti;insonnia (poi estrema stanchezza);inappetenza, (poi fame, a causa del prolungato digiuno);irregolarità o blocco del ciclo mestruale.

 

Effetti psicologici

Le amfetamine stimolano il cervello, aumentandone l'attività. Il soggetto avverte un temporaneo:

aumento dell'autostima, si sente carico e pieno di energia;cresce la voglia di comunicare con gli altri (empatia);aumenta l’attività psicomotoria (per esempio diventa difficile stare fermi o seduti, rilassarsi o dormire);dosi elevate e ripetute possono provocare delirio, attacchi di panico, allucinazioni e paranoia.

 

Tossicità acutaL’intensità e la durata degli effetti sono dosedipendenti. L’ecstasy aumenta l’attività motoria, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa sia diastolica sia sistolica, la gittata cardiaca  e la temperatura corporea. Spesso viene consumata in contesti dove si beve poca acqua, in situazioni affollate e di ballo sfrenato, aumentando le probabilità del colpo di calore (ipertermia maligna): un aumento rapidissimo della temperatura corporea con un contemporaneo aumento della pressione sanguigna. Il colpo di calore può essere fatale per i danni al sistema cardiovascolare. Si possono verificare episodi di dispnea, rabdomiolisi (morte di alcune cellule del tessuto muscolare) e coagulazione intravascolare con esiti letali. Gli effetti sull’apparato cardiorespiratorio possono slatentizzare patologie subcliniche preesistenti (per esempio cardiopatie fino ad allora silenti). 

 

Tossicità a lungo termine

Non vi sono dati certi sull’uomo indicativi di lesioni irreversibili sui diversi distretti dell’organismo. Alcuni studi sugli animali hanno dimostrato gravi lesioni neuronali (morte cellulare). Se non è possibile avere un riscontro certo e diretto di lesione nell’uomo, sono invece evidenti i segni indiretti di sintomi cronici, soprattutto psicologici (ossessività, ansia, ostilità, ideazioni paranoiche, altri tipi di ideazione delirante, disturbi del sonno e dell'appetito), ma anche fisici (danni ai vasi sanguigni, infarto, specialmente nei soggetti con ipertensione, o con problemi cardiaci).

L’ecstasy provoca dipendenza psicologica: i soggetti diventano dipendenti per evitare la depressione che insorge quando l'effetto della droga si esaurisce. Di conseguenza tendono ad assumere dosi sempre maggiori, sempre più spesso, e/o ad assumere altri tipi di droghe più potenti (per esempio la cocaina).

 

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